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Urago Mella, Radici e Giardini: due weekend per tornare a guardare il territorio, la natura e la comunità
Dal 16 al 18 e dal 23 al 25 ottobre alla Pieve di Urago Mella una rassegna tra teatro, musica, incontri, libri, arte e memoria. Al centro il rapporto con i luoghi che abitiamo e con le comunità che li rendono vivi. «Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l’attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto. Invece una foglia ingiallita d’un ramo di ficus che sporgeva da un’inferriata, un gatto che si scaldava su un marciapiede, un tordo che s’innalzava sulle tegole, non gli sfuggivano mai.» Così scriveva Italo Calvino in Marcovaldo ovvero le stagioni in città. Ed è proprio da questo sguardo, capace di accorgersi di ciò che normalmente attraversiamo senza vedere, che prende forma Radici e Giardini, la rassegna organizzata da SomebodyTeatro alla Pieve di Urago Mella. Due weekend, dal 16 al 18 ottobre e dal 23 al 25 ottobre, dedicati alla natura, alla memoria, al territorio e alle persone che lo abitano. Un programma che attraversa teatro, musica, letteratura, fotografia, incontri e arte, ma che prima ancora vuole essere un invito a fermarsi e guardare più da vicino il luogo in cui viviamo. Perché abitare un quartiere non significa soltanto risiedervi. Significa riconoscerne le storie, le trasformazioni, le persone, gli alberi, gli spazi condivisi, le tracce del passato e le possibilità del futuro. È questo il senso profondo della rassegna: mettere in relazione le radici di un territorio con ciò che quel territorio può ancora diventare. UN QUARTIERE COME UN LIBRO DA LEGGERE Urago Mella, nella zona nord-occidentale di Brescia, è un quartiere dalla forte identità popolare e comunitaria, caratterizzato da una vivace rete associativa e da un rapporto particolare con l’ambiente naturale. Il fiume Mella, il Parco delle Colline, i campi, gli orti, i parchi e i giardini costituiscono una presenza concreta, quotidiana, che racconta un rapporto antico tra la città e la natura. È proprio questa identità che SomebodyTeatro ha scelto di ascoltare e attraversare. La Pieve diventa così un luogo di incontro e di riflessione, dove la memoria del quartiere incontra il presente e prova a interrogare il futuro. Non una rassegna calata dall’alto, ma un progetto che nasce dentro il territorio e che al territorio vuole restituire occasioni di partecipazione, confronto e immaginazione. Un quartiere può essere letto come un libro: ci sono pagine già scritte, altre che rischiano di andare perdute e altre ancora tutte da inventare. Le iniziative di Radici e Giardini provano a sfogliarle insieme. LE RADICI: MEMORIA, TERRITORIO, PERSONE Il primo fine settimana, Radici – abitare un luogo, conservare la memoria, sarà dedicato al rapporto con i luoghi, alle storie che custodiscono e alle relazioni che li attraversano. Si parte venerdì 16 ottobre alle 20.30 con la presentazione di Radici – Il cammino di Vavilov, il romanzo d’esordio di Simona Duci, che dialogherà con Tiberio Faedi. Il libro è un romanzo d’avventura ambientato in un mondo vicino al collasso ambientale. La storia segue quattro esploratori che attraversano terre selvagge e città blindate per decifrare un enigma legato alla sopravvivenza del pianeta, sfidando il potere di un oscuro antagonista. Narrativa, ecologia e mistero si intrecciano in un’avventura ispirata alla figura del grande botanico e genetista russo Nikolaj Vavilov, pioniere dello studio della biodiversità agricola e della conservazione dei semi, e a una spedizione scientifica in Kirghizistan alla quale l’autrice ha partecipato in prima persona. La serata sarà accompagnata dalla performance musicale del duo Molom, con Milena Berta e Alessandro Pedretti. Per tutta la durata della rassegna sarà inoltre visitabile alla Pieve la mostra fotografica Eden Forever. Racconto di viaggio, realizzata da Simona Duci, reportage della spedizione scientifica del 2022 in Kirghizistan, organizzata da UNIBS, Orti Botanici di Ome e Kaki Tree Project, alla