Tag - bene comune

Voto, sorteggio o dinamite?
La “sorte” della politica: da Atene e Marte a Roma. E ritorno. di Saverio Pipitone «Sono stato presidente di Atene per 24 ore, ma non di più» affermava nel V-IV secolo a.C. il cittadino che, a turno per un giorno, era sorteggiato a presiedere l’assemblea popolare e il consiglio del governo per la gestione degli affari pubblici. Nell’antica democrazia greca,
Riflessioni a partire da “l’università critica come nemico interno” di Gennaro Avallone – di Francesco Maria Pezzulli
Il testo di Gennaro Avallone pubblicato recentemente su Effimera è importante per più motivi, mi limito con queste libere riflessioni a sottolinearne soltanto alcuni, augurandomi che la discussione possa estendersi e approfondirsi. Un motivo è quello di aver ribadito il nesso tra protagonismo studentesco (e giovanile) e movimento in solidarietà con la resistenza palestinese, [...]
April 7, 2026
Effimera
La perdita del bene comune “acqua”
Tra i principali «beni comuni» essenziali per la vita, un ruolo cruciale spetta all’acqua. L’acqua è una fonte di vita insostituibile per il funzionamento «sostenibile» del clima terrestre e, di conseguenza, dell’insieme delle attività umane e delle forme di vita sulla Terra. Negli ultimi tempi, abbiamo perso il bene comune acqua. Ci è stata rubato e noi stessi l’abbiamo trasformato in qualcosa di diverso, esterno a noi. Francesco, il santo di Assisi, non potrebbe più chiamare l’acqua  «sorella». La prima forma significativa di perdita del «bene comune pubblico » acqua è iniziata non appena l’acqua è stata trattata come «oro blu», in confronto al petrolio considerato fin dal XIX secolo «oro nero». Pensare all’acqua come «oro» significa capovolgere la concezione dell’acqua come «fonte di vita». L’oro è materialità, ricchezza, avidità, conquista, conflitti, violenza. E più l’oro è raro, più è appropriabile solo dai più forti. La sacralità dell’acqua cessa di essere espressa in riferimento alla vita. La perdita dell’acqua come bene comune è stata sancita a livello internazionale circa 50 anni fa con l’avvio delle politiche di adeguamento strutturale da parte del FMI e della Banca Mondiale, dopo la crisi del sistema finanziario internazionale tra il 1971 e il 1973, accompagnate da condizioni, una delle quali era la sottomissione della concessione dei prestiti alla privatizzazione del settore pubblico, in particolare l’acqua. Aver costretto i paesi del Sud ad affidare la gestione di beni essenziali per la vita alle «forze internazionali del mercato» ha avuto conseguenze nefaste, la più importante delle quali è stata l’accentuazione delle disuguaglianze tra Nord e Sud. (1) La grande svolta riguardante l’acqua è, tuttavia, avvenuta nel 1992-94 a partire dal Primo Vertice della Terra convocato dall’ONU nel 1992 a Rio de Janeiro. In occasione della Conferenza internazionale dell’ONU sull’acqua e l’ambiente tenutasi a Dublino nel marzo 1992 in preparazione del Vertice , la comunità internazionale ha approvato I quattro principi di Dublino sull’acqua, il cui 4° principio, il più concreto e politicamente influente, recita: «L’acqua, utilizzata per molteplici scopi, ha un valore economico e dovrebbe quindi essere riconosciuta come bene economico». (2 ) La Dichiarazione di Dublino precisa: « In virtù di questo principio è fondamentale riconoscere il diritto fondamentale dell’uomo all’acqua potabile e a un’igiene adeguata a un prezzo accessibile» Ciò significa che l’accesso all’acqua, anche se riconosciuto come un diritto, deve essere a pagamento! Basta con la gratuità dei diritti universali .