Festival della Pace, della Nonviolenza e dell’Accoglienza: fino al 29 settembre a Pisa
L’iniziativa del comitato che, insieme a varie realtà del territorio, coordina
la rassegna di incontri, eventi e spettacoli in piazze, teatri e spazi culturali
della città è promossa dal Centro Interdisciplinare “Scienze per la Pace”
dell’Università di Pisa, che ne illustra il programma:
> Si parte il 20 settembre al Giardino Scotto con la partecipazione dei gruppi
> Scout AGESCI, seguita il 21 settembre dalla 2ª Camminata della Gentilezza con
> il simbolico girotondo attorno alla Torre e dall’incontro con Padre Renato
> Kizito Sesana presso San Frediano.
>
> Il 21 e 22 settembre l’Auditorium Toniolo ospiterà dibattiti dedicati ai
> diritti internazionali, all’educazione alla nonviolenza, al valore dello sport
> inclusivo e al concorso “I Giovani per i Giovani”.
>
> Il 22 settembre, dalle 10:35, è previsto un intervento del CISP dal titolo
> “Educare alla pace: formare donne e uomini capaci di costruire comunità in
> dialogo”.
>
> Ancora, dal 22 al 25 settembre il Cineclub Arsenale programmerà proiezioni a
> tema migratorio e diritti (“Terraferma”, “Io sono Li”, “Sta per piovere” e “Io
> Capitano”), affiancate dagli approfondimenti promossi da Pax Christi.
>
> Gli eventi finali vedranno la lezione del professor Johnny J. Mack
> sull’educazione alla pace e lo spettacolo “La Zona BLU” della Compagnia
> Kepler-452 al Teatro Nuovo la sera del 29 settembre.
FESTIVAL DELLA PACE, DELLA NONVIOLENZA E DELL’ACCOGLIENZA
Nell’anno 1998 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 novembre proclamò
il primo decennio del XXI secolo e del III millennio, gli anni dal 2001 al 2010,
Decennio internazionale di promozione di una cultura della nonviolenza e della
pace a vantaggio dei bambini del mondo.
Martin Luther King affermò con forza il concetto che “l’alternativa presente è
tra la nonviolenza e il reciproco annientamento”. Le armi moderne di distruzione
di massa e soprattutto la bomba atomica hanno messo fuori gioco l’idea di una
possibile difesa, perché la loro potenza distruttiva colpisce proprio i
territori e le popolazioni che si vorrebbero difendere.
L’Ucraina e Gaza ne sono in questi anni la lampante dimostrazione.
In questa prospettiva, il pensiero di Mahatma Gandhi resta un riferimento
imprescindibile: “la nonviolenza è la più grande forza a disposizione
dell’umanità” e “non c’è strada per la pace, la pace è la strada”. La
nonviolenza non è solo alternativa alla violenza, ma metodo per trasformare i
conflitti e costruire una pace duratura, come evidenziato anche dagli studi di
Johan Galtung.
Bisogna apprendere a gestire i conflitti in modo nonviolento, non solo come
alternativa alla violenza, ma come via per costruire una pace duratura (“pace
con giustizia”) e trasformare i conflitti stessi, sviluppando competenze di
dialogo, empatia e ricerca di soluzioni creative attraverso il suo metodo
TRANSCEND.
Più recentemente, Papa Leone XIV ha ribadito la necessità di promuovere percorsi
educativi alla nonviolenza e all’accoglienza, affinché ogni comunità diventi una
“casa della pace”, fondata su dialogo, giustizia e perdono. La pace, ha
sottolineato, non è un’utopia, ma una via concreta fatta di gesti quotidiani.
Ci siamo inoltrati, ormai in modo drammaticamente esplicito a partire dal
conflitto russo-ucraino, in una nuova fase della modernità che, insieme alla
crisi della globalizzazione e della sua ormai naufragata strategia di
omologazione planetaria, vede una ripresa su scala globale di guerre di
conquista.
Ci troviamo oggi in una fase segnata da conflitti globali, crisi sociali,
disuguaglianze, migrazioni, emergenze ambientali e ritorni di fondamentalismi.
In questo scenario, le categorie tradizionali della convivenza appaiono
insufficienti: si impone la necessità di una nuova grammatica della pace.
