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Leonardo Boff commenta l’enciclica di Papa Leone
Nel finire la lettura della prima enciclica di Papa Leone XIV notiamo, con sorpresa, l’introduzione di un nuovo stile argomentativo: non più il classico stile ecclesiastico, con i suoi numerosi riferimenti ai pensatori cristiani dei primi secoli. Ma uno nuovo, contemporaneo, che dialoga con i diversi campi del sapere e con autori, uomini e donne, al di là della loro origine confessionale. Ci sembra di leggere un testo di un teologo contemporaneo. Innanzitutto, è opportuno sottolineare il tono generalmente fiducioso dell’enciclica nell’affrontare un tema così controverso e spinoso come quello dell’Intelligenza Artificiale (IA). Ma è realistico nel descrivere la situazione mondiale di perenne belligeranza: «può apparire cupo o pessimista, ma ritengo che sia una denuncia necessaria.» (MH, 210). Questa denuncia diventa cristallina quando si riferisce a «bombardamenti su civili, ad attacchi contro ospedali, scuole o infrastrutture vitali, a violenze che colpiscono bambini, ci troviamo davanti a scandali che feriscono l’umanità stessa.» (MH, 216). È come se stesse riferendosi ai crimini dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Assume la prospettiva delle vittime «Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali» (MH, 216). Ma quando affronta direttamente la sfida dell’IA, in modo positivo, afferma subito che essa rimane sempre artificiale e non sostituirà mai la natura (MH, 97). Tuttavia, può rappresentare «una forma umana di partecipazione all’atto divino della creazione» (MH, 111). Questo fatto implica che l’IA debba assumere una speciale responsabilità etica e spirituale, perché ogni scelta progettuale esprime una visione dell’umanità (MH, 111; 117; 129). Infatti, questo punto è cruciale nella comprensione del Papa: non basta considerare se la tecnica e l’intelligenza artificiale siano buone o cattive e i loro fini buoni, ma bisogna chiarire «la visione che vi soggiace: se l’essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare […] svincolata dal progresso morale e sociale» (MH, 117). Non possiamo considerare l’IA «moralmente neutra. In realtà, ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni» (MH, 104). Bisogna «chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano» (MH, 104). È intrinsecamente ambivalente «ciò che nasce per difendere può essere rapidamente convertito all’offesa, e il confine tra protezione e aggressione tende a sfumare» (MH, 183). È a questo punto che Papa Leone muove una forte critica a due ideologie, il transumanesimo e il postumanesimo. Queste hanno come presupposto «la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana» (MH, 116). Il transumanesimo vuole esacerbare esponenzialmente le capacità umane (attraverso la biomedicina, l’ingegneria del corpo, gli algoritmi) per essere più efficienti e ottenere così vantaggi lucrativi. Il postumanesimo «prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui l’umanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo» (MH, 116). Qui si ignorano i limiti naturali dell’essere umano e «si promette una “salvezza” puramente tecnica» (MH 117). Possiamo affermare che oggi, come hanno sottolineato diversi analisti, prevale un’idolatria della tecnica, una vera e propria religione. Sarebbe lungo commentare i diversi punti affrontati dall’enciclica Magnifica Humanitas. In pratica, il suo ambito si estende dalle filosofie di vita alla politica (i vari radicalismi), all’economia (finanziarizzazione e criptovalute), alla salvezza del cuore, all’educazione, all’importanza dell’immaginario sociale, al tema del lavoro e dell’ecologia, culminando in utopie basate sulla cultura digitale, tecnologica e cibernetica e infine alla civiltà dell’amore. Questa «non è un’utopia ingenua, ma un progetto esigente» (NH 