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L’offensiva di Washington contro le brigate mediche cubane
Negli ultimi giorni, circa 170 medici cubani hanno lasciato l’Honduras, dopo che l’attuale governo del conservatore Nasry Asfura ha deciso di non rinnovare l’accordo interistituzionale, firmato durante l’amministrazione dell’ex presidente Xiomara Castro e scaduto lo scorso 25 febbraio. Una scelta che non sorprende e che lo stesso Asfura ha catalogato come “una decisione di politica estera”, visti i legami di estrema sudditanza della nuova amministrazione honduregna nei confronti degli Stati Uniti e l’offensiva lanciata da Donald Trump contro Cuba. È proprio di questi giorni la disposizione del presidente ecuadoriano Daniel Noboa di rompere i rapporti diplomatici con la maggiore delle Grandi Antille ed espellerne il personale accreditato. Per promuovere “libertà, sicurezza e prosperità nella regione”, Noboa, Asfura e altri 10 presidenti latinoamericani allineati fedelmente agli interessi di Washington si riuniranno con Trump il prossimo 7 marzo. Limitare la presenza e l’influenza politica ed economica di Cina e Russia in America Latina, raccattare sostegno diplomatico (e logistico) all’ultima avventura trumpiana in Medioriente e rafforzare la “Dottrina Donroe” nel continente in vista delle elezioni in Colombia e Brasile, sembrano essere i veri obiettivi dell’incontro. In questo contesto, l’attacco sistematico dei governi vassalli a Cuba assume una rilevanza particolare. Sgretolare la credibilità del lavoro svolto dalle brigate mediche in giro per il mondo diventa un tassello strategico per l’amministrazione Trump. Proprio per questo, lo scorso anno gli Stati Uniti hanno annunciato un ampliamento delle restrizioni sui visti a quelle persone che si beneficiano del presunto “sfruttamento del lavoro” dei medici cubani all’estero. Cuba è stata inoltre inserita in una lista nera di nazioni che non compiono gli standard minimi di lotta contro la tratta delle persone. Nel mirino ci sono lavoratori e funzionari del governo cubano e di quelle nazioni coinvolte in programmi legati alle missioni mediche. Misure in perfetta continuità con le politiche adottate da Trump durante il suo primo mandato. Sono quasi 150 le disposizioni che hanno inasprito la famigerata Legge Helms-Burton. L’attacco alle brigate mediche non è altro che l’ennesimo tentativo di delegittimare il prestigio internazionale di cui gode uno dei bastioni della politica solidale della rivoluzione cubana. Si dà inoltre un’ulteriore spallata agli ingressi di divisa nell’isola. Quattro sono i pilastri del servizio medico cubano verso l’estero: brigate mediche di risposta immediata (durante l’epidemia di Covid, la brigata Henry Reeve ha soccorso circa 1,26 milioni di persone in 40 nazioni), creazione di strutture sanitarie pubbliche all’estero, formazione medica per stranieri e cura di pazienti stranieri a Cuba. Dal 1963, data d’inizio del lavoro delle brigate mediche, la patria di Martí ha mandato più di 400 mila tra medici e infermieri in 180 Paesi. Cuba investe ogni anno il 6,6% del Pil in concetto di assistenza ufficiale per lo sviluppo, la proporzione più alta al mondo. Se la compariamo con lo 0,39% della media europea e lo 0,17% degli Stati Uniti, abbiamo un’idea dell’enorme apporto realizzato nonostante l’asfissia del bloqueo statunitense. Prima della decisione di vari stati latinoamericani di fare a meno del sostegno medico cubano, le brigate operavano in circa 60 Paesi, più del 40% dei quali non pagava nulla per il sostegno ricevuto. “La decisione del nuovo governo honduregno è in sintonia con la politica anti cubana di Washington e con l’ondata neoconservatrice nella regione. Questo mette in evidenza la mancanza d’indipendenza in politica estera del nuovo governo e pregiudica principalmente la popolazione più povera”, dice a Pagine Esteri, Dyron Roque Lazo, membro della Segreteria operativa di ALBA Movimientos. Per il cattedratico ed educatore popolare, il provvedimento non tiene nemmeno in conto l’integralità dell’intervento realizzato, che non consiste solo nell’assistenza medica diretta alla popolazione, ma anche nell’offerta di borse di studio a studenti honduregni. “Purtroppo non è la prima, né sarà l’ultima volta che un governo asservito darà le spalle alla propria gente per garantire gli interessi statunitensi. Per questo noi condanniamo con forza tale decisione”. Dall’aeroporto “Ramón Villeda Morales”, nel nord dell’Honduras, l’ambasciatore cubano Juan Loforte ha ricordato l’importante lavoro svolto dai membri della brigata medica, che durante i due anni di permanenza si sono distribuiti tra ospedali, cliniche e