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Verità e giustizia per la strage di stato a Cutro
Il 26 febbraio 2023 un barcone stracolmo di uomini, donne e bambini è stato lasciato affondare a 80 metri dalla spiaggia di Cutro. Il grido dei familiari e dei superstiti della strage di stato è arrivato anche nella sede più alta della pseudo-democrazia europea, il Parlamento di Bruxelles. Grazie all’eurodeputato Mimmo Lucano, che ha risposto alle loro richieste, nelle aule del Parlamento con la partecipazione del gruppo The Left e Carovana Migranti il 24 giugno attivisti calabresi, giornalisti, registi e testimoni oculari della strage si sono incontrati per parlare delle politiche europee responsabili del migranticidio che da anni va avanti nel Mar Mediterraneo e nelle frontiere europee sigillate nei confronti di coloro che fuggono da guerre, povertà e dittature. Come hanno scritto Fatima Farzaneh e Laila Maleki, che nella strage hanno perso metà della propria famiglia, “È difficile sopravvivere con il pensiero dei nostri cari, morti al largo delle vostre coste, vivere nella speranza di coloro che non ce l’hanno fatta, vivere tra l’angoscia delle famiglie, padri, madri e figli, che attraversano il mare nella speranza di una possibilità di una salvezza, di una vita migliore. Eppure per tutti coloro che hanno perso la vita e per tutti coloro che lottano per la giustizia, questa speranza non deve essere dimenticata e offesa.” Come ha detto Mimmo Lucano aprendo i lavori dell’incontro a Bruxelles, “È necessario riconoscere questa tragedia come una strage di stato ed è fondamentale chiedere scusa ai familiari in nome delle istituzioni che rappresentiamo. In quel periodo ero sindaco di Riace e avevo chiesto scusa come sindaco. In Calabria è consuetudine che quando muore qualcuno nei giorni successivi si fa silenzio. Per questo vi chiedo di fare un minuto di silenzio, perché quelle di Cutro sono state immagini insopportabili e per qualsiasi cuore umano sono state uno scandalo. E le vedremo anche stasera nel documentario di Bruno Palermo su Cutro. Dopo poche ore dalla strage, mentre il mare ancora restituiva i corpi gonfi dei bambini annegati, abbiamo visto le immagini della Presidente del Consiglio e del ministro Salvini che facevano il karaoke. Loro non hanno avuto alcun rispetto per la vita. Ecco perché vi chiedo un minuto di silenzio”. “Questo incontro – ha continuato l’eurodeputato – è avvenuto a pochi giorni dal nuovo patto europeo su migrazioni e asilo, che di fatto smantella il diritto di asilo, accanendosi in particolare con speciale crudeltà sui migranti, aprendo alle deportazioni di massa, nei centri di detenzione di Paesi terzi. Siamo quindi davanti a una verità scomoda. Quella di Cutro non è stata una tragedia del mare, è stata una strage politica, il risultato diretto di decisioni precise, di ritardi, di omissioni, di un sistema che ha scelto di non mettere la vita umana al primo posto. Questo sistema ha un nome e una struttura ed è il risultato di anni di politiche europee che hanno trasformato il Mediterraneo in una frontiera armata e omicida. Non è come dice la destra di governo e a volte anche la sinistra di governo, un sistema per gestire i flussi. No, è selezione della vita e della morte. È un sistema europeo e degli Stati membri che antepone logiche di controllo al soccorso, in cui la morte diventa un effetto collaterale e con cui gli Stati rinunciano alla propria umanità politica. Oggi siamo qui per raccontare la disumanità e il cinismo di una politica che ha trasformato il soccorso in un’eccezione e il controllo nella regola. Non esistono civiltà e democrazia dove la difesa dei confini vale più di una vita. Cutro è il momento più infimo, il vero fallimento morale del cinismo della destra rappresentata dal governo italiano. Se ha qualche valore il mio impegno politico e umano è che i morti di Cutro siano ricordati come eroi, come combattenti della libertà”. Dopo queste parole ai parlamentari