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Il futuro del cibo si costruisce nei territori
LE CRISI CLIMATICHE, ECOLOGICHE E ALIMENTARI PONGONO UNA DOMANDA SEMPRE PIÙ URGENTE: COME POSSONO I TERRITORI TORNARE PROTAGONISTI DEL PROPRIO FUTURO? TRA IL CONFRONTO INTERNAZIONALE SULLA SICUREZZA ALIMENTARE ALLA FAO E LA COP31 SUL CLIMA, L’INCONTRO PROMOSSO DA NAVDANYA INTERNATIONAL IL 24 OTTOBRE A BRACCIANO PORTA AL CENTRO IL RUOLO DELLE COMUNITÀ NELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA. ATTRAVERSO AGROECOLOGIA, BIODIVERSITÀ, EDUCAZIONE E PARTECIPAZIONE, SCUOLE, GIOVANI, AGRICOLTORI E ISTITUZIONI SI CONFRONTANO SU COME TRASFORMARE LE ESPERIENZE LOCALI IN PROCESSI DI CAMBIAMENTO CAPACI DI INCIDERE ANCHE SULLE POLITICHE PUBBLICHE Dal 19 al 23 ottobre, nella sede della FAO a Roma, la 54ª sessione del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale (CFS) avrà tra i suoi passaggi centrali le raccomandazioni politiche per la costruzione di sistemi alimentari resilienti. Poche settimane dopo, dal 9 al 20 novembre ad Antalya, la COP31 sul clima tornerà a porre agricoltura e sistemi alimentari dentro il confronto globale su adattamento, biodiversità e sicurezza alimentare. È in questo spazio tra grandi trasformazioni globali e capacità di azione delle comunità che si colloca “Agroecologia e Comunità Rigenerative. Reti di resilienza tra giovani, scuole, agricoltori e istituzioni”, la giornata organizzata da Navdanya International il 24 ottobre al Chiostro degli Agostiniani di Bracciano con la partecipazione anche di alcune realtà e delegati provenienti dal confronto internazionale sulla sicurezza alimentare. Dietro il termine “resilienza” c’è però una questione politica tutt’altro che astratta. Chi produce il cibo? Con quali sementi e con quale accesso alla terra e all’acqua? Quali sistemi agricoli vengono sostenuti dai mercati e dalle politiche pubbliche? Chi possiede le conoscenze e chi partecipa alle decisioni che determinano il futuro di un territorio? Le crisi globali – climatica, ecologica, alimentare – si materializzano infatti sempre in luoghi concreti. Nei campi esposti a condizioni climatiche sempre più instabili, nella perdita di biodiversità, nella fragilità delle filiere, nella difficoltà della piccola agricoltura, nella progressiva separazione tra giovani, produzione del cibo e territori. I sistemi alimentari industriali hanno contribuito a frammentare molte delle relazioni che sostengono la vita: tra chi coltiva e la terra, tra sapere e pratica, tra produzione e consumo, tra i giovani e i luoghi in cui vivono, tra le comunità e le istituzioni chiamate a sostenerle. La transizione ecologica deve partire necessariamente anche dalla ricostruzione di queste relazioni. DAL GLOBALE AL LOCALE, E RITORNO Così, mentre alla FAO il Comitato per la sicurezza alimentare mondiale discute di sistemi alimentari resilienti e la COP31 si prepara a riportare agricoltura, adattamento e sicurezza alimentare al centro dell’agenda climatica, a Bracciano scuole, giovani, agricoltori, ricercatori e istituzioni provano a capire come le grandi transizioni possano diventare processi concreti, partecipati e riproducibili. L’obiettivo è mettere in comunicazione scale che troppo spesso procedono separatamente. Da una parte le sedi internazionali, nelle quali si analizzano le crisi e si definiscono indirizzi e politiche. Dall’altra i territori, dove quelle crisi producono conseguenze concrete ma dove possono anche essere sperimentate risposte. Il passaggio, tuttavia, non può essere unidirezionale. Non si tratta semplicemente di tradurre localmente decisioni prese altrove. Le esperienze territoriali possono produrre conoscenze, pratiche ed evidenze che devono poter risalire verso i luoghi nei quali si costruiscono le politiche nazionali e internazionali. Il locale può essere un laboratorio della transizione se ciò che viene sperimentato entra in dialogo effettivo con i vari livelli istituzionali. IL TERRITORIO COME LABORATORIO È con questa prospettiva che dal 2023 Navdanya International porta avanti attorno al Lago di Bracciano il programma Terrae Vivae, un insieme di progetti pilota attraverso i quali