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Dispositivi della frontiera diffusa
I NUOVI CENTRI PER EFFETTUARE LE PROCEDURE DI FRONTIERA DELLE RICHIESTE D’ASILO SARANNO LA BASE LOGISTICA DEL MODELLO DI SFRUTTAMENTO SPERIMENTATO A PARTIRE DAGLI ANNI NOVANTA NEL SUD ITALIA PER L’AGRICOLTURA -------------------------------------------------------------------------------- Trieste, migranti della Rotta Balcanica. Foto di Lorena Fornasir -------------------------------------------------------------------------------- In maggio il Dipartimento Libertà civili e immigrazione del ministero dell’Interno ha pubblicato una circolare che illustra in maniera estremamente chiara gli orientamenti politici del Governo Meloni in merito alla gestione delle frontiere, a seguito dell’applicazione del Patto Europeo su migrazione e asilo. Questo documento, passato in sordina rispetto al dibattito pubblico sul tema, ridefinisce in maniera radicale il ruolo delle frontiere, stravolgendo le prassi e le garanzie democratiche effettive per l’esercizio del diritto d’asilo. In realtà, la circolare non è altro che l’esposizione degli orientamenti decisi dal Governo per recepire il nuovo regolamento procedure n° 1348 del 2024[1], in particolare l’art. 54, che definisce i criteri generali dei luoghi per l’espletamento delle procedure di frontiera per le richieste d’asilo. Dunque, il radicamento normativo espresso dalla circolare è il nuovo regolamento procedure, che consente di creare questi nuovi criteri che portano a un modello di frontiera diffusa. Tuttavia, è il Governo a decidere quali luoghi utilizzare per le procedure di frontiera, il profilo che devono assumere e la loro ubicazione. Proviamo a formulare delle ipotesi di lettura e interpretazione politica di questi documenti: in ragione di una presunta e non meglio specificata “particolare connotazione geografica nazionale”, non si esclude alcun sito in cui effettuare le procedure di frontiera e si introduce la possibilità di utilizzare unità operative itineranti; tutti i luoghi classificati come “frontiera” fanno parte di una “rete nazionale a supporto della frontiera esterna dell’Unione”. Questa definizione chiarisce l’obiettivo politico, ma non spiega le procedure da applicare per evitare il rischio di una compressione o addirittura di una sospensione del diritto d’asilo e della mancata applicazione della Convenzione di Ginevra. In pratica, si assiste a uno spostamento verso l’interno del concetto di frontiera, trasformando ogni luogo in un valico di frontiera. Per rendere concreta questa bizzarra interpretazione del concetto di frontiera, imposta dal Regolamento procedure, il Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione ha redatto un elenco dei valichi di frontiera, suddividendoli in 52 zone aeree e 111 zone marittime, e ha assegnato a ciascuna di queste zone un’area di competenza. Naturalmente, le frontiere terrestri non sono contemplate nell’elenco, in quanto l’Italia non ha frontiere terrestri con paesi esterni all’Unione Europea e le procedure di frontiera si applicano alle frontiere esterne, ovvero quelle che dividono un paese membro dell’UE da un paese non membro. Fa eccezione solo la Svizzera, che non è membro dell’UE, ma applica le norme del Patto di Schengen, tra cui l’applicazione del nuovo regolamento RAM che sostituisce il regolamento di Dublino. Le zone di terra di pertinenza della Rotta Balcanica, uno dei canali di ingresso più importanti del Paese, ad esempio, non dovrebbero avere luoghi dedicati alla gestione delle procedure di frontiera terrestri. I posti individuati per la zona di frontiera orientale, il Friuli Venezia Giulia, dovrebbero infatti essere dedicati esclusivamente  agli ingressi nella zona del porto di Trieste e dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari, dove potrebbero avvenire gli arrivi  dalla frontiera esterna. Sappiamo già che le fantasie del governo non vanno in questa direzione. Quando queste ridicole procedure verranno applicate, sarà necessario monitorare molto bene cosa accadrà in