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Leonardo SpA annuncia il disimpegno nella produzione civile, e l’accelerazione in quella bellica
La divisione aereonautica di Leonardo SpA ha raggiunto risultati che vanno oltre le migliori aspettative, gli ordini passano da meno 3,4 miliardi di euro a oltre 5,8. Le intese commerciali con il Kuwait sono quelle che hanno permesso il grande salto in avanti fino ai ricavi cresciuti dell’11% dal 2024 al 2025. Stando agli indicatori economici e finanziari Leonardo abbatte il debito e aumenta i ricavi e gli utili, spinti dalle guerre e dalle crescenti ordinazioni. Le principali aziende produttrici di armi beneficiano della guerra e sono tra loro in competizione per offrire al mercato prodotti tecnologicamente sempre più moderni. Leonardo ha presentato i dati relativi al 2025 con ricavi cresciuti dell’11%, i dividendi attorno al 20 per cento, sono questi i risultati della straordinaria crescita degli ordini; pur in presenza di un lieve calo del titolo nelle ultime settimane dell’anno dopo gli aumenti vigorosi del passato. I profitti di guerra lievitano e gli scenari internazionali tradotti in campi di battaglia sono l’occasione propizia per testare la efficacia delle nuove armi, il circolo vizioso vende la vendita dei prodotti come occasione propizia per sperimentare ulteriori e innovativi sistemi di arma che si avvarranno di tecnologie all’avanguardia e della intelligenza artificiale. Fonte https://www.leonardo.com/it/press-release-detail/-/detail/leonardo-fy-preliminary-results-2025 Un aspetto importante va sottolineato ossia il prossimo acquisto, grazie agli utili ottenuti, da parte di Leonardo della divisione militare Idv di Iveco anche se la parte della azienda dedicata alla produzione di cingolati dovrebbe essere ulteriormente spacchettata e venduta ad altri marchi tenendosi invece stretta la produzione di sistemi di artiglieria. Il comparto militare, contrariamente a quanto detto, non salva dalla crisi i settori della meccanica ma fagocita solo parte della stessa, quelli funzionali alla produzione di nuovi sistemi di arma, nel caso di Leonardo poi ci sono le alleanze strategiche con alcuni marchi, ad esempio la tedesca Rheinmetall, a determinare le scelte industriali. La crisi del settore meccanico e dell’automotive sta portando a ridimensionamenti produttivi e a diminuzioni della forza lavoro, a processi di delocalizzazioni con produzioni frammentate e divise ulteriormente che provocheranno a loro volta la crisi dell’indotto specie se in mono committenza. Il settore militare appare come quello più avvezzo a lanciare operazioni spregiudicate per attrarre solo parte della produzione lasciando tutto il resto in balia del cosiddetto mercato (senza acquirenti non resterà che la lunga agonia degli ammortizzatori sociali fino alla chiusura dei siti produttivi). L’amministratore delegato, Leonardo Cingolani, annuncia la realizzazione del drone costruito con la Turca Baykar che ha acquistato la divisione militare della Piaggio. Le mega commesse arrivate dal Golfo Persico per il settore aeronautico ci parlano della vendita degli Eurofighter e dei droni. E il fatto che a presentare i conti migliori sia la parte militare rispetto a quella civile fa capire che questa ultima subirà un certo ridimensionamento nonostante l’arrivo del fondo statale saudita Pif che dovrebbe portare grande liquidità in cambio dei dividendi e della promessa di aprire uno stabilimento anche nel loro Paese. Il ridimensionamento di Leonardo nel settore civile a vantaggio del militare arriva dopo quasi 40 anni di politiche mirate a questo scopo tanto che i sindacati del settore meccanico si mostrano preoccupati dopo anni di silenzio e di rinuncia alla riconversione a fini civili della produzione. I prestiti accordati dalla UE, i fiumi di denaro verso la produzione di armi anche in deroga ai tetti di spesa, il grande Riarmo europeo favoriscono i processi di militarizzazione di ampi settori della manifattura e di conseguenza i principali marchi nel settore bellico si adeguano agli atti di indirizzo comunitari. Federico Giusti Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
March 3, 2026
Pressenza
Con i disertori russi e ucraini per un mondo senza eserciti e frontiere
