Tag - genocidio a Gaza

Palestina: resistenza, solidarietà, coraggio, dignità
Articoli di Ilaria De Bonis, di Donata Columbro e Roberta Cavaglia , di Daniele Ratti e Massimiliano Bonvissuto, di Enrico Semprini. Con aggiornamenti e link.   Anbamed 16 gennaio e 17 gennaio: aggiornamenti sulla situazione a Gaza e in Cisgiordania; per Peace and War, Ilaria De Bonis focalizza la situazione della condizione nelle tende; Anan, Ilan e Mansour – situazione
Non spegniamo i riflettori sulla Palestina
Con una lunga corrispondenza, diamo un aggiornamento sulla situazione a Gaza e in Cisgiordania, commentando tra l'atro il diniego imposto da Israele a tutta la cooperazione internazionale di operare in Palestina; mentre gli occhi del mondo sono ormai rivolti altrove e a fronte di una situazione sul campo sempre più drammatica, nel silenzio ufficiale dei governi, Israele ha deciso di eliminare completamente gli aiuti e la solidarietà internazionale, isolando e invisibilizzando la popolazione palestinese. Particolarmente esposti, i campi profughi e i villaggi più isolati della Cisgiordania, che vengono fatti oggetto dei violenti attacchi dei coloni e dell'IDF e che sono destinati alla completa cancellazione. In questo contesto, è stata recentemente organizzata da Israele, con voli a pagamento, un'evacuazione "volontaria" da Gaza per diverse famiglie palestinesi, che sono state condotte in regioni diverse dell'Asia o in Sud Africa; a questo scopo, è stata appositamente creata da Israele una nuova ONG. Nonostante tutto ciò, si continua da molte parti a lavorare "dal basso" per portare aiuti in Palestina e ad organizzare mobilitazioni e campagne di sensibilizzazione.
Yves Engler: da una campagna per la leadership del New Democratic Party canadese a una campagna di protesta
Nella tarda serata del 9 dicembre 2025, ricevo nella mia casella di posta elettronica un messaggio dalla nostra campagna, Yves Engler for NDP: “Il New Democratic Party blocca la mia candidatura”. C’è anche un articolo di Yves che cita il comitato di verifica: “Molte delle tue posizioni pubbliche contraddicono gli impegni fondamentali dell’NDP nei confronti della democrazia, del diritto internazionale e della solidarietà con i popoli oppressi”. Sono sbalordita: la cosa che più ammiro di Yves, il motivo principale per cui ho aderito alla sua campagna è proprio la sua compassione per i popoli oppressi, ad esempio Haiti e la Palestina. Se avessero accusato Yves di essere troppo progressista, troppo audace, troppo schietto, lo avrei capito, ma le ragioni che adducono mi fanno sospettare che non abbiano letto i suoi libri e articoli. Più tardi, durante la conferenza stampa del giorno successivo, Yves suggerisce che, fin dall’inizio, “quelli che hanno sostenuto il genocidio a Gaza” non volevano che lui si candidasse. Ecco alcuni estratti della conferenza stampa, leggermente modificati per maggiore chiarezza:  Bianca Mugyenyi, team di mobilitazione dei volontari per la campagna di Yves Engler: “Abbiamo creato questa campagna perché sappiamo che quando le persone comuni si organizzano, l’impossibile diventa inevitabile”. Mike Palecek, ex presidente del CUPW (Canadian Union of Postal Workers): “Siamo qui oggi non solo per dire che siamo delusi, ma per dire che non accettiamo questa decisione. Intendiamo opporci con tutti i mezzi a nostra disposizione. E questo significa ricorrere ai metodi tradizionali della lotta della classe operaia. Protestiamo. (…) Condurremo azioni di disobbedienza civile nonviolenta”. (…) “Non sospenderemo la nostra campagna”. Il rabbino David Mivasair afferma che la cosa più importante sono le idee di Yves, come le sue “critiche all’aumento delle spese militari canadesi, alla complicità militare del Canada con Israele e persino con gli Stati Uniti che si preparano a invadere