centri di salute in 17 dei 19 dipartimenti del Paese, realizzando circa mezzo milione di visite e almeno diecimila interventi chirurgici. In particolar modo, il diplomatico ha voluto sottolineare quanto fatto con il programma Operación Milagro. “Sono state create cinque cliniche oftalmologiche, realizzando più di 40 mila visite specialistiche e almeno 7 mila operazioni”. Migliaia di persone con scarse capacità economiche, che devono fare i conti con una sanità estremamente deficitaria e che non hanno accesso a cliniche private in cui i costi di queste operazioni variano tra i 4500 e i 5700 dollari. Per Amable Hernández, ex direttore dell’Istituto nazionale di previdenza sociale per i dipendenti pubblici, ente statale che insieme al ministero della Sanità, a quello di Progettazione strategica e all’Istituto di previdenza sociale del settore scolastico hanno firmato la convenzione biennale con Cuba, la decisione di non rinnovare l’accordo è totalmente assurda. “Ogni centro oftalmologico ha la capacità di visitare dagli 80 ai 120 pazienti e di realizzare dalle 10 alle 15 operazioni al giorno, tutto completamente gratis. Quello che il governo dovrebbe fare è rinnovare l’accordo e mandare giovani medici honduregni a Cuba per specializzarsi in oftalmologia e creare risorse per il futuro. Qui non importa il colore politico o l’ideologia, ma il bene della gente. Chiudere queste cliniche è inumano, miope e attenta contro la salute visuale della popolazione”, assicura Hernández a Pagine Esteri. Particolarmente aggressiva la campagna di disinformazione lanciata da settori legati al partito di governo, con il sostegno dei principali mezzi di comunicazione in mano alle grandi famiglie e ai gruppi di potere oligarchico, che sono arrivati addirittura a ipotizzare che i medici fossero “spie del regime cubano” o comunque persone strapagate che nulla avevano a che fare con la professione medica. “Sono state inventate molte cose e ci dispiace. Quello che però è veramente importante è l’apprezzamento della gente per il lavoro svolto. Abbiamo sentito l’affetto, il sostegno e la solidarietà della gente e siamo orgogliosi di avere portato a termine la missione”, ha sottolineato l’ambasciatore Loforte. Oltre all’Honduras, anche Guatemala, Paraguay, Bahamas, Guyana, Antigua y Barbuda, San Vicente y las Granadinas hanno iniziato il ritiro delle missioni mediche. In particolare, il governo “progressista” di Bernardo Arévalo in Guatemala ha annunciato la fine dell’accordo di cooperazione che data quasi 30 anni. Il progressivo ritiro dei 412 operatori sanitari cubani, di cui 333 medici, che lavoravano in 16 dei 22 dipartimenti, specialmente nelle zone rurali con un alto grado di inaccessibilità, dà l’idea del grado di subordinazione al governo statunitense. “La relazione tra Cuba e Honduras è di vecchissima data. Qui si sono esiliati molti indipendentisti cubani e la presenza delle brigate mediche solidali risale agli uragani Fifi (1974) e Mitch (1998). Hanno salvato vite, hanno raggiunto le zone più isolate. Hanno svolto un lavoro impressionante. Non possiamo accettare che l’ingerenza straniera stronchi un’esperienza così importante per la nostra gente”, manifesta a Pagine Esteri, Erasto Reyes, presidente dell’Associazione di amicizia Honduras Cuba. Negli ultimi 25 anni, i medici cubani hanno realizzato 30 milioni di visite, decine di migliaia di operazioni chirurgiche, di cui 80 mila interventi oftalmologici, e quasi 1700 giovani si sono laureati in medicina a Cuba. “Condanniamo la decisione del signor Asfura che colpisce gli strati più poveri della popolazione. Condanniamo l’atteggiamento di totale sottomissione agli interessi di Washington. Rifiutiamo gli attacchi indiscriminati a Cuba, al diritto all’autodeterminazione dei popoli, all’uso di meccanismi di pressione per sottomettere chi non si adegua”, conclude Reyes. Fonte: Pagine Esteri Giorgio Trucchi
March 6, 2026
Pressenza
Honduras: il golpe bianco del neoliberismo selvaggio
Il governo di Nasry Asfura avvia lo smantellamento dello Stato tra privatizzazioni selvagge, licenziamenti di massa nel settore pubblico e una nuova legge sull’impiego che punta a cancellare i diritti dei lavoratori e dei sindacati. di Giorgio Trucchi (*) Non è passato nemmeno un mese dall’insediamento alla presidenza del conservatore Nasry Asfura, pupillo di Trump eletto in consultazioni marcate da
Centroamerica: autoritarismo e repressione
Stato d’assedio, pugno duro e completa genuflessione all’invadente vicino nordamericano caratterizzano gran parte dei governi della regione centroamericana. Le elezioni presidenziali che, il 1° febbraio hanno incoronato Laura Fernández, trumpiana di ferro, presidente del Costarica, hanno contribuito a far slittare ancora più a destra l’America centrale. di David Lifodi Foto: https://www.dw.com/ (Laura Fernandéz) Lo scorso 1 febbraio Laura Fernández è
