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Manifestazione nazionale “Fuori l’Italia dalla guerra”: volti scoperti, mani libere, parole chiare
Il Comitato promotore della manifestazione nazionale “Fuori l’Italia dalla guerra”, in programma a Roma sabato 24 ottobre, ribadisce con forza il carattere pacifico e nonviolento dell’iniziativa. Scendiamo in piazza per chiedere pace, il ripudio della guerra sancito dall’articolo 11 della Costituzione, la fine del coinvolgimento del nostro Paese nei conflitti armati, la solidarietà con i popoli che resistono all’imperialismo e al sionismo. Chi aderisce alla manifestazione lo fa condividendone pienamente lo spirito: volti scoperti, mani libere, parole chiare. Il Comitato respinge in modo netto ogni tentativo di strumentalizzazione violenta da parte di elementi estranei alla manifestazione, ai suoi contenuti, alle realtà che l’hanno promossa ed a quelle che hanno aderito. Chiunque intenda servirsi del corteo per compiere atti di violenza, danneggiamenti o scontri si pone fuori dalla manifestazione e contro di essa. Di questo tutti devono essere consapevoli, dai manifestanti agli organi di informazione. Nessuno provi a screditare il movimento per la pace e a spostare l’attenzione dalle ragioni della protesta. Invitiamo tutti i partecipanti a seguire le indicazioni del servizio d’ordine, a non raccogliere alcuna provocazione, a isolare immediatamente eventuali comportamenti violenti e a segnalarli agli organizzatori. Il 24 ottobre Roma vedrà una piazza ampia, plurale, determinata e pacifica. Perché la pace si costruisce con la pace. Il Comitato promotore della manifestazione “Fuori l’Italia dalla guerra” Sito: www.fuorilitaliadallaguerra.org YouTube: https://www.youtube.com/@fuorilitaliadallaguerra/shorts Facebook: https://www.facebook.com/fuorilitaliadallaguerra/ Instagram: https://www.instagram.com/fuorilitaliadallaguerra Telegram: https://t.me/Roma24ottobre2026     Redazione Italia
October 22, 2026
Pressenza
Il 4 novembre non è la nostra festa! Appello dell’Osservatorio contro la militarizzazione
In questi giorni si stanno moltiplicando in tutto il Paese le circolari e gli inviti alle scuole per le iniziative legate alla celebrazione del 4 novembre come Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate. Simili celebrazioni rappresentano un ulteriore passo in avanti rispetto al processo di normalizzazione della guerra e di marginalizzazione della cultura della pace che quotidianamente come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denunciamo. Si tratta a nostro avviso di una ennesima narrazione falsa ed edulcorata, che tace sulla violenza e sulle distruzioni della guerra, facendo leva su quegli interventi delle Forze armate – in occasione, per esempio, di calamità naturali – che in realtà potrebbero essere svolti da un altrettanto valido servizio civile. Un tentativo di far accettare supinamente alle nuove generazioni l’inevitabilità delle guerre, eludendo ogni forma di riflessione critica sul tema. Si profila quindi un altro 4 novembre che mira a portare dentro le scuole una forte ventata di nazionalismo, attraverso la retorica del compimento dell’unità nazionale, e di militarismo, facendo ricorso alla retorica del sacrificio: «si intende ricordare, in special modo, tutti coloro che, anche giovanissimi molto giovani, hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di Patria e di attaccamento al dovere: valori immutati nel tempo, per i militari di allora e quelli di oggi». Noi, proprio perché abbiamo il massimo rispetto per chi ha perso la vita nel corso del primo conflitto mondiale, pensiamo che la riflessione sul 4 novembre debba indagare i fatti storici, sottraendoli alla retorica militarista. Il nostro obiettivo è quello di “gettare” finalmente la guerra fuori dalla storia. Va