il Venezuela (…) nonché la sua dura critica al continuo sviluppo dei combustibili fossili, che sono un disastro per il mondo intero. Per me, la lotta non riguarda tanto Yves, quanto il tipo di politiche e la visione del nostro Paese e del mondo che vogliamo sostenere” conclude. Jasmine Peardon, comitato politico della campagna di Yves Engler: “Il nostro impegno è verso le persone, la terra, l’ambiente. Questo è devastante per noi e per il nostro futuro; i giovani sono così disillusi dalla politica. Raramente abbiamo politiche o politici che ci offrono qualcosa di sostanziale. (…) Non so se potrò permettermi di avere figli perché l’affitto continua ad aumentare ogni anno. Il NDP non ha il diritto di schiacciare questa campagna. Questo è il nostro futuro. Ho contribuito a questa piattaforma e a progettare ciò che ritengo necessario per il mio futuro e per le persone che mi circondano e non voglio essere coinvolta in un genocidio (…). Quindi preferisco stare fuori dal partito con Yves piuttosto che dentro”. Yves Engler: “Negli ultimi vent’anni l’NDP ha escluso decine, forse un centinaio di candidati che hanno affermato di credere che i palestinesi siano esseri umani uguali agli altri. (…) Non appena abbiamo annunciato questa candidatura, quelli che hanno sostenuto il genocidio a Gaza sono usciti allo scoperto e hanno detto: “NDP, non permettete che si candidi.” Durante una riunione su Zoom, nessuno sembra scoraggiato, anzi, si scambiano impressioni e progetti: “Questa campagna è solo all’inizio.” “Il Consiglio federale dell’NDP può ribaltare le decisioni; scrivetegli!” “Continuiamo a organizzarci.” C’è anche una petizione che chiede che ai membri del partito sia permesso di scegliere il proprio leader. (Yves è stato escluso dalla corsa alla leadership dal comitato di verifica dell’NDP composto da tre persone). È interessante notare che il Consiglio Comunale di Regina, dove vivo, sta ora proponendo tagli di bilancio facoltativi che confermano le preoccupazioni espresse da Jasmine durante la conferenza stampa. Alcuni di questi tagli sono: “Riduzione dei servizi di trasporto pubblico” (e già ora gli autobus non sono sufficienti!), riduzione dello sgombero della neve (già insufficiente), eliminazione di alcune strutture sportive, “cessazione del programma di incentivi per l’edilizia abitativa, che sostiene lo sviluppo di alloggi a prezzi accessibili” (e la popolazione dei senzatetto di Regina continua ad aumentare). Non so quale effetto avrà la nostra campagna di protesta. Spero che almeno incoraggerà più persone a guardare alle nostre proposte, a sognare e ad agire. Traduzione dall’inglese di Anna Polo Evelyn Tischer
Dottori palestinesi sotto attacco
Con una compagna dei Sanitari per Gaza commentiamo il documentario "Dottori sotto attacco", commissionato dalla BBC ma mai proiettato nel Regno Unito e mai distribuito nei circuiti cinematografici italiani. Il documentario ricostruisce il genocidio del sistema sanitario palestinese, portato avanti da Israele a partire dal 7 ottobre, che ha reso ospedali, ambulanze, medici e infermieri veri e propri obiettivi di guerra: ad oggi, si calcolano 1840 sanitari uccisi e sino a 400 fatti prigionieri. Dal documentario, che raccoglie testimonianze sia dalla striscia di Gaza che da Israele, emerge anche il trattamento particolarmente violento, con abusi di ogni genere, riservato sistematicamente al personale sanitario in regime di detenzione, secondo un preciso disegno israeliano, coerente con il piano di genocidio. 
Gaza: il genocidio continua
In un breve audio da Gaza, Sami ci racconta di come, nella striscia, il genocidio non si sia mai interrotto: i bombardamenti proseguono ovunque e, solo oggi, hanno provocato almeno 65 morti, 25 dei quali bambini, per lo più uccisi nel sonno, mentre dormivano nelle tende.