February 22, 2026
La Bottega del Barbieri
Berta Cáceres: sul banco degli imputati ci sono…
… capitale finanziario e istituzioni. Il rapporto di un organismo internazionale indipendente fa luce sui mandanti; trovate qui il link al testo completo. di Giorgio Trucchi (*)   Il 12 gennaio, a poco più di un mese dal decimo anniversario dell’omicidio della dirigente indigena e attivista popolare Berta Cáceres, il Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (GIEI) ha presentato un rapporto
February 4, 2026
La Bottega del Barbieri
“LATINOAMERICA”: L’ESTREMA DESTRA ENTRA IN CARICA IN HONDURAS, A CUBA SI TEME IL BLOCCO NAVALE TOTALE USA. LA PUNTATA DI LUNEDI’ 26 GENNAIO
LatinoAmerica è la trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto. Ogni due settimane, 30 minuti in volo libero e ribelle…tra il border di Tijuana e gli orizzonti sconfinati della Patagonia. 30 minuti su Radio Onda d’Urto, dentro il ciclo della “Cassetta degli Attrezzi”: appuntamento ogni due lunedì, alle ore 18.45, e in replica il giorno dopo, il martedì, alle ore 6.30. La puntata di lunedì 26 gennaio 2026, ci porta in Honduras e Cuba.   * Honduras: martedì 27 gennaio Asfura, candidato dell’estrema destra e legato direttamente a Trump. entra in carica come presidente del Paese centroamericano, nonostante non sia mai finito il riconteggio dei voti del 30 novembre 2025, con Asfura avanti di pochi – e contestatissimi – voti. Il tutto mentre la Commissione indipendente dei diritti umani del SudAmerica ha reso noti i risultati delle indagini sull’omicidio dell’attivista Berta Caceres, ammazzata nel marzo 2016. “Capitale finanziario e istituzioni sul banco degli imputati” dice, a Radio Onda d’Urto, il giornalista Giorgio Trucchi, dal CentroAmerica.   * Cuba: Trump e Rubio minacciano il blocco navale totale, in aggiunta all’infame bloqueo in corso da oltre 60 anni, per bloccare l’arrivo di petrolio a L’Avana, spingendo così verso un cambio di regime, come già accaduto nel vicino Venezuela. Da Cuba la corrispondenza con Andrea Cegna, nostro collaboratore e curatore della newsletter Il Finestrino. Ascolta LatinoAmerica di lunedì 26 gennaio 2026. Ascolta o scarica
January 27, 2026
Radio Onda d`Urto
(NON) SOLO VENEZUELA: IN HONDURAS IL COLONIALISMO USA PASSA ATTRAVERSO LE URNE
L’aggressione militare Usa al Venezuela suona come un’esplicita minaccia in tutto il LatinoAmerica e in particolare per quei governi che – pur molto diversi tra loro – non risultano perfettamente allineati ai diktat dell’imperialismo a stelle e strisce. Non a caso, Trump ha già minacciato direttamente alcuni di questi Paesi – Cuba in testa, oltre a Colombia e Messico – e un po’ meno direttamente altri, a partire dal Brasile di Lula, con cui è in corso da mesi una guerra commerciale, tra dazi e dichiarazioni aggressive da parte di Washington, in particolare attraverso lo stesso Trump e il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, figlio di esponenti dell’ultradestra anticastrista cubana, basata a Miami. Al fianco di Trump invece si schierano i vari governi latinoamericani di ultradestra che, foraggiata e sostenuta dagli Usa, negli ultimi anni ha preso ampiamente piede nel Continente. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono Cile e Honduras. Proprio il caso del paese centroamericano è esemplificativo del modus operandi Usa. Qui, al termine di una contestatissima elezione presidenziale (avvenuta tra brogli, minacce e un lunghissimo quanto sospetto conteggio dei voti) pochi giorni fa è stato nominato presidente Nasry Asfura, il candidato ultraconservatore esplicitamente “consigliato” da Trump a elettrici ed elettori hondurgeni, che dovrebbe entrare formalmente in carica il 27 gennaio 2026. In piena campagna elettorale, a dicembre 2025, Trump aveva deciso di graziare l’ex presidente conservatore honduregno, oltre che riconosciuto fiancheggiatore del narcotraffico, Juan Orlando Hernandez, dello stesso partito di Asfura ed estradato negli Usa al termine del suo mandato nel 2022, condannato poi nel 2024 a 45 anni di carcere per cospirazione ai fini di traffico di cocaina negli Usa da un tribunale…statunitense. Su Venezuela, estrema destra continentale, uso politico dell’accusa di “narcotraffico” e in particolare sulla situazione attuale in Honduras, le valutazioni su Radio Onda d’Urto di Giorgio Trucchi, giornalista italiano, corrispondente dell’agenzia di stampa centroamericana Rel – Uita e collaboratore di Pagine Esteri. Ascolta o scarica.