ricerca del Malus sieversii, il melo selvatico all’origine del melo domestico. Duci ha partecipato alla missione come giornalista e documentarista, raccontandone il viaggio e la ricerca. Il tema della memoria e delle persone tornerà sabato 17 ottobre alle 20.30 con Pictures of You – Le storie, performance live con immagini fotografiche dedicate agli abitanti di Urago Mella, realizzata da SomebodyTeatro in collaborazione con il CDQ Urago Mella, con improvvisazioni musicali di Alessandro Adelio Rossi. Domenica 18 ottobre alle 18.00 sarà invece dedicata al rapporto tra città, mobilità e trasformazioni urbane, con un prologo affidato a Dario Balotta, ambientalista ed esperto di trasporti e infrastrutture, seguito da Attaccati al tram, azione di lettura collettiva curata da SomebodyTeatro e dal gruppo AltaVoce, a partire da Esercizi di stile di Raymond Queneau, nella traduzione di Umberto Eco. Durante il weekend, la Pieve ospiterà inoltre Il Salotto della Pieve, market di handmade e artigianato creativo, e momenti conviviali al Bar della Pieve. I GIARDINI: LA NATURA COME CURA Il secondo fine settimana, Giardini – la natura come cura, sposterà lo sguardo dalla memoria alla relazione con il mondo naturale. Venerdì 23 ottobre alle 19.30, Mani e canti proporrà una riflessione sul rapporto concreto e quotidiano con la terra: da una parte il lavoro e la cura del giardino con il giardiniere Alberto Gilberti, dall’altra la musica come possibilità di immaginare un mondo verde attraverso i tre album narrati da Giancarlo Turra, scrittore. Modera Tiberio Faedi. Sabato 24 ottobre alle 18.00, il professore Antonio Di Matola, curatore degli Orti Botanici di Ome, terrà la lectio La conoscenza della botanica come atto primario per un’etica profonda della natura: un invito a conoscere il mondo vegetale non come semplice sfondo della nostra vita, ma come parte fondamentale dell’ecosistema di cui siamo parte. Alle 20.30, Giardini, la cura dell’anima porterà invece il pubblico dentro la letteratura, da Omero alla poesia contemporanea, attraverso la lettura scenica di Beatrice Faedi e le tessiture sonore dei Minor Res, Bianca M. Sciarra e Diego Rinaldi. La rassegna si chiuderà domenica 25 ottobre alle 18.00 con Cenere, spettacolo teatrale prodotto da Spazio H.Vox Brescia, con la regia di Fabio Venturelli. Liberamente ispirato a Le Troiane di Euripide, lo spettacolo mette in relazione un testo antico più di duemila anni con la brutalità delle guerre contemporanee e con la condizione di chi, dopo la distruzione, si trova a dover ricostruire la propria vita. Anche in questo caso, dunque, il giardino non è soltanto un luogo fisico: è metafora di ciò che può essere distrutto, curato, ricostruito e fatto nuovamente crescere. UNA RASSEGNA CHE NASCE DAL TERRITORIO E TORNA ALLA COMUNITÀ A completare entrambe le giornate del secondo weekend ci sarà il Brocantage, dedicato al recupero, al riciclo e al riuso di abiti, oggetti e accessori, insieme agli appuntamenti conviviali al Bar della Pieve. La varietà delle proposte è parte integrante del progetto: non esiste un unico modo di entrare in relazione con un luogo. Lo si può fare attraverso un libro, una fotografia, una pianta, una canzone, uno spettacolo, una conversazione o semplicemente incontrando altre persone. «Ed è forse proprio qui – commenta la presidente di Someboby, Beatrice Faedi – che Radici e Giardini trova il suo significato più autentico: nel tentativo di ricostruire, attraverso l’arte e la cultura, una relazione più consapevole con i luoghi che abitiamo e con le persone con cui li condividiamo. Gli alberi possono essere una metafora potente di questo rapporto: hanno radici profonde, che li tengono legati alla terra e alla loro storia, ma crescono verso l’alto, cercando luce e spazio. Così anche una comunità: ha bisogno di conoscere le proprie radici per poter immaginare il proprio futuro. Radici e Giardini vuole essere, prima di tutto, questo: un’occasione per tornare a guardare. E per scoprire che, anche dentro un quartiere, ci sono ancora molte cose da vedere, da ascoltare e da raccontare». SOMEBODYTEATRO Beatrice Faedi, coordinamento artistico Elisa Lancini, organizzazione Francesca Lancelotti, Anna Tenchini, segreteria Tiberio Faedi, grafica e comunicazione Simona Duci, collaborazione e consulenza Andrea Pasotti, Stefania Vanoni, collaborazione progetto Pictures of You Per informazioni: hello@somebodyteatro.it – 339 3818207   Redazione Sebino Franciacorta
