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[Ora di buco] Macché riforma! (1/3: trasmissione intera)
Parliamo della riforma degli istituti tecnici che investe la filiera tecnico professionale riducendola da 5 a 4 anni: tagli al monte ore complessivo, penalizzazione delle materie di base, accorpamento di fisica chimica e scienze della terra in una sola disciplina, alternanza scuola-lavoro anticipata alle seconde classi, subalternità della scuola pubblica alle esigenze delle aziende private che produce un impoverimento della scuola pubblica e un irreparabile danno alle studenti e agli studenti. Dal 1° settembre la riforma partirà negli istituti tecnici che sceglieranno questi tagli. A ciò saranno aggiunti i 2 anni di ITS (Istituti tecnologici superiori), ovvero l'esternalizzazione della scuola pubblica, anch'essi riformati da Valditara e clamorosamente falliti. Facile prevedere che a regime tutte le insegnanti e gli insegnanti perderanno ore e posti di lavoro. La risposta è la nascita di una Rete nazionale degli istituti tecnici che si sta ramificando in tutte le province. A Roma giovedì 28 maggio è prevista un'assemblea all'istituto Galileo Galilei, alle ore 11.  Tracciamo poi un bilancio del terzo anno di attività dell'Osservatorio contro la militarizzazione della scuola, gruppo di scopo con l'obiettivo di raccogliere le segnalazioni dell'invasione militare delle scuole di ogni ordine e grado e che lavora anche sulla formazione del personale delle scuole: come usare gli strumenti adeguati a contrastare questa invasione e, ad esempio, come prepararsi sulla questione incombente della leva militare e del reclutamento dei giovani e delle giovani. Le attività di propaganda dell'asse Valditara-Crosetto.
May 26, 2026
Radio Onda Rossa
Scuola tecnica e governo del sapere
La riforma degli istituti tecnici introdotta dal Dm 29/2026 interviene in modo strutturale sull’assetto dell’istruzione tecnica, modificando quadri orari, organizzazione del biennio, ruolo delle discipline e ampliando significativamente le quote di flessibilità curricolare. Tra i suoi elementi principali si collocano la riduzione del tempo scuola, il rafforzamento delle discipline di indirizzo nel primo biennio e il consolidamento del raccordo con il sistema produttivo. Si tratta di un intervento che non può essere letto come un semplice riordino organizzativo. È proprio a partire dalle modifiche concrete del curricolo che emerge una trasformazione più profonda del rapporto tra sapere, formazione e produzione. -------------------------------------------------------------------------------- La riforma del curricolo: struttura, tempi, flessibilità La riforma incide innanzitutto sulla dimensione materiale dell’insegnamento. La riduzione del monte ore complessivo e l’introduzione di ampie quote di flessibilità producono un curricolo meno stabile, più variabile e maggiormente dipendente dalle scelte delle singole istituzioni scolastiche. La presenza di ore “a disposizione della scuola” consente una modulazione continua del percorso formativo. Allo stesso tempo, il rafforzamento delle discipline di indirizzo nel primo biennio contribuisce a ridefinire l’equilibrio tra area generale e area di indirizzo, con una riduzione della funzione orientativa iniziale del percorso e una maggiore tendenza alla specializzazione precoce. Questi elementi incidono direttamente sulla struttura della formazione, sull’organizzazione didattica e sulla stabilità degli organici. Mutazione delle discipline: dalla struttura al modulo È nella trasformazione delle discipline che la riforma mostra uno dei suoi effetti più rilevanti. Le discipline non vengono eliminate, ma ridefinite: aggregate in ambiti, rese modulari, subordinate a obiettivi trasversali. In questo passaggio perdono progressivamente il proprio statuto di riferimento autonomo e vengono integrate in un sistema orientato alla produzione di competenze. Ciò che viene meno non è soltanto un’organizzazione del sapere, ma una sua funzione: la disciplina come spazio di temporalità lunga, di costruzione critica, di distanza dall’immediatezza dell’utilità. La competenza, al contrario, si definisce per spendibilità, trasferibilità e misurabilità, risultando pienamente