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Anna Maria Selini a EireneFest Casale Monferrato: “Siamo a un bivio”
L’incontro con l’autrice di “Caro Vik ti scrivo” ha inaugurato il programma “Un libro o due al mese per parlare di pace” incluso nella rassegna di Festival del libro per la pace e la nonviolenza. Rispondendo alle domande di Filippo Garrone e del pubblico, Anna Maria Selini ha spiegato: > Negli incontri con loro, ho notato che i giovani non sanno chi era, cosa > faceva e perché è stato ucciso Vittorio Vik Arrigoni. Invece i ragazzi sanno > cosa significhino le sue parole “Restiamo umani”, che pronunciano con la sua > stessa convinzione e fiducia. > > Di recente è stato riattivato il suo blog Guerrilla Radio, così sono stati > recuperati e rimessi online molte sue testimonianze degli anni dal 2004 al > 2011, cioè lunga parte del periodo che lui trascorse in Israele e, in > particolare, nei territori palestinesi, soprattutto nella Striscia di Gaza, > dove per la prima volta arrivò a bordo di una barca come quelle in cui oggi > naviga la Global Sumud Flotilla. > Vittorio Arrigoni si recò in Palestina quando si sentì pronto. > Prima aveva fatto molte esperienze di cooperazione in tanti altri paesi del > mondo, ma allora Gerusalemme, la Cisgiordania e specialmente Gaza erano i > luoghi dove si concentravano molti problemi cruciali e collimavano tante > questioni nodali, perciò lui ci andò dopo essersi preparato ad affrontare > quella situazione tanto complessa. > Tuttora sono molto attuali le sue analisi di quella realtà, che allora lui > definì “la più grande di tutte le ingiustizie” e osservava con tanta > preoccupazione. > Io, che con lui mi confrontavo spesso e non sempre condividendo ogni sua > opinione, ho avuto molte remore a usare la parola genocidio, che invece > Vittorio Arrigoni non aveva paura di dire e per questo venne ingiustamente > accusato di anti-semititismo. > Ma, come lui aveva capito ormai già tanti anni fa, adesso è palese e > inconfutabile: ciò che la popolazione palestinese subisce quotidianamente pone > tutti di fronte a un bivio, perché ognuno può rimanere indifferente oppure, > come lui diceva, ‘restare umano’. Redazione Piemonte Orientale
June 4, 2026
Pressenza
EireneFest Casale Monferrato: l’esordio mercoledì 3 giugno, con Anna Maria Selini
Da maggio a dicembre a Casale Monferrato è proposta una serie di incontri con gli autori di libri che ‘parlano’ di pace, infatti un ciclo intitolato Un libro al mese per parlare di pace. Pianificato a cura di Mirella Ruo e Monica Simioni, il programma è incluso nella rassegna di EireneFest – Festival del Libro per la Pace e la Nonviolenza organizzati dai promotori nelle rispettive città: come il primo svolto a Roma nel 2022, da Torino a Trieste e da Verona a Messina attualmente 16 edizioni locali. A Casale Monferrato sono a calendario incontri con l’americano Claude Anshin Thomas, in gioventù un soldato che ha combattuto in Vietnam e dal 1995 un monaco buddista zen, e con la francese Nathalie Achard, mediatrice culturale collaboratrice di SOS Méditerranée e Amnesty International. Inoltre con uno stretto collaboratore Danilo Dolci che in Sicilia ha lottato contro la povertà e la mafia praticando la nonviolenza, Giuseppe Barone, con il portavoce della campagna Sbilanciamoci!, Giulio Marcon, con il velista e pedagogista Mauro Pandimiglio, con il sociologo Mauro Ferrari e con i giornalisti Riccardo Bottazzo, che ha descritto le storie delle nazioni senza esercito, e Anna Maria Selini. L’iniziativa è coordinata dalla bottega cittadina della Società Cooperativa EquAzione ETS insieme all’associazione EduCare e al gruppo di volontari della Rete Radié Resh e viene realizzata con patrocinio della Città di Casale Monferrato, in collaborazione con la Consulta di Partecipazione ‘Centro Storico’ e con il coinvolgimento dell’associazione Educational Forum, del circolo ARCI Il Paniere, del gruppo praticante la settimanale