Sono passati quattro anni dall’accelerazione violenta della guerra impressa dall’invasione russa dell’Ucraina. Il conflitto è sempre più aspro: i morti sono centinaia di migliaia su entrambi i lati del fronte. Il governo italiano si è schierato in questa guerra inviando armi, arrivando a schierare 3.500 militari nelle missioni in ambito NATO nell’est europeo. Presto aprirà una base militare Italiana in Bulgaria. La guerra in Ucraina ha nel proprio DNA uno scontro inter-imperialistico di enorme portata, che rischia di innescare un conflitto ben più ampio, tra potenze dotate anche di armi atomiche.  Fermarla, incepparla, sabotarla è una necessità imprescindibile. In Ucraina ci sono duecentomila disertori, in Russia decine di migliaia di persone hanno attraversato i confini per sottrarsi alla chiamata alle armi.  In Russia e in Ucraina gli antimilitaristi si battono perché le frontiere siano aperte per chi si oppone alla guerra. Noi facciamo nostra la lotta per spezzare i confini e per l’accoglienza di obiettor*, renitent* e disertor*. Noi non ci arruoliamo né con la NATO, né con la Russia. Rigettiamo i vergognosi giochini di Trump, Putin e dell’UE sulla pelle di popolazioni stremate dalla guerra, messe a tacere da regimi, che reprimono duramente chi vi si oppone concretamente. Il prezzo di questa guerra lo paga la povera gente. Ovunque. Lo pagano oppositori, sabotatori, obiettori e disertori che subiscono pestaggi, processi e carcere. Lo paghiamo noi tutti stretti nella spirale dell’inflazione, tra salari e pensioni da fame e fitti e bollette in costante aumento. Provate a immaginare quante scuole, ospedali, trasporti pubblici di prossimità si potrebbero finanziare se la ricerca e la produzione venissero usate per la vita di noi tutti, per la cura invece che per la guerra. Il decreto riarmo del governo Meloni prevede un miliardo di euro per rendere sempre più mortale l’arsenale a disposizione delle forze armate italiane. L’Italia è impegnata in ben 43 missioni militari all’estero, in buona parte in Africa, dove le truppe tricolori fanno la guerra ai migranti e difendono gli interessi di colossi come l’ENI. Vari progetti di legge puntano al graduale ritorno della leva obbligatoria sospesa nel 2005. Serve carne da cannone per le guerre che vedono l’Italia in prima fila. Le scuole e le università sono divenute terreno di conquista per l’arruolamento dei corpi e delle coscienze. L’industria bellica italiana, in prima fila il colosso Leonardo, fa profitti miliardari. L’Italia vende armi a tutti i Paesi in guerra. Un business di morte. Occorre capovolgere la logica perversa che vede nell’industria bellica il motore che renderà più prospera L’Italia. Un’economia di guerra produce solo altra guerra. La guerra è anche interna. Il governo risponde alla povertà trattando le questioni sociali in termini di ordine pubblico: i militari dell’operazione “strade sicure” li trovate nelle periferie povere, nei CPR, nelle stazioni, sui confini. Ogni forma di opposizione sociale e politica viene criminalizzata con un insieme di norme vecchie e nuove che garantiscono una sempre maggiore impunità alla polizia e trasformano in reati normali pratiche di lotta. Solo un’umanità internazionale potrà gettare le fondamenta di quel mondo di libere e uguali che può porre fine alle guerre. Oggi ci vorrebbero tutti arruolati. Noi disertiamo.  Noi non ci arruoliamo a fianco di questo o quello Stato imperialista. Rifiutiamo la retorica patriottica come elemento di legittimazione degli Stati e delle loro pretese espansionistiche. In ogni dove. Non ci sono nazionalismi buoni. Noi siamo al fianco di chi, in ogni angolo della terra, diserta la guerra. Vogliamo un mondo senza frontiere, eserciti, oppressione, sfruttamento e guerra. Facciamo appello perché tra il 21 e il 24 febbraio si tengano in ogni città iniziative di informazione e lotta. Assemblea Antimilitarista assembleantimilitarista@gmail.com   Redazione Italia
February 10, 2026
Pressenza
6 febbraio 2026: viva i portuali in sciopero
post facebook di Josè Nivoi, portuale del CALP di Genova e dell’USB. In coda gli 11 appuntamenti (pomeridiani) nelle città italiane. La protesta partirà da 21 tra i più grandi e importanti porti europei e mediterranei, come Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno, Trieste, Ancona e Civitavecchia e altri ancora. Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto l’adesione anche dai porti di
February 6, 2026
La Bottega del Barbieri
Ugo Dessy: ostinatamente contrario
100 anni fa nasceva l’intellettuale libertario sardo, testimone attivo del suo tempo. E del nostro. “Con l’avvento del nucleare, la potenza distruttiva delle armi è tale da costituire di per sé il problema più drammatico tra quanti l’umanità ne ebbe mai affrontato, perché è messa in gioco, concretamente, la sua sopravvivenza. Inoltre, ancor prima del loro impiego nella guerra, gli
January 15, 2026
La Bottega del Barbieri
L’economia marchigiana pronta alla riconversione bellica… ma c’è chi dice NO!
