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Ultima Generazione: sospeso dal TAR il decreto di espulsione dall’Italia per Callune
La ragazza francese, che vive e lavora in Italia, era stata raggiunta da un provvedimento di espulsione per aver partecipato a delle proteste nonviolente. Una prima, parziale e non definitiva vittoria riguardo la vicenda giudiziaria che vede suo malgrado protagonista Callune, una ragazza francese di 24 anni che vive e lavora in Italia, a cui è stato notificato ad agosto di quest’anno un decreto di espulsione per aver partecipato a delle proteste nonviolente nel 2022. Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso degli avvocati Paola Bevere, Antonello Ciervo e Chiara Salvini e ha sospeso l’applicazione del provvedimento. La vicenda ha portato anche a un’interrogazione parlamentare da parte della deputata Elisabetta Piccolotti di AVS. Calunne aveva partecipato nel febbraio del 2022 alle azioni dirette nonviolente di Ultima Generazione al MiTE (Ministero della Transizione Ecologica, oggi Ministero dell’Ambiente), azioni che permisero alle attiviste e agli attivisti di avere un incontro (chiesto da settimane e costantemente ignorato) con l’allora ministro Roberto Cingolani. A seguito dell’azione il Prefetto di Roma emanò nei confronti di Callune un decreto di espulsione dall’Italia con il divieto di rientrare nel Paese per cinque anni. La motivazione è che la ragazza è “una minaccia per la sicurezza pubblica”. Una tale minaccia che ci hanno messo quattro anni per notificarle il 19 agosto di quest’anno il provvedimento emanato dalla Prefettura nel 2022, lasciandole 30 giorni per abbandonare il Paese in cui si è costruita una vita. Proprio la mancanza di tempestività nell’esecuzione del provvedimento è stata alla base della sospensione dello stesso ordinata dai giudici del TAR: la “minaccia” dell’ordine pubblico deve essere attuale, non riferita al passato. La vicenda non è conclusa, il provvedimento è solo sospeso e il 16 marzo 2027 ci sarà l’udienza per la “definizione del merito”, cioè per capire se Callune verrà espulsa o potrà continuare a vivere in Italia. Uno scudo legale per chi si espone Ultima Generazione continuerà a lottare per un mondo migliore, ma può farlo davvero solo se è in grado di difendere chi si espone più di tutti e tutte. Per sostenere le spese legali del ricorso di Callune e delle persone che verranno, Ultima Generazione lancia una raccolta fondi per il proprio scudo legale: [LINK DONAZIONE]. Processi in corso * 26 ottobre, Tribunale di Roma, ore 12.15, terza udienza predibattimentale per blocco Colombo-Mura aureliane del 22 ottobre 2022 * 26, ottobre Tribunale di Roma, ore 12.00, udienza predibattimentale per blocco GRA Km 63+200 del 29 giugno 2022 * 28 ottobre, Tribunale di Roma, ore 11.00, udienza predibattimentale per blocco GRA del 19 ottobre 2022 I nostri canali: Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22.   Ultima Generazione
October 22, 2026
Pressenza
Esaurita la funzione giudiziaria, il sequestro Moro va consegnato alla storia
«La ricerca della verità, alimentata dal dubbio è ragione di vita» è stato scritto recentemente su un quotidiano dopo la notizia che il gip romano Patrone ha concesso sei mesi di proroga per una inchiesta sul sequestro Moro, scaturita da una serie di esposti presentati dai legali dei familiari di […] L'articolo Esaurita la funzione giudiziaria, il sequestro Moro va consegnato alla storia su Contropiano.
August 19, 2026
Contropiano
Italicus, 52 anni dopo: un’altra strage che resta senza colpevoli
Nella notte tra il 3 e il 4 agosto l’espresso Italicus, diretto da Roma a Monaco di Baviera, risale l’Appennino tosco-emiliano. Poco prima di Bologna, all’uscita della grande galleria di San Benedetto Val di Sambro, la carrozza numero 5 si trasforma in un inferno. Una bomba squarcia il treno. Dodici […] L'articolo Italicus, 52 anni dopo: un’altra strage che resta senza colpevoli su Contropiano.