Mezz’ora di silenzio per la pace e la giustizia sociale e, di volta in volta, altre aggregazioni che riscontrano interesse alle specifiche proposte. Nel primo incontro, in svolgimento il prossimo 3 giugno e alla cui promozione cooperano anche il centro comunitario MonFreestyle, il circolo Legambiente VerdeBlu e la sezione cittadina dell’ANPI, il docente casalese Filippo Garrone accoglierà Anna Maria Selini. Una collaboratrice di Repubblica, l’Unità, Il Corriere della Sera, Famiglia Cristiana, Io donna e altri quotidiani e periodici, Anna Maria Selini ha realizzato reportage da Kosovo, Tunisia, Cuba, Cipro e, in particolare, Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza, documentari trasmessi dalla Rai, da Current tv e Tv2000 per cui è stata insignita di riconoscimenti nazionali e internazionali e i podcast “Smemorati” di Chora Media e “Oslo 30”, “La guerra dei giornalisti” e “Bambini senza pace” contenuti nella serie “Palestina Israele” prodotta dalla casa editrice Altrɘconomia, con cui collabora dal 2020 e recentemente ha pubblicato il libro che presenta a Casale Monferrato: Caro Vik ti scrivo – Lettere e reportage da Oslo a Gaza. Si tratta di un’opera singolare, che nella forma narrativa dell’epistolario raccoglie tante storie: nelle lettere scritte a Vittorio ‘Vik’ Arrigoni, con cui lei interloquiva abitualmente, la reporter ricorda le esperienze del giovane italiano ucciso a Gaza 15 anni fa e, immaginando di riferirle a lui, racconta molte vicende che lei ha documentato in questi anni. Così Anna Maria Selini ha dato voce a un ‘coro’ di protagonisti del presente: bambini che crescono nei territori palestinesi assediati, giovani che hanno rifiutato di arruolarsi nell’esercito israeliano, operatori umanitari e cronisti vittime della guerra,…una moltitudine di persone che, come diceva Vik, vivono il dramma del conflitto israelo-palestinese cercando di “restare umani”. L’incontro si terrà mercoledì 3 giugno dalle 18:30 nel cortile di Palazzo Langosco (ingressi da via Cavour e via Corte d’Appello – in caso di maltempo nella sala al piano terra fruita dal centro comunitario MonFreeStyle). Per informazioni inviare messaggi WhatsApp al recapito 349-3435301 oppure telefonare al numero 346-5507721 nell’orario dalle 9 alle 19. INFORMAZIONI: * EireneFest Casale Monferrato * Un libro o due al mese per parlare di pace * incontro con Anna Maria Selini Redazione Piemonte Orientale
May 30, 2026
Pressenza
“SILENZIO STAMPA”: VIDEO-INCHIESTA SU DUE ANNI E MEZZO DI AGGRESSIONI SIONISTE A ROMA
Una video-inchiesta sulle violenze sioniste a Roma. Il lavoro è stato realizzato dal Collettivo Restiamo Umani, che mette in fila anni di aggressioni perpetrate – almeno da ottobre 2023 in avanti – contro compagne, compagni o semplici cittadini, “colpevoli” di sostenere la causa della Palestina, magari solo portando una kefiah, una maglietta o una bandiera. “Quando il silenzio – spiega il Collettivo Restiamo Umani comincia a fare troppo rumore, nessuno può più permettersi di ignorarlo. Dopo i gravissimi fatti del 25 Aprile 2026, abbiamo deciso di documentare un clima di violenza sistematica che mira a colpire e intimidire chi si mobilita nelle strade della nostra città. Questa inchiesta nasce per squarciare il velo sulla complicità delle istituzioni e sull’impunità di cui godono certe frange del sionismo militante, troppo spesso protette da una narrazione mediatica parziale e omertosa che ha finito per legittimarne l’azione. Lo faremo attraverso la voce di chi ha subito queste violenze sulla propria pelle: testimonianze preziose di chi ha scelto di non piegarsi alla paura. In un contesto di silenzio stampa pressoché totale, questo lavoro frutto di una mobilitazione indipendente si pone un obiettivo chiaro: trasformare quel silenzio in un grido di verità che sia, finalmente, impossibile da ignorare”. La video-inchiesta, da 31 minuti, si può trovare sul canale YouTube “Restiamo Umani Media”: clicca qui.
