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Micro carceri
Le comunità accreditate al Ssn e non solo quelle autorizzate, che già svolgono questo servizio, saranno le strutture residenziali e semi residenziali dove potranno scontare la pena detenuti tossicodipendenti e alcol dipendenti. Un proliferare di strutture, difficilmente monitorabili, che svolgerà “a cottimo” questo nuovo servizio che dovrebbe svuotare le carceri […] L'articolo Micro carceri su Contropiano.
June 6, 2026
Contropiano
Svuotare di senso le parole e costruire la nazione: le nuove indicazioni nazionali per i licei
Come riporta un’inchiesta di Wu Ming, nel 2018 il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara incontrava Steve Bannon, inviato di Epstein in Italia prima delle elezioni. All’epoca, il ministro Valditara probabilmente non sapeva di aver incontrato un personaggio molto vicino a Epstein. Eppure, il fatto che sia stato individuato in lui – come in altri membri del governo – un interlocutore possibile, lascia molto intendere della visione del mondo che il ministro e i suoi colleghi politici vogliono perseguire. Una visione del mondo che si esprime con chiarezza nelle Nuove Indicazioni Nazionali per i Licei, pubblicate mercoledì 22 aprile per la prima fase di consultazione con il mondo della scuola. Indicazioni che, come riporta il comunicato sul sito del ministero, «il Ministro Valditara ha fortemente volut»o. I LICEI NON SONO PER TUTT* Leggendo la premessa che accompagna le Nuove Indicazioni Nazionali, si evince chiaramente che i Licei non sono una scuola per tutt*. Dalla prima pagina il maschile sovraesteso, rivendicato come scelta di semplificazione linguistica, marca il testo, disegnando un generico soggetto neutro maschile a cui la scuola si dovrebbe rivolgere. Ma qual è il prototipo di studente che hanno davvero in mente le Nuove Indicazioni Nazionali? Scorrendo le pagine della premessa, si intuisce facilmente che è un’entità senza corpo: la formazione liceale sarebbe infatti destinata a produrre “menti mai sazie di domande”, a promuovere “l’applicazione dell’intelligenza del giovane ad un corpo oggettivo di conoscenze”. Lo strumento principe di questa formazione sarebbe il “testo/libro”, e dovrebbe ambire alla “conquista da parte dello studente di un rapporto colto con la propria lingua”. Un soggetto dunque maschile, di classe media, di madre lingua italiana, abile e senza disturbi dell’apprendimento. Un prototipo di studente preciso che trova cittadinanza nei licei, lasciando tutte le altre soggettività fuori dalla porta, e portandosi dietro il corpo come un fardello silenzioso e inutile. Lasciare fuori la dimensione corporea ha però un prezzo molto alto e passa anche attraverso una cultura cis-etero-sessista e sessuofobica, che  facendo finta di non vedere le differenze in realtà le acuisce, segnando linee di esclusione sui corpi delle persone studenti. IL LIBERO ARBITRIO Questo soggetto maschile abile, di classe media e privo di dimensione corporea stride con la definizione che le Nuove Indicazioni danno dei licei come “scuola dell’adolescenza”. Un’adolescenza raccontata come “il tempo delle prime volte” (che suona ironicamente molto simile al “tempo delle mele”) in cui per mezzo dello studio “l’individuo consegue dimensioni di disciplina interiore e di autocontrollo”. Questo accompagnamento, attraverso il dialogo con i docenti (sempre esclusivamente al maschile, benché la realtà racconti qualcosa di diverso) guidano lo studente alla conquista di una libertà che non è “mera autonomia individuale, svincolata da regole e responsabilità, né tantomeno ridursi ad espressione di proteste, come quelle che sfociano a volte in atti illeciti, né ridotta a forme meramente oppositive o reattive”. Si delinea così anche una narrazione di giovane, di adolescente, come soggetto da disciplinare, a cui insegnare l’autocontrollo e il rispetto delle regole. Una narrazione che  rispecchia e cavalca quella che i media stanno continuamente portando avanti attraverso fatti di cronaca che disegnano sempre di più le persone giovani come fuori controllo. La libertà di cui parlano le Indicazioni Nazionali è una libertà che ha a che fare, come dice il testo stesso, “con il ‘libero arbitrio’, il che implica facoltà di decisione circa gli scopi e gli effetti del proprio agire”. In Soggetti ostinati, Sara Ahmed riflette sul concetto di volontà e di libero arbitrio, mettendo in guardia rispetto al leggere i problemi sociali come problemi di libero arbitrio, che scaricano la responsabilità sull’individuo e sulle