Manifestazione a San Benedetto del Tronto indetta per sabato prossimo, 27 dicembre. Dopo il presidio del 28 novembre di fronte i cancelli della Civitanavi Systems di Porto S. Elpidio, Coordinamento Marche per la Palestina, Sumud Centro Culturale Palestinese delle Marche, Vibrata per la Palestina e Piceno della Palestina, tornano in strada. Gli attivisti hanno chiamato a raccolta i cittadini marchigiani per la manifestazione “NO alle Vostre Guerre”. Le Marche, sappiamo oramai non essere più quella regione tranquilla ed estranea all’”economia del genocidio”, a partire dalle vacanze ritempranti dei militari israeliani IDF, alle aziende che in questi anni non hanno mai smesso di fare affari in Israele. Una regione, secondo fonti sindacali attendibili, in cui ci sono già aziende che da mesi hanno iniziato a riconvertire le proprie produzioni civili per l’industria bellica tedesca. Un trend, questo, che considerate le molte stagnazioni economiche del manifatturiero, e le diverse crisi aziendali in corso, potrebbe aumentare, divenendo un’ottima strategia industriale di rilancio economico della regione. Dopotutto, considerato di fatto il ‘via libera’ dato dal Presidente Mattarella, che il 19 dicembre ha detto: “La spesa per dotarsi di efficaci strumenti che garantiscano la sicurezza collettiva è sempre stata comprensibilmente poco popolare. E tuttavia, poche volte come ora, è necessario”, a molti imprenditori potrebbero venir meno le già fragili convinzioni etiche di cui sono in possesso. La manifestazione di San Benedetto del Tronto punta anche il suo focus sulla locali GEM Elettronica, l’azienda rilevata al 65% da Leonardo S.p.A nel 2024, e la TPS Group, che lavora anch’essa per Leonardo S.p.A. Anche nel Piceno infatti si inizia a parlare dell’ipotesi di riconvertire al militare fabbriche in crisi come l’HP di Ascoli. “Siamo preoccupati – scrivono i promotori – di questa deriva militarista che vediamo all’orizzonte: vogliamo fermarla! Non possiamo avere la giustizia per il popolo palestinese se traiamo profitto dal suo genocidio! Non vogliamo vivere in un mondo dove per essere agiati economicamente, abbiamo bisogno di guerra, armi, distruzione e morte”. La manifestazione ha una ben precisa piattaforma di cinque punti: far sì che GEM Elettronica – Leonardo S.p.A. e tutte le industrie belliche del nostro territorio lavorino per il civile; fermare il riarmo della NATO e dell’Europa, che taglia le spese per il sociale e militarizza la nostra società fino alla leva militare; fermare il genocidio in Palestina, il finto piano di pace e l’imperialismo guerrafondaio dell’occidente nel mondo primo responsabile dei conflitti; esprimere solidarietà a tutte le persone vittime della repressione e fermare la criminalizzazione del movimento; affermare l’intersezionalità di tutte le lotte, e portarle avanti in maniera interconnessa, senza lasciare indietro nessuno. Il ritrovo è al parcheggio dell’ex Ballarin dalle 15:30, poi muoverà il corteo dove si per le vie della città con cori, poesie, flash-mob, interventi. Già ora molte le associazioni e i movimenti della regione che stanno aderendo. Leonardo Animali
December 23, 2025
Pressenza
Enzo Ferrara: le dimensioni dell’impatto ambientale di armi e industria bellica
Alla quinta della serie di sei conferenze ‘a calendario’ nel programma PACIF I CARE, mercoledì 3 dicembre prossimo interviene il presidente del Centro Studi ‘Sereno Regis’. La sua relazione focalizza l’attenzione su un particolare ‘effetto collaterale’ dei conflitti armati e dell’industria bellica: il loro impatto ambientale. «L’ambiente è sovente descritto come una vittima silenziosa, ma lo si può anche definire invisibile, della guerra – spiega Enzo Ferrara – La metrica d’impatto di un conflitto armato, che giustamente prima di tutto vaglia il numero di vite perdute, ferite o spogliate di ogni diritto e bene, però non rende in forma completa il danno provocato. Le catastrofi ambientali