May 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Viareggio, con la Flotilla nel cuore
Lo spudorato attacco dell’altra notte alla Global Sumud Flotilla in acque internazionali di competenza europea a 1.000 km. dalla costa israeliana, vero atto di pirateria marinara, ha galvanizzato la società civile e chiamato d’urgenza le piazze. Una settantina di città più o meno grandi ha risposto con slancio nonostante l’assenza di preavviso. Nel suo piccolo anche Viareggio ha risposto bene, con un presidio di quasi 200 persone con i consueti simboli, la presenza di Amnesty (che a livello internazionale chiede la garanzia di un passaggio sicuro da parte degli Stati) e di una famiglia gazawi. Ma perché parlarne? In fondo una piccola città che ha fatto come tutti non fa notizia, ci dovrebbero essere 50 report e sarebbe una noiosa ripetizione. Perché ho avvertito qualcosa di particolare, dopo che le luci mediatiche sulla Palestina si sono quasi spente e si è ben lontani dell’onda emotiva che lo scorso settembre/ottobre ha mobilitato le folle. Qualcosa che il nostro governo non capisce neanche quando spende una flebile parola di condanna. Qualcosa che sfugge a chi dice: se volete portare aiuti umanitari, consegnateli ai canali istituzionali preposti (che poi arrivano con il contagocce). Perché non è solo questo. E non è neanche solo il gesto politico di mettere a nudo agli occhi del mondo ogni volta la crudeltà sionista e il suo fregarsene di ogni regola di diritto internazionale. La missione delle Flotillas è anche portare la solidarietà del mondo fisicamente a quel popolo che ogni giorno pratica la SUMUD, nell’abbraccio, nell’amicizia, nel dare il cambio a chi è estenuato, nel condividere un pezzetto di dura vita e lotta. Questo qualcosa è ciò che Vittorio Arrigoni definiva restiamo umani. Questo qualcosa ieri si sentiva in piazza.       Redazione Toscana
May 1, 2026
Pressenza
Varese: lo striscione ricomparso
Il Comitato Varesino per la Palestina,  da sempre dimostra tenacia e ostinazione, occupandosi di una terra e di un popolo, trascurati a lungo da molti. A inizio febbraio, avevamo assistito a Varese ad un vile gesto di rimozione, dopo due giorni dall’affissione, di uno striscione con la bandiera della Palestina e la celebre frase di Vittorio Arrigoni: Restiamo umani. Questa settimana lo striscione è ricomparso. Esposto nuovamente sulla stessa cancellata principale dei Giardini Estensi. Il concetto che vuole ribadire il CVP è proprio nelle due semplici parole che appaiono sulla bandiera: Restiamo Umani. Si legge in una loro nota: “Vogliamo con ciò ricordare a tutti il sentiero da seguire, e insieme celebrare lo straordinario essere umano che per primo ha saputo indicarci il cammino e che purtroppo ha pagato con la vita la sua dedizione incondizionata alla verità e alla causa palestinese. Sono trascorsi quindici anni da allora ma il suo messaggio ha continuato a mantenere viva la fiammella della speranza in tutto il mondo. Alimentiamola con un soffio gentile di rispetto e solidarietà tra le persone, anziché rischiare di spegnerla col vento delle strumentalizzazioni e delle polemiche. Per quanto si cerchino di sovrascrivere i fatti e intorbidire le acque la lente della nostra umanità ci permetterà sempre di distinguere il rosso dal nero. Il Comitato Varesino per la Palestina non ha altro da mostrare né da dimostrare a nessuno: è questa la nostra bandiera.” Una bella testimonianza di perseveranza, a pochi giorni dalla ricorrenza del 25 Aprile, che ci ricorda quanto siano importanti l’umanità, la resistenza e la partecipazione.   Redazione Varese
April 22, 2026
Pressenza
Sei stato un soffio vitale, costruttore di pace. Ciao Vik
