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Stiamo vivendo eventi che decidono la politica collettiva della obiezione di coscienza in Italia, lunga 80 anni
Finalmente il consiglio Nazionale MIR, riunito una seconda volta sul tema il 15 luglio, è riuscito a dare una risposta ad un problema di lingua italiana: che cosa significhino le parole  (non degli articoli di propaganda o della presentazione della proposta, ma) della proposta di legge sulla difesa “altra”: “complementare” alle FF.AA.: significa militarismo. Già il verbale di Pax Christi Centro del 2 luglio aveva dichiarato che quella proposta “non [è] soddisfacente, in quanto considera la DPN come complementare alla difesa armata, mentre per noi (sul piano etico) essa è alternativa a quella armata”.  Tutte le presentazioni e articoli di propaganda di quella difesa “altra” non riescono a coprire il fatto che quella difesa è militarista. Nella favola, il ragazzino  esclama: “Il re è nudo!”. Ma il comunicato ancora mantiene un’ambiguità: si dichiara “perplesso”. Questa è una parola che non vuole dire nulla di preciso; soprattutto essa permette a chi la dice di nascondere il proprio pensiero sul tema. Ma come si fa ad essere perplessi per tre mesi interi senza sciogliere i dubbi? Di fatto però dichiara che “sostiene anche questa raccolta firme, intendendo la DCNANV come alternativa alla difesa militare, come sta scritto anche nella presentazione sul sito della attuale Campagna”. Il minimo che si può dire è che, oltre alla perplessità, qui c’è anche una confusione: come si fa a vedere “complementare” e intendere “alternativa”? Forse qui c’è il Re di Inghilterra che dice: “La misura lineare da adottare è la distanza dal mio naso al mio pollice”; e la yarda fu? O forse c’è Georg Hegel per il quale ciò che è ideale è reale (anche se la parola lo contraddice)? Qualsiasi psicologo vi dice che perdere il senso della realtà è il primo sintomo di malattia psichica. Simbolo ne è Pinocchio che sotterra lo zecchino d’oro credendo di piantare l'”albero dei denari”. Insomma, il comunicato dice che la difesa “altra” non è la DPN, ma non dice in che senso non lo è, come se le altre parole della presentazione della proposta (“integrata e collaterale”) e soprattutto gli esempi suggeriti (quelli delle difese della Svezia e della Svizzera) non indicassero con chiarezza che la difesa “altra” è militarista (cioè, quella secondo la NATO). Non sarebbe nulla di strano che ci sia chi sostiene questo tipo di difesa. Già dal 1988 in Italia è attivo il Centro Studi Difesa Civile di Roma che ha cercato (senza gran successo) di accordarsi con i militari per introdurre una difesa solo civile. In Francia il “non violento” Jean-Marie Muller era per questo tipo di difesa. Perciò basterebbe semplicemente dichiararsi per quale tipo di difesa si è, invece di usare tutte le parole possibili sul tipo di difesa, senza scegliere tra esse. Ma allora sarebbe chiaro che con essa l’art. 11 della Costituzione verrebbe subordinato all’aartenenza alla NATO, i 500 a Sarajevo e MIR Sada sarebbero state avventure, la marcia PG-Assisi diventerebbe una manifestazione di regime, la Flottiglia sarebbe una provocazione internazionale,  i portuali di Genova non potrebbero boicottare il commercio delle armi di Israele, Pax Christi diventerebbe una dipendenza dell’Ordinariato Militare  e finalmente il Servizio civile verrebbe ridotto al solo art. 3 (solidarietà sociale), per invece preoccuparsi della gestione della difesa nazionale interna durante una guerra. Insomma per dirla alla Papa Leone, questa difesa sarebbe disarmata ma non disarmante; cioè una difesa solo civile, ma non attivamente non violenta. Quindi la sua politica collettiva di obiezione di coscienza e di non violenza è differente da quella della DPN della Campagna OSM-DPN; ed è bene tenere distinte le due strade, senza mischiare le loro parole; che altrimenti si confondono le idee proposte e la gente resta “perplessa”. Eppure da due mesi il Presidente  MIR aveva dato una soluzione precisa al problema di lingua italiana che dà quella proposta di difesa “altra”;  e aveva invitato il C.N. a fare chiarezza. Ma il comunicato del CN invece ribadisce  accordi e decisioni precedenti per cui alcuni (quanti? Maggioranza del CN o minoranza? Un’altra ambiguità) membri del CN vogliono mantenere il sostegno ad una campagna il cui significato essi non sanno dichiarare con precisione alla gente. Quindi dei fatti organizzativi hanno negato la ricerca della verità verso la gente e verso se stessi. Il Presidente a questo punto giustamente si dimette, mentre il CN resta indifferente alle dimissioni (neanche una parola di commento). Questi membri del CN che sono perplessi sulle parole però hanno posto la organizzazione (anche se sbagliata) prima della verità verso la gente invitata a firmare.  