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Salute e sicurezza sul lavoro: pubblicato l’Osservatorio Permanente CGIL e INCA Emilia-Romagna
Salute e sicurezza sul lavoro: il punto sugli infortuni in Emilia-Romagna | Aumentano ancora gli infortuni in Emilia-Romagna. Nel primo quadrimestre del 2026 sono morte in Emilia-Romagna 19 persone per causa di lavoro. Sono stati 26.477 gli infortuni denunciati nel periodo gennaio-aprile (+8,6% sullo stesso periodo 2025), con classe di età prevalente tra i 41 ed i 65 anni; sono ancora i settori dell’industria e dei servizi quelli maggiormente coinvolti. Risulta ancora rilevante il numero di denunce in cui non è possibile determinare il settore di appartenenza.La situazione in provincia di Rimini nel periodo gennaio-aprile 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025: 1.675 infortuni denunciati nel quadrimestre | In particolare, nel territorio riminese, si riscontra un aumento del 14,1% degli infortuni sul lavoro. In generale la fascia di età dove si è concentrata la maggior parte degli infortuni è stata quella 41-65 anni (48,6%), seguita dalla fascia 15-40 anni (38,4%). Nel periodo gennaio-aprile i settori che in provincia di Rimini contano il maggior numero di infortuni nell’ambito di industria e servizi sono quelli della sanità e assistenza sociale, delle costruzioni e delle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione. Per quanto riguarda le malattie professionali il dato al 30 aprile 2026, rispetto allo stesso periodo del 2025, conta già 241 denunce in provincia di Rimini. Si tratta in questo caso di un aumento del 16,4%. Il 36,9% delle denunce di malattia professionale nel territorio riminese ha riguardato donne, essendo 89 su 241 (in aumento rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le denunce da parte di donne erano state 69). Tra le patologie denunciate si rileva un’incidenza percentuale superiore alla media regionale per quelle legate al sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo, che rappresentano il 70,5% del totale provinciale. Le considerazioni della Segretaria generale CGIL Rimini Francesca Lilla Parco | “I dati territoriali dell’Osservatorio e i tragici eventi di Amendolara mostrano la medesima piaga: la sistematica svalutazione della vita umana nei circuiti produttivi. L’aumento del 14,1% degli infortuni a Rimini e l’allarmante crescita regionale delle malattie professionali non sono semplici contabilità d’ufficio, ma l’effetto collaterale di una precarietà strutturale che stringe i lavoratori in una morsa di ricatto e assenza di tutele. La barbarie consumata in Calabria contro i braccianti ci ricorda in modo brutale che lo sfruttamento estremo, il lavoro irregolare e il caporalato si nutrono dell’indifferenza istituzionale e dei mancati investimenti nella sicurezza. Quando la logica del profitto erode le regole e i controlli, i corpi di coloro che lavorano diventano merce sacrificabile, dalle campagne del Mezzogiorno fino alla costa ed entroterra riminese. Spezzare questa catena è un dovere non più rinviabile. Chiediamo alle aziende il rigoroso rispetto delle norme e alle istituzioni – a partire dal Governo – interventi urgenti per restituire dignità al lavoro e fermare questa deriva inarrestabile. Sul tema dell’Ordinanza regionale ‘calore’ che ferma il lavoro all’aperto, per esempio, il sistema delle imprese dovrebbe attrezzarsi velocemente per adempiere ai sacrosanti obblighi previsti, piuttosto che polemizzare come avvenuto la scorsa settimana.” Rimini, 08/06/2026 Camera del Lavoro Territoriale – CGIL RIMINI Dipartimento Salute e Sicurezza sul Lavoro Redazione Romagna
June 9, 2026
Pressenza
Magia nera sui morti di lavoro: propaganda, appalti e…
… e miliardi stanziati per la sicurezza (che non c’è) e finiti in fumo. di Carlo Soricelli (*) Non si può restare in silenzio di fronte alla gestione della sicurezza sul lavoro in Italia. Quando i dati ufficiali vengono utilizzati per “far quadrare i conti”, non siamo di fronte a semplici discrepanze burocratiche, ma a una precisa operazione di occultamento
Licenziamenti a chi lotta nei porti di Napoli e Salerno
Ciccio Collina, RSA SI Cobas alla Logiport (gruppo Grimaldi) di Salerno, lo scorso 26 maggio è stato licenziato perché da anni si batte per la sicurezza sui Terminal e  a causa del suo impegno sindacale contro l'economia di guerra e contro il traffico di armi dirette ad alimentare il genocidio del popolo palestinese. Nelle stesse ore alla De Luca di Napoli due operai ricevevano la lettera di licenziamento in tronco con motivazioni pretestuose, in realtà perché avevano aderito al SI Cobas per porre fine alla barbarie dei turni spezzati e del lavoro a chiamata. Sabato 6 giugno, ore 17,30 assemblea nazionale online. Ne parliamo con un compgno di SI Cobas Napoli e Salerno 
June 5, 2026
Radio Onda Rossa
Lavorare fino a lasciarci la pelle
Letteralmente: da quando la Regione ha iniziato a cercare attivamente i tumori alla cute legati all'esposizione al sole in edilizia o agricoltura le diagnosi sono più che raddoppiate. In calo invece i nuovi casi di mesotelioma da amianto, stabili quelli di neoplasie da inalazione di polveri di legno o cuoio.