innanzitutto ricordato che la Prima guerra mondiale fu per il nostro Paese una guerra di aggressione. Fu, infatti, l’Italia a dichiarare guerra all’Austria, dopo aver sottoscritto il Patto di Londra, un accordo con il quale Francia, Gran Bretagna e Russia assicuravano all’Italia, in caso di vittoria, l’espansione dei propri confini anche in territori in cui la popolazione italiana era in netta minoranza. Territori nei quali pochi anni dopo avvenne l’italianizzazione forzata ai danni di lingue e tradizioni autoctone. È di tutta evidenza che non si trattava tanto di completare il percorso risorgimentale verso l’unità nazionale, intriso anch’esso di massacri di popolazioni del Sud inermi e di false promesse di riforme sociali, quanto invece di riaffermare il carattere imperialistico di un’Italia che rivendicava il diritto all’occupazione e allo sfruttamento economico di altri Paesi, né più né meno di altre potenze coloniali europee. Contro questa narrazione a senso unico è fondamentale ricordare la diffusa opposizione di tanti soldati verso i comandi, che sfociò in diversi episodi di diserzione e renitenza alla leva con conseguenti condanne nei tribunali militari e decimazioni al fronte: circa 870mila denunciati, 350mila processi celebrati, 170mila condanne eseguite. La ferocia dei comandi militari, le decimazioni, le condizioni bestiali in cui i militari italiani si trovarono in trincea sono tutti elementi, ampiamente riconosciuti dalla storiografia, che devono di necessità entrare in una riflessione didattica attorno alla Prima guerra mondiale. Un conflitto che Papa Benedetto XV definì prima “un’orrenda carneficina” che disonora l’Europa e successivamente una “inutile strage”. Ci sono dunque fondati motivi per evitare una ricostruzione storica tanto acritica quanto appiattita sulla propaganda militarista odierna o, ancor peggio, retorica e bellicista, di questo tragico periodo storico. Soprattutto oggi, in un mondo ancora attraversato da numerosi conflitti, quello in Ucraina e quello che ha già visto il massacro di 42.000 palestinesi, compresi donne e bambini,, è necessario difendere e diffondere la cultura della pace per contribuire a realizzare il fine politico e storico della “pace perpetua” per l’intera umanità, così come prescritto nella nostra Costituzione. Nel contesto attuale, le celebrazioni del 4 novembre, Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, diventano, perciò, l’occasione per esaltare non solo il passato bellicista, ma il presente sostegno alla guerra. Così scriveva don Lorenzo Milani: «Era nel ‘22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l’esercito non la difese. Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina e, riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo». Non intendiamo, a cent’anni di distanza da quei tragici eventi, annacquare la storia e la storiografia nell’esaltazione acritica delle idee di patria e del dovere dentro un sistema di disvalori in cui il sacrificio della propria vita e l’annientamento del nemico vanno a braccetto con le malsane idee di vittoria e gloria perpetua. La guerra, qualsiasi guerra, è solo morte e distruzione. La guerra non ammette vincitori. Per tutte queste ragioni, e per molte altre osservazioni che potrebbero essere aggiunte, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università propone per il prossimo 4 novembre una giornata di riflessione e approfondimento, una giornata da declinare nelle forme che le realtà territoriali riterranno opportune, individuando luoghi e percorsi che possano contribuire a rimettere in discussione la “voglia di guerra” che attraversa le classi dirigenti, e non solo loro, del nostro Paese. Facciamo appello, in particolare, a tutte le persone che operano nell’ambito della formazione, ma non solo a loro, per la segnalazione di