quell’area del Paese, già tristemente nota per i respingimenti illegali avvenuti durante il periodo della pandemia[2]. La circolare, pur affermando in modo assertivo che sono già stati individuati i luoghi in cui in via prioritaria verranno svolte le procedure di frontiera,  quelli attivati dalla cosiddetta Legge Puglia (563/95) prodotta dal Governo Dini e mai più smantellati per un totale di 3132 posti, ci fa sapere anche che verrà recuperato l’utilizzo degli hotspot attivi e non[3], per un totale di 3519 posti, che attiverà 3804 nuovi posti[4] e che in caso di necessità si potranno utilizzare anche i posti disponibili nel sistema dei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), che in questi anni hanno sopperito all’inadeguato allargamento del Sistema SAI, dunque una funzione completamente diversa rispetto a quella che si vuole attribuire con l’indirizzo ministeriale introdotto dalla circolare. Inoltre sono stati individuati 489 posti dedicati al trattenimento per le procedure di frontiera[5]. Tutti questi posti sono attivati per concorrere a raggiungere la “capacità adeguata” stabilita dagli accordi europei e tuttavia si precisa che nonostante l’avvio dei posti è contemplata l’ipotesi di non vincolare le procedure di frontiera a luoghi deputati solo a questa mansione. Questo comporta che i luoghi attivi potranno essere utilizzati in modo flessibile in base alle esigenze procedurali. È del tutto evidente che tale promiscuità produrrà una riduzione e una compressione delle attività dedicate alla tutela dei richiedenti, come già avviene nei luoghi promiscui allestiti negli anni, vedi i casi di Brindisi Restinco e Gradisca D’Isonzo (Gorizia) dove nella stessa area sono attivi spazi dedicati ai richiedenti asilo e spazi dedicati alle persone trattenute nel CPR e dove l’accesso ad enti di tutela è ridotto e ampiamente osteggiato. Questi stessi centri dedicati ai richiedenti asilo oggi diventano anche luoghi dove possono essere svolte le procedure di frontiera. Insomma, la chiarezza di questa circolare è data dalla esplicitazione politica della volontà di rendere flessibile e discrezionali i diritti e creare sovrapposizione procedurale allo scopo di tenere in un limbo giuridico ed esistenziale le persone che arrivano per chiedere protezione internazionale. All’interno delle modifiche legislative realizzate dall’introduzione del Patto migrazione e asilo UE, tra le quali la finta revisione del vituperato Regolamento Dublino, che prende il nome di RAM e lascia inalterato il principio che a valutare la procedura d’asilo sia il primo paese Ue nel quale avviene l’ingresso del richiedente asilo, l’Italia sta riproponendo la funzione che ha tenuto negli ultimi trenta anni: precarizza  gli ingressi, costruisce o allestisce grandi strutture per contenere le persone in procedura di asilo, non agevola percorsi di accoglienza e integrazione tali da consentire una vita degna e incanala i richiedenti dentro i circuiti del lavoro, creando un filo diretto fra il regime di frontiera e i canali dello sfruttamento[6]. Abbiamo verificato negli anni che le procedure di frontiera accelerate, quelle che il regolamento procedure sistematizza, comprimono i diritti delle persone perché rispondono ad esigenze di propaganda di emergenza e non alla effettiva verifica delle condizioni delle persone. Inoltre i tempi annunciati dalle norme quasi mai vengono realmente mantenuti. Le procedure di frontiera, sistematizzate dal regolamento procedure già citato, prevedono anche una estensione da 60 a 90 giorni per accedere al mercato del lavoro. Come illustrato altrove, questa modifica, questa modifica legislativa non incide sui processi reali, anzi contribuisce a precarizzare e a modellare il mercato del lavoro dove sorgeranno i centri. Questa scelta politica si rende palese oggi, perché rompe una prassi consolidata negli anni di allestire grandi centri nelle aree del Sud e della Sicilia con alta capacità di assorbimento lavorativo, di manodopera poco qualificata, per ampliare anche al nord le zone di utilizzo dei grandi