causate dalle guerre, più precisamente dall’industria bellica, anche quando prepara e raffina le proprie armi, iniziano ben prima di esse e i loro effetti nocivi perdurano ben oltre la fine degli scontri. In alcuni casi, come per l’uso di ordigni nucleari o chimici, le loro conseguenze non avranno mai termine nell’arco della storia umana». Un collaboratore dei periodici scientifici Altronovecento, Gli Asini e Medicina Democratica e membro del comitato editoriale delle riviste scientifiche Epidemiologia & Prevenzione e Visions for Sustainability e Close Encounters in War, Enzo Ferrara è un ricercatore all’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM). L’ente coordina 138 progetti svolti nelle proprie sedi, la storica e la principale a Torino, una a Pavia e una Firenze (LENS – European Laboratory for Non-Linear Spectroscopy), e in 132 laboratori. Le sue attività di ricerca consistono in studi per l’elaborazione di metodi, parametri e campioni “necessari per la riferibilità e il valore legale delle misure nei settori dell’industria, del commercio, della ricerca scientifica, della salvaguardia della salute e dell’ambiente, nonché per le necessità di misura in campo giudiziario e per qualsiasi altro settore in cui gli alti contenuti scientifico-tecnologici propri della ricerca metrologica trovino ricadute applicative di interesse”. La metrologia, o scienza della misurazione che oltre alle tecniche elabora anche la definizione dei parametri delle misurazioni, è una scienza multidisciplinare che si basa sui fondamenti teorici delle scienze esatte – matematica, geometria, fisica,… statistica – e sulle osservazioni e rilevazioni effettuate con gli strumenti di precisione, ha origini antichissime, correlate all’astronomia e, in particolare, all’agronomia. Le sue basi nella modernità furono gettate con l’avvio del progetto che, intrapreso da Ephraim Chambers nel 1728 a Londra, venne perfezionato e portato a termine da Denis Diderot insieme a Jean-Baptiste d’Alembert dal 1750 al 1772 redigendo la serie di tomi della Encyclopédie, ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers  (Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri). > L’opera che iniziamo […] ha due scopi: in quanto enciclopedia, deve esporre > quanto più è possibile l’ordine e la connessione delle conoscenze umane; in > quanto Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri, deve > spiegare i principi generali su cui si fonda ogni scienza e arte, liberale o > meccanica, e i più notevoli particolari che ne costituiscono il corpo e > l’essenza – Discorso Preliminare di d’Alembert al primo volume > dell’Encyclopédie Leggendo attentamente ogni ‘voce’ della Encyclopédie di Diderot e d’Alambert si capisce che con la sua realizzazione venivano perseguiti anche obiettivi molto pratici, e ‘concreti’. La dettagliata descrizione di tecniche e tecnologie produttive infatti forniva ai pionieri della nascente industria ogni informazione utile a condurre con successo, e profitto, le loro imprese economiche e commerciali. Alcune ‘voci’ e ‘tavole’ dell’opera inoltre contenevano indicazioni, anche suggerimenti, su come armare eserciti e flotte con cui i francesi, ovviamente, sarebero riusciti a predominare sugli avversari in Europa e, in particolare, nel lontano oriente e nelle ‘terre vergini’ dell’Africa e del nuovo mondo, il continente americano. Siccome ogni popolo ed etnia calcola lunghezze, superfici, volumi e pesi con parametri specifici, che per comparare bisogna confrontare e ‘tradurre’, le procedure francesi vennero uniformate al sistema metrico decimale e nel 1795 l’Assemblea nazionale stabilì che un metro corrispondesse alla “quarantamilionesima parte di un meridiano terrestre” e un chilogrammo alla “massa di un appropriato volume di acqua purificata”. Contemporaneamente negli Stati Uniti la ‘conquista del Far West’ dava impulso alla standardizzazione dei proiettili per le pistole e i fucili di cui disponevano i coloni che si insediavano nei territori alla frontiera e man mano, come per i calibri delle munizioni delle armi, si diffuse l’uniformazione delle dimensioni di ogni ‘cosa’ fabbricata industrialmente, degli attrezzi e degli oggetti e delle loro componenti, e anche degli ingranaggi dei macchinari con venivano prodotti nelle catene di montaggio.   