186). Schematizzando, è evidente il background intellettuale, teologico e spirituale dell’attuale Papa. Si fonda su Sant’Agostino (354-430), fonte d’ispirazione per il suo Ordine religioso (gli Agostiniani). Come è noto, il vescovo di Ippona, uno dei geni del pensiero occidentale, articola la sua visione della storia nell’interazione dialettica tra le due città e i due amori (129-130): la città terrena e la città celeste, l’amore di Dio e del prossimo e l’amore di sé. Leone XIV attualizza questa dialettica con ciò che sta accadendo oggi: un sistema di sorveglianza e controllo sulle popolazioni, proposto da alcune piattaforme digitali, in particolare la più perversa di tutte, Palantir (controllare tutta la popolazione di un paese e usare l’IA per la guerra), e il sistema di cura dell’essere umano, della sua relazione rispettosa con la natura e della fraternità universale tra gli esseri umani e tra loro e il Tutto. Tutta la sua riflessione presuppone questo scontro odierno. Prende chiaramente posizione a favore della cura, dell’amore disinteressato, della prospettiva delle vittime, dei poveri e degli oppressi. Ci presenta un testo contemporaneo, di grande attualità, con un linguaggio del nostro tempo e quindi accessibile a tutti, senza sacrificare la gravità e la profondità delle questioni da considerare, affrontare e perseguire in modo da generare speranza per la possibilità di un mondo diverso, affettuoso, rispettoso della natura e aperto all’Infinito. Concludendo, possiamo affermare che l’attuale Papa, seguendo le orme di Sant’Agostino e della grande tradizione dottrinale della Chiesa sulle questioni sociali (riassunta nell’enciclica MH nn. 28-44), ripropone il tema della civiltà dell’amore. Lo definisce così: «Essa consiste nel tradurre la carità in strutture di giustizia, nel dare corpo istituzionale alla fraternità e nel considerare l’altro – sia esso persona o popolo – come un alleato necessario per la costruzione del bene comune. […] solo questo amore sociale, capace di farsi cultura e norma, può generare un ordine internazionale stabile, trasformando la convivenza da semplice coesistenza armata a comunità di destino» (MH, 186). (Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti) Redazione Italia
June 1, 2026
Pressenza
Trump alle prese con Hormuz e papa Leone
La guerra di Trump all’Iran ha tutta l’aria di essere un fallimento per gli Stati Uniti: l’ultimo passo indietro rispetto al Project Freedom per sbloccare Hormuz ha dimostrato l’ennesima debolezza. L’intesa sul piano in 14 punti di cui Trump si vanta ai quattro venti è già stata smentita dall’Iran che guarda alla Cina come potenziale mediatore. Nonostante il consenso interno cali e gli uomini del Presidente siano costretti a viaggi riparatori, come quello di Rubio da papa Leone XIV, i grandi colossi americani dalle big tech alle aziende delle armi continuano a guadagnare da questa guerra. Occorre guardare anche alla posizione delle petrolmonarchie che, lungi dall’essere un blocco unico, stanno dimostrando insofferenza nei confronti di un Paese che dovrebbe garantire loro sicurezza ma stenta anche in questo. Un commento alle notizie degli ultimi giorni con Antonello Sacchetti, blogger e esperto di Iran
La pietà di Leone per i preti stupratori
Una lettera al papa del Coordinamento Famiglie sopravissuti Caro Papa misericordioso, Siamo le mamme delle vittime di suor Mariangela Farè, don Francesco Caramia, don Giuseppe Rugolo, don Carlo Botero, don Luigi Gabbriellini, don Vincenzo Calà, don Livio Graziano, don Nello Giraudo, don Luciano Massaferro e di tanti altri. Con noi c’è anche Erik, figlio del prete pedofilo don Pietro Tosi
Senza tregua niente giochi (no truce no games)