europei, la 25enne afghana Fatima Farzaneh si è rivolta ai parlamentari e ai presenti dicendo che i familiari delle vittime sono andati al Parlamento Europeo per chiedere verità e giustizia: “Chiediamo oramai da 3 anni che le richieste dei familiari vengano ascoltate. Che le responsabilità della strage vengano accertate in modo serio e imparziale. Ogni minuto perduto è costato vite umane: è necessario chiarire perché i soccorsi non sono partiti in tempo, nonostante i pericoli che incombevano sui migranti fossero stati segnalati da Frontex molte ore prima. Chiediamo che i familiari delle vittime che non hanno neanche potuto visitare le tombe dei propri cari possano ricevere un visto dal governo italiano per potersi recare in Italia. Non si tratta di una richiesta straordinaria: salutare un’ultima volta le persone che si amano è un diritto umano fondamentale. Chiediamo inoltre un risarcimento perché abbiamo il diritto che la nostra sofferenza venga riconosciuta. Il denaro non vale la vita di nessuno dei nostri familiari, ma dal 2023 continuiamo a mantenere viva la memoria dei nostri cari e a chiedere giustizia. Abbiamo scritto, parlato e sperato… ma fino a oggi dal governo Meloni è giunta solo una risposta: il silenzio.” La giovane afghana Zahra Barati ha spiegato che suo fratello era salito sulla Summer Love per sfuggire ai talebani e che la sua famiglia vive costantemente il trauma della sua morte; perderlo è stato un duro colpo per la sua famiglia, in cui sono rimaste vive solo le donne, ora rimaste sole. Un sopravvissuto alla strage, Almoki Assad ha raccontato che ogni notte si addormenta con le urla delle donne e dei bambini inghiottiti dalle onde e ha esclamato: “Considerate le vittime come parte dell’umanità, non solo come statistiche!” Particolarmente emozionante l’intervento di Orlando Omodeo, medico della polizia scientifica in pensione. Quella maledetta mattina era lì, sulla spiaggia di Cutro, dove ha soccorso una ventina di naufraghi, ma per la prima volta nella sua vita senza riuscire a salvarne nessuno: “Ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana. Ai nostri politici di destra che parlano di dio, patria e famiglia chiedo: ‘In quale dio, patria e famiglia credete? A chi fate la guerra? Con che coscienza costruite le vostre carriere politiche sull’odio e infierendo sugli ultimi, sui più deboli e sugli inermi?’ Quel giorno in cui 35 bambini sono morti annegati il mare non era, come dicono i politici bugiardi, mosso a forza 7: il mare era a forza 4. I governanti italiani hanno anche detto di non sapere che sulla Summer Love c’erano delle persone: falso! falso!! falso!!!” “Io c’ero – ha concluso il dottor Omodeo piangendo – A Crotone ci sono due rimorchiatori oceanici che avrebbero potuto trainare il barcone nel porto. Perché non sono stati usati?” Un giornalista che ha seguito fin da subito le vicende la strage di Cutro, Giuseppe Pipita, ha invitato tutti ad andare a Crotone a seguire il processo ‘silenziato’: “Il giudice ha deciso di celebrarlo a porte chiuse, negando che alle udienze assistano anche radio e televisioni. Perché? Perché colpevole della strage non è il mare, sono le persone che hanno scelto e deciso di non intervenire”. Mimmo Lucano ha poi concluso annunciando di aver presentato un’interrogazione parlamentare al governo italiano per chiedere verità e giustizia e una piena ricostruzione delle responsabilità istituzionali e, citando la famosa poesia di Pier Paolo Pasolini, dichiarando: “Io so, ma non ho le prove. Io so che 94 persone tra cui 34 bambini sono morte a pochi metri dalla spiaggia, io so che il Mare Ionio ha restituito i corpi gonfi di neonati e bambini che potevano essere salvati. Quelle persone avevano attraversato il mondo per mettersi in salvo. Per questo, per quelle vite spezzate e per le loro famiglie continuerò a chiedere verità e giustizia e responsabilità”. Manfredo Pavoni Gay
June 30, 2026
Pressenza
A Mimmo Lucano il primo premio del festival “Palpitare di nessi”