(3) E poi continua: «Il valore economico dell’acqua è stato a lungo ignorato(…). Considerare l’acqua come un bene economico e gestirla di conseguenza, significa aprire la strada a un uso efficiente e a un’equa distribuzione di questa risorsa, alla sua conservazione e alla sua protezione». Ora,  secondo la concezione economica dominante, la gestione di un «bene economico» deve essere assicurata secondo i principi e i meccanismi del sistema economico capitalista di mercato. Da qui la diffusione in tutto il mondo dei processi di mercificazione, deregolamentazione, liberalizzazione, privatizzazione… Infine, la finanziarizzazione della natura completa l’opera di capovolgimento. Il principio della monetizzazione della natura è stato approvato dal Secondo Vertice della Terra (Rio+10) a Johannesburg nel 2002. Vent’anni dopo, a Montréal nel dicembre 2022, la COP15-Biodiversità dell’ONU ha ufficialmente sancito la finanziarizzazione della natura fondata sul principio che ogni elemento della natura debba essere considerato un «capitale naturale» e, quindi, un «bene finanziario», gestito secondo i principi e le logiche dei mercati finanziari globali. (4) Il percorso è stato lungo ma, nonostante l’opposizione di milioni di cittadini e di interi popoli, non solo indigeni (penso all’Italia dove, nel giugno 2011, il 97% dei votanti ha detto no alla privatizzazione dell’acqua, tramite referendum nazionale), (5) i «signori» del denaro sono riusciti finora a gettare alle ortiche il principio dell’acqua come bene comune pubblico, uno dei pilastri su cui era stata costruita «una buona società». È possibile rigenerare il bene comune pubblico mondiale acqua? Contrariamente a quanto scritto nella Dichiarazione di Dublino, si deve constatare che, trentacinque anni dopo, l’assoggettamento della gestione dell’acqua alle concezioni capitalistiche dell’economia e alle visioni tecnocratiche ha condotto l’Umanità e la Terra. Verso una Apocalisse idrica (6) Un recente rapporto dell’Università delle Nazioni Unite (UNU) parla, in termini più moderati, di Bancarotta idrica globale. (7)  Conosciamo le cifre schiaccianti, di cui una sola, la principale, è sufficiente: 4,4 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile in modo regolare, sufficiente e sicuro (da considerare insieme ai 4,5 miliardi di persone che non dispongono di alcuna copertura sanitaria di base)!  Abbiamo appena appreso che ora in Medio Oriente si sono verificati bombardamenti reciproci di impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare tra l’Iran, Israele  e gli altri paesi della regione. Eppure, tutti questi paesi dipendono per il 60-80% dagli impianti di desalinizzazione per il loro approvvigionamento di acqua dolce. Una situazione del genere non può durare. L’Apocalisse non può essere il futuro dell’umanità e della Terra. Segni di resistenza, di rivolta contro questo mondo si manifestano un po’ ovunque. Sì, il mondo cambierà, perché il desiderio di giustizia e di uguaglianza nella dignità e la forza della solidarietà e della pace sono come i batteri: non muoiono mai.   PS: Una versione più ampia e dettagliata contenente ulteriori dati numerici e note di riferimento è disponibile sul sito agora-humanite.org dell’Agora degli Abitanti della Terra   Note (1) Nonostante alcune riforme, le condizioni rimangono in vigore. Vedi https://www.cetri.be/Economies-du-Sud-toujours-sous, 2022 (2)https://www.google.com/search?q=Les+Quatre+principes+de+Dublin+cocncernant+l%27eau&oq (3) Per gratuità del diritto all’acqua potabile si intende la copertura dei costi da parte della collettività tramite le finanze pubbliche, come avviene per le spese militari (4)https://www.pressenza.com/fr/2023/02/cop15-biodiversite-et-financiarisation-de-la-nature/ (5) https://altreconomia.it/inchiesta-acqua-pubblica/ (6) 17 anni fa, in un articolo pubblicato su La Libre Belgique, avevo già parlato di “Apocalisse idrica”. Vedi https://www.lalibre.be/debats/opinions/2009/04/22/comment-eviter-lapocalypse-hydrique-OSWDTBYUWZDH3GMLYC763DOFZM/ (7) https://unu.edu/inweh/collection/global-water-bankruptcy   Riccardo Petrella
March 22, 2026
Pressenza
𝐀𝐒𝐒𝐄𝐌𝐁𝐋𝐄𝐀 𝐏𝐋𝐄𝐍𝐀𝐑𝐈𝐀_1 MARZO🧩🧨✨
🏠𝐋’𝐀𝐒𝐒𝐄𝐌𝐁𝐋𝐄𝐀L’assemblea di Lab!Puzzle è libera, pubblica, democratica, antifascista, antisessista e antirazzista, prerogative che riteniamo indispensabili per il vivere civile ed un confronto sano. Si tiene ogni prima domenica del mese alle ore 17:00, salvo quando diversamente specificato. ✏️ 𝐎𝐑𝐃𝐈𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋 𝐆𝐈𝐎𝐑𝐍𝐎:L’odg si redige in mailing list ed è in continuo aggiornamento. Per iscriversi occorre partecipare […]
February 26, 2026
LABPUZZLE – Bene Comune
𝟏5 Anni di bene comune✨🧨🎈