sue scelte. Una lettura che invece il testo “fortemente voluto” da Valditara porta avanti, in una prospettiva neoliberista e meritocratica che il ministero rivendica anche nella scelta del proprio nome. EDUCARE ALL’EMPATIA Tra le novità di queste Indicazioni Nazionali rispetto alle precedenti c’è anche un paragrafo, presente nella premessa al testo, che parla esplicitamente di educazione “all’empatia, alle relazioni e al rispetto”. Secondo il documento, questa educazione troverebbe spazio perché > «l’agire educativo richiede, da parte dello studente, il consenso al voler > apprendere: scelta agita in uno spazio di incontro interpersonale che coniuga > dialetticamente nella relazione magistrale istanze a volte in conflitto, > coscienza e inconscio, corporeità e razionalità, in un crogiuolo di affetti e > di pensieri che coinvolgono docenti e studenti nella loro interezza». La coniugazione dialettica di termini dicotomici (coscienza/inconscio, corporeità/razionalità) reitera una delle polarità su cui il sapere occidentale si costruisce a partire dalla divisione corpo-mente, navigando in direzione completamente contraria a tutto quello che sappiamo sull’educazione sessuo-affettiva che, non per niente, viene dichiarata dall’OMS come “olistica” o “completa”. Quello che appare più grave in questo paragrafo, però, è l’appropriazione e lo svuotamento di significato della parola consenso. “Il consenso a voler apprendere” usa un concetto chiave – al centro anche delle mobilitazioni transfemministe rispetto al cosiddetto DDL Bongiorno sui reati di violenza sessuale, che ha cancellato questa parola – per trasformarlo in qualcos’altro, in qualcosa che riporta alla responsabilità individuale. Il consenso della persona studente è narrata come una scelta personale in opposizione dialettica nella “relazione magistrale” con la figura del docente. I temi che saranno portati in questa educazione saranno “la riproduzione e il concepimento consapevole, nonché la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili”. Il consenso è totalmente svuotato dal suo significato, l’educazione al consenso deformata e sussunta dalla scuola, che già se ne occuperebbe, non lasciando spazio alle pratiche educative di prevenzione e contrasto alla violenza di genere che davvero provano a costruire una cultura del consenso. Ma non solo. Il paragrafo sull’educazione all’empatia e al rispetto prosegue con una lunga filippica sul rispetto e di come “l’Occidente abbia fatto di questa idea la base della nozione moderna di persona, soggetto di diritti e doveri inalienabili”, rimarcando ancora una volta i presupposti di una narrazione razzista ed eurocentrica per cui si costruisce un Occidente civile e rispettoso dei diritti delle donne contro un’alterità barbara non meglio specificata. Una narrazione ormai vecchia, pericolosa e criminale, che ha legittimato e legittima le guerre e i genocidi che questo cosiddetto Occidente continua a muovere nel mondo, come in Iran e in Palestina. A SCUOLA DI NAZIONALISMO L’occidente-centrismo delle Indicazioni Nazionali viene confermato quando si aprono le linee guida specifiche per ogni indirizzo – tra cui, da ricordare, c’è il nuovo Liceo del Made in Italy – e si leggono le indicazioni per le singole materie. Nonostante le numerose critiche proprio sull’incipit del paragrafo dedicato alla storia nelle Nuove Indicazioni Nazionali per il Primo Grado (“Solo l’Occidente conosce la storia”), anche nelle Nuove Indicazioni per i licei si prosegue sulla stessa linea. Dopo aver classificato la possibilità di insegnare una storia plurale come “impresa disperata”, le linee guida tornano a ribadire che > «la centralità assegnata nelle Indicazioni alla storia dell’Italia e > dell’Occidente deriva anche dall’oggettivo, enorme rilievo che tale storia ha > avuto e continua ad avere nella vicenda mondiale avendo dato ad essa le forme > universalmente adottate della moderna statualità, le premesse teoriche della > ricerca e del progresso scientifico, le fondamenta dei diritti della persona > umana e delle sue libertà; e da ultimo il concetto stesso di storia che è il > nostro». Una centralità che è rivendicata anche nelle linee guida di italiano, per cui nello studio della lingua italiana si dovrebbe attenzionare anche “lo status di ufficialità della lingua italiana in Svizzera, oltre che l’uso che se ne fa in Vaticano e da parte dei Pontefici della Chiesa cattolica, anche quelli non di nascita italiana”. La lezione decoloniale evidentemente non è arrivata tra i tavoli del ministero. L’esercizio di