Ancona: l’anniversario della nascita della Polizia ora si festeggia a scuola
«La mafia – ha detto, presso l’I.I.S. Savoia Benincasa di Ancona, il questore
Cesare Capocasa, citando le parole del magistrato del pool antimafia di Palermo,
Antonino Caponnetto – teme la scuola più della giustizia e toglie erba sotto i
piedi alla cultura mafiosa, formando cittadini consapevoli».
L’occasione, purtroppo una delle tante, è stato il 174esimo anniversario della
nascita della Polizia di Stato svoltosi addirittura all’interno di un istituto
superiore scolastico pubblico (leggi qui la notizia). Ciò che dimentica in
maniera dolosa il questore Capocasa, non nuovo a queste performance in una
regione che misteriosamente sembra al centro di una militarizzazione che
statisticamente non ha eguali in altre regioni, è che Caponnetto non ha mai
interpretato questo come un lascia-passare delle divise o dei militari
all’interno delle scuole: ancora una volta si confonde prevenzione con
deterrenza.
Ampliando gli orizzonti culturali, non solo a beneficio del questore Capocasa,
ma anche di chi vuole portare in classe e fuori di queste degli esempi pratici,
degli “ausili” didattici, rispetto al ruolo della scuola in termini preventivi,
potremmo citare ad esempio il film in quattro puntate di Vittorio De Seta,
“Diario di un maestro” ispirato al libro del maestro Albino Bernardini che nel
1960 si trasferisce a Bagni di Tivoli, in provincia di Roma, e comincia a
insegnare in una scuola elementare nella borgata romana di Pietralata. Il film è
girato nell’attuale Istituto superiore Enzo Rossi sulla Tiburtina. Da quella
esperienza nasce il romanzo-diario “Un anno a Pietralata”, dove narra delle sue
vicissitudini alle prese con una classe a dir poco impegnativa.
Il maestro D’Angelo interpretato egregiamente da Bruno Cirino (fratello del ben
noto pilitico Pomicino) fa opera di prevenzione senza necessità di una divisa o
di un’arma nella fondina, ma mettendosi alla prova sul campo, andando a casa per
casa a cercare i propri alunni assenti dai banchi ma intenti, chi in un modo chi
in un altro, ad operare nell’anticamera della devianza minorile che porta dritto
dritto al carcere.
Ci sono poi molti altri esempi edificanti anche sul versante della Chiesa
impegnata nel sociale che possono essere portati in classe come il film “Alla
luce del sole“, del 2005 di Roberto Faenza, con Luca Zingaretti nel ruolo di Don
Pino Puglisi che nella Palermo del quartiere Brancaccio gomito a gomito con
mafiosi o apprendisti mafiosi attraverso il calcio e appunto l’istruzione,
proponeva un’alternativa certamente non ispirata ad una sorts di “religione
della legalità” tanto astratta quanto palese sinonimo di semplice obbedienza
all’autorità.
Ritorni pure in strada a fare il proprio mestiere, potremmo suggerire al
questore, sebbene i tassi di criminalità siano talmente in decrescita da oltre
30 anni da spingerlo, in mancanza d’altro, a fare propaganda legalitaria proprio
nelle scuole: ciò che invece balza agli occhi, perché di converso è aumentato di
quasi il 60% secondo i dati del Ministero dell’Interno, è il livello di
repressione che travalica lo Stato di diritto ovvero le norme conseguenti
all'”ex-DDL Sicurezza” e al “decreto Caivano”.
Si tratta di un apparato repressivo, appunto alternativo al percorso giudiziario
che ha aumentato la propria virulenza in termini direttamente proporzionali
all’aumento del conflitto sociale legato alla crisi economica, alla
disoccupazione giovanile, all’assenza di servizi di welfare sanitari e al nuovo
fenomeno dei “working-poors” cioè lavoratori che pur non avendo un minuto di
tempo libero hanno difficoltà a pagarsi di che vivere. Si può fare riferimento,
in proposito, al commento a caldo, su questi recentissimi dati ufficiali, di
Italo di Sabato, di Osservatorio Repressione (clicca qui) che sottolinea ancora
una volta come il fattore deterrente sia diametralmente opposto da un approccio,
appunto, preventivo.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle
Università
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