centri  così da coprire la domanda di manodopera inevasa derivante dalla caotica e volutamente inefficiente procedura del decreto flussi. A questo proposito, è sufficiente comparare i dati relativi al numero di richieste pervenute nel decreto flussi dalle varie regioni italiane e ai tassi di successo delle procedure di rilascio dei permessi di soggiorno per comprendere che il mondo produttivo spinge a richiedere manodopera a basso costo anche per effetto della crisi del manifatturiero del nord, in particolare quello che dipende dalle relazioni economiche con la Germania. I dati prodotti dalla campagna “Ero straniero”[7]  ci offrono un’opportunità per approfondire questa analisi. Si evidenzia che le domande pervenute presso le prefetture sono 720.467, su una disponibilità di quote di 119.836. Solo 24.858, il 20,7%, sono le pratiche concluse con successo. In termini numerici assoluti, la classifica delle cinque regioni con il maggior numero di domande presentate è la seguente: Campania (40.116), Lombardia (36.222), Lazio (24.120), Veneto (23.596), Emilia-Romagna (15.489). Analizzando i dati, emerge una corrispondenza geografica tra l’apertura dei nuovi centri governativi per le procedure di frontiera menzionati e le richieste di nulla osta lavorativo del decreto flussi. I numeri attribuiti ai singoli centri non sono essenziali, sebbene non siano metodologicamente privi di connessione. Come dimostrato dalla nostra analisi nel tempo, i grandi centri si rivelano strumenti logistici ad alta rotazione, fungendo da collettore per la creazione di zone franche destinate a fungere da bacini di manodopera just in time. Dunque, ciò che intravediamo sul piano politico è che il Patto Ue su migrazione e asilo si sta assestando come un grande strumento di propaganda liberista e sta attuando un cedimento dall’interno di un complesso quadro normativo che ha come scopo la garanzia di diritti soggettivi inalienabili. Il composito pacchetto legislativo e culturale sul quale il Patto Ue  sta agendo avrà effetti sul quadro generale delle politiche continentali in termini di divisione internazionale del lavoro sia rispetto al bacino del mediterraneo sia rispetto ai singoli stati nella articolata gerarchia interna alla UE. La linea del Governo Meloni  ancora l’Italia a un settore manifatturiero che tiene i suoi equilibri sulla manodopera non qualificata e su settori produttivi a basso contenuto tecnologico. In ragione di ciò lo sfruttamento della manodopera straniera è in linea con il modello produttivo ricercato dal Governo e le scelte logistiche in tema di procedura di frontiera si legano in maniera stretta con le esigenze del mercato del lavoro che abbiamo adottato. Queste procedure, in sintesi, operano simultaneamente a decostruire il diritto d’asilo e cercano di superare anche i pochi e irrealistici vincoli imposti dallo strumento giuridico del Decreto Flussi. Un tentativo maldestro. -------------------------------------------------------------------------------- [Gianluca Nigro, Associazione Finis Terrae] -------------------------------------------------------------------------------- [1] https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401348 [2] https://altreconomia.it/la-feroce-normalita-dei-respingimenti-illegali-ai-confini-dellunione-europea/ https://altreconomia.it/i-respingimenti-italiani-in-slovenia-sono-illegittimi-condannato-il-ministero-dellinterno/; [3] Isola Capo Rizzuto, Roccella Jonica, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Taranto, Lampedusa, Porto Empedocle, Catania, Messina, Pozzallo, Augusta, Pantelleria [4] In Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto [5] Modica (Ragusa), Porto Empedocle (Agrigento) Gjader (Albania) [6] https://www.osservatoriorepressione.info/patto-per-chi-il-regime-di-frontiera-e-lo-sfruttamento/ [7]https://erostraniero.it/territori/ -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato anche su Osservatorio repressione -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Dispositivi della frontiera diffusa proviene da Comune-info.