decentrarsi, di mettere in discussione la propria posizionalità, di farsi domande e guardare attraverso lenti critiche  ciò che si presenta come dato di fatto non rientra tra le finalità auspicate dalla scuola. Si deve continuare a costruire l’invenzione – come avrebbe detto Anderson nelle sue Comunità Immaginate – di una nazione unificata da una lingua e da una storia con una posizione preminente. Un’invenzione falsa e presuntuosa con cui formare i prossimi piccoli nazionalisti, pronti a fare la guerra a chi non rientra nella propria comunità immaginata. CONSENSO E LIBERTÀ Una scuola che lascia il corpo fuori dall’aula, che si concepisce come spazio solo per studenti bianchi, italofoni, abili e della classe media, che concepisce la sessualità solo come orientata alla “riproduzione e al concepimento consapevole”, che disciplina i corpi all’obbedienza. Il tutto con una spolverata neanche troppo velata di razzismo e suprematismo bianco. Le Nuove Indicazioni Nazionali costituiscono un documento importante per capire l’agenda politica di Valditara, del Governo e dei potenti della terra a cui si ispirano. Un’agenda che vuole acuire le disuguaglianze e appesantire le oppressioni, scaricandone le responsabilità sui singoli individui. Un’agenda che educa sì al rispetto, ma delle regole e delle istituzioni che quei potenti costruiscono, dello status quo fatto di marginalizzazione sistemica delle persone povere, disabili, trans*, di razzismo strutturale, di eterosessismo costante e diffuso. Un’agenda che si appropria delle nostre parole, e che per questo diventa sempre più insidiosa. Per questo dobbiamo invece continuare a pronunciarle ad alta voce, a portarle nelle classi, a fare rete nei margini condividendo energie e fatiche ma anche costruendo pratiche controegemoniche, per non lasciare svuotare di senso il consenso e la libertà. Per questo dobbiamo invece continuare a pronunciarle ad alta voce, a portarle nelle classi, a fare rete nei margini condividendo energie e fatiche ma anche costruendo pratiche controegemoniche, per non lasciare svuotare di senso queste parole. La copertina è di Sergio D’Afflitto (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Svuotare di senso le parole e costruire la nazione: le nuove indicazioni nazionali per i licei proviene da DINAMOpress.
April 29, 2026
DINAMOpress
La povertà dei trasporti: un fenomeno di vulnerabilità che interessa 7 milioni di italiani
In Italia oltre 7 milioni di persone vivono in condizioni di “povertà dei trasporti”, una forma di vulnerabilità sociale ancora poco conosciuta che si declina nell’incapacità di sostenere i costi del trasporto pubblico o privato e nella mancanza o l’accesso limitato ai trasporti necessari per accedere ai servizi essenziali, al lavoro e alle opportunità economiche e sociali. Il dato emerge dal primo Green Paper sulla povertà dei trasporti in Italia, messo a punto dal Transport Poverty Lab promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, con il supporto di Tper e Nordcom, il patrocinio della Commissione Europea, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e la collaborazione tecnica dell’Osservatorio Sharing Mobility e della Fondazione Transform Transport ETS. Secondo lo studio, circa 1,2 milioni di famiglie si trovano contemporaneamente in una condizione di rischio povertà e sostengono costi di mobilità particolarmente elevati. Al tempo stesso, 7,3 milioni di cittadini risiedono in aree caratterizzate da un’offerta di trasporto pubblico insufficiente. Il divario territoriale è marcato: nel Sud la disponibilità di trasporto pubblico locale scende sotto i 200 posti-km per abitante in alcune aree di Sardegna e Sicilia, contro una media nazionale di 4.623 e oltre 16.000 posti-km registrati a Milano. A livello regionale, la quota più elevata di famiglie vulnerabili si registra in Calabria, dove supera il 10%, mentre il dato scende sotto il 2% in Trentino-Alto Adige. Il Green Paper ha elaborato una prima matrice della povertà dei trasporti che identifica 4 macro-tipologie di cittadini come chiave interpretativa del fenomeno, che vede spesso sovrapporsi le due componenti principali, la difficoltà di sostenere i costi della mobilità e la difficoltà di accedere ai trasporti necessari per raggiungere opportunità e servizi essenziali: i cittadini soggetti alla forma più acuta di esclusione, dove il basso reddito si somma all’assenza di opzioni disponibili di trasporto nel territorio (vulnerabilità assoluta); i cittadini con risorse personali adeguate, ma penalizzati da un contesto territoriale