Sulla sepoltura di Vittorio, nel nostro cimitero, c’è una rosa, lasciata da mano sconosciuta. Accanto, il vaso azzurro con il disegno di Handala, dono di una scolaresca, che ho riempito di fiori campestri, e due parole: “with love -Mum“. L’amore di una mamma non conosce date e ricorrenze. Sono quindici anni, ma è come fosse oggi. Il figlio perduto è sempre qui, nel cuore. Si affastellano i ricordi, ma più ancora il rimpianto di ciò che poteva essere e non è stato. Rimpianto per la vita che non hai vissuto, Vittorio, bella, tribolata, chissà, comunque vita. Ricordo il sogno che mi confidasti. Aprire una piccola libreria, un angolo con due poltrone, sorseggiando tè alla menta fra animate discussioni e appassionati confronti. Venditore di libri e di sogni. A chi chiede «cosa avrebbe detto, cosa avrebbe fatto Vittorio, ora», l’unica risposta è, guardate alla sua vita e lo saprete. Davanti alla barbarie e ai barbari di oggi, sempre più feroci, non sarebbe rimasto silente. La sua voce si sarebbe levata ancora più potente e, come durante Piombo Fuso, avrebbe gridato al cielo l’indignazione e agli ignavi di unirsi a lui per reclamare giustizia, pace e libertà per Gaza e tutto il popolo di Palestina. «Sono più meravigliato di chi fa finta di non vedere, di non sentire la sofferenza che c’è a poca distanza da loro, della loro meraviglia di me che lascio tutto per venire a soffrire con i palestinesi». Sì, gli ignavi e i cattivi maestri sono ancora presenti fra di noi, ma c’è anche una generazione nuova che non tace, che anima le piazze, che al tuo grido «Restiamo Umani», Vittorio, non rimane indifferente. La conosco. La incontro nelle scuole quando mi chiamano a raccontarti. Divento fiume di parole. Mostro i tuoi video e sento, palpabile, la compartecipazione, il desiderio di cercare e riuscire a trovare, come te, la via giusta per divenire segni di speranza e mi emozionano i grazie sussurrati. La riconosco questa generazione nuova in quei giovani per i quali sei maestro di vita e, sulle tue orme, hanno compiuto anche scelte difficili per testimoniare che la pace è possibile se si cerca e si pratica la giustizia. Come il giovane che mi ascoltò, liceale, e ora è medico di Emergency, lo studente che, laureatosi, ha insegnato un anno in Senegal o il Vigile del Fuoco di Napoli che ha fatto dell’aiuto ai migranti nelle isole greche la sua Palestina. Essi hanno concretizzato ciò che scrivevi da Gaza: «La pace non è un’utopia. Basta crederci, fermamente impegnarsi, contro ogni intimidazione, timore, sconforto, semplicemente restando umani». Nella mia ormai lunga vita ho incontrato, come tutti, gioie e dolori. E mi è stato ucciso un figlio. Che è diventato un seme che ha dato frutti rigogliosi. Se c’è cosa che attutisce il dolore è questo, così come il sentire intimamente e con assoluta certezza che in tutti questi anni di assenza materiale, il tuo spirito non ci abbia mai abbandonato, sia stato per noi soffio vitale, propiziatore e generatore di speranza, autentico costruttore di pace. Questa sera, uscirò sul balcone e, alzando gli occhi al cielo, ti cercherò fra le stelle in un mutuo silenzioso scambio di abbracci e affettuosi pensieri, così, come sempre, fra il sorriso e il pianto. Ciao Vik. Ripubblicazione autorizzata dall’autrice.   Redazione Italia
April 16, 2026
Pressenza
15 anni fa, e oggi ancora: “Restiamo umani”
Nella notte tra il 14 e 15 aprile 2011 Vittorio “Vik” Arrigoni, attivista dell’International Solidarity Movement in Palestina, veniva ritrovato morto nella Striscia di Gaza. Poche ore prima, Vittorio era stato rapito da una sedicente cellula salafita. Il corpo di Arrigoni fu rinvenuto da esponenti di Hamas, che pochi giorni dopo, il 19 aprile 2011, a Nuseirat, uccisero in uno scontro a fuoco 2 dei presunti rapitori. A processo altre 4 persone, condannate, nel 2012, a pene dall’ergastolo ai 10 anni di reclusione (la famiglia di Vik si oppose da subito all’ipotesi della condanna a morte). A Vittorio è dedicato ora il libro “Caro Vik ti scrivo”, uscito nel 2026 per Altreconomia. A scriverlo Anna Maria Selini,  giornalista professionista freelance specializzata in aree di crisi, con reportage e