Oggi con l’ausilio dei computer e dell’intelligenza artificiale si fanno calcoli molto complicati, nel passato impensabili. Ma misurare le dimensioni dell’impatto ambientale delle guerre e dell’industria bellica non è facile e, come evidenzia Enzo Ferrara nella presentazione della propria relazione sull’argomento, le devastazioni di ecosistemi prodotte dai conflitti militari e con la fabbricazione di armi sono molteplici e alcune tali che le proporzioni di intensità, vastità e durata dei loro effetti sono incommensurabili… Informazioni vengono fornite in risposta a messaggi inviati al recapito mezzoraperlapace@gmail.com Approfondimenti sulla conferenza sul tema L’IMPATTO AMBIENTALE DELLA CORSA AGLI ARMAMENTI sono pubblicati nelle pagine online: * 27 novembre 2025 : IL PREMIO MONFERRINO ALL’IMPEGNO PER LA TUTELA AMBIENTALE * 29 novembre 2025 : PACE ED ECOLOGIA: UN ‘BINOMIO’ INDISSOLUBILE, E IMPRESCINDIBILE L’iniziativa è organizzata dai coordinatori della MEZZORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE, praticata ogni settimana tutti i venerdì pomeriggio continuativamente dal 5 gennaio 2024 coinvolgendo un gruppo eterogeneo di cittadini di Casale Monferrato e dintorni a testimoniare insieme il comune impegno, e viene realizzata in collaborazione con EDUCATIONALE FORUM e RETE SCUOLE INSIEME di Casale Monferrato e con contributi del CENTRO SERVIZI PER IL VOLONTARIATO ASTI ALESSANDRIA (CSVAA) e di numerose associazioni e aziende cittadine e del territorio, cooperanti all’attuazione del programma PACIF I CARE – COSTRUIRE PERCORSI DI SOLUZIONE DEI CONFLITTI in solgimento da ottobre 2025 fino a marzo 2026. Le registrazioni delle conferenze già svolte sono disponibili online sulla piattaforma YouTube: * LA MILITARIZZAZIONE DELLA SCUOLA E DELLA SOCIETÀ * ARMI NUCLEARI E SICUREZZA UMANA * VECCHIE E NUOVE ARMI NEI CONFLITTI IN CORSO * COSTRUIRE LA PACE IN UN MONDO IN GUERRA   Maddalena Brunasti
November 30, 2025
Pressenza
Il “regolamento EDIP”, cioè ‘Programma per l’industria europea della difesa’ approvato dal Parlamento UE
Alla votazione di oggi, 25 novembre 2025, 457 deputati, che insieme a 33 astenuti hanno ‘sorpassato’ i 148 contrari, hanno deliberato a favore del testo che determina regole e procedure dell’assegnazione di 1,5 miliardi di euro stanziati allo scopo, ovvero con cui potenziare la capacità produttiva e rafforzare il comparto dell’industria della difesa dell’unione, favorire gli appalti congiunti e aumentare il sostegno all’Ucraina. A premessa del testo programmatico è ricordato che – i capi di Stato o di governo dell’Unione “riuniti a Versailles l’11 marzo 2022, si sono impegnati a rafforzare le capacità di difesa europee” – nel 2023 il Consiglio europeo, “dopo aver preso in considerazione i lavori svolti per dare attuazione alla dichiarazione di Versailles dell’11 marzo 2022 e alla bussola strategica per la sicurezza e la difesa approvata dal Consiglio il 21 marzo 2022, ha sottolineato che occorre fare di più per conseguire gli obiettivi dell’Unione di aumentare la prontezza alla difesa” e, posto che > Il ritorno di un conflitto ad alta intensità causata dalla guerra di > aggressione non provocata e ingiustificata della Russia nei confronti > dell’Ucraina ha un impatto negativo sulla sicurezza dell’Unione e degli Stati > membri e richiede un aumento significativo della capacità degli Stati membri > di rafforzare le proprie capacità di difesa. > > Il deterioramento a lungo termine della sicurezza regionale e mondiale > richiede un cambiamento radicale della portata della base industriale e > tecnologica