January 5, 2026
Radio Onda d`Urto
Honduras: CNE diviso annulla lo spoglio e dichiara il vincitore
 In Honduras il palcoscenico è pronto per l’atto finale di elezioni che si preannunciavano molto complicate e che si sono rivelate come se la legge di Murphy si fosse manifestata nella sua forma più estrema. Delusione per un programma politico bruscamente interrotto, ripetute denunce di brogli, ipocrita e autoritaria ingerenza straniera, riassetto del potere economico e politico di fatto, radicato nel monopolio mediatico, nel bipartitismo tradizionale e, naturalmente, nello Stato. Un potere di fatto alleato del peggior conservatorismo statunitense, che non ha smesso un solo istante di cospirare e preparare le condizioni per il fallimento del governo di Xiomara Castro. A qualsiasi costo. Come era prevedibile, il bipartitismo si sta ora unendo con un obiettivo chiave: affossare definitivamente una terza via di carattere progressista che, sebbene con molti limiti, imperfezioni e contraddizioni, ha osato proporre e promuovere un cambiamento di modello e una democratizzazione dell’economia nazionale. L’accelerazione del processo di revisione speciale di migliaia di verbali elettorali con incongruenze, imposta pochi giorni fa da due dei tre consiglieri dell’autorità elettorale (Cne) in violazione della legge che amministra la materia, ha consegnato la presidenza al candidato del Partito nazionale, Nasry Asfura, sostenuto sfacciatamente da Trump e Milei. Ana Paula Hall, del Partito liberale e Cossette López, del Partito nazionale, erano sparite per alcuni giorni, suscitando molte speculazioni, tra cui quella che stessero preparando l’atto finale di questa commedia tragica da una sede diplomatica, individuata come quella argentina. Un presidente di fatto La dichiarazione ufficiale si è quindi basata sui “dati disponibili fino a quel momento” (23/12). Una misura intempestiva e sui generis presa dopo essersi assicurate la firma e il voto di Carlos Cardona, consigliere supplente di Marlon Ochoa, che nelle settimane precedenti aveva ripetutamente denunciato tutte le irregolarità commesse prima, durante e dopo il voto del 30 novembre e che aveva abbandonato la seduta plenaria prima della votazione. Ochoa aveva abbandonato la sessione rifiutandosi di legittimare ciò che riteneva uno sfrontato golpe elettorale. Aveva inoltre ricordato che solo nel 30% delle urne (5.690) era stata accertata una coincidenza totale tra i dati biometrici e i verbali scritti, mentre nelle restanti 13.135 erano state rilevate forti discrepanze. Nonostante ciò, le due consigliere del bipartitismo avevano deciso di inviare a revisione solo poco più di 2.000 verbali. Inoltre, interrompendo i lavori per dichiarare frettolosamente un vincitore, non avevano permesso di controllare gli ultimi 500 verbali. “Quello che stiamo vivendo oggi è un nuovo golpe elettorale. Le due consigliere del bipartitismo, strumentalizzate da pressioni interne e dall’estero, hanno deciso di nominare un presidente senza esaminare circa 288 ricorsi e più di 10.000 verbali con incongruenze, che erano in attesa di scrutinio speciale e conteggio voto per voto”, ha denunciato Ochoa. Il consigliere in carico al partito di governo Libertà e Rifondazione (Libre) ha chiarito che qualsiasi dichiarazione emessa non avrà valore legale, già che la legge obbliga prima a controllare tutti i verbali che sono stati sottoposti a scrutinio speciale. La decisione di dichiarare i vincitori a livello presidenziale, legislativo e municipale ha infatti interrotto lo scrutinio speciale di migliaia di verbali, ignorando tutti i ricorsi presentati dai vari partiti. Fino a quel momento era stato ricontrollato solo il 97,7% dei verbali presidenziali, il 74,8% di quelli municipali e appena il 58,8% di quelli legislativi. Nonostante ciò, il Cne ha dichiarato Nasry Asfura, il candidato di Trump, come nuovo presidente dell’Honduras con lo 0,72% di voti in più di Salvador Nasralla del Partito liberale. Ochoa ha infine informato di avere già presentato una denuncia per possibili reati elettorali. Due pesi, due misure Contrariamente alla posizione assunta nelle passate elezioni in Venezuela, dove il conteggio voto per voto e la revisione di tutte le contestazioni