povero di servizi di mobilità. Spesso compensano questi limiti facendo ricorso massiccio all’auto privata (vulnerabilità territoriale); i cittadini inseriti in un territorio ben servito, ma con capacità personali limitate. Barriere economiche, fisiche o sociali riducono la fruibilità dei servizi (vulnerabilità personale); i cittadini che dispongono di capacità personali adeguate, in un territorio che offre molteplici opzioni di mobilità efficienti (disponibilità e accessibilità). Il Regolamento Europeo che istituisce il Fondo Sociale per il Clima aggiunge a questa vulnerabilità “strutturale”, una “vulnerabilità indotta” che si verifica quando una misura europea ideata per promuovere la mobilità sostenibile impatta economicamente su cittadini e microimprese. Per contrastarla, il Fondo mobilizza circa 85 miliardi di euro, da utilizzare nel periodo 2026-2032, destinandone 9 all’Italia. Ma cosa fare per contrastare la povertà dei trasporti? In Europa più di 25 milioni di residenti non sono in grado di acquistare un’automobile, più di 10 milioni non possono permettersi il trasporto pubblico e quasi 90 milioni non dispongono di un’offerta di trasporto pubblico accessibile. Il Regolamento Europeo propone un vero e proprio Decalogo di misure per il contrasto alla povertà dei trasporti: 1. Sostegno finanziario e incentivi fiscali per l’acquisto diretto di veicoli a basse e zero emissioni. 2. Schemi per il noleggio o leasing di veicoli a zero emissioni per i gruppi vulnerabili in base a fattori come il reddito, l’accessibilità dei trasporti pubblici, e i tempi e le distanze tra casa e luogo di lavoro per evitare effetti regressivi. 3. Investimenti in infrastrutture di ricarica pubbliche intelligenti e bidirezionali a prezzi competitivi, in aree con utenti vulnerabili e in povertà da trasporto. 4. Sussidi per l’acquisto o il leasing di veicoli a zero emissioni destinati alle microimprese (ad esempio taxi, furgoni, camion, veicoli a uso speciale o cargo-bike). 5. Bonus aggiuntivi per la rottamazione di veicoli diesel e benzina, con la garanzia che non vengano acquistati veicoli sostitutivi inquinanti. 6. Promozione dell’uso di biciclette, e-bike, cargo-bike e soluzioni di micromobilità, favorendo sia la creazione di infrastrutture ciclabili sicure che colleghino aree a basso reddito con destinazioni chiave, oltre a sussidi per acquisto, noleggio a lungo termine o leasing di biciclette, e-bike o cargo-bike. 7. Incentivi all’uso di trasporti pubblici economici e accessibili, supportando enti pubblici e privati, comprese le cooperative, nello sviluppo di mobilità sostenibile su richiesta, mobilità condivisa e opzioni di mobilità attiva. 8. Sostegno pubblico a servizi on-demand, “mobilità come servizio (MaaS)” e sharing mobility, per coprire l’intera catena di percorsi, inclusi il primo e ultimo miglio, tenendo conto delle esigenze dei gruppi vulnerabili nelle aree remote e svantaggiate, anche attraverso voucher sovvenzionati. 9. Estensione dell’offerta di trasporto pubblico e di infrastrutture correlate, soprattutto in aree rurali e urbane poco servite, beneficiando gli utenti vulnerabili dei trasporti. 10. Investimenti in hub di mobilità, per facilitare lo scambio e le connessioni tra trasporto pubblico, mobilità condivisa, ciclismo e camminata nelle aree suburbane, periurbane e rurali. Qui il Green Paper sulla povertà dei trasporti in Italia: https://www.fondazionesvilupposostenibile.org/wp-content/uploads/dlm_uploads/Green-Paper-poverta-trasporti.pdf. Giovanni Caprio
April 9, 2026
Pressenza
Terni: per la Giornata internazionale di rom e sinti
OLTRE IL SILENZIO: mercoledì 8 aprile appuntamento alla «Casa delle donne». Qui sotto l’intervento di Rita Sorina Sein. Con una poesia di Magda Bordea. In coda alcuni link utili.     Oltre il Silenzio Storia, memoria e resistenza delle minoranze Rom, Sinti, Kale e Romanichal Un momento di incontro e riflessione per conoscere, ascoltare e costruire insieme uno sguardo più
Roma. “All we need is home”, ma il fattore umano della questione abitativa viene tenuto fuori dalla porta
“Vogliamo una Capitale giusta nella quale nessuno sia escluso. Vogliamo una città su misura di coloro che la vivono”. Sono queste le parole vergate dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri che fanno da incipit al catalogo distribuito alle persone convenute al convegno “All we need is home” organizzato dall’amministrazione capitolina […] L'articolo Roma. “All we need is home”, ma il fattore umano della questione abitativa viene tenuto fuori dalla porta su Contropiano.