Domenica 22 febbraio ci ritroviamo per mettere insieme un altro anno di progetti, autogestione e lavoro collettivo. Daremo voce alle lotte di ieri e di oggi, in un giorno speciale in cui la memoria di Valerio Verbano sarà messa al centro dal lavoro fatto con la @microstamperiaquarticciolo e dalla mostra della camera oscura. Ma anche […]
February 18, 2026
LABPUZZLE – Bene Comune
India: quando il bambù si abbatte sui maschi violenti
A seguire intervista a «Lucha y Siesta»: articoli di Alessandro Chiti e Lucrezia Agliani, ripresi da «ultimavoce» L’onda rosa in India: la Gulabi Gang   Il movimento femminista che combatte la corruzione e le violenze delle istituzioni indiane. Il peso delle parole Quando parliamo di femminismo ci vengono subito in mente le voci di attrici e attori che negli ultimi
January 31, 2026
La Bottega del Barbieri
Askatasuna e il controllo violento della “violenza” – di Michele Lancione
Giovedì sera, al presidio di fronte ad Askatasuna, eravamo in tante persone. Pronte di fronte ai muri rossi di corso Regina Margherita 47; pronte a dire un primo no rispetto allo sgombero, alla chiusura, alla repressione. Davanti a noi, di lato, dietro: centinaia di forze cosiddette dell’ordine. Alcune in divisa, altre no. Con le [...]
December 21, 2025
Effimera
𝐀𝐒𝐒𝐄𝐌𝐁𝐋𝐄𝐀 𝐏𝐋𝐄𝐍𝐀𝐑𝐈𝐀_14 DICEMBRE ore 17:00🧩🧨✨
🏠𝐋’𝐀𝐒𝐒𝐄𝐌𝐁𝐋𝐄𝐀L’assemblea di Lab!Puzzle è libera, pubblica, democratica, antifascista, antisessista e antirazzista, prerogative che riteniamo indispensabili per il vivere civile ed un confronto sano. Si tiene ogni prima domenica del mese alle ore 17:00, salvo quando diversamente specificato. ✏️ 𝐎𝐑𝐃𝐈𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋 𝐆𝐈𝐎𝐑𝐍𝐎:L’odg si redige in mailing list ed è in continuo aggiornamento. Per iscriversi occorre partecipare […]
December 12, 2025
LABPUZZLE – Bene Comune
Perché la Silicon Valley sostiene Trump
-------------------------------------------------------------------------------- Apple park, Silicon Valley (California). Foto unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- Nei racconti della Silicon Valley scritti da sé medesima, tutti disponibili in rete o in libreria, si legge di un capitalismo eccezionale, guidato da uomini fuori dal comune. E di un ambiente di lavoro magnifico, dove l’alienazione è pregata di accomodarsi fuori della porta. Ma i volti sempre sorridenti, gli spazi condivisi e gli edifici a emissione zero nascondono due zone d’ombra. La prima è l’estrattivismo nei confronti di persone e territori. Nel 2023 in Kenya, per fare solo uno dei tanti esempi possibili, OpenAI fa ripulire i suoi modelli d’intelligenza artificiale a migliaia di “schiavi del clic”, impiegati in turni massacranti a meno di due dollari l’ora. L’estrazione forzosa di risorse opera anche sull’ambiente. Mentre enormi quantità d’acqua ed energia vengono consumate nei centri di calcolo necessari all’intelligenza artificiale, le cryptomonete, oggetto dell’amore maniacale dei tecno-capitalisti, bruciano nel solo 2023 tanta energia quanto l’intera Australia nello stesso periodo di tempo. La seconda zona oscura è la composizione demografica della dirigenza. Le donne rappresentano il 50,9% della popolazione totale degli Stati Uniti, gli ispanici il 19,5% e gli afroamericani il 13%. Nella Silicon Valley i tre gruppi occupano, rispettivamente, l’8,8%, l’1,6% e meno dell’1% di tutte le posizioni direttive. La Silicon Valley non è solo un posto dove persone, tecnologia e ricchezza sono straordinarie. È anche il luogo dove questa eccezionalità viene trasformata in buona novella. Peter Thiel, fondatore di PayPal e Palantir, è il tecno-capitalista più impegnato nel diffondere il Vangelo che sale dalla valle. Lo fa con esemplare chiarezza in un saggio del 2009, The Education of a Libertarian, in cui rivendica per sé, in quanto capitalista, una libertà assoluta. Essere liberi è la precondizione per raggiungere obiettivi più alti: sfuggire agli apparati fiscali, sconfiggere il collettivismo, battere l’ideologia dell’inevitabilità della morte. Ma Thiel aggiunge: “Non credo più che la libertà e la democrazia siano compatibili”. Non