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Tomorrow’s Freedom, un film su Marwan Barghouti
Tomorrow’s Freedom è un documentario britannico del 2022, della durata di 97 minuti, realizzato dopo oltre cinque anni di riprese. Attraverso un accesso intimo e diretto alla famiglia di Marwan Barghouti, leader politico palestinese incarcerato da oltre vent’anni, il film intreccia interviste esclusive, materiali d’archivio e immagini contemporanee provenienti dalla Cisgiordania, ricostruendo più di trent’anni di storia politica e umana. Eletto membro del Parlamento palestinese  e sostenitore degli Accordi di Oslo negli anni ’90, Barghouti è stato arrestato da Israele nel 2002 e condannato a cinque ergastoli. Oggi, secondo diversi sondaggi, resta una delle figure più accreditate come possibile futuro leader palestinese. Il documentario affronta senza semplificazioni il nodo della detenzione, della rappresentanza politica e della speranza, offrendo uno sguardo complesso e profondamente umano sul conflitto. Figura centrale del racconto è Fadwa Barghouti, avvocata e attivista, da oltre quarant’anni impegnata nella difesa dei diritti e oggi portavoce del marito. Il film restituisce la dimensione privata e pubblica di una donna che ha trasformato l’attesa, la distanza e la privazione in un impegno politico e civile costante. “Tomorrow’s Freedom è un film necessario, non perché offra risposte, ma perché pone domande che non possiamo più evitare”, ha dichiarato Fabia Bettini. “Sentiamo la responsabilità di sostenere un cinema che sappia entrare nei nodi più dolorosi del presente con onestà, complessità e rispetto. Questo documentario ci ricorda che dietro ogni conflitto ci sono storie umane, famiglie, attese, e che il cinema può ancora essere uno spazio di ascolto, di consapevolezza e di dialogo”. il film documentario Tomorrow’s freedom verrà proiettato Giovedì 4 giugno al Salone Nelson Mandela della Camera del Lavoro di Piacenza in via XXIV Maggio, 18. Introdurrà Luisa Morgantini, una delle voci più autorevoli del pacifismo italiano, da anni impegnata sul campo e nelle istituzioni europee (è stata Vice Presidente del Parlamento Europeo) per la difesa dei diritti umani. L’iniziativa rientra nell’ambito della campagna per la liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi. Nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani sono trattenuti oltre 10 000 prigionieri palestinesi, di cui circa 500 sono minori di 18 anni. Oltre la metà dei prigionieri si trova in “detenzione amministrativa”, ovvero senza accuse formali né processo. I bambini palestinesi sono gli unici bambini al mondo ad essere sistematicamente processati da tribunali militari, con processi iniqui, arresti violenti, spesso notturni e interrogatori coercitivi. L’accusa più comune è il lancio di pietre, per cui si può arrivare ad una pena di 20 anni. In prigione sono sottoposti ad abusi emotivi e fisici, l’assistenza sanitaria e il sostegno psicosociale sono per loro molto limitati. Donne in nero – Europe for Peace – Salaam Ragazzi dell’olivo   Redazione Italia
May 31, 2026
Pressenza
PIOMBINO HUB NAZIONALE DEL TRAFFICO DI ARMI? Contro la militarizzazione delle infrastrutture pubbliche immaginare un altro sviluppo per i nostri porti.
