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Natura spontanea a Firenze: quale valore e quale spazio le vengono riconosciuti?
Sabato 18 aprile 2026 presso la Biblioteca delle Oblate di Firenze si è tenuto un incontro per discutere il ruolo dei boschi e degli ecosistemi spontanei nelle aree urbane dismesse come risorsa per la rigenerazione delle città, con contributi da … Leggi tutto L'articolo Natura spontanea a Firenze: quale valore e quale spazio le vengono riconosciuti? sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Il “Regolamento del Verde” resta sulla carta: tra motoseghe e potature fuori tempo
Foto repertorio potature (foto PL) di Paola Loche Roma è, sulla carta, una delle città più verdi d’Europa. Eppure, passeggiando tra i viali monumentali e i parchi storici, la sensazione è che questo immenso patrimonio sia gestito più come un’emergenza continua che come una risorsa da tutelare. Nonostante l’approvazione del Regolamento del Verde e del Paesaggio (avvenuta nel 2021 dopo anni di attesa), la sua applicazione pratica appare ancora oggi una chimera, lasciando spazio a zone d’ombra e interventi che fanno discutere cittadini e associazioni. Il Regolamento del Verde era stato concepito come il pilastro normativo, imprescindibile per la tutela degli alberi capitolini: norme chiare su come, quando e perché intervenire. Tuttavia, la realtà dei fatti racconta una storia diversa. Molte delle prescrizioni contenute nel testo vengono regolarmente disattese. Il problema non è solo la carenza di fondi, ma una macchina burocratica che fatica a trasformare le linee guida in azioni concrete sul campo. Il risultato? Un’anarchia manutentiva con logiche proprie, spesso distanti dagli standard scientifici richiesti. Uno dei punti più dolenti riguarda la mancanza di trasparenza sugli abbattimenti. Spesso i cittadini si svegliano con il rumore delle motoseghe sotto casa, scoprendo che alberi storici sono stati rasi al suolo senza che ci fosse stata una comunicazione preventiva o la pubblicazione delle perizie tecniche. Eppure il Regolamento prevederebbe la pubblicazione degli atti e la segnalazione degli interventi critici, ma reperire i documenti che giustificano l’instabilità di un albero (le cosiddette prove di trazione o analisi VTA) è spesso un’impresa titanica. Inoltre per ogni albero abbattuto, ne andrebbe piantato uno nuovo. Ma dove sono i nuovi alberi? Spesso le “tazze” (gli spazi nel marciapiede) rimangono vuote per tanto tempo, diventando ricettacoli di rifiuti invece di ospitare nuova vita, oppure vengono messi a dimora alberi, introducendo specie che nulla hanno a che fare con la fisionomia urbana originaria e che finiscono per alterare irrimediabilmente il paesaggio consolidato nel tempo. C’è poi la questione del timing. La biologia degli alberi non segue i tempi della politica o dei bandi di gara, ma a Roma sembra che questo concetto fatichi a passare. Non è raro vedere squadre di operai al lavoro su alberi  in piena primavera o estate inoltrata. Le potature effettuate fuori tempo massimo, ovvero durante il periodo di nidificazione degli uccelli o nel pieno della ripresa vegetativa, sono doppiamente dannose: * Per la fauna: Mettono a rischio la biodiversità urbana, distruggendo i nidi protetti dalle normative europee. * Per la pianta: Uno stress eccessivo durante la ripresa vegetativa espone l’albero a parassiti e malattie, indebolendolo proprio quando avrebbe bisogno di tutte le sue energie Il Verde a Roma non può essere gestito solo attraverso la logica dell’abbattimento cautelativo o della potatura “drastica” fatta in emergenza e senza logica apparente. Serve un cambio di rotta che rimetta al centro la manutenzione ordinaria e il rispetto rigoroso delle regole che la città stessa si è data. Senza trasparenza e senza il rispetto dei cicli biologici, il rischio è che la “Grande Bellezza” dei viali alberati romani diventi presto solo un ricordo fotografico. > Vai a Regolamento del Verde Pubblico e privato e del Paesaggio Urbano 7 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com
April 17, 2026
carteinregola
Andare al Festival del verde e del paesaggio a Roma riflettendo sui danni climatici delle guerre
Confesso che non ero mai stata al Festival del verde e del paesaggio perché immaginavo  fosse più che altro una occasione per espositori del settore del verde, oltre ad interessanti presentazioni di libri e di dibattiti; ma comunque continuavo a pensare che fosse prevalente l’aspetto espositivo. Roma è la città più verde d’Europa, e ogni metro di quel verde comporta per gli Amministratori una decisione. Anche quella di ospitare una manifestazione del genere utile per riflettere sul destino di questo nostro Pianeta, sempre più sconvolto dai cambiamenti climatici. È notizia di questi giorni che la guerra in Iran ha inquinato come un milione di automobili a benzina e provocato danni climatici superiori a 1,3 miliardi di dollari. Sono dati emersi da un’analisi della Queen Mary University di Londra, della Lancaster University e del Climate and Community Institute. Tra il 28 febbraio e il 14 marzo 2026, sono state generate oltre 5 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente: più di quante ne produca l’Islanda in un intero anno. Se la crisi in Medio Oriente dovesse andare avanti per un anno, spiega lo studio, l’inquinamento prodotto peserebbe come un’economia ad alta intensità di combustibili fossili come il Kuwait, oppure come gli 84 Paesi con le emissioni più basse messe insieme: 131 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente. E noi facciamo i Festival…e dovremmo farne sempre di più per sensibilizzare i cittadini ed educarli al pacifismo. A Roma il verde non è arredo: è carattere è l’anima degli abitanti. Boschi urbani ai margini del raccordo anulare. Ville storiche che tengono insieme secoli di potere e ombra. Pini che spaccano l’asfalto e dividono le opinioni e i Comitati di Quartiere. Orti urbani, uliveti, vitigni, frutteti, aziende agricole che riportano la campagna dentro la città. Molto interessanti sono stati i laboratori proposti “Mangiare il paesaggio. Siamo ciò che mangiamo (ma non solo)”, singolare l’incontro sui fiori edibili, ne sono uscita con uno sguardo diverso e più consapevole. Ma tutti i laboratori erano tesi a fa capire che ogni scelta alimentare riguarda la città che abitiamo. Il Festival è concepito per dare modo ai cittadini, partecipando alle numerose occasioni di incontri pubblici lungo l’arco di un fine settimana, di confrontarsi con architetti, urbanisti, paesaggisti e ricercatori che raccontano nuovi modi di progettare la città. Auditorium Festival del verde Insomma, tre giorni di incontri e dialoghi per immaginare come trasformare strade, cortili e spazi pubblici in compagnia dei bambini (attrezzatissima l’area bambini con tanto di biblioteca) i dei nostri animali domestici. Per riflettere sul concetto di paesaggio e sui versi del poeta lusitano Fernando Pessoa È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. The post Andare al Festival del verde e del paesaggio a Roma riflettendo sui danni climatici delle guerre first appeared on Popoff Quotidiano. L'articolo Andare al Festival del verde e del paesaggio a Roma riflettendo sui danni climatici delle guerre sembra essere il primo su Popoff Quotidiano.
