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A Eirenefest Roma si è presentato ‘i sogni’ con Pia Figueroa
Nell’ambito di Eirenefest Roma si è presentato il libro I sogni, una porta verso altri mondi, recentemente pubblicato da Multimage, con l’autrice Pia Figueroa e Fulvio de Vita di cui riproduciamo la presentazione. --------------------------------------------------------------------------------   Buonasera a tutti e benvenuti alla presentazione di questo libro I SOGNI, una porta verso altri mondi. Un libro importante, scritto da Pia Figueroa e pubblicato dalla Multimage con cui l’autrice ha già pubblicato La Guida Interna e Silo, Il Maestro del nostro tempo. Questo libro, anche se purtroppo non ci insegna a vincere la lotteria attraverso l’interpretazione dei sogni, cosa che è un vero peccato, per me è stato veramente d’ispirazione. In particolare mi ha insegnato che il mondo dei sogni, questo mondo che normalmente consideriamo di fantasie notturne sganciate dalla realtà, sia invece una parte integrante del mio spazio interno. Mi ha fatto capire che lo spazio interno, lo spazio di rappresentazione in cui si muovono le mie aspirazioni, le mie paure, i miei fallimenti, le mie gioie, è sempre lo stesso. Non ci sono due spazi diversi, uno quello dei sogni e l’altro quello delle cose esterne importanti. Il mio spazio interiore è uno, è sempre lo stesso, e se voglio conoscermi valgono le immagini oniriche tanto quanto quelle di ciò che chiamo realtà, solo che ci si presentano in forme diverse. Il mio spazio cambia forma e organizza i contenuti in modi diversi, ma è pur sempre lo stesso spazio. Il libro è diviso in tre parti. La prima è una breve storia dell’importanza che l’uso dei sogni ha avuto nel corso della storia dell’essere umano. Racconta esempi delle diverse scuole dell’antichità, di alcune scuole orientali, delle culture native di diversi continenti e di come anche nel cristianesimo e nell’Islam si sia approfondito il tema dei sogni da diversi punti di vista: i sogni premonitori delle Sibille, i sogni ispiratori delle scuole mistiche o quelli terapeutici e divinatori, spesso cercando di ordinarli per genere e dotandoli così di un significato utile e comprensibile.  Il tema dei sogni viene poi ripreso e sviluppato ampiamente nelle scuole psicologiche dell’era moderna, passando tra i diversi autori, filosofi e psicologi (tra  gli altri ovviamente Freud e Jung, Gurdjieff , Krishnamurti, ecc.) che attribuiscono una grande importanza ai sogni per la comprensione della psiche umana. Nella seconda parte si approfondisce il pensiero di Silo, espresso in Appunti di psicologia, in particolare sul tema dei livelli di coscienza, sulla funzione importante dei sogni nell’economia dello psichismo, sulle catene di immagini allegoriche e che si sviluppano in quell’ambiente onirico e senza controllo. Si dedica molto spazio anche alla fondamentale comprensione della traduzione degli impulsi che la nostra coscienza realizza quando riceve stimoli e li interpreta. Prendendo poi come riferimento il libro Autoliberazione di L.A. Ammann si spiegano i metodi di interpretazione delle catene associative, delle allegorie che appaiono anche nei sogni, e come orientarsi in quel grande mondo che è il nostro spazio interno offrendo un metodo e strumenti di interpretazione per ordinare i fenomeni che lì accadono. Nella terza parte si passa infine alla pratica. Pia spiega nella pratica i passi che lei stessa ha realizzato per prendere contatto e organizzare la grande varietà di espressioni che troviamo nel mondo onirico. Racconta come fare il lavoro di raccolta della materia prima, le immagini dei sogni, senza le quali non è possibile fare alcuna interpretazione. Insomma propone un metodo di lavoro semplice in passi sequenziali che tutti possono, se lo desiderano, portare avanti. Bene, lascio allora la parola a Pia che saprà indicarvi molto meglio di me i temi centrali del libro.   Multimage
October 3, 2026
Pressenza
A Palermo la prima presentazione de “I sogni Una porta verso altri mondi”
Domani sabato 26 settembre inizia a Palermo il giro in Italia di Pía Figueroa che presenterà il suo ultimo libro I sogni, una porta verso altri mondi, recentemente pubblicato da Multimage. L’autrice ne parlerà con Ketty Giannilivigni e Daniela Musumeci al Laboratorio Andrea Ballarò alle 17,30. Il libro è una guida per chi desidera andare oltre l’evidente, decifrando i messaggi che ci arrivano nello stato onirico e trovando in essi le chiavi per comprenderci meglio e trasformare le nostre vite. Con uno stile accattivante e riflessivo – e prendendo come riferimento le proposte della psicologia del Nuovo Umanesimo – l’autrice unisce racconti personali, prospettive filosofiche e strumenti pratici per interpretare il linguaggio dei sogni, conducendoci verso una comprensione rinnovata dei sogni stessi, visti come ponti che collegano la nostra realtà quotidiana con altri mondi possibili, dove risiedono nuove forme di significato e ispirazione. Il giro continuerà secondo il calendario riportato qui sotto.   Multimage
