Tag - lotta alla mafia

[2026-10-14] Fuori le mafie dalla nostra città @ Piazza Malatesta
FUORI LE MAFIE DALLA NOSTRA CITTÀ Piazza Malatesta - P.za Roberto Malatesta, 00176 Roma RM (mercoledì, 14 ottobre 18:00) ALLE BOMBE RISPONDIAMO CON LA COMUNITÀ! In questi mesi si sono susseguite a Roma una serie di bombe: il nuovo linguaggio delle contese tra clan. Fino ad ora nessuno si è fatto male, ma è stata solo fortuna. Vogliamo il diritto di abitare i nostri quartieri in sicurezza. Senza avere paura. I nostri quartieri appartengono a chi ci vive. A chi ci lavora. A chi ci cresce. Non alla criminalità organizzata. Crediamo che la risposta a tutto questo debba essere cittadina e di comunità e partire da chi ogni giorno anima le piazze e le strade dei nostri quartieri. Una comunità unita è la precondizione per far emergere le dinamiche oppressive delle mafie, denunciarle e sconfiggerle. Saremo in piazza con Libera Roma il 14 Ottobre alle 18:00 a Piazza Malatesta come associazioni, parrocchie, scuole, istituzioni e cittadinanza per una città libera dalle mafie. Per quartieri con più centri giovanili e scuole aperte il pomeriggio, presidi di salute e diritto ad un lavoro dignitoso. Per una città in cui l’accesso alla cultura è un diritto di tutte e tutti. Per una risposta che non cerchi il capro espiatorio in chi è marginalizzato ed escluso, ma punti il dito contro le potenti organizzazioni criminali che lucrano su povertà e solitudine.
October 12, 2026
Gancio de Roma
Mauro Rostagno, il coraggio della verità
Il 26 settembre 1988 di 37 anni fa il nostro caro amico Mauro Rostagno veniva barbaramente assassinato dalla mafia a Valderice di Lenzi – Trapani – mentre rientrava alla comunità Saman che dirigeva, dopo aver trascorso la giornata negli studi della televisione locale RTC, dove curava il notiziario. La sua auto fu intercettata da due killer di Cosa nostra che lo colpirono con un fucile e una pistola. L’ultima sentenza della Cassazione – 27 novembre 2020 – ha confermato l’ergastolo per il boss Vincenzo Virga e l’assoluzione per Vito Mazzara, che in primo grado era stato condannato perché ritenuto il killer di Mauro Rostagno. Questa la cronaca, ma per noi studenti di Sociologia di Trento, Mauro Rostagno era stato il nostro compagno di studi e soprattutto il leader carismatico delle lotte studentesche ed operaie del ’68 trentino. In seguito Mauro si era impegnato in varie realtà ed in diversi modi, ma sempre dalla parte dei più deboli, perseguendo il suo impegno civile in difesa della libertà e della giustizia sociale. Infine il suo lavoro di giornalista nella televisione RTC trapanese aveva avuto molto successo facendolo diventare popolare per le sue puntuali inchieste e denunce del malaffare mafioso locale e per questo odiato dai mafiosi stessi. Forse nemmeno Mauro avrebbe potuto immaginare che dopo tutti questi anni saremmo giunti alla situazione geopolitica attuale che sta sconvolgendo il mondo, dal criminale genocidio dei palestinesi a Gaza da parte d’Israele, alla guerra d’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina e ormai anche dell’Europa. Inoltre si va diffondendo una concezione assolutistica del potere, come negli USA di Trump, che non accetta pareri difformi per cui lo stato di diritto e l’equilibrio dei poteri su cui si fondano le democrazie liberali è messo continuamente sotto attacco con il restringimento delle libertà individuali. Con l’occasione un saluto a tutti gli amici di Mauro e a coloro che lo hanno conosciuto e amato, in particolare alla sua compagna Chicca Roveri e a sua figlia Maddalena. Alcuni eventi in memoria di Mauro Rostagno che si sono svolti nel 2025: Il 26 settembre alle ore 15 il Consiglio comunale di Trapani, in sessione straordinaria ha conferito con una cerimonia la cittadinanza onoraria al giornalista e sociologo Mauro Rostagno. Il 19 giugno a Genova, durante la settimana del rifugiato tutta la giornata è stata dedicata a Mauro Rostagno in occasione della ricorrenza di 10 anni dell’intitolazione della piazzetta a suo nome. Il 29 maggio a Terlizzi – Puglia – durante la 14° edizione del festival per la legalità, vi è stato un incontro dal titolo “Mauro Rostagno, l’uomo che voleva cambiare il mondo”. Il 20 giugno a Denno – Trentino – vi è stato un incontro dedicato a Mauro Rostagno: “La memoria e il riscatto. Mauro Rostagno il coraggio della verità.” Redazione Italia
September 27, 2026
Pressenza
La miniserie prossimamente in onda su Rai 1 e Rai Play