pubblicazioni in particolare dalla e sulla Palestina, oltre che amica di Vittorio Arrigoni. Il libro, con la prefazione di Maria Elena Delia (portavoce della Global Sumud Flotilla 2025) e le illustrazioni di Fogliazza, sceglie la forma delle lettere scritte a Vittorio, riflettendo ad alta voce con lui su quanto accade oggi in Palestina, in Medio Oriente e più in generale nel resto del mondo. “In un’epoca – spiega la Selini, intervistata da Radio Onda d’Urto – dominata da algoritmi e velocità, rivendichiamo umanità e approfondimento, riscoprendo il senso del motto, oggi diventato dovere civile: Restiamo umani”, come lo stesso Arrigoni chiudeva i suoi articoli, pubblicate da Il Manifesto, e le sue corrispondenze dalla Striscia di Gaza, dove aveva scelto di vivere, a fianco del popolo palestinese. Per ascoltare l’intervista con Anna Maria Selini su Radio Onda d’Urto: https://www.radiondadurto.org/2026/04/12/caro-vik-ti-scrivo-il-libro-di-anna-maria-selini-a-15-anni-dalla-morte-di-vittorio-arrigoni-in-palestina/ A 15 anni dalla morte di Vittorio Arrigoni, attivista per i diritti umani, Anna Maria Selini sceglie la forma delle lettere per rievocarlo e per decifrare il presente. Il racconto alterna reportage sul campo – tra le illusioni di Oslo, la ferita del 7 ottobre e i Territori palestinesi sempre più occupati – a interviste e riflessioni. Parlano, tra gli altri, lo storico Ilan Pappé, la Relatrice speciale Onu, Francesca Albanese, e la maggiore esperta degli Accordi di Oslo, Hilde H. Waage. L’orizzonte è l’inferno di Gaza, ma dalle pagine, illustrate da Fogliazza, emergono anche i ritratti dei bambini palestinesi, dei refusenik israeliani e dei giornalisti che sfidano a ogni costo il silenzio. In un’epoca dominata da algoritmi e velocità, l’autrice rivendica umanità e approfondimento, invitando a riscoprire il senso del motto, oggi diventato dovere civile: “Restiamo umani”. ANBAMED
April 14, 2026
Pressenza
FREEDOM FLOTILLA: ATTERRATO A FIUMICINO ANTONIO MAZZEO, “DEPORTATO DA ISRAELE”
Antonio Mazzeo – uno due attivisti italiani sequestrati dall’Idf sulla nave Handala della Freedom Flotilla Coalition – è atterrato intorno alle 12 all’aeroporto di Fiumicino. Il nostro collaboratore da Roma Stefano Bertoldi ha raccolto le sue prime parole appena atterrato. Ascolta o scarica Sabato sera a mezzanotte l’esercito israeliano aveva assaltato e sequestrato la nave della Freedom Flottilla e arrestato tutti i membri dell’equipaggio, che nel frattempo erano entrati in sciopero della fame “contro l’assedio israeliano alla Striscia di Gaza”. Tra gli attivisti e le attiviste rapiti illegalmente da Israele in acque internazionali c’erano appunto due cittadini italiani: Antonio Mazzeo e Antonio La Piccirella, di cui non si conoscono ancora i dettagli del rimpatrio, o meglio, della “deportazione”, come sottolinea ai nostri microfoni Michele Borgia del team comunicazione della Freedom Flotilla Coalition, intervistato pochi minuti prima dell’arrivo di Mazzeo a Fiumicino. Gli avvocati del team legale Handala hanno incontrato gli attivisti detenuti presso il porto di Ashdodr nella vicina stazione di polizia israeliana. Secondo le loro dichiarazioni, tutti si trovano in condizioni relativamente buone. Le autorità israeliane stanno gestendo la loro custodia come se avessero fatto ingresso illegale nel Paese, insomma li hanno accusati di immigrazione clandestina, nonostante siano stati rapiti, prelevati con la forza da acque internazionali e condotti in Israele contro la loro volontà. A ciascun attivista sono state presentate due opzioni: accettare la cosiddetta “deportazione volontaria” – come ha fatto Mazzeo – oppure rimanere in detenzione e comparire davanti a un tribunale per la revisione della detenzione, in vista comunque della deportazione entro le 72 ore. L’obiettivo della missione della Handala era quello di raggiungere Gaza, rompere l’assedio illegale israeliano e portare