Raccogliamo e rilanciamo l’appello di Papa Leone per una tregua olimpica dei conflitti in corso, a partire dalla guerra russo-ucraina, che continua a insanguinare l’Europa e a gettare un’ombra minacciosa sul futuro dell’intero continente. Rivolgiamo un appello al Comitato Olimpico Internazionale affinché sospenda l’edizione dei Giochi in assenza di un chiaro e concreto segnale di tregua, con l’ordine di cessate il fuoco immediato almeno sul fronte russo-ucraino. Facciamo appello ai Comitati Olimpici Nazionali e alle delegazioni dei singoli Paesi affinché ritirino la propria partecipazione, impedendo il normale svolgimento dei Giochi e ribadendo con forza la richiesta di un cessate il fuoco su tutti i fronti di guerra, a cominciare da quello russo-ucraino. Facciamo appello agli atleti e alle atlete di tutto il mondo affinché, grazie alla grande visibilità di cui dispongono, testimonino pubblicamente la volontà di pace e il rifiuto della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, diventando parte attiva di un grande movimento globale per la pace, fondato sul disarmo e sulla trattativa multilaterale capace di garantire la vera sicurezza, prosperità e benessere in tutti i continenti. Rivolgiamo infine un appello agli organizzatori, ai lavoratori e a tutte le persone coinvolte a vario titolo nei Giochi affinché, ciascuno nel proprio ruolo, eserciti il diritto alla disobbedienza civile per impedire il loro regolare svolgimento. È necessario fermare un meccanismo mediatico e commerciale che oggi ignora e rinnega le proprie origini e il proprio spirito di pace, di convivenza e di fraternità tra i popoli, proseguendo come se nulla accadesse, mentre le guerre continuano a devastare vite, territori e futuro dell’umanità. per aderire all’appello: noriarmo@libero.it Carlo Volpi
February 7, 2026
Pressenza
1° gennaio 2026, Marcia della Pace a Legnago (Verona)
Dal 1968 il 1° gennaio è la Giornata Mondiale della Pace.  Per la 59a giornata il messaggio di Papa Leone è: “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante”. A Legnago, in provincia di Verona, sulle parole del bellissimo messaggio del Papa, 26 associazioni di volontariato e varie parrocchie hanno quindi indetto la Marcia della Pace. Nei passaggi più significativi il Papa parla chiaro, ci sollecita a uscire dalle nostre case e afferma: “La Pace non è un’utopia. No al riarmo. Si risveglino le coscienze. I credenti devono smentire attivamente con la loro vita queste forme di blasfemia che oscurano il nome santo di Dio. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari che spingono gli Stati al riarmo, ma ciò non basta, se contemporaneamente non viene favorito il risveglio delle coscienze e del pensiero critico. Purtroppo,  sempre più spesso le parole della fede sono trascinate nel combattimento politico,  per benedire il nazionalismo e giustificare la violenza”. Stimolati da queste parole,  turbati dalla “Guerra Mondiale a pezzi” che ogni giorno miete tante vittime innocenti, vogliamo marciare uniti e insieme per la pace il 1° gennaio a Legnago (VR)” Questo è l’appello che facciamo alle donne e uomini di buona volontà, in nome della pace. Ritrovo alle 15:30 in Piazza della Libertà davanti al Duomo Partenza alle 16:00 Arrivo e conclusione davanti al Santuario della Beata Vergine della Salute di Porto di Legnago Messa per chi lo desidera alle 18:30 Redazione Italia
December 31, 2025
Pressenza
Bergoglio e Prevost
Mosaico dei giorni L’uomo Prevost 19 maggio 2025 – Tonio Dell’Olio Tutti a spiare il lessico, i gesti, le scelte e persino l’abbigliamento del Papa nuovo di zecca. Tutti a vedere quanto somiglia o prende le distanze dal suo predecessore. Tutti a sperare un Papa-Crozza del papa argentino, un imitatore perfetto con tanto di trucco che poi finisce per esserne una caricatura e altri a sperare e mettere in evidenza la fedeltà alla retta dottrina e i richiami alla tradizione che erano “scomparsi dal radar pontificio” – dicono. E se invece Prevost fosse semplicemente Prevost e volesse