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Bologna. Sull’inizio del processo per la mobilitazione contro il 41-bis. Dichiarazione degli imputati
Lo scorso mercoledì 18 marzo, presso il Tribunale di Bologna, si è tenuta la prima udienza del processo  a carico di 6 compagni e compagne per tre fatti avvenuti durante la mobilitazione a fianco di Alfredo Cospito contro 41-bis e ergastolo ostativo. Le imputazioni riguardano il danneggiamento di un cantiere durante l’occupazione di una gru, l’incendio di due ripetitori e l’interruzione di una messa. Riceviamo e diffondiamo le righe che seguono, e la dichiarazione (bella e ricca di spunti) letta in aula da imputate e imputati: BOLOGNA – SULL’INIZIO DEL PROCESSO PER LA MOBILITAZIONE IN SOLIDARIETÀ AD ALFREDO DURANTE LO SCIOPERO DELLA FAME CONTRO IL 41BIS E L’ERGASTOLO Condividiamo con voi queste righe di aggiornamento su uno dei processi per la mobilitazione a fianco di Alfredo, con lo stomaco chiuso e una forte stretta al cuore per la morte di Sandro e Sara avvenuta nella notte di giovedì 19 marzo. Due compagni anarchici che se ne sono andati da un mondo in cui ci sarebbe invece sempre più bisogno di cuori sinceri, di sguardi attenti e di mani generose. Con fermezza e senza indugio ribadiamo la nostra solidarietà e complicità con tuttx lx ribelli e rivoluzionarx che lottano ogni giorno contro lo Stato che reprime, tortura e uccide; contro un sistema guerrafondaio e mortifero e i suoi aguzzini. Sempre al fianco di chi lotta, di chi trama nella notte! Fuoco a ‘sto mondo infame! A Sandro e Sara, per l’anarchia! La dichiarazione: dichiarazione Bologna  
March 24, 2026
il Rovescio
Appello: facciamo del 15 maggio la giornata della memoria del colonialismo
Riceviamo e diffondiamo: APPELLO A tutti i collettivi e i gruppi, le associazioni, i singoli che si battono a fianco della causa palestinese A tutte e tutti i nemici della guerra capitalista A tutte e tutti i disertori della falsa coscienza occidentale Facciamo del 15 maggio, giorno della Nakba, la giornata della memoria di tutte le vittime del colonialismo e dell’imperialismo, e di tutti coloro che vi hanno resistito Facciamo parte di un’unica civiltà: la civiltà occidentale. Siamo legati gli uni agli altri dai legami più profondi che le nazioni possano condividere, forgiati da secoli di storia comune, fede cristiana, cultura, patrimonio, lingua, ascendenza e dai sacrifici che i nostri antenati hanno compiuto insieme per la civiltà comune di cui siamo eredi. […] La questione fondamentale a cui dobbiamo rispondere fin dall’inizio è cosa stiamo difendendo esattamente, perché gli eserciti non combattono per astrazioni. Gli eserciti combattono per un popolo, gli eserciti combattono per una nazione. Gli eserciti combattono per uno stile di vita. Ed è questo che stiamo difendendo: una grande civiltà che ha tutte le ragioni per essere orgogliosa della sua storia, fiduciosa nel suo futuro e che mira a essere sempre padrona del proprio destino economico e politico. Discorso del segretario di Stato americano Marco Rubio alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, 14 febbraio 2026 Sì, vale la pena di studiare, clinicamente, nei dettagli, le tattiche di Hitler e dell’hitlerismo e di svelare al molto distinto, al molto umanista, cristiano borghese del XX secolo, che custodisce in sé un Hitler nascosto, che Hitler abita in lui ed è il suo demone, che se lo rifiuta, è per mancanza di logica e che in fondo, ciò che non perdona ad Hitler, non è il crimine come tale, il crimine contro l’uomo; non è l’umiliazione dell’uomo in sé, ma il crimine contro l’uomo bianco, il fatto di aver applicato all’Europa metodi coloniali finora riservati agli arabi di Algeria, ai coolies dell’India e ai negri d’Africa. Aimé Césaire, Discorso contro il colonialismo (1950) …neanche i morti saranno al sicuro se il nemico vince. E questo nemico non ha smesso di vincere. Walter Benjamin, Tesi di filosofia della storia (1940) La lotta sociale è anche una battaglia per la conquista delle coscienze. Se questo è vero da sempre, lo è in modo particolare nella società odierna, in cui i mezzi di comunicazione di massa, insieme alle istituzioni educative e culturali (come la scuola, l’università, la ricerca) svolgono una funzione indispensabile nell’elaborazione del consenso necessario alle élite per attuare