27/10 - 4/11: End Complicity Week
Una settimana di mobilitazione contro la complicità nel genocidio della popolazione palestinese. Verso il 4 novembre, per rimarcare nella giornata delle forze armate che il genocidio prosegue e la ricerca pubblica sta morendo. Per capire come funziona la complicità strutturale di istituzioni, aziende, università e centri di ricerca nella macchina del genocidio. Per condividere le pratiche di boicottaggio, azioni legali e mozioni che servono a interrompere la complicità. Per convergere in una lotta comune contro il genocidio, la repressione, l'economia di guerra, il definanziamento della ricerca e la precarietà. Per continuare l mobilitazioni al grido di BLOCCHIAMO TUTTO, perché il genocidio non è finito e l'industria della guerra continua a fare affari a discapito di welfare, servizi sanitari, scuola e istruzione, ricerca. Ne parliamo con una ricercatrice della rete Ricerca e Università per la Palestina. Il programma completo delle iniziative, tutte on-line, insieme ai link per partecipare, è consultabile qui.
Giustizia per Hind Rajab
Wissam Hamada, madre di Hind Rajab, ha annunciato il ricorso alla giustizia internazionale contro i 24 soldati e ufficiali israeliani responsabili,  il 29 gennaio 2024, dell’assassinio della sua bambina di sei anni, dei sei parenti che erano in macchina con lei e dei due soccorritori che hanno cercato di salvarla. “Vogliamo giustizia. La nostra battaglia deve servire d’esempio alle vittime dei crimini finora impuniti. I criminali israeliani devono sapere che non sono al di sopra di ogni giudizio; deve cadere il velo di impunità che finora ha coperto il genocidio a Gaza”.   ANBAMED
Global Sumud Flotilla squarda il velo sul genocidio (1/2: Integrale Flottilla)
In studio, con Meri, dopo il nuovo assalto illegale, in acque internazionali, alle 9 imbarcazioni della seconda ondata della Freedom Flottilla Coalition e mentre si susseguono le mobilitazioni dell' "equipaggio di terra", riflettiamo a tutto campo sull'esperienza della Global Sumud Flottilla, sulla risonanza mediatica che ha suscitato, tanto in Italia quanto in Palestina, e sul fatto che ha finalmente squarciato il velo sul genocidio a Gaza, sollevando ampie e partecipatissime mobilitazioni dal basso. Parliamo poi dall'atteggiamento del governo italiano in questo frangente e del fatto che, proprio in questi giorni, Meloni, Crosetto e Tajani e sono stati denunciati alla Corte Penale Internazionale per complicità nel genocidio. Nel frattempo, ancora oggi, continuano i bombardamenti su Gaza, dove le condizioni della popolazione, in particolare dei bambini, stanno sempre più peggiorando. Segue una corrispondenza dalla piazza del Colosseo, chiamata per questa sera,  da dove sentiamo un altro compagno che ha partecipato alla Sumud Flottilla, che ci parla del momento dell'arrivo al porto di Ashdod e della successiva detenzione nelle carceri israeliane.
A Gaza ogni parto è un atto di resistenza
Gaza continua a sanguinare. Ogni giorno nuovi bombardamenti, nuove macerie, nuove vite spezzate. Ma ciò che segna in modo devastante e irreversibile questo dramma è il volto femminile del genocidio in corso. Le statistiche, pur nella loro crudezza, ci parlano chiaro: secondo i dati delle Nazioni Unite, oltre il 70% delle vittime civili sono donne e bambini. Le maggiori vittime sono le donne, madri, giovani ragazze che custodiscono il mistero della vita. Donne che mettono al mondo i figli, che donano luce all’esistenza e che oggi vengono colpite con ferocia inaudita. Non è solo una guerra di distruzione materiale, ma un attacco al cuore stesso della generatività. Uccidere una donna significa recidere un albero di vita, significa cancellare la possibilità di un futuro. Le madri di Gaza vengono ferite due volte: nel corpo, perché i bombardamenti non risparmiano nessuno, e nell’anima, perché assistono impotenti alla morte dei figli. Una ginecologa palestinese, in una testimonianza raccolta da Medici Senza Frontiere, ha raccontato: “Ogni parto qui è un atto di resistenza. Ogni madre che sopravvive e stringe il suo bambino tra le macerie è un miracolo che sfida la morte”. Il genocidio assume così una dimensione