CONVEGNO GIOVEDÌ 14 MAGGIO DALLE 16:00 ALLE 19:00 CENTRO GIOVANI DI PIOMBINO L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università pubblica il comunicato di USB Piombino e Livorno che, in collaborazione con il gruppo Donne in nero di Piombino, ha organizzato un convegno sul traffico di armi nel porto di Piombino. Interverranno: Francesco Staccioli (esecutivo nazionale USB trasporti) Linda Maggiori (giornalista di inchiesta) Alessio Biondi (RLS di sito porti provincia di Livorno) Alessandro Volpi (docente universitario) A seguire dibattito con interventi di partiti, collettivi e associazioni. La lotta al transito di armi, carburante o altro materiale ad uso bellico destinato a Israele o ad altri teatri di guerra, ha sempre contraddistinto il lavoro di USB nei porti italiani in questi anni. Partendo da Genova e grazie anche alla spinta più recente delle Flottille dirette a Gaza, questo movimento di opposizione è cresciuto sempre più, raggiungendo una visibilità inedita e soprattutto dimostrando che inceppare la logistica della guerra è materialmente possibile. Innumerevoli ragioni ci spingono ad assumere questa posizione: l’internazionalismo e lo spirito di solidarietà verso i popoli oppressi in primo luogo, ma anche la difesa della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e la tutela dell’occupazione, che solo uno sviluppo commerciale delle attività portuali può realmente garantire. Anche a Piombino il nostro sindacato ha affiancato gruppi di cittadini (in particolare il gruppo delle Donne in nero) e i comitati che si oppongono al rigassificatore nel denunciare i rischi per la sicurezza connessi alla movimentazione di armi e mezzi militari. Ci sembra che negli ultimi mesi la frequenza e l’intensità di carico delle navi Severine e Capucine sia in preoccupante crescita. Che siano per esercitazioni della NATO in Europa o direttamente destinate a rifornire le guerre Usa e israeliane nel Golfo Persico (si veda il maxi-carico del 30 marzo scorso diretto in Arabia Saudita), stanno rendendo il porto di Piombino un hub sempre più cruciale. La guerra non è un fatto lontano, parte da noi, dalle nostre banchine. E a quelle può anche tornare, rendendole un obiettivo militare. Crediamo che questo scenario non sia né eticamente né politicamente accettabile e che risulti inoltre economicamente deleterio a livello occupazionale. Abbiamo portato avanti questa battaglia in città in diverse occasioni, dai tre scioperi generali dell’autunno (tra cui la manifestazione del 3 ottobre, con 1500 persone che entrarono in porto) a presidi in centro e a vari incontri di approfondimento. Dopo aver partecipato alla recente manifestazione contro il rigassificatore dello scorso 11 aprile organizzata dal Comitato di Salute Pubblica, abbiamo avvertito l’esigenza di un momento di confronto e approfondimento più strutturato. Da quali realtà è composto oggi il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici che si oppongono alla guerra, nei porti come nelle ferrovie e nelle industrie? Che ruolo hanno i porti toscani e in particolare quelli di Livorno e Piombino nella logistica bellica USA e NATO? Perché e in che modo l’articolo 11 della Costituzione italiana e la legge 185/1990 sul divieto di esportazione di armi verso stati belligeranti vengono spesso aggirati o apertamente violati senza che le autorità competenti intervengano? Quali rischi per la sicurezza sono connessi alle operazioni di carico e scarico di tale materiale, vista anche la presenza del rigassificatore in porto? Perché infine è non solo giusto ma anche economicamente ragionevole opporsi ai piani di riarmo e puntare su altri tipi di sviluppo anche in ambito portuale? Con questo convegno intendiamo non solo diffondere informazione e suscitare dibattito tra i lavoratori e i cittadini ma anche interpellare direttamente le autorità competenti, le istituzioni e la classe dirigente locale e regionale sul futuro del nostro porto. Piombino non può e non deve diventare un Hub del gas e delle armi. USB Piombino e Livorno -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Piombino hub nazionale del traffico di armi?