erano diventati il mantra di Stati Uniti e dei suoi alleati non riconoscendo la vittoria di Maduro, questa volta sembra non avere la stessa importanza. L’ipocrisia dei “due pesi e due misure” non è certo nuova e mostra l’importanza geostrategica e geopolitica che l’Honduras ha per Washington. “Le voci di 3,4 milioni di honduregni devono essere rispettate e ascoltate. Oggi il Dipartimento di stato ha revocato il visto a Mario Morazán (magistrato della Corte di giustizia elettorale) per aver ostacolato il riconteggio dei voti nel processo elettorale democratico dell’Honduras. Gli Stati Uniti non tollereranno azioni che minino la nostra sicurezza nazionale e la stabilità della nostra regione”, ha scritto il segretario di Stato, Marco Rubio, sul suo account X. Anche l’Organizzazione degli stati americani (OSA) ha lanciato un appello urgente alle autorità elettorali dell’Honduras affinché concludessero lo spoglio “il più velocemente possibile, nel rigoroso rispetto della legge e con piene garanzie per tutti gli attori politici e sociali”. Parole al vento. Lo stesso giorno della dichiarazione rilasciata da Rubio, gli Stati Uniti hanno respinto la richiesta di visto di Marlon Ochoa e revocato il visto al presidente del Congresso, Luis Redondo, “per aver minato la democrazia”. In Honduras si apre ora un difficile processo di transizione verso la restaurazione di un modello che ha ridotto più del 70 per cento della popolazione in miseria. Resistere, ricostruire credibilità e non abbassare la testa sembra essere l’unico modo per far fronte a ciò che verrà. Fonte: LINyM (spagnolo) Giorgio Trucchi
December 26, 2025
Pressenza
In Honduras le urne sono piene di brogli
Marco Consolo Dopo 10 giorni dalle elezioni generali in Honduras (presidenziali, legislative e municipali) nel Paese regna l’incertezza e cresce la tensione.  Ad oggi, ancora non si conosce il risultato finale di un voto pesantemente marcato da denunce di irregolarità e brogli, e da strane e molteplici interruzioni del sistema di trasmissione dei dati da […]
December 15, 2025
Comitato Carlos Fonseca
Honduras: movimenti popolari respingono l’ingerenza statunitense nelle elezioni
Basta violazioni della sovranità nazionale! Ulteriori prove della frode Il 4 dicembre scorso organizzazioni indigene e contadine si sono mobilitate dai loro territori verso la capitale per denunciare e respingere l’ingerenza degli Stati Uniti nel processo elettorale appena svoltosi in Honduras, mettendo in guardia dal ritorno al potere di settori politici ed economici violenti e criminali. “Il processo elettorale nel nostro Paese dimostra la reale capacità degli Stati Uniti di influenzare la nostra fragile democrazia (…) Che la propaganda del presidente Trump abbia favorito il Partito nazionale, nonostante i suoi comprovati legami con il narcotraffico, è stato un atto palesemente d’ingerenza e violatorio della libera volontà dei popoli”, si legge nel comunicato delle organizzazioni che si sono radunate davanti al centro operativo del Consiglio nazionale elettorale (Cne). Seminare paura Pochi giorni prima del voto, il presidente statunitense ha rotto il silenzio elettorale con un messaggio pubblicato sul suo account Truth Social, in cui annunciava il suo sostegno incondizionato al candidato del Partito nazionale, Nasry Asfura, definendo “quasi comunista” e “poco affidabile” il candidato del Partito liberale, Salvador Nasralla, e “comunista” e “ammiratrice di Fidel Castro” la sua avversaria del partito di governo Libertà e Rifondazione (Libre), Rixi Moncada. Poco dopo, il presidente argentino di estrema destra Javier Milei si è unito all’appello di Trump. Il giorno seguente, lo stesso Trump ha gettato benzina sul fuoco annunciando che avrebbe graziato l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, condannato a 45 anni di carcere per reati legati al traffico di droga. In caso di sconfitta di Asfura, gli Stati Uniti non avrebbero più investito nel Paese, tanto meno – ha scritto – se avesse vinto Moncada. Il giorno dopo le elezioni, il leader statunitense ha pubblicato nuovamente minacce contro coloro che starebbero organizzando una frode per impedire la vittoria del candidato nazionalista. Mai, nella storia elettorale