ONDA ANOMALA: ITALIA CONTROCORRENTE SU RINNOVABILI E CONSUMO DEL SUOLO
“Onda Anomala” notizie eventi e movimenti dal clima che cambia, trasmissione
quindicinale in onda il martedi alle 18.45 all’interno della “Cassetta degli
attrezzi” e in replica il giorno seguente alle 6.30. Italia controcorrente su
rinnovabili e consumo del suolo.
Il 7 ottobre il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha
pubblicato la proposta di Piano di ripristino della natura (Pnr). La bozza del
piano, presentata in ritardo dal Ministero dell’Ambiente (MASE) alla Commissione
Europea, ha subito pesanti modifiche: ben 15 delle 23 misure inizialmente
proposte dall’ISPRA sono state completamente cancellate, con un drastico
indebolimento dei vincoli ecologici, specialmente nelle aree urbane. Su questo
abbiamo raccolto l’analisi di Paolo Pileri, professore ordinario di
Pianificazione territoriale al Politecnico di Milano ed editorialista di
Altreconomia.Ascolta o scarica
Quali in particolare le modifiche contestate? L’analisi si concentra in
particolare sull’Articolo 8, relativo al ripristino degli ecosistemi urbani:
molte disposizioni vincolanti sono state declassate a semplici suggerimenti,
trasformando i verbi legali da “devono” a “possono” o “si auspica”. Quello che
era inizialmente una depavimentazione obbligatoria, vale a dire misure
stringenti che miravano a rimuovere l’asfalto e il cemento per restituire suolo
alla natura (ad esempio nei cortili scolastici) sono state ridotte a
“deimpermeabilizzazioni” facoltative.
Pileri evidenzia come questo forte ridimensionamento sia nato anche dal pressing
dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e dei costruttori,
preoccupati che l’introduzione di nuovi vincoli potesse bloccare i piani
urbanistici esistenti e le trasformazioni edilizie già consolidate.
Pileri definisce questa scelta “antistorica”. Senza misure vincolanti di
depavimentazione e tutela del suolo, i 2.761 Comuni italiani coinvolti si
troveranno privati di uno scudo legale per respingere le speculazioni dei
privati e saranno esponenzialmente più vulnerabili ai danni economici e
idrogeologici causati dagli eventi climatici estremi.
Italia controcorrente anche sulle rinnovabili: mentre a livello globale
aumentano i sussidi alle rinnovabili SACE alimenta gli extra-profitti fossili.
Come? Ce lo spiega Simone Ogno di ReCommon. Ascolta o scarica
Fra il 2023 e il 2025, per la prima volta, la media triennale dei finanziamenti
destinati all’energia pulita erogati dalle istituzioni finanziarie pubbliche
internazionali del G20 e dalle banche multilaterali di sviluppo (MDB) ha
superato quella relativa ai combustibili fossili. Lo rileva uno studio
intitolato ‘Tipping the scales’ realizzato dalle organizzazioni Oil Change
International e Friends of Earth Stati Uniti, a cui ha contribuito anche
ReCommon. Il documento esamina i flussi finanziari destinati ai combustibili
fossili e alle energie pulite provenienti dalle istituzioni finanziarie
bilaterali per lo sviluppo (DFI) del G20, dalle agenzie di credito
all’esportazione (ECA) e dalle banche multilaterali di sviluppo (MDB).
Il nostro Paese è però in controtendenza. Fra il 2023 e il 2025, l’Italia ha
erogato in media 3,36 miliardi di euro all’anno a sostegno dei combustibili
fossili. Si tratta di una cifra quasi 7 volte superiore a progetti per le fonti
energetiche rinnovabili, che nello stesso periodo è stata in media di 500,9
milioni di euro all’anno. Ciò rende l’Italia il quarto maggiore finanziatore dei
combustibili fossili tra i paesi del G20, dopo Canada, Giappone e Stati Uniti.
Sempre nello stesso periodo esaminato, a fare la parte del leone è stato il gas,
che ha ricevuto il 44% dei finanziamenti, seguito dal petrolio con il 36%. La
parte restante dei finanziamenti è stata destinata a progetti misti di petrolio
e gas.
SACE, l’assicuratore pubblico italiano controllato dal ministero dell’Economia e
delle Finanze, svolge un ruolo fondamentale nel supporto al comparto fossile.
Solo nel 2025, SACE ha erogato 2,1 miliardi di euro a favore dei combustibili
fossili rispetto a 142,5 milioni di euro destinati all’energia pulita. Si
segnala in particolare il sostegno a progetti petroliferi e di gas in Angola,
Ungheria e Arabia Saudita. La SACE è il terzo maggiore finanziatore tra le
agenzie di credito all’esportazione (ECA) del G20.
La condotta di SACE rispecchia la linea politica del governo Meloni, che da
quando è in carica sta puntando forte sul settore dell’oil\&gas. L’Italia sta
attualmente valutando di sostenere progetti disastrosi in cui è coinvolta la
principale multinazionale fossile italiana, Eni, come Argentina LNG nella
Patagonia settentrionale, che prevede l’installazione di sei navi galleggianti
per la liquefazione del gas naturale (FLNG) nel Golfo di San Matías, un’area
incontaminata. Inoltre, l’Italia ha recentemente ribadito il proprio impegno a
sostegno di tutti i progetti di GNL nel Mozambico settentrionale, nonostante sia
in corso un’indagine su potenziali crimini di guerra legati alle attività della
multinazionale francese Total Energiese. Infrastrutture, quelle in Argentina,
Mozambico e anche Turchia, che niente hanno a che fare con gli
approvvigionamenti energetici italiani.
In sostanza invece di agevolare la realizzazione e la diffusione di progetti che
non impattano il clima e l’ambiente, SACE contribuisce ad ‘agevolare il lavoro’
delle grandi aziende fossili, che in questo periodo sotto sotto la luce dei
riflettori anche per gli enormi extra-profitti che stanno incamerando a causa
dei conflitti in atto.
Onda Anomala: Italia controcorrente su rinnovabili e consumo del suolo Ascolta o
scarica