July 10, 2026
Comune-info
Il Diritto di asilo alla prova del patto europeo
VENERDÌ 22 MAGGIO 2026, LA RETE NAZIONALE EUROPASILO – A CUI ADERISCONO ALCUNI DEI PIÙ CONSOLIDATI PROGETTI DELLO SAI (SISTEMA ACCOGLIENZA INTEGRAZIONE) – PROMUOVE A BOLOGNA IL CONVEGNO NAZIONALE CON RACCOLTA ESPERTI, OPERATORI E ISTITUZIONI PER ANALIZZARE LE NUOVE NORME EUROPEE E COSTRUIRE RISPOSTE COMUNI NEI TERRITORI. “IL NUOVO PATTO EUROPEO SULLA MIGRAZIONE E L’ASILO È UNA REALTÀ: QUALI SARANNO LE CONSEGUENZE CONCRETE SUI TERRITORI? IL CUORE DEL NOSTRO CONVEGNO SARANNO LE COMUNITÀ DI PRATICA, SPAZI DI LAVORO COLLETTIVO PER NON FARSI TROVARE IMPREPARATI…”. I TEMI DEI 4 TAVOLI DI LAVORO DEL POMERIGGIO -------------------------------------------------------------------------------- Il Nuovo Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo è una realtà: quali saranno le conseguenze concrete sui territori? A Bologna non staremo solo a guardare. Il cuore del nostro convegno saranno le Comunità di pratica, spazi di lavoro collettivo per non farsi trovare impreparati. Ecco i 4 tavoli di lavoro del pomeriggio: MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI: Analisi degli impatti delle nuove norme e costruzione di alternative possibili per la tutela dei più vulnerabili. NUOVI DIRITTI: Contro la tentazione di creare “servizi separati”, lavoriamo per un welfare universale che includa i rifugiati nelle comunità locali. LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE: Quali impatti avranno le restrizioni ai movimenti in UE sui progetti di vita delle persone e sui nostri sistemi di accoglienza? PROCEDURA ACCELERATA E TRATTENIMENTO: Strategie per garantire il diritto alla difesa e alla tutela legale nonostante l’estensione delle procedure rapide. Informazioni e iscrizioni (posti limitati per i tavoli) -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il Diritto di asilo alla prova del patto europeo proviene da Comune-info.
May 17, 2026
Comune-info
Prigioni per i richiedenti asilo. Nuovi hotspot in tutto il paese
Il governo per applicare la riforma europea del diritto di asilo vuole rendere “zona di frontiera” praticamente tutta la costa della penisola e della Sicilia. Questo si tradurrà in centri hotspot e privazione di libertà per i richiedenti asilo in tutto il paese, a cominciare dalle città dove sono arrivate negli ultimi anni le navi delle Ong che svolgono attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, nel quadro della politica dei porti lontani condotta dal governo. Il nuovo Patto Europeo sulla migrazione e l’asilo prevede il “trattenimento” in frontiera, già in parte previsto dal decreto Salvini del 2018, implementando una nuova e ulteriore forma di detenzione per chi è in attesa di risposta per la propria domanda di asilo. Ne abbiamo parlato con Raffaele Viezzi, attivista No Cpr di Trieste Ascolta la diretta:
March 25, 2026
Radio Blackout - Info
Chiudete il centro di Gjader, in Albania
-------------------------------------------------------------------------------- Foto TAI -------------------------------------------------------------------------------- Il 23 e 24 febbraio una delegazione del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI, insieme alla deputata Rachele Scarpa), ha effettuato un nuovo accesso al centro di Gjader. Quanto emerso accerta uno scenario grave e per molti versi paradossale: nonostante i due rinvii pregiudiziali pendenti davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea – il secondo dei quali sulla firma del protocollo stesso – il governo non solo non sospende i trattenimenti, ma aumenta in modo significativo i trasferimenti forzati dai CPR italiani verso l’Albania. Nelle ultime due settimane si sono registrati due trasferimenti di circa 35 persone ciascuno. Oggi sono circa 90 le persone trattenute a Gjader: il numero più alto dall’apertura del centro, nell’ottobre 2024. Per dieci mesi i trasferimenti sono avvenuti con numeri molto più contenuti, in media circa dieci persone per volta, con una presenza complessiva intorno alle venti persone. Oggi si arriva a circa 90 presenze. I numeri segnalano un’accelerazione evidente e indicano la volontà del governo di normalizzare il funzionamento del centro, consolidandolo come parte strutturale del sistema di detenzione amministrativa, nonostante i rinvii pendenti alla CGUE. L’esercizio del diritto alla difesa è limitato dalla distanza geografica e il diritto alla salute compromesso, come emerge dal registro degli eventi critici e dal numero di persone che soffrono