coerente con un sistema che richiede adattabilità continua. Flessibilità e organizzazione: variabilità e instabilità La flessibilità curricolare rappresenta uno degli strumenti centrali della riforma. Presentata come ampliamento dell’autonomia, essa produce una crescente variabilità nell’organizzazione didattica: redistribuzione delle ore, competizione tra discipline, dipendenza da scelte locali. Questa configurazione incide direttamente anche sul lavoro docente, determinando instabilità nella composizione delle cattedre, frammentazione degli insegnamenti e possibilità di ridefinizione continua degli equilibri interni. La flessibilità non si limita a modificare il curricolo: ne trasforma le condizioni materiali di funzionamento. Capitalismo cognitivo e crisi della forma disciplinare Queste trasformazioni si comprendono pienamente solo se collocate nel contesto del capitalismo contemporaneo. Nel passaggio al capitalismo cognitivo, il sapere ha cessato di essere un semplice presupposto della produzione per diventare esso stesso forza produttiva immediata. Le analisi di Antonio Negri sul general intellect hanno mostrato come linguaggio, relazioni e capacità cognitive diffuse costituiscano oggi il terreno primario della valorizzazione. In questo contesto, la crisi della disciplina appare come un fenomeno strutturale. Il sapere non è più confinabile in ambiti chiusi, ma si configura come cooperazione sociale diffusa, mobile, reticolare. Da questo punto di vista, il superamento della rigidità disciplinare riflette una trasformazione reale della soggettività contemporanea. Dalla cooperazione alla cattura del sapere Il punto decisivo non è però la crisi della disciplina in sé, ma la direzione che essa assume. Nel capitalismo cognitivo, la cooperazione sociale non si emancipa automaticamente. Il sapere diffuso non diventa autonomo: viene organizzato, misurato e reso produttivo. La riforma degli istituti tecnici si colloca in questo spazio. Interdisciplinarità, competenze e flessibilità non vengono sviluppate come strumenti di autonomia del sapere, ma come dispositivi di organizzazione della cooperazione cognitiva. Il curricolo non si limita a riconoscere questa trasformazione: la governa. Produzione di soggettività e indebolimento del soggetto critico A questo livello emerge il carattere più profondo della riforma. La scuola non trasmette soltanto conoscenze, ma contribuisce alla produzione di soggettività, cioè alla formazione di modi di pensare, agire e collocarsi nel mondo. La flessibilità curricolare, l’enfasi sulle competenze e il rafforzamento del rapporto con il lavoro contribuiscono a costruire soggetti caratterizzati da adattabilità, disponibilità e capacità di muoversi in contesti instabili. Soggetti orientati a valorizzare ciò che è immediatamente spendibile e a interiorizzare logiche di funzionamento proprie del sistema produttivo. In questo senso, il punto non è la scomparsa del soggetto critico, ma la progressiva erosione delle condizioni che ne consentono l’emergere. Riduzione dei tempi, subordinazione del sapere all’utilità immediata e compressione degli spazi di autonomia rendono più difficile la costruzione di forme di pensiero capaci di distanza, riflessione e critica. Parallelamente, si rafforza la produzione di soggettività funzionali: non semplicemente disciplinate dall’esterno, ma modulate dall’interno dei processi. Territorio, impresa e asimmetrie Il rafforzamento del rapporto con il sistema produttivo locale introduce una ulteriore dimensione di criticità. La territorializzazione del curricolo comporta una dipendenza strutturale dalle condizioni economiche locali, con il rischio di subordinare la progettazione didattica alle esigenze produttive e di determinare una crescente differenziazione tra territori. In assenza di garanzie forti di uniformità, questo processo può tradursi in un ampliamento dei divari e in una ridefinizione diseguale delle opportunità educative. Guerra, crisi e nuove forme del comando Questa riforma si colloca in una congiuntura segnata da crisi sistemiche, tensioni internazionali e ristrutturazioni produttive. In tale contesto, la formazione assume una funzione strategica: non solo produzione di competenze, ma