Invece Gandhi, la cui immagine è in tutte le presentazioni della difesa “altra”, nel 1922 arrestò la prima campagna nazionale non violenta in India, nonstante avesse quasi vinto, perché non c’era più corrispondenza veritiera tra le azioni popolari e i suoi proclami di non violenza: per lui prima andava la verità e poi la organizzazione. Invito i promotori della Campagna di dar fede alla figura di Gandhi stampata dappertutto: seguite il suo insegnamento! Tanto più che è ben noto che, quando c’è un vizio sostanziale, un patto (anche un matrimonio!) non vale. Qui il vizio è che le presentazioni della proposta della difesa “altra” dicono una cosa (“difesa popolare non violenta”, che è quella sostenuta dalla Campagna OSM-DPN per vent’anni; o “difesa civile non armata e non violenta”, che è la sua traduzione nelle leggi italiane) mentre il suo testo  (quello che conta in Parlamento) dice un’altra cosa, “difesa complementare”, che significa “integrata” nella difesa NATO. Quando c’è un vizio sostanziale non c’è  c’è da mangiare la mela che si è ammesso che è avvelenata (“complementare”) per una malposta obbedienza a dei patti. Dov’è finita in Italia la non violenza come ricerca della Verità (Satyagraha) dei Capitini, Lanza del Vasto, don Milani, La Pira, D. Tonino Bello, ? A mia memoria  questo comunicato segna il punto più basso di 70 anni di vita del MIR in Italia. Finale sul comico: questi “perplessi” vogliono un convegno sulla DPN “anche per fornire al Parlamento elementi utili per la formulazione finale della Legge”; cioè vogliono 1) vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato (la raccolta delle firme sta andando male); e 2) credono che i deputati  prenderanno l’imbeccata da loro che non sanno distinguere la DPN da una sua contraffazione in termini della NATO. Il convegno sulla DPN s’ha da fare, certo. Ma non con quelli che vogliono essere “complementari” alle FF.AA. per avere in cambio dei regali dal Parlamento (di destra!); ma con quelli che non sono mai stati militaristi ma per una pace e una difesa disarmante : Peace Brigades International, Operazione Colomba, Corpi Civili di Pace, Emergency; allo scopo di promuovere un programma , al di là di sogni di una facile vittoria guadagnata con delle semplici firme, per concertare le iniziative dal basso le azioni e le pressioni sul Parlamento per fare avanzare la DPN. Antonino Drago P.S. Segnalo l’ottimo studio di Ermete Ferraro sulle difese non armate in varie nazioni europee. E’ sul suo blog: https://ermetespeacebook.blog/2026/07/08/difesa-civile-si-ma-quale/ Segnalo anche il suo commento alle sue dimissioni da Presidente del MIR. Antonino Drago
July 23, 2026
Pressenza
Ermete Ferraro sulle sue dimissioni da Presidente del MIR
A margine di quanto esposto nella ‘lettera agli iscritti’ inviata dal Consiglio Nazionale del Movimento Internazionale della Riconciliazione e pubblicizzata anche sui canali sociali, credo che sia giusto integrarla con alcune precisazioni da parte mia. La decisione di dimettermi dall’incarico di presidente dello storico movimento, a nove mesi dalla scadenza del mio secondo mandato, è motivata da un lato dalla volontà di rispettare, pur non condividendolo, quanto è stato deciso a maggioranza dal C.N. in merito alla partecipazione attiva del MIR Italia alla raccolta di firme a sostegno della legge d’iniziativa popolare sulla difesa civile, non armata e nonviolenta presentata a marzo alla Corte di Cassazione. Dall’altro, è una scelta che nasce dalla mia esigenza di chiarezza e coerenza nei riguardi della posizione critica assunta a ragion veduta nei suoi confronti, ampiamente motivata e condivisa anche da altri consiglieri, per