di difesa europea (European Defence Technological and Industrial > Base – EDTIB) e della velocità con cui questa è in grado di sviluppare e > produrre l’intera gamma di capacità militari. viene affermato che > Per conseguire tale prontezza e difendere l’Unione, un’industria europea della > difesa forte, resiliente, > innovativa e competitiva rappresenta un prerequisito. Precisando che “La base industriale europea della difesa è composta da grandi società multinazionali, aziende a media capitalizzazione e oltre 2˙000 piccole e medie imprese, che insieme raggiungono un fatturato annuo complessivo stimato a circa 70 miliardi €, il comunicato diramato oggi dall’ufficio stampa del Parlamento Europeo informa che, applicando “il principio Buy European” e per “incentivare l’acquisto di prodotti per la difesa europei”, in EPID è stabilito che “per essere ammissibili ai finanziamenti, il costo dei loro componenti provenienti da paesi terzi non associati non può superare il 35 % del costo totale stimato dei componenti”. Specificando che dell’intera somma di 1,5 miliardi destinata al programma EDIP, 300 milioni € sono “stanziati a favore dello strumento di sostegno per l’Ucraina” e che è stata trovata un’intesa riguardo all’assegnazione, “attraverso contributi finanziari supplementari”, di “indicativamente almeno 150 milioni €” destinati per la “creazione di un fondo per accelerare la trasformazione delle catene di approvvigionamento della difesa (lo strumento FAST)”, il comunicato annuncia che, “grazie a contributi aggiuntivi provenienti dallo strumento di azione per la sicurezza dell’Europa (SAFE)” e, inoltre, “grazie alla possibilità di reindirizzare e riassegnare i fondi non spesi” trovando il modo di “sfruttare appieno il potenziale del dispositivo per la ripresa e la resilienza“, “i deputati sono riusciti a ottenere più fondi per il bilancio del programma”. Il comunicato spiega come gli europarlamentari sono giunti a questi risultati a partire dal 5 marzo 2024, “quando la Commissione ha proposto il regolamento relativo al programma per l’industria europea della difesa (EDIP) per garantire la prontezza industriale nel settore della difesa” e mirando a raggiungere l’obiettivo di “colmare il divario tra le misure di emergenza a breve termine, come il regolamento sul sostegno alla produzione di munizioni (ASAP) e lo strumento per il rafforzamento dell’industria europea della difesa mediante appalti comuni (EDIRPA), attraverso un approccio più strutturale e a lungo termine”. Il comunicato inoltre riferisce le dichiarazioni di alcuni esponenti della Commissione per la sicurezza e la difesa: * la presidente, Marie-Agnes Strack-Zimmermann (Renew, Germania) – “Il Programma europeo per l’industria della difesa (EDIP) segna un passo importante verso un approccio più efficiente, più rapido e autenticamente europeo agli appalti nel settore della difesa e al rafforzamento delle capacità di difesa europee. È concepito per avere un impatto duraturo, fungendo da punto di riferimento per le iniziative future e plasmando il modo in cui la cooperazione europea nella produzione della difesa sarà organizzata oltre il 2027” * François-Xavier Bellamy (PPE, Francia) – “Questo programma rappresenta un importante passo avanti per la sicurezza del continente europeo e per lo sviluppo della nostra industria della difesa. Dopo decenni di pericolose dipendenze che hanno messo a rischio la sovranità delle nostre democrazie e la protezione dei nostri Paesi, il programma EDIP invertirà la dipendenza dalle importazioni che ha prevalso in Europa. Rafforzerà in modo concreto la nostra base industriale, consentendoci di garantire autonomamente che le nostre forze armate dispongano dei mezzi necessari per svolgere il loro mandato” * Raphaël Glucksmann (S&D, Francia) – “L’EDIP è il primo strumento dell’UE in materia di difesa che sia veramente europeo. Di fronte alla guerra su vasta scala della Russia contro il nostro vicinato e ai ripetuti attacchi contro i nostri stessi Paesi, dobbiamo rafforzare i nostri sistemi di difesa comuni e incrementare collettivamente le nostre capacità di difesa. L’EDIP ci consentirà di costruire un’Europa più resiliente e sovrana, attraverso investimenti congiunti, appalti comuni dal settore tecnologico e industriale europeo della difesa, e un’ulteriore integrazione delle industrie della difesa ucraine ed europee. Questo è essenziale per garantire che possiamo proteggere le nostre democrazie in modo efficace e autonomo”. Redazione Italia