aiuti alla popolazione palestinese. L’aggiornamento con Michele Borgia del team comunicazione della Freedom Flotilla Coalition. Ascolta o scarica Nel frattempo l’agenzia di stampa palestinese Wafa riporta che 13 palestinesi sono stati uccisi e più di 30 sono rimasti feriti oggi a causa dei continui bombardamenti israeliani su varie zone della Striscia di Gaza. Cinque palestinesi sono rimasti uccisi in seguito al bombardamento di un appartamento nella zona di Al-Mawasi, a ovest di Khan Yunis, si legge sul suto dell’agenzia. Altri cinque sono stati uccisi e più di 30 sono rimasti feriti a causa del bombardamento di una casa di tre piani nel quartiere giapponese a ovest di Khan Yunis. Altri tre palestinesi sono morti e diversi altri sono rimasti feriti quando le forze israeliane hanno bombardato un’abitazione nel campo profughi di Maghazi, nella Striscia di Gaza centrale. Un massacro a cui si aggiungono le 100 persone uccise ieri mentre cercavano aiuti a Gaza. Il resocondo di Farid Adly di Anbamed. Ascolta o scarica Ieri è stata una giornata di cosiddetta “tregua umanitaria” a Gaza per l’arrivo di aiuti dal cielo e da terra, celebrata da tutti i TG del mondo: apice del TG1 che ha parlato di tonnellate di cibo ferme al confine perche’ nessuna organizzazione umanitaria si prende l’incarico di distribuirle. Un neonato della Striscia di Gaza, Muhammad Ibrahim Adas, è morto a causa della malnutrizione e della carenza di latte artificiale, secondo quanto riferito da una fonte dell’ospedale Al-Shifa di Gaza City ai giornalisti di Al Jazeera Arabic. Ieri sei persone sono decedute per fame nelle ultime 24 ore, di cui due bambini, altri 24 sono morti per gli attacchi nelle zone designate alla distribuzione di aiuti. A fronte di tutto ciò, manifestazioni ieri sera in tutta Italia: al grido di “facciamo rumore per Gaza”, con battiture e cacerolazi, centinaia in Piazza anche a Brescia in Largo Formentone. Ci ha raccontato la piazza bresciana Gloria Baraldi di RestiamoUmani Brescia Ascolta o scarica
July 28, 2025
Radio Onda d`Urto
Quinto giorno di navigazione per Antonio Mazzeo su Handala: restiamo umani per salvare la popolazione a Gaza
PUBBLICHIAMO IL VIDEO E LA TRASCRIZIONE DEL REPORT DI ANTONIO MAZZEO, DOCENTE, GIORNALISTA E PROMOTORE DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, AL QUINTO GIORNO DI NAVIGAZIONE SU HANDALA DI FREEDOM FLOTILLA ALLA VOLTA DELLA PALESTINA. Buongiorno, è iniziato il quinto giorno di viaggio dell’Handala, l’imbarcazione di Freedom Flotilla diretta a Gaza. Abbiamo appena superato l’appunto orientale di Creta, di fronte abbiamo dall’altra parte superato anche il confine della Libia e, di fatto, siamo ormai frontali all’Egitto, pertanto più del 50-60% del percorso da Gallipoli a Gaza è stato completato. La notte è trascorsa serenamente, ancora una volta abbiamo fatto un bagno nella Via Lattea, anche se pure stanotte abbiamo dovuto constatare il transito costante e continuo di aerei militari sulla rotta tra il Mediterraneo occidentale e il Mediterraneo orientale, soprattutto gli immancabili droni che non credo fossero per noi, non credo che fossero per l’Handala, ma dimostrano come ormai il Mediterraneo si sia ultramilitarizzato. Non c’è soltanto lo scontro in atto nel in Medio Oriente, ma c’è soprattutto la guerra all’immigrazione e ai migranti che è stata lanciata dall’Unione europea, dall’agenzia Frontex, non è un caso che proprio la parte finale di questo mare, compreso tra la Libia e la Grecia, è quello che è intensamente visitato e monitorato da questi droni, che appartengono ormai un po’ a tutte le marine e a tutte le aeronautiche dei Paesi presenti in questo bacino, ma che soprattutto vedono l’Agenzia dell’Unione europea continuare a spendere soldi e voglio ricordare che alcuni di questi droni sono di produzione israeliana, sono stati acquistati in Israele. Le notizie che arrivano da Gaza purtroppo sono sempre le stesse. Continua