Il festival della legalità e della disobbedienza, nel nome di Danilo Dolci, premia il 4 volte Sindaco di Riace, consacrato “capatosta” e “o’ curdo” dai suoi esegeti: Mimmo Lucano ha portato a casa la targa del premio che il Centro Culturale Danilo Dolci di Trappeto (PA) ha assegnato quest’anno per la prima volta all’insegna del coraggio e della fermezza ideale. Amato da generazioni di giovani e meno giovani per la sua coerenza cristallina, profeta del pensiero radicale di sinistra in grado di coniugare la fede comunista con i principi del Cristianesimo più intransigente, Lucano è da sempre il bersaglio preferito degli esponenti della destra più conservatrice, spaventati dal dilagare del “modello Riace” che avrebbe potuto aprire le porte ad uno sviluppo del nostro Mezzogiorno a trazione extracomunitaria. Ed è proprio questo mix di francescanesimo intriso di socialismo internazionalista che ha spaventato i neocons di casa nostra, spingendoli a perseguitarlo con metodi maccartisti che hanno generato una reazione popolare travolgente che ha portato il Mimmo calabrese fino a Bruxelles, in carrozza. Lo ricordava ieri sera proprio lui, ringraziando Daniela Dolci per questo premio inaspettato, citando i suoi padri spirituali Bregantini, Bianchi e Alex Zanotelli. Alla domanda ormai scontata “Perché fai tanta paura?” lui ha risposto citando il mix esplosivo di cui è stato portatore, ispirato dal desiderio di rinascita dei centri interni, poveri e spopolati, e dal seme di rinascita contenuto nel Vangelo e nella teologia della Liberazione. Una strategia che ha prodotto uno sviluppo locale che non si è fermato neppure davanti all’odio razziale sostenuto dai nazionalismi europei e dai neofascismi. Oggi Riace arranca tra l’isolamento politico del suo leader perseguitato e il dilagare della destra più becera e atlantista degli ultimi 80 anni, ma il teorema di Lucano non cambia : “battere la destra con il voto e la pratica di una nuova umanità rivoluzionaria” . E a fargli cornice ci sono stati gli applausi per “Il volo”, proiettato ad inizio serata, che Wim Wenders gli dedicò nel 2008 e che ancora oggi riverbera delle parole del maestro berlinese: “Bravo Mimmo! Hai saputo intuire il nostro futuro…”. E queste affermazioni, benché foriere di una lunga e crudele persecuzione, suonano oggi profetiche nella terra di Danilo Dolci e Peppino Impastato, il martire siciliano vissuto e ucciso a due passi da Trappeto. Finché avremo persone come Mimmo è lecito sperare. Redazione Italia
June 28, 2026
Pressenza
La strage di Cutro arriva a Bruxelles: l’appello per verità e giustizia
Prima le foto della tragedia, poi il film “Cutro 94… and more”. La strage del 26 febbraio 2023 arriva nel cuore della politica continentale, al Parlamento Europeo di Bruxelles, grazie all’iniziativa di The Left “Verità e giustizia per il naufragio di Cutro”, voluta da Mimmo Lucano e svoltasi il 23 giugno. Un incontro nella sala 7C50 dell’Europarlamento al quale hanno partecipato familiari delle vittime e superstiti. “Dobbiamo spezzare il silenzio. Contribuire a non far passare un evento drammatico come qualcosa destinato a scadere nella routine”, ha detto Mimmo Lucano spiegando i motivi dell’iniziativa. “Prima i soccorsi, poi la sicurezza” Aprendo la manifestazione, Lucano ha sottolineato: “Da quel dramma bisogna costruire rapporti e relazioni di solidarietà, non basate sull’avversione, sulla discriminazione o sulla sicurezza. Bastava dire che venivano prima i soccorsi e non la sicurezza: c’era tempo per la sicurezza. Dal naufragio, quello che succede nella mia coscienza non è la ricerca giustizialista o l’individuazione dei colpevoli. I colpevoli si sa già chi sono. Come diceva Pier Paolo Pasolini dopo la strage di Piazza Fontana: ‘Io i colpevoli li conosco, ma non ho le prove’. Cutro dimostra un modello politico che accetta la morte come effetto collaterale. Cutro è il risultato di una strategia che criminalizza chi salva e chi arriva.” La critica alle politiche