Negli anni Ottanta in Sicilia si incrociano i destini del giudice ragazzino e di un gruppo di giovani stiddari, cresciuti nella povertà e attratti dalla criminalità come ‘via di riscatto’. Nato a Canicattì nel 1952, dal 1979 sostituto procuratore al Tribunale di Agrigento, Rosario Livatino combatte il potere mafioso colpendone patrimoni, interessi economici e radicamento nel territorio dove, intanto, la stidda conquista spazi e consensi. Quando viene assassinato ha 37 anni. La sua biografia redatta a cura del Centro Studi Rosario Livatino – fondato da un gruppo di giuristi, magistrati, avvocati, docenti universitari e notai – riferisce che “Nel decennio dal 29 settembre 1979 al 20 agosto 1989, come Sostituto Procuratore della Repubblica, Livatino si è occupato delle più delicate indagini antimafia, di criminalità comune ma anche, nel 1985, di quella che poi negli anni 1990 sarebbe scoppiata come la Tangentopoli siciliana. Fu ucciso la mattina del 21 settembre 1990 sul viadotto Gasena lungo la SS 640 Agrigento-Caltanissetta mentre, alla guida della propria auto, si recava in Tribunale. Per la sua morte sono stati individuati, grazie al testimone oculare Pietro Nava, i componenti del gruppo omicida e i mandanti, e tutti sono stati condannati, in tre differenti tronconi processuali”. Nel 2021 Chiesa cattolica ha proclamato Rosario Livatino un beato, martire della lotta alla mafia, che l’Assemblea generale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) lo scorso maggio ha elevato patrono dei magistrati – Vatican News / Rosario Livatino, la giustizia sotto lo sguardo di Dio > Quando moriremo non ci verrà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo > stati credibili – Rosario Livatino “La personalità del giudice Rosario Livatino potrebbe essere riassunta in questa sua frase, che fa il paio con quella in cui sosteneva che un magistrato non deve limitarsi a essere indipendente, ma deve anche apparire tale. Profondamente religioso, da bambino Livatino era soprannominato 101 anni per la precoce maturità e saggezza. Privo di scorta perché l’aveva sempre rifiutata, il 21 settembre 1990 Livatino fu freddato lungo la strada Canicattì-Agrigento. Paolo Borsellino fu fra i primi ad accorrere sul posto. All’indomani dell’omicidio, Giovanni Falcone immaginò che di lì a poco nessuno si sarebbe più ricordato di Livatino, vista la minore centralità che Agrigento aveva rispetto a Palermo nella lotta alla mafia. La realtà di Girgenti era quella di una città ripiegata su se stessa, dove alcuni dei superiori di Livatino avevano frequentazioni imbarazzanti. Livatino invece si distingueva per la ritrosia verso le uscite pubbliche, si teneva lontano da ogni possibile clamore mediatico, con un atteggiamento che, unito alle sue inchieste e ai suoi processi, favorì la decisione di ucciderlo. Nando dalla Chiesa è dubbioso riguardo l’estraneità di Cosa Nostra all’assassinio: difficile, seppur non impossibile, che la decisione di eliminare Livatino sia stata della sola Stidda. Il giudice ragazzino, il libro che Nando Dalla Chiesa scrisse sulla vicenda Livatino, volle essere anche una risposta alla previsione di Falcone” – Rai Cultura / Rosario Livatino, “il giudice ragazzino” sottratto all’oblio. La storia di Rosario Livatino, che la Chiesa ha proclamato un ‘beato’, martire della lotta alla mafia, e il ‘patrono dei magistrati’, viene narrata in una miniserie televisiva LIVATINO IL GIUDICE E I SUOI ASSASSINI, una coproduzione Rai Fiction – Goldenart Production – Rai Com prodotta da Federica Luna Vincenti  e realizzata con contributi del Ministero della Cultura / Direzione Generale Cinema e audiovisivo, della Regione Sicilia / Assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo e di Sicilia Film Commission. Il cast di interpreti – tra cui Giuseppe De Domenico nel ruolo del protagonista principale e Leonardo Maltese, Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta e Brenno Placido – è stato condotto da Michele Placido, per la sua prima volta alla regia di una fiction per la Rai. Il ciclo di 4 episodi da 50′ ciascuno andrà in onda prossimamente su Rai 1 e Rai Play. Redazione Italia
September 16, 2026
Pressenza
A volte dal Parlamento arriva anche qualche buona notizia
Non sono frequenti le buone notizie dal Parlamento. Eppure, in questi ultimi giorni i nostri eletti approvando la legge “Liberi di scegliere” e un emendamento alla legge elettorale ci hanno meravigliato per ben due volte. Mercoledì 15 luglio il Senato ha approvato all’unanimità il disegno di legge chiamato “Liberi di scegliere”, che garantisce assistenza e protezione a minori e madri in fuga da ambienti mafiosi. La Camera lo aveva approvato il 1° luglio scorso e, quindi, con la delibera finale, la legge estende a tutto il territorio nazionale il protocollo Liberi di scegliere, avviato nel 2012 su iniziativa del magistrato Roberto Di Bella, allora presidente del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria, ora a Catania. Alla buona riuscita del progetto hanno contribuito anche Libera e la Conferenza episcopale italiana (Cei), che hanno favorito il trasferimento e il reinserimento delle donne e dei minori che hanno scelto di allontanarsi dai contesti mafiosi. “La legge approvata – ha sottolineato Luigi Ciotti in occasione del voto – è motivo di enorme gioia, per chi come noi da anni sperimenta i problemi di donne, bambini e ragazzi che cercano la propria libertà