In tale direzione, appare urgente recuperare quella “terza via” spesso rimossa:
la nonviolenza, “antica come le montagne”, che – come ricordava Mahatma Gandhi –
ci mette in guardia dal fatto che “un occhio per occhio rende il mondo intero
cieco”.
Liquidata come un’opzione politica perdente e rinunciataria, o come una visione
priva di effetti pratici, c’è da ritenere che essa vada al contrario rilanciata
e diffusa quale ingrediente essenziale di una cultura della pace,
particolarmente urgente presso le più giovani generazioni.
Ad essa intende ispirarsi la filosofia che sta all’origine del progetto, si
comprende di qui la centralità della figura dei “Centri per la pace”,
un’istituzione il cui importante ruolo si inscrive nel quadro delle
raccomandazioni dell’UNESCO nella costruzione della “cultura di pace”
(Recommendation concerning Education for International Understanding,
Co-operation and Peace and Education relating to Human Rights and Fundamental
Freedoms, UNESCO, 1974).
L’educazione alla cittadinanza globale e promozione dei diritti umani è un’area
tematica complessa, che, per essere affrontata in un ambito vasto come quello
regionale, con azioni concrete e non con astratte enunciazioni di principio,
deve tenere insieme gli aspetti diversi della sua complessità, così come sono
prefigurati nei termini di riferimento: “la pace, la memoria, il dialogo tra le
diverse culture, azioni che facilitino la valorizzazione di esperienze di
partecipazione democratica nell’ambito della promozione della cittadinanza
globale” e “Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza”
(Papa Francesco – 28 feb 2022).
Sotto l’aspetto educativo i termini di riferimento chiariscono che “l’educazione
alla cittadinanza globale”, rivolta ad ogni studente di ordine e grado, compreso
i corsi universitari, riassume un insieme di nuove dimensioni educative:
• l’educazione alla cittadinanza democratica, inclusiva delle educazioni civica,
alla convivenza civile, ai
diritti umani,
• l’ educazione interculturale,
• l’educazione alla pace e alla gestione dei conflitti,
• l’educazione allo sviluppo sostenibile.
In questo ambito, assume rilievo il metodo maieutico di Danilo Dolci, fondato
sulla partecipazione attiva, sulla valorizzazione delle comunità e sulla
“capacitazione” delle persone. Accogliere non è soltanto un gesto di
solidarietà: è una scelta di pace. In un mondo segnato da paure e divisioni,
l’incontro con l’altro diventa occasione di riconoscimento reciproco.
Come ricordava Mahatma Gandhi, “la misura di una civiltà si vede da come tratta
i suoi membri più deboli”: l’accoglienza diventa così il cuore stesso della
nonviolenza. Ha scritto Kant nel suo celebre Progetto filosofico “Per la pace
perpetua” (1795) che «lo stato di pace tra gli uomini che vivono gli uni accanto
agli altri non è uno stato di natura». Accogliere non è soltanto un gesto di
solidarietà: è una scelta di pace. In un mondo attraversato da paure, confini e
diffidenze, ogni volto che incontriamo e decidiamo di non respingere diventa un
ponte, una
possibilità di riconoscersi umani prima ancora che diversi.
Dal 1961, grazie al Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini, Edmondo
Marcucci e Giovanni Pioli, nacque l’idea della Marcia Per La Pace Perugia-Assisi
per testimoniare l’impegno delle persone, delle associazioni, degli Enti Locali
alla costruzione di un mondo senza violenza e senza guerra e per la promozione
della nonviolenza.
La pace si impara e si insegna. Come affermava Maria Montessori, costruire la
pace è compito dell’educazione. In questa prospettiva, risuona ancora l’invito
di Mahatma Gandhi: “sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
L’obiettivo è contribuire concretamente alla riduzione della violenza attraverso
formazione, informazione e diffusione delle pratiche nonviolente. Infine, sia
Gandhi sia San Francesco sottolineano l’importanza dell’esempio personale. Non
basta parlare di valori: è necessario viverli. Questo concetto è riassunto
nell’idea francescana: “Predicate con la vita, e se necessario anche con le
parole”.
Per questo motivo, il nostro progetto non si limita alla teoria, ma propone
azioni concrete che possano essere messe in pratica nella vita quotidiana.
Festival della Pace, della Nonviolenza e della Accoglienza
contatti: festivaldellapace.pisa@gmail.com
Redazione Italia