tutte le iniziative che vedono coinvolte le Forze Armate nelle scuole e delle università per diffondere la narrazione militarista legata alla celebrazione del 4 novembre. Invitiamo, inoltre, le realtà territoriali e le associazioni pacifiste, antimilitariste e nonviolente a mobilitarsi per di una giornata di studio, a scuola e fuori dalla scuola, atta a promuovere la cultura della pace per opporsi alla crescente militarizzazione di ogni spazio sociale. Per segnalazioni e contatti: osservatorionomili@gmail.com Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Appello: da italiani e da ebrei diciamo no al ddl antisemitismo
Da italiani e da ebrei, da nemici di tutte le forme di razzismo, esprimiamo la nostra contrarietà al disegno di legge 1004 in discussione alla Camera dei Deputati che contrabbanda per lotta all’antisemitismo la delegittimazione e criminalizzazione di ogni posizione pubblica più o meno radicalmente antisraeliana. Siamo contrari a questo disegno di legge perché il testo adotta la definizione di antisemitismo della International Holocaust Remembrance Alliance, che soprattutto negli esempi che l’accompagnano confonde il rifiuto di ogni espressione di odio antiebraico con giudizi certamente opinabili ma che non costituiscono necessariamente antisemitismo. Siamo contrari perché la lotta all’antisemitismo, tra le forme più antiche e odiose di razzismo, è una questione troppo seria per essere affidata a forze politiche che ne fanno il pretesto per legittimare le politiche e i crimini di Israele. Ciò è tanto più grave poiché alcune di quelle stesse forze che dichiarano amicizia verso gli ebrei, fanno del razzismo una scelta politica, arrivando perfino a mettere in discussione il diritto costituzionale allo studio di bambine e bambini. Siamo contrari perché questo disegno di legge non solo non aiuta ma rischia di complicare la lotta all’odio antiebraico. Mescolando impropriamente l’antisemitismo con qualunque posizione di contrapposizione alle politiche criminali di Israele, lo separa, lo isola dalle altre forme di razzismo, rendendo più fragili le basi etiche per contrastarlo. L’antisemitismo sta rialzando la testa, persino a sinistra, innegabilmente favorito dall’agire di uno Stato che si qualifica come “ebraico” e alimentato dagli stereotipi di sempre, cui se ne aggiungono di nuovi, primo fra tutti l’identificazione tra governo israeliano ed ebrei. L’antisemitismo è una forma di sopraffazione «dell’uomo sull’uomo»: per combatterlo non servono nuove norme che confondono la critica a Israele con l’odio antiebraico. Invece è necessario rafforzare la lotta contro ogni forma di razzismo, senza eccezioni e senza strumentalizzazioni: questo è stato fino a oggi e questo resterà il nostro impegno. Firmatari:  Lea-Laboratorio ebraico antirazzista Mai Indifferenti-Voci ebraiche per la pace Tikkun-Diaspora ebraica decoloniale Nora Aghion, Deborah Arbib Guido Bassano, David Calef Giorgio Canarutto Paola Canarutto Raya Cohen Renata Colorni Andrea Damascelli Lucio Damascelli Roberto Della Seta Deborah Di Cave Micol di Nepi Anna Foa Saby Fresko Bice Fubini Nicoletta Gandus Shmuel Gertel Siegmund Ginzberg Lisa Ginzburg Bella Gubbay Sveva Haertter Joan Haim Francesca Incardona Helena Janeczek Amy Kabat Irene Kajon Yael Laibel, Gad Lerner Daniel Levi Giorgina Levi Stefano Levi Della Torre Bruno Montesano Giacomo Ortona Olga Dalia Padoa Martina Piperno Valentina Pisanty Matteo Pucciarelli Annalisa Ravenna Annalisa Salerno Renata Sarfati Stefano Sarfati Gadi Schoenheit Eva Schwarzwald Susanna Sinigaglia Alessandro Soria Widad Tamimi Jardena Tedeschi Claudio Treves Adriana Valabrega Maya Vetri Marco Vigevani   Redazione Italia
September 27, 2026
Pressenza
Appello – Assemblea Nazionale Transfemminista 10/11 ottobre 2026