e dignità lontano dai contesti mafiosi di origine, a costo di affrontare minacce e rischi concreti”. Il testo prevede misure di tutela, come il trasferimento in luoghi protetti e il cambio dei documenti, forme di supporto economico, psicologico e sociale e strumenti per favorire l’inserimento lavorativo e la prosecuzione degli studi. I beneficiari del programma Liberi di scegliere sono: i figli di persone indagate, imputate o condannate per associazione mafiosa oppure finalizzata al narcotraffico, o ancora per delitti commessi con l’aggravante del metodo mafioso, ma la platea è stata allargata anche ai minori di persone coinvolte in procedimenti per associazione a delinquere semplice (un’apertura che ha fatto discutere); i minori coinvolti nella commissione di questi reati che manifestino la volontà di allontanarsi dal contesto criminale; minorenni vittime di violenza o intimidazione da parte delle organizzazioni criminali; i giovani fino ai 25 anni che erano già beneficiari da minorenni e confermano la volontà di allontanarsi dalle famiglie; i genitori, o chi esercita la responsabilità genitoriale, che scelgono di allontanarsi insieme ai figli. La legge si applica solo quando non ricorrono i presupposti per l’ammissione ai programmi già previsti per i collaboratori di giustizia o i testimoni di giustizia. Il Procuratore per i minorenni può muoversi a seguito di denunce, segnalazioni di servizi sociali o scuole, su istanza diretta della persona interessata, oppure dopo aver ricevuto informazioni emerse nel corso di indagini della procura su mafia e traffici di droga che coinvolgano minori a rischio. La nuova legge prevede che i vertici della Procura ordinaria informino i colleghi della Procura per i minorenni sui procedimenti penali che coinvolgono genitori accusati o condannati per mafia, in modo da far scattare tempestivamente le verifiche sulle condizioni di vita dei figli minori, per verificare se la loro crescita e la loro integrità sia a rischio. In attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il testo approvato è disponibile sul sito del Senato e il dossier parlamentare è pubblicato sul sito della Camera dei deputati. Per consentire ai cittadini di vota in un Comune diverso da quello di residenza, la Camera dei deputati nei giorni scorsi ha approvato all’unanimità anche un emendamento alla discutibilissima legge elettorale da tanti ritenuta palesemente incostituzionale. L’ISTAT stima che nel nostro Paese siano circa 4.9 milioni le persone alle quali viene sistematicamente preclusa la possibilità di esercitare il diritto di voto. Si tratta soprattutto di giovani tra i 18 e i 35 anni che si spostano per motivi di studio o alla ricerca del primo impiego. Moltissimi di loro provengono dalle regioni del Sud, dalle quali sono costretti a emigrare verso il Nord Italia a causa delle scarse opportunità offerte nei loro territori. Come evidenziato nel rapporto “Fuori sede al voto: realtà in Europa, miraggio in Italia” elaborato da The Good Lobby e Comitato Iovotofuorisede, con l’eccezione di Cipro e Malta, piccole isole che non necessitano di sistemi per votare da remoto, l’Italia è l’unico Paese europeo a non permettere il voto ai fuori sede. La norma introdotta nella legge elettorale prevede la possibilità che, attraverso l’iscrizione in un apposito albo, chi per motivi di studio, lavoro o cure mediche abita lontano dal proprio Comune di residenza, eserciti il diritto di votare dove è temporaneamente domiciliato. “In questi anni di campagna – ha sottolineato l’organizzazione non profit The Good Lobby – insieme a Will Media e tutta la Rete Voto Fuorisede siamo riusciti a compattare la maggioranza su un tema inizialmente divisivo, rendendolo così trasversale che anche le opposizioni hanno votato a favore dell’emendamento. Fino all’ultimo abbiamo lavorato, in stretto dialogo con i decisori politici, per proporre riformulazioni che migliorassero il testo. Il requisito per chi si sposta per motivi di cura, per esempio, è stato ridotto a tre mesi ed è stata introdotta una seconda finestra di registrazione per chi acquisisce lo status di fuorisede fino a quarantacinque giorni prima delle elezioni. Si tratta di un risultato significativo, ma il percorso non è concluso. Per diventare legge dello Stato ed essere applicata alle prossime elezioni Politiche, alle Europee e ai Referendum, la riforma deve completare il suo percorso istituzionale. Restano ancora alcuni punti che, per le organizzazioni che da anni si battono per questo risultato, a partire dalla Rete Voto Fuorisede, sarebbero da modificare, come la soglia temporale di 9 mesi per rientrare nella categoria dei fuori sede e, quindi, avere diritto a votare nel nuovo domicilio. Un requisito da abbassare perché escluderebbe numerose categorie di persone. Per chi si trova invece lontano da casa per motivi documentati di cura, il requisito minimo è di tre mesi. Giovanni Caprio
July 21, 2026
Pressenza