La lotta al transito di armi, carburante o altro materiale ad uso bellico destinato a Israele o ad altri teatri di guerra, ha sempre contraddistinto il lavoro di USB nei porti italiani in questi anni. Partendo da Genova e grazie anche alla spinta più recente delle Flotille dirette a Gaza, questo movimento di opposizione è cresciuto sempre più, raggiungendo una visibilità inedita e soprattutto dimostrando che inceppare la logistica della guerra è materialmente possibile. Innumerevoli ragioni ci spingono ad assumere questa posizione: l’internazionalismo e lo spirito di solidarietà verso i popoli oppressi in primo luogo, ma anche la difesa della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e la tutela dell’occupazione, che solo uno sviluppo commerciale delle attività portuali può realmente garantire. Anche a Piombino il nostro sindacato ha affiancato gruppi di cittadini (in particolare il gruppo delle Donne in nero) e i comitati che si oppongono al rigassificatore nel denunciare i rischi per la sicurezza connessi alla movimentazione di armi e mezzi militari. Ci sembra che negli ultimi mesi la frequenza e l’intensità di carico delle navi Severine e Capucine sia in preoccupante crescita. Che siano per esercitazioni della NATO in Europa o direttamente destinate a rifornire le guerre Usa e israeliane nel Golfo Persico (si veda il maxi-carico del 30 marzo scorso diretto in Arabia Saudita), stanno rendendo il porto di Piombino un hub sempre più cruciale. La guerra non è un fatto lontano, parte da noi, dalle nostre banchine. E a quelle può anche tornare, rendendole un obiettivo militare. Crediamo che questo scenario non sia né eticamente né politicamente accettabile e che risulti inoltre economicamente deleterio a livello occupazionale. Abbiamo portato avanti questa battaglia in città in diverse occasioni, dai tre scioperi generali dell’autunno (tra cui la manifestazione del 3 ottobre, con 1500 persone che entrarono in porto) a presidi in centro e a vari incontri di approfondimento. Dopo aver partecipato alla recente manifestazione contro il rigassificatore dello scorso 11 aprile organizzata dal Comitato di Salute Pubblica, abbiamo avvertito l’esigenza di un momento di confronto e approfondimento più strutturato. Da quali realtà è composto oggi il movimento dei lavoratori e delle lavoratrici che si oppongono alla guerra, nei porti come nelle ferrovie e nelle industrie? Che ruolo hanno i porti toscani e in particolare quelli di Livorno e Piombino nella logistica bellica USA e NATO? Perché e in che modo l’articolo 11 della Costituzione italiana e la legge 185/1990 sul divieto di esportazione di armi verso stati belligeranti vengono spesso aggirati o apertamente violati senza che le autorità competenti intervengano? Quali rischi per la sicurezza sono connessi alle operazioni di carico e scarico di tale materiale, vista anche la presenza del rigassificatore in porto? Perché infine è non solo giusto ma anche economicamente ragionevole opporsi ai piani di riarmo e puntare su altri tipi di sviluppo anche in ambito portuale? Con questo convegno intendiamo non solo diffondere informazione e suscitare dibattito tra i lavoratori e i cittadini ma anche interpellare direttamente le autorità competenti, le istituzioni e la classe dirigente locale e regionale sul futuro del nostro porto. Piombino non può e non deve diventare un Hub del gas e delle armi. USB Piombino e Livorno ———— PIOMBINO HUB NAZIONALE DEL TRAFFICO DI ARMI? Contro la militarizzazione delle infrastrutture pubbliche immaginare un altro sviluppo per i nostri porti. Convegno giovedì 14 maggio al Centro Giovani di Piombino dalle 16 alle 19 con interventi di -Francesco Staccioli (esecutivo nazionale USB trasporti) -Linda Maggiori (giornalista di inchiesta) -Alessio Biondi (RLS di sito porti provincia di Livorno) -Alessandro Volpi (docente universitario) A seguire dibattito con interventi di partiti, collettivi e associazioni Evento promosso da USB Piombino e Livorno in collaborazione con il gruppo delle Donne in nero di Piombino   Unione Sindacale di Base
May 6, 2026
Pressenza
Barefoot Walk March: a Viareggio con le Madri per la Pace come in Palestina e in Israele, e a Roma
Oggi le madri palestinesi e israeliane (appartenenti a due associazioni gemelle), da sempre insieme per la pace, dignità e diritti, marciano insieme a Roma, scalze. Un gesto altamente significativo e potente, di sapore francescano, simbolo del loro essere indifese e disarmate di fronte alle ingiustizie e ai massacri, alle stragi di innocenti,  denunciando in modo nonviolento il malessere che affligge l’umanità. Loro, vittime in modo diverso ma ugualmente atroce, chiedono ai governi di non essere più carnefici o complici; ai popoli di sostenerle; alle donne di essere sorelle accanto a loro. Chiedono la fine delle guerre, giustizia e pace per i figli e le generazioni future, l’interruzione della catena di morti e sofferenze. Molte associazioni e singoli supportano questo evento che rappresenta una coraggiosa, drammatica e faticosa volontà di continuare a alimentare relazioni umane e riconoscimento reciproco in mezzo alla disumanità. Anche noi Donne in Nero di Viareggio abbiamo sentito il bisogno di aderire con un presidio silenzioso e scalzo, arricchito di volantini,  striscioni e cartelli,  e con tanta solidarietà e commozione nel cuore. BAREFOOT WALK MARCH / 2026 – MOTHERS’ CALL FOR PEACE Redazione Italia
March 24, 2026
Pressenza