costruzione di soggettività adeguate a un mondo caratterizzato da instabilità e crescente gerarchizzazione. La flessibilità e l’adattabilità diventano tratti centrali non solo del lavoro, ma dell’identità. La scuola si configura così come uno spazio di produzione di soggetti capaci di muoversi dentro contesti incerti, interiorizzando logiche di adattamento e disponibilità. Si tratta di forme nuove di disciplinamento: non più basate su imposizioni esterne rigide, ma su una modulazione interna delle condotte. Conclusione La riforma degli istituti tecnici non rappresenta semplicemente un aggiornamento del sistema educativo. Essa segna un passaggio nella trasformazione del sapere in dispositivo: uno spazio in cui la cooperazione cognitiva viene organizzata, indirizzata e resa funzionale alla valorizzazione. Il nodo non è la difesa della disciplina contro la competenza, ma il conflitto tra autonomia del sapere e sua cattura nei processi del capitale. È in questo spazio che la scuola torna a essere un terreno politico centrale: non come residuo del passato, ma come luogo in cui si gioca la forma delle soggettività future. Questo contributo è già apparso su MicropolisUmbria, qui
May 15, 2026
ROARS
LAVORO: SCIOPERO NAZIONALE DELLA SCUOLA. CORRISPONDENZE E INTERVISTE DAL PRESIDIO DI BRESCIA
Secondo giorno di sciopero nazionale oggi, 7 maggio, per lavoratori e lavoratrici della scuola. I sindacati di base Cobas, Cub, Usb ed Sgb, hanno proclamato l’astensione dal lavoro contro i test Invalsi, la militarizzazione degli istituti e la controriforma degli istituti tecnici, dati – in sostanza – in gestione alle aziende. Su quest’ultimo punto sostiene lo sciopero anche l’Flc Cgil. Lavoratori e lavoratrici della scuola, in alcuni casi insieme a studenti e studentesse, scendono in piazza in diverse città italiane. Le due manifestazioni principali si svolgono a Roma, con un sit-in davanti al Ministero dell’Istruzione, e a Milano, dove il corteo di Cub SUR, Rete Istituti Tecnici ed Flc-Cgil parte da Piazza Medaglie d’Oro della Resistenza e – anche in questo caso – davanti agli uffici del Ministero. A Brescia, da dove trasmette Radio Onda d’Urto, alcune decine tra insegnanti, studenti e studentesse hanno dato vita a un presidio davanti alla Prefettura, in Piazza Duomo, organizzato da Cobas scuola, Usb scuola, collettivo Assenze Ingiustificate, Collettivo Gardesano Autonomo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e “La scuola per la Palestina”. Dal presidio in corso a Brescia, su Radio Onda d’Urto la corrispondenza di Manuel della redazione. Ascolta o scarica. L’intervento, al presidio di Brescia in Piazza Duomo, di Isacco di Usb Scuola. Ascolta o scarica. L’intervento di Alessandro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole. Ascolta o scarica. Dopo l’incontro con il Prefetto di Brescia in piazza si sono tenuti gli interventi conclusivi di Giancarlo Cinini e Dario Filippini, dell’Usb di Brescia. In particolare quest’ultimo ha ricordato come l’ 8 maggio 2026 è stato promosso uno sciopero di 24 ore all’aeroporto di Montichiari per opporsi all’ennesimo invio di armi dall’Italia verso il Kuwait. Ascolta o scarica La redazione di Radio Onda d’Urto ha poi intervistato: * Cesare Laconi, insegnante in un istituto tecnico e del collettivo Assenze ingiustificate. Ascolta o scarica. * Due studentesse del Fronte della Gioventù Comunista (Fgc). Ascolta o scarica.
[Ora di buco] La libertà di parola è democratica (1/2: Corrispondenza Galilei)
La trasmissione di oggi va in onda in forma ridotta per poter seguire la mobilitazione in corso al Laurentino 38, presso la sede di Leonardo s.p.a., dopo lo sgombero di L38 Squat. In una prima corrispondenza, raccontiamo la contestazione avvenuta all'Istituto Galilei di Roma nei confronti del Ministro dell'Istruzione Valditara, in occasione della riunione dei Presidenti della Consulta. A seguire, una seconda corrispondenza con uno studente del Liceo Aristofane, che ci riferisce di gravi episodi di violenta discriminazione agiti da una docente contro un ragazzo trans, senza che la scuola abbia mai preso provvedimenti. Nei giorni scorsi, però, il Consiglio di Istituto ha approvato la Carriera Alias e il congedo mestruale.  