mettere in relazione scuole, agricoltori, giovani, istituzioni, ricerca e cittadinanza e verificare sul campo quali condizioni possano rafforzare la resilienza di una comunità. Uno dei principali terreni di sperimentazione sono state le scuole. Attraverso percorsi di ecoliteracy, agroecologia e Formazione Scuola Lavoro, ragazze e ragazzi sono stati chiamati non soltanto a studiare biodiversità, suolo, sistemi alimentari e cambiamento climatico, ma a osservare il territorio nel quale vivono, incontrare chi lo coltiva, riconoscerne criticità e risorse e formulare proposte. Comprendere le possibilità di advocacy per difendere i diritti dell’ambiente e di tutte le forme di vita che lo abitano. Una parte di questo lavoro prosegue con “RiGenerAzione Ecologica – Cittadinanza e Partecipazione”, progetto cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. La collaborazione con il MASE assume in questo senso un valore che va oltre il singolo progetto: mette alla prova la possibilità di collegare politiche nazionali, sperimentazione territoriale e partecipazione delle nuove generazioni. La questione educativa diventa così immediatamente politica. Non basta aumentare le informazioni disponibili sulla crisi ecologica. Occorre chiedersi di quali conoscenze, esperienze, strumenti e spazi decisionali abbiano bisogno i giovani per diventare protagonisti della transizione. Anche le Officine Municipali di Bracciano, spazio civico gestito in collaborazione con il Comune, stanno diventando uno degli hub di questo processo: un luogo nel quale studenti, cittadini, produttori, associazioni e istituzioni possono incontrarsi, formarsi e progettare insieme. DALLE BUONE PRATICHE ALLE CONDIZIONI PER IL CAMBIAMENTO È anche questo il senso dell’incontro del 24 ottobre. Al mattino le organizzazioni e le reti giovanili, comprese quelle promosse a livello nazionale dal MASE, si confronteranno sul ruolo delle nuove generazioni nella rigenerazione dei territori, costruendo domande e proposte da portare al successivo dialogo con le istituzioni. Nel pomeriggio il confronto si allargherà ad agricoltori, ricercatori, scuole, amministratori e comunità agroecologiche provenienti da diversi territori attraverso tre conversazioni: educazione alla rigenerazione ed ecoliteracy; biodiversità e resilienza di fronte alla crisi climatica; processi di transizione ecologica guidati dalle comunità. Il punto non sarà soltanto individuare buone pratiche. Le buone pratiche esistono già. Più difficile è capire perché alcune riescano a consolidarsi mentre altre rimangano esperienze isolate. Significa interrogarsi sulle condizioni nelle quali operano gli agricoltori, sui mercati, sull’accesso alle risorse, sui sistemi sementieri, sulle politiche di sostegno, sugli spazi di governance e sulla possibilità reale dei cittadini di partecipare alle decisioni. Dentro questa riflessione si inserisce anche l’intervento di Salvatore Ceccarelli. Il suo lavoro sulle popolazioni evolutive di cereali – fondate sulla diversità genetica e sulla capacità delle colture di adattarsi progressivamente agli ambienti nei quali vengono coltivate – offre un esempio concreto di come biodiversità, autonomia sementiera e adattamento climatico possano concorrere alla resilienza agricola di un territorio. Ma anche in questo caso una soluzione agronomica ha bisogno di agricoltori, ricerca, accesso ai semi, mercati, politiche pubbliche e comunità capaci di sostenerla. Parlare di esperienze territoriali non significa dunque cercare una formula da replicare meccanicamente altrove. Non esiste un unico modello di comunità resiliente esportabile da un luogo all’altro. Possono invece essere condivisi processi e principi: mettere in relazione attori diversi, costruire fiducia, riconoscere gli squilibri di potere, distribuire responsabilità, custodire biodiversità e beni comuni, creare spazi reali di partecipazione e restituire alle comunità capacità di incidere sulle decisioni. La relazione tra Bracciano e Tubas, che sarà esposta durante la giornata, introduce un’ulteriore dimensione di questo approccio: mettere in relazione territori differenti attraverso il rapporto con la