Tag - caccia

Torino, da città dell’auto a polo del nuovo caccia da guerra
Da indotto dell’automobile a cittadella della guerra. Dopo decenni di desertificazione industriale, Torino spera nel rilancio giocando ogni carta sulla produzione di guerra. Grandissime aree su cui sorgevano stabilimenti industriali sono state abbandonate per decenni e la crisi della Fiat ha determinato la rapida decadenza dell’indotto e dei servizi collegati al complesso metalmeccanico, un’autentica desertificazione industriale con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. La fabbrica fordista ha lasciato spazio per pochi anni alla fabbrica Toyota. Pochi lustri prima della decadenza industriale, per ogni tre posti di lavoro perduti il complesso militare ne offre a dire tanto uno. La riconversione dell’industria a fini militari sarà forse conveniente per la finanza e la speculazione, ma a fini occupazionali e industriali presenta risultati a dir poco deludenti. È di pochi giorni fa la nascita del primo sito internazionale del Global Combat Air Programme (GCAP) con la produzione del caccia di nuova generazione, doppione di altri aerei da guerra, che nasce dalla collaborazione di tre Paesi, Italia, Giappone e Regno Unito, riuniti nella joint venture Edgewing, a sua volta partecipata, con pari divisione delle quote azionarie, da Leonardo, BAE Systems, e Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd. (JAIEC). Leggiamo testualmente dalla dichiarazione di un alto dirigente di Leonardo che «Il GCAP è uno dei programmi più sfidanti e all’avanguardia dell’intero settore dell’aerospazio, difesa e sicurezza, in grado di preservare sovranità tecnologica per le generazioni future. Il GCAP guiderà lo sviluppo tecnologico e la crescita a lungo termine delle economie dei Paesi coinvolti, creando posti di lavoro altamente qualificati e sostenendo gli ecosistemi produttivi lungo l’intera filiera. Attraverso il GCAP, stiamo garantendo un futuro più sicuro e prospero per l’Italia, così come per i nostri alleati, Giappone e Regno Unito» (clicca qui per le informazioni). Quando parliamo di riconversione dell’industria civile a fini militari intendiamo molti dei processi trasformativi delle imprese, il riutilizzo di aree dismesse destinate a nuove imprese, join venture appositamente costruite per fare impulso alla produzione di guerra e allo sviluppo di tecnologie duali. E Torino non è scelta a caso, ha una importante università, laboratori e centri di ricerca all’avanguardia, un sistema rodato che mette insieme strutture pubbliche e private, è il territorio adatto allo sviluppo della produzione di guerra, a sistemi di arma come l’aereo di ultima generazione che mette insieme il digitale con la IA, la meccanica con la ricerca, la robotica con l’informatica, l’elettronica con il mondo cyber. La realizzazione di questo nuovo caccia sarà propedeutica per lo sviluppo di nuove cittadelle della guerra, per il salto di qualità tecnologico a lungo ricercato, il progetto di un nuovo caccia presenta poi risorse tali da mettere insieme le principali aziende di armi italiane con il loro indotto, le filiere al completo, i centri di ricerca e le start up, piccole e medie aziende. Non sarà impresa facile mettere d’accordo le aziende dei vari Paesi coinvolti, ma da quanto sappiamo hanno già creato un’organizzazione nella quale incanalare i contributi delle industrie nazionali. Siamo davanti alla realizzazione degli intenti comunitari ossia una industria europea capace di superare gli egoismi nazionali. Ad oggi siamo già nella fase operativa a tre anni dall’avvio del progetto la cui realizzazione è prevista nel 2035 con il sistema aereo di nuova generazione. La scelta di Torino, come dicevamo sopra, non è casuale, è una città industriale sui cui territorio operano centri di ricerca, aziende aeronautiche all’avanguardia. Quanto ai numeri di Leonardo, scordiamoci che possa nascere una nuova Fiat, ad oggi abbiamo poco più di 5.000 addetti alle sue dipendenze che diventano in tutta la Regione circa 14mila se consideriamo l’intero sistema che ruota attorno al bacino militare, spesso con maestranze impegnate in produzioni duali. Numeri deludenti che poi corrispondono a qualche reparto della vecchia Fiat. Chi pensava che la produzione di guerra facesse da volano alla occupazione presto dovrà ricredersi. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Io caccio, tu cacci, noi cacciamo… la ragione dai nostri cervelli
Dicono che sia istinto, tradizione, passione, amore per la natura. Ma c’è una domanda che viene prima: perché lo facciamo? Oggi abbiamo frigoriferi pieni, supermercati, carne confezionata. Non dobbiamo cacciare per sopravvivere. Quando la necessità non c’è più, rimane una scelta. Chiamarla tradizione non spiega perché continuiamo. Chiamarla passione non spiega cosa ci appassiona. Chiamarla sport non spiega perché alla fine ci sia un corpo che non respira più. Chiamarla amore per la natura non giustifica il fatto che per stare nella natura dobbiamo togliere la vita a uno degli esseri che la abitano. Possiamo guardare la caccia per quello che è: una scelta umana. QUANDO LA MORTE DIVENTA SPORT Chiamiamo la caccia sport. Ma quale sport mette di fronte un concorrente armato e un altro disarmato? L’uomo ha ottiche, armi, tecnologia, mezzi, conoscenza