i loro piani. Questo è ancora più vero in tempi di guerra. Se per combattere è necessaria la carne da cannone (e da lavoro), una società in guerra ha bisogno del concorso compatto e entusiasta della popolazione, e non può quindi permettere il dissenso. Da questo punto di vista, le atrocità commesse a Gaza dall’indomani del 7 ottobre e la mobilitazione internazionale per la Palestina che ne è seguita, sono stati degli antidoti contro quella mobilitazione per la guerra che le classi dirigenti occidentali, incalzate dall’emergere di nuove potenze capitalistiche e dalle ribellioni dei popoli, hanno aperto a partire dal fronte ucraino (e che va estendendosi rapidamente a tutta l’Asia Occidentale). Quando persino libri di politologi fedeli al regime, pubblicati da autorevoli case editrici, vanno dicendo che il genocidio a Gaza ha aperto una profonda ferita nella coscienza dell’Occidente, conviene credergli. Chi oggi ha vent’anni o meno, sta crescendo con questa verità desecretata: quella parte di mondo che si fregia della sua superiorità democratica e consumistica, farcita di “diritti” d’ogni tipo, ha la responsabilità morale e materiale d’un genocidio trasmesso in mondovisione. Mentre nei diversi Paesi europei si discute o si comincia a reintrodurre la leva obbligatoria, questo stato d’animo non è certo un incentivo a lasciarsi arruolare. Ecco perché la classe dominante corre ai ripari: da un lato con l’esibizione permanente dell’autoritarismo degli altri – Putin, Khamenei o Xi Jinping (che hanno almeno il limite di esercitarlo dentro o attorno ai propri confini, mentre i “nostri” impongono da sempre i loro interessi al mondo intero); dall’altro costruendo una memoria spesso falsificata e sempre selettiva, che parla il meno possibile degli orrori compiuti dalle democrazie liberali o dai loro antenati. L’obiettivo è chiaro: richiudere il prima possibile la ferita palestinese e così arginare il dilagare del disfattismo, che alla lunga renderebbe impossibile la mobilitazione bellica. Se la falsa pax trumpiana a Gaza è stata il primo passo in questo senso – accompagnato da una discreta stretta repressiva, in Italia e non solo – il secondo passaggio non può che essere l’illegalizzazione di ogni supporto alla resistenza palestinese, fino a farne un vero e proprio reato di opinione. Mentre gli arresti e le persecuzioni dei tanti Yaeesh, Shahin, Hannoun, Salem hanno preparato il terreno, nei giorni scorsi il governo italiano, con l’appoggio di una parte dell’opposizione, ha varato il famigerato disegno di legge che equipara antisionismo e antisemitismo. Un’equiparazione assurda, infame, insostenibile, basata sulla definizione di “antisemitismo” data dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance), una di quelle agenzie di propaganda sionista che intendono trasformare la memoria degli orrori di ieri in una clava a difesa degli orrori di oggi, e rendere la fedeltà allo Stato d’Israele una specie di prerequisito di “agibilità democratica”. Dove leggi simili sono passate anni fa – come in Gran Bretagna o in Germania – una manifestazione può essere impedita per la semplice esibizione di una bandiera palestinese, o peggio ancora se grida «Palestina libera dal fiume al mare». Nella Repubblica Federale Tedesca, dove il sionismo obbligatorio è stato imposto fino alle più estreme conseguenze, firmare una carta in cui si riconosce lo Stato d’Israele è addirittura una condizione per l’ottenimento della cittadinanza da parte degli immigrati. Se anche un bambino capirebbe l’insostenibilità dell’equiparazione tra antisemitismo e antisionismo – ancora più grottesca in Italia, dove viene imposta né più né meno che dagli eredi di chi ha promulgato le leggi razziali e collaborato alle deportazioni in Germania – la forza della propaganda non sta certo nella sua logica, ma nella ripetizione asfissiante di alcune formule ad effetto, opportunamente accompagnate dalla censura di ogni posizione dissidente. Una sorta di maleficio che è stato preparato anche con le varie giornate della Memoria selettiva (27 gennaio) o del Ricordo falsificato (10 febbraio), e che va rotto in modo sistematico. Per questo pensiamo che alla lotta in senso stretto debba accompagnarsi, da parte nostra, anche una battaglia culturale. Se continuare a intervenire nelle diverse giornate di cordoglio comandato ci sembra