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Un altro naufragio evitabile nel Mediterraneo
Almeno 11 vittime nell’ennesimo naufragio nel Mediterraneo. Le autorità italiane e maltesi hanno deciso troppo tardi che valeva la pena intervenire in soccorso dell’imbarcazione in pericolo, con a bordo circa 60 persone. È stato invece il peschereccio Tuncay Sagun-2 a trarre in salvo 48 sopravvissuti. Il nostro aereo Seabird era sul posto e ha avvistato alcuni corpi a bordo della motovedetta italiana. Dalle informazioni a nostra disposizione ci risulta che, ancora una volta, le autorità erano ben consapevoli della situazione e che queste morti si potevano evitare. L’Italia e Malta hanno inviato i loro assetti di soccorso quando ormai era troppo tardi. Dai tracciamenti che abbiamo potuto verificare nella zona delle operazioni, ci risulta infatti che un aereo maltese era già presente sulla scena alle 10:33 UTC. Successivamente nella stessa area sono stati tracciati anche altri assetti aerei maltesi, italiani, di Frontex e di EUNAVFOR MED. Quando l’aereo di monitoraggio di Sea-Watch Seabird 1 ha raggiunto l’area alle 16:42 UTC, una motovedetta italiana, due navi maltesi e il peschereccio che aveva effettuato il soccorso erano sul posto. Abbiamo avvistato diversi corpi sulla motovedetta italiana, dentro ai sacchi per cadaveri. Abbiamo anche visto il trasferimento dei sopravvissuti dal peschereccio alle navi maltesi e l’evacuazione medica di almeno una persona, effettuata da un elicottero maltese. Ancora non si sa quante siano le persone disperse. Chi è Stato? Sea Watch
June 8, 2026
Pressenza
Eccidio di Starobel’sk: ennesima “linea rossa” di prova della reazione russa
25 maggio. Passate in un attimo le “giustificazioni” addotte dai nazigolpisti di Kiev che, tardivamente allarmati dal proprio misfatto, hanno bofonchiato di errore digitale nel pilotaggio dei droni sulla casa dello studente di Starobel’sk, lo scorso 22 maggio; d’altronde, il cosiddetto “errore” è stato immediatamente dissipato dal rinvenimento di elementi […] L'articolo Eccidio di Starobel’sk: ennesima “linea rossa” di prova della reazione russa su Contropiano.
May 26, 2026
Contropiano
MALI: SI STRINGE L’ASSEDIO INTORNO A BAMAKO, GOVERNO CENTRALE SEMPRE PIÙ DEBOLE
  Una serie di attacchi coordinati, sferrati dai combattenti jihadisti, alleati con gruppi Tuareg, ha causato una vera e propria strage nel Mali centrale: il bilancio delle vittime è di almeno 70 morti. L’offensiva è stata rivendicata dal Jnim, affiliato ad Al Qaeda e ormai diventato predominante, a forza di attacchi sanguinosissimi, nell’area saheliana. In un comunicato, il gruppo ha dichiarato di “aver preso di mira specificamente le milizie civili che collaborano con il governo militare centrale”. Dallo scorso 25 aprile diverse zone del paese sono prese di mira dalle forze jihadiste e da gruppi Tuareg, che in poche settimane hanno conquistato diverse posizioni a scapito della giunta militare al potere nella capitale e sostenuta dalle milizie russe. Ci aggiorna su quanto sta accadendo dal 25 aprile in Mali, il corrispondente da Nairobi per Il Sole 24 Ore, Alberto Magnani. Ascolta o scarica
May 11, 2026
Radio Onda d`Urto
Calabria. Tre morti in due giorni. E’ strage sul lavoro
La morte di tre lavoratori in Calabria nel giro di appena due giorni non può essere derubricata a tragica fatalità. Siamo di fronte a una vera e propria strage che impone una presa di coscienza collettiva e interventi immediati. Non si può più parlare di “morti bianche”: quando sicurezza, controlli […] L'articolo Calabria. Tre morti in due giorni. E’ strage sul lavoro su Contropiano.