lo sterminio per fame della popolazione, soprattutto delle bambine e dei bambini. Ormai le grandi agenzie internazionali e centinaia di organizzazioni non governative lanciano l’allarme: morte per malnutrizione. E ieri il ministro Tajani ha avuto l’ardire di dire che è arrivata l’ora di convincere Netanyahu a cessare le proprie operazioni di morte e di guerra con Israele. Non ha spiegato come, ma comunque ha ci ha tenuto a precisare che non è certo rompendo le relazioni con Israele che si riuscirebbe a garantire l’aiuto economico e l’intervento umanitario direttamente a Gaza. Ebbene, consentitemi di dire al ministro Tajani che perlomeno un modo c’è ed è interrompere immediatamente qualsiasi relazione militare con Israele. Impedire che continuino ad arrivare armi italiane a Israele, esattamente tutto il contrario di quello che sarebbe stato affermato dal ministro Crosetto, cioè che non abbiamo trasferito armi in dopo il 7 ottobre 2023, cosa che è stata smentita da diverse inchieste giornalistiche che hanno utilizzato le fonti ufficiali, penso particolarmente quelli delle Camere di commercio e dell’Istat. E poi lo diciamo chiaramente al ministro Tajani c’è questa imbarcazione, l’Handala, che ha il dovere morale, che rappresenta la volontà dei popoli dell’America Latina, dei popoli degli Stati Uniti, dei popoli dell’Europa di rompere questo blocco navale che impedisce che impedisce che gli aiuti umanitari, i farmaci, i generi alimentari arrivino alla popolazione palestinese. Ebbene, il ministro Tajani, la Von der Leyen, i ministri del Paesi membri dell’Unione europea devono fare immediatamente una cosa: fare tutte le pressioni possibili sul governo italiano perché si permetta all’Handala di toccare il porto di Gaza. Vogliamo incontrare i cittadini di Gaza, vogliamo guardare negli occhi le donne, gli uomini, gli anziani, ma soprattutto le bambine e i bambini di Gaza. Vogliamo esprimere concretamente la nostra solidarietà e soprattutto il desiderio della comunità internazionale che il popolo palestinese abbia finalmente la pace, abbia finalmente il diritto a restare nella terra in cui sono nati ed impedire pertanto la pulizia etnica in corso in atto da parte del governo israeliano.   Pertanto, credo che in questo momento la cosa più importante è che ci sia una grande pressione internazionale perché l’Handala possa finalmente approdare a Gaza. Sarebbe un fatto politico importante, dimostrerebbe che di fronte all’inefficienza, di fronte all’incapacità, di fronte alla condivisione da parte dei governi delle politiche genocide d’Israele c’è esattamente una popolazione intera del pianeta che ha fatto una scelta di campo, ha scelto di stare accanto ai palestinesi e ha scelto di farlo in modo concreto, mettendoci i corpi, mettendoci i volti. Lo si sta facendo nelle piazze di tutto il mondo, lo si è fatto nelle università con le occupazioni e gli acampandos. Ebbene oggi lo si sta facendo con un’azione diretta nonviolenta. Ventuno corpi messi a disposizione del popolo palestinese per rompere l’embargo, per rompere questo blocco navale. Ecco, i governi europei, il governo statunitense, il governo australiano, il governo tunisino, il governo marocchino devono fare tutte le pressioni su Israele perché venga rispettato il diritto internazionale umanitario, perché venga rispettato il diritto della navigazione, perché vengano rispettati i più elementari diritti umani. A Gaza si sta morendo di fame, a Gaza si sta morendo di inedia, a Gaza si muore di sete. Ecco, allora se vogliamo davvero esprimere un minimo di umanità, un po’ come ci ricordava Arrigoni: restiamo umani. E, allora, per restare umani, consentite, fate in tutti i modi che Handala possa arrivare a Gaza per esprimere un gesto piccolo, ma un gesto di umanità in un luogo dove la disumanizzazione, dove la morte è diventata sovrana. Grazie. Come seguire sulla mappa la nave Handala: 1) scaricare una applicazione per il tracciamento tramite AIS es. Vesselfinder 2) impostare nella lente di ricerca il nome della nave “NAVARN”, scegliere quella registrata come “pleasure craft” con bandiera inglese 3) potete leggere caratteristiche, rotta seguita, velocità, ecc. e posizione sulla mappa