August 4, 2026
Contropiano
Carlo Ginzburg e la differenza tra il giudice e lo storico
E’ morto Carlo Ginzburg, storico di fama mondiale. Ritenuto uno dei maggiori esponenti della microstoria, scuola storiografica emersa nei primi anni 60 dalla fertile corrente della storia sociale. Ginzburg, le cui opere sono state tradotte in decine di lingue, si impose all’attenzione per i suoi lavori sulla stregoneria e i […] L'articolo Carlo Ginzburg e la differenza tra il giudice e lo storico su Contropiano.
June 21, 2026
Contropiano
Non c’è pace per Riace
La Corte d’appello di Reggio Calabria ha confermato il 27 aprile scorso la sentenza di decadenza di Domenico Lucano dalla carica di sindaco di Riace, respingendo il suo ricorso. Adesso la parola passa alla Cassazione. La notizia però è passata quasi inosservata, sebbene non sia frequente che un sindaco sia fatto decadere; in questo caso, per di più, si tratta di un sindaco dalle vicende particolarmente travagliate.   Proviamo a ricapitolare i fatti. Domenico Lucano era stato eletto sindaco a Riace tre volte per tre mandati consecutivi, a partire dal 2004. A fine 2018, veniva fatto decadere in ragione del suo arresto, della chiusura dei progetti di accoglienza da parte del Viminale e del processo penale che si sarebbe aperto da lì a poco. Anzi, non fu solo dichiarato decaduto, gli fu addirittura impedito di vivere a Riace, messo al confino per ben 11 mesi.   Sappiamo cosa ne è stato di quel processo. Anni di indagine giudiziaria e poi di dibattimento presso il Tribunale di Locri, per arrivare ad una condanna di primo grado che stabiliva che a Riace aveva operato un’associazione a delinquere dedita a peculati e truffe, che aveva coperto i suoi affari privati dietro il pretesto dell’accoglienza dei migranti. Due anni dopo, la Corte d’appello di Reggio Calabria ribaltava quella sentenza scandalosa: a Riace si era portato avanti un esempio generoso di “economia della speranza”, tutti gli imputati venivano assolti dalle accuse infamanti, anche se a Lucano restava un reato di falso in atto pubblico per un’unica determina (su 60 del capo d’imputazione) del 2017, condannandolo a 18 mesi con sospensione della pena. Finalmente, nel febbraio 2025, la Cassazione ha messo la parola fine a questo processo assurdo, confermando la sentenza d’appello e dunque le clamorose assoluzioni, ma anche quell’unico reato di falso attribuito a Lucano.   Non dico che ci potessimo aspettare le scuse di giudici e giornalisti protagonisti di quella persecuzione giudiziaria e mediatica. Almeno però un po’ di pudore, nel riconoscere l’assoluzione piena di tutti gli imputati dai gravissimi reati ipotizzati dalla procura di Locri e confermati dal collegio presieduto dal giudice Accurso. Perché quell’economia della speranza di cui parlano i giudici d’appello rappresenta la più sonora smentita dell’avidità predatoria attribuita a Lucano in primo grado, dell’associazione a delinquere dedita a peculati e truffe che si sarebbe insediata a Riace dietro la copertura dell’accoglienza ai migranti, cui sarebbero state lasciate solo le briciole del banchetto criminale. Una smentita che restituisce il senso morale e ideale dell’esperienza di Riace e di Lucano, che i giudici di primo grado avevano negato, concludendo che non c’era “alcuna traccia dei motivi di particolare valore morale o sociale per i quali egli avrebbe agito, essendo invece emerso […] che la finalità per cui operò per oltre un triennio non ebbe nulla a che vedere con la salvaguardia degli interessi dei migranti, della cui presenza egli tuttavia ebbe a servirsi astutamente, a mo’ di copertura delle sue azioni predatorie.”   