specificamente femminile: cancellare le donne equivale a impedire che la vita continui, che la comunità possa rigenerarsi, che la speranza possa ancora respirare. È come colpire le radici stesse dell’umanità. Amnesty International ha denunciato che “gli attacchi indiscriminati hanno devastato il sistema sanitario, privando le donne di cure fondamentali durante la gravidanza e il parto”. La tragedia del dolore innocente si consuma ogni giorno tra le macerie di Gaza. Le donne raccolgono i corpi dei figli, lavano il sangue dalle strade, cercano di dare un po’ di pane e acqua ai più piccoli, mentre la comunità internazionale resta paralizzata. Eppure queste donne non sono soltanto vittime: sono testimoni di resistenza, custodi della memoria, custodi di una speranza che nessuna bomba può spegnere del tutto. Una giovane di Rafah ha detto ad alcuni osservatori dell’ONU: “Ci vogliono cancellare come madri, ma noi continueremo a mettere al mondo la vita, anche dentro le rovine”. Gaza è genocidio al femminile perché la logica della guerra non tollera la generatività, non accetta la forza mite di chi dona la vita. Nel volto delle madri palestinesi, sporco di polvere e rigato dalle lacrime, leggiamo una verità che ci riguarda tutti: non c’è pace senza giustizia, non c’è futuro senza dignità, non c’è vita senza il rispetto del grembo che genera. Occorre ascoltare queste donne, dar loro voce, proteggerle con la forza del diritto internazionale e con la coscienza civile del mondo intero. Perché se lasciamo che la maternità venga annientata sotto le bombe, tradiremo noi stessi, la nostra umanità e la nostra capacità di futuro. Gaza è genocidio al femminile. E da questa verità dobbiamo partire, con la forza della denuncia e con la radicalità della pace, per costruire un mondo diverso, un mondo dove la vita sia sacra e inviolabile. Donna nelle relazioni per una società impostata sul portato della pace e della giustizia sociale per i più fragili dell’umanità. La finalizzazione delle differenze per impostare e connettere legami di amore e pace tra le implicite e esplicite diversità del genere umano. Per ogni essere umano vivere significa costruire, instaurare ponti di relazioni, all’interno dei quali ciascuno si riconosce come essere sessuato in rapporto con altri di sesso simile e diverso. Riflettere intorno a questo tema significa impegnarsi rispetto all’incontro, alla comunicazione con l’altra e l’altro: “Solo e sola non esisto. Ho bisogno del mio tu”. Questo riflette l’alto portato dell’ideale di pace in ogni longitudine e latitudine del nostro martoriato pianeta e della nostra comune umanità sul baratro della crisi dell’annientamento. La relazione, l’incontro, la comunicazione rivelano identità, similitudini, affinità ma anche differenze. “Io sono, tu esisti”: pari e diversi, ma l’identità può omogeneizzare ed omologare e appianare le diversità e la differenza può mutarsi in estraneità, ostilità, competitività ed esclusione. Occorre diventare “noi”, come comunità e pluralità che abbracciano posizioni diverse ed anche conflittuali. Intendendo il conflitto come dinamica pedagogica di condivisione d’amore e non come risoluzione armata che porta sempre a ulteriore violenza. Gaza ad esempio è un genocidio al femminile perché le vittime principali sono le donne che generano e mettono alla luce la vita e l’esistenza degli esseri umani. L’Agape biblico, l’amore fraterno e di genere insegna a finalizzare le differenze per impedire loro di diventare possesso, prevaricazione, sfruttamento, dipendenza, violenza, guerra. L’amore è la base dell’ideale sommo della pace e della giustizia sociale anche per un riscatto dei più fragili di Madre Terra. L’amore insegna ad essere propositivi: “Io accolgo la tua differenza e tu la mia, per amore”, lasciandoci penetrare da questa reciprocità, vivendola come il dono in cui ognuno accoglie l’altro lasciandolo diverso. “Amo ciò che è in te e resta altro da me” (Luce Irigaray) “Crescere, perciò vivere di relazioni, significa aprirsi ad un rapporto positivo con la propria realtà fatta di progetti e desideri che passano attraverso un corpo e si esprimono in un sesso, per riuscire ad amare tutto questo