A dieci anni dalla prima marea contri i femminicidio e la violenza patriarcale, al grido di Non Una di Meno, invitiamo collettive, laboratorie, sportelli, centri antiviolenza, consultorie autogestite, reti, associazioni, sindacalist3, attivist3, persone singole a incontrarsi per un’assemblea nazionale transfemminista a Bologna il 10-11 ottobre. In dieci anni, il movimento transfemminista, in connessione globale, ha rappresentato uno spazio politico fondamentale di opposizione alla violenza patriarcale, come terreno di ricomposizione delle lotte. Ha elaborato, in un anno di lavoro collettivo, il Piano Femminista contro la violenza, un manifesto programmatico delle lotte e delle rivendicazioni. Ha messo in connessione violenza di genere e del genere, precarietà, razzismo e violenza economica con la pratica dello sciopero. Ha denunciato, con una risposta di massa contro il Congresso Mondiale delle Famiglie a Verona nel 2019, l’emergere dell’ “internazionale nera” e il suo progetto reazionario, che vede uno dei suoi assi nella restaurazione del binarismo di genere in seno alla famiglia eterosessuale, coniugata con un feroce ed esplicito razzismo. Si è mobilitato contro la guerra, per la Palestina libera e contro il genocidio. I movimenti femministi e transfemministi hanno determinato un cambio di paradigma sul discorso della violenza patriarcale sistemica, ma il contrattacco anti-transfemminista si è riorganizzato. Viviamo un momento storico di profondo stravolgimento e di pericolo, segnato da un salto di scala della violenza patriarcale, coloniale, suprematista, specista ed ecocida. I corpi delle donne, quelli femminilizzati, trans, queer, razzializzati, poveri, disabili, vecchi, così come gli ecosistemi e i corpi non umani, continuano a essere campo di battaglia e terreno di sfruttamento nel contesto di guerra, riarmo e fascistizzazione. La violenza patriarcale e l’immigrazione sono tra i temi principali della campagna elettorale della destra. La data del 25 novembre si riconferma terreno di contesa, ribadendo tutta la necessità della sua carica politica, simbolica e mobilitativa contro i tentativi di mistificazione istituzionale. In questo contesto, il transfemminismo non è solo la lente da utilizzare, ma un terreno formidabile e strategico di conflitto e di ricomposizione delle lotte. Lo è stato in questi anni, lo può essere a maggior ragione ora, se ricostruiamo le condizioni per riorganizzarci insieme su un’ipotesi politica nuova, anche attraverso momenti di autocritica. In questi 10 anni di lotta, anche il nostro movimento è stato in costante trasformazione: le alleanze e la partecipazione si sono continuamente ridefinite. La composizione delle assemblee territoriali è più volte cambiata. Sono nati nuovi gruppi e collettivi. La trasformazione non ci spaventa, è sempre segno di movimento. Se Non Una di Meno è stato lo spazio politico di elaborazione e organizzazione che il movimento si è dato a partire dal 2016, oggi questa potenzialità va rilanciata e rimessa in gioco. Condividiamo desideri e saperi, tessiamo trame, costruiamo nuovi piani comuni di riflessione e lotta, in cui le differenze possano trasformarsi in forza collettiva contro la violenza patriarcale nel regime di guerra e nella fascistizzazione che avanza. A partire dalla ricchezza delle molteplici esperienze collettive, che danno voce a diverse prospettive e lotte, sentiamo l’urgenza del dialogo e della relazione per costruire un’immaginazione politica condivisa e percorsi concreti, capaci di nutrire la potenza del movimento femminista e transfemminista. Rivendicare futuro nella guerra quotidiana ai corpi e ai territori è, quindi, la sfida che lanciamo: se arretrare non è un’opzione, sentiamo forte il desiderio di cambiare tutto. Facciamolo insieme, perché solo insieme siamo più forti. CI VOGLIAMO VIVX, LIBERX ED AUTODETERMINATX!