del territorio. L’animale ha il corpo, i sensi, la fuga. Se scappa, lo insegui. Se si nasconde, lo cerchi. Se reagisce, diventa pericoloso. Da una parte un uomo che ha scelto di cercare una preda. Dall’altra un animale che non ha scelto nessuna gara. Alla fine, quando l’uomo vince, l’altro muore. I CANI CHE CORRONO AL POSTO NOSTRO E poi ci sono i cani. Corrono, cercano, inseguono, rischiano la vita. Possono ferirsi, perdersi, essere colpiti. Ma il cane non ha scelto la caccia. Ha scelto noi. O si fida di noi. Quanto vale la nostra passione quando il prezzo può essere pagato da chi si fida? NON BASTA UCCIDERE: BISOGNA MOSTRARE La morte diventa esibizione. Carcasse trasportate per i paesi. Foto accanto al corpo appena ucciso. Trofei conservati. Non basta togliere una vita: bisogna far vedere di averlo fatto. Un trofeo non ricorda solo l’animale. Ricorda l’azione dell’uomo su quell’animale. Ma è difficile chiamare vittoria qualcosa che nasce dalla morte di un essere che non aveva scelto di partecipare. E I BAMBINI? Si dice che portare i bambini a caccia insegni il rispetto per la natura. Ma un bambino vede un uomo con un fucile, sente lo sparo, vede un animale cadere, vede il sangue. E gli si spiega che questo è rispetto. Possiamo insegnargli anche che rispettare un animale significa guardarlo senza possederlo o ucciderlo. Non è una questione per bambini. È una responsabilità degli adulti. MA TU, CHE COSA CERCHI? Se non vai a caccia per sopravvivere, cosa cerchi? Adrenalina? Sfida? Tradizione? Compagnia? Contatto con il bosco? Trofeo? Appartenenza? Sono bisogni reali. Ma l’adrenalina esiste anche nello sport. La sfida nell’esplorazione. La compagnia senza fucile. La natura si vive osservando, camminando, fotografando. Se potevi non ucciderlo, perché lo hai ucciso? QUANDO L’ANIMALE DIVENTA IL PROBLEMA Poi arriva la gestione. Il cinghiale danneggia i campi. La fauna provoca incidenti. Allora si abbatte. Ma l’esistenza di un problema rende automaticamente giusto uccidere chi lo provoca? E chi ha creato le condizioni in cui uomini e animali competono per lo stesso territorio? Abbiamo costruito strade, cementificato, trasformato habitat. L’animale non ha letto i confini. Non conosce il catasto. Sta cercando di vivere. Prima di decidere che deve morire, guardiamo anche la nostra responsabilità. SE LA NATURA CHE GLI SERVIVA NON C’È PIÙ Un animale selvatico non ha un piano agricolo. Non possiede un supermercato. Non può comprare ciò che gli manca. Ha solo l’istinto di sopravvivere. Per milioni di anni la natura gli ha fornito un ambiente capace di sostenerlo. Poi arriviamo noi. Cambiamo il territorio. Riduciamo gli habitat. Alteriamo gli equilibri. E quando ciò che trovava naturalmente non basta più, l’animale cerca altrove. Trova un campo. Trova un frutteto. Trova una vigna. E noi diciamo: “Non puoi entrare. È mio.” L’animale non può capire quella frase. Fa quello che ogni essere vivente fa: cerca cibo. Se il problema nasce da una convivenza che abbiamo contribuito a rendere difficile, la soluzione non può essere sempre: “Spara.” LA MALA ANNATA I nostri vecchi dicevano: “La mala annata la fa il Padreterno.” Oggi aggiungiamo clima, siccità, grandine, gelate, malattie, parassiti, eventi estremi e danni della fauna. Nessuno nega questi ultimi. Ma un grappolo d’uva strappato è un danno. Una grandinata distrugge un raccolto in pochi minuti. Perché quando il danno lo fa un animale la risposta è sparare? Un grappolo perduto è un danno. Una vita perduta non è un risarcimento. Non tutto ciò che la terra produce ci appartiene completamente. SE FOSSIMO NOI DALL’ALTRA PARTE? Noi sappiamo che quell’orto è di qualcuno. Che quel campo ha un valore. Un animale non lo sa. Non conosce il catasto. Non conosce i confini. Ha fame. E cerca cibo. L’animale non sta commettendo un reato. Sta cercando di vivere. E qui torna una differenza fondamentale: l’uomo può scegliere di proteggere un campo senza uccidere. L’animale non può scegliere di andare al supermercato. E QUANDO LA “GESTIONE” DIVENTA UN PARADOSSO? Che senso ha allevare un animale, trasportarlo, liberarlo e poi abbatterlo chiamando tutto questo “gestione faunistica”? In quei casi in cui lepri, pernici e fagiani vengono allevati per essere poi cacciati, dovremmo chiamare la scena per quello che è: un animale viene prodotto, spostato, liberato e destinato all’abbattimento. La parola “gestione” può trasformare automaticamente un’uccisione in qualcosa di diverso? MA ALLORA, ALMENO, SERVE PER MANGIARE? “Ma l’animale viene mangiato.” Certamente, quando la selvaggina viene destinata al consumo, quella carne può essere utilizzata. Ma per la maggior parte delle famiglie contemporanee la carne di selvaggina non rappresenta una necessità alimentare quotidiana. Se l’animale viene ucciso per la sfida, l’adrenalina, la tradizione, il trofeo, il fatto che una parte della carne venga poi consumata non cancella la domanda: era necessario ucciderlo? GLI ANIMALI CI PIACCIONO. PURCHÉ RESTINO NEL DOCUMENTARIO Amiamo vedere gli animali nei documentari. Ci emozioniamo davanti a un cervo che attraversa un bosco. Ma quando la natura esce dallo schermo e attraversa la nostra strada, l’animale diventa “un problema”. La natura non può essere soltanto quella che osserviamo quando si comporta