sopporta, in altri termini, che in democrazia esistano regole valide per tutti, poveri cristi o ricchi a palate che siano. L’ideologia della libertà assoluta del capitalista si accorda alla perfezione con il secondo punto dell’ideologia di Thiel, il capitalismo come sistema che non conosce limiti. Il nemico numero uno del capitale senza confini è l’ambientalismo, più pericoloso perfino della Sharia e del comunismo. Il simbolo di un possibile futuro autoritario diventa così Greta Thunberg, secondo Thiel l’Anticristo del nostro tempo. È l’idea stessa di bene comune, su cui si basa l’ambientalismo, a farne il primo nemico del capitalismo. Quest’ultimo non può tollerare l’esistenza di ricchezze che non appartengono agli individui ma alle comunità che vivono sui territori. Nel caso dell’aria che respiriamo e dell’acqua dei mari e dei fiumi, è la collettività di tutte e tutti noi abitanti della Terra ad esserne proprietaria. Nel suo odio per l’ambientalismo, Thiel si muove nel solco di Ayn Rand (1905-1982), teorica del capitalismo assoluto: il legame sociale è schiavitù perché l’unico rapporto possibile fra l’individuo e il mondo è la proprietà. Ma se possono esistere solo proprietari isolati, il principio dell’ambiente come casa comune, che nessun privato ha il diritto di possedere, non può che innervosire gli ideologi della libertà totale del capitalismo. Nel contesto appena delineato, la Silicon Valley fa propria l’auto-rappresentazione dei capitalisti come la migliore classe dirigente possibile, perché frutto di una selezione naturale. È un’idea con una tradizione lunga oltre un secolo. Andrew Carnegie, il più importante industriale dell’acciaio negli Stati Uniti di fine Ottocento, la spiega così: “Anche se la legge [della competizione] può a volte risultare dura per l’individuo, rappresenta la cosa migliore per la razza perché assicura la sopravvivenza dei migliori in ogni settore”. I dirigenti prodotti dal capitalismo sono i più capaci perché escono vincenti dalla corsa al possesso di beni e denaro: il migliore non è Van Gogh, ma il mercante che riesce a venderne i quadri. In quanto superiori a tutti nell’accumulare ricchezza, i capitalisti non ne sbagliano una. A sentire Alex Karp, amministratore delegato di Palantir, “Se qualcuno fa un sacco di soldi con qualcosa, allora deve aver ragione”. Posizioni come quelle appena descritte spiegano il sostegno a Donald Trump da parte di Silicon Valley in occasione delle elezioni presidenziali dello scorso novembre. Il passaggio al trumpismo dei tecno-capitalisti consente la pratica del capitalismo alla Thiel, libero da qualsiasi limite. Se la crescita del capitale oggi si scontra col riscaldamento del pianeta, Silicon Valley non può che riconoscersi con entusiasmo nel negazionismo climatico della presente amministrazione repubblicana. In secondo luogo, schierandosi con Trump, Silicon Valley salda il suo elitismo, fondato sul dominio della tecnologia, con quello basato sul genere e/o il colore della pelle, con il sessismo e il razzismo, in perfetta coerenza con la composizione demografica della sua dirigenza. Il tecno-capitalismo si arruola così nel conflitto del secolo, la guerra del Nord contro il Sud, combattuta nelle banlieux parigine come nei campi di concentramento per immigrati, nei quartieri ispanici delle metropoli statunitensi come nelle strade di Gaza. Un’oligarchia di ultraricchi cafoni, quella che noleggia Venezia per un matrimonio, pretende di dominare il mondo. Ma non può agire da classe dirigente perché è incapace di affrontare i problemi della collettività. Salta allora sul carro del fascismo. Starà alla nostra Resistenza impedire che il presente stato delle cose si cristallizzi in un mondo neofeudale, con un’aristocrazia di tecno-miliardari esenti dal fisco al comando, un clero di informatici a gestire il sapere e una massa di servi a tenere in piedi la baracca. -------------------------------------------------------------------------------- Originariamente pubblicato su Officina Primo Maggio -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Perché la Silicon Valley sostiene Trump proviene da Comune-info.