September 25, 2026
Pressenza
Pubblichiamo una ampia sintesi estratta dall’elaborazione redatta per Effimera da Andrea Fumagalli, con la quale si riprende la postfazione al libro Salario o reddito? Il conflitto nella società del lavoro senza fine, di Toni Casano / Antonio Minaldi / Sergio Riggio (Multimage,Firenze, 2026). Specificatamente i relativi contributi sviluppati nelle analisi degli autori ruotano attorno a dei temi decisivi del cd. “postoperaismo”: I processi di trasformazione del lavoro. Dal modello fordista alla società postindustriale (Casano); Reddito di base, welfare e ‘attualità del comunismo’ nell’era della fine del lavoro (Minaldi);Workes for ever? Nuovo estrattivismo e vertenzialità necessaria (Riggio). Gli autori, scrive Fumagalli:“affrontano un tema oggi dirimente, di strettissima attualità ma paradossalmente poco trattato”[accì] _____________   1. Incipit In un contributo al libro a cura di Toni Casano e Antonio Minaldi Occupare l’utopia. ci domandavamo se ai giorni nostri “Ha ancora senso parlare di lavoro?” [pp. 227-242] La domanda non è peregrina e la risposta non facile. Per questo è necessaria una premessa. 2. La parabola del lavoro dall’artigiano all’homo faber del fordismo La vita umana è solitamente scandita da momenti temporali che sono per lo più finalizzati alla soddisfazione dei bisogni e dei sogni. Tali scadenze non sono uguali per tutte e tutti. Essi sono segnati dalla struttura della gerarchia sociale, politica e culturale in cui ci si trova. Nel contesto dei paesi occidentali, così come si sono definiti, all’indomani della formazione degli stati nazione del XV secolo e della rivoluzione industriale e francese di fine XVIII secolo, la nascita e la diffusione del sistema capitalistico di produzione ha introdotto misure sempre più sofisticate nella misurazione del tempo di vita. Contemporaneamente ha ridefinito le funzioni essenziali della vita umana, piegandole alla necessità dell’accumulazione economica. L’attività lavorativa diventa libera, la schiavitù viene abolita, almeno formalmente (con l’eccezione degli Usa). La vita quotidiana inizia così a essere scandita dai tempi di lavoro e del non lavoro, per molti in condizioni di bisogno e di precarietà. Il tempo di lavoro, che è funzionale all’accumulazione, ed è quindi considerato produttivo, viene remunerato proprio perché attività non sottoposta ad alcuna coercizione fisica e/o legale. Il restante tempo di non lavoro o attività produttiva non finalizzata all’accumulazione/produzione ma semplicemente alla riproduzione fisica e sociale della forza lavoro non viene remunerato e non gode di alcuna assistenza. La libertà di lavorare ha così un prezzo: la sopravvivenza del lavoratore/trice è esclusivamente di sua responsabilità.  A differenza dello schiavo, la cui sopravvivenza viene garantito dal padrone, il lavoratore libero vive in condizione di perenne stato di necessità: deve badare a sé stesso. […] Ne  consegue che il lavoro (salariato) diventa il fattore centrale alla base dell’accumulazione. Ma si tratta di un lavoro solo formalmente libero, subordinato come è alla tempistica e alla produttività dei processi di automazione della macchina: un lavoro passivo, altamente alienato, dove le competenze, le abilità e la creatività dell’essere umano vengono per lo più soffocate e negate. Il concetto di mestiere viene trasformato in un lavoro spogliato da ogni professionalizzazione, di fatto sancendone, paradossalmente la morte. L’ubbidienza e il silenzio definiscono le regole imposte dalla gerarchia di fabbrica. È morto il lavoro, viva il lavoro. […]Ricordiamo che l’etica del lavoro è una condizione necessaria (anche se non sufficiente) per la sostenibilità del sistema economico capitalista. La separazione netta tra macchina e lavoro porta alla necessità che il lavoro debba applicarsi alla macchina, indipendentemente dal come ciò avviene (in forma astratta), e quindi diventa imprescindibile per la realizzazione materiale dello stesso processo produttivo.   