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Giorgia Meloni a Praga e il teatrino sul mercato delle emissioni della UE
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in vista dei prossimi vertici comunitari, è andata a Praga, a parlare con un altro governo che, nella narrazione europeista, viene tratteggiato come “anti-UE” e “filo-Trump” – in un’Europa in cui la cesura con la potenza oltreoceano è insanabile. E infatti tutti devono reinventarsi […] L'articolo Giorgia Meloni a Praga e il teatrino sul mercato delle emissioni della UE su Contropiano.
October 2, 2026
Contropiano
EU Inc: il progetto europeo che rischia di smontare le tutele sul lavoro
A Bruxelles i sindacati di tutta Europa puntano il dito contro la proposta di regolamento “EU Inc”, concepita dalla Commissione europea con la finalità dichiarata di semplificare la creazione e la gestione delle imprese nel mercato unico. Dietro lo sbandierato obiettivo di rafforzare la competitività e ridurre la burocrazia, secondo la Confederazione europea dei sindacati (CES) si nasconde infatti una vera e propria minaccia nei confronti dei diritti dei lavoratori: la nuova forma societaria permetterebbe alle aziende di scegliere dove registrarsi e, potenzialmente, aggirare le leggi nazionali sul lavoro, favorendo una corsa al ribasso su salari e condizioni di lavoro. Da qui la mobilitazione sindacale davanti alle istituzioni UE, con un messaggio inequivocabile rivolto ai ministri riuniti per discuterne. Nello specifico, la proposta in questione, presentata dalla Commissione europea a marzo 2026, introdurrebbe una forma societaria armonizzata che si affiancherebbe – senza sostituirle – alle strutture già esistenti nei 27 ordinamenti nazionali. Una “EU Inc.” potrebbe nascere interamente online in 48 ore, con un costo massimo di registrazione di 100 euro e senza capitale sociale minimo, mentre trasferimenti di azioni, assemblee e persino la liquidazione si svolgerebbero in formato digitale. La protesta, organizzata dalla CES insieme alle affiliate belghe ACV-CSC, FGTB-ABVV e SYNOVA, si è svolta in concomitanza con una riunione del Consiglio dell’UE dedicata alla competitività. I sindacalisti hanno intimato ai ministri nazionali di «correggere o affossare» l’iniziativa legislativa. Secondo la CES, il testo «non prevede garanzie efficaci a tutela della contrattazione collettiva, dei diritti sindacali, del diritto all’informazione e alla consultazione, né del diritto alla partecipazione dei lavoratori», rappresentando «una minaccia diretta alla rappresentanza dei dipendenti a livello di consiglio di amministrazione» e facilitando «le strategie di ristrutturazione aziendale che minano i diritti collettivi». Un’analisi legale condotta dall’Istituto sindacale europeo ha inquadrato i rischi insiti nella proposta. Secondo il documento, le aziende potrebbero registrare i lavoratori in Stati membri con standard sociali più bassi anche quando questi si trovano altrove, eludere i diritti alla cogestione e alla rappresentanza nei consigli di amministrazione ed evitare gli obblighi di informazione e consultazione, oltre a ricorrere a liquidazioni accelerate che potrebbero lasciare i lavoratori senza stipendio. Non meno problematica è la questione delle stock option per i dipendenti, che la Commissione considera uno strumento per attrarre e fidelizzare personale. I sindacati denunciano invece l’assenza di un divieto esplicito di sostituire con questi incentivi la normale retribuzione, temendo che possano diventare un modo per pagare salari al di sotto dei minimi contrattuali integrati da azioni. In generale, preoccupa inoltre il progetto di un ciclo di vita aziendale interamente digitale, che rischierebbe di scollegare la governance dell’impresa dal luogo fisico in cui i dipendenti lavorano davvero. La Commissione sostiene che la proposta non modifichi le normative nazionali sul lavoro e sulla protezione sociale, che continuerebbero ad applicarsi. I sindacati contestano però l’adeguatezza delle garanzie previste e chiedono disposizioni vincolanti che impediscano alle imprese di sfruttare la scelta della sede legale per eludere le tutele. La segretaria generale della CES, Esther Lynch, non ha usato mezzi termini: «Le lacune nella politica dell’UE in materia di imprese sono talmente evidenti da essere visibili dallo spazio e saranno facilmente sfruttate da datori di lavoro senza scrupoli, a meno che non vengano introdotte adeguate garanzie legali». E ha aggiunto: «Allo stato attuale, la legge EU Inc consentirebbe a un’azienda con sede in Belgio, che svolge attività in Belgio, di registrarsi in Bulgaria, che attualmente ha il salario minimo più basso dell’UE, e di impiegare i propri lavoratori con salari e condizioni inferiori». Netto il suo monito finale: «Senza garanzie, ogni diritto legale e ogni contratto collettivo conquistato dai lavoratori negli ultimi 100 anni sarebbero a rischio: non resteremo a guardare mentre ciò accade». Il negoziato è ancora aperto e la Commissione auspica un accordo tra Parlamento europeo e Stati membri entro la fine del 2026. Molto dipenderà dalle norme definitive che andranno a regolare il rapporto tra il paese di registrazione scelto dall’azienda e gli Stati membri in cui essa impiega effettivamente personale. L’esito determinerà se “EU Inc.” diventerà soprattutto un meccanismo per semplificare il diritto societario transfrontaliero o un cambiamento più ampio nel modo in cui imprese, dipendenti e sistemi normativi nazionali interagiscono nel mercato unico. The post EU Inc: il progetto europeo che rischia di smontare le tutele sul lavoro appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 25, 2026