anche negli altri” sostiene Jacobelli. Ogni atteggiamento che ignori le soggettività, mortifichi le dignità e codifichi un non ascolto, abbozzi spietatamente una negazione e disconferma dell’altro, calpesta sempre il contributo che ognuno ha, uomo e donna, da offrire al mondo, alla vita, alla verità ed impoverisca l’intera umanità. Emerge una forte coscienza della diversità, della differenza come valore: il riferimento esplicito è al genio femminile. Una specificità femminile che non contrasta in nessun modo con l’affermazione delle pari dignità nei rapporti di genere. La stessa evoluzione del femminismo colloca la ricerca della parità in un’ottica di tutela e di salvaguardia e non distruzione della diversità. La presenza femminile dentro la società potrebbe maggiormente modificare le logiche che regolano la politica ed il lavoro, oltre che la cultura economicistica e utilitaristica corrente. La sensibilità femminile può aiutare a percepire in particolare valori come la dimensione umana della vita, la disponibilità e solidarietà verso gli altri, la cura ed il farsi carico dei più deboli. Ne consegue la necessità della formazione ed educazione alla diversità, per riconciliare le donne e gli uomini con la propria identità. Dal femminismo elitario si è passati alla coscienza più allargata e inquietante, dalla inquieta trasgressione ed autonomia alla scomoda ricerca/proposta di integrazione della donna in un tessuto di solidarietà più ampio, di più vasto respiro, anche se spesso conflittuale. Da questi presupposti scaturisce la richiesta di impegno concreto nelle istituzioni, il desiderio di introdurre nel macro-sociale le esperienze vissute dalla donna per secoli nel corso della “storia” (con la s minuscola) nel microsociale, l’esigenza del confronto di genere, uomo/donna sul terreno del quotidiano. Il nucleo centrale dell’argomentazione è la ricerca di nuova solidarietà, di partecipazione delle donne alla costruzione della storia e di produzione di cultura e di legami di pace oltre che di amore in senso spirituale e psichico e fisico. Nell’attualità così inquieta e difficile e complessa il contributo femminile appare una ricchezza forse decisiva per ricostruire un tessuto sociale smagliato, una società da ritessere nelle sue trame di reciprocità, di dialogo, di solidarietà, di pace e di giustizia sociale. Sitografia e bibliografia per approfondire: Canale https://www.facebook.com/laura.tussi Canale https://www.youtube.com/@LauraTussi Canale https://www.instagram.com/cracolicifabrizio/ Canale https://www.tiktok.com/login?redirect_url=https%3A%2F%2Fwww.tiktok.com%2F%40fabrizio.cracolici%3F_t%3D&lang=en&enter_method=mandatory Canale https://%40laura@sociale.network/about Canale Spotify “Poche note possono bastare”. Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, I Partigiani della pace, EMI Editrice Missionaria Italiana. Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, Resistenza e Nonviolenza creativa, Mimesis Edizioni. Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, Memoria e futuro, Mimesis Edizioni. Laura Tussi
Palestina: verso la manifestazione nazionale del 4 ottobre
Con un compagno dell'UDAP parliamo del percorso di avvicinamento alla manifestazione nazionale del 4 ottobre, soffermandoci in particolare sull'assemblea che si è tenuta domenica 14 settembre, a Roma, al Nuovo Cinema L'Aquila. L'assemblea è stata particolarmente partecipata ed ha coinvolto realtà cittadine, territoriali e nazionali che hanno trovato un punto di convergenza su una piattaforma comune, nell'auspicio che il 4 ottobre rappresenti il punto di inizio per la ripresa di una stagione politica. Affrontiamo poi la situazione a Gaza e in Cisgiordania, e gli ultimi aggiornamenti sul processo ad Anan, Ali e Mansour, le cui ultime due udienze, originariamente previste per il 19 e 26 settembre, saranno rinviate a causa del trasferimento del giudice a latere. L'udienza fissata per il 19 settembre si terrà esclusivamente ai fini del rinvio. Concludiamo parlando del documentario "Colpevoli di Palestina". Il docuentario sarà messo a disposizine di tutte le realtà interessate a organizzare proiezioni scrivendo a info@freeanan.it