europee sui rimpatri “Cutro è stato causato da un sistema che non mette la persona al primo posto. Le persone che fuggono sono, per me, come i martiri della libertà, degli eroi”, ha sottolineato. Lucano ha evidenziato il contrasto tra i valori fondanti dell’Unione Europea e l’approvazione del regolamento sui rimpatri: “Ora l’Europa apre alla deportazione di massa, mentre siamo qui davanti a una verità che molti vorrebbero evitare. L’approvazione di quei regolamenti è avvenuta anche con il contributo di forze politiche moderate: è qualcosa che annulla il motivo stesso per il quale nasce l’Europa, il rispetto dei diritti umani e dell’uguaglianza. Quindi è un’Europa che rinnega se stessa.” Le 94 foto della mostra de ‘Il Crotonese’ La manifestazione svolta nell’Europarlamento è stata caratterizzata da due momenti intensi. Prima un flash mob durante il quale tutti i presenti, oltre un centinaio di persone, hanno sollevato le foto della mostra de Il Crotonese sul naufragio di Cutro, realizzata con gli scatti del direttore Giuseppe Pipita, che è stato il primo giornalista ad arrivare sulla spiaggia di Steccato. “Questa è la storia di 94 persone” ha detto Pipita “che non sono mai riuscite ad arrivare in Europa, perdendo la vita il 26 febbraio 2023 a Cutro, in Calabria, sulla spiaggia di un Paese occidentale, un Paese del G7 che avrebbe dovuto incarnare i valori di umanità, accoglienza e solidarietà. Al contrario l’Italia, come molti altri Paesi europei, sta subendo una deriva fascista e razziale in cui l’umanità non conta più.” Il direttore ha sottolineato l’attualità del caso Cutro: “Oggi è fondamentale essere qui, nel cuore dell’Europa. Raccontare la strage di Cutro in questa sede deriva anche dal fatto che in Italia non se ne parla più. A soli tre anni di distanza, mentre nelle televisioni nazionali si continua a discutere quotidianamente, in trasmissioni lunghe ore, di omicidi avvenuti vent’anni fa, su un processo che chiama alla responsabilità una nazione per la morte di 94 persone è calato il silenzio. Il presidente del collegio del Tribunale di Crotone ha persino vietato l’ingresso delle telecamere in aula per “garantire la serenità del processo”, sebbene le stesse siano regolarmente ammesse per i processi contro presunti scafisti o per mafia.” “Sul processo è calato il silenzio” Dal direttore è arrivato un accorato appello, soprattutto agli europarlamentari: “Vi prego, continuate a parlare di questo processo e a raccontare ciò che è successo a Cutro il 26 febbraio 2023. La mia mostra è composta da 94 foto, tante quante le vittime. Il titolo “I sogni attraversano il mare” vuole significare che quelle persone hanno comunque portato i loro sogni di una vita di libertà oltre il mare e noi dobbiamo fare in modo che si realizzino, perché quel 26 febbraio 2023 siamo stati tutti naufraghi su quella spiaggia.” La proiezione di “Cutro 94… and more” Dopo gli interventi c’è stata la proiezione del film “Cutro 94… and more”, per il quale erano presenti gli autori Vincenzo Montalcini, Bruno Palermo, Angelo Resta e Francesco Pupa con la giornalista Francesca Travierso e il sound designer Daniele Sorrentino. Momenti intensi che hanno suscitato forti emozioni tra i presenti. Ad assistere anche gli eurodeputati di The Left Pasquale Tridico, Ilaria Salis, Cecilia Strada, Leoluca Orlando, Gaetano Pedullà. “Questo è un documento che serve per conservare la memoria di quei giorni” ha detto Bruno Palermo nel suo intervento. “Per raccontarla per come è accaduta, senza che nessuno, col passare del tempo, possa poi fornire una versione diversa e magari dire che è stata colpa del mare. No. Non è colpa del mare. Il mare fa il mare. L’uomo, invece può scegliere e scegliere di non intervenire ha fatto la differenza tra la vita e la morte”.   Redazione Italia
June 24, 2026
Pressenza
Non c’è pace per Riace