interpretare il ministero petrino con l’intelligenza di un vescovo di Roma del nostro tempo? Lui, col suo bagaglio di spiritualità, di scienza, di esperienze umane, di vita, di fede. Lui con gli occhi e con il cuore pieno zeppo di volti che lo hanno accompagnato fin qui. Un uomo che ora guarda il mondo dalla finestra del palazzo apostolico dopo averlo incrociato nelle strade di Chicago, nel fango di Chiclayo e nella Roma multietnica? Un uomo innamorato di Cristo e di S. Agostino, devoto della Madonna del Buon Consiglio e attento ad ascoltare cos’hanno da dire gli altri prima di dire quel che pensa lui. Un uomo che sembra prendere sul serio il Vangelo. Non mi sembra poca cosa e starei per dire che tutto sommato mi basta. Mosaico di pace
May 19, 2025
Pressenza
Primo discorso di Prevost. Continuità con Francesco
Riceviamo e pubblichiamo dalla agenzia stampa Interris.it “Ho sentito forte la presenza spirituale di Francesco che dal Cielo ci accompagna”, ha detto ieri visibilmente emozionato Leone XIV alla recita del Regina Coeli. Se il buongiorno si vede dal mattino l’era Prevost è iniziata sotto i migliori presagi. L’avvio del pontificato rimarrà nella memoria per il bagno di folla in papamobile e soprattutto per l’omelia densa ed emozionante con cui ha toccato il cuore ai 200 mila partecipanti alla cerimonia e a milioni di fedeli in tutto il mondo. Di fronte ad oltre centocinquanta delegazioni arrivate da ogni angolo del pianeta, il Papa ha pronunciato un’accorata richiesta di una pace giusta e duratura. Un’invocazione di pacificazione e armonia mentre Gaza è alla fame, l’Ucraina sotto i bombardamenti russi e decine di focolai dimenticati dilagano in Africa e Asia. Commosso alla consegna del Pallio e dell’Anello del Pescatore, il Pontefice ha richiamato l’unità e l’amore come risposta alle “troppe ferite causate dall’odio, dalla violenza, dai pregiudizi, dalla paura del diverso”. Leone ha invocato pace e giustizia sociale. “Sono stato scelto senza alcun merito – afferma -. Pietro deve pascere il gregge senza cedere mai alla tentazione di essere un condottiero solitario o un capo posto al di sopra degli altri, facendosi padrone delle persone a lui affidate”. Lo stile della predicazione è pacato e diretto nella limpida consapevolezza che il futuro della comunicazione prospettato tanto tempo fa è già qui adesso. La sfida degli evangelizzatori, infatti, è sempre stata quella di incontrare le persone là dove vivono e, sempre di più, ciò significa andare incontro a tutti e a ciascuno. I pastori devono esserci, dialogando con la gente ovunque si trovi. “Questo è lo spirito missionario che deve animarci, senza chiuderci nel nostro piccolo gruppo né sentirci superiori al mondo – testimonia il Pontefice -. Siamo chiamati a offrire a tutti l’amore di Dio, perché si realizzi quell’unità che non annulla le differenze, ma valorizza la storia personale di ciascuno e la cultura sociale e religiosa di ogni popolo”. Riecheggiano profetiche le parole di Paolo VI ai vescovi convocati per il Concilio Vaticano II: “Riprovate gli errori, sì; perché ciò esige la carità, non meno che la verità; ma per le persone solo richiamo, rispetto ed amore. Invece di deprimenti diagnosi, incoraggianti rimedi; invece di funesti presagi, messaggi di fiducia verso il mondo contemporaneo”. Chi approfondisce il Magistero pontificio, nel passaggio dei vari successori di Pietro, si rende conto della profondità, della complessità delle questioni, della dottrina e delle domande sull’uomo, sul creato e sulle questioni del mondo e della vita che richiede una risposta collegiale, decentrata. Il vescovo di Roma presiede alla carità di tutte le Chiese e Leone riceve dai predecessori il timone della carità. Secondo le tre parole da lui indicate come chiave di lettura della propria missione: pace, giustizia, verità. Redazione Italia
May 19, 2025
Pressenza