Caccia. Ddl Malan: una marchetta al mondo venatorio
Che buona parte della politica di un governo sia dettata dalle lobbies che lo
hanno appoggiato in sede di elezioni è cosa nota anche ai bimbi. Il caso più
clamoroso e che reca più danni all’ambiente e alla salute dei cittadini è il
consumo di suolo, specie quello determinato da quelle opere di privata (non
pubblica) utilità. Ma vi sono anche altri casi di marchette, l’ultima la più
clamorosa in ordine di tempo, è il disegno di legge (ddl), in materia di caccia,
Malan, dal nome del primo firmatario, quel Lucio Malan, attualmente in forza a
Fratelli d’Italia, dopo un passato ondivago. Approvato il 23 giugno al Senato,
il provvedimento passa ora all’esame della Camera, ma vista la maggioranza che
lo sostiene, le speranze di bloccarlo, o anche solo di ridimensionarlo, appaiono
davvero esigue. Resta l’ipotesi di un intervento di Mattarella, ma la ritengo
remota. Non vi è un aggettivo con cui definire il testo legislativo: qualsiasi
sarebbe troppo tenero. Esso è una totale sottomissione alle più vergognose e
anacronistiche richieste delle lobbies venatorie, spesso purtroppo supportate
dalle organizzazioni professionali agricole.
Innanzitutto, il disegno di legge prevede un totale ribaltamento del principio
che regola i rapporti con la fauna selvatica. Questa, infatti, da patrimonio
collettivo e indisponibile qual è ora diventerebbe semplicemente una risorsa da
sfruttare, anche a fini economici. I proponenti sanno bene che ciò è in palese
contrasto con l’art. 9 della Costituzione, recentemente modificato, il quale
afferma che “La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi,
anche nell’interesse delle future generazioni… La legge dello Stato disciplina i
modi e le forme di tutela degli animali”, ma evidentemente se ne fregano. I
cacciatori, inoltre, verrebbero presentati non come una delle principali cause
delle alterazioni ambientali, bensì come soggetti attivi nel preservare gli
equilibri ambientali (anni fa un noto esponente politico piemontese ebbe il
coraggio di affermare che i cacciatori erano i medici della natura…). Insomma, è
come affidare alle volpi la guardia del pollaio…
Ma facciamo qualche esempio concreto, scegliendoli purtroppo in un vasto
campionario. Il ddl accentua in modo sostanziale la pressione venatoria su
numerose specie, comprese alcune in evidente sofferenza, se non proprio a
rischio di estinzione (tordi, merlo, allodola e altri piccoli uccelli, anatre di
numerose specie, beccaccia e beccaccino, pernice bianca, gallo forcello,
coturnice e così via). Lo stesso elenco di specie cacciabili viene ampliato,
includendo ad esempio il piccione domestico e l’oca selvatica. E per fortuna
che, all’ultimo momento, dall’elenco delle specie cacciabili è stato estromesso
lo stambecco, presente nella prima bozza del ddl. Cacciare lo stambecco è la
cosa più assurda che si possa immaginare. Chi ha avuto modo di incontrare questo
maestoso ungulato in montagna, sa benissimo che si tratta di una specie
confidente, che si lascia avvicinare fino a pochissimi metri di distanza. Che
gusto può esserci a sparare a una simile meraviglia, se non soddisfare una
malsana e patologica sete di sangue? Ma almeno l’animale simbolo del Parco del
Gran Paradiso sembra, al momento, salvo. Dicevamo delle nefandezze del ddl
Malan. I periodi in cui praticare la caccia verrebbero estesi in modo
considerevole, sia con riferimento alle giornate (cancellate quelle di silenzio
venatorio e prorogata la possibilità di cacciare fin oltre il tramonto) che alla
stagione, prolungata fin nei mesi primaverili, andando così a interferire
pesantemente con i processi riproduttivi di molte specie. Inoltre sarebbe
prevista la possibilità di cacciare in aree fino ad ora interdette, quali il
demanio forestale, il demanio marittimo, addirittura le aree protette. E qui si
rasenta il ridicolo: si consentirebbe alle Regioni di ridurre le aree protette
al fine di estendere la pratica venatoria, quando l’UE chiede di ampliare le
aree protette nella misura del 30% entro il 2030. Rafforzata la doppiamente
crudele pratica dell’uso di richiami vivi: animali, soprattutto uccelli,
catturati e costretti a passare in anguste gabbie il resto della loro vita, allo
scopo di attirare a portata di tiro del cacciatore ignari conspecifici che
vivono in libertà.
Altro aspetto incredibile, lo svilimento del ruolo degli Enti di ricerca
(ISPRA), le cui fondamentali indicazioni verrebbero asservite alle scelte
politiche di amministratori che appaiono sempre più legati, a doppio filo, al
mondo venatorio. Il testo è così ”barbaro” che la Commissione Europea ha inviato
una comunicazione al Governo italiano, segnalando numerose infrazioni ai
Regolamenti comunitari presenti nel ddl. Cosa che ci costerà, in caso di
approvazione, enormi esborsi di denaro in procedure di infrazione. Già oggi lo
Stato italiano spende cifre enormi (si parla di 800 milioni di euro) per le 75
procedure di infrazioni, di cui 25 in materia ambientale, di cui il nostro Paese
è stato ritenuto responsabile. Ma tanto pagano i cittadini, mica i politici o i
cacciatori…Tra l’altro, nel dicembre dello scorso anno Bruxelles manifestò al
Governo italiano le proprie perplessità sulle previste concessioni al mondo
venatorio, palesemente in contrasto con la normativa europea, ma tale lettera è
stata tenuta nascosta, per non scontentare quel mondo venatorio cui la
maggioranza che governa il Paese deve restituire gli appoggi ricevuti durante la
campagna elettorale: si dice “fare una marchetta”. Non solo, il loro (come mio
non lo riconosco) ministro Lollobrigida (proprio lui, l’ex cognato più famoso
d’Italia, quello che “l’abuso di acqua può portare alla morte” e quello che
ferma i treni ad alta velocità pro domo sua) ha liquidato la faccenda come una
fastidiosa stupidaggine burocratica di cui non tenere alcun conto…
https://www.dire.it/14-05-2026/1240101-lollobrigida-riforma-caccia-per-una-lettera-dei-burocrati-della-ue/
Torniamo alla marchetta. “Mi hai votato, ti ripago”. Ma per quanto tempo ancora
i cacciatori ripagheranno i politici? I numeri ci dicono che si è passati da
oltre un milione e settecentomila cacciatori degli anni ’80 del secolo scorso a
470 mila del 2024, con proiezioni a sei anni di una riduzione di altre centomila
unità.
https://www.abolizionecaccia.it/blog/conclusa-la-stagione-di-caccia-2024-25/
Non solo, anche l’età media dei fruitori si alza con regolarità. Questo quando
la stragrande maggioranza degli italiani (all’incirca l’80%) vorrebbe che la
caccia fosse abolita. Ma questi o non votano o non votano il centrodestra. E
quindi va bene così.
In conclusione, una normativa che sottolinea ancora una volta la volontà del
governo di mostrare i muscoli, anche in contrasto con ogni principio di
ragionevolezza, e in totale contrasto con la tutela dei beni comuni e, quindi,
del benessere della cittadinanza.
Fabio Balocco