October 15, 2026
Pressenza
Ancora su Modifiche NTA e tutela del Paesaggio della Capitale
Tra le richieste che abbiamo di nuovo inviato alle Consigliere e ai Consiglieri dell’Assemblea Capitolina riguardo la delibera delle controdeduzioni alle osservazioni sulle modifiche alle Norme Tecniche del Piano Regolatore, abbiamo aggiunto una richiesta di emendamento che riguarda sempre l’Art.16, Beni tutelati dalla Carta per la Qualità, a un comma, il 3 bis, inserito in sede di adozione della Delibera da parte dell’Assemblea Capitolina. Pur condividendo l’obiettivo di facilitare, incrementando, l’utilizzo di impianti più sostenibili dal punto di vista energetico, pensiamo che tale obiettivo debba armonizzarsi con quello, di rilievo costituzionale, della tutela del Paesaggio, un bene immateriale che è nostro dovere preservare. Il comma 3 bis recepisce la normativa per la realizzazione di pannelli solari, impianti fotovoltaici e relativi annessi. Non abbiamo obiezioni al fatto che, nel caso di edifici censiti in Carta per la qualità e nelle Morfologie, tali impianti possano essere installati anche sulle coperture in piano, purchè non visibili dall’esterno (luoghi pubblici e privati) senza acquisire il parere della Sovrintendenza: Riteniamo invece che non possa essere ammessa l’installazione di simili impianti sui tetti a falda inclinata e in particolare sui tetti in tegole e coppi che caratterizzano le coperture degli edifici storici (edifici cnsiti e morfologie) e che (ferme restando le indicazioni inserite “ad ogni buon fine” nel comma 3bis) debba essere comunque richiesto il parere preventivo della Sovrintendenza. Pena la perdita della visuale “storicizzata” dei “tetti di Roma” o lo scempio dei casali agricoli della Campagna Romana. In rosso le richieste avanzate EMENDAMENTO ART: 16 COMMA 3-bis. Con riferimento ai beni di cui al comma 1, lett. a), c) e d)*, gli interventi di nuova installazione, sostituzione totale o modifica sostanziale, di impianti solari e fotovoltaici ed eolici sono soggetti alle seguenti indicazioni: a. i pannelli, i supporti e le turbine non potranno essere installati su spazi diversi dalle coperture degli edifici, delle pertinenze degli edifici, delle tettoie, delle pensiline, dei porticati, o delle strutture e manufatti fuori terra diversi dagli edifici. b. in caso di coperture piane i pannelli, i serbatoi di stoccaggio e le turbine non dovranno essere visibili dagli spazi pubblici esterni e dai punti di vista panoramici; c. in caso di coperture inclinate andrà richiesto il parere della Sovrintendenza Capitolina di cui al comma 10 del presente articolo, e comunque: – i pannelli e le turbine non dovranno essere visibili dall’esterno e dai punti di vista panoramici; – i pannelli dovranno essere installati in modalità parzialmente integrata, ovvero con la stessa inclinazione della falda, o in modalità totalmente integrata ovvero con il piano dei pannelli al di sotto del piano tegole; – i serbatoi di stoccaggio non possono essere posizionati sulle coperture; – i pannelli non potranno essere posizionati in maniera da compromettere il normale deflusso e raccolta delle acque meteoriche dal tetto; – il manto di copertura deve essere lasciato libero per almeno 1 metro in corrispondenza del colmo, della gronda e dei bordi laterali della falda del tetto; d. la realizzazione delle opere funzionali alla connessione alla rete elettrica nei già menzionati edifici o strutture e manufatti, nonché nelle relative pertinenze, compresi gli eventuali potenziamenti o adeguamenti della rete interni alle aree dei medesimi edifici, strutture e manufatti non dovranno essere visibili dall’esterno e dai punti di vista panoramici o dovranno essere opportunamente schermati. vedi anche Art.16. Beni segnalati in Carta per la qualità – Delibera controdeduzioni 12 giugno 2026 modificati comma 1 2. 