A Firenze multe ai residenti che protestavano contro VannacciA Firenze alcuni residenti del quartiere Rifredi stanno ricevendo multe comprese
tra i 1.000 e i 10.000 euro per aver partecipato a una protesta pacifica contro
l’apertura della sede provinciale di Futuro Nazionale, il partito legato a
Roberto Vannacci.
La mobilitazione si era svolta il 28 marzo in piazza Tanucci, dove centinaia di
persone avevano organizzato un pranzo popolare e momenti di socialità per
contestare l’insediamento della nuova sede politica. Nessun incidente rilevante,
nessuna violenza, nessun danno. Eppure oggi arrivano sanzioni pesantissime.
A denunciare l’accaduto è il comitato Tanucci Piazza Aperta, nato proprio per
contrastare la presenza nel quartiere di una formazione politica identificata
con posizioni razziste, nazionaliste e discriminatorie.
Un pranzo di quartiere trattato come minaccia
Il dato politico è chiaro: una protesta civile, radicata nel territorio e
costruita con strumenti nonviolenti viene colpita economicamente.
Si parla di residenti che hanno partecipato a un pranzo in piazza, a iniziative
pubbliche, a una manifestazione di dissenso. Non di guerriglia urbana. Non di
devastazioni. Non di aggressioni.
Eppure la risposta delle istituzioni è quella prevista dal nuovo impianto
securitario: sanzioni amministrative elevate, responsabilità individuali,
intimidazione economica.
Il meccanismo è ormai evidente. Non si reprime solo con il penale. Si colpisce
attraverso multe tali da scoraggiare future partecipazioni.
IL DECRETO SICUREZZA APPLICATO AL DISSENSO QUOTIDIANO
Il caso di Firenze mostra con chiarezza la funzione concreta del decreto
sicurezza. Non contrastare fenomeni criminali gravi, ma rendere più costosa e
rischiosa la protesta sociale.
La leva amministrativa è perfetta per questo scopo: colpisce singole persone,
frammenta la risposta collettiva, costringe a spese legali e ricorsi, produce
paura.
Una manifestazione spontanea di quartiere può così trasformarsi in un debito da
migliaia di euro. È la normalizzazione di un principio pericoloso: chi protesta
paga.
Blindature per una sede politica, multe per chi dissente
Il comitato denuncia un altro elemento decisivo. Da una parte la sede di Futuro
Nazionale protetta da un imponente dispositivo di polizia. Dall’altra chi
contesta quella presenza viene multato.
Il messaggio che passa è semplice: alcune presenze politiche vengono garantite e
blindate, altre opinioni vengono tollerate solo finché restano silenziose.
Quando il dissenso esce di casa, entra in piazza e si organizza, diventa oggetto
di controllo.
COLPIRE UNO PER COLPIRE TUTTI
Queste sanzioni non riguardano solo i destinatari dei verbali. Servono a
lanciare un segnale al resto della città.
Chi si mobilita contro razzismo, odio e militarizzazione dello spazio pubblico
deve sapere che può essere identificato e colpito economicamente.
È una strategia già vista in molte città italiane: multe ai cortei pro
Palestina, denunce ai picchetti sindacali, fogli di via agli attivisti, divieti
di accesso alle piazze. Ora tocca a un quartiere che difende il proprio spazio
pubblico.
La piazza non è proprietà del potere
Piazza Tanucci non è una zona neutra concessa dall’alto. È uno spazio vissuto
ogni giorno da chi ci abita. Se i residenti contestano la presenza di un
soggetto politico che porta tensioni e provocazioni, esercitano un diritto
democratico elementare.
Trasformare quella opposizione in illecito amministrativo significa una cosa
sola: restringere gli spazi di partecipazione e disciplinare il conflitto
sociale. Non è tutela dell’ordine pubblico. È uso politico delle sanzioni.
Multare cittadini che partecipano a un pranzo pubblico e a una protesta pacifica
significa usare la legge non per garantire diritti, ma per scoraggiare chi si
organizza. È questo il salto politico: trasformare il dissenso in costo
economico e la partecipazione in rischio personale.
Osservatorio Repressione