terra, l’acqua, l’agricoltura, il cibo e la continuità delle culture rurali per costruire relazioni tra comunità che affrontano, in contesti diversi, alcune delle grandi questioni che attraversano oggi i sistemi alimentari. DAI TERRITORI ALLE POLITICHE Il valore dell’incontro di Bracciano si misurerà  nella capacità di portare le esperienze territoriali dentro un confronto politico più ampio. Le istituzioni presenti saranno per questo chiamate non soltanto a intervenire, ma ad ascoltare e a rispondere alle domande emerse nel corso della giornata. Le urgenze globali devono trovare risposte nei territori; i territori devono poter sperimentare soluzioni; quelle esperienze devono produrre conoscenze e proposte; e politiche nazionali e internazionali devono creare le condizioni perché ciò che funziona possa consolidarsi e diffondersi. In questa circolarità tra locale e globale si colloca il lavoro sull’agroecologia comunitaria. La transizione ecologica non può essere lasciata esclusivamente alla buona volontà delle comunità, così come non può essere realizzata soltanto attraverso decisioni istituzionali prese dall’alto. Richiede entrambe le dimensioni: rafforzare la capacità collettiva dei territori di agire e, contemporaneamente, trasformare le condizioni economiche, politiche e istituzionali entro cui quell’azione diventa possibile. 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October 20, 2026
Comune-info
Agroecologia e comunità rigenerative: una giornata di confronto tra giovani, agricoltori, scuole e istituzioni
Sabato 24 ottobre, dalle 9:30 alle 19, presso il Chiostro degli Agostiniani di Bracciano (RM), l’incontro promosso da Navdanya International coinvolgerà esperti di agroecologia, rappresentanti istituzionali, associazioni, organizzazioni giovanili e realtà agricole si confronteranno sulle sfide della transizione ecologica, tra esperienze locali e prospettive internazionali. Come si costruiscono comunità capaci di affrontare le crisi ambientali, climatiche e sociali? Quale ruolo possono svolgere l’agroecologia, la tutela della biodiversità, l’educazione ecologica e la partecipazione dei cittadini nella rigenerazione dei territori? E come trasformare le esperienze di rigenerazione ecologica e sociale in processi collettivi, capaci di incidere sulle politiche pubbliche e sulle scelte che riguardano il futuro dei territori? Le risposte a queste domande già esistono e da tempo si sono trasformate in buone pratiche che attendono ora di essere tradotte in politiche concrete. In un contesto internazionale segnato dall’aggravarsi della crisi climatica, dalla perdita di biodiversità e dalla crescente vulnerabilità dei sistemi alimentari, l’agroecologia rappresenta non soltanto un insieme di pratiche agricole sostenibili, ma anche una prospettiva di trasformazione ecologica, culturale e sociale. Un approccio che riconosce nella diversità biologica e culturale, nell’autonomia delle comunità e nella condivisione delle conoscenze le condizioni fondamentali per costruire sistemi alimentari e territori più resilienti. Dalle esperienze locali alle politiche nazionali e internazionali L’incontro nasce dalle esperienze che Navdanya International sviluppa attraverso il programma Terrae Vivae, i percorsi di educazione ecologica e Formazione Scuola Lavoro, il progetto “RiGenerAzione Ecologica – Cittadinanza e Partecipazione”, cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, e Officine Municipali, realizzato in collaborazione con il Comune di Bracciano e cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del PR Lazio FSE 2021–2027. Esperienze che mettono in relazione scuole, nuove generazioni, produttori agricoli e istituzioni, sperimentando forme di apprendimento, cooperazione e partecipazione attiva alla vita dei territori. L’iniziativa, che gode del patrocinio del Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano, intende andare oltre la presentazione delle singole progettualità, aprendo uno spazio di confronto sulle condizioni necessarie per rafforzare le reti territoriali e collegare le esperienze locali alle strategie nazionali e ai processi internazionali per la sostenibilità e la sicurezza alimentare