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Il Ministro della Giustizia e l’Alta Corte disciplinare
“I magistrati se sbagliano vengono comunque assolti”. È una frase che viene pronunciata senza che l’autore si preoccupi di dimostrarla. In realtà, i dati ufficiali sui provvedimenti disciplinari proposti e adottati nei confronti dei magistrati inducono ad una valutazione assai diversa. La Costituzione (art. 107) e le norme vigenti (Decreto Legislativo 109/2006) consentono al Ministro della Giustizia e al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione di promuovere l’azione disciplinare nei confronti dei magistrati. I dati a disposizione mostrano che le azioni disciplinari sono state avviate dal Ministro in 24 casi nel 2023 (27%) e in 27 nel 2024 (34%). Quelle proposte dal Procuratore sono state 66 nel 2023 (73%) e 53 nel 2024 (66%). Queste percentuali dimostrano come la magistratura di fatto sia più severa del ministero della giustizia nel proporre l’apertura di un procedimento nei confronti dei giudici o dei pubblici ministeri. La valutazione dei vari casi segnalati e la decisione di stabilire eventuali sanzioni spettano alla Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura (art. 105 Costituzione). In questo caso sono disponili i dati dal febbraio 2023 al dicembre 2025: sono state emesse 199 sentenze, di cui 23 con l’esclusione dal procedimento per decesso o per cessata appartenenza dell’incolpato all’ordine giudiziario. Delle 176 sentenze effettive, sono state comminate 82 condanne (47%) e 94 assoluzioni (53%). Ovviamente è impossibile entrare nel merito di queste sentenze, ma si conoscono i dati delle impugnazioni. Sia il Procuratore sia il Ministro, oltre al magistrato incolpato, hanno la facoltà di ricorrere in Cassazione qualora ritengano che la sentenza sia ingiusta. La Procura Generale ha impugnato 13 sentenze (7%), mentre il Ministro ne ha impugnate 9 (5%). Quest’ultimo dato dimostra che il Ministro della Giustizia ha condiviso il 95% delle sentenze emesse dal Consiglio Superiore della Magistratura negli ultimi 3 anni. A questo punto resta da spiegare perché lo stesso Ministro abbia presentato (insieme alla Presidente del Consiglio dei Ministri) la proposta di revisione costituzionale che prevede di sottrarre l’azione disciplinare al Consiglio Superiore della Magistratura per attribuirla all’Alta Corte disciplinare, che verrebbe istituita se al referendum del 22-23 marzo vincessero i favorevoli. Occorre notare che l’Alta Corte si differenzia per diversi aspetti dall’attuale Consiglio Superiore. In particolare, attualmente del Consiglio possono fare parte magistrati sia di merito sia di legittimità. Invece, nell’Alta Corte potranno essere sorteggiati e insediati soltanto magistrati di Cassazione. Questa scelta si pone in contraddizione con quanto stabilisce la Costituzione vigente, che prescrive che “i magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni” (Art. 107). Ma soprattutto è evidente il rischio che la mancanza di magistrati di merito in seno all’Alta Corte possa determinare una valutazione oggettivamente parziale dei comportamenti dei magistrati di ogni funzione sottoposti a giudizio disciplinare. Inoltre, se nell’Alta Corte disciplinare possono essere presenti pubblici ministeri soltanto di Cassazione, si crea un problema almeno di opportunità per le azioni disciplinari promosse dal Procuratore Generale di Cassazione, poiché quest’ultimo di fatto è il “capo” di quei pubblici ministeri. In questo caso la tanto sbandierata terzietà del giudice, su cui insistono i promotori della riforma costituzionale, è finita tranquillamente nel dimenticatoio. Infine, oggi il Procuratore Generale è tenuto per legge ad affiancare il Ministro della Giustizia nel promuovere l’azione disciplinare, in quanto è membro di diritto del Consiglio Superiore della Magistratura. Ma con l’approvazione della riforma il Procuratore sarà membro di diritto soltanto del Consiglio Superiore dei pubblici ministeri. Di conseguenza non è ragionevole che il Procuratore sia poi anche titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei giudici di fronte all’Alta Corte, poiché si creerebbe un’asimmetria interna all’ordine giudiziario. Perché per i provvedimenti disciplinari la separazione delle carriere non conta più nulla?   Rocco Artifoni
March 4, 2026
Pressenza
Spudoratamente Nordio
L’Italia è un Paese dove la memoria evapora in fretta: la gente fatica persino a ricordare il giorno prima. Un Paese senza storia viva. Lo si capisce quando un ministro arriva a dire spudoratamente che, se un’idea di Licio Gelli era “giusta”, non ci sarebbe nulla di strano nel seguirla. […] L'articolo Spudoratamente Nordio su Contropiano.