3 5 lett. b) 6 8 9 10 (> Vai all’Art. 16 modificato dalla Proposta di deliberazione del 12 6 2026) Gruppo Urbanistica e Paesaggio Carteinregola Modifiche alle NTA del PRG cronologia materiali Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com 16 luglio 2026 NOTE (*)Art. 16 comma 1 Lett. a), c) e d) (TESTO 85a Proposta (D.G.C. n. 50 dell’11 giugno 2026)) 1. Nell’elaborato G1. “Carta per la qualità”, e  nei connessi sistemi informativi messi a disposizione da Roma Capitale, sono individuati gli elementi che presentano particolare valore urbanistico, architettonico, archeologico e monumentale, culturale, da conservare e valorizzare. Tali elementi sono così articolati: a) morfologie degli impianti urbani; b) elementi degli spazi aperti; c) edifici con tipologia edilizia speciale; d) edifici e complessi edilizi moderni; e) preesistenze archeologico monumentali; f) deposito archeologico e naturale nel sottosuolo; g) locali e attività di interesse storico, artistico, culturale.
July 17, 2026
carteinregola
Camminiamo contro il vostro riarmo energetico
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Sabato 9 maggio e domenica 10 maggio hanno avuto luogo a Londa (Firenze) due giorni di Mobilitazione per i crinali dell’Appennino Mugellano e della Montagna Fiorentina liberi dalla loro trasformazione in siti industriali di grandi opere mega eoliche che impattano sulla valle del Mugello e la valle del Casentino. La Marcia del 9 maggio si è svolta da Contea a Londa, Comune del Parco Nazionale Foreste Casentinesi, dove la Società Hergo Renewables, ENI, ha presentato un Progetto di sei torri eoliche alte duecento metri ai confini del Parco Nazionale di fronte al Monte Falterona, sul corridoio ecologico che connette il Parco Nazionale alla Consuma e al Pratomagno. L’iniziativa è stata organizzata da Coalizione ambientale TESS Transizione Energetica Senza Speculazione, Progetto Confluenza, Italia Nostra, Atto primo salute ambiente e cultura, Comitato Crinali Liberi Londa insieme a Comitati territoriali uniti dell’Appennino Mugellano e diverse associazioni territoriali. La Marcia con le insegne delle associazioni e dei comitati è arrivata fino alla Piazza del Comune di Londa dove si è svolta un’assemblea pubblica. I numerosi interventi hanno evidenziato l’aspetto speculativo della colonizzazione industriale eolica in territori che vivono essenzialmente della bellezza naturale dell’ambiente e del paesaggio e consumano pochissima energia. È stato ricordato come la cosiddetta transizione energetica deve essere ecologica, altrimenti non è transizione, non risolve alcun problema e li aggrava tutti in modo irreversibile. La guerra, intanto, richiede sempre più energia così come i server dell’intelligenza artificiale. Le alternative ci sono, senza consumo di suolo e senza devastare ambiente, paesaggio e biodiversità che, come afferma la Costituzione, vanno invece tutelati e protetti, come il diritto alla pace. Durante la marcia e all’assemblea è emersa la ferma determinazione a difendere i territori e le comunità dal degrado industriale causato dalla deforestazione dei crinali, dalla realizzazione di ampie strade per i mezzi eccezionali di trasporto delle pale sui Sentieri CAI 00 di crinale, memoria e identità storica dei popoli della montagna, dalla cementificazione e consumo di suolo forestale. La transizione energetica, hanno detto i partecipanti, non deve avvenire sulla testa della popolazione, ma deve essere fondata sulla partecipazione dei cittadini alle scelte energetiche adeguate alla specificità del territorio. Aziende agricole, strutture recettive, agriturismi, produttori locali, hanno sostenuto la mobilitazione dei due giorni offrendo accoglienza, ospitalità e visite nei luoghi incontaminati e ricchi di biodiversità che subirebbero un danno non ripristinabili dalle opere industriali. È stato anche rivolto un appello alle