dell’Honduras, si era vista un’ingerenza straniera così grossolana e sfacciata come quella attuale, con il silenzio complice delle missioni di osservazione internazionale. Con l’88% dei voti trasmessi, Asfura è in testa alle elezioni presidenziali honduregne, con un margine di 20 mila voti su Nasralla. “Non ci piegheranno” Mentre i candidati del bipartitismo e della destra tradizionale si scambiano accuse e si proclamano vincitori, Rixi Moncada e Libre denunciano brogli attraverso la manipolazione del sistema di trasmissione dei risultati preliminari (Trep), l’ingerenza straniera e l’alterazione dei verbali. “La manovra è grossolana: un intervento straniero sfacciato, minaccioso, ingiusto e infame per distorcere la volontà popolare e frenare Rixi”, attacca dal suo account X  l’ex presidente Manuel Zelaya. “Signor Donald Trump, lei non ci intimidisce, abbiamo resistito a colpi di Stato, frodi monumentali, omicidi politici e persecuzioni. Se siamo sopravvissuti alla narcodittatura, crede che un suo tweet ci piegherà?”, ha aggiunto. Per l’analista politico Óscar Chacón, intervistato dal Diario Uchile, l’atteggiamento del presidente statunitense rivela una forte contraddizione. “C’è tutta una narrativa che cerca di creare l’immagine di (Nicolás) Maduro come un capo di Stato a capo di un’organizzazione narcoterroristica, senza che fino ad oggi siano state presentate prove convincenti al riguardo. Allo stesso tempo, negli Stati Uniti viene liberata una persona su cui esiste una quantità monumentale di prove che dimostrano che ha introdotto enormi quantità di cocaina negli Stati Uniti”. Venti di frode Le organizzazioni indigene e contadine hanno puntato il dito contro “l’ipocrita lotta internazionale contro il narcotraffico” e hanno denunciato la “liberazione del narco-dittatore Juan Orlando Hernández” che, insieme al suo partito, “ha trasformato l’Honduras in uno Stato narco, strumentalizzando le istituzioni per affari criminali e la proliferazione di gravi violazioni dei diritti umani”. Il comunicato del movimento popolare honduregno indica anche i due partiti tradizionali che si contendono il potere come “responsabili storici della povertà e dell’ingiustizia che affliggono l’Honduras”. In questo senso, hanno chiesto il rispetto della volontà sovrana del popolo honduregno, la garanzia di uno scrutinio rigoroso e l’attribuzione delle responsabilità alla consigliera del Cne, Cossette López, e a tutte le persone responsabili delle cospirazioni contro il processo elettorale. Nelle settimane precedenti alle elezioni, il consigliere del Cne, Marlon Ochoa, aveva denunciato l’esistenza di un piano orchestrato dall’opposizione per destabilizzare il processo elettorale. Diverse registrazioni audio coinvolgevano López, il capogruppo del Partito nazionale, Tomás Zambrano, e un membro delle Forze armate. Ieri (4/12), lo stesso Ochoa ha tenuto una conferenza stampa per denunciare quello che considera un colpo di Stato elettorale (qui il comunicato ufficiale). Su 15.297 verbali trasmessi, 13.246 (86,6%) presentano errori e incongruenze tra la registrazione biometrica e il contenuto del verbale trasmesso tramite il Trep. La differenza ammonta a oltre 982 mila voti. Inoltre, Ochoa ha spiegato che è stato rilevato che il Trep non leggeva né interpretava correttamente i numeri dei voti scritti a mano nei verbali e che trasferiva i voti da un candidato all’altro o da un partito all’altro. Ha anche denunciato che 16.615 verbali sono stati trattenuti all’interno del sistema per 40 ore, la pagina di divulgazione dei risultati è rimasta inattiva per diverse ore e ha subito continue interruzioni. “Una matematica fatta su misura per il bipartitismo con il sostegno pubblico di Washington”, ha affermato il consigliere. Per Ochoa si tratterebbe di una “operazione coordinata tra forze interne alla leadership del bipartitismo e un’ingerenza straniera alleata, che sta imponendo una decisione elettorale che spetta solo al popolo sovrano”. Appello all’unità Le organizzazioni sociali si sono mobilitate verso l’ambasciata degli Stati Uniti a Tegucigalpa, dove hanno lanciato un appello alle organizzazioni contadine, operaie, indigene, femministe e ambientaliste del Paese affinché consolidino la