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Educazione sessuo-affettiva nelle scuole: oltre 135.000 firme in una settimana per il referendum
Abrogare la legge sul consenso di Valditara per permettere a tutti i ragazzi di partecipare alle lezioni sull’educazione affettiva: la proposta di referendum lanciata appena una settimana fa ha già raccolto oltre un quarto delle firme necessarie, ben 135 mila. Una volta raggiunto il quorum (500 mila firme), il testo potrà essere depositato in Cassazione per poi passare al vaglio della Corte Costituzionale, che delibererà in materia di ammissibilità. La legge in oggetto è la n.104/2026, con la quale il governo ha imposto l’obbligo di autorizzazione genitoriale per l’impartizione dell’educazione affettiva, in ogni caso vietata nelle scuole primarie e dell’infanzia. Come spiegano i promotori, il referendum non introdurrebbe automaticamente corsi di educazione affettiva, ma permetterebbe agli studenti di parteciparvi liberamente qualora questi fossero previsti dalla scuola, perchè «informarsi è il primo passo per poter decidere consapevolmente». Il quesito posto per il referendum è il seguente: «Volete Voi che sia abrogata la Legge 9 giugno 2026, n. 104, recante Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.142 del 22 giugno 2026?». Al centro vi è infatti la norma voluta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che prevede che le istituzioni scolastiche richiedano il consenso dei genitori o degli studenti (se minorenni) per la partecipazione ad attività che riguardino i temi della sessualità, oltre a mettere a disposizione preventivamente il materiale delle lezioni affinchè i genitori possano decidere se i figli vi possono assistere o meno. Il consenso, prevede la legge, deve essere dato almeno una settimana prima, in base a necessità non meglio specificate. In aggiunta a ciò, qualsiasi attività «avente ad oggetto temi attinenti all’ambito della sessualità» è vietata nelle scuole primarie e dell’infanzia. L’impartizione dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole è un tema caro alla maggioranza di governo, in particolare alla Lega, che ha fatto del suo divieto un cavallo di battaglia. La materia attira facilmente la discussione politica, la quale tuttavia spesso si concentra sulle distorsioni ideologiche piuttosto che entrare nel merito della questione. Lo scopo dell’educazione affettiva è infatti, quello di fornire ai bambini, già dalla più tenera età, gli strumenti per costruire relazioni basate sul rispetto reciproco (per esempio insegnando il concetto di consenso, il cui significato spesso sfugge ai legislatori stessi). A bambini e ragazzi viene insegnato a riconoscere, e quindi evitare, comportamenti irrispettosi e violenti e ad assimilare concetti come quello della parità di genere. Non si tratta, insomma, di “insegnare il sesso” ai bambini, ma piuttosto di spiegare loro le norme sulle relazioni, sulle emozioni, sul rispetto del corpo (proprio e altrui) e sulla prevenzione della violenza. Nulla a che vedere con la «ideologia gender» inventata dalle destre e rilanciata in Parlamento dalla Lega, che all’impartizione dell’educazione affettiva si è opposta con lo slogan «Dio, patria e famiglia». Ad oggi, l’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa a non avere programmi di educazione sessuale nelle scuole, nonostante i benefici di tali insegnamenti siano ampiamente dimostrati. L’obiettivo del referendum è dunque quello di garantire agli studenti la libera partecipazione alle attività previste sulla materia. Il venir meno della legge sul consenso di Valditara, tuttavia, non introdurrebbe automaticamente l’educazione affettiva nelle scuole. Piuttosto, permetterebbe l’applicarsi delle norme sull’autonomia scolastica, lasciando ai singoli istituti la possibilità di decidere la propria offerta formativa e quindi di introdurre o meno la materia. L’importanza della libera impartizione della materia risiede nel fatto che, come spiegano i promotori, pur restando la famiglia fondamentale nell’educazione dei ragazzi, questi potrebbero non trovarsi a proprio agio a discutere liberamente di certe tematiche a casa, dove alcuni temi potrebbero risultare «difficili da affrontare». The post Educazione sessuo-affettiva nelle scuole: oltre 135.000 firme in una settimana per il referendum appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 13, 2026
L'INDIPENDENTE
La scuola è un’impresa – di Cristina Morini
Che i ragazzi odiano la scuola e amano il gioco lo dite voi. Noi contadini non ci avete interrogati […] Tutta la vostra cultura è costruita così. Come se il mondo foste voi.   Scuola di Barbiana, Don Lorenzo Milani, Lettera a una professoressa, Libera Editrice Fiorentina, 1967, p. 13. Forse il problema potrebbe [...]