come vogliamo noi. La convivenza è più difficile della cancellazione. Ma è l’unica strada se vogliamo che quegli animali rimangano vivi nei nostri territori. Altrimenti continueremo ad amarli nei libri e nei documentari, ma solo perché non riusciremo più a incontrarli nei boschi. LA PSICOLOGIA DEL BISOGNO Torniamo all’uomo. La caccia non è necessità alimentare. Ma l’assenza di necessità non significa assenza di bisogno. Può esserci il bisogno di sentirsi capaci, di affrontare una sfida, di appartenere a un gruppo, di provare adrenalina. Sono bisogni umani reali. Ma l’adrenalina esiste anche nello sport. La sfida nell’esplorazione. La compagnia senza un fucile. Se potevi non ucciderlo, perché lo hai ucciso? LA MADRE “PERICOLOSA” Quando un animale difende i suoi piccoli, lo chiamiamo aggressivo. Quando un uomo difende i suoi figli, lo chiamiamo amore. Una madre selvatica non sa che siamo venuti per sport, che abbiamo un permesso, che l’arma è legale. Sa solo che qualcuno si avvicina. E reagisce. Dal suo punto di vista non siamo cacciatori: siamo intrusi che minacciano i suoi figli. LA TRADIZIONE NON È UNA RISPOSTA “Si è sempre fatto.” Ma questa è una spiegazione, non una giustificazione. La schiavitù è stata una tradizione. La tortura. I duelli. La sottomissione della donna. Le abbiamo abbandonate quando abbiamo capito che l’antichità non basta a rendere giusta una pratica. Una cosa può essere antica senza essere giusta. Può appartenere alla storia della nostra famiglia senza dover appartenere al nostro futuro. Una tradizione può spiegare da dove veniamo. Non può decidere dove dobbiamo andare. E SE UN GIORNO CI GUARDASSERO COME NOI GUARDIAMO AL PASSATO? Se fossero i nostri nipoti a leggere che gli uomini del XXI secolo uccidevano animali anche quando non erano costretti a farlo? Forse si chiederanno: “Come hanno potuto?” Come hanno potuto chiamarla sport? Come hanno potuto chiamarla tradizione? La risposta potrebbe essere semplice: “Avevamo la possibilità di scegliere. E abbiamo scelto di uccidere.” CHE COSA RIMARRÀ DELLA NOSTRA CIVILTÀ? Un territorio sempre più trasformato. Strade. Cemento. Inquinamento. Piombo e bossoli vuoti a terra. Una natura ridotta a parco, riserva, fotografia, documentario. E gli animali? Lupi nei libri. Cervi nei documentari. Pettirossi nelle fotografie. Un giorno i nostri figli potrebbero chiederci: “Un tempo vivevano davvero nei nostri boschi?” E noi risponderemo: “Sì. Poi siamo arrivati noi.” LA SCELTA Oggi la caccia non è necessità: è scelta. Possiamo avere un fucile e decidere di non sparare. Possiamo entrare nel bosco con un’arma o con un binocolo. Possiamo portare a casa una carcassa o una fotografia. Possiamo lasciare una morte o un ricordo. Un animale era vivo. Un uomo ha scelto di ucciderlo. Tutto il resto viene dopo. L’ULTIMA DOMANDA Forse un giorno i nostri nipoti ci chiederanno: “Nonno, avevi il supermercato, il frigorifero pieno, la carne confezionata. Perché hai scelto di uccidere?” Non potremo rispondere: “Perché dovevo.” Potremo solo dire: “Non perché dovessi. Perché avevo scelto di farlo.” La ragione non è la capacità di trovare un modo più efficace per uccidere. La ragione è la capacità di scegliere di non farlo. Finché continueremo a scacciare la ragione dai nostri cervelli per far posto al grilletto, non saremo uomini in armonia con la natura. Saremo uomini che hanno avuto la possibilità di scegliere la vita. E hanno scelto la morte. Mario Chiauzzi   Redazione Italia
September 16, 2026
Pressenza
Tornano i fucili, si torna a sparare: dentro un’estate che brucia
Non dimentichiamolo che si torna a sparare. Si torna a sparare. Si chiama PREAPERTURA: nasce come deroga eccezionale per poi diventare regola. Fino al 17 settembre è prevista una prima fase di prelievo. Dal 20 settembre la stagione venatoria entrerà nel vivo-fino alla fine gennaio. L’Emilia-Romagna esce da un’estate durissima: oltre 220 incendi boschivi tra luglio e i primi di agosto, quasi 220 ettari bruciati. Non piove da settimane, i terreni sono secchi, la vegetazione è allo stremo e la crisi idrica è emergenza. E in mezzo a tutto questo ci sono gli animali: hanno bisogno di acqua, cibo e riparo, in un territorio sempre più caldo e fragile. Eppure, la Regione non li SENTE. La Regione ha autorizzato ad esempio il prelievo in deroga della tortora dal collare e di altre specie. Un animale che cerca acqua e riparo durante un’estate che brucia non è un bersaglio, ma parte della natura che stiamo perdendo. Proteggerla dovrebbe essere una responsabilità di tutti. Siamo tutti natura. È una vergogna la caccia. È una vergogna ancor più grande la preapertura. Lipu Rimini Redazione Romagna
September 2, 2026
Pressenza
Caccia. Ddl Malan: una marchetta al mondo venatorio
