Al via nelle scuole del Trentino il progetto Fuori-classe, vincitore del bando Comunità inclusive 2026
Da ottobre a Trento e Pergine un percorso di diciotto mesi che mette al centro i
giovani con background migratorio come agenti di coesione sociale. Si parte
dalle scuole, si arriva ai quartieri e alle istituzioni.
A partire da ottobre le aule del Liceo Marie Curie di Pergine Valsugana e
dell’UPT-Scuola delle Professioni per il Terziario di Trento ospiteranno le
prime attività del progetto Fuori-Classe: partecipazione giovanile per comunità
inclusive.
Finanziato dalla Fondazione Caritro tramite il Bando Comunità Inclusive 2026, il
progetto nasce dalla collaborazione tra l’Associazione Ya Basta! Êdî Bese!
(capofila), l’Associazione Melting Pot Odv, il Centro per la Cooperazione
Internazionale di Trento, e i due istituti scolastici coinvolti. L’obiettivo
principale è valorizzare il protagonismo dei ragazzi e delle ragazze con
background migratorio nei territori che abitano, promuovendo il loro ruolo come
agenti di coesione sociale in ottica interculturale e intergenerazionale.
Alla base di questo percorso c’è anzitutto l’esperienza maturata dalle
associazioni promotrici nella costruzione di comunità e percorsi di mutualismo e
inclusione. C’è poi l’osservazione di un dato fondamentale: in Trentino la
presenza di cittadini e cittadine con background migratorio è un elemento
strutturale. Secondo i dati Istat, rappresentano il 9,4% della popolazione, con
punte di oltre il 12% nei centri urbani. Elemento da cui non è esclusa la
popolazione scolastica, composta per circa un 20% da studenti e studentesse di
Seconda Generazione, di cui oltre il 70 % nati in Italia.
I giovani e le giovani di Seconda Generazione sono quindi una componente stabile
della cittadinanza locale, sempre più integrata nel sistema scolastico e
lavorativo ma ancora sistematicamente sottorappresentata e tenuta ai margini
della vita attiva di comunità: una “segregazione invisibile” che si manifesta
negli spazi della socialità e della partecipazione civile.
«Troppo spesso i ragazzi e le ragazze con background migratorio vengono
raccontati da altri, sospesi tra vittimizzazione e stigma, come mostra l’uso che
si fa dell’etichetta dei “maranza”», spiega Maja Husejic, referente del
progetto. «Con Fuori-Classe vogliamo ribaltare questa prospettiva: lavorare con
le seconde generazioni e non solo per loro, riconoscendo il loro bagaglio
multiculturale come una competenza e non come una vulnerabilità. Sono cresciuti
qui, sono parte di questa comunità e hanno il diritto di contribuire a
immaginarne il futuro».
Il progetto intende ribaltare questa tendenza secondo due direttrici: creando
spazi in cui i giovani possano farsi promotori delle proprie necessità e delle
istanze di cambiamento; ma anche riabitando i contesti urbani periferici, che
spesso si fanno rappresentazione plastica della marginalizzazione sociale, per
riconvertirli in presidi di socialità, scambio e protagonismo della comunità,
nel tentativo di superare la logica frammentata del mosaico di culture isolate
tra loro e facendo sì che i ragazzi e le ragazze siano protagonisti sia nel
progettare che nel costruire modelli di comunità fondati sulla condivisione e il
mutualismo.
Essenziale è, quindi, il rapporto tra scuola, studenti, comunità e territorio.
Proprio per questo, il percorso vede nel suo programma molte attività che
coinvolgono anche i quartieri, i residenti storici e i coetanei del gruppo di
ragazzi e ragazze coinvolti: dagli incontri organizzati per condividere
prospettive e punti di vista alla costruzione pratica di iniziative di comunità
e di mutualismo, dalla Mappatura Comunitaria Partecipata degli spazi urbani
periferici alla produzione di nuove narrazioni degli spazi urbani e delle nuove
generazioni che contrastino gli stereotipi e le polarizzazioni del dibattito
pubblico locale.
Il progetto uscirà dalle aule con presidi mobili, una Festa di Comunità a Trento
e il podcast 2G Voice.
Nel contesto degli obiettivi generali è inoltre fondamentale la costruzione di
un rapporto duraturo con le istituzioni locali. È previsto anche il seminario
Oltre gli stereotipi, rivolto a giornalisti, giornaliste e insegnanti.
Nell’ottica della collaborazione con le istituzioni locali va ricordato il
contributo fondamentale del Centro per la Cooperazione Internazionale di Trento,
che ha accettato di mettere a disposizione le competenze metodologiche affinate
nell’ambito di Educazione alla Cittadinanza Globale. Va, infine, segnalato
l’allargamento della partnership ad altre realtà del territorio e non solo:
l’Associazione Gioco degli Specchi e il Comitato Cittadinanza del Trentino e
Italiani Senza Cittadinanza.