Ecco, dopo tutto questo, dicevo, ci si poteva attendere almeno un po’ di pudore, E invece no. Nessuno ha chiesto scusa e la campagna mediatica di denigrazione non si è fermata per questo; anzi, molte testate hanno usato la condanna per un caso marginale di falso in atto pubblico, che nulla aveva a che vedere con i servizi per i migranti, per gridare alla condanna e tacere dell’assoluzione da associazione a delinquere, peculati, truffe ecc. Ma ovviamente la campagna mediatica non va mai sola. Una nuova campagna di delegittimazione politica è partita subito dopo la sentenza di Cassazione, questa volta su impulso del Viminale, attraverso le prefetture. Si è infatti subito voluto invocare la legge Severino per far decadere Lucano dalla carica di sindaco di Riace, cui era stato democraticamente rieletto nel 2024.   Diciamo pure che non era affatto scontato che, dopo la chiusura del sistema di accoglienza che aveva dato lavoro a tante persone, dopo anni di calvario giudiziario e di campagna di fango mediatica, Lucano fosse eletto di nuovo sindaco per un quarto mandato. Eppure è successo, e questo è stato per lui la vera rivincita. Lo aveva sempre detto, anche nei momenti più neri in cui veniva condannato a più di 13 anni e interdetto dai pubblici uffici: la cosa che gli era più insopportabile, più ancora del carcere, era la demolizione della sua figura morale, il rovesciamento di tutto quello che aveva fatto per solidarietà e umanità in reati penali a fini di arricchimento personale, addirittura la negazione del suo impegno costante contro la ‘ndrangheta. La sua rielezione cancella d’un sol tratto la ferita di esser stato rimosso dal suo incarico a fine 2018, di esser stato perfino bandito dal suo paese, l’umiliazione della persecuzione giudiziaria e della feroce campagna mediatica. Essere stato di nuovo eletto sindaco della sua Riace, ha detto, lo ripaga di tutto.   Adesso invece rischia di essere allontanato di nuovo a forza dalla giustizia civile per indegnità. Su impulso del Viminale, infatti, la prefettura di Reggio Calabria chiedeva al Consiglio Comunale di Riace di dichiarare decaduto il sindaco in base alla legge Severino. Il Consiglio Comunale ha respinto la richiesta e confermato la sua fiducia al sindaco. La prefettura si è allora rivolta al Tribunale di Locri per ottenere sentenza di decadimento, emessa in effetti nel luglio 2025. Lucano ha ricorso in appello e la Corte d’appello di Reggio Calabria il 27 aprile scorso lo ha respinto confermando la decadenza. Ora non resta che attendere l’esito del ricorso di Lucano in Cassazione.   Senza entrare troppo nei dettagli tecnici che non mi competono, resta il fatto evidente a tutti che il reato di falso non risulta nell’elenco di reati che la legge Severino indica per la decadenza da sindaco. Perché la legge è diretta contro i reati di corruzione e concussione e si applica a reati commessi “con abuso di potere” o “in violazione dei doveri inerenti al proprio ufficio”. Sì, proprio così: questo governo che ha abolito il reato di abuso d’ufficio, il cui ministro della giustizia ha addirittura riaffermato di recente che non lo ristabilirà nemmeno di fronte alle richieste dell’Unione Europea, decide di perseguire Lucano per abuso di potere.   