cui non mi sento d’interpretare ancora il ruolo di portavoce e rappresentante del Movimento. Non si tratta di semplici divergenze di opinione o di posizioni discordanti, che possono e devono essere ricondotte all’interno di una democratica logica associativa. Siamo di fronte, infatti, ad una questione fondamentale per ogni ricercatore/ educatore/ attore per la pace, dal momento che una genuina proposta d’un modello di difesa realmente alternativo a quello militare (e quindi civile, sociale, popolare e nonviolento) costituisce il fulcro dell’indispensabile ‘programma costruttivo’ di cui un’organizzazione pacifista, antimilitarista e disarmista si fa portatrice. Ecco perché, oltre a consentirmi di esporre pubblicamente gli argomenti che sono alla base delle mie osservazioni critiche alla L.I.P. e alla relativa campagna “Un’altra difesa è possibile”, pubblicando due articoli sul mio blog 1, le mie dimissioni da presidente mi permettono anche d’interagire a titolo personale con altri soggetti e d’intervenire in confronti pubblici senza preoccuparmi di coinvolgere il MIR nelle mie valutazioni. Ovviamente proseguirò la mia attività di consigliere nazionale e non farò certo mancare l’impegno nelle campagne comuni sulle quali il Movimento si è unanimemente espresso nelle sue ultime due assemblee nazionali: obiezione di coscienza preventiva, ecopacifismo, no al nucleare civile e militare, educazione alla e per la pace. Non è in atto alcuna frattura e la solidarietà con amici/che e compagni/e resta piena, ma il rispetto della verità e la necessità di evitare falsi unanimismi su questa scottante materia sono per me troppo importanti perché io possa far finta di nulla. Naturalmente la mia scelta di ‘non collaborazione’ con questo progetto di legge minimalista e contraddittorio sulla DCNANV non comporta alcuna forma di boicottaggio degli sforzi che stanno impegnando in questa fase lo stesso MIR e le altre componenti della Rete Italiana Pace e Disarmo. Temo piuttosto che il mancato raggiungimento del numero di firme necessarie per portare la proposta in Parlamento, oppure un suo ulteriore travisamento attraverso emendamenti al testo in sede legislativa, possano rivelarsi un pericoloso e clamoroso passo falso, compromettendo credibilità e affidabilità dell’intero movimento. Anche in questo caso, però, la nostra coscienza di persuasi della nonviolenza deve garantire l’autonomia di ciascuno, cercando però di guidarci anche verso una risoluzione costruttiva di questo dissidio interno. Ermete Ferraro 1 Ermete Ferraro, Difesa Civile sì. Ma quale? 1 e 2 > https://ermetespeacebook.blog/2026/07/08/difesa-civile-si-ma-quale/ ; https://ermetespeacebook.blog/2026/07/21/difesa-civile-si-ma-quale-2/ Redazione Italia
July 22, 2026
Pressenza
Lettera del Consiglio Nazionale del MIR agli iscritti
Il Consiglio Nazionale del MIR, riunitosi il 15 luglio 2026, dopo lunga discussione, successiva alle discussioni già avvenute in due precedenti riunioni, ha accettato a maggioranza e con sofferenza le dimissioni da Presidente MIR presentate da Ermete Ferraro. Il motivo delle sue dimissioni è collegato alla Proposta di Legge di Iniziativa Popolare per “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta”, per la quale è in corso la Campagna di raccolta firme per la sua presentazione al Parlamento. Il 13 maggio scorso Ermete Ferraro, come Presidente del M.I.R, ha inviato alla Segreteria della Campagna “Un’altra difesa è possibile” una lettera con le osservazioni critiche che erano emerse dall’Assemblea nazionale del M.I.R. di fine aprile, circa il testo della Proposta di Legge. Il dibattito sull’argomento è continuato sul Forum del MIR e nel Consiglio Nazionale, arrivando alla decisione di sostenere come MIR la Campagna “Un’altra difesa è possibile”, nonostante le perplessità relative ad alcuni punti della proposta di legge, in particolare alla frase dell’art.1 che riconosce la difesa civile, non armata e nonviolenta come  “complementare alle forme di difesa militare”. Il MIR, che sostenne la Campagna del 2014-15 “Un’altra difesa è possibile”, di raccolta firme per la  presentazione della proposta di legge di “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta” (presentata nell’art.1 come “forma di