più ampia unità popolare, “per costruire un programma di lotta e difendere l’autodeterminazione dei nostri popoli e territori”. “Si tratta di una flagrante violazione della sovranità nazionale e di un tentativo di plasmare la percezione pubblica e la stabilità sociale in un momento critico per l’Honduras. È inaccettabile che i messaggi di altri Stati vengano utilizzati per esercitare pressioni, influenzare o condizionare l’esito politico dell’Honduras”, ha avvertito Wendy Cruz della Vía Campesina Honduras. “Denunciamo una frode e una manipolazione mediatica che si sta preparando da giorni da parte dei gruppi di potere nazionali e degli Stati Uniti, che stanno giocando un ruolo determinante nelle elezioni”, ha detto Bertha Zúniga, coordinatrice del Copinh. “Non possiamo rimanere in silenzio”, ha continuato, “invitiamo tutte le persone consapevoli a unirsi a questa protesta, perché stanno tornando al potere le strutture criminali che stanno dietro a questi candidati. Dobbiamo alzare la voce!”.   Fonte: LINyM (spagnolo) Giorgio Trucchi
December 5, 2025
Pressenza
Movimenti popolari respingono l’ingerenza statunitense nelle elezioni
Il 4 dicembre scorso, organizzazioni indigene e contadine si sono mobilitate dai loro territori verso la capitale per denunciare e respingere l’ingerenza degli Stati Uniti nel processo elettorale appena svoltosi in Honduras, mettendo in guardia dal ritorno al potere di settori politici ed economici violenti e criminali. “Il processo elettorale nel nostro Paese dimostra la reale capacità degli Stati Uniti di influenzare la nostra fragile democrazia (…) Che la propaganda del presidente Trump abbia favorito il Partito nazionale, nonostante i suoi comprovati legami con il narcotraffico, è stato un atto palesemente d’ingerenza e violatorio della libera volontà dei popoli”, si legge nel comunicato delle organizzazioni che si sono radunate davanti al centro operativo del Consiglio nazionale elettorale (Cne). Seminare paura Pochi giorni prima del voto, il presidente statunitense ha rotto il silenzio elettorale con un messaggio pubblicato sul suo account Truth Social, in cui annunciava il suo sostegno incondizionato al candidato del Partito nazionale, Nasry Asfura, definendo “quasi comunista” e “poco affidabile” il candidato del Partito liberale, Salvador Nasralla, e “comunista” e “ammiratrice di Fidel Castro” la sua avversaria del partito di governo Libertà e Rifondazione (Libre), Rixi Moncada. Poco dopo, il presidente argentino di estrema destra Javier Milei si è unito all’appello di Trump. Il giorno seguente, lo stesso Trump ha gettato benzina sul fuoco annunciando che avrebbe graziato l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, condannato a 45 anni di carcere per reati legati al traffico di droga. In caso di sconfitta di Asfura, gli Stati Uniti non avrebbero più investito nel Paese, tanto meno – ha scritto – se avesse vinto Moncada. Il giorno dopo le elezioni, il leader statunitense ha pubblicato nuovamente minacce contro coloro che starebbero organizzando una frode per impedire la vittoria del candidato nazionalista. Mai, nella storia elettorale dell’Honduras, si era vista un’ingerenza straniera così grossolana e sfacciata come quella attuale, con il silenzio complice delle missioni di osservazione internazionale. Con l’88% dei voti trasmessi, Asfura è in testa alle elezioni presidenziali honduregne, con un margine di 20 mila voti su Nasralla. “Non ci piegheranno” Mentre i candidati del bipartitismo e della destra tradizionale si scambiano accuse e si proclamano vincitori, Rixi Moncada e Libre denunciano brogli attraverso la manipolazione del sistema di trasmissione dei risultati preliminari (Trep), l’ingerenza straniera e l’alterazione dei verbali. “La manovra è grossolana: un intervento straniero sfacciato, minaccioso, ingiusto e infame per distorcere la volontà popolare e frenare Rixi”, attacca dal suo account X  l’ex presidente Manuel Zelaya. “Signor Donald Trump, lei non ci intimidisce, abbiamo resistito a colpi di Stato, frodi monumentali, omicidi politici e persecuzioni. Se siamo sopravvissuti alla narcodittatura, crede che un suo tweet ci piegherà?”, ha aggiunto. Per l’analista politico Óscar Chacón, intervistato