September 17, 2025
Comune-info
Storia di un albero scomparso e di un parco divenuto sfondo-cartolina
LUCIANA BERTINATO, INSEGNANTE NOTA AI LETTORI DI QUESTE PAGINE, È TORNATA AL PARCO ZANELLA DI SOAVE A SALUTARE IL “PINO DI ALEPPO”, CHE I BAMBINI AVEVANO TRAPIANTATO CON LA CAROVANA DEI PACIFICI, NEL SETTEMBRE 2020, PER RICORDARE I PICCOLI SIRIANI E TUTTI I LORO COETANEI CHE NEL MONDO VIVONO IN ZONE DI GUERRA. LE PAROLE CON LE QUALI EMANUELA BUSSOLATI, SCRITTRICE, SPIEGÒ A BAMBINI E BAMBINE LA STORIA E L’IMPORTANZA BOTANICA, NONCHÉ SIMBOLICA, DI QUELLA PIANTA SPECIALE SONO UN MANIFESTO POTENTISSIMO. EPPURE OGGI DI QUEL PINO NON C’È ALCUNA TRACCIA… Qualche settimana fa sono tornata al parco Zanella di Soave (borgo a venti chilometri da Verona) a salutare il “Pino di Aleppo”, la pianta che i bambini avevano messo a dimora con la Carovana dei Pacifici, nel settembre 2020, per ricordare i piccoli siriani e tutti i loro coetanei che nel mondo vivono in zone di guerra. Ne rammentavo la crescita rigogliosa (due metri!) avvenuta in un ambiente di armonia, biodiversità e bellezza. Ho cercato… inutilmente. Nessuna traccia dell’albero! Il volto del parco mi è parso cambiato: tutt’intorno un silenzio muto, gli spazi verdi curati alla perfezione, scomparso ogni segno di gioiosa selvatichezza, assenti le voci e i giochi dei bambini. Soprattutto in estate, il cuore verde del borgo era animato da molteplici iniziative: presentazioni di libri e spettacoli teatrali, serate di cinema e laboratori di didattica ambientale, festival della Scienza, incontri di musica, arte, poesia e visite guidate al giardino botanico curato dall’associazione Veronautoctona. I prati, oggi falciati in modo impeccabile, ospitavano gli anni scorsi alcune bellissime specie di Tulipani (di Clusius e Tulipa Raddii), divenuti spontanei, e Orchidee (Ophrys sphegodes e Anacamptis pyramidalis) che, minacciate sulle colline veronesi, qui avevano trovato un sito di conservazione adatto, grazie all’applicazione di un attento regime di sfalcio che permetteva di esaltare la biodiversità. Qualcuno, evidentemente, ha inteso tutto ciò come disordine, in realtà vi era una progettazione volta a favorire la diversità di specie floristiche, insetti e microfauna. “Ora il parco è uno spazio bello, ma reso sfondo-cartolina, vuoto di esperienze collettive – mi dicono i volontari – È aperto ai turisti, ma è privo d’incontri, gesti e attività condivise che da sempre hanno favorito, tra i cittadini e in molte associazioni, un senso di appartenenza alla comunità. Serate infinite di chiacchiere, cene e aperitivi insieme, occasioni per trovarsi tra amici, cucinare e condividere tutti i progetti, i pensieri, arrabbiarsi ma poi ridere…”. Dopo oltre trent’anni d’impegno, cura quotidiana e coinvolgimento della cittadinanza, dunque, il circolo Legambiente Fuori Nota APS è stato allontanato dal luogo. “Non per volontà nostra – scrivono con amarezza i soci – ma per decisione dell’Amministrazione comunale di non rinnovare la convenzione che ci permetteva di prenderci cura del parco come spazio naturale e collettivo. Perché un parco pubblico non è un prato da affittare, ma un bene comune da coltivare insieme, nella tutela della biodiversità importante per la nostra sopravvivenza”. È accaduto così che, durante i lavori di ripristino degli spazi, siano state rimosse alcune piante, tra le quali il Pino d’Aleppo di cui i volontari si erano presi cura accompagnandone la crescita. “Dove sarà finito?”, chiedono i bambini e i giovani che, bambini quando fu piantato, ora hanno maggiore consapevolezza sul significato di quell’albero. La loro domanda, rivolta al sindaco, Matteo Pressi (candidato dalla civica “Cambiamo Soave”, iscritto alla Lega), con una lettera sottoscritta da un gruppo di cittadini, ha ricevuto una risposta, tanto rapida quanto vaga: “Agli atti non risulta nulla, motivo per il quale solo ora vengo a conoscenza della vostra attività, peraltro