CGIL Emilia-Romagna: “dati allarmanti, la prevenzione degli infortuni resta al palo”
In occasione della Giornata Mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, il sindacato dell’Emilia-Romagna lancia un grido d’allarme che non può restare inascoltato. I dati dell’Osservatorio relativi al primo bimestre 2026 trasformano questa ricorrenza in un momento di mobilitazione piuttosto che di celebrazione: nella nostra regione gli infortuni crescono a una velocità tripla rispetto alla media nazionale. Non si ferma l’emergenza sicurezza nei luoghi di lavoro in Emilia-Romagna e si conferma un trend estremamente critico: mentre a livello nazionale l’aumento delle denunce di infortunio si attesta al +2,6%, nella nostra regione la crescita è quasi tripla, segnando un preoccupante +7,2%. IL BILANCIO DEL BIMESTRE GENNAIO-FEBBRAIO 2026 In Emilia-Romagna, nei primi due mesi dell’anno, si sono quindi già verificate 11.924 denunce di infortunio, contro le 11.126 dello stesso periodo del 2025. Morti sul lavoro: Nonostante una lieve flessione numerica rispetto all’inizio del 2025 (6 decessi contro i 10 dell’anno precedente), il tributo di vite umane resta inaccettabile. Sei lavoratori che non hanno fatto ritorno a casa in soli 60 giorni rappresentano una ferita aperta nel tessuto sociale regionale. Malattie Professionali: Continua la crescita silenziosa ma costante delle patologie legate all’attività lavorativa, con 1.395 denunce registrate nel bimestre (+3,2% rispetto al 2025). “Siamo di fronte a un’anomalia regionale inaccettabile – ha denunciato Daniele Dieci della segreteria della Cgil Emilia Romagna – Mentre a livello nazionale l’aumento appare contenuto, nel nostro territorio l’incidenza degli infortuni corre a una velocità tripla. Questo divario dimostra che il sistema di prevenzione locale sta subendo una pressione insostenibile e che il modello produttivo regionale sta scaricando sui lavoratori il costo della competitività”. “I numeri di questo inizio 2026 non sono semplici statistiche, ma il segnale di un sistema di prevenzione che sta fallendo – evidenzia Dieci – Il fatto che l’Emilia-Romagna cresca negli infortuni molto più della media nazionale dimostra che l’aumento dei ritmi produttivi e la frammentazione dei contratti stanno indebolendo le tutele”. Per porre fine a questa strage continua la Cgil chiede con forza: * Stop alla logica del massimo ribasso: Negli appalti e subappalti si annidano spesso le violazioni più gravi. * Controlli serrati e immediati: Chiediamo alla Regione e agli organi ispettivi un piano straordinario di verifiche, partendo dai settori dove l’incidenza infortunistica è maggiore. * Investimenti in tecnologia e formazione: La digitalizzazione e l’automazione devono servire a rendere il lavoro più sicuro, non solo più veloce. “Non resteremo a guardare mentre i dati peggiorano mese dopo mese. La sicurezza deve tornare a essere la priorità assoluta dell’agenda politica e industriale della nostra regione”, conclude il sindacato di via Marconi. Redazione Italia
April 28, 2026
Pressenza
Dichiarazione della FSM per la Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro
La Federazione Sindacale Mondiale, voce militante di oltre 105 milioni di lavoratori in tutto il mondo, ribadisce il proprio impegno nella lotta per condizioni di lavoro sicure e salubri in occasione della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro. Secondo gli ultimi dati internazionali, quasi 3 milioni di lavoratori in tutto il mondo perdono la vita ogni anno a causa di infortuni e malattie legati al lavoro, mentre si stima che ogni anno si verifichino 395 milioni di infortuni sul lavoro non mortali. Ciò significa che ogni giorno si registrano 8.000 decessi legati al lavoro, tra cui 1.000 lavoratori che vanno al lavoro per guadagnarsi da vivere e non tornano mai vivi a casa dalle loro famiglie. La stragrande maggioranza di questi incidenti è causata dalla mancanza di adeguate misure di salute e sicurezza sul posto di lavoro e avrebbe potuto essere evitata. Eppure milioni di lavoratori continuano a lavorare in condizioni pericolose e vengono sacrificati in nome del profitto, poiché le misure di protezione sono spesso ignorate e liquidate come costi che minano la redditività. Il movimento sindacale di classe esprime la sua solidarietà