May 18, 2026
Effimera
Comunicato Cobas aprile 2026: ispettori all’Istituto Mattei. La montagna ha partorito un topolino
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università condividiamo il Comunicato Cobas Scuola di Bologna sulle vicende dell’Istituto Mattei. Che fine ha fatto l’ispezione voluta dal Ministro Valditara nella scuola di San Lazzaro in cui alcune classi avevano  partecipato al webinar con Francesca Albanese?  RIEPILOGHIAMO PRIMA I FATTI A dicembre, su segnalazione  di un genitore, isolato, si erano subito attivati esponenti di Fratelli d’Italia e della Lega chiedendo un intervento del Ministro affinché fossero accertate le  responsabilità di chi aveva consentito che la propaganda politica entrasse nelle scuole e fossero presi provvedimenti esemplari. I toni della canea mediatica, sulla scia di quanto avvenuto anche in alcune scuole toscane, si sono subito alzati ed è stata avviata l’ispezione. Poche settimane prima il Ministro Valditara aveva diramato la nota dove richiamava le scuole a non consentire iniziative in cui non fosse garantita la pluralità dei punti di vista su questioni di interesse politico-sociale, con l’obiettivo dichiarato di contrastare la propaganda politica nelle scuole e il malcelato intento di sottoporre a censura le iniziative sulla Palestina. Oggi possiamo affermare che l’ispezione ordinata dall’Ufficio Scolastico Regionale si è rivelata un buco nell’acqua: non è stato trovato nessun elemento di rilievo che consentisse di contestare i contenuti del webinar e l’attività didattica svolta. Nessuna pistola fumante, ma solo la constatazione che la relatrice ONU ha presentato alcuni contenuti del suo libro Quando il mondo dorme, perfettamente integrati con la programmazione didattica ed educativa: origine, composizione e funzioni dell’ONU; l’infanzia a Gaza.  Insomma dopo tutti i clamori suscitati dal caso, in un clima di caccia alle streghe, l’ispezione non ha portato né ad evidenziare contenuti inappropriati, né l’inadempienza al dettato delle circolari ministeriali, né la violazione di un presunto diritto all’informazione preventiva delle  famiglie: il webinar era del tutto coerente con la programmazione di educazione civica della scuola e con la programmazione disciplinare della docente coinvolta. A conti fatti l’ispezione quindi legittima pienamente l’importante iniziativa di Docenti per Gaza che, come in altre occasioni, ha consentito di ampliare lo sguardo sulla contemporaneità e su Gaza in particolare. Il tentativo di arrivare a una vera e propria “criminalizzazione” di chi intende approfondire la storia dello stato di Israele, dell’occupazione coloniale, del sistema di apartheid e del genocidio è fallito. Allo stesso modo il tentativo grottesco di negare la cittadinanza nelle scuole addirittura a una relatrice speciale dell’ONU sui temi di specifica competenza ha seguito la stessa sorte. Ciò rappresenta un segnale importante e rassicurante  per chi lavora a scuola. Da qui ripartiamo con la consapevolezza che si può e si deve parlare della contemporaneità, che il pluralismo e la libertà sono il cuore dell’ insegnamento e insieme l’antidoto alla propaganda e alla censura, che sono sempre state e rimangono  le pratiche di chi detiene il potere politico e non certo di singoli docenti.  UNA DEBACLE COSÌ NETTA DOVEVA TUTTAVIA ESSERE IN QUALCHE MODO VELATA E ATTENUATA. Caduta la possibilità di procedere sulla sostanza dell’accusa, si è voluto tenere in vita la possibilità di aprire comunque una contestazione alla docente in merito alle irregolarità formali riscontrate dall’ispezione. La responsabilità della valutazione di questi elementi viene così scaricata al Dirigente scolastico poiché ritenuti troppo lievi per giustificare l’azione disciplinare dall’USR. Il Dirigente, che ha facoltà di irrogare solo le sanzioni meno gravi, ha deciso a questo punto di  produrre una contestazione di addebito alla docente sulle presunte irregolarità burocratico-procedurali segnalate nel verbale di ispezione e trasmesse dall’USR, consistenti nel fatto di non avere preventivamente informato la dirigenza stessa e il Consiglio di classe.  