meritoria. Credo che l’albero sia stato rimosso e non ne conosco – al momento – la sorte”. Peccato che l’iniziativa della piantumazione sia stata documentata nel giornale comunale (“Pacifici al parco Zanella” – Soave informa, dicembre 2020) e realizzata con il patrocinio del Comune. Quel giorno tantissimi bambini giocarono a costruire le loro sagome pacifiche e ad assegnare un nome agli alberi: a quelli che stavano crescendo, per vivere insieme alle prossime generazioni, e a quelli che hanno fatto compagnia ai loro nonni e bisnonni. Proprio una nonna, Emanuela Bussolati, spiegò ai piccoli la storia e l’importanza botanica, nonché simbolica, di quella pianta speciale: “Quando ci si presenta a qualcuno, e si dice il proprio nome, ci si conosce a poco a poco ed è più facile essere pacifici gli uni con gli altri. Allora perché il nome “Pino di Aleppo” è cosi importante? Perché identifica un pino che cresce soprattutto vicino ad Aleppo, una città siriana, molto grande. Pensate… quando un tempo c’erano le vecchie carovane che portavano in Europa la seta, i vestiti o i tappeti, Aleppo era una città magica, da mille e una notte! Purtroppo, qualche anno fa in quella città è arrivata la guerra che, quando arriva, distrugge e non guarda in faccia nessuno, non conosce il nome di nessuno. È ancora peggio di una bufera perché è fatta da persone che uccidono altre persone. Non è facile essere pacifici perché la guerra, prima di tutto, è un atteggiamento che c’è dentro di noi… Ma possiamo coltivare la pace! È più vantaggioso! Invece Aleppo è stata completamente distrutta. Le foreste dei suoi pini, che un tempo erano ambiti perché sono alberi profumati, hanno un bel legno, e addirittura sono entrati nella mitologia, sono andate quasi del tutto perdute. Oramai i pini di Aleppo sono più diffusi in Europa, trapiantati nei giardini, che non in Siria dove sono stati tagliati in tutte le epoche per costruire navi da guerra e, oggi, sono stati bombardati. Questo piccolo pino dovrà affrontare le bufere, la pioggia, il caldo troppo forte, perciò va curato. Quando verrete nel parco guardatelo: osservate se è in buona salute, e poi toccatelo e lui sentirà che gli volete bene, che qui può crescere bene. Le piante sentono quello che noi sentiamo perché sono Natura come noi, che come loro siamo fatti di liquidi e di cellule solide. L’impasto di tutto il mondo è lo stesso. Quindi prendetevi cura del vostro amico albero. Questa è la cosa che sta alla base della volontà di essere Pacifici e anche delle leggi della Natura. È la Natura che ci permette di vivere bene tutti quanti su questa Terra, l’unica che abbiamo”.  Parole in sintonia con quelle pronunciate da Federico, alunno della Scuola Primaria: “Noi non possiamo parlare con le piante perché non conosciamo la loro lingua, il ‘piantese’, però possiamo entrare in contatto con tutte usando l’energia, il silenzio e l’ascolto”. Quelle di Giulia in visita al parco: “Qui gli alberi hanno più di cento anni e ci danno la pace. L’aria è fresca, le cicale cantano forte, la terra è morbida e i rami si muovono leggeri”. E di Luca che aveva colto l’utilizzo dello spazio come laboratorio creativo: “Abbiamo giocato con la natura senza aver bisogno di giochi”. Si dirà: “Era soltanto un piccolo pino!”. Eppure, ci sono gesti che custodiscono un grande valore simbolico e pedagogico, perché parlano di attenzione, cura e speranza, valori oggi fondamentali in qualsiasi ambito. Gesti piccolissimi, collettivi, quelli che noi volontari continueremo a fare in Natura con le bambine e i bambini: piantare semi che germoglieranno anche dove ora c’è il buio. -------------------------------------------------------------------------------- Luciana Bertinato, insegnante e socia di Legambiente -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Storia di un albero scomparso e di un parco divenuto sfondo-cartolina proviene da Comune-info.
August 25, 2025
Comune-info