come conferma la direttrice di Navdanya International, Ruchi Shroff: “Le buone pratiche che provengono dai territori sono di fatto laboratori da dove escono le proposte per la democraticizzazione e la sostenibilità dei sistemi alimentari anche a livello internazionale”. Giovani, biodiversità e partecipazione: il programma della giornata La mattinata, dalle 10.00 alle 12.30, sarà dedicata a “Giovani e territori”, uno spazio di confronto tra organizzazioni giovanili sul ruolo delle nuove generazioni nei processi di rigenerazione, nel quadro della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. Nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 18.00, il programma entrerà nel vivo con due conversazioni pubbliche dedicate alla resilienza dei territori e alla costruzione collettiva del cambiamento. Particolare attenzione sarà riservata alla biodiversità agricola e alla sovranità dei semi, con l’intervento di Salvatore Ceccarelli, genetista agrario di fama internazionale, che approfondirà il rapporto tra diversità genetica, adattamento ai cambiamenti climatici e autonomia degli agricoltori. Al confronto parteciperanno, tra gli altri, Caterina Batello presidente dell’Associazione Italiana di Agroecologia, Mara Cossu e Tiziana Occhino del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Silvia Canali del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Silvia Francescon dell’Unione Buddhista Italiana, il sindaco di Bracciano Marco Crocicchi, rappresentanti delle aziende agricole del territorio (Fattoria biologica Le Bricchiette, Fattoria Faraoni, Azienda Agricola La Argentina), del mondo della scuola (Istituto Agrario Salvo D’Acquisto, Liceo Artistico dell’IIS Luca Paciolo) e delle organizzazioni giovanili (Rete delle Associazioni giovanili dalla mappatura del progetto RiGenerAzione Ecologica: Cittadinanza e Partecipazione) e della società civile (GASP – Gruppo di Assistenza e Solidarietà Popolare). Interverranno inoltre Magdalena Ackermann, della società civile presso il Comitato ONU per la Sicurezza Alimentare Mondiale, e Ruchi Shroff di Navdanya International. Una specifica sessione, “Territori in relazione: Bracciano–Tubas”, sarà infine dedicata alla cooperazione internazionale in agroecologia e alle prospettive di resilienza delle comunità, attraverso il collegamento tra il territorio di Bracciano e quello palestinese di Tubas. Un incontro aperto alla cittadinanza Durante l’intera giornata il Chiostro degli Agostiniani ospiterà esposizioni dei progetti educativi realizzati dalle scuole, la mostra artistica “Ars non dat Panem” del Liceo Artistico dell’IIS Luca Paciolo, il contest fotografico organizzato da Terrae Vivae Youth, produttori locali, iniziative di scambio dei semi, giochi agroecologici e laboratori creativi per bambini e adulti. Nel chiostro del convento saranno allestiti degli stand da parte dei produttori, delle associazioni e del CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Riserva Lago di Vico. L’iniziativa intende valorizzare la conoscenza e la partecipazione come strumenti concreti di trasformazione, favorendo nuove alleanze tra chi coltiva la terra, chi educa, chi studia, chi amministra e chi si impegna quotidianamente nella tutela dei beni comuni. Un’occasione per mettere in relazione pratiche, saperi e politiche, nella convinzione che la rigenerazione dei territori non possa essere affidata esclusivamente a soluzioni tecniche, ma richieda processi democratici, cooperazione e comunità capaci di decidere insieme il proprio futuro. Programma e modulo di adesione: https://navdanyainternational.org/it/save-the-date-agroecologia-e-comunita-rigenerative/ CONTATTI: info@navdanyainternational.org Navdanya International
October 20, 2026
Pressenza
I custodi della terra: l’importanza del ritorno all’agroecologia