Sono passati nel frattempo quasi quattro mesi, ben oltre i 30 giorni previsti dalle norme che regolano i procedimenti disciplinari. Il Dirigente scolastico, che a sua volta inevitabilmente è stato oggetto dell’accertamento ispettivo istituito dall’USR sui fatti accaduti, dovrà presumibilmente rendere conto allo stesso ufficio riguardo all’esito del procedimento. Ora cosa è possibile attendersi? Sappiamo che a settembre, già solo al semplice invito alla prudenza espresso da esponenti dell’Ufficio Scolastico Provinciale, la quasi totalità dei dirigenti scolastici bolognesi si è allineata alle richieste impedendo la votazione nei Collegi dei docenti di un documento promosso dalla rete dei docenti per il rispetto dei diritti umani in Palestina. Non abbiamo motivi per credere che in questa circostanza possa accadere qualcosa di diverso, anche se saremmo felici di sbagliarci.  [A PROPOSITO DI LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO] Sull’accusa di non avere informato il dirigente scolastico riguardo all’attività programmata nelle proprie ore di lezione è doveroso ricordare che questo avviene quotidianamente in tutte le scuole ed è avvenuto anche per le centinaia di docenti che si sono collegati durante le proprie ore di lezione ai webinar di docenti per Gaza: si chiama libertà di insegnamento. Il fatto che l’attività fosse un webinar  e che per questo fosse assimilabile a un contratto con un esperto esterno necessitante l’autorizzazione del Dirigente come sembrerebbe risultare dal parere degli ispettori, appare una interpretazione capziosa e pretestuosa, in ogni caso dissonante con l’utilizzo ordinario degli strumenti informatici e dei collegamenti al web che sono stati massicciamente introdotti  nelle scuole senza che venisse mai emanato alcun regolamento inerente il loro utilizzo.  Sarebbero davvero infiniti i presunti “contratti” stipulati illegittimamente dai docenti con testate giornalistiche, Raiplay, musei, istituzioni e associazioni varie, anche nella forma assimilabile al webinar. Tutte e tutti noi sappiamo, docenti e dirigenti, chenulla di tutto ciò sarebbe successo se il webinar non fosse stato con Francesca Albanese e sul tema della Palestina. Qui a essere in gioco non sono certo i vizi procedurali e si tratta di riconoscerlo almeno per onestà intellettuale. IL PUNTO PIÙ CRITICO È TUTTAVIA UN ALTRO Cosa avrebbe fatto il dirigente di fronte a tale eventuale comunicazione/richiesta preventiva? Sappiamo che in alcune scuole la dirigenza non ha  autorizzato la partecipazione al webinar di Albanese così come sappiamo che, in un’altra scuola bolognese, è stato impedito a diverse classi di partecipare all’incontro con due ragazzi israeliani obiettori di coscienza a causa di un atto unilaterale del dirigente. Il clima di paura si è diffuso a tal punto da rendere i dirigenti scolastici più realisti del re e a conformare i propri atti amministrativi alla più grigia obbedienza, fosse anche solo per autotutela, discostandosi profondamente dalle istanze formative espresse dal corpo docente.   LA SCUOLA AVREBBE BISOGNO ANCHE DI UN PO’ DI CORAGGIO TALVOLTA.  L’archiviazione del procedimento, cioè di quanto si vuole fare rimanere in piedi dopo un accertamento ispettivo sostanzialmente fallito nei suoi intenti, sarebbe un segnale in questo senso, una vittoria per chi lavora nella scuola e una boccata di aria fresca. Comunque, a prescindere da come termini la vicenda, noi daremo sempre sostegno a chi diventa il bersaglio di turno delle pratiche disciplinari a sfondo ideologico e intimidatorio, qualsiasi sia il livello a cui avvengono, così come continueremo a praticare e a sostenere l’unica vera autonomia di cui la scuola ha davvero bisogno, quella dall’ingerenza dei politici di professione e delle famiglie, quell’autonomia, sancita dalla costituzione, che si chiama libertà di insegnamento. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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