difesa alternativa a quella militare denominata “Difesa civile, non armata e nonviolenta”, quale strumento di difesa che non comporti l’uso delle armi ed alternativo a quello militare”), sostiene anche questa raccolta firme, intendendo la DCNANV come alternativa alla difesa militare, come sta scritto anche nella presentazione sul sito della attuale Campagna. Questa decisione, presa dall’Assemblea e dal Consiglio Nazionale, non è condivisa da tutti e non ha il consenso del Presidente Ferraro, il quale ha presentato per questo le sue dimissioni. Il MIR ritiene utile organizzare sulla difesa civile nonviolenta un convegno di approfondimento e confronto con altre organizzazioni, anche per fornire al Parlamento elementi utili per la formulazione finale della Legge. Pace forza e gioia. 20 luglio 2026                                                            Il Consiglio Nazionale MIR MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione
July 22, 2026
Pressenza
Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva
In questi anni di costante e quotidiano lavoro di monitoraggio del livello di bellicismo nei luoghi della formazione e della società civile, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha segnalato e pubblicato numerosissimi casi di invasione delle forze armate nelle scuole, ma anche analisi approfondite sull’avanzare della “Cultura della difesa”, sul riarmo e sul contesto geopolitico in cui prendevano significato quelle iniziative. In un quadro caratterizzato da un radicale antimilitarismo, che accomuna tutte le componenti dell’Osservatorio, di cui diverse si riferiscono esplicitamente alla tradizione pacifista e nonviolenta, chi ha preso parte al suo percorso ha maturato via via la consapevolezza di un chiaro processo guerrafondaio in cui molte istituzioni, a partire dai governi e dagli apparati economici degli Stati che fanno affari con gli armamenti, per finire con le organizzazione internazionali, tra cui la NATO, stanno trascinando le popolazioni verso il baratro della guerra, cercando di indorare la pillola di una tragedia mondiale che deve necessariamente allertare per il semplice motivo che per la qualità e la quantità dell’arsenale a disposizione, la deflagrazione che si prevede non può che essere l’ultima, l’estrema e la definitiva misura per spazzare via l’umanità intera dalla faccia della Terra. E, allora, in considerazione di queste analisi e delle evidenze empiriche raccolte, chi si ritrova quotidianamente a costruire il sostrato concreto che costituisce il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pur nella consapevolezza dello sforzo profuso da chi è stato coinvolto nell’estensione della PdL Un’altra difesa è possibile, la cui storia nell’ambito del movimento pacifista non è in discussione, vorrebbe mettere in evidenza tutte le perplessità che essa ha suscitato in ambienti e in soggetti con altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta, soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere nel contesto internazionale. Tra le varie perplessità emerse, si segnalano ad esempio: – Serena Tusini, sindacalista e docente tra le promotrici dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Contropiano» il 28 marzo 2026, critica aspramente la PdL sulla difesa nonviolenta, definendola una proposta datata e funzionale alla dottrina NATO della “difesa totale” (CIMIC) nella quale l’ambito civile è interamente e strutturalmente come terreno operativo militare. Alla luce di questo, Tusini denuncia la proposta come uno strumento per militarizzare i cittadini, con il servizio civile che funge da “cavallo di Troia” per il ritorno della leva obbligatoria, criticando infine il terzo settore per favorire la privatizzazione dello stato sociale. – Michele Lucivero, giornalista e docente tra i promotori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Pressenza» il 6 maggio 2026, denuncia il rischio che il ritorno della leva obbligatoria in Europa trasformi il servizio civile proposto nella PdL in una difesa “complementare” subordinata alle logiche militari della NATO, tradendo così l’eredità etica di don Lorenzo Milani e la storia dell’obiezione di coscienza. Attraverso un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, viene