Il ritorno alle tecniche agricole antiche non è un nostalgico passatismo, ma la più moderna e radicale delle risposte alla crisi ambientale, sanitaria e sociale dell’isola. Coltivare rispettando i cicli biologici e rigenerando il suolo significa scardinare un modello industriale fallimentare per portare a tavola cibi sani. Oggi, a confermare la necessità di questa transizione, non sono solo le lotte storiche dei movimenti ecologisti, ma le prove scientifiche più avanzate. A smontare la narrazione della grande chimica agraria è un recente studio scientifico (2026) pubblicato su Food Research International, condotto dall’Università del Salento in collaborazione con il CIHEAM Bari e il CNR. I ricercatori hanno analizzato i pomodori usando la spettroscopia NMR (risonanza magnetica nucleare), una tecnologia che fotografa l’intero profilo metabolico del frutto. Più nutrienti, meno chimica: I pomodori coltivati con metodi naturali (agricoltura biodinamica e trattati con compost arricchito) sono biologicamente superiori rispetto a quelli dell’agricoltura integrata convenzionale. Hanno mostrato una concentrazione nettamente più alta di preziosi amminoacidi e di carotenoidi come il licopene, il potente antiossidante che protegge la nostra salute. Un suolo vivo contro i cambiamenti climatici: L’analisi del DNA batterico ha rivelato che il terreno naturale ospita fino a 124 famiglie di batteri, contro le sole 51 del suolo sfruttato dalla chimica. Questa straordinaria biodiversità microbica rende la terra resiliente e capace di resistere agli shock ambientali. Lo studio lancia un’idea rivoluzionaria: una tracciabilità scientifica dell’esito. In futuro la qualità non si certificherà più solo sulla carta (i registri burocratici su cosa è stato “spatussato” nei campi), ma misurando oggettivamente la ricchezza nutrizionale dentro il cibo e la vita nel terreno. Favorire questo modello agroecologico in Sardegna significa generare nuove occupazioni green, capaci di restituire dignità ai lavoratori e di contrastare lo spopolamento drammatico delle nostre zone interne. Lavorare la terra con tecniche ecologiche significa garantire il presidio e la cura attiva del territorio, arginando il dissesto idrogeologico e gli incendi che devastano un’isola abbandonata a se stessa. C’è poi una forte valenza politica ed economica: l’agricoltura contadina e di comunità ci sottrae alle speculazioni energetiche. La crisi globale ha dimostrato come i costi dei concimi chimici di sintesi siano legati a doppio filo alle oscillazioni folli del mercato del gas e del petrolio. Sostituire i veleni industriali con il biocompost auto-prodotto spezza la dipendenza dai mercati internazionali e dalle multinazionali dell’energia. La sovranità alimentare diventa così la base della sovranità economica dei territori. In questo scenario, guardiamo con favore al Bando per il Primo Insediamento dei Giovani Agricoltori della Regione Sardegna (Intervento SRE01), che stanzia 40.000 euro a fondo perduto per attrarre gli under 40 nelle campagne. È uno strumento utile, ma parziale. Se vogliamo una reale inversione di rotta, dobbiamo superare lo sbarramento anagrafico. Il sostegno economico deve essere garantito senza limiti d’età a chiunque decida di rigenerare un terreno incolto. Chi sceglie di cambiare vita per dedicarsi all’agricoltura naturale non sta semplicemente aprendo una partita IVA: sta compiendo un atto politico ed etico di resistenza civile. Diventa un custode della biodiversità e della salute pubblica, un argine contro le speculazioni e la desertificazione. E la volontà di proteggere la nostra terra e i nostri diritti non scade a quarant’anni. Redazione Sardigna
September 4, 2026
Pressenza
“Giovani & Territorio: percorsi di agroecologia e cittadinanza”
Sabato 23 maggio a Bracciano un pomeriggio di attività e incontri focalizzati sul rapporto tra giovani, scuola e futuro dei territori. L’iniziativa celebra la Giornata Internazionale della Biodiversità e si inserisce nel programma Terrae Vivae di Navdanya International, dedicato alla rigenerazione delle comunità ecologiche attraverso percorsi di ecoliteracy, partecipazione e agroecologia, incentrati sull’apprendimento esperienziale, i saperi locali e il ruolo attivo delle nuove generazioni. Terrae Vivae agisce come una “scuola diffusa della Terra”, intrecciando ricerca, formazione e azione dal basso per rafforzare la resilienza dei sistemi alimentari locali e ricostruire il legame tra comunità e paesaggi. Nel corso del pomeriggio saranno presentate le esperienze