Peccato però che Lucano sia stato condannato a 18 mesi (pena sospesa) per falso in atto pubblico e non per abuso di potere. Tanto è vero che, dicono gli avvocati, non ha avuto la sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, che il giudice non può non comminare nel caso di reati per abuso d’ufficio. Sembra sensato: se si riconosce che un pubblico funzionario abusa del suo potere, lo si allontana dalla sua funzione pubblica. Nel caso di Lucano invece l’interdizione non solo non è stata applicata, ma la Corte d’appello l’ha addirittura cancellata, visto che era prevista nella sentenza di primo grado. Per gli avvocati, non è stata applicata proprio perché il reato ascritto a Lucano non è un abuso di potere, ma un falso in atto pubblico. E qui c’è un’altra anomalia: a quest’obiezione, si risponde in due modi diversi. Il Tribunale di Locri sostiene che l’interdizione dai pubblici uffici non c’è per una sua “dimenticanza”. La Corte d’appello invece invoca una presunta discrezionalità di cui sarebbe dotato il giudice elettorale nell’effettuare i suoi accertamenti, in quanto la sua ottica è diversa da quella del giudice penale. Si arriverebbe insomma a una sentenza che potrebbe addirittura modificare la qualifica del reato stabilita dal giudice penale, che è invece l’unico legittimato a farlo. Cosicché si arriva a questo paradosso: un cittadino italiano di nome Domenico Lucano per i suoi giudici non ha commesso reati con abuso di potere e però decade da sindaco per aver commesso un reato con abuso di potere. Caso davvero più unico che raro. Insomma, Riace non è stato solo il luogo di un innovativo sistema di accoglienza dei migranti, ispirato all’umanità e alla solidarietà; non è stato nemmeno soltanto la vittima di un clamoroso errore giudiziario gravido di conseguenze per tutta una comunità, sconvolta dalla distruzione di quello che si era riusciti a mettere in piedi, che ha vissuto per anni col fiato sospeso e finalmente vedeva ristabilita la verità di quanto vi era stato fatto. No, Riace è e continua a essere al di là della sua reintegrata verità, una pietra dello scandalo che non può ricominciare a respirare. Abbiamo analizzato quel processo penale portato avanti per sei anni contro Riace come un esempio di processo politico contro l’azione sociale e i suoi protagonisti, sulla scia dei processi politici contro Danilo Dolci negli anni ’50 e don Milani negli anni ’60[1]. Ma qui siamo di fronte ad un fatto nuovo: un accanimento che pretende prolungarsi oltre il processo, quasi indifferente ai suoi esiti. Come anticipavamo, “gli uffici giudiziari dell’accusa e le iniziative del Ministero dell’Interno, forzando la legge, tentano di incidere anche oltre l’azione penale, in modo da impedire una ritrovata normalità a Riace, dopo anni di ingiusto processo” (p.20). È un ulteriore passaggio, addirittura grottesco, di un caso esemplare di persecuzione politica. [1] La Giustizia e il caso Riace. Ricostruzione di un processo politico, a cura di Giovanna Procacci, Domenico Rizzuti e Fulvio Vassallo Paleologo. Editore Castelvecchi, 2026 Giovanna Procacci
May 7, 2026
Pressenza
Pesanti condanne per la lotta contro il 41-bis
Giovedì sono arrivate le condanne in primo grado del processo che vedeva imputate 18 tra compagni e compagne per il corteo che aveva attraversato Torino il 3 marzo 2023 in solidarietà ad Alfredo Cospito e contro il 41-bis e le prigioni di guerra. Il corteo del 3 marzo, organizzato dopo oltre 50 giorni dall’inizio dello sciopero della fame del prigioniero anarchico, aveva portato in strada la rabbia di migliaia di persone in una città completamente militarizzata. Inizialmente l’imputazione per compagni e compagne era di concorso in devastazione e saccheggio: l’ipotesi di reato più grave è caduta, ma sono state comunque comminate pesanti condanne che vanno da 5 anni e 8 mesi a oltre 2 anni. Ne abbiamo parlato con Mitzi, imputata “Operazione City”.
