Le armi ‘made in Italy’ impiegate nella guerra all’Iran
La Federazione Anarchica Livornese oggi interviene esprimendosi contro la guerra
e per il ritiro delle missioni militari italiane all’estero e la chiusura delle
basi Usa in Italia e segnalando che WASS Fincantieri che ha sede a Trieste e
numerosi stabilimenti i Italia e nel mondo, uno anche a Livorno, fabbrica i
siluri leggeri MU90 che, con un accordo da 200 milioni di euro appena stipulato
con il governo italiano, il Belapese fornirà alla Marina Reale Saudita.
L’attacco degli USA e di Israele all’Iran del 28 febbraio scorso ha aperto ad
una nuova fase di guerra estesa dal Golfo Persico al Mediterraneo. La propaganda
ha parlato di bombardamenti per liberare la popolazione dell’Iran dal regime che
governa il paese, ma sappiamo bene che non sono mai interventi militari di
potenze straniere a poter favorire processi di emancipazione e liberazione.
Negli ultimi mesi diverse tendenze rivoluzionarie iraniane, in lotta contro il
proprio governo, ci avevano messo in guardia, indicando proprio un intervento
militare imperialista tra i più grandi rischi per le aspirazioni di libertà
delle classi sfruttate e oppresse in Iran. L’intervento militare di USA e
Israele mira a bloccare la crisi rivoluzionaria in Iran, che era esplosa con il
movimento insurrezionale del dicembre e gennaio scorsi. La guerra spazza via
dalla scena le masse in rivolta, già colpite duramente dalla terrificante
repressione degli scorsi mesi, e rafforza invece la Repubblica Islamica che può
fare appello all’unità nazionale e alla difesa del paese contro l’aggressione
straniera. Anche un eventuale collasso della Repubblica Islamica, nel contesto
della guerra rischierebbe di lasciare spazio ad un “cambio di regime” gestito da
forze reazionarie, magari supportate da potenze globali e regionali.
Le ripercussioni della reazione iraniana all’attacco statunitense e israeliano
svelano un altro scenario, in cui gli USA impongono un disciplinamento degli
stati della penisola arabica. Negli ultimi mesi avevamo assistito ad un
avvicinamento della Arabia Saudita ai BRICS e ad un’alleanza militare
dell’Arabia con il Pakistan (potenza nucleare) in funzione antiisraeliana;
mentre il Qatar si era proposto come mediatore tra Israele ed Hamas e l’Oman fra
Iran e USA. La guerra impone ora un riallineamento a quei paesi che sembravano
muoversi anche in autonomia rispetto alla secolare subordinazione
all’imperialismo angloamericano.
Intanto il governo italiano dichiara “non siamo in guerra”. Ma l’Italia è
pienamente coinvolta in questa guerra.
Oltre al supporto politico assicurato dal governo agli USA e ad Israele, c’è il
coinvolgimento negli attacchi delle basi statunitensi in Italia, a partire da
Sigonella e dal MUOS, ci sono missioni militari italiane nei paesi del Golfo:
solo tra Iraq e Kuwait sono presenti mille soldati italiani, divisi tra la base
di Erbil, in Iraq, e Ali-al-Salem in Kuwait.
Militari italiani sono già presenti in Libano, a Cipro, in Palestina, in Egitto,
oltre che nel Mar Rosso e nel Corno d’Africa. Pertanto i soldati italiani
nell’area sono molto più numerosi dei 2500 indicati dalla stampa ufficiale. Il
governo ha già inviato aiuti a Cipro, dove la scorsa settimana sono state
colpite le basi sovrane inglesi, da cui sono partiti attacchi allo Yemen e voli
spia su Gaza. Nel quadro di un intervento europeo l’Italia ha annunciato di
voler schierare a Cipro la fregata missilistica Federigo Martinengo, e di voler
inviare sistemi anti-droni e sistemi di difesa anti-missilistica SAMP-T.
Il governo è pronto ad intervenire direttamente nel Golfo Persico con l’invio di
una o più fregate e ad inviare armi a Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti, in
particolare i sistemi contro droni e missili.
SILURI WASS ALL’ARABIA SAUDITA: LE ARMI PER LA GUERRA ALL’IRAN PARTONO ANCHE DA
LIVORNO
Proprio qui, a Livorno, saranno prodotte alcune delle armi usate in questa
guerra.
La WASS Fincantieri, che ha qui la sua principale sede produttiva, ha appena
stretto un accordo da 200 milioni di euro per una fornitura di siluri leggeri
MU90 alla Marina Reale Saudita.
Questo spiegherebbe secondo varie fonti giornalistiche il tanto discusso viaggio
del ministro Crosetto a Dubai. È probabile che il governo Meloni sia venuto a
conoscenza in anticipo dell’attacco all’Iran e abbia spedito il ministro
Crosetto come commesso viaggiatore dell’industria bellica italiana. In ogni caso
è chiaro che uno degli obiettivi del governo è modificare la legge 185/90
sull’esportazione di armi.
Il governo Meloni ha fatto approvare in parlamento una risoluzione che prevede
il rafforzamento delle missioni in Medio Oriente, la partecipazione a missioni
UE in difesa di paesi dell’UE come Cipro, inoltre conferma l’autorizzazione
all’uso delle basi statunitensi. Intanto il presidente Mattarella fa appello al
senso di comunità.
Bisogna fermare l’aggressione imperialista, in modo che le classi sfruttate
iraniane possano davvero liberarsi dai loro oppressori.
Scendiamo in piazza per il ritiro immediato delle truppe italiane dal Golfo
Persico e dal Mar Rosso; per la chiusura delle basi militari italiane e delle
potenze globali nel Golfo Persico nel Corno d’Africa e delle basi inglesi a
Cipro; per il blocco di ogni missione in partenza da Sigonella verso il Medio
Oriente e il blocco dell’attività del MUOS di Niscemi.
Redazione Italia