sviluppate con studentesse e studenti del territorio all’interno dei percorsi di educazione ecologica e cittadinanza attiva di Terrae Vivae: il progetto RiGenerAzione Ecologica – Cittadinanza e Partecipazione, co‑finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, realizzato con il Liceo Ignazio Vian di Bracciano e Anguillara Sabazia; il progetto La Cura della Terra è Cura della Vita, realizzato grazie ai fondi dell’8×1000 dell’Unione Buddhista Italiana, con il Liceo Artistico dell’IIS Luca Paciolo di Anguillara Sabazia; e i percorsi formativi FSL (Formazione Scuola Lavoro) sostenuti da Ecologia – Unione Buddhista Italiana, con l’Istituto Agrario Salvo d’Acquisto di Bracciano. Parteciperanno il Sindaco e l’Amministrazione Comunale di Bracciano. La giornata conclude un percorso di ecoliteracy che, attraverso Terrae Vivae, ha avvicinato giovani del territorio agli ecosistemi locali, alla biodiversità e ai sistemi alimentari, formando cittadine e cittadini più consapevoli del legame tra terra, cibo e comunità. Nelle parole di Ruchi Shroff, direttrice di Navdanya International: “Siamo davvero orgogliosi di quello che questi ragazzi e queste ragazze hanno costruito insieme, nelle aule e sul territorio. Dal 2023 portiamo avanti questo percorso in stretta collaborazione con le scuole del territorio, e ogni anno vediamo crescere qualcosa di concreto: i percorsi formativi per i più giovani e per gli studenti della formazione scuola-lavoro hanno condotto all’allestimento di un’aula verde scolastica e alla mostra Arte e Suolo che è la dimostrazione di quanto il lavoro artistico possa diventare uno strumento potente per avvicinarsi alla terra e agli ecosistemi. Vogliamo continuare a costruire questo spazio di incontro tra giovani e territori, perché è da qui che nasce un cambiamento reale”. L’evento è promosso nell’ambito del progetto Coworking Space Bracciano – Ecofficine cofinanziato dal PR Lazio FSE 2021‑2027. sabato 26 maggio 2026 a Bracciano Officine Municipali (ex ASL), via Braccianense Claudia 105 16.00 – Apertura dei lavori 16.30 – 17.30 – Terrae Vivae: spazio di dialogo e presentazione dei progetti Incontro tra istituzioni, scuole, produttori e giovani, con presentazione dei progetti 17.30 – 18.30 – Mostra Collettiva & Workshop Arte e Suolo Presentazione dei lavori realizzati dai giovani partecipanti ai percorsi scolastici. 18.30 – 20.00 – Aperitivo conviviale & DJ‑Set Studentesco Ingresso libero fino a esaurimento posti. Info: info@navdanyainternational.org   Redazione Italia
May 19, 2026
Pressenza
Navdanya International: la guerra è oltraggio all’umanità ed anche all’ambiente
Messaggio della Direttrice esecutiva di Navdanya International, Ruchi Shroff, in occasione della Giornata Mondiale della Terra 2026 “In occasione della giornata mondiale della Terra vogliamo ricordare come la guerra sia un oltraggio non solo per l’umanità ma anche per l’ambiente che sostiene la nostra vita. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha innescato non solo una crisi energetica ma anche l’ennesima debacle dell’agricoltura industriale. Fino a un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti transita nello Stretto di Hormuz e quasi la metà dell’urea vi passa ogni anno. La sua chiusura ha già spinto in alto i prezzi dei fertilizzanti del 20–45% con un rincaro globale su mais, riso e grano. Urea e ammoniaca sono così diventate materie prime strategiche al pari del petrolio. L’agricoltura industriale si mostra per quello che è: una filiera estremamente fragile dipendente dai fossili e da pochi stretti e porti controllati da alleanze militari e oligopoli industriali. L’agroecologia non è, allora, l’ennesima “soluzione tecnica”, ma una rottura politica. Significa rigenerare la fertilità dei suoli; rimettere i semi nelle mani dei contadini oltrepassando la logica dei brevetti; accorciare le filiere e promuovere la sovranità alimentare perché il cibo non dipenda dalle rotte militari ma dalle reti di solidarietà tra comunità. Si tratta di un’alternativa bottom up che ha già dimostrato la sua capacità di rigenerare suolo e comunità. Continuiamo a lavorare in armonia con la Terra per una rigenerazione ecologica e sociale.” Ruchi Shroff, Navdanya International – Direttrice Esecutiva Navdanya International