November 20, 2025
Contropiano
Almasri arrestato in Libia. Una serie di responsabilità politiche da ricostruire
Il generale libico Osama Almasri, a capo della milizia denominata Rada, è stato infine arrestato il 5 novembre dalle autorità libiche, con l’accusa di tortura verso dieci migranti detenuti in un lager (perché di questo si tratta) sotto il suo comando, e dell’omicidio di uno di essi. Il militare era […] L'articolo Almasri arrestato in Libia. Una serie di responsabilità politiche da ricostruire su Contropiano.
November 7, 2025
Contropiano
L’ultima supercazzola del governo sul caso Almasri
L’ambasciatore italiano nei Paesi Bassi, Augusto Massari, ha consegnato una memoria integrativa di una quindicina di pagine alla Corte Penale Internazionale, per cercare di evitare il deferimento dell’Italia a causa delle inadempienze sul caso Almasri. E anche per evitare a Nordio di doversi mostrare come inadeguato, o come connivente coi […] L'articolo L’ultima supercazzola del governo sul caso Almasri su Contropiano.
August 1, 2025
Contropiano
CARCERE: NORDIO PRESENTA IL PIANO CARCERI 2025-2027. IL COMMENTO DI ANTIGONE
Via libera del Consiglio dei ministri al piano carceri 2025-2027, voluto e presentato nella giornata di ieri, martedì 22 luglio, dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Le intenzioni del governo sarebbero quelle di far fronte al problema del sovraffollamento – i cui tassi medi si attestano oggi attorno al 133% – liberando circa 15mila nuovi posti. Come? Secondo quanto dichiarato da Nordio, attraverso una serie di misure (al momento non meglio precisate) che prevedrebbero, da un lato, adeguamenti e potenziamenti strutturali degli edifici già esistenti, dall’altro, snellimento delle procedure e la possibilità, per alcune tipologie di persone detenute, di ricorrere alla liberazione anticipata e/o a forme di detenzione alternativa in comunità extra carcerarie. Misure quest’ultime che, come sottolinea ai nostri microfoni Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell’associazione Antigone, “sono oltretutto già previste e attuate”. “L’unico modo per combattere il sovraffollamento è usare meno il carcere – aggiunge Marietti – Il carcere non può diventare l’ultima frontiera del welfare per rinchiudere tutte le forme di marginalità sociale, ma deve rivolgersi solamente a quei fatti criminosi di altro profilo che vanno a colpire realmente dei beni costituzionalmente protetti”. Niente di nuovo, insomma, ma sono già molte le criticità e i dubbi che sorgono per questo nuovo piano carceri che, mentre crescono i tassi di suicidio dietre le sbarre, nella migliore delle ipotesi non entrerà in vigore prima di due anni. Il commento a caldo di Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell’associazione Antigone Ascolta o scarica
July 23, 2025
Radio Onda d`Urto
Nordio sapeva tutto per tempo sul caso Almasri
Il ministero della Giustizia era stato informato per tempo di un atto urgente da firmare per evitare l’inefficacia dell’arresto di Osama Almasri, criminale libico ricercato dalla Corte Penale Internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità come carceriere di migranti. Ora la situazione del governo si complica. Con la fine delle indagini […] L'articolo Nordio sapeva tutto per tempo sul caso Almasri su Contropiano.
July 14, 2025
Contropiano
“IL MINISTRO NORDIO SAPEVA DELL’ARRESTO DI ALMASRI”. IL TRIBUNALE DEI MINISTRI SBUGIARDA IL GOVERNO SUL CASO DEL TORTURATORE LIBICO
Il Tribunale dei ministri rivela che il ministro Nordio era al corrente fin da subito dell’arresto, lo scorso gennaio a Torino, del torturatore di migranti libico Almasri, ricercato dalla Corte penale internazionale. Il Dipartimento dell’amministrazione giudiziaria informò la capo di gabinetto del ministero. La scelta di non consegnarlo a L’Aja fu dunque tutta politica. Il Tribunale deve ora decidere se archiviare o chiedere il rinvio a giudizio per la premier Meloni, il sottosegretario Mantovano, il ministro della Giustizia Nordio e quello dell’Interno Piantedosi. Le accusa ipotizzate vanno dal favoreggiamento al peculato, e — solo per il Guardasigilli — omissione d’atti d’ufficio. Le opposizioni parlamentari attaccano Nordio: “Ha mentito, si dimetta”. Il titolare della Giustizia, infatti, nella sua informativa alla Camera aveva negato di essere al corrente di quanto stava accadendo in quelle ore. “Riferiremo in Parlamento quando sarà il momento, però gli atti che abbiamo smentiscono quello che riportano i giornali”, si difende oggi Nordio. Ai nostri microfoni Nello Scavo, giornalista di Avvenire. Ascolta o scarica.