vulnerabilità psicofisiche e che nonostante ciò, vengono trasferite nel CPR. Dalle testimonianze raccolte emerge che i trasferimenti verso l’Albania avvengono, anche nell’ultimo periodo, con un uso generalizzato dei dispositivi di coercizione per l’intera durata del viaggio, senza una valutazione individuale sulla necessità e proporzionalità della misura. Le persone riferiscono di non aver ricevuto ordini formali di trasferimento ed è tanto più grave in considerazione del fatto che l’autorità giudiziaria ha già ritenuto illegittima la mancanza di un ordine formale di trasferimento. Ancora non sono noti i criteri in base ai quali vengono selezionate le persone. I profili sono estremamente eterogenei per storia personale, anzianità di presenza in Italia e nazionalità, elemento che rafforza l’opacità delle procedure adottate. L’arrivo massivo delle ultime settimane ha generato forte confusione e disorientamento tra le persone trattenute. Il dato è riscontrabile anche nell’aumento delle annotazioni riportate nel registro degli eventi critici, segnale di una tensione crescente all’interno della struttura. Finora, la maggior parte delle persone trasferite in Albania è stata poi riportata in Italia a seguito della presentazione di una domanda di asilo. Moltissime sono rientrate anche per la rivalutazione dell’idoneità al trattenimento per ragioni sanitarie. I rimpatri effettivamente eseguiti sono stati pochi e, in ogni caso, sempre successivi al ritorno delle persone in Italia, escluso il caso dei cinque cittadini egiziani rimpatriati direttamente via Tirana a maggio 2025. Dagli accessi agli atti risulta inoltre che, in tutti i casi in cui l’ente gestore ha convocato la Commissione per la valutazione delle vulnerabilità, le persone sono state trasferite in Italia in quanto riconosciute vulnerabili e inadatte al trattenimento. Segnale che, per moltissime persone, il trasferimento in Albania non doveva avere luogo proprio alla luce delle loro condizioni psicofisiche. Tra le persone trattenute vi è una persona che si trovava nel CPR di Bari e che è stato il primo soccorritore del 25enne Simo Said, deceduto il 12 febbraio all’interno del CPR pugliese. Questo ragazzo, che dovrebbe essere sentito dalle autorità nell’ambito dell’incidente probatorio sulla morte di Simo Said, è stato inspiegabilmente portato a Gjader, e, anche alla luce di quell’evento traumatico, presenta un grave stato di sofferenza psicologica e numerosi episodi di autolesionismo che non sembrano essere stati oggetto di una rivalutazione dell’idoneità alla permanenza in CPR. È trattenuta anche una persona proveniente dall’Iran, nonostante l’attuale clima politico del Paese renda di fatto impossibile il rimpatrio. Colpisce inoltre la presenza di moltissime persone che avevano un lavoro regolare in Italia, lo hanno perso e, a seguito di ciò, hanno perso anche il permesso di soggiorno: persone inserite nel tessuto sociale e lavorativo, poi trasferite coattivamente in Albania. Emerge poi un elemento che rende il meccanismo ancora più grave: almeno due delle persone incontrate erano già state trattenute a Gjader, poi riportate in Italia e ora nuovamente trasferite in Albania. Un rimbalzo forzato che evidenzia la natura profondamente lesiva e propagandistica di questo sistema. Per la prima volta è stato utilizzato il carcere presente nella struttura di Gjader, per la detenzione di una persona accusata di aver commesso un reato mentre si trovava nel CPR. Il giorno successivo la persona è stata trasferita in Italia. L’incremento dei trasferimenti e l’ampliamento delle presenze segnano un passaggio di estrema gravità: il cosiddetto “modello Albania” si colloca fuori dal perimetro giuridico europeo di riferimento e il protocollo non è compatibile neanche con le disposizioni contenute nei regolamenti connessi al Patto europeo su migrazione e asilo. I costi umani ed economici dell’esperimento albanese continuano a salire davanti all’ostinazione del governo. Quando saranno i tribunali a prendere atto dell’incompatibilità, i giudici saranno di nuovo incolpati del mancato funzionamento del centro? Il Tavolo Asilo e Immigrazione e l’on. Rachele Scarpa chiedono al governo la sospensione immediata di tutti i trasferimenti verso il CPR di Gjader e la chiusura del centro, struttura che continua a operare fuori dal perimetro del diritto, in un quadro di radicale contrasto con i principi fondamentali. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Chiudete il centro di Gjader, in Albania proviene da Comune-info.