December 12, 2025
Contropiano
Materiali convegno | Le guerre degli uomini. Conflitti contemporanei, patriarcato, lavoro vivo – di Cristina Morini
Una recensione al libro di S-Connessioni precarie, Nella Terza guerra mondiale. Un lessico politico per il presente, DeriveApprodi, Bologna 2025, pp.116, euro 15,00 * * * * * Con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il 24 febbraio 2022, la guerra ha conquistato il tempo presente, diventando cardine della politica, dell’economia e del diritto. [...]
October 20, 2025
Effimera
Calcio. Martedì la Uefa potrebbe escludere Israele da tutte le competizioni
Il Qatar sembra che stia facendo forti pressioni sulla UEFA affinché l’espulsione di Israele da ogni competizione venga messa ai voti già martedì prossimo, durante la riunione del comitato esecutivo della UEFA. La conferma arriverebbe dall’Israel Hayom, secondo cui la UEFA si riunirà martedì prossimo proprio per decidere sull’esclusione della […] L'articolo Calcio. Martedì la Uefa potrebbe escludere Israele da tutte le competizioni su Contropiano.
September 22, 2025
Contropiano
Viviamo in una società dell’apartheid?
L’ immigrazione ci rivela qualcosa di più di un “discorso pubblico” viziato da pregiudizi e fake news. I dati smentiscono i talk show ma non basta. C’è un’incomprensione della sfida sociale (anche da parte della sinistra), al lavoro e al welfare che oggi confinano con la marginalità di tutta la […] L'articolo Viviamo in una società dell’apartheid? su Contropiano.
August 18, 2025
Contropiano
Rifondazione: “Esclusi dal processo per la strage di Cutro in quanto voce scomoda?”
Con l’avvicinarsi del dibattimento per l’omissione di soccorso che causò la strage di Cutro del 26 febbraio 2023 – 94 morti accertati, tra cui 35 minori, ed almeno altri venti dispersi – di uomini e donne che tentavano di arrivare in Italia, il Gup ha deciso di escludere 25 delle 113 persone, enti ed associazioni che volevano costituirsi parte civile nel processo. Fra queste esclusioni lascia interdetti quella dell’Associazione Studi Giuridici Sull’Immigrazione (ASGI), dell’Arci, di Cittadinanza Attiva, di Melting Pot, dell’Associazione Sabir  e dell’unica forza politica che ha chiesto di entrare nel processo: Rifondazione Comunista. Sono state invece ammesse le principali Ong che si occupano di salvataggio in mare e, nonostante il parere contrario della difesa degli imputati, i sopravvissuti al naufragio e i loro parenti. Non cesseremo certamente di seguire il processo, ma il non considerare parte in causa noi, insieme alle principali realtà che seguono, oramai da decenni, il risultato di politiche scellerate e capaci di creare solo lutti e sciagure, ci lascia a dir poco interdetti. Il processo in atto si fonda sulle presunte responsabilità non solo dei militari della marina, che non sono intervenuti in tempo per salvare le persone, ma su quelle del Ministero dell’Interno e del governo che dovevano disporre tale intervento. Se la politica è responsabile di un reato è giusto che chi opera politicamente per un radicale cambiamento possa costituirsi contro le scelte di chi ci comanda. Ci domandiamo quindi quali siano le ragioni reali di tali esclusioni: forse non si vogliono al processo, a porre domande, voci scomode che molto hanno da dire sulle ragioni reali per cui quelle persone sono state lasciate morire a poche centinaia di metri dalla salvezza? Il dubbio è lecito. Maurizio Acerbo, segretario nazionale Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione PRC-S.E. Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
May 30, 2025
Pressenza