May 11, 2026
Contropiano
9 maggio 2015, quando l’Occidente cominciò a perdere la guerra in Ucraina
Per il 9 maggio del 2015, un bel undici anni fa, sul sito del giornale di cui ero allora vice-direttore scrissi un articolo che più o meno diceva: cari Paesi occidentali che boicottate la parata con cui la Russia festeggia la vittoria sul nazismo, non vi rendete conto dell’errore clamoroso […] L'articolo 9 maggio 2015, quando l’Occidente cominciò a perdere la guerra in Ucraina su Contropiano.
May 9, 2026
Contropiano
BRESCIA: PRESIDIO PER MIRKO SERPELLONI NELLA “GIORNATA INTERNAZIONALE PER LA SALUTE E LA SICUREZZA SUL LAVORO”
Una trentina di persone hanno partecipato al presidio indetto dalle ore 18 in piazza Paolo VI dal Comitato Giustizia per Mirko Serpelloni in occasione della Giornata internazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro promossa dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil), agenzia delle Nazioni Unite. La stessa agenzia ha pubblicato un rapporto intitolato “L’ambiente di lavoro e gli aspetti psicosociali. Sviluppi globali e percorsi per l’azione” nel quale è dimostrato come “un lavoro progettato o gestito in modo inadeguato, inclusi carichi elevati, orari prolungati e insicurezza occupazionale in contesti lavorativi mal gestiti”, danneggi sia “la salute dei lavoratori e delle lavoratrici” che l’economia. Il carico di lavoro e l’orario lavorativo, la chiarezza dei ruoli, l’autonomia, il supporto e l’esistenza di processi equi e trasparenti, sono i fattori psicosociali che secondo l’Oil “influenzano fortemente l’esperienza lavorativa e incidono sulla salute, la sicurezza e le prestazioni sul luogo di lavoro. A livello globale, calcola sempre l’Oim, sono “più di 840 mila le persone che ogni anno muoiono a causa di problemi di salute legati ai rischi psicosociali, come orari di lavoro lunghi, insicurezza del lavoro e molestie. Questi rischi psicosociali sono principalmente associati a malattie cardiovascolari e disturbi mentali, incluso il suicidio”. Su questi temi si è focalizzato anche il presidio bresciano che ha ricordato Mirko “Sick” Serpelloni, morto cadendo dal capannone sul quale stava lavorando a Manerbio, in provincia di Brescia, nel settembre del 2023. Il collegamento in diretta da piazza Paolo VI con Giacomo, inviato della nostra redazione. Ascolta o scarica Ai nostri microfoni la mamma di Mirko, Maruska, ha ricordato la prossima udienza del processo in corso, che si terrà il 17 giugno. Ascolta o scarica
April 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Palermo. 2 morti di lavoro, 2 omicidi perfetti
Gli ingredienti ci sono tutti: due stranieri ingaggiati in nero, al lavoro senza protezioni a 30 metri di altezza su un mezzo preso a noleggio da una ditta senza operai che non apriva un cantiere dal 2016, una gru mal posizionata perché intralciava un gommista, una committenza privata, una regione […] L'articolo Palermo. 2 morti di lavoro, 2 omicidi perfetti su Contropiano.
April 11, 2026
Contropiano
14° giorno di guerra, ma non si vede la fine
Milioni in piazza in tutto l’Iran, anche sotto le bombe Qualcosa di incomprensibile per la cultura capitalistica: nonostante la guerra, e persino nonostante i bombardamenti che li hanno presi di mira a Tehran e in altre città iraniane, oggi si sono tenute lo stesso le immense manifestazioni popolari per la […] L'articolo 14° giorno di guerra, ma non si vede la fine su Contropiano.