analizzato il “modello svedese”, in cui il servizio civile dal 2026 include compiti di cybersicurezza e logistica strettamente integrati all’apparato bellico. Di fronte a queste dinamiche, l’autore solleva il dilemma morale di dover difendere alleanze militari che agiscono come oppressori e invita il movimento pacifista italiano, dove la leva non è ancora attiva, a una disobbedienza civile totale, proponendo anche la creazione di un fondo economico per sostenere chi rifiuta radicalmente la militarizzazione; – Antonino Drago, primo proponente di un progetto di legge sulla difesa popolare nonviolenta (1969), e Franco Dinelli, Direttore Centro Studi di Pax Christi, in un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» il 16 maggio 2026, criticano duramente la PdL, sostenendo che essa rischia di ridurre il servizio civile e la stessa “obiezione di coscienza”, che viene adombrata nel testo, a scelte subordinate alla difesa militare. Gli autori evidenziano la necessità di una vera autonomia per la difesa nonviolenta, avvertendo che un compromesso strutturale, “complementare”, “affiancato” e “integrato” con i Governi, sempre più ostaggi nella NATO, annullerebbe le alternative alla guerra; – Ermete Ferraro, presidente del Movimento Internazionale per la Riconciliazione, tra gli aderenti all’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio 2026 sul suo blog, ha definito la PdL Un’altra difesa è possibile una versione “minimalista” e compromissoria, che integra la difesa militare anziché rappresentare un’alternativa strutturale. Il dissenso si concentra sulla definizione di difesa “complementare” (Art. 1) e sulla mancanza di un dibattito interno profondo, evidenziando la stasi del movimento pacifista, adattatosi alla realpolitik. La posizione critica sottolinea la necessità di un programma costruttivo autonomo e coerente con la teoria della difesa “alternativa”; – Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, tra i fondatori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio sul blog obiezioneallaguerra esprime molti dubbi sulla PdL proposta dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, definendola un “riformismo burocratico” che non scalfisce affatto l’apparato militare-industriale e la logica NATO. Egli sostiene, addirittura, che la difesa civile non armata sia costituzionalmente equivalente a quella militare e propone di superare il meccanismo dell’obiezione fiscale del 6×1000 attraverso tre rotture radicali: una dottrina nonviolenta basata sull’art. 52, il trasferimento economico dei fondi dagli armamenti alla difesa civile e la denuclearizzazione unilaterale; Per tutti questi motivi, la PdL Un’altra difesa è possibile, pur ponendosi l’intento di inserire, tra le altre cose, il servizio civile all’interno di un quadro costituzionale caratterizzato dalla difesa nonviolenta e non armata del proprio Paese, rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno strumento utile nelle mani dei guerrafondai. L’ambiguità del testo dell’iniziativa legislativa, infatti, nel richiamare “la complementarità” e non “l’alternativa” alla guerra e alla difesa armata, rischia di essere lo strumento attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione in cui alcuni capi di Stato dissennati stanno cercando di trascinare un’alleanza militare da cui converrebbe, piuttosto, rapidamente uscire. Si tratta, dunque, di perplessità diffuse in maniera trasversale nel mondo pacifista, antimilitarista e nonviolento dovute all’equivocità, certamente non ricercata, ma non per questo meno patente, del testo in questione. Tuttavia, nello spirito democratico e pluralistico che connota la nascita dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, vorremmo, al più presto, riprendere insieme il dibattito intorno alla nostra proposta di obiezione totale a partire dalle indicazioni tracciate nel nostro Manifesto di Resistenza alla militarizzazione, che consideriamo l’ipotesi al momento più idonea per affrontare un contesto internazionale connotato da una normalizzazione della guerra. Un’obiezione totale e collettiva da esercitare in tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Militarizzazione delle scuole ad Aversa: la lettera del M.I.R. alla Dirigente Scolastica