Che buona parte della politica di un governo sia dettata dalle lobbies che lo hanno appoggiato in sede di elezioni è cosa nota anche ai bimbi. Il caso più clamoroso e che reca più danni all’ambiente e alla salute dei cittadini è il consumo di suolo, specie quello determinato da quelle opere di privata (non pubblica) utilità. Ma vi sono anche altri casi di marchette, l’ultima la più clamorosa in ordine di tempo, è il disegno di legge (ddl), in materia di caccia, Malan, dal nome del primo firmatario, quel Lucio Malan, attualmente in forza a Fratelli d’Italia, dopo un passato ondivago. Approvato il 23 giugno al Senato, il provvedimento passa ora all’esame della Camera, ma vista la maggioranza che lo sostiene, le speranze di bloccarlo, o anche solo di ridimensionarlo, appaiono davvero esigue. Resta l’ipotesi di un intervento di Mattarella, ma la ritengo remota. Non vi è un aggettivo con cui definire il testo legislativo: qualsiasi sarebbe troppo tenero. Esso è una totale sottomissione alle più vergognose e anacronistiche richieste delle lobbies venatorie, spesso purtroppo supportate dalle organizzazioni professionali agricole. Innanzitutto, il disegno di legge prevede un totale ribaltamento del principio che regola i rapporti con la fauna selvatica. Questa, infatti, da patrimonio collettivo e indisponibile qual è ora diventerebbe semplicemente una risorsa da sfruttare, anche a fini economici. I proponenti sanno bene che ciò è in palese contrasto con l’art. 9 della Costituzione, recentemente modificato, il quale afferma che “La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni… La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”, ma evidentemente se ne fregano. I cacciatori, inoltre, verrebbero presentati non come una delle principali cause delle alterazioni ambientali, bensì come soggetti attivi nel preservare gli equilibri ambientali (anni fa un noto esponente politico piemontese ebbe il coraggio di affermare che i cacciatori erano i medici della natura…). Insomma, è come affidare alle volpi la guardia del pollaio… Ma facciamo qualche esempio concreto, scegliendoli purtroppo in un vasto campionario. Il ddl accentua in modo sostanziale la pressione venatoria su numerose specie, comprese alcune in evidente sofferenza, se non proprio a rischio di estinzione (tordi, merlo, allodola e altri piccoli uccelli, anatre di numerose specie, beccaccia e beccaccino, pernice bianca, gallo forcello, coturnice e così via). Lo stesso elenco di specie cacciabili viene ampliato, includendo ad esempio il piccione domestico e l’oca selvatica. E per fortuna che, all’ultimo momento, dall’elenco delle specie cacciabili è stato estromesso lo stambecco, presente nella prima bozza del ddl. Cacciare lo stambecco è la cosa più assurda che si possa immaginare. Chi ha avuto modo di incontrare questo maestoso ungulato in montagna, sa benissimo che si tratta di una specie confidente, che si lascia avvicinare fino a pochissimi metri di distanza. Che gusto può esserci a sparare a una simile meraviglia, se non soddisfare una malsana e patologica sete di sangue? Ma almeno l’animale simbolo del Parco del Gran Paradiso sembra, al momento, salvo. Dicevamo delle nefandezze del ddl Malan. I periodi in cui praticare la caccia verrebbero estesi in modo considerevole, sia con riferimento alle giornate (cancellate quelle di silenzio venatorio e prorogata la possibilità di cacciare fin oltre il tramonto) che alla stagione, prolungata fin nei mesi primaverili, andando così a interferire pesantemente con i processi riproduttivi di molte specie. Inoltre sarebbe prevista la possibilità di cacciare in aree fino ad ora interdette, quali il demanio forestale, il demanio marittimo, addirittura le aree protette. E qui si rasenta il ridicolo: si consentirebbe alle Regioni di ridurre le aree protette al fine di estendere la pratica venatoria, quando l’UE chiede di ampliare le aree protette nella misura del 30% entro il 2030. Rafforzata la doppiamente crudele pratica dell’uso di richiami vivi: animali, soprattutto uccelli, catturati e costretti a passare in anguste gabbie il resto della loro vita, allo scopo di attirare a portata di tiro del cacciatore ignari conspecifici che vivono in libertà. Altro aspetto incredibile, lo svilimento del ruolo degli Enti di ricerca (ISPRA), le cui fondamentali indicazioni verrebbero asservite alle scelte politiche di amministratori che appaiono sempre più legati, a doppio filo, al mondo venatorio. Il testo è così ”barbaro” che la Commissione Europea ha inviato una comunicazione al Governo italiano, segnalando numerose infrazioni ai Regolamenti comunitari presenti nel ddl. Cosa che ci costerà, in caso di approvazione, enormi esborsi di denaro in procedure di infrazione. Già oggi lo Stato italiano spende cifre enormi (si parla di 800 milioni di euro) per le 75 procedure di infrazioni, di cui 25 in materia ambientale, di cui il nostro Paese è stato ritenuto responsabile. Ma tanto pagano i cittadini, mica i politici o i cacciatori…Tra l’altro, nel dicembre dello scorso anno Bruxelles manifestò al Governo italiano le proprie perplessità sulle previste concessioni al mondo venatorio, palesemente in contrasto con la normativa europea, ma tale lettera è stata tenuta nascosta, per non scontentare quel mondo venatorio cui la maggioranza che governa il Paese deve restituire gli appoggi ricevuti durante la campagna elettorale: si dice “fare una marchetta”. Non solo, il loro (come mio non lo riconosco) ministro Lollobrigida (proprio lui, l’ex cognato più famoso d’Italia, quello che “l’abuso di acqua può portare alla morte” e quello che ferma i treni ad alta velocità pro domo sua) ha liquidato la faccenda come una fastidiosa stupidaggine burocratica di cui non tenere alcun conto… https://www.dire.it/14-05-2026/1240101-lollobrigida-riforma-caccia-per-una-lettera-dei-burocrati-della-ue/ Torniamo alla marchetta. “Mi hai votato, ti ripago”. Ma per quanto tempo ancora i cacciatori ripagheranno i politici? I numeri ci dicono che si è passati da oltre un milione e settecentomila cacciatori degli anni ’80 del secolo scorso a 470 mila del 2024, con proiezioni a sei anni di una riduzione di altre centomila unità. https://www.abolizionecaccia.it/blog/conclusa-la-stagione-di-caccia-2024-25/ Non solo, anche l’età media dei fruitori si alza con regolarità. Questo quando la stragrande maggioranza degli italiani (all’incirca l’80%) vorrebbe che la caccia fosse abolita. Ma questi o non votano o non votano il centrodestra. E quindi va bene così. In conclusione, una normativa che sottolinea ancora una volta la volontà del governo di mostrare i muscoli, anche in contrasto con ogni principio di ragionevolezza, e in totale contrasto con la tutela dei beni comuni e, quindi, del benessere della cittadinanza. Fabio Balocco
June 30, 2026
Pressenza
In Senato il DDL che consegna ai cacciatori il destino della fauna selvatica, in contrasto con la Costituzione
“Il più grave attacco agli animali e alla natura della storia recente, che condurrà a danni alla biodiversità, caos gestionale e procedure di infrazione” [1]. “Il Governo vuole stravolgere le regole sulla caccia: più mesi per sparare, aumento delle specie cacciabili, meno aree protette, fucili anche in spiaggia e nei boschi, migliaia di uccelli catturati rinchiusi a vita in gabbia, meno libertà di vivere in natura. Una legge pericolosa che mette a rischio animali già vulnerabili e trasforma la natura in un campo di tiro“[2].  “In questi tempi di pesantissima crisi internazionale, con più fronti di guerra aperti, con difficili scenari economici e una crisi energetica galoppante, il tentativo è quello, vergognosamente fuori luogo e patetico, di approvare  quanto prima i contenuti della deregulation venatoria” [3] “Un concentrato di misure distruttive per gli animali, la natura e violazioni comunitarie e costituzionali: caccia durante il vietatissimo periodo di migrazione pre riproduttiva degli uccelli; soppressione dei pareri scientifici dell’Ispra; apertura illimitata della caccia nelle aziende faunistico-venatorie; estensione della caccia in aree interdette come parchi, demanio e spiagge; rilancio della pratica aberrante dei richiami vivi, già oggetto di procedura di infrazione europea e tanto altro ancora“.[1] “Non trasformiamo la natura in un grande luna park per poche persone, evidentemente molto potenti nei palazzi della politica. Questo disegno di legge si scontra con ciò che abbiamo il dovere di fare, cioè tutelare gli ecosistemi e la biodiversità che li abita: da questo dipende anche la nostra sopravvivenza»“. [4] Decine di associazioni ambientaliste e animaliste [5] lanciano l’allarme per un Disegno di legge approdato al Senato nei giorni scorsi che rimette mano alla legge 157/1992 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” introducendo modifiche che suonano come un vero ossimoro rispetto a quanto recita il primo articolo della legge vigente: “La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale”  “L’esercizio dell’attività venatoria è consentito purché non contrasti con l’esigenza di conservazione della fauna selvatica e non arrechi danno effettivo alle produzioni agricole“(comma 2). > L’articolo 1 modifica il titolo della legge introducendo la nozione di > «gestione» della fauna selvatica omeoterma nel titolo della legge 11 febbraio > 1992, n.157. Questa modifica è finalizzata a chiarire che i contenuti della > legge non si esauriscono nella sola protezione della fauna selvatica, ma si > estendono a disciplinare un complesso di attività e di strategie funzionali > alla conservazione, al controllo e all’utilizzazione del patrimonio > faunistico, ai fini del raggiungimento di un punto di equilibrio tra la natura > e le attività dell’uomo. [premessa del DDL Malan 1552] Lo scorso dicembre è arrivata al governo una nota della Commissione europea [6] che contestava al disegno di legge gravi violazioni della normativa Ue sulla tutela di specie e habitat [7], nei giorni scorsi si sono tenute manifestazioni di protesta e il WWF ha lanciato la petizione Stop caccia selvaggia”[8]. Gli ambientalisti chiedono ai cittadini di usare massicciamente gli hashtag «IoMiOppongo» e «NoDdlCaccia» contattando i parlamentari.[9] Ma il DDL continua la sua marcia, nonostante l’Art. 9 della Costituzione che recita: > La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e > tecnica. > Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. > > Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse > delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di > tutela degli animali In calce il testo del DDL e i materiali (AMBM) MODIFICHE ALLA LEGGE 11 FEBBRAIO 1992, N. 157, RECANTE NORME PER LA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA OMEOTERMA E PER IL PRELIEVO VENATORIO DISEGNO DI LEGGE d’iniziativa dei senatori MALAN, ROMEO, GASPARRI e SALVITTI COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 20 GIUGNO 2025 Natura ordinaria – Relazione tecnica richiesta il 22 luglio 2025. Presentato in data 20 giugno 2025; annunciato nella seduta n. 318 del 23 giugno 2025 SCARICA ATTO SENATO N. 1552 MODIFICHE ALLA LEGGE 11 FEBBRAIO 1992, N. 157, RECANTE NORME PER LA PROTEZIONE DELLA FAUNA SELVATICA OMEOTERMA E PER IL PRELIEVO VENATORIO Vai alla Legge n. 157/1992 e s.m.i.(Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. ) che si vuole modificare Vai alla pagina del sito del Senato con i materiali e l’iter dell’Atto Senato n. 1552 Dossier di documentazione Servizio Studi 1. Dossier – n. 506 (PDF)Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio – A.S. n. 1552 2. Dossier – n. 506/1 (PDF)Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Edizione provvisoria – A.S. 1552, 596, 1302, 1577 e 1656-A 3. Vai a testi e emendamenti [1] Appello al Ministro Pichetto Fratin del 16 giugno 2026 di ASSOCIAZIONE IO NON HO PAURA DEL LUPO, ALTRITALIA AMBIENTE, ANIMALISTI ITALIANI, ASOIM, CERM, EARTH ODV, ENPA, FEDERAZIONE PRO NATURA, FONDAZIONE CAPELLINO, GAIA ANIMALI&AMBIENTE, GREEN IMPACT, GREENPEACE, GIO, GRIG, ISDE, LAC, LAV, LIPU BIRDLIFE ITALIA, LNDC ANIMAL PROTECTION, MOUNTAIN WILDERNESS, OIPA, RETE DEI SANTUARI, SALVIAMO L’ORSO, SOI, VAS, WALDRAPPTEAM. vedi sito della LAV DDL Caccia: le associazioni al Ministro Fratin “fermi il disastro, o si dimetta” [2]LA PETIZIONE del WWF Stop caccia selvaggia – Chiedi al Governo di non consegnare la fauna ai cacciatori. Hanno firmato 207244 persone. Nome Cognome E-mail Telefono Autorizzo il trattamento dei dati ai sensi dell’art. 13 del GDPR come indicato nell’Informativa Privacy [3] Gruppo di Intervento Giuridico 18 giugno 2026 Inizia la discussione in aula del putrido disegno di legge sulla deregulation venatoria. E il Ministro dell’Ambiente che fa? [4] Comunicato di Slow food 17 6 2026 Slow Food Italia: No al Ddl Caccia, un attacco ad ambiente, biodiversità e sicurezza. La natura non è un luna park [5] Insieme alle associazioni anche i parlamentari dell’opposizione che sono scesi insieme in piazza al Pantheon il 17 giugno 2026. Sono state consegnate 400 mila firme in Parlamento per chiedere lo stop alla legge; in Senato sono stati presentati 900 emendamenti. Il Manifesto 18 giugno 2026 Ddl caccia, Fdi vuole togliere i vincoli alle doppiette – di Marinella Correggia. [6] Sul sito del WWF il 6 maggio 2026 è stata pubblicata una lettera della Commissione europea al Governo italiano che boccia duramente parti fondamentali del disegno di legge n. 1552 di stravolgimento della legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica  [7] La Direttiva del Consiglio del 21 maggio 1992 Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche detta Direttiva “Habitat”, e la Direttiva Uccelli costituiscono il cuore della politica comunitaria in materia di conservazione della biodiversità e sono la base legale su cui si fonda Natura 2000. [8] Vedi la petizione del WWF Stop caccia selvaggia [9] Il Manifesto 18 giugno 2026 Ddl caccia, Fdi vuole togliere i vincoli alle doppiette – di Marinella Correggia.
June 19, 2026
carteinregola
IL senato vota il DDL Malan, un’altra fotografia di come questo paese tratta la natura: Una merce
Si chiama ddl 1552, lo conoscete come “Sparatutto”. Oggi, 17 giugno, arriva in Aula al Senato — nonostante la Commissione europea e il Consiglio d’Europa abbiano già scritto al governo per dirgli che viola le direttive Habitat e Uccelli. Stessa logica della cementificazione delle coste, della privatizzazione delle spiagge, del greenwashing dei progetti “verdi”: la natura è un costo da abbattere o una risorsa da spartire tra pochi, non un bene comune. Se passa, non è finita lì: serve anche il sì della Camera, stesso testo, stesse virgole. Ma la maggioranza è identica in entrambe le Aule. Quindi diciamolo chiaro: il rischio che diventi legge è altissimo. COSA CAMBIA, SE PASSA Per gli uccelli: oca selvatica e piccione diventano cacciabili. Basterà un decreto del Presidente del Consiglio per aggiungerne altri, senza più il parere dell’Ispra. La stagione si allunga oltre febbraio, dentro la migrazione e la nidificazione. E tornano i richiami vivi: uccelli selvatici chiusi in gabbia per attirarne altri da abbattere. Per i mammiferi: il lupo passa da “specie strettamente protetta” a solo “protetta”. Si apre la caccia su spiagge e demanio forestale. Le Regioni dovranno garantire che le aree protette non superino il 30% del territorio. Per tutti: l’Ispra, l’unico organo scientifico indipendente, viene scavalcata da un comitato politico filo-caccia. Le sanzioni per chi uccide specie protette si riducono. La sospensione della licenza, oggi obbligatoria, diventa facoltativa. Non è gestione della fauna, è deregulation su misura per tre lobby cacciatori, agro-industria, armieri — esattamente lo stesso schema con cui si vendono le coste, si svuotano i controlli, si chiamano “sviluppo” gli interessi di pochi mentre la crisi climatica avanza per tutti. #FermiamoLoSparatutto #DdlMalan #RiminiEcosocialista Redazione Romagna
June 18, 2026
Pressenza
Due aerei abbattuti in un giorno, la guerra si complica
In una guerra asimmetrica anche il peso delle perdite non è simmetrico. Se da una parte c’è una forza militare straripante che si ammanta di invulnerabilità e dall’altra una massa indistinta considerata poco più che animali o selvaggi, è inevitabile che se quella «massa» riesce a produrre anche piccole perdite […] L'articolo Due aerei abbattuti in un giorno, la guerra si complica su Contropiano.