April 19, 2026
Radio Blackout - Info
“L’USO DEI REATI ASSOCIATIVI CONTRO I MOVIMENTI SOCIALI”: A TORINO IL CONVEGNO DELLA RETE DI RESISTENZA LEGALE
La Rete di resistenza legale è un coordinamento nazionale di avvocate e avvocati che, in seguito al primo “decreto sicurezza” del governo Meloni, hanno avviato un confronto su “come opporsi all’attuale torsione autoritaria in ambito giudiziario, soprattutto in riferimento ai processi legati alla conflittualità e alla protesta sociale“. In particolare, l’esigenza di un piano di ragionamento e discussione collettiva tra penalisti che difendono militanti, attiviste e attivisti, nella aule dei tribunali italiani è nata dalla “consapevolezza della fase regressiva che stanno subendo i diritti fondamentali, in particolare il diritto al dissenso“. Una prima occasione di confronto nazionale organizzata dalla Rete di resistenza legale è il convegno “Vecchi e nuovi dispositivi della repressione penale: l’uso dei reati associativi contro i movimenti sociali”, che si svolgerà sabato 14 marzo 2026 nella sede dell’associazione Volere la luna, in via Trivero 16 a Torino. Il dibattito si svilupperà – attraverso gli interventi di avvocati/e di movimento e militanti imputati nei processi – a partire da alcuni casi in cui i teoremi contro le lotte sociali sono stati costruiti intorno all’accusa di associazione a delinquere come, per citarne alcuni, il processo Sovrano contro il centro sociale Askatasuna, le inchieste contro i movimenti per il diritto all’abitare di Roma, Venezia e del Giambellino a Milano, e quelle contro il movimento dei disoccupati di Napoli. Su Radio Onda d’Urto abbiamo presentato l’iniziativa insieme all’avvocato Giuseppe Romano, del foro di Venezia, esponente della Rete di resistenza legale e tra i relatori del convegno.  Ascolta o scarica. Di seguito il programma del convegno:
March 11, 2026
Radio Onda d`Urto
Ultima Generazione: Roma, assoluzione per il blocco stradale sull’Aurelia del 7 dicembre 2021
È stata una delle prima azioni del movimento. Tra assoluzioni, non luogo a procedere e tenuità del fatto siamo alla 63° sentenza favorevole. “Il fatto non sussiste”: questa la sentenza pronunciata ieri dal Tribunale riguardo all’accusa di interruzione di pubblico servizio per il blocco stradale del 7 dicembre 2021 sulla via Aurelia. Una sentenza, la 63° che tra assoluzioni piene, non luogo a procedere e tenuità del fatto, dimostra ancora una volta che la protesta non è un crimine. Si è trattata di una delle prime azioni del movimento; un’azione, come le altre che seguiranno, compiuta tra lo stupore – e lo sconcerto – dei più, ma necessaria. Sono passati più di quattro anni; al collasso climatico, si è aggiunto il collasso del già fragile ordine internazionale. Le persone comuni devono scegliere, noi dobbiamo scegliere: o subire le scelte di una classe dirigente sempre più incapace e criminale o organizzarci per far sentire la nostra voce e riprendere le nostre vite. Le persone imputate oggi in tribunale, difese dalle avvocate Francesca De Prosperis, Paola Bevere e dall’avvocato Cesare Antetomaso, così come le persone che decisero di seguirle e che si sono sedute sul GRA e su tante altre strade in Italia, questa decisione l’hanno già presa. “Oggi siamo stati assolti dall’accusa di interruzione di pubblico servizio dopo il blocco stradale di via Aurelia del 7/12/21. All’udienza hanno testimoniato un giornalista che era presente quel giorno (portato in commissariato insieme a noi) e un esperto di clima (Vittorio Marletto, fisico, già responsabile Osservatorio clima Arpae Emilia-Romagna, ideatore e coordinatore dell’ Atlante climatico regionale n.d.r.), che