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI LA NOTA INVIATA DA ERMETE FERRARO, PRESIDENTE DEL M.I.R. ITALIA, ADERENTE ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, ALLA DIRIGENTE SCOLASTICA DELL’IIS “LEONARDO DA VINCI” DI AVERSA (CE) IN RELAZIONE ALLA SCONCERTANTE VISITA DI STUDENTI, STUDENTESSE E DOCENTI AL COMANDO NATO DI GIUGLIANO, UNA STRUTTURA MILITARE PERICOLOSAMENTE COINVOLTA IN SCENARI DI GUERRA CON LA PARTE SBAGLIATA DELLA STORIA. Alla D.S. dell’I.I.S. ’Leonardo da Vinci’ di Aversa (CE), prof.ssa Margherita Montalbano   ceis03100v@istruzione.it    Oggetto: visita di studenti e docenti al Comando NATO di Giugliano Gent. Dirigente, ancora una volta registriamo con sconcerto un’iniziativa che vorrebbe essere di natura ‘didattico-educativa’, ma è invece finalizzata all’ennesimo contatto ravvicinato tra scolaresche, strutture ed impianti militari e centri di comando palesemente legati ad allarmanti scenari di guerra, che sempre più minacciano la pace e la sicurezza. Abbiamo appreso infatti – visitando il sito del J.F.C., ossia il Comando della NATO per il Sud Europa, l’area balcanica ed il Medio Oriente – che alcune classi dell’Istituto Statale da lei diretto hanno fatto visita a quella struttura e che lei stessa si è congratulata col suo Comandante, l’Ammiraglio Wikoff – che è anche a capo della Marina degli USA per l’ambito europeo ed africano – ringraziandolo perfino per tale ‘opportunità’. Da docente, e come presidente nazionale e referente territoriale del più antico movimento italiano per la pace e la nonviolenza, esprimo netta disapprovazione per questa iniziativa che ben poco ha di formativo, laddove contribuisce piuttosto a rafforzare il drammatico processo di militarizzazione delle scuole e delle università nel nostro Paese. Nello spirito di apertura nonviolenta al dialogo, comunque, sarei lieto di potermi confrontare con docenti e studenti su questo tema, nell’ambito di iniziative di educazione civica e, specificamente, di educazione alla pace. Confidando in un positivo riscontro, la saluto cordialmente. Prof. Ermete Ferraro, Presidente M.I.R. Italia – Coord. M.I.R. Napoli --------------------------------------------------------------------------------
Diritto al gioco…di guerra? Forze Armate all’iniziativa ASL e UNICEF Avellino
PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO DEL MIR (MOVIMENTO INTERNAZIONALE PER LA RICONCILIAZIONE), ADERENTE ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, CHE STIGMATIZZA L’INIZIATIVA MILITARISTICA CON BAMBINI E BAMBINE AD AVELLINO CON UNICEF. Si è svolta domenica 24 maggio ad Avellino l’iniziativa sul “diritto di giocare e crescere insieme”, promossa dal locale Comitato provinciale dell’UNICEF e dall’ASL territoriale. Insieme a varie iniziative ricreative, però, in quella occasione erano presenti anche postazioni di ben tre forze armate: Esercito Italiano, Carabinieri e Guardia di Finanza, mescolando impropriamente al concetto di “gioco” esercitazioni al tiro col fucile, di lotta e di altre pratiche militari che nulla hanno a che vedere con un’attività ludica rivolta a bambini e ragazzi. «A nome del Movimento Internazionale della Riconciliazione, storica organizzazione italiana per la pace e il disarmo, esprimo sconcerto e riprovazione per questo subdolo tentativo di militarizzare ancora una volta non solo la cultura e la scuola, ma anche lo sport e le attività ricreative per l’infanzia – ha dichiarato Ermete Ferraro, presidente nazionale e coordinatore locale del MIR – Ancora una volta colpisce che a prestarsi a questa pericolosa commistione di gioco e attività di ambito militare sia l’organizzazione internazionale che, per statuto, più dovrebbe tutelare il diritto dei minori alla pace ed al benessere. Purtroppo, però, già in altri casi l’UNICEF regionale ha promosso iniziative che vedevano la partecipazione delle forze armate, contraddicendo alla missione della Fondazione che “ispira la sua attività al principio che tutti i bambini abbiano il diritto di sopravvivere, crescere e realizzare le proprie potenzialità per il beneficio di un mondo migliore per ogni bambino ovunque». Alcune sconcertanti immagini allegate – ricavate da un video sulla manifestazione ( http://youtube.com/watch?is=MRNF41DbY7afx8xv… ) mostrano infatti bambini che impugnano e puntano fucili più grandi di loro, esercitazioni alla lotta ed al pugilato ed un’inutile esibizione di uniformi, armi e attrezzature militari. «Che UNICEF, ASL e Consorzio Servizi Sociali A5 promuovano il diritto al gioco, alla salute ed alla socialità con una manifestazione dove si esibiscono strumenti di guerra è davvero intollerabile. Il MIR disapprova questa scelta ed invita invece a lanciare messaggi ben diversi, di educazione alla pace, a relazioni solidali ed a soluzioni dei conflitti prive di violenza» ha concluso Ferraro. Fonte del comunicato: clicca qui. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’Università di Napoli “Federico II” ha stipulato protocollo d’intesa con Comando NATO di Napoli
OGGI 4 APRILE, SETTANTASETTESIMO ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA NATO, A NAPOLI CAPODICHINO SI SVOLGE UN PRESIDIO DI PROTESTA DI FRONTE IL COMANDO USA NAVY/NATO. E CONTEMPORANEAMENTE IL MIR DENUNCIA QUESTO INDECENTE ACCORDO TRA L’UNIVERSITÀ “FEDERICO II” E LA NATO. ACCORDO CHE PREFIGURA QUELLA TOTALE INTEGRAZIONE DEI LUOGHI DEL SAPERE NELLA STRUTTURA BELLICA CHE HA IN ISRAELE IL PROPRIO MODELLO. Come si evince dall’articolo pubblicato dal sito del Comando NATO di Lago Patria #jfcnaples, mentre molte città italiane e di altri paesi si mobilitano contro la #NATO – in occasione del suo 77 anniversario – il Rettore dell’Università di Napoli ha sottoscritto un accordo ‘formativo’ con questa centrale bellica internazionale. Il prof. Matteo Lorito, infatti, ha stipulato un protocollo d’intesa con l’Amm. USA George M. Wikoff , Comandante del #JFCP , che «prevede il lancio di schemi di collaborazione e di internato finalizzati a laureati di I e II livello del contesto universitario, che avrà l’opportunità di prendere parte a progetti organizzati dal Quartier generale NATO». Il Rettore dell’Ateneo federiciano ha dichiarato «sono convinto che questo accordo rappresenta qualcosa di veramente innovativo. […] Con 80.000 studenti ed un robusto focus su ricerca ed innovazione, staremo insieme per sostenere i fondamentali valori di libertà, pace e democrazia». IL MIR NAPOLI DENUNCIA QUESTA ENNESIMA COLLABORAZIONE “FORMATIVA” DI UN’IMPORTANTE UNIVERSITÀ, COME LA “FEDERICO II” CON UN’ALLEANZA MILITARE CHE, OGGI PIÙ CHE MAI, RAPPRESENTA UN CONCRETO PERICOLO PROPRIO PER LA LIBERTÀ, LA PACE E LA DEMOCRAZIA DEL NOSTRO PAESE. FONT: https://jfcnaples.nato.int/newsroom/news/news-archive/2026/nato-sign-educational-project-agreement.
Napoli “abbracciata” dall’Aeronautica Militare? No, grazie!
PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO STAMPA DEL MIR – MOVIMENTO INTERNAZIONALE DELLA RICONCILIAZIONE, ASSOCIAZIONE ADERENTE ALL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, SULLA MILITARIZZAZIONE DELLE PIAZZE A NAPOLI. Il MIR – Movimento Internazionale della Riconciliazione – storica organizzazione del pacifismo di matrice spirituale e nonviolenta – protesta per l’occupazione militare da parte dell’Aeronautica militare, nel periodo dal 28 marzo al 1° aprile, di due luoghi simbolo di Napoli, per statuto “Città di Pace”, non palcoscenico per esibizioni bellico-militari. Nella relativa nota informativa, queste c.d. “giornate azzurre” sono state presentate come il modo col quale l’Aeronautica «abbraccia la città di Napoli», con un evento «pensato per chi desidera conoscere più da vicino l’Aeronautica Militare, la sua storia, le sue tradizioni e i suoi valori, in un contesto accessibile e adatto a famiglie, appassionati e curiosi». L’Aeronautica occuperà infatti per ben cinque giorni due luoghi della nostra città (piazza del Plebiscito ed il lungomare), per esibire la propria capacità bellico-tecnologica con un’intera area espositiva, velivoli e simulatori di strumentazione, “festeggiando” il suo 103° anniversario con gli abituali riti delle cerimonie militari e con l’immancabile sorvolo delle “frecce tricolori”. Il MIR contesta tale retorica narrazione ed esprime netta contrarietà a quest’ennesima manifestazione di esaltazione patriottico-militarista, soprattutto in un momento drammatico ed allarmante per l’acuirsi di conflitti bellici ed aggressioni armate, con una micidiale e