L'INDIPENDENTE
Apple riscrive le regole dell’App Store per evitare le multe UE
Apple ha infine dovuto cedere: dopo aver cercato di difendere per anni lo status quo, ha infine annunciato modifiche sostanziali alle sue politiche aziendali. I cambiamenti, conseguenza diretta delle norme introdotte dal Digital Markets Act (DMA) europeo, prevedono uno stravolgimento del sistema di gestione e monetizzazione dell’App Store, una rivoluzione che rivede radicalmente le alchimie finanziarie della distribuzione di applicazioni e software. L’annuncio di Apple esplicita sin dalle prime righe che questa rivoluzione nasce in risposta a una “stretta collaborazione” con la Commissione Europea e che, soprattutto, permette all’azienda di sedare immediatamente alcuni “disaccordi” con le istituzioni UE riguardo alle condizioni di distribuzione. In altre parole, la modifica delle policy si dimostra propedeutica a calmare le acque, a convincere Bruxelles a mantenere una posizione piú incentrata sul monitoraggio che sull’intervento, ad assicurare di aver finalmente appianato le violazioni normative di cui si sarebbe macchiata.  L’innovazione più sostanziale rappresentata da questo cambio di rotta è la morte della famigerata “Apple Tax”, la trattenuta del 30% su tutte le transazioni che avvengono all’interno dell’App Store. Considerando che l’App Store è da sempre il collo di bottiglia attraverso cui passa l’intera distribuzione di app e servizi nell’ecosistema Apple, la casa di Cupertino è ormai da anni al centro di scontri legali con aziende terze che vorrebbero esternalizzare i pagamenti – aggirando di fatto i costi delle commissioni – e con autorità antitrust che contestano come l’imposizione della distribuzione via App Store rappresenti un atteggiamento anticoncorrenziale dalle sfumature monopolistiche. Con questo aggiornamento di policy, in vigore dal primo ottobre, Apple abbassa la propria quota al 26%, mantenendo al contempo i programmi agevolati – nati in reazione ai primi scontri normativi – pensati per distributori ancora piccoli e per abbonamenti di lungo periodo, le cui commissioni restano al 15%. Aspetto più rilevante, la Big Tech permetterà a chi distribuisce software sull’App Store di proporre sistemi di pagamento alternativi a quelli controllati da Apple stessa, un’opzione che consentirà di abbassare ulteriormente le commissioni fino al 20% a livello globale, o al 10% per chi aderisce ai programmi agevolati sopracitati. Non solo: quando un’app riuscirà a convincere i propri utenti a completare un acquisto via web – quindi al di fuori dell’App Store – la trattenuta di Apple scenderà generalmente al 15%. A questo si aggiunge la possibilità di usufruire di marketplace alternativi all’App Store, opzione per cui Apple limita la propria commissione al 5%, come compenso per l’utilizzo delle sue “Core Technology”. La principale scappatoia in questo insieme di revisioni consiste nel fatto che la Big Tech continui a rifiutarsi di consentire link verso siti esterni nelle app registrate nella categoria bambini, così come di permettere agli account minorenni di aggirare agilmente i sistemi di pagamento gestiti dall’azienda – un limite giustificato come misura per prevenire truffe e adescamenti ai danni degli under 18. Fiutando il cambiamento nell’aria, insomma, Apple è intervenuta a modificare di proprio pugno le policy aziendali prima che fossero le autorità a imporle variazioni potenzialmente più dannose per il suo piano di business. L’impatto concreto di questo cambiamento si potrà valutare solo con il passare del tempo, tanto più che occorrerà verificare l’applicazione effettiva di questi intenti, che rischia comunque di essere attenuata da un’implementazione volutamente farraginosa, pensata per scoraggiare distributori e utenti dallo sfruttare pienamente queste condizioni migliorate. Nel dubbio, Bruxelles ha dichiarato che vigilerá da vicino sulla faccenda, lasciando intendere di essere pronta a riaprire il vivo delle indagini qualora i cambiamenti si rivelassero puramente di facciata. The post Apple riscrive le regole dell’App Store per evitare le multe UE appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 21, 2026
L'INDIPENDENTE
Accordo tra Europol e Israele per scambio di dati sensibili. Da abolire
Non è certo un mistero che Israele sia da diversi decenni uno dei partner privilegiati dell’Unione europea. Il problema è che continua ad esserlo nonostante i procedimenti della giustizia internazionale per il genocidio dei palestinesi. Un ulteriore problema è che non lo è solo sul piano economico e militare, ma […] L'articolo Accordo tra Europol e Israele per scambio di dati sensibili. Da abolire su Contropiano.
August 6, 2026
Contropiano