La Corte d’appello di Reggio Calabria ha confermato il 27 aprile scorso la sentenza di decadenza di Domenico Lucano dalla carica di sindaco di Riace, respingendo il suo ricorso. Adesso la parola passa alla Cassazione. La notizia però è passata quasi inosservata, sebbene non sia frequente che un sindaco sia fatto decadere; in questo caso, per di più, si tratta di un sindaco dalle vicende particolarmente travagliate.   Proviamo a ricapitolare i fatti. Domenico Lucano era stato eletto sindaco a Riace tre volte per tre mandati consecutivi, a partire dal 2004. A fine 2018, veniva fatto decadere in ragione del suo arresto, della chiusura dei progetti di accoglienza da parte del Viminale e del processo penale che si sarebbe aperto da lì a poco. Anzi, non fu solo dichiarato decaduto, gli fu addirittura impedito di vivere a Riace, messo al confino per ben 11 mesi.   Sappiamo cosa ne è stato di quel processo. Anni di indagine giudiziaria e poi di dibattimento presso il Tribunale di Locri, per arrivare ad una condanna di primo grado che stabiliva che a Riace aveva operato un’associazione a delinquere dedita a peculati e truffe, che aveva coperto i suoi affari privati dietro il pretesto dell’accoglienza dei migranti. Due anni dopo, la Corte d’appello di Reggio Calabria ribaltava quella sentenza scandalosa: a Riace si era portato avanti un esempio generoso di “economia della speranza”, tutti gli imputati venivano assolti dalle accuse infamanti, anche se a Lucano restava un reato di falso in atto pubblico per un’unica determina (su 60 del capo d’imputazione) del 2017, condannandolo a 18 mesi con sospensione della pena. Finalmente, nel febbraio 2025, la Cassazione ha messo la parola fine a questo processo assurdo, confermando la sentenza d’appello e dunque le clamorose assoluzioni, ma anche quell’unico reato di falso attribuito a Lucano.   Non dico che ci potessimo aspettare le scuse di giudici e giornalisti protagonisti di quella persecuzione giudiziaria e mediatica. Almeno però un po’ di pudore, nel riconoscere l’assoluzione piena di tutti gli imputati dai gravissimi reati ipotizzati dalla procura di Locri e confermati dal collegio presieduto dal giudice Accurso. Perché quell’economia della speranza di cui parlano i giudici d’appello rappresenta la più sonora smentita dell’avidità predatoria attribuita a Lucano in primo grado, dell’associazione a delinquere dedita a peculati e truffe che si sarebbe insediata a Riace dietro la copertura dell’accoglienza ai migranti, cui sarebbero state lasciate solo le briciole del banchetto criminale. Una smentita che restituisce il senso morale e ideale dell’esperienza di Riace e di Lucano, che i giudici di primo grado avevano negato, concludendo che non c’era “alcuna traccia dei motivi di particolare valore morale o sociale per i quali egli avrebbe agito, essendo invece emerso […] che la finalità per cui operò per oltre un triennio non ebbe nulla a che vedere con la salvaguardia degli interessi dei migranti, della cui presenza egli tuttavia ebbe a servirsi astutamente, a mo’ di copertura delle sue azioni predatorie.”   Ecco, dopo tutto questo, dicevo, ci si poteva attendere almeno un po’ di pudore, E invece no. Nessuno ha chiesto scusa e la campagna mediatica di denigrazione non si è fermata per questo; anzi, molte testate hanno usato la condanna per un caso marginale di falso in atto pubblico, che nulla aveva a che vedere con i servizi per i migranti, per gridare alla condanna e tacere dell’assoluzione da associazione a delinquere, peculati, truffe ecc. Ma ovviamente la campagna mediatica non va mai sola. Una nuova campagna di delegittimazione politica è partita subito dopo la sentenza di Cassazione, questa volta su impulso del Viminale, attraverso le prefetture. Si è infatti subito voluto invocare la legge Severino per far decadere Lucano dalla carica di sindaco di Riace, cui era stato democraticamente rieletto nel 2024.   