perciò importante, crediamo che incalzare il nemico sul suo stesso terreno non basti, e che sia necessario dotarsi di spazi in cui (ri)costruire una memoria nostra: quella di chi lotta dalla parte di tutti gli oppressi, senza distinzioni di colore o nazionalità. Il 15 maggio, com’è noto, è il giorno della fondazione dello Stato d’Israele. Per i sionisti si tratta della giornata dell’Indipendenza, in cui gli ebrei avrebbero riconquistato la propria sovranità dopo secoli di persecuzioni. Per i palestinesi il 15 maggio è invece il giorno della Nakba («catastrofe»), in cui fu sancita definitivamente l’occupazione della Palestina, con circa 800.000 profughi costretti a lasciare per sempre le proprie case con l’inizio della cosiddetta «prima guerra arabo-israeliana» (il culmine di una pulizia etnica che comincia già alla fine del ‘47). Se questa data è già, in tutto il mondo, una giornata di mobilitazione dei palestinesi e dei loro solidali, la nostra proposta è rafforzarla, rendendo il 15 maggio la giornata della memoria di tutte le vittime del colonialismo e dell’imperialismo occidentale. Una giornata, cioè, in cui insieme alla tragedia dei palestinesi venga ricordato lo sterminio secolare di centinaia di milioni di “nativi” americani, asiatici, africani; la deportazione e schiavizzazione di almeno 10 milioni di persone dall’Africa; la sistematica distruzione delle strutture sociali, politiche ed economiche in India e in Cina; lo spaccio di alcol e oppio per infragilire i sudditi renitenti e aprire le frontiere; la guerra contro le popolazioni oceaniche da parte dei mercanti e dei soldati di Sua Maestà britannica; lo sterminio degli Herero da parte della Germania; il Congo trasformato in un enorme campo di lavoro e di sterminio da Leopoldo II del Belgio; la spartizione dell’Asia Occidentale da parte di Francia e Gran Bretagna con gli accordi Sykes-Picot (1916); le stragi francesi in Nordafrica, Madagascar e Indocina; le guerre statunitensi alla Corea, al Vietnam del Nord, all’Afghanistan, all’Iraq; le «guerre sporche» degli USA in America latina… E infine, per quanto riguarda “noi”, le «imprese» italiane nei Balcani e in Africa, con gli orribili primati del primo bombardamento aereo di una città (Tripoli, 1911) e dell’uso dei gas contro la popolazione civile (Etiopia, 1935-36). Una giornata di mobilitazione che non si limiti al passato e tenga ben desta la memoria del presente: un passato che non passa ma prosegue con il cappio del debito stretto al collo del Sud del mondo e nelle varie guerre – “dirette” e per procura – che gli Stati occidentali continuano a muovere ovunque per i propri interessi di potenza e i profitti di un pugno di nababbi, dal Congo all’Asia Occidentale, dal Sudan all’Iran, dal Kurdistan all’America latina… E che non dimentichi tutti coloro che hanno resistito al colonialismo e all’imperialismo: i Toussaint Louverture, gli Omar Mukhtar, i Patrice Lumumba e i Thomas Sankara… Mentre ci impegniamo a organizzarci per il prossimo 15 maggio, facciamo appello a tutti gli ingrati disertori del “benessere” occidentale a rilanciare questo appuntamento, ciascuna alla propria maniera, con i propri contenuti, il proprio linguaggio, la propria sensibilità. Organizzando per il 15 maggio delle iniziative che vadano in questa direzione: memoria e solidarietà con gli oppressi palestinesi nella memoria solidale e internazionalista con tutti gli oppressi del mondo. Il 15 maggio organizziamo incontri, presentazioni di libri, dibattiti. Allestiamo mostre documentarie e fotografiche. Scendiamo in strada. Siate e siamo la cattiva coscienza di questa civiltà assassina e marcia che non ha proprio nulla da insegnare al resto del mondo, ma ha molto da imparare anche su se stessa. Se ciò che l’Europa non perdona ai nazisti è di aver fatto all’uomo bianco ciò che era sempre stato riservato ai popoli colonizzati, non c’è solo una memoria, ma anche una coscienza da recuperare – e una ferita che non deve richiudersi, ma allargarsi il più possibile. Trento, marzo 2026 Assemblea di solidarietà con la resistenza palestinese Post scriptum: Invitiamo a far circolare questa proposta anche attraverso testi e comunicati diversi dal nostro, con altre firme ecc. Non ci interessa avere la “primogenitura” su alcunché, ma contribuire a far crescere la consapevolezza e la voglia di lottare.