ha spiegato al giudice quanto fosse grave e drammatica già al tempo la situazione a livello climatico. Inoltre Peter (una delle persone imputate) ha dichiarato che durante il blocco abbiamo fatto passare le ambulanze. Oggi questa sentenza dimostra come fare azioni di protesta pensate strategicamente per essere eclatanti e attirare l’attenzione pubblica sia possibile senza ripercussioni a livello legale. È quanto mai necessario ampliare il nostro immaginario di azione, per poter incidere sull’agenda mediatica e sull’opinione pubblica. Possiamo fare molto di più di così e dobbiamo! La crisi climatica avanza e con lei il nostro futuro si sgretola, le speranze per una vita in un ambiente sano e in equilibrio si fanno sempre più vane. Dobbiamo pretendere giustizia, finché i nostri soldi non smetteranno di finanziare l’industria dell’energia fossile e delle armi, finché non vedremo un’equa distribuzione delle risorse e la messa in sicurezza dei territori” ha dichiarato Davide 26 anni, una delle persone imputate. Processi in corso * Roma 5 marzo, udienza predibattimentale per blocco di Ponte Milvio del 18 aprile 2023 * Roma 5 marzo, udienza predibattimentale per blocco del MEF del 4 febbraio 2022 * Roma 5 marzo, ore 11.30 udienza predibattimentale per assemblea popolare in piazza Vittorio Emanuele II 11 maggio 2024 I nostri canali Aggiornamenti in tempo reale saranno disponibili sui nostri social e nel sito web: * Sito web:https://ultima-generazione.com * Facebook@ultimagenerazione.A22 * Instagram@ultima.generazione * Twitter@UltimaGenerazi1 * Telegram@ultimagenerazione Ultima Generazione è una coalizione di cittadini ed è membro del network A22. Ultima Generazione
March 5, 2026
Pressenza
ONDA ANOMALA: ULTIMA GENERAZIONE A PROCESSO. COSA CAMBIA CON IL NUOVO PACCHETTO SICUREZZA. INTERVISTA ALL’AVVOCATA PAOLA BEVERE
“Onda Anomala”- Notizie eventi movimenti dal clima che cambia, la trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto all’interno della casetta degli attrezzi del martedi pomeriggio alle 18.45 in replica il mercoledi in apertura di trasmissioni alle 6.30. Oggi torniamo a parlare del movimento sociale e ambientalista ULTIMA GENERAZIONE e in particolare dei processi (e delle assoluzioni ) che vedono coinvolti attivisti e attiviste. Il 25 febbraio scorso sei persone sono state assolte per una delle prime azioni avvenuta nel dicembre 2021. “Il Tribunale di Roma ha emesso sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste in merito al blocco stradale del 18 dicembre 2021 sulla A91 Magliana. Si è trattata di una delle prime azioni di quella che poi sarà Ultima Generazione. Con questa siamo alla 62° sentenza che riconosce che la protesta non violenta non è un crimine; questo almeno prima che arrivassero i decreti sicurezza di questo governo. Diversi processi sono ancora in corso. A prescindere da come andranno, a prescindere dalle mosse del governo per reprimere il dissenso, sappiamo di aver fatto la scelta giusta” ha scritto UG in un comunicato. Con l’avvocata Paola Bevere che segue da tempo tutte le cause di Ultima Generazione abbiamo fatto il punto della situazione e qualche riflessione su quello che potrà accadere nelle lotte di disobbedienza civile anche alla luce dei nuovi decreti sicurezza varati dal Governo.Ascolta o scarica In questa puntata di Onda Anomala ci siamo occupati anche della lotta del Comitato Mu.Basta del Parco del Pilastro a Bologna dove i residenti si oppongono alla distruzione dell’area verde per fare spazio – nei piani del Comune – alla costruzione del MuBa, il Museo dei bambini. Qui puoi ascoltare l’intera puntata Ascolta o scarica 
March 4, 2026
Radio Onda d`Urto