dal Diario Uchile, l’atteggiamento del presidente statunitense rivela una forte contraddizione. “C’è tutta una narrativa che cerca di creare l’immagine di (Nicolás) Maduro come un capo di Stato a capo di un’organizzazione narcoterroristica, senza che fino ad oggi siano state presentate prove convincenti al riguardo. Allo stesso tempo, negli Stati Uniti viene liberata una persona su cui esiste una quantità monumentale di prove che dimostrano che ha introdotto enormi quantità di cocaina negli Stati Uniti”. Venti di frode Le organizzazioni indigene e contadine hanno puntato il dito contro “l’ipocrita lotta internazionale contro il narcotraffico” e hanno denunciato la “liberazione del narco-dittatore Juan Orlando Hernández” che, insieme al suo partito, “ha trasformato l’Honduras in uno Stato narco, strumentalizzando le istituzioni per affari criminali e la proliferazione di gravi violazioni dei diritti umani”. Il comunicato del movimento popolare honduregno indica anche i due partiti tradizionali che si contendono il potere come “responsabili storici della povertà e dell’ingiustizia che affliggono l’Honduras”. In questo senso, hanno chiesto il rispetto della volontà sovrana del popolo honduregno, la garanzia di uno scrutinio rigoroso e l’attribuzione delle responsabilità alla consigliera del Cne, Cossette López, e a tutte le persone responsabili delle cospirazioni contro il processo elettorale.   Nelle settimane precedenti alle elezioni, il consigliere del Cne, Marlon Ochoa, aveva denunciato l’esistenza di un piano orchestrato dall’opposizione per destabilizzare il processo elettorale. Diverse registrazioni audio coinvolgevano López, il capogruppo del Partito nazionale, Tomás Zambrano, e un membro delle Forze armate. Ieri (4/12), lo stesso Ochoa ha tenuto una conferenza stampa per denunciare quello che considera un colpo di Stato elettorale (qui il comunicato ufficiale). Su 15.297 verbali trasmessi, 13.246 (86,6%) presentano errori e incongruenze tra la registrazione biometrica e il contenuto del verbale trasmesso tramite il Trep. La differenza ammonta a oltre 982 mila voti. Inoltre, Ochoa ha spiegato che è stato rilevato che il Trep non leggeva né interpretava correttamente i numeri dei voti scritti a mano nei verbali e che trasferiva i voti da un candidato all’altro o da un partito all’altro. Ha anche denunciato che 16.615 verbali sono stati trattenuti all’interno del sistema per 40 ore, la pagina di divulgazione dei risultati è rimasta inattiva per diverse ore e ha subito continue interruzioni. “Una matematica fatta su misura per il bipartitismo con il sostegno pubblico di Washington”, ha affermato il consigliere. Per Ochoa si tratterebbe di una “operazione coordinata tra forze interne alla leadership del bipartitismo e un’ingerenza straniera alleata, che sta imponendo una decisione elettorale che spetta solo al popolo sovrano”. Appello all’unità Le organizzazioni sociali si sono mobilitate verso l’ambasciata degli Stati Uniti a Tegucigalpa, dove hanno lanciato un appello alle organizzazioni contadine, operaie, indigene, femministe e ambientaliste del Paese affinché consolidino la più ampia unità popolare, “per costruire un programma di lotta e difendere l’autodeterminazione dei nostri popoli e territori”. “Si tratta di una flagrante violazione della sovranità nazionale e di un tentativo di plasmare la percezione pubblica e la stabilità sociale in un momento critico per l’Honduras. È inaccettabile che i messaggi di altri Stati vengano utilizzati per esercitare pressioni, influenzare o condizionare l’esito politico dell’Honduras”, ha avvertito Wendy Cruz della Vía Campesina Honduras. “Denunciamo una frode e una manipolazione mediatica che si sta preparando da giorni da parte dei gruppi di potere nazionali e degli Stati Uniti, che stanno giocando un ruolo determinante nelle elezioni”, ha detto Bertha Zúniga, coordinatrice del Copinh. “Non possiamo rimanere in silenzio”, ha continuato, “invitiamo tutte le persone consapevoli a unirsi a questa protesta, perché stanno tornando al potere le strutture criminali che stanno dietro a questi candidati. Dobbiamo alzare la voce!”. (foto Luis Méndez) Fonte: LINyM (spagnolo) Giorgio Trucchi
December 5, 2025
Pressenza