La Spezia, 31 maggio, Manifestazione antimilitarista “Restiamo umani”
SABATO, 31 MAGGIO 2025, ORE 15:30, PIAZZA BRIN – LA SPEZIA CONTRO TUTTE LE GUERRE E CHI LE ARMA. A FIANCO DEL POPOLO PALESTINESE E DI TUTTI I POPOLI OPPRESSI. PER LA RICONVERSIONE CIVILE DELL’INDUSTRIA BELLICA L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha aderito e parteciperà sabato prossimo alla manifestazione organizzata a La Spezia. La Spezia, città simbolo della produzione militare italiana, diventa protagonista di una mobilitazione per la pace e la riconversione civile. Il 31 maggio, in Piazza Brin, si terrà la manifestazione “Restiamo Umani”, organizzata da persone attive nella società civile, attiviste e attivisti per i diritti umani, associazioni antimilitariste, per dire NO a tutte le guerre e a chi le finanzia, a partire dalla multinazionale Leonardo, il cui stabilimento spezzino esporta armamenti in conflitti in tutto il mondo. Perché La Spezia? La città è un nodo cruciale dell’industria bellica nazionale, con lo stabilimento Leonardo che produce sistemi d’arma venduti a Paesi coinvolti in guerre e repressioni. Parallelamente, il governo spinge per una sempre maggiore militarizzazione del territorio, soffocando lo sviluppo di alternative civili ed ecologiche. La manifestazione rilancia invece la necessità di una riconversione produttiva che orienti risorse e competenze verso settori socialmente utili: energie rinnovabili, trasporti sostenibili, beni pubblici. Perchè “Restiamo Umani”? È una frase semplice ma potentissima. In due parole esprime un intero manifesto etico, una presa di posizione radicale che si oppone alla disumanizzazione. È una frase che ha avuto una forte risonanza pubblica, in particolare come lascito morale e politico di Vittorio Arrigoni, attivista italiano ucciso a Gaza nel 2011, che la usava come firma nei suoi reportage. Proprio per questo, usarla oggi non è neutrale: è un atto di memoria, di continuità e di resistenza. È un invito a non perdere il contatto con l’umano in questo tempo in cui tutto spinge verso la violenza, la separazione, l’indifferenza. Un invito a resistere all’assuefazione alla guerra, alla propaganda, alla crudeltà presentata come normalità. È una scelta di solidarietà come forma di risposta alla disumanizzazione. “Restare umani” non è solo un’esortazione morale individuale, ma una scelta politica. In contesti di guerra, colonialismo, apartheid, genocidio (come quello che molti riconoscono in Gaza), restare umani significa prendere posizione contro le strutture che negano l’umanità altrui, riconoscere l’altro come essere umano, anche quando il discorso dominante lo disumanizza (profugo arabo senza terra, terrorista, semplice danno collaterale). Significa rifiutare la complicità passiva, anche solo tramite il silenzio. Nel momento in cui Gaza è chiusa, bombardata, ridotta alla fame, “restare umani” significa romperne l’isolamento narrativo, non solo fisico, rifiutare la narrazione binaria che divide i popoli in vittime degne e indegne, ricordare che la neutralità, di fronte all’ingiustizia, è complicità. “Restiamo Umani!” è un grido contro la normalizzazione della guerra e dei suoi profitti, ma anche una proposta concreta: investire in lavoro e innovazione al servizio della vita, non della morte. Un messaggio che risuona con forza in una città storicamente legata alla difesa, ma oggi chiamata a reinventarsi. Quella del 31 maggio è una mobilitazione aperta e inclusiva, perché la pace non è solo assenza di guerra, ma giustizia, diritti e un’economia che metta al centro le persone. Restiamo umani, costruiamo la pace. Info e adesioni: manifestazione.noarmi@gmail.com