ENI RINUNCIA AL GAS PALESTINESE: SODDISFATTI EXTINCTION REBELLION E BDS, “MA E’ SOLO L’INIZIO”L’Eni non parteciperà alle attività di ricerca di gas naturale all’interno della
zona economica esclusiva palestinese davanti alla striscia di Gaza. L’azienda
italiana partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, si è ritirata
dal consorzio che in pieno genocidio, nell’ottobre 2023, si era aggiudicato sei
licenze di esplorazione per giacimenti di gas nelle acque antistanti Gaza.
La decisione dell’azienda italiana del cane a sei zampe è stata comunicata dal
quotidiano finanziario israeliano Globes e confermata anche da Eni. In seguito
al ritiro dal consorzio, la multinazionale italiana dell’energia sarà tenuta a
pagare un risarcimento, non ancora quantificato.
Soddisfatte ReCommon, Extinction Rebellion e Bds, che insieme alle
organizzazioni palestinesi per i diritti umani Al Mezan Center for Human Rights,
Al Haq, Palestinian Centre for Human Rights e Adalah, avevano seguito la
questione fin dall’inizio e messo al corrente l’opinione pubblica.
Le organizzazioni solidali con la Palestina aggiungono che questa decisione “non
assolve l’Eni. Tra novembre 2023 e ottobre 2025, l’Italia ha fornito a Israele
310.000 tonnellate di petrolio. Rimane attivo l’accordo con Ithaca Energy,
controllata dall’israeliana Delek Group coinvolta nello sfruttamento di risorse
nei territori occupati palestinesi”.
Andreina Parogni, attivista di Extintion Rebellion, ci racconta le azioni e le
proteste che hanno preso di mira il colosso energetico e che hanno portato alla
decisione di Eni di ritirarsi dal consorzio che vorrebbe il gas dei palestinesi.
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