November 25, 2025
Pressenza
«Riconvertiamo le fabbriche di morte» contro il riarmo nella valle del Sacco
Abbiamo intervistato Federico Bernardini, di Disarmiamoli Valle del Sacco, in vista della mobilitazione prevista per il 26 ottobre a Colleferro che connette la lotta contro il genocidio alla lotta contro il riarmo. Nella provincia di Roma infatti, hanno luogo progetti di espansione dell’industria bellica connessi con la drammatica situazione internazionale. Avete lanciato una mobilitazione importante per domenica 26 ottobre, che unisce la solidarietà alla Palestina e la critica all’economia di guerra con la tutela del territorio, ci racconti le ragioni della manifestazione il percorso che ha portato a questa data? Le ragioni che ci hanno spinto a promuovere la manifestazione sono principalmente tre: 1. Esprimere solidarieta al popolo palestinese e ribadire che siamo per il diritto all’autodeterminazione dei popoli, temendo che questo discutibile accordo di pace possa far calare l’attenzione sul genocidio in atto in Palestina. 2. Ribadire l’opposizione alle politiche di riarmo nazionali ed europee che drenano fondi pubblici e li sottraggono a settori molto sensibili, soprattutto per quanto riguarda la Valle del Sacco, come bonifiche ambientali e sanità pubblica. 3. Chiedere la riconversione delle industrie belliche del territorio (KNDS e Avio) per non sentirci complici della devastazione in Palestina, ma anche in Sudan e Ucraina e negli altri luoghi del mondo dove ci sono conflitti armati. Il percorso che ci ha portato a questa manifestazione nasce agli inizi del 2024, quando siamo rimasti scioccat* da mesi di risposta brutale dell’IDF ai fatti del 7 ottobre. Ad un certo punto non siamo più riuscit* a rimanere in silenzio ed abbiamo sentito la necessità di creare un coordinamento per cominciare a controbattere la narrazione dominante sulle motivazioni del riaccendersi di un conflitto quasi secolare. Abbiamo organizzato una serie di cineforum itineranti nei paesi della zona, dove proiettavamo documentari e film che spiegavano la condizione di occupazione e apartheid in cui sono costretti a vivere i palestinesi, forum sulle fabbriche di armamenti, fiaccolate e sit-in in solidarieta con la global sumund flottilla. L’evento più partecipato è stato sicuramente il sit-in contro l’ampliamento della KNDS ad Anagni. Il territorio di Colleferro è da sempre un territorio sacrificato allo sviluppo del capitale e alla esternalizzazione del peso ecologico di una città come Roma. Potresti spiegarci in che termini? Colleferro nasce intorno ad una fabbrica di armamenti e di prodotti chimici, durante il ventennio fascista. Ha sofferto i danni causati dalle scorie di tali industrie, primo fra tutti il betaesaclorocicloesano, una molecola derivata dalla lavorazione del Lindano (un insetticida utilizzato in agricoltura), ma non solo. La presenza di un enorme cementificio e di fabbriche belliche (SNIA BPD) hanno contribuito gravemente all’inquinamento del territorio. Alla fine anni 90, Colleferro diventa un polo dei rifiuti, con l’istituzione della discarica di Colle Fagiolara e, successivamente, dei due inceneritori. Da qui si comincia a sentire il peso dei rifiuti della capitale che arrivano ad aggravare una situazione già pesantemente compromessa. Attualmente gli inceneritori sono chiusi e la discarica è in fase di chiusura, ma la speculazione