Diciamo pure che non era affatto scontato che, dopo la chiusura del sistema di accoglienza che aveva dato lavoro a tante persone, dopo anni di calvario giudiziario e di campagna di fango mediatica, Lucano fosse eletto di nuovo sindaco per un quarto mandato. Eppure è successo, e questo è stato per lui la vera rivincita. Lo aveva sempre detto, anche nei momenti più neri in cui veniva condannato a più di 13 anni e interdetto dai pubblici uffici: la cosa che gli era più insopportabile, più ancora del carcere, era la demolizione della sua figura morale, il rovesciamento di tutto quello che aveva fatto per solidarietà e umanità in reati penali a fini di arricchimento personale, addirittura la negazione del suo impegno costante contro la ‘ndrangheta. La sua rielezione cancella d’un sol tratto la ferita di esser stato rimosso dal suo incarico a fine 2018, di esser stato perfino bandito dal suo paese, l’umiliazione della persecuzione giudiziaria e della feroce campagna mediatica. Essere stato di nuovo eletto sindaco della sua Riace, ha detto, lo ripaga di tutto.   Adesso invece rischia di essere allontanato di nuovo a forza dalla giustizia civile per indegnità. Su impulso del Viminale, infatti, la prefettura di Reggio Calabria chiedeva al Consiglio Comunale di Riace di dichiarare decaduto il sindaco in base alla legge Severino. Il Consiglio Comunale ha respinto la richiesta e confermato la sua fiducia al sindaco. La prefettura si è allora rivolta al Tribunale di Locri per ottenere sentenza di decadimento, emessa in effetti nel luglio 2025. Lucano ha ricorso in appello e la Corte d’appello di Reggio Calabria il 27 aprile scorso lo ha respinto confermando la decadenza. Ora non resta che attendere l’esito del ricorso di Lucano in Cassazione.   Senza entrare troppo nei dettagli tecnici che non mi competono, resta il fatto evidente a tutti che il reato di falso non risulta nell’elenco di reati che la legge Severino indica per la decadenza da sindaco. Perché la legge è diretta contro i reati di corruzione e concussione e si applica a reati commessi “con abuso di potere” o “in violazione dei doveri inerenti al proprio ufficio”. Sì, proprio così: questo governo che ha abolito il reato di abuso d’ufficio, il cui ministro della giustizia ha addirittura riaffermato di recente che non lo ristabilirà nemmeno di fronte alle richieste dell’Unione Europea, decide di perseguire Lucano per abuso di potere.   Peccato però che Lucano sia stato condannato a 18 mesi (pena sospesa) per falso in atto pubblico e non per abuso di potere. Tanto è vero che, dicono gli avvocati, non ha avuto la sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, che il giudice non può non comminare nel caso di reati per abuso d’ufficio. Sembra sensato: se si riconosce che un pubblico funzionario abusa del suo potere, lo si allontana dalla sua funzione pubblica. Nel caso di Lucano invece l’interdizione non solo non è stata applicata, ma la Corte d’appello l’ha addirittura cancellata, visto che era prevista nella sentenza di primo grado. Per gli avvocati, non è stata applicata proprio perché il reato ascritto a Lucano non è un abuso di potere, ma un falso in atto pubblico. E qui c’è un’altra anomalia: a quest’obiezione, si risponde in due modi diversi. Il Tribunale di Locri sostiene che l’interdizione dai pubblici uffici non c’è per una sua “dimenticanza”. La Corte d’appello invece invoca una presunta discrezionalità di cui sarebbe dotato il giudice elettorale nell’effettuare i suoi accertamenti, in quanto la sua ottica è diversa da quella del giudice penale. Si arriverebbe insomma a una sentenza che potrebbe addirittura modificare la qualifica del reato stabilita dal giudice penale, che è invece l’unico legittimato a farlo. Cosicché si arriva a questo paradosso: un cittadino italiano di nome Domenico Lucano per i suoi giudici non ha commesso reati con abuso di potere e però decade da sindaco per aver commesso un reato con abuso di potere. Caso davvero più unico che raro. Insomma, Riace non è stato solo il luogo di un innovativo sistema di accoglienza dei migranti, ispirato all’umanità e alla solidarietà; non è stato nemmeno soltanto la vittima di un clamoroso errore