March 23, 2026
il Rovescio
Forlì, 30 marzo: Presidio al carcere (in occasione della sentenza sull’archiviazione della strage del Sant’Anna)
Riceviamo e diffondiamo: CONTRO OGNI MURO, CONTRO OGNI GABBIA! SALUTO AL CARCERE DI FORLÌ!! Per rompere l’isolamente di chi è rinchiusx, per non dimenticare che le prigioni sono il frutto di una società ingiusta, spietata, basata sul privilegio che rinchiude ed elimina chi gli è scomodx o contrarix! Lunedì 30 marzo (data della sentenza sull’opposizione all’archivizione per il massacro del carcere Sant’Anna di Modena, nel marzo 2020) ore 18:00 Carcere la Rocca, Forlì, lato viale Corridoni ************************************************************** L’8 marzo 2020 lo Stato italiano ha inaugurato l’esperimento sociale securitario della pandemia con la strage più sanguinosa nelle carceri di tutta la storia repubblicana: 14 morti, subito etichettati come tossici e subito dimenticati. Il 30 marzo 2026 ci sarà l’esito del ricorso fatto dai familiari delle vittime del carcere Sant’Anna di Modena, dove ne hanno ammazzati 8, contro l’archiviazione del caso. Al di là di risvolti giuridici – perchè per noi chi spedisce la gente in galera e poi prova a darsi un tono democraticamente accettabile con la farsa della “giustizia” è comunque complice di oppressione e di morte – ci pare fondamentale non lasciare che la strage del Sant’Anna (così come le botte, le torture, le sevizie in tanti carceri lungo tutto il Bel Paese ogni giorno) non venga dimenticata, nè perdonata. Inoltre, ci pare importante tornare a parlere di galera e parlarne con chi se la vive, da reclusx ma non solo, perchè lo Stato italiano continua ad armarsi di strumenti legali per sbattere sempre più gente in galera (pacchetti sicurezza, decreti Cutro e Caivano etc.) in previsione di anni di incandescenza sociale, visti il presente di miseria e tristezza in cui ci troviamo e il futuro di fame, guerra e catene sempre più vicini. Il carcere è l’espressione massima di una società ingiusta, che prima ti condanna ad essere un emarginatx, unx stranx, unx poverx, unx sconfittx, un alinex, un delinquentx, un terrorista e poi ti condanna a startene in gabbia, per non disturbare il banchetto del libero mercato, del patriarcato, della democrazia con il manganello che pattuglia le strade. Il carcere è un buco nero nella nostra società, e così lo vogliono i governanti: luoghi che devono incutere timore, eterno ricatto per chi sogna di evadere dagli schemi, chi vuole infrangere la pace sociale fondata sulla diseguaglianza strutturale; al suo interno marciscono individui che ci dipingono come mostri, quando chi bombarda e stermina e se la ride pure in mondovisione, fa il presidente o il ministro. Il 4 Maggio ci sarà inoltre il rinnovo o il rifiuto del regime di detenzione 41bis per il compagno anarchico Alfredo Cospito che il potere vuole utilizzare come monito per tuttx lx compagnx che non si rassegnano: murare vivo lui, primo anarchico nella storia d’Italia in questo regime carcerario infernale, per terrorizzarci tuttx. La lotta di Alfredo, con quasi 6 mesi di sciopero della fame, ha fatto scoprire al mondo intero l’infamia del 41bis e le strade, in quei lunghissimi mesi, si sono incendiate, di giorno e di notte, di rabbia e di solidarietà. Oggi lo Stato si vendica e condanna compagnx solidali che si sono battutx in quei giorni febbrili, con pesantissime richieste di anni di galera (chiesti, per esempio, fino a 12 anni, a Torino, nell’operazione City). Scendiamo in strada anche per lui e per tuttx lx compagnx prigionierx nel mondo, nostrx fratelli e sorelle, colpevoli del più bel delitto mai sognato e mai commesso, la libertà! Fino a che di ogni galera non resteranno che macerie!!