September 24, 2026
Non Una Di Meno
Veneto, appello unitario alla mobilitazione regionale
Le organizzazioni sociali, politiche, sindacali del Veneto, invitano tutti i cittadini e le cittadine, i lavoratori e le lavoratrici, a intraprendere insieme un cammino unitario contro l’approvazione del DDL1004, la cosiddetta legge “antisemitismo”, che esortiamo tutti e tutte ad approfondire nelle sue molteplici implicazioni. Questo disegno di legge mira ad applicare le linee guida della International Holocaust Remembrance Alliance e a far coincidere la critica politica allo Stato di Israele con l’odio antiebraico, limitando la libertà di espressione, spianando la via alla repressione del dissenso e alla trasformazione dell’istruzione in indottrinamento, dell’industria e dell’università in portaerei per guerre e genocidi, dei social in strumento di censura e di persecuzione. Da oggi verso il 2 ottobre, quando la legge entrerà in aula e oltre, perché non possiamo rinunciare alla libertà di critica e di parola che, con questa norma, il governo vuole vietare, invitiamo tutti e tutte a partecipare, a ripetere e sviluppare le iniziative, che a partire da oggi avranno luogo in tutto il territorio veneto e a immaginarne altre ancora che assumano carattere nazionale e unitario, verso la mobilitazione del 2 ottobre a Roma e ovunque si ritenga opportuno. Aderisci come promotore scrivendo nome cognome, telefono, organizzazione a: retevenetadeicomitati@protonmail.com Promotori: 1) Rete Veneta dei Comitati per la Palestina, 2)Assopace Palestina – Veneto, 3) ANPI provinciale Venezia, 4) ANPI provinciale Treviso, 5) ANPI provinciale Padova, 6) ANPI provinciale Rovigo, 7) ANPI Provinciale Belluno, 8)ANPI Provinciale di Vicenza. 9) ANPI Provinciale di Verona 9)ANPI Coord. Regionale Veneto 10) Fiom- CGIL Veneto 11)Docenti per Gaza – Veneto 12)Sanitari Per Gaza – Veneto 13)Sanitari per Gaza – Verona 14)Restiamo Umani – Vittorio Veneto, 15)USB – Veneto, 16) Cesp Cobas Scuola – Veneto 17)RSU Electrolux di Susegana 18)Pax Christi – Vicenza 19) PaP – Veneto 20)Cau-Padova 21)Circolo Arci Gallo Rosso Iniziative Invitiamo a segnalare le iniziative in corso o in programmazione alla mail retevenetadeicomitati@protonmail.com Mercoledì 30 settembre: assemblee sindacali (in programmazione) negli istituti superiori e nelle università venete: DDL 1004: implicazioni e censura nella scuola e nell’università. A breve le date. Lunedì 12 ottobre durante l’Assemblea regionale dei delegati Fiom: Confronto sul DDL “antisemitismo” Lunedì 13 ottobre h 17.00 Vittorio Veneto (tv) conferenza: Ebraismo, Sionismo e Genocidi con don Maurizio Mazzetto (Pax Christi). Comune di Fregona (TV) progetto di gemellaggio e campagna civile di sostegno economico (Arci Gallo Rosso) “Diamo una chance alla Pace” progetto a cura di Sanitari per Gaza per la fornitura di ausili per i bambini amputati (in programmazione) https://retevenetacomitatipal.wordpress.com   Redazione Italia
September 18, 2026
Pressenza
Spegniamo subito il rogo sionista dei libri!
Come scrittori, ricercatori storici, poeti, editori, lavoratori dell’editoria, docenti, lettori esprimiamo il nostro più acceso dissenso e la più forte opposizione possibile al Disegno di legge S. 1004, noto come DDL Romeo. Questo editto repressivo non è volto soltanto a tacitare ogni critica e mobilitazione dei movimenti sociali e politici […] L'articolo Spegniamo subito il rogo sionista dei libri! su Contropiano.
September 17, 2026
Contropiano