March 2, 2026
Comune-info
Il nuovo patto EU Migrazione e Asilo: un'analisi
Negli ultimi decenni l'Unione Europea ha progressivamente costruito un sistema di governo della mobilità che funziona come un apparato di selezione, contenimento e morte. Il Mediterraneo è divenuto la frontiera più letale del mondo: dal 2014 oltre 60.000 persone hanno perso la vita tentando di attraversare il mare. Il Nuovo Patto EU Migrazione e Asilo, approvato nell'aprile del 2024, che verrà attuato integralmente entro giugno 2026, non ha nulla di nuovo ma rappresenta un continuum con quell'architettura neoliberale della frontiera già vista, consolidando un regime di disuguaglianza e disciplinamento. In studio con le compagne di Campagne in Lotta, riflettiamo sull'impianto del patto che prevede un ulteriore attacco alle possibilità di ingresso in Europa per le persone in movimento che vengono subordinate a forme di controllo sempre più pervasive attraverso screening, anche biometrici, estesi in maniera coatta addirittura a minori a partire dai 6 anni. Il patto prevede inoltre procedure accelerate per la richiesta di asilo, soprattutto per persone migranti provenienti da cd. "paesi sicuri".  In ogni caso, la tendenza espressa dal patto è quella della progressiva negazione delle possibilità di asilo e dell'esternalizzazione del processamento delle richieste, insieme a una ulteriore torsione in termini di repressione e controllo nel campo delle politiche migratorie. Parliamo poi del ruolo delle tecnologie biometriche nelle politiche di controllo delle persone migranti e della funzione di Eurodac, database istituto nei primi anni 2000 in concomitanza con gli accordi di Dublino. Nella parte conclusiva, ci focalizziamo sulla situazione italiana, in particolare sul tema delle deportazioni di persone migranti in Albania, oggi diventati centri di espulsione, gestiti in maniera del tutto opaca.
October 18, 2025
Radio Onda Rossa
Sparare sulla Croce Rossa
Ormai capisci che qualsiasi nefandezza al mondo, anche se dovesse mitragliare un asilo infantile, basta dire che è contro il terrorismo che va bene. (2004) L'articolo Sparare sulla Croce Rossa su Contropiano.
September 1, 2025
Contropiano
Conferenza della Agenzia dell’Unione Europea per l’Asilo
Riceviamo e pubblichiamo dalla agenzia stampa ANS News Malta – L’EUAA ospita la prima conferenza sullo stato di asilo 2025 (ANS – La Valletta) – Il 18 giugno 2025, l’Agenzia dell’Unione Europea per l’Asilo (EUAA) ha tenuto la sua prima Conferenza sullo Stato dell’Asilo a Malta. L’evento ha riunito responsabili politici di alto livello, rappresentanti delle istituzioni dell’Unione Europea, organizzazioni internazionali ed esperti in materia di migrazione per riflettere sullo stato attuale della protezione internazionale e della migrazione nell’Unione Europea. La conferenza, tenutasi sul tema “L’asilo nell’UE a un bivio?”, ha esplorato le tendenze passate e future, in particolare nel contesto dell’evoluzione del Nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo. L’evento ha visto gli interventi principali di Nina Gregori, Direttore Esecutivo dell’EUAA, di Myriam Spiteri Debono, Presidente di Malta, e, attraverso un videomessaggio, di Magnus Brunner, Commissario europeo per gli Affari Interni e la Migrazione. Queste osservazioni introduttive hanno dato il tono a una giornata di approfondimenti da parte di esperti. Il primo panel politico ha visto i contributi di Makis Voridis , Ministro delle Migrazioni e dell’Asilo della Grecia, Mari Rantanen, Ministro degli Interni della Finlandia, Andi Mahila, Vice Ministro degli Interni dell’Albania, e Michael Spindelegger, Direttore Generale dell’International Centre for Migration Policy Development (ICMPD). Il panel ha affrontato la complessità della gestione dei flussi migratori, garantendo al contempo un trattamento equo e umano dei