March 23, 2026
il Rovescio
Non basta una notte per farci sparire
Non basta una notte per farci sparire Occhi celesti, un oceano di rabbia. Un corpo minuto che trasuda determinazione e forza. Un vulcano in eruzione. “Mi hai tirato una manganellata e non ho sentito niente!” Una compagna gentile, sempre attenta agli altri, di una generosità rara su questo pianeta. … mille altre cose che le mie parole non possono descrivere.   Raccolta in posizione fetale vivo questo grande dolore … piangendo… lo accolgo dentro di me. Per superare questo lutto e raccogliere anche solo una briciola del tuo immenso coraggio. Mi piace ricordati così: che esci di casa con Dina, per raccogliere cicoria selvatica. Perché la sera c’è una cena benefit per i compagni. Ciao Sara, buon viaggio. Il tuo cuore batte… in tutte le nostre notti di fuoco. Sempre per l’Anarchia   (ricevuta via email)
March 22, 2026
il Rovescio
Più forti della morte
Già pubblicato in https://circoloculturaleanarchicofiaschi.noblogs.org/2026/03/21/piu-forti-della-morte/ Più forti della morte C’è un’enorme differenza fra la violenza degli oppressi e quella degli oppressori: la prima segue un’etica, la seconda nessuna. (Sara Ardizzone) La nostra capacità di dire e comunicare non consente di avventurarsi sui sentieri inesplorati della responsabilità per i rischi assunti in prima persona. Ogni discorso in questa direzione resta inevitabilmente provvisorio, insufficiente. Ricercare concretamente la libertà – nella sua forma autentica e integrale, non nelle contraffazioni elargite e imposte dallo Stato – significa entrare nella dimensione del rischio connaturato alla ricerca stessa. In questo luogo le nostre scelte, spesse volte selvagge e solitarie, marcano il solco di una strada senza ritorno. La libertà è una qualità che si sperimenta mettendosi a rischio. Lo diciamo senza alcuna indulgenza nella retorica: i due anarchici rinvenuti morti dopo il crollo di un casolare a Roma, Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, sono dei nostri compagni fraterni, che siamo fieri di avere per compagni. I pennivendoli prezzolati, dalla cui carta straccia abbiamo appreso il fatto, scrivono a più riprese dello scoppio di un ordigno. Le preoccupate prese di distanza, volte sempre a garantire un’incolumità vergognosa, non ci appartengono. Siamo abituati a non credere a una parola di quanto viene proferito dalla macchina della propaganda, ma qualora ci fosse un barlume di verità circa le informazioni “trapelate” non possiamo non soffermarci sul fatto fondamentale: Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo. La guerra sociale non è una recita, uno stile di vita o una sottocultura. È anzitutto una guerra. Sara e Sandro sono un esempio luminoso dell’inestricabile connubio tra pensiero e azione che ispira l’anarchismo, dei rivoluzionari fino all’ultimo istante della loro vita, e nella morte. Sara e Sandro sono e saranno per sempre un pezzo del nostro cuore, un cuore che non può che rifiutarsi di provvedere a scrivere un necrologio. Le odierne farneticazioni dei signori dell’inquisizione e della repressione vanno a braccetto con quelle dei padroni della guerra e dello sfruttamento. Gli stragisti, i massacratori, i produttori di morte gridano allo scandalo per le bombe degli anarchici. Con Sara e Sandro abbiamo condiviso l’inestinguibile passione per il pensiero e l’azione anarchici. Con loro alcuni di noi hanno vissuto, condividendo l’intensità febbrile di momenti che nessun orologio potrà mai scandire. Con loro, quando siamo stati inquisiti dalla macchina della repressione di Stato, abbiamo mantenuto la nostra dignità e consolidato la tenacia delle nostre scelte. Ne siamo certi: quelle nostre giornate infinite non diverranno mai un ricordo sbiadito. Momenti che non si basavano sulle chiacchiere ideologiche, ma sulla convinzione dei nostri percorsi, sui sentimenti, sulla fiducia reciproca, sulla gioia della vita. Tutti noi che li abbiamo conosciuti profondamente sappiamo che non esisteranno mai delle parole adeguate a descriverne la modestia, la dolcezza, la dignità. Ecco perché la volontà rivoluzionaria di Sara e Sandro ha la forza di andare oltre il tempo, vincendo la sofferenza e il dolore. La loro passione per la vita sarà più forte della morte. La loro integrità sarà sempre un monito contro ogni oppressore. (Sara Ardizzone) 21 marzo 2026 Circolo Culturale Anarchico “G. Fiaschi” (Carrara) Circolo Anarchico “La Faglia” (Foligno) Danilo Cremonese e Valentina Speziale Circolo Anarchico “G. Bertoli” (Assemini) Nucleo Anarchico “É. Henry” (Cagliari) Biblioteca Anarchica Sabot (Roma) Natascia Savio Luigi di Faenza Qui in pdf: piu forti della morte
March 21, 2026
il Rovescio
Per Sara e Sandro
È con grande dolore che abbiamo appreso della morte di Sara e Sandro, nostri amici e compagni di idee e di lotta. Mentre li piangiamo, riceviamo e diffondiamo queste parole, come se fossero le nostre: Apprendiamo con dolore della scomparsa, questa notte, di Sara e Sandrone. Non sappiamo cosa sia successo realmente, né possiamo fidarci delle veline delle questure. Quelle questure che parlano di “gruppo Cospito”, a cui rispondiamo con le stesse parole di Sara nelle sue dichiarazioni a processo: “La responsabilità individuale è un fondamento dell’anarchismo. Io non prendo ordini né li do: né da nessuno né a nessuno. Agisco rispondendo solo alla mia coscienza che non ha parametri d’interesse né di vantaggi e che rimane l’unica voce che io possa ascoltare.” Fatevene una ragione cari inquirenti, gli anarchici non hanno capi o generali! Sandrone e Sara li abbiamo conosciuti nelle assemblee e nei campeggi, dove si parlava di anarchia, solidarietà, carcere, del sistema di dominio che ci circonda e di come fare a combatterlo. Non ci interessa sapere nello specifico cosa sia successo in quel casolare dove han trovato la morte. Sappiamo per certo che nel loro cuore c’era quell’idea di libertà e anarchia che sentiamo anche noi, sappiamo per certo che in questo mondo dove la guerra fa sempre più vittime innocenti, per agire contro di essa serva anche la violenza rivoluzionaria. Di fronte ad un presente inondato di bombardamenti su ospedali, scuole, mercati e abitazioni civili, di guerre e genocidi in nome del denaro e del potere, crediamo sia necessaria l’audace volontà di utilizzare ogni mezzo contro questo sistema. Ci affligge non poterli più incontrare nelle nostre strade, ma sappiamo che li avremo sempre al nostro fianco, a prescindere da come ora lo stato li voglia fare apparire. Viva l’anarchia! Viva la lotta! Con Sara e Sandrone nel cuore! Centro di documentazione anarchico l’Arrotino Individualità anarchiche Antiautoritari di Valtellina
March 21, 2026
il Rovescio
Torino, processo “City”: pesanti richieste di condanna (e altri aggiornamenti)
Riceviamo e diffondiamo: AGGIORNAMENTO SUL PROCESSO DI PRIMO GRADO “CITY” Il 19 Marzo 2026 il PM Scafi, dopo la sua requisitoria, ha richiesto le pene per le/gli imputate/i del primo troncone del cosiddetto processo “City”, relativo ai fatti avvenuti durante il corteo del 4 Marzo 2023 a Torino, in solidarietà ad Alfredo Cospito, ai tempi in sciopero della fame da oltre 5 mesi. Le pene chieste dalla procura per le/i 18 imputate/i per devastazione e saccheggio si quantificano in più di 130 anni di galera. Per due imputate/i sono stati chiesti più di 12 anni, per altre/i 4 imputate