internazionalista ai lavoratori di tutto il mondo che subiscono le conseguenze criminali di misure di protezione della salute e della sicurezza inadeguate. La FSM ribadisce con fermezza che la salute e la sicurezza non sono privilegi e che ogni lavoratore ha il diritto fondamentale di tornare a casa incolume alla fine della giornata lavorativa. Ribadiamo la nostra ferma richiesta affinché i governi, i datori di lavoro e gli organismi internazionali diano priorità alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, applichino rigorosi standard di sicurezza e garantiscano che tutte le violazioni siano perseguite con piena responsabilità. La FSM invita i sindacati di classe di tutto il mondo a intensificare la loro lotta per misure adeguate di salute e sicurezza in ogni aspetto della vita dei lavoratori. I sindacati hanno un ruolo chiave da svolgere nel monitorare e garantire l’attuazione delle misure di salute e sicurezza sul posto di lavoro, e chiediamo che i sindacati siano coinvolti e inclusi nei processi di segnalazione e indagine degli infortuni sul lavoro e nella punizione esemplare dei responsabili. FSM – 28 Aprile 2026 Unione Sindacale di Base
April 28, 2026
Pressenza
Non c’è festa il 1 maggio, se si muore sul lavoro
di Umberto Franchi (*) NON C’E’ FESTA DEL LAVORO PER CHI MUORE SUL LAVORO PRIMO MAGGIO 2026 FESTA DEL LAVORO. MA CONTINUANO GLI OMICIDI SUL LAVORO. COSA FARE PER IMPEDIRE LE STRAGI SUL LAVORO ? Secondo i dati dell’Osservatorio di Bologna curato da Carlo Soricelli, nell’anno 2025 i morti sul lavoro sono stati 1.450 comprensivi di quelli in itinere e
Lavoro assassino ieri come oggi: la Strage della Flobert, dodici morti. Nessuna memoria
Questa è la storia di una strage dimenticata. Dimenticata davvero. Chi se la ricorda più? Napoli. Sant’Anastasia, 11 aprile 1975. Ore 13:25. Un secondo dopo arrivò il boato. Non un rumore normale, no: un tuono venuto da sotto, come se la terra si fosse rotta in due per sputare fuori tutto il veleno accumulato. Era la Flobert che saltava in aria. Una baracca di lamiera dove si fabbricavano proiettili per pistole giocattolo. Roba che fa “bang” senza ammazzare nessuno. Invece quel giorno ammazzò tutti. Dodici corpi sparpagliati come stracci sporchi tra le lamiere contorte. Quasi tutti ragazzi. Con le mani ancora senza calli e gli occhi pieni di «tanto poi passa». Assunti da poco, pagati in nero. Uno solo rimase in piedi: Ciro Liguoro. Per una manciata di secondi, uno spostamento di pochi metri. Miracolo, lo chiamarono. Ma lui, negli anni, l’ha sempre detto con la voce bassa, quasi vergognandosi: «Miracolo un cazzo. Solo fortuna di merda». I corpi erano irriconoscibili. Le madri arrivarono e non sapevano più quale pezzo fosse il figlio loro. Le identificazioni durarono giorni. Giorni di pianti, di urla soffocate. La fabbrica non c’era più. Sparita. Come se non fosse mai esistita. Solo un cratere nero, lamiere piegate come carta stagnola. Ciro se ne stava lì, vivo per sbaglio, con le orecchie che fischiavano ancora e la faccia bianca come un lenzuolo lavato male. Intorno a lui la gente diceva: «Povero Cristo». Ma lui pensava solo a quei compagni che un attimo prima ridevano di una battuta scema sul capo che non pagava gli straordinari. Ridevano. Poi più niente. Cinquant’anni dopo, la polvere è ancora lì. Non quella della Flobert, no. Quella nuova. Quella che si posa ogni giorno sulle scarpe degli operai che escono di casa e non sanno se torneranno. Le chiamano morti bianche. La Lombardia in testa, come sempre. Poi Veneto, Puglia, Lazio. Gli stranieri muoiono il doppio degli italiani. Perché loro prendono i lavori che gli italiani non vogliono più: dove il contratto è una firma su un foglio stropicciato. Un operaio rumeno schiacciato da una gru, un pakistano caduto dal ponteggio, un italiano sbranato dalla macchina che doveva “solo” riparare. E ogni volta è la stessa commedia. Le sirene delle ambulanze, i telegiornali che ci mettono trenta secondi di pietà. E Ciro Liguoro, cinquant’anni dopo, ancora con gli occhi lucidi, continua a dire la stessa cosa semplice, da uomo che ha visto l’inferno e ne è uscito vivo per caso: «Non dimenticatevi di loro. Perché se li dimenticate, prima o poi tocca a qualcun altro. E quel qualcun altro potrebbe essere vostro figlio». Redazione Italia
April 12, 2026
Pressenza