3. Dal rifiuto del lavoro … Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni’70 del secolo scorso, il paradigma taylorista-fordista entra in crisi. Diverse sono le cause. Dal lato della produzione, la rigidità produttiva e tecnologica, una volta che le dimensioni degli impianti produttivi hanno superato una certa soglia critica, non consente più di incrementare la produttività e lo sfruttamento delle economie di scala. […]La crescita dei salari nei decenni precedenti, condizione necessaria per la stabilità del sistema economico, riduce il grado di ricattabilità dell’operaio massa e consente di mettere in discussione le pesanti e alienanti condizioni di lavoro. È il concetto di lavoro salariato che viene via via posto in discussione sino al suo rifiuto [la lotta per la liberazione del lavoro tende a trasformarsi nella lotta per la liberazione dal Lavoro(ndr)]. […]Negli anni ’70, il rifiuto del lavoro si declinava in diverse pratiche… A partire dalla fine degli anni’80 inizia… quel processo di flessibilizzazione del lavoro che raggiungerà la sua massima estensione con la liberalizzazione dei licenziamenti individuali introdotta dal Jobs Act del governo Renzi nel 2015. Nel corso degli anni ‘90 e del nuovo decennio 2000, la fase postfordista ha termine per lasciare spazio all’avvio vero e proprio di un nuovo processo di accumulazione  denominato da alcuni ricercatori capitalismo cognitivo. Il nuovo paradigma socio-economico, basato sullo sfruttamento delle economie dinamiche di apprendimento (generazione di conoscenza) e di rete (diffusione della conoscenza), si caratterizza per una prevalente specializzazione verso le produzioni immateriali… Parallelamente la frammentazione e l’individualizzazione dei rapporti di lavoro, se non è accompagnata da politiche di sicurezza sociale, fa sì che la flessibilità tracimi in precarietà, delineando nuove forme di sussunzione del lavoro al capitale. […]Con il passaggio al nuovo millennio… assistiamo ad un processo di riorganizzazione del capitalismo, con il passaggio a processi di accumulazione che investono sempre più in modo diretto la “nuda vita” degli esseri viventi umani e animali. Il capitalismo cognitivo si trasforma in capitalismo bio-cognitivo e trova le sue modalità organizzative nelle piattaforme digitali, la nuova grande radicale innovazione […] Nel capitalismo delle piattaforme, le facoltà biocognitive e relazionali dell’essere umano sono la base diretta del processo di valorizzazione. La vita stessa è soggetta a un principio di mercificazione crescente… Nel capitalismo biocognitivo, organizzato attraverso le piattaforme, la vita è direttamente messa a valore.   4. … alla fine del lavoro La vita messa direttamente a valore (e non più semplicemente al lavoro) implica che l’intermediazione del lavoro e la necessità di una sua organizzazione tende a venire meno. La questione della definizione del lavoro diventa superflua. Ciò ha una duplice ripercussione, la prima sul mercato del lavoro, la seconda sulla stessa forma “lavoro”… Siamo così di fronte a una nuova composizione tecnica e politica del lavoro che va oltre allo stesso concetto tradizionale di lavoro (ovvero attività che in quanto produttiva viene remunerata). Possiamo parlare a buon ragione di composizione tecnica e politica della vita. […]Le  piattaforme digitali creano valore sulla base di un processo di produzione la cui materia prima è costituita dalla vita degli individui. Tale “materia prima” è in buona parte fornita gratuitamente, in quanto finalizzata alla produzione di valore d’uso. Il “segreto” dell’accumulazione sta nella trasformazione del valore d’uso in valore di scambio… Quando l’esistenza viene messa a valore, l’attività produttiva tende così a evaporare, a diventare invisibile e solo una parte viene formalizzata e quindi remunerata. La precarietà lavorativa lascia così sempre più spazio alla gratuità dell’attività produttiva. Il lavoro perde dunque di senso.   5. La necessità di un reddito di base incondizionato Il capitalismo bio-cognitivo delle piattaforme presenta un paradosso: più il lavoro, nella sua forma tradizionale, evapora e diventa marginale, più il processo di accumulazione tende a diventare sempre più instabile e deregolamentato e rischia l’autodistruzione. Tale autodistruzione è oggi favorita da molteplici fattori. In primo luogo dalla crisi climatica e dall’alterazione dell’equilibrio ecologico. Senza un riequilibrio tra la specie umana con le altre specie viventi e tra specie umana e natura, tutta la comunità vivente rischia la scomparsa …  Tale irresponsabilità e incoscienza, frutto principalmente dell’opportunismo economico, spiega anche altri fattori di auto-distruzione [crescente concentrazione delle ricchezze in poche mani e ricorso sempre più frequente allo strumento della guerra,ndr] e la conseguente iniqua distribuzione del reddito, che nuoce anche agli stessi equilibri capitalistici perché penalizza la domanda e la stessa accumulazione. […]In un simile contesto, la proposta di un reddito di base