March 13, 2026
Contropiano
Ilva di Taranto. Secondo operaio morto sul lavoro in soli due mesi
Quello che è accaduto oggi a distanza di solo un mese e mezzo dall’ultimo incidente mortale nello stabilimento siderurgico tarantino, peraltro con evidenti elementi comuni, mostra la fatiscenza degli impianti sui quali non si interviene in maniera efficace da tempo ormai. Una situazione di estrema precarietà e quindi di insicurezza […] L'articolo Ilva di Taranto. Secondo operaio morto sul lavoro in soli due mesi su Contropiano.
March 2, 2026
Contropiano
Le Marche prime in Italia per lupi morti a causa del bracconaggio
Nelle Marche, solo nelle prime sei settimane del 2005, la stampa locale ha prodotto oltre 15-20 articoli sul tema “lupi”, tra avvistamenti e gestione, mentre nello stesso periodo di quest’anno, gli articoli dedicati al lupo sono oltre 15. Da questi dati si potrebbe dedurre che la proliferazione del lupo nelle Marche rappresenti indubbiamente il problema, se non addirittura l’emergenza, più seria della regione, tale da prevalere sulle inefficienze della sanità, sulle difficoltà del mondo economico, su gravi problemi ambientali, sull’aumento del 10% della disoccupazione solo nel secondo semestre del 2025. Eppure, il tema lupo tiene banco nel mainstream regionale. Ma solo gli avvistamenti, o presunti tali, di lupi vivi, mentre il tema della mortalità del lupo viene completamente ignorato. Il perché dell’interesse mediatico per questo animale è legato esclusivamente alla logica del clickbait; ovvero alla tecnica editoriale e di web marketing utilizzata per attirare l’attenzione degli utenti e spingerli a cliccare su link, immagini o video. Si basa su titoli sensazionalistici, esagerati o volutamente incompleti che creano curiosità. Ogni click sull’articolo apre banner pubblicitari; più click ci sono su un articolo, più l’inserzionista è stimolato a investire in promozione. E come tutte le cose che attivano le nostre paure o fantasie, il lupo fa notizia; basta un articolo con un presunto, se non finto avvistamento, con una foto scaricata da google di un lupo che magari stava nella tundra, a far impennare i click dei lettori social. Non solo nelle Marche, ma in tutta la Penisola, questo modo di fare informazione, unitamente alla capacità di lobbying di alcune organizzazioni agricole e delle associazioni venatorie, ha portato lo scorso anno a livello prima europeo, e poi nazionale, al declassamento del lupo a livello legislativo. Da “specie rigorosamente protetta” a “specie protetta”, il decreto è stato pubblicato a gennaio 2026. Questo significa che da ora in poi ai lupi si potrà sparare con piani di abbattimento controllati, fissando un “tasso massimo di prelievo” annuo. Le Regioni possono definire i prelievi (modo ipocrita della politica legislativa per definire gli abbattimenti), con un tetto massimo di 160 sull’intero suolo nazionale. Per le Marche il numero fissato è di otto. Al momento, per fortuna, questo iter procedurale si è bloccato, grazie alla Regione Campania che ha espresso parere sfavorevole e ha stoppato lo schema di decreto del Ministero dell’Ambiente. La motivazione, come ha spiegato l’assessora Zabatta, “nasce da una lacuna fondamentale: la mancanza di dati scientifici recenti e rappresentativi. La conservazione della biodiversità richiede gestione, ma non si può stabilire una percentuale di abbattimento senza conoscere il numero reale dei lupi presenti”. Infatti siamo fermi al primo monitoraggio nazionale condotto fra il 2020 e il 2021 e coordinato dall’Istituto per la Protezione dell’Ambiente (ISPRA), che fornisce i dati sui lupi grigi (Canis lupus) attualmente presenti in Italia: circa 3.501 esemplari (valore medio in un intervallo fra 2.949 – 3.945 individui) distribuiti sul territorio nazionale, con circa 952 lupi nell’area alpina, e circa 2.557 lungo l’area peninsulare e la dorsale appenninica, a