April 4, 2026
Contropiano
Sfrecciare su caccia F-16 e bombardare Paesi “nemici” non è femminismo: il parere di WILPF
L’articolo apparso online su AdnKronos Quel femminismo targato “F-16”: donne in guerra per le donne celebra come fosse una delle ultime conquiste del femminismo la partecipazione di aviatrici israeliane ai bombardamenti a lungo raggio contro gli obiettivi militari e nucleari iraniani, insistendo sulla liberazione delle donne di quel territorio. Abbiamo chiesto a WILPF Italia di commentare il contenuto di quell’articolo. WILPF Italia è la sezione italiana della storica associazione femminista Women’s International League for Peace & Freedom, ed è tra le associazioni aderenti al comitato di scopo dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Ecco cosa ci hanno risposto:  «Esaltare le pilote israeliane come eroine dell’emancipazione femminile è una deformazione inaccettabile. C’è un grosso equivoco, o meglio una grossa mistificazione, in questo articolo che sfrutta la drammatica attualità di questi giorni per proporre un discorso vecchio, ricorrente, semplicistico con il quale si sono dovute scontrare diverse generazioni di femministe e pacifiste e cioè che le donne vogliano copiare gli uomini. Non è così! Il significato del femminismo sta nel ribaltare la logica militarista e i rapporti di forza esistenti. Gli incarichi di potere rivestiti oggi da donne come Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen, Christine Lagarde non stanno generando una rivoluzione femminista; queste donne incarnano il patriarcato e lo perpetuano, si sentono gratificate esibendosi con gli “attributi” maschili. Le aviatrici israeliane difendono gli interessi del loro Paese e le loro famiglie facendo la guerra, in nome della democrazia sono complici di crimini di efferata ferocia. Queste donne non stanno migliorando né la condizione femminile né quella della popolazione mondiale, obiettivi che invece sono il cuore del femminismo.I governi infatti continuano nella direzione contraria, aumentando gli investimenti militari e tagliando i fondi alle istituzioni multilaterali, alle associazioni umanitarie, allo stato sociale e alle organizzazioni femministe. La stessa ONU rischia un imminente collasso finanziario, risultato di una strategia politica di potenti Stati membri che stanno trattenendo o ritardando il pagamento delle quote stabilite, tra i ritardatari anche USA, Russia e Cina. Al benchmark dell’8 febbraio 2026, soltanto 55 dei 193 Stati membri dell’ONU avevano versato integralmente i loro contributi. Questo sottofinanziamento cronico impedisce a tutta l’organizzazione di continuare il lavoro di governance globale in difesa della democrazia e dei diritti umani. La spesa militare mondiale ha raggiunto 2,7 trilioni di dollari nel 2024 e supera di gran lunga la spesa per la pace. Per questo WILPF ha lanciato la campagna Move the Money». L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ringrazia la sezione italiana di WILPF per il contributo. II femminismo di cui parla l’articolo di AdnKronos è certamente il femminismo dell’ala conservatrice. Vediamo i discorsi e le azioni dell’ ultradestra svuotare di significato la parola pace, esportare la democrazia manu militari e negare, ogni giorno, le garanzie per la coesistenza serena tra le culture e le religioni, e tra i governi nel mondo. Non è con quel femminismo che noi ci alleiamo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Repressione, caccia agli antagonisti e protezione delle Olimpiadi: le priorità dei media
Le segnalazioni che riceviamo quotidianamente all’Osservatorio contro la militarizzazione elle scuole e delle università riguardano la presenza, sotto varie forme, della cultura della guerra da introiettare nelle creature piccole e giovani. Si opera mediante forme invasive, violente (mostrare l’uso di mitragliette, far salire una bimba recalcitrante su un carrarmato, educare i corpi alla lotta nelle palestre, inscenare sparatorie per strada con bambini della scuola di infanzia), e soft, come le skills che educano alla cooperazione sotto le vesti dell’obbedienza, da apprendere mediante  conferenze e corsi informativi, ad esempio, intorno al bullismo, nelle versioni tradizionale e cyber, impartiti da poliziotti e carabinieri. Come abbiamo scritto più volte, queste pratiche sono tutt’uno con le politiche securitarie, con la repressione decretizia che le alimenta, le sostiene, le nutre. La repressione però cammina troppo lenta se non è largamente appoggiata, diffusa, dai media, dalla carta stampata, dai blog, dai programmi televisivi, dai servizi su youtube. Mario Giordano conduttore della trasmissione Fuori dal coro è un protagonista di questo gruppo di compiaciuti servitori del Ministri Guido Crosetto e Matteo Piantedosi, che operano in un combinato congiunto di decreti, proposte