April 22, 2026
Pressenza
Crisi dei fertilizzanti: è giunto il momento di un’agricoltura resiliente e sostenibile
> La primavera è un periodo cruciale per l’agricoltura. Il frumento invernale è > in attesa della seconda concimazione azotata, i campi vengono preparati per la > semina di barbabietole da zucchero, colza, mais, orzo e grano estivi. Ma > proprio ora i mercati dei fertilizzanti sono sotto pressione. Il conflitto > iraniano e il blocco dello Stretto di Hormuz fanno salire i prezzi delle > energie fossili. La dipendenza dell’agricoltura industriale dal petrolio è > quindi particolarmente evidente. IL FERTILIZZANTE SINTETICO PROVIENE DAL GAS NATURALE Già nel 2022, l’aumento dei prezzi del gas ha temporaneamente portato alla cessazione della produzione di ammoniaca e fertilizzanti azotati in Europa. Per l’agricoltura convenzionale ciò significava costi più elevati e il rischio di carenze di approvvigionamento – una seria sfida per la sicurezza alimentare globale. L’ammoniaca, la materia prima centrale per i fertilizzanti minerali, è prodotta da azoto e idrogeno. Quest’ultimo proviene quasi esclusivamente da gas naturale. La produzione ad alta intensità energetica rende il settore estremamente vulnerabile alle crisi geopolitiche e all’aumento dei prezzi. L’attuale crisi rivela la vulnerabilità del sistema alimentare globale: circa la metà degli alimenti prodotti nel mondo dipende direttamente o indirettamente dal fertilizzante azotato sintetico. I metodi di coltivazione ecologici e rigenerativi dimostrano che si può fare diversamente. Rotazioni delle colture, leguminose, composti e fertilizzazione organica possono restituire in modo sostenibile l’azoto al suolo, promuovere la biodiversità e aumentare la resilienza delle aziende agricole. L’AGROECOLOGIA AUMENTA LA RESILIENZA Il ministro federale tedesco dell’agricoltura Alois Rainer deve agire ora. Data la scarsità di fertilizzanti e l’aumento dei prezzi, è necessario promuovere attivamente l’agricoltura biologica e rigenerativa per rendere il nostro sistema alimentare resiliente, per un’agricoltura forte e sostenibile. Un’agricoltura ecologica e rigenerativa è meno dipendente da input esterni di energia e prodotti chimici e dalla fornitura locale di fertilizzanti, aumenta la resilienza all’aumento dei prezzi delle materie prime a lungo termine. “La guerra in Iran dovrebbe essere un campanello d’allarme”, sottolinea Agnes Streber, direttrice dell’Istituto per l’alimentazione mondiale “Un sistema alimentare a prova di crisi è possibile, ma richiede determinazione politica, riforme strutturali e un cambiamento sociale verso una produzione e un’alimentazione sostenibili”. TRASFORMAZIONE ECOLOGICA E MENO SPRECHI Le molteplici crisi rendono chiaro che una trasformazione radicale dell’agricoltura e del sistema alimentare è urgente se vogliamo ancora avere qualcosa da mangiare in futuro. “Ma questo non è sufficiente”, afferma Agnes Streber, “dobbiamo ridurre gli sprechi alimentari”. In Germania, circa 10 milioni di tonnellate di alimenti commestibili vengono ancora gettati via ogni anno. Il dimezzamento di questi rifiuti consentirebbe di risparmiare una parte significativa della produzione necessaria e ridurrebbe il fabbisogno di energia e fertilizzanti. Inoltre, la nostra dieta dovrebbe essere più basata sulle piante. Meno consumo di carne libererebbe aree che oggi vengono utilizzate per l’alimentazione animale e ridurrebbe la dipendenza da metodi di produzione ad alta intensità energetica e di fertilizzanti, secondo l’Istituto per l’alimentazione mondiale. VERTICE UE SUI FERTILIZZANTI: IL SETTORE BIOLOGICO CHIEDE L’ABBANDONO DELLA DIPENDENZA DAI COMBUSTIBILI FOSSILI In occasione dell’incontro sulla crisi da parte del commissario per l’agricoltura Christophe Hansen sull’economia dei fertilizzanti lunedì prossimo, la Federazione tedesca dell’industria alimentare ecologica (BÖLW) invita il governo federale e la Commissione europea a concentrarsi sull’agricoltura biologica come via d’uscita dalla dipendenza dai fertilizzanti fossili. Tina Andres, presidente