dispendiosa ripresa della folle corsa agli armamenti. «Come organizzazione nonviolenta, antimilitarista ed ecopacifista, manifestiamo totale dissenso nei confronti di queste sempre più frequenti esibizioni propagandistiche delle forze armate italiane, che da anni stanno subdolamente infiltrando la società ed anche le istituzioni educative, portando avanti la retorica dei militari vicini alla “gente”, proprio mentre la tragica cronaca delle guerre in atto ci sta mettendo sotto gli occhi quanta morte e devastazione provocano invasioni, bombardamenti e raid aerei» ha dichiarato Ermete Ferraro, presidente nazionale e referente della Sede di Napoli. Il MIR ricorda, peraltro, che a Piazza del Plebiscito era stata programmata per il 28 marzo la manifestazione “10,100, 1000 Donne per la Pace”, spostata a piazza Municipio proprio per consentire l’installazione degli stand espositivi dell’Arma Azzurra, suscitando quindi la legittima protesta delle realtà organizzatrici dell’incontro pacifista. «Continueremo a contestare anche a Napoli la retorica narrazione delle forze armate e ad opporci al montante autoritarismo, militarismo e bellicismo, opponendovi l’obiezione di coscienza, la disobbedienza civile e lanciando una proposta di legge popolare per istituire una difesa non-armata, civile e nonviolenta», ha concluso Ferraro. MIR – Movimento Internazionale della Riconciliazione -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Napoli ‘abbracciata’ dall’Aeronautica Militare? No, grazie!
Il MIR – Movimento Internazionale della Riconciliazione – storica organizzazione del pacifismo di matrice spirituale e nonviolenta – protesta per l’occupazione militare da parte dell’Aeronautica militare, nel periodo dal 28 marzo al 1° aprile, di due luoghi simbolo di Napoli, per statuto ‘Città di Pace’, non palcoscenico per esibizioni bellico-militari. Nella relativa nota informativa, queste c.d. ‘giornate azzurre’ sono state presentate come il modo col quale l’Aeronautica “abbraccia la città di Napoli”, con un evento “pensato per chi desidera conoscere più da vicino l’Aeronautica Militare, la sua storia, le sue tradizioni e i suoi valori, in un contesto accessibile e adatto a famiglie, appassionati e curiosi”. L’Aeronautica occuperà infatti per ben 5 giorni due luoghi della nostra città (piazza del Plebiscito ed il lungomare), per esibire la propria capacità bellico-tecnologica con un’intera area espositiva, velivoli e simulatori di strumentazione, ‘festeggiando’ il suo 103° anniversario con gli abituali riti delle cerimonie militari e con l’immancabile sorvolo delle ‘frecce tricolori’ Il MIR contesta tale retorica narrazione ed esprime netta contrarietà a quest’ennesima manifestazione di esaltazione patriottico-militarista, soprattutto in un momento drammatico ed allarmante per l’acuirsi di conflitti bellici ed aggressioni armate, con una micidiale e dispendiosa ripresa della folle corsa agli armamenti. “Come organizzazione nonviolenta, antimilitarista ed ecopacifista, manifestiamo totale dissenso nei confronti di queste sempre più frequenti esibizioni propagandistiche delle forze armate italiane, che da anni stanno subdolamente infiltrando la società ed anche le istituzioni educative, portando avanti la retorica dei militari vicini alla ‘gente’, proprio mentre la tragica cronaca delle guerre in atto ci sta mettendo sotto gli occhi quanta morte e devastazione provocano invasioni, bombardamenti e raid aerei” ha dichiarato Ermete Ferraro, presidente nazionale e referente della Sede di Napoli. Il MIR ricorda, peraltro, che a Piazza del Plebiscito era stata programmata per il 28 marzo la manifestazione “10,100, 1000 Donne per la Pace”, spostata a piazza Municipio proprio per consentire l’installazione degli stand espositivi dell’Arma Azzurra, suscitando quindi la legittima protesta delle realtà organizzatrici dell’incontro pacifista. “Continueremo a contestare anche a Napoli la retorica narrazione delle forze armate e ad opporci al montante autoritarismo, militarismo e bellicismo, opponendovi l’obiezione di coscienza, la disobbedienza civile e lanciando una proposta di legge popolare per istituire una difesa “non-armata, civile e nonviolenta” ha concluso Ferraro. Redazione Napoli
March 27, 2026
Pressenza