amministrazioni locali perché esprimano ferma e decisa contrarietà al Progetto eolico Londa, Comune del Parco e Montagna Fiorentina e a quei Progetti eolici nell’Appennino Mugellano che vanno a compromettere e a distruggere gli ultimi ecosistemi naturali meglio conservati, un bene comune in nessun modo compensabile, per le future generazioni. -------------------------------------------------------------------------------- Comitato crinali liberi Londa, Comitati territoriali uniti dell’Appennino Mugellano, Coalizione ambientale TESS Transizione Energetica Senza Speculazione -------------------------------------------------------------------------------- APPUNTAMENTI (30 MAGGIO / 2 GIUGNO): > Un festival dedicato alla convivialità -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Camminiamo contro il vostro riarmo energetico proviene da Comune-info.
May 13, 2026
Comune-info
Natura spontanea a Firenze: quale valore e quale spazio le vengono riconosciuti?
Sabato 18 aprile 2026 presso la Biblioteca delle Oblate di Firenze si è tenuto un incontro per discutere il ruolo dei boschi e degli ecosistemi spontanei nelle aree urbane dismesse come risorsa per la rigenerazione delle città, con contributi da … Leggi tutto L'articolo Natura spontanea a Firenze: quale valore e quale spazio le vengono riconosciuti? sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Il “Regolamento del Verde” resta sulla carta: tra motoseghe e potature fuori tempo
Foto repertorio potature (foto PL) di Paola Loche Roma è, sulla carta, una delle città più verdi d’Europa. Eppure, passeggiando tra i viali monumentali e i parchi storici, la sensazione è che questo immenso patrimonio sia gestito più come un’emergenza continua che come una risorsa da tutelare. Nonostante l’approvazione del Regolamento del Verde e del Paesaggio (avvenuta nel 2021 dopo anni di attesa), la sua applicazione pratica appare ancora oggi una chimera, lasciando spazio a zone d’ombra e interventi che fanno discutere cittadini e associazioni. Il Regolamento del Verde era stato concepito come il pilastro normativo, imprescindibile per la tutela degli alberi capitolini: norme chiare su come, quando e perché intervenire. Tuttavia, la realtà dei fatti racconta una storia diversa. Molte delle prescrizioni contenute nel testo vengono regolarmente disattese. Il problema non è solo la carenza di fondi, ma una macchina burocratica che fatica a trasformare le linee guida in azioni concrete sul campo. Il risultato? Un’anarchia manutentiva con logiche proprie, spesso distanti dagli standard scientifici richiesti. Uno dei punti più dolenti riguarda la mancanza di trasparenza sugli abbattimenti. Spesso i cittadini si svegliano con il rumore delle motoseghe sotto casa, scoprendo che alberi storici sono stati rasi al suolo senza che ci fosse stata una comunicazione preventiva o la pubblicazione delle perizie tecniche. Eppure il Regolamento prevederebbe la pubblicazione degli atti e la segnalazione degli interventi critici, ma reperire i documenti che giustificano l’instabilità di un albero (le cosiddette prove di trazione o analisi VTA) è spesso un’impresa titanica. Inoltre per ogni albero abbattuto, ne andrebbe piantato uno nuovo. Ma dove sono i nuovi alberi? Spesso le “tazze” (gli spazi nel marciapiede) rimangono vuote per tanto tempo, diventando ricettacoli di rifiuti invece di ospitare nuova vita, oppure vengono messi a dimora alberi, introducendo specie che nulla hanno a che fare con la fisionomia urbana originaria e che finiscono per alterare irrimediabilmente il paesaggio consolidato nel tempo. C’è poi la questione del timing. La biologia degli alberi non segue i tempi della politica o dei bandi di gara, ma a Roma sembra che questo concetto fatichi a passare. Non è raro vedere squadre di operai al lavoro su alberi  in piena primavera o estate inoltrata. Le potature effettuate fuori tempo massimo, ovvero durante il periodo di nidificazione degli uccelli o nel pieno della ripresa vegetativa, sono doppiamente dannose: * Per la fauna: Mettono a rischio la biodiversità