richiedenti asilo. Nel nuovo quadro politico migratorio, i partecipanti hanno espresso preoccupazione per la crescente enfasi sui meccanismi di rimpatrio, spesso a scapito dei sistemi di protezione per coloro che fuggono da persecuzioni e conflitti. Jean-Louis De Brouwer, Direttore del programma Affari Europei presso l’Egmont Institute, ha offerto alcune riflessioni sul rapporto EUAA sull’asilo 2025, che offre una panoramica completa degli sviluppi legislativi, politici e pratici in tutta Europa. Il secondo panel si è concentrato invece sulla cooperazione dell’UE nella gestione delle migrazioni e dell’asilo, con la partecipazione di relatori come Lukas Gehrke (OIM), Philippe Leclerc (UNHCR), Kim Freidberg (Consiglio dell’UE) e Beate Gminder (Commissione europea, DG HOME), insieme a Nina Gregori (EUAA). La discussione ha sottolineato la necessità di partenariati più profondi e di una risposta più unitaria dell’UE, soprattutto alla luce del crescente numero di sfollati a livello globale e dell’instabilità geopolitica. Alcuni partecipanti hanno espresso preoccupazione per le segnalazioni di respingimenti e violazioni dei diritti umani alle frontiere dell’UE, chiedendo garanzie più solide e meccanismi di responsabilizzazione più efficaci. La Conferenza sullo Stato dell’Asilo 2025 ha segnato dunque un passo significativo nel rafforzamento del dialogo e della cooperazione in materia di asilo in Europa. Ha ribadito l’impegno dell’EUAA a sostenere gli Stati membri e i partner nella costruzione di un sistema di asilo equo, efficace e comune. Redazione Italia
June 30, 2025
Pressenza
STATI UNITI: A 5 ANNI DALL’OMICIDIO FLOYD, “LA POLIZIA HA INTERIORIZZATO LO SPIRITO DEL SUPREMATISMO BIANCO”
A Minneapolis, nel Minnesota, cinque anni fa si verificò l’omicidio razzista e di Stato di George Floyd, soffocato dal ginocchio di un poliziotto. Domenica 25 maggio la morte del 46enne afroamericano è stata commemorata in piazza George Floyd, tra opere d’arte di protesta, rose gialle e un murales con la scritta “Hai cambiato il mondo, George”. L’omicida, il poliziotto bianco Derek Chauvin, condannato nel 2022 a 21 anni di reclusione, potrebbe vedersi concedere la grazia se il Presidente Donald Trump cedesse alle pressioni degli alleati più razzisti. Inoltre i dati raccolti tra il 2017 e il 2024, mostrano un aumento degli omicidi razziali nei confronti delle minoranze statunitensi nere e ispaniche. In calo invece i numeri delle persone bianche uccise dalla polizia. Questo attesterebbe una perdita di slancio del movimento Black Lives Matter a favore del trumpismo e del suprematismo bianco, cui esponenti stanno facendo cancellare tutte le riforme fatte per cercare di arginare il razzismo. Il Presidente Trump sta anche demolendo le politiche in favore di diversità, equità ed inclusione. Nonostante la eco globale delle proteste del movimento Black Lives Matter, il suprematismo bianco è oggi in continua ascesa, facendo arretrare sulle recenti conquiste dei movimenti antirazzisti. Anche le donazioni verso Fondazione Black Lives Matter sono in continuo calo: dai 79,6 milioni di dollari raccolti nel 2021, si è passati l’anno seguente a soli 8,5 milioni. Nel frattempo negli Stati Uniti stanno arrivando i primi cosiddetti rifugiati dal Sudafrica che fuggirebbero dal “razzismo contro i bianchi”. I discendenti dei coloni europei, gli Afrikaner, che imposero la segregazione razziale fino al 1991, possono ottenere l’asilo negli Stati Uniti: lo stesso diritto viene però negato alle persone che scappano da povertà, guerre e persecuzioni, come ad esempio i rifugiati Sudanesi e Congolesi, a cui l’amministrazione Trump ha bloccato le procedure per richiedere l’asilo. Ai nostri microfoni l’analisi dello scrittore Salvatore Palidda, già docente in sociologia presso l’Università di Genova. Ascolta o scarica
May 26, 2025
Radio Onda d`Urto