April 28, 2026
Radio Onda Rossa
Fermare la riforma degli istituti tecnici del ministro Valditara
Non solo i sindacati e il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, anche gli insegnanti bocciano la riforma degli istituti tecnici promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito. Pubblichiamo la coraggiosa mozione  approvata da un Istituto tecnico piemontese che esprime all’unanimità la sua totale contrarietà all’intervento ministeriale.   -------------------------------------------------------------------------------- Mozione approvata all’unanimità dal Collegio docenti dell’I.T.I.S. G.B. Pininfarina nella riunione straordinaria del 31/03/2026. ________________________________________________________________________ Il Collegio docenti dell’I.T.I.S. G.B. Pininfarina di Moncalieri, nella riunione straordinaria del 31 marzo 2026, in riferimento alla revisione dell’assetto ordinamentale degli istituti tecnici di cui al D.M. n. 29 del 19 febbraio 2026, a margine dell’approvazione della delibera relativa al punto 2 dell’ordine del giorno, resa necessaria dall’obbligo che impegna la Dirigente scolastica a richiedere all’USR l’organico di diritto per l’anno scolastico 2026-27 entro il 4 aprile 2026, esprime la sua più viva e ferma contrarietà sia per quanto riguarda il merito sia per quanto riguarda il metodo e le tempistiche. Quanto al merito, la revisione riduce gli insegnamenti tanto dell’area generale quanto dell’area di indirizzo. Modifica i quadri orari delle discipline con accorpamenti e riduzioni di orario per discipline fondamentali. Istituisce un nuovo assetto del biennio, che anticipa discipline di indirizzo e specializzazione, superando così di fatto la logica inclusiva del biennio comune, con conseguente riduzione della possibilità di passaggio tra indirizzi e irrigidimento delle scelte formative in età precoce. Introducendo le ore “quota scuola” allo scopo di rendere il curricolo più aderente al tessuto produttivo del territorio, indebolisce il valore legale del titolo di studio. Prevede inoltre che i curricoli debbano adeguarsi costantemente alle esigenze dei settori produttivi, compromettendo il ruolo formativo generale dell’istruzione tecnica e subordinandolo all’interesse dell’impresa. Una simile revisione avrà come effetti: l’impoverimento della formazione delle allieve e degli allievi per l’acquisizione di una piena cittadinanza; la riduzione delle cattedre, con conseguente espulsione dalla scuola di lavoratrici e lavoratori precarie e precari che a lungo hanno contribuito al suo funzionamento; la produzione di perdenti posto, che alla lunga potrebbero risultare in esubero a livello provinciale. Quanto alle modalità e alle tempistiche di attuazione, il Decreto, esito di un processo unilaterale, che né ha previsto un reale confronto con il mondo della scuola né ha recepito le osservazioni del CSPI, interviene a iscrizioni già concluse e prevede l’entrata in vigore della revisione a partire dall’anno scolastico 2026-27, determinando così una modifica sostanziale del percorso di studi scelto da studentesse, studenti e famiglie, in evidente contrasto con il loro diritto a una scelta consapevole e informata. A questo si aggiunge il fatto che, considerata la sua tardiva pubblicazione, avvenuta soltanto il 9 marzo 2026, gli istituti non hanno potuto disporre del tempo necessario per discutere nel merito le scelte curricolari e valutare in modo coerente le loro ricadute sugli organici prima della scadenza individuata dagli USR per la loro richiesta. Il Collegio ritiene che una riforma di tale portata richieda adeguati tempi di confronto, progettazione e sperimentazione. Ritiene inoltre che l’autonomia scolastica e la collegialità non possano essere ridotte a funzioni di mero adempimento formale e tanto meno a funzioni su cui scaricare la responsabilità di tagli agli organici. Sottolinea infine come a suo avviso siano da considerarsi prioritarie, rispetto a esigenze di altra natura, la tutela del diritto allo studio e a una formazione di qualità delle studentesse, degli studenti e delle loro famiglie e quella del diritto alla salvaguardia del posto di lavoro del personale scolastico. Per queste ragioni, il Collegio invita il Ministero a ritirare il Decreto o quanto meno a differire la sua entrata in vigore di almeno un anno, in modo da garantire per l’anno scolastico 2026-27 il rispetto delle scelte già effettuate da studentesse, studenti e famiglie e da consentire agli istituti tempi congrui di progettazione e sperimentazione. Allo stesso tempo, auspica l’apertura da parte del Ministero di un confronto reale e strutturato con le organizzazioni sindacali, con le associazioni culturali e professionali e con tutta la comunità scolastica sugli aspetti ordinamentali, curricolari e organizzativi della revisione.
April 20, 2026
ROARS
Il 7 maggio è sciopero della scuola. Si mobilitano studenti, docenti e non docenti
Il 7 maggio incroceranno le braccia le lavoratrici e i lavoratori della scuola, insieme alle studentesse e agli studenti, con manifestazioni territoriali in decine di città, chiamando nuovamente al boicottaggio delle prove INVALSI (lo sciopero è indetto anche per il giorno 6 al fine di dare massima copertura ai lavoratori […] L'articolo Il 7 maggio è sciopero della scuola. Si mobilitano studenti, docenti e non docenti su Contropiano.
April 10, 2026
Contropiano