July 10, 2025
Radio Onda d`Urto
CPI e Caso Almasri: Italia ha violato gli obblighi dello Statuto di Roma
Riceviamo dal Centro di Elaborazione e Ricerca per la Democrazia (CRED) Il Centro di Elaborazione e Ricerca per la Democrazia (CRED) accoglie con soddisfazione – e senza sorpresa – la decisione della Corte Penale Internazionale (CPI) di avviare il deferimento dell’Italia all’Assemblea degli Stati Parte e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per grave violazione degli obblighi derivanti dallo Statuto di Roma nel caso Almasri. Costui, noto torturatore libico, poté tornare in patria scampando alla cattura ordinata dalla Corte col chiaro beneplacito del governo Meloni e in particolare del ministro di disgrazia e ingiustizia Nordio. La decisione della Corte penale internazionale rappresenta un segnale importante e necessario, puntando al ripristino del diritto e del principio di responsabilità internazionale, troppo spesso elusi o ignorati, anche da Stati che – come l’Italia – hanno contribuito alla fondazione della Corte e ne hanno sottoscritto gli atti costitutivi, impegnandosi a promuoverne i valori. Il CRED sottolinea come la credibilità delle istituzioni internazionali si fondi sul rispetto effettivo delle norme che ne disciplinano l’attività. Nessun governo può ritenersi al di sopra del diritto internazionale, specialmente quando sono in gioco i crimini più gravi contro l’umanità e la protezione dei soggetti più vulnerabili. Redazione Italia
July 7, 2025
Pressenza
La riforma Nordio e la Corte Costituzionale
Riceviamo e pubblichiamo dalla associazione ‘Meritocrazia Italia’ “La Corte osserva che, in adempimento degli obblighi internazionali assunti, costituzionalmente vincolanti, lo Stato dovrebbe con l’ordinamento impegnarsi a preservare gli standard di tutela raggiunti a livello sovranazionale e, dunque, astenersi dall’adottare misure legislative che possano di fatto far regredire la normativa nazionale sui livelli raggiunti. In realtà la riforma Nordio è intervenuta su più fronti proprio con lo scopo di razionalizzare il compendio di reati che interagivano con la figura dell’abuso d’ufficio, prevedendo, a fronte della sua abrogazione e del depotenziamento del reato di traffico di influenze illecite, l’introduzione di una nuova figura di reato, il peculato per distrazione, particolarmente incisiva sugli amministratori locali. Meritocrazia Italia ha più volte espresso parere favorevole per l’intervento legislativo, rilevando, ad esempio, alcune criticità venutesi a creare nel comparto della p.a., concentrate su due aspetti: da un lato il timore della mannaia penale, celata da norme di applicazione ampia come l’abuso di ufficio, che spesso sclerotizzava l’amministrazione per la paura della firma, dall’altro l’innesco di una sorta di reazione a catena su inefficienze, ritardi e condotte altrettanto rilevanti in senso negativo, a fortiori inglobate in una dinamica incriminatrice che nel tempo ha visto pochissime condanne e tantissimi processi. Se si considera che la riforma Nordio poggia le basi su tale dato statistico, che resta inconfutabile, è anche vero che non si può ignorare quanto già rilevato in precedenza da Meritocrazia: la scarsa applicazione pratica della fattispecie tipica sembra avere un’eziologia diversa dalla mera evoluzione del contesto giuridico o processuale di riferimento. Ciò che ha inciso in materia determinante nello svuotamento del reato in sede di accertamento sono state le differenti versioni del testo che si sono succedute nel tempo. Il più grande limite dell’abuso d’ufficio non era la sua ratio o il suo contenuto né la dissuasività, bensì la tecnica di formulazione prescelta, spesso indeterminata e talvolta addirittura scadente. Meritocrazia ribadisce, nell’attesa di approfondire gli sviluppi del giudizio di legittimità costituzionale, che la priorità per il legislatore sia quella di garantire un’adeguata determinatezza dei precetti penali per consentire l’autodeterminazione del singolo a non violarli senza timore di essere smentito. Non è creando nuovi reati che si rispetta la lotta alla corruzione ma garantendo la sinergia tra il sistema penale e quello processuale affinché una norma chiara sia resa effettiva dalla razionale gestione del processo sin dalla fase investigativa, soprattutto nel contrasto dei fenomeni corruttivi che hanno inquinato gran parte dei settori nevralgici dello Stato.” Redazione Italia
May 19, 2025
Pressenza