urbana, distruggendo i nidi protetti dalle normative europee. * Per la pianta: Uno stress eccessivo durante la ripresa vegetativa espone l’albero a parassiti e malattie, indebolendolo proprio quando avrebbe bisogno di tutte le sue energie Il Verde a Roma non può essere gestito solo attraverso la logica dell’abbattimento cautelativo o della potatura “drastica” fatta in emergenza e senza logica apparente. Serve un cambio di rotta che rimetta al centro la manutenzione ordinaria e il rispetto rigoroso delle regole che la città stessa si è data. Senza trasparenza e senza il rispetto dei cicli biologici, il rischio è che la “Grande Bellezza” dei viali alberati romani diventi presto solo un ricordo fotografico. > Vai a Regolamento del Verde Pubblico e privato e del Paesaggio Urbano 7 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
April 17, 2026
carteinregola
Andare al Festival del verde e del paesaggio a Roma riflettendo sui danni climatici delle guerre
Confesso che non ero mai stata al Festival del verde e del paesaggio perché immaginavo  fosse più che altro una occasione per espositori del settore del verde, oltre ad interessanti presentazioni di libri e di dibattiti; ma comunque continuavo a pensare che fosse prevalente l’aspetto espositivo. Roma è la città più verde d’Europa, e ogni metro di quel verde comporta per gli Amministratori una decisione. Anche quella di ospitare una manifestazione del genere utile per riflettere sul destino di questo nostro Pianeta, sempre più sconvolto dai cambiamenti climatici. È notizia di questi giorni che la guerra in Iran ha inquinato come un milione di automobili a benzina e provocato danni climatici superiori a 1,3 miliardi di dollari. Sono dati emersi da un’analisi della Queen Mary University di Londra, della Lancaster University e del Climate and Community Institute. Tra il 28 febbraio e il 14 marzo 2026, sono state generate oltre 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente: più di quante ne produca l’Islanda in un intero anno. Se la crisi in Medio Oriente dovesse andare avanti per un anno, spiega lo studio, l’inquinamento prodotto peserebbe come un’economia ad alta intensità di combustibili fossili come il Kuwait, oppure come gli 84 Paesi con le emissioni più basse messe insieme: 131 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente. E noi facciamo i Festival…e dovremmo farne sempre di più per sensibilizzare i cittadini ed educarli al pacifismo. A Roma il verde non è arredo: è carattere è l’anima degli abitanti. Boschi urbani ai margini del raccordo anulare. Ville storiche che tengono insieme secoli di potere e ombra. Pini che spaccano l’asfalto e dividono le opinioni e i Comitati di Quartiere. Orti urbani, uliveti, vitigni, frutteti, aziende agricole che riportano la campagna dentro la città. Molto interessanti sono stati i laboratori proposti “Mangiare il paesaggio. Siamo ciò che mangiamo (ma non solo)”, singolare l’incontro sui fiori edibili, ne sono uscita con uno sguardo diverso e più consapevole. Ma tutti i laboratori erano tesi a fa capire che ogni scelta alimentare riguarda la città che abitiamo. Il Festival è concepito per dare modo ai cittadini, partecipando alle numerose occasioni di incontri pubblici lungo l’arco di un fine settimana, di confrontarsi con architetti, urbanisti, paesaggisti e ricercatori che raccontano nuovi modi di progettare la città. Auditorium Festival del verde Insomma, tre giorni di incontri e dialoghi per immaginare come trasformare strade, cortili e spazi pubblici in compagnia dei bambini (attrezzatissima l’area bambini con tanto di biblioteca) i dei nostri animali domestici. Per riflettere sul concetto di paesaggio e sui versi del poeta lusitano Fernando Pessoa È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. The post Andare al Festival del verde e del paesaggio a Roma riflettendo sui danni climatici delle guerre first appeared on Popoff Quotidiano. L'articolo Andare al Festival del verde e del paesaggio a Roma riflettendo sui danni climatici delle guerre sembra essere il primo su Popoff Quotidiano.