esclusione della Sardegna, dove il lupo è assente. Indubbiamente negli ultimi anni c’è stato un aumento della popolazione, che lo stesso ISPRA nel 2025 solo per l’arco alpino ha stimato intorno al 18%. Se dessimo però invece dare retta al mainstream marchigiano, solo in questa regione ci dovrebbero essere più lupi della complessiva stima presente in tutto il suolo nazionale. Ma la ragione di questo doping mediatico è riconducibile alle pressioni sulla politica da parte delle associazioni venatorie per prime, preoccupate che la presenza maggiore del lupo abbia portato negli ultimi tempi ad una riduzione drastica del cinghiale, che per i cacciatori rappresenta un importante business. Nell’informazione mainstream delle Marche, invece non viene fatta menzione del numero dei lupi rinvenuti morti negli ultimi anni. Al circo mediatico non interessa certo diffondere i dati dello studio, pubblicato nel novembre 2025, “La mortalità del lupo (Canis lupus) in Italia nel periodo 2019-2023” a cura di “Io non ho paura del lupo APS”, una delle realtà più attive in Italia per la tutela e la convivenza con questo predatore. La relazione fornisce un quadro aggiornato e approfondito sulla mortalità del lupo nel quinquennio, e i dati utilizzati per questa analisi sono stati reperiti presso gli enti competenti a livello nazionale e regionale per la raccolta e la gestione delle informazioni relative alla fauna selvatica. L’obiettivo principale è stato quello di quantificare il numero di esemplari di lupo rinvenuti morti annualmente in Italia e di analizzare le cause di morte, suddividendole per categorie omogenee e riconoscibili, al fine di comprenderne la distribuzione e l’incidenza sul territorio nazionale. In particolare, la relazione distingue tra cause naturali (ad esempio, mortalità intraspecifica, malattie o invecchiamento), cause antropiche dirette (ossia il bracconaggio, che generalmente avviene tramite uccisione con arma da fuoco, trappole o avvelenamento), cause antropiche indirette (soprattutto investimenti stradali e ferroviari) e cause indeterminate, ovvero quei casi in cui non è stato possibile accertare i motivi del decesso. Per quanto riguarda le Marche, i dati sono stati raccolti tramite interlocuzioni tra l’associazione e il settore Forestazione e Politiche Faunistiche Venatorie della Regione, l’Istituto Zooprofilattico Marche e Umbria e l’ISPRA. A fronte di un totale di lupi rinvenuti morti in Italia pari a 1.639 (210 nel 2019, 278 nel 2020, 320 nel 2021, 382 nel 2022, 449 nel 2023), nelle Marche tra il 2019 e il 2023 sono stati rinvenuti morti 173 lupi (25 nel 2019, 23 nel 2020, 31 nel 2021, 52 nel 2022, 42 nel 2023). Il primo dato di confronto che si evidenzia è che la regione si colloca al quarto posto per mortalità dopo il Piemonte, l’Emilia-Romagna e l’Abruzzo. Rispetto alle cause accertate di mortalità, il 64% è dovuto a investimenti, il 21% al bracconaggio, il 12% a cause indeterminate e il 3 % a cause naturali. Considerata l’estensione territoriale della regione, la densità della mortalità è pari a 0,018 (n. individui/kmq di superficie). Un rapporto che pone le Marche al secondo posto dopo l’Abruzzo rispetto a tutte le altre regioni, ma, dato più grave, al primo posto per mortalità dovuta al bracconaggio. I dati dello studio ci forniscono una situazione molto differente dalla narrazione mainstream sul lupo, sia nelle Marche che nel resto d’Italia, che però ha portato a rendere accettabile da parte dell’opinione pubblica il fatto che ora si potranno abbattere i lupi. Farci accettare qualcosa che, fino a poco tempo prima, la nostra sensibilità, razionalità, cultura ed etica avrebbero considerato indicibile: questa è la potenza del mainstream. Cosa questa, per la nostra quotidianità, molto più pericolosa della, seppur remota, possibilità di trovarci davvero faccia a faccia con un lupo. Leonardo Animali
February 17, 2026
Pressenza