Fermare la riforma degli istituti tecnici del ministro Valditara
Non solo i sindacati e il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, anche
gli insegnanti bocciano la riforma degli istituti tecnici promossa dal Ministro
dell’Istruzione e del Merito. Pubblichiamo la coraggiosa mozione approvata da
un Istituto tecnico piemontese che esprime all’unanimità la sua totale
contrarietà all’intervento ministeriale.
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Mozione approvata all’unanimità dal Collegio docenti dell’I.T.I.S. G.B.
Pininfarina nella riunione straordinaria del 31/03/2026.
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Il Collegio docenti dell’I.T.I.S. G.B. Pininfarina di Moncalieri, nella riunione
straordinaria del 31 marzo 2026, in riferimento alla revisione dell’assetto
ordinamentale degli istituti tecnici di cui al D.M. n. 29 del 19 febbraio 2026,
a margine dell’approvazione della delibera relativa al punto 2 dell’ordine del
giorno, resa necessaria dall’obbligo che impegna la Dirigente scolastica a
richiedere all’USR l’organico di diritto per l’anno scolastico 2026-27 entro il
4 aprile 2026, esprime la sua più viva e ferma contrarietà sia per quanto
riguarda il merito sia per quanto riguarda il metodo e le tempistiche.
Quanto al merito, la revisione riduce gli insegnamenti tanto dell’area generale
quanto dell’area di indirizzo. Modifica i quadri orari delle discipline con
accorpamenti e riduzioni di orario per discipline fondamentali. Istituisce un
nuovo assetto del biennio, che anticipa discipline di indirizzo e
specializzazione, superando così di fatto la logica inclusiva del biennio
comune, con conseguente riduzione della possibilità di passaggio tra indirizzi e
irrigidimento delle scelte formative in età precoce. Introducendo le ore “quota
scuola” allo scopo di rendere il curricolo più aderente al tessuto produttivo
del territorio, indebolisce il valore legale del titolo di studio. Prevede
inoltre che i curricoli debbano adeguarsi costantemente alle esigenze dei
settori produttivi, compromettendo il ruolo formativo generale dell’istruzione
tecnica e subordinandolo all’interesse dell’impresa. Una simile revisione avrà
come effetti: l’impoverimento della formazione delle allieve e degli allievi per
l’acquisizione di una piena cittadinanza; la riduzione delle cattedre, con
conseguente espulsione dalla scuola di lavoratrici e lavoratori precarie e
precari che a lungo hanno contribuito al suo funzionamento; la produzione di
perdenti posto, che alla lunga potrebbero risultare in esubero a livello
provinciale.
Quanto alle modalità e alle tempistiche di attuazione, il Decreto, esito di un
processo unilaterale, che né ha previsto un reale confronto con il mondo della
scuola né ha recepito le osservazioni del CSPI, interviene a iscrizioni già
concluse e prevede l’entrata in vigore della revisione a partire dall’anno
scolastico 2026-27, determinando così una modifica sostanziale del percorso di
studi scelto da studentesse, studenti e famiglie, in evidente contrasto con il
loro diritto a una scelta consapevole e informata. A questo si aggiunge il fatto
che, considerata la sua tardiva pubblicazione, avvenuta soltanto il 9 marzo
2026, gli istituti non hanno potuto disporre del tempo necessario per discutere
nel merito le scelte
curricolari e valutare in modo coerente le loro ricadute sugli organici prima
della scadenza individuata dagli USR per la loro richiesta.
Il Collegio ritiene che una riforma di tale portata richieda adeguati tempi di
confronto, progettazione e sperimentazione. Ritiene inoltre che l’autonomia
scolastica e la collegialità non possano essere ridotte a funzioni di mero
adempimento formale e tanto meno a funzioni su cui scaricare la responsabilità
di tagli agli organici. Sottolinea infine come a suo avviso siano da
considerarsi prioritarie, rispetto a esigenze di altra natura, la tutela del
diritto allo studio e a una formazione di qualità delle studentesse, degli
studenti e delle loro famiglie e quella del diritto alla salvaguardia del posto
di lavoro del personale scolastico.
Per queste ragioni, il Collegio invita il Ministero a ritirare il Decreto o
quanto meno a differire la sua entrata in vigore di almeno un anno, in modo da
garantire per l’anno scolastico 2026-27 il rispetto delle scelte già effettuate
da studentesse, studenti e famiglie e da consentire agli istituti tempi congrui
di progettazione e sperimentazione. Allo stesso tempo, auspica l’apertura da
parte del Ministero di un confronto reale e strutturato con le organizzazioni
sindacali, con le associazioni culturali e professionali e con tutta la comunità
scolastica sugli aspetti ordinamentali, curricolari e organizzativi della
revisione.