giudiziario gravido di conseguenze per tutta una comunità, sconvolta dalla distruzione di quello che si era riusciti a mettere in piedi, che ha vissuto per anni col fiato sospeso e finalmente vedeva ristabilita la verità di quanto vi era stato fatto. No, Riace è e continua a essere al di là della sua reintegrata verità, una pietra dello scandalo che non può ricominciare a respirare. Abbiamo analizzato quel processo penale portato avanti per sei anni contro Riace come un esempio di processo politico contro l’azione sociale e i suoi protagonisti, sulla scia dei processi politici contro Danilo Dolci negli anni ’50 e don Milani negli anni ’60[1]. Ma qui siamo di fronte ad un fatto nuovo: un accanimento che pretende prolungarsi oltre il processo, quasi indifferente ai suoi esiti. Come anticipavamo, “gli uffici giudiziari dell’accusa e le iniziative del Ministero dell’Interno, forzando la legge, tentano di incidere anche oltre l’azione penale, in modo da impedire una ritrovata normalità a Riace, dopo anni di ingiusto processo” (p.20). È un ulteriore passaggio, addirittura grottesco, di un caso esemplare di persecuzione politica. [1] La Giustizia e il caso Riace. Ricostruzione di un processo politico, a cura di Giovanna Procacci, Domenico Rizzuti e Fulvio Vassallo Paleologo. Editore Castelvecchi, 2026 Giovanna Procacci
May 7, 2026
Pressenza
Mimmo Lucano visita i detenuti palestinesi nel carcere di Rossano
Dopo il presidio di domenica 3 maggio sotto il carcere di Rossano (Cosenza) per chiedere la scarcerazione di Salem Ahmad, la mattina del 4 maggio l’eurodeputato Mimmo Lucano ha fatto visita ai detenuti Salem Ahmad, Yaser Asaly e Reyad Bustanji. Come attiviste del Coordinamento Corigliano-Rossano per la Palestina e attivisti della Freedom Flotilla Italia, denunciamo che la direzione del carcere ha impedito l’ingresso a Shokri Hroub, palestinese, interprete che già altre volte aveva affiancato Lucano e altre parlamentari in ispezioni analoghe in altri carceri e membro della Freedom Flotilla Italia. “La scusa addotta” dichiarano Hroub e Lucano “è quella che solo i collaboratori dei parlamentari possono entrare. Una norma assolutamente illogica e antidemocratica che non tutela i diritti dei detenuti. Come può un parlamentare sincerarsi delle condizioni di salute di alcuni di loro senza un interprete?” In carcere Lucano ha prima fatto un giro di ispezione e incontrato alcuni detenuti, poi ha interloquito singolarmente con Salem, Yaser e Reyad. Alla sua uscita ha espresso la sua solidarietà ai tre palestinesi, evidenziando in particolare le condizioni di salute di Reyad, malato di diabete e con necessità urgente di una visita urologica. “La loro colpa” afferma Lucano “è solo quella di essere palestinesi e di voler solidarizzare con il loro popolo, che da 3 anni ormai è vittima di un criminale genocidio ad opera di Israele. La loro detenzione è assurda e inconcepibile” allora sono colpevole anch’io del reato di Palestina”. “Continueremo a lottare e a sostenere Salem, Yaser e Reyad” affermano le attiviste dei coordinamenti calabresi per la Palestina “fino alla loro definitiva scarcerazione. Le accuse sono politiche e volte a criminalizzare e reprimere i palestinesi e chi solidarizza con loro. Il nostro governo continua a dimostrarsi complice di Israele e ancora una volta l’Italia è dalla parte sbagliata della storia. Anche la Calabria è al centro dell’economia di guerra tramite il porto di Gioia Tauro, dove attualmente staziona materiale dual use e dove nel giugno 2025 sono stati intercettati alcuni container contenenti armi dirette ad Israele. Per fermare il genocidio e l’escalation bellica bisogna fermare l’economia di guerra!” concludono. Lucano e gli attivisti si dicono pronti ad organizzare una nuova visita nella casa circondariale, coinvolgendo anche altri parlamentari, per mantenere alta l’attenzione sulla loro vicenda e per avere modo di svolgere i colloqui in maniera consona. Redazione Italia
May 5, 2026
Pressenza