non ha abbandonato il nostro territorio. Centinaia di ettari di capannoni per la logistica stanno invadendo la Valle del Sacco, accompagnati da centinaia di ettari di parchi fotovoltaici che sorgeranno su terreni agricoli. Da ultimo, ma non per importanza, oggi assistiamo all’ampliamento delle industrie belliche. A pochi chilometri da Colleferro, ad Anagni c’è una vicenda salita da qualche tempo agli onori della cronaca per via di un progetto della ditta KNDS, ex Winchester, sui capannoni di una ex fabbrica, ce lo puoi raccontare? Ad inizio 2025, navigando tra i progetti in VIA sul sito della regione Lazio, un membro della mia associazione incappa in questo progetto di ampliamento della ex Winchester, oggi KNDS. La KNDS Ammo Italy ha una sede anche a Colleferro dove produce munizionamento di ogni genere, ed è leader mondiale nella produzione di munizionamento navale. Nella sede di Anagni, fino ad ora, si occupavano di dismettere munizionamento scaduto. Questo progetto invece, attraverso il finanziamento europeo ASAP, regala 25 milioni di euro a KNDS per la costruzione di 11 capannoni, destinati alla produzione di nitrogelatina, [esplosivo, necessario per la produzione di propellenti militari ndr] per circa 40 tonnellate al mese. Non è l’unico caso di industria bellica in espansione nel territorio. Avio Spa, società controllata da Leonardo, che fino a pochi anni fa operava quasi esclusivamente nel settore aerospazio, si sta ampliando nel territorio di Colleferro, grazie ad una variante urbanistica\lottizzazione approvata dalla giunta comunale. Ora ha aperto una sede negli USA con lo scopo dichiarato di arrivare al 40 per cento del suo fatturato derivante dal dipartimento difesa. Avio e’ leader nella produzione di motori per missili terra-aria. Già li produceva per la europea MBDA ma ora comincera a produrli anxche per l’US army e per industrie americane come Raytheon direttamente coinvolte nel genocidio palestinese. KNDS Ammo Italy produce munizionamento compatibile con l’artiglieria terrestre israeliana e munizionamento navale che potrebbe essere stato utilizzato dalle motovedette israeliane per bombardare Gaza, come ci dice un’inchiesta della rivista Altraeconomia. Purtroppo non possiamo affermare con certezza che KNDS rifornisce direttamente l’IDF ma possiamo affermare che, vendendo munizionamento agli USA, dà la possibilità a questi ultimi di esportare munizioni verso Israele senza svuotare i propri magazzini. L’economia di guerra a Colleferro oggi impiega persone. Come riuscire, nella vostra esperienza, a superare la dicotomia ambiente e pace vs. lavoro e quindi come allargare il consenso nella lotta contro il riarmo anche in territori come il vostro? L’economia di guerra oggi a Colleferro impiega più di mille persone, un numero importante in una cittadina di ventimila abitanti. Siamo coscienti di questo e del fatto che da questo lavoro derivi la sopravvivenza di altrettante famiglie. Ed è per questo che chiediamo la riconversione e non la chiusura di queste industrie. Avio e Knds, insieme, occupano quasi mille ettari, oltre un terzo del totale del territorio di Colleferro. La loro presenza inibisce ogni qualsivoglia speranza di sviluppo industriale, agricolo e sociale del nostro territorio, piegandolo alle proprie necessità. Ad esempio il Comune di Colleferro, intenzionato a creare una nuova area industriale, fa un avviso pubblico per sondare la possibilità di istituirla su terreni agricoli, quando potrebbe semplicemente far leva per utilizzare i terreni industriali posseduti da Secosvim (910 ettari), una società immobiliare controllata al 100 per cento da Avio Spa. Non è questa la strada per una riconversione ecologica dell’area. La foto di copertina è di Marta D’Avanzo, Dinamopress SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo «Riconvertiamo le fabbriche di morte» contro il riarmo nella valle del Sacco proviene da DINAMOpress.
October 25, 2025
DINAMOpress