Nel 2025 nuovo boom del gioco d’azzardo, con la connivenza della politica
Come si ricorderà, dal 2020 una norma di legge vieta la diffusione dei numeri
territoriali delle slot, che rappresentano la maggior parte dell’azzardo fisico;
con i dati 2023 l’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli (ADM) ha esteso il
divieto, senza seri supporti normativi, anche a Lotto e Bingo. Il percorso di
oscuramento informativo è proseguito con i dati del 2024, negandoci l’accesso ai
dati dell’azzardo online per i Comuni al di sotto dei 10.000 abitanti, vale a
dire l’85% dei Comuni italiani.
Una vera e propria censura, del tutto arbitraria, che si colloca nella fase dove
più forte è l’azione della lobby delle multinazionali dell’azzardo, in
corrispondenza a percorsi legislativi che potrebbero cambiare in modo radicale,
quanto negativo, una condizione già oggi molto critica. Qualche iniziativa a
livello territoriale cerca, per fortuna, di squarciare il velo che accompagna il
settore. E’ il caso di Pane&azzardo, per ora l’unica indagine che, per
iniziativa della CGIL Emilia-Romagna, della Federconsumatori Emilia-Romagna,
della Campagna Mettiamoci in gioco Emilia-Romagna, dell’AUSER Emilia-Romagna e
dello SPI CGIL Emilia-Romagna, esamina in dettaglio quanto accade in una Regione
italiana, l’Emilia-Romagna, sul fronte del gioco d’azzardo:
https://modena.federconsumatorier.it/wp-content/uploads/sites/5/2026/01/Report_PaneeAzzardo_3_30gennaio2026.pdf.
Nel 2024 in Emilia-Romagna l’azzardo nel suo complesso ha raggiunto la cifra di
10,2 miliardi di euro. Dieci anni fa, nel 2015, la raccolta era a poco meno di 6
miliardi, con una crescita del 70%. Il superamento della soglia dei 10 miliardi
è stato accompagnato, nel 2024, da un sorpasso atteso ma non scontato. Nella
media italiana il gioco online, quello su smartphone e PC, ha sorpassato quello
fisico già da anni. In Emilia-Romagna lo ha fatto nel 2024, raggiungendo il 51%
della raccolta complessiva. Un sorpasso nella raccolta, non certo nelle perdite,
che continuano a essere preponderanti nel fisico. Sale a 1,570 miliardi la
perdita degli emiliano-romagnoli in azzardo; di questi 279 milioni, il 18%,
provengono dal canale online, che come detto raccoglie il 51% del giocato. Di
conseguenza il gioco fisico raccoglie il 49% del giocato, ma l’82% delle
perdite. Il successo dell’online va ricercato anche in questa condizione, più
favorevole all’apparenza al giocatore, ma che nella realtà moltiplica le
giocate, gonfiando le perdite dei giocatori e creando i medesimi drammi del
gioco fisico. L’altro motivo ormai evidente è l’utilizzo del canale online per
il riciclaggio di capitali di origine malavitosa, o provenienti dall’economia
irregolare.
Intanto, la campagna Mettiamoci in gioco (https://www.mettiamociingioco.org/) ha
potuto visionare i dati relativi alla diffusione del gioco d’azzardo nel nostro
Paese nel 2025. La raccolta ha superato i 164,6 miliardi di euro: sono oltre
sette miliardi di euro in più rispetto al 2024 (più 4,55% in termini
percentuali). Si tratta di un nuovo record per l’Italia, in una progressione che
procede senza ostacoli da molti anni. Dietro queste cifre spaventose, ci sono i
gravi costi sociali e sanitari che questo settore produce: difficoltà
economiche, indebitamento, usura, separazioni e divorzi, infiltrazioni
criminali, riciclaggio. Tutto questo mentre una percentuale altissima di persone
e famiglie resta sotto la soglia della povertà o nella vasta era della
vulnerabilità e i salari continuano a perdere potere d’acquisto.
La politica, dinanzi a un fenomeno di queste dimensioni, o è connivente o si
volta dall’altra parte, forse interessata alle entrate erariali che vengono dal
comparto: 11,4 miliardi di euro nel 2025. Ma, anche limitandosi a questo – e
dimenticando difficoltà e sofferenze dei cittadini – i conti non tornano. Lo
Stato ha incassato lo scorso anno lo 0,74% in meno rispetto all’anno precedente:
il volume d’affari aumenta in modo vertiginoso, ma lo Stato incassa più o meno
sempre la stessa cifra. A nulla è valso il richiamo della Corte dei Conti al
governo, nel 2024, circa le incongruenze esistenti tra i volumi del giocato, i
soldi che restano nelle casse dell’erario e i costi sociali che giochi e
scommesse producono.
Lo stesso direttore dell’ADM aveva dichiarato, nel marzo scorso, che la linea è
sostanzialmente quella di “mantenere un equilibrio costante tra regolazione,
innovazione e tutela dell’interesse erariale”. Il governo, infatti, si è
guardato bene dall’intervenire in materia, anche solo per recuperare più risorse
per il bilancio nazionale. Si lasciano prosperare fondi finanziari speculativi e
gruppi criminali. La campagna Mettiamoci in gioco chiede “nuovamente a governo e
Parlamento, di fronte a questo ennesimo boom dell’azzardo, di recuperare la loro
funzione di difesa dell’interesse pubblico e di tutela della salute dei
cittadini e di varare al più presto una legge di regolamentazione del settore,
che riduca l’offerta di gioco, unica via per porre fine a una situazione
gravissima e fuori controllo”.
Ha ragione il sociologo Maurizio Fiasco, presidente di ALEA – un’associazione
scientifica senza fini di lucro, che ha l’obiettivo di studiare e promuovere
interventi sul fenomeno del gioco d’azzardo e le sue ricadute personali,
familiari e sociali, prima fra tutte lo sviluppo della patologia di dipendenza
correlata (Disturbo da Gioco D’Azzardo, DGA) – quando sottolinea “la resa delle
politiche pubbliche di fronte a un’economia di dipendenza.”
“Con il bilancio dello Stato 2025, scrive Fiasco in Alea Bulletin n. 1/2025, si
è fermata la costruzione di una policy di contrasto alla dipendenza di massa da
gioco d’azzardo. Soppressi il fondo nazionale e l’osservatorio, riaperta
l’autostrada alle lobby del settore, caduta nel silenzio la responsabilità del
Servizio Sanitario Nazionale. Il tutto sostituito dalla ventennale inconcludenza
del Dipartimento delle politiche antidroga, che è da vent’anni una macchina
della retorica e non la sintesi dell’indefessa war on drugs condotta con
ridicoli spot televisivi.”
Qui Alea Bulletin 1/2025:
https://www.gambling.it/images/pdf_bulletin/Bulletin_2025_1.pdf.
Giovanni Caprio