di legge, ordinanze prefettizia. (https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/fuoridalcoro/attacco-alle-olimpiadi-chi-ferma-i-terroristi-dei-centri-sociali_F314086901020C01) Il servizio, andato in onda l’8 febbraio, dedicato alla violenza esercitata dai ragazzi dei centri sociali, a Roma, a Torino, a Milano, è emblematico. I violenti sono annidati in covi come l’Ex 51, Askatasuna, Ex Snia, SPINTime e da luoghi simili partono le incursioni contro le Olimpiadi, come è successo nella città meneghina. La giornalista che si infiltra fra i rivoltosi è sicuramente parte della servitù volontaria esercita da giovani freelance, cronisti precari e malpagati che farebbero l’impossibile per firmare un servizio, magari anche convinti della bontà di quel che dicono e scrivono. A Torino, come abbiamo scritto anche noi, lo stato di assedio, durato ore, in un intero quartiere, le scuole chiuse, le persone impedite a muoversi da casa, è servito per snidare alcuni occupanti di Askatasuna, che il Sindaco di Torino aveva dato in gestione con un contratto al centro, per poi – preso dal panico per la propria carriera – revocarlo. A Roma, nell’ Ex SNIA, da anni famiglie della zona  e gruppi ambientalisti si occupano di difendere un lago artificiale diventato, dopo anni di degrado, un insediamento naturalistico importante, in una città  soffocata dal  traffico, dallo smog, dal consumo del suolo.  Al palazzetto occupato da SPINTime si è svolto circa tre anni fa il nostro primo convegno come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, con centinaia di persone ad ascoltare accademici, giornalisti illustri, militanti. L’ex51 di Roma, situato nelle case già proprietà dell’Edilizia Residenziale Pubblica, è stato regolarmente dato in gestione da circa  30 anni a chi nel quartiere vuole riunirsi, discutere, organizzare corsi per cittadini non italiani, a cui fornire anche sostegno legale per le pratiche legate ai permessi di soggiorno. Dove sta il delitto? Semplice, accumunate le azioni  degli antagonisti dalla violazione dell’ordine costituitosi in forme sempre più anticostituzionali, il ragionamento cha anima il servizio di Giordano è che  non bisogna interferire con la macchina messa in modo dalle Olimpiadi, il giro di affari che le circonda, la giostra degli appalti che fanno gola alle organizzazioni mafiose che, lasciato il Sud, cercano, come ci indicavano amaramente Giovanni Falcone e Borsellino e Paolo Borsellino, il flusso dei soldi pubblici e privati. A vedere i servizi e le immagini pubblicate in blog e riviste di pericolosi sinistrorsi (noi, FanpageScanner, la rivista Altreconomia, ecc) è difficile dar ancora ragione a Pier Paolo Pasolini (personalmente non mi ha mai convinto) sui poliziotti figli di proletari e gli studenti delfini della classe media e di quella colta. In una cosa il ragionamento di Pasolini resta – ahimè – valido: oggi, mentre il lavoro manca o è di merda (Bullshit Jobs), è facile che a farsi orientare verso un lavoro in divisa – di qualsiasi arma- siano i giovani del nostro Sud.  Ultima annotazione su Roma. La mia zona, dove è ubicato l’ex51, è stata decretata Zona Rossa dal Prefetto e, come sappiamo, il provvedimento prevede controlli continui dei documenti ai passanti, soprattutto se dai tratti somatici non proprio WASP, presenza di gazzelle agli ingressi della metropolitana. A molti noi, che ci abitiamo, è proprio la sicurezza che ci viene a mancare per lasciare il posto a un diffuso senso di paura. E c’è altro ancora: sabato prossimo, in uno dei padiglioni dell’Ex Ospedale Psichiatrico Santa Maria della Pietà – zona Primavalle/Monte Mario, il Comitato Per il NO al referendum sulle carriere della magistratura e sul disfacimento del suo organo di tutela e disciplina, aveva chiesto e ottenuto uno spazio per la campagna referendaria, con la presenza della Giudice Silvia Albano e del costituzionalista Gaetano Azzariti. Marcia indietro del Direttore della ASL Roma 1, a cui appartengono i locali (beh, diciamo, per conto dei cittadini, pubblici dunque!) che ha negato oggi l’autorizzazione. Tutto si sposta frettolosamente verso un Centro Anziani di zona. CERCHIAMO DI NON AMMUTOLIRE, LA TENUTA DELLA DEMOCRAZIA SI FA OGNI GIORNO PIÙ DEBOLE E CON ESSA DIVENTA DIFFICILE LA STESSA VITA ASSOCIATA. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La marcia sul posto dell’Unione Europea
Tempi duri, per l’Unione Europea… La “rottura” dell’asse euro-atlantico ha portato allo scoperto tutte le debolezze strategiche e concettuali della barocca costruzione continentale. Sul come andare avanti fioccano le ipotesi e gli scetticismi, a dimostrazione che l’inceppamento è molto serio e metterci riparo per niente facile. “Andare avanti” significa – […] L'articolo La marcia sul posto dell’Unione Europea su Contropiano.
February 10, 2026
Contropiano