April 15, 2026
Popoff Quotidiano
Come degradare l’Appennino fra Liguria ed Emilia
del GRIG (Gruppo di intervento Giuridico). A seguire il link per firmare la petizione «Sì all’energia rinnvabile, no alla speculazione energetica». Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha inoltrato un atto di intervento (5 febbraio 2026) nell’ambito del procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto per la realizzazione della centrale eolica Ferriere proposto dalla società milanese Ferriere Wind s.r.l.
February 7, 2026
La Bottega del Barbieri
Interpretare il “paesaggio” secondo un vocabolario di genere
Il linguaggio non descrive solo il mondo: lo costruisce. Le parole modellano ciò che percepiamo, ciò che riconosciamo e ciò che possiamo immaginare. In un vocabolario di genere, ridefinire i termini significa restituire visibilità a esperienze, corpi e relazioni che sono state a lungo marginalizzate. Ogni parola diventa così un atto politico: uno spazio per ripensare il reale in chiave più inclusiva, plurale e responsabile. La parola che ho scelto è PAESAGGIO. Immagino adesso di interpretarlo secondo un’etimologia femminista: Da una radice ipotetica pa- (“nutrire”) + -scapere (“plasmare”): il paesaggio come matrice generativa, spazio che nutre e dà forma. Oppure da pax (pace) + saggire (indagare): ciò che si esplora senza possedere. In entrambe le letture, il paesaggio è cura condivisa e non dominio. Nel vocabolario di genere, paesaggio non è soltanto l’insieme di forme naturali o urbane percepite da un soggetto, ma uno spazio di relazione che si costituisce attraverso lo sguardo, l’esperienza incarnata e la responsabilità verso ciò che è fragile. Il paesaggio è un luogo abitato dal corpo, e per questo viene inteso come situato: lo si vede sempre da una posizione parziale, storica, sessuata. Da una prospettiva di genere, il paesaggio diventa il teatro in cui si intrecciano potere, accesso, esclusione: chi può attraversarlo? chi è autorizzato a interpretarlo? chi viene nominato e chi invece resta invisibile? Immagino adesso il paesaggio secondo una possibile prospettiva femminista: Per Luce Irigaray, lo sguardo sul paesaggio è storicamente maschile: ripensarlo significa restituire respiro alla differenza e ai corpi che percepiscono. Secondo Haraway, il paesaggio diventa un assemblaggio multispecie, una rete di relazioni che supera l’antropocentrismo. In una prospettiva Butleriana, il paesaggio è performativo: costruisce e regola chi può abitarlo e come. Ripensarlo significa anche ri-performare lo spazio in chiave inclusiva. Secondo Cavarero, il paesaggio è l’insieme delle relazioni vocali che lo raccontano, anche quando sono state messe a tacere. In dialogo con Simone Weil, il paesaggio può essere letto come uno dei campi in cui si manifesta ciò che lei chiama attenzione – una forma di disponibilità radicale al reale, un ascolto disciplinato che sospende il possesso e l’ego. L’attenzione, per Weil, è un gesto etico prima che cognitivo: non domina, non assimila, non consuma. Il paesaggio diventa così un luogo di attenzione all’altro e all’altra, un esercizio di decentramento che permette di vedere come i segni, le geografie, i confini non siano neutri, ma impregnati di relazioni di potere. Il paesaggio, così concepito, smette di essere sfondo e diventa relazione responsabile: riconoscimento di vulnerabilità, possibilità di radicamento senza appropriazione, immaginazione di convivenze non gerarchiche. Il paesaggio insegna la misura, l’umiltà, l’idea che il vedere non è possedere ma riconoscere, custodire, restituire.   Venera Leto
November 21, 2025
Pressenza