del consiglio di amministrazione del BÖLW, afferma: “La guerra in Medio Oriente dimostra ancora una volta quanto siamo impotenti quando le fonti fossili si chiudono e le rotte commerciali globali vengono bloccate: anche il nostro pane quotidiano viene messo in pericolo. Per questo l’agricoltura biologica è giustamente una missione dell’UE: perché gli agricoltori biologici possono fare a meno dei fertilizzanti sintetici. L’economia circolare non solo protegge il clima, ma significa anche uscire dalle dipendenze globali.” PIÙ BIO SIGNIFICA PIÙ SICUREZZA E FUTURO Il commissario europeo per l’agricoltura Hansen persegue l’obiettivo di convertire un ettaro su quattro di terreno al biologico entro il 2030. Il BÖLW chiede che alle parole seguano ora i fatti e cita i seguenti punti chiave: * orientamento coerente del sostegno agricolo europeo (PAC) verso metodi di produzione resilienti come l’agricoltura biologica * l’uscita dall’uso di combustibili fossili come fertilizzanti azotati sintetici e pesticidi * Rafforzamento dei processi biologici come il ricavo naturale dell’azoto attraverso una maggiore coltivazione di legumi Bruxelles e Berlino dovrebbero ora creare le condizioni affinché in futuro il cibo non venga a mancare a causa di guerre e crisi sulle quali l’Europa non ha influenza. Promuovere il biologico significa promuovere un sistema alimentare resiliente. Più bio significa più sicurezza e futuro per la Germania e l’Europa, secondo l’Associazione dei leader del biologico. Fonti: Institut für Welternährung e.V. Bund Ökologische Lebensmittelwirtschaft e.V. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL TEDESCO FILOMENA SANTORO. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Pressenza Muenchen
April 16, 2026
Pressenza
Il battito della terra
In questo redazionale abbiamo avuto come ospite allo studio di Via dei Volsci a Lucy, compagna di Bread and Roses Bari dell'Associazione Solidaria, che lavora nel ambito dell'agroecologia. Con lei abbiamo parlato del proggetto di solidarietà internazionalista che Solidaria porta avanti insieme al PAC (Popular Art Center), di Ramallah, che si occupa di cultura palestinese e agricoltura supportando una rete cooperativa agroecologiche.  Lucy ci ha raccontato del loro viagio in Cisgiordania, tra ottobre e novembre del 2025, e di com'è la resistenza del popolo palestinese attraverso la protezione e cura della propria terra, come forma di sostentamente per le persone ma anche come una forma di lotta contro l'occupazione sionista. Oltre ai proggetti nell'ambito dell'agroecologia, la collaborazione tra Solidaria e PAC ha prodotto un documentario chiamato "The heartbeat of the land", con voci e immagini della resistenza quotidiana in Cisgiordania.  
April 2, 2026
Radio Onda Rossa
Una riflessione ecologica (finalmente) non “green”
Mi sembra che da un po’ di tempo il concetto di ecologia si stia confondendo in maniera un po’ grottesca con quello di tecnologia “green”: pannelli solari, turbine eoliche, auto e bici elettriche. Al contrario, l’ecologia è la scienza che … Leggi tutto L'articolo Una riflessione ecologica (finalmente) non “green” sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Auletta: una storia meridionale di lotta
di Sara Manisera (*) Introduzione: re-immaginare i margini Nell’ambito degli studi sullo sviluppo territoriale e sulla transizione ecologica, i cosiddetti “margini” svolgono un ruolo cruciale nell’elaborazione di alternative sociali e istituzionali. Come sostiene l’intellettuale afroamericana bell hooks, il margine non è solo una categoria geografica, ma uno spazio epistemico, politico di “apertura radicale”, capace di produrre visioni non assimilate ai centri
Palestina: una terra che vuole vivere
La vita quotidiana della resistenza palestinese attraverso le immagini dalla Palestina e le voci dei e delle palestinesi nel documentario Hearbeat of the land. di Solidaria Bari (*) Foto: unsplash.com Raccontare la vita quotidiana della resistenza palestinese attraverso le immagini dalla Palestina e le voci dei e delle palestinesi. Questo è l’intento di Hearbeat of the land. Il battito della terra –
February 23, 2026
La Bottega del Barbieri