April 15, 2026
Popoff Quotidiano
Come degradare l’Appennino fra Liguria ed Emilia
del GRIG (Gruppo di intervento Giuridico). A seguire il link per firmare la petizione «Sì all’energia rinnvabile, no alla speculazione energetica». Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha inoltrato un atto di intervento (5 febbraio 2026) nell’ambito del procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) relativo al progetto per la realizzazione della centrale eolica Ferriere proposto dalla società milanese Ferriere Wind s.r.l.
February 7, 2026
La Bottega del Barbieri
Interpretare il “paesaggio” secondo un vocabolario di genere
Il linguaggio non descrive solo il mondo: lo costruisce. Le parole modellano ciò che percepiamo, ciò che riconosciamo e ciò che possiamo immaginare. In un vocabolario di genere, ridefinire i termini significa restituire visibilità a esperienze, corpi e relazioni che sono state a lungo marginalizzate. Ogni parola diventa così un atto politico: uno spazio per ripensare il reale in chiave più inclusiva, plurale e responsabile. La parola che ho scelto è PAESAGGIO. Immagino adesso di interpretarlo secondo un’etimologia femminista: Da una radice ipotetica pa- (“nutrire”) + -scapere (“plasmare”): il paesaggio come matrice generativa, spazio che nutre e dà forma. Oppure da pax (pace) + saggire (indagare): ciò che si esplora senza possedere. In entrambe le letture, il paesaggio è cura condivisa e non dominio. Nel vocabolario di genere, paesaggio non è soltanto l’insieme di forme naturali o urbane percepite da un soggetto, ma uno spazio di relazione che si costituisce attraverso lo sguardo, l’esperienza incarnata e la responsabilità verso ciò che è fragile. Il paesaggio è un luogo abitato dal corpo, e per questo viene inteso come situato: lo si vede sempre da una posizione parziale, storica, sessuata. Da una prospettiva di genere, il paesaggio diventa il teatro in cui si intrecciano potere, accesso, esclusione: chi può attraversarlo? chi è autorizzato a interpretarlo? chi viene nominato e chi invece resta invisibile? Immagino adesso il paesaggio secondo una possibile prospettiva femminista: Per Luce Irigaray, lo sguardo sul paesaggio è storicamente maschile: ripensarlo significa restituire respiro alla differenza e ai corpi che percepiscono. Secondo Haraway, il paesaggio diventa un assemblaggio multispecie, una rete di relazioni che supera l’antropocentrismo. In una prospettiva Butleriana, il paesaggio è performativo: costruisce e regola chi può abitarlo e come. Ripensarlo significa anche ri-performare lo spazio in chiave inclusiva. Secondo Cavarero, il paesaggio è l’insieme delle relazioni vocali che lo raccontano, anche quando sono state messe a tacere. In dialogo con Simone Weil, il paesaggio può essere letto come uno dei campi in cui si manifesta ciò che lei chiama attenzione – una forma di disponibilità radicale al reale, un ascolto disciplinato che sospende il possesso e l’ego. L’attenzione, per Weil, è un gesto etico prima che cognitivo: non domina, non assimila, non consuma. Il paesaggio diventa così un luogo di attenzione all’altro e all’altra, un esercizio di decentramento che permette di vedere come i segni, le geografie, i confini non siano neutri, ma impregnati di relazioni di potere. Il paesaggio, così concepito, smette di essere sfondo e diventa relazione responsabile: riconoscimento di vulnerabilità, possibilità di radicamento senza appropriazione, immaginazione di convivenze non gerarchiche. Il paesaggio insegna la misura, l’umiltà, l’idea che il vedere non è possedere ma riconoscere, custodire, restituire.   Venera Leto
November 21, 2025
Pressenza
Occorre trasparenza sull’operato della Commissione per il Paesaggio. Lettera al Comune di Firenze di urbanisti, architetti e docenti universitari
PerUnaltracittà insieme a Salviamo Firenze ha promosso la stesura di una lettera al Comune di Firenze per ottenere trasparenza sull’operato della Commissione per il paesaggio. In questo momento la composizione della Commissione è in fase di rinnovamento. A seguire il … Leggi tutto L'articolo Occorre trasparenza sull’operato della Commissione per il Paesaggio. Lettera al Comune di Firenze di urbanisti, architetti e docenti universitari sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.