incondizionato può svolgere un ruolo cruciale, di stabilizzazione del sistema economico. Al riguardo, è necessario proporre un salto culturale prima che politico e affermare che il reddito di base è una variabile distributiva primaria… Variabile distributiva primaria significa che non è una variabile redistributiva, nel senso che si materializza solo dopo che si è attuata una distribuzione del reddito sulla base di quelli che sono i rapporti di forza e rapporti sociali esistenti all’interno di un certo processo di accumulazione: una redistribuzione di reddito, che  opera in una fase successiva, è l’esito di un secondo livello di distribuzione indiretta, agita a livello extra mercato e sovra individuale (di solito grazie all’intervento pubblico) tramite politiche economiche discrezionali appropriate.   Redazione Italia
September 10, 2026
Pressenza
L’edizione 2026 di “S’Atobiu”, il festival della piccola editoria indipendente, continua a Tertenia (Ogliastra) dal 29 al 30 maggio
L’edizione 2026 di S’Atobiu, “l’incontro” in lingua sarda, continua a Tertenia (OG – Ogliastra) dal 29 al 30 maggio. Pubblichiamo il comunicato diramato dall’ASCE – Sardegna. S’ATOBIU – il festival della piccola editoria indipendente, nasce nel novembre del 2022 dall’esigenza di costruire uno spazio di confronto e di riflessione su temi che spesso vengono lasciati al margine dalla grande informazione mainstream. Dal 2024 il festival si sviluppa tra Selargius e Tertenia. Il tema de S’ATOBIU 2026 è TERRA E MEMORIA DELLA TERRA. In questa quinta edizione, venerdì 29 e sabato 30 maggio a Tertenia, un’attenzione particolare verrà dedicata alla storia passata e presente del nostro territorio (locale e isolano) e ai diversi saperi e linguaggi che la abitano: dalla ricerca documentaristica al muralismo come mezzo di riflessione collettiva; dalla panificazione alla poesia come pratiche di condivisione; dalla contemplazione all’osservazione del paesaggio della nostra terra che cambia: dal punto di vista botanico, sulle piante aliene, e dal punto di vista naturalistico-sociale-culturale, con uno sguardo particolare alla situazione energetica attuale. Per ognuno dei temi citati è previsto un intervento mirato a cura dei nostri ospiti. Anche quest’anno siamo felici e orgogliose di annunciare che ad aprire il Festival S’Atobiu saranno le bambine e i bambini delle classi quarte e quinte della Scuola Primaria di Tertenia — insieme alle loro insegnanti presenteranno l’esposizione da loro curata, dedicata a racconti, tradizioni e toponomastica del nostro paese. L’esposizione sarà visitabile per tutta la durata del festival. A seguire: Fabrizio Caterini con il suo libro “Colpi di scure e sensi di colpa” edito da Carlo Delfino Editore, sulla storia del disboscamento in Sardegna dalle origini ad oggi; Silvana Mulas con “Oltre il fiume” edito da Catartica Edizioni, per una riflessione sulla condizione sociale e politica dei paesi storici di Osini e Gairo. L’ETS  Urban Center e l’artista Teresa Podda per un momento di condivisione dei loro percorsi artistici e un racconto sul muralismo come strumento di riflessione collettiva. A chiudere la giornata di Venerdì lo spettacolo di Sergio Garau, poeta e performer, che da oltre vent’anni porta in scena una poesia che diverte, provoca e sorprende. La giornata di Sabato 30 si aprirà con due laboratori dedicati a bambine e bambini da 0 a 100 anni, dove la poesia è la protagonista principale: la poesia de “Su Pani Pintau”, a cui ci introdurrà Rosalba e l’associazione Sa Pintadora aps; e la poesia non-violenta di Carlo Bellisai, che presenterà in forma di laboratorio il suo libro “Naturalandia”. Dopo il pranzo sociale un momento di divulgazione dedicato alle piante aliene presenti nel nostro territorio, curato dalla Professoressa Lina Podda del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Cagliari. In chiusura la proiezione del documentario “Quo Vadis, Sardinna?” con la presenza del regista Antoni Conzu, del Comitato Sarcidano Difesa Territoriale e del Coordinamento Gallura per un momento di confronto diretto sull’attuale situazione relativa alla speculazione energetica in Sardegna. Saremo felici di avervi con noi durante i pranzi e le cene sociali, a offerta libera e consapevole. Faremo tutto ciò, e altro ancora, in sintonia con quella che ormai possiamo definire “la nostra tradizione”. Il festival è organizzato da ASCE (Associazione Contro l’Emarginazione) insieme al Movimento della Decrescita Felice di Cagliari – Quartu Sant’Elena, al Mercato Contadino, alla Comunità il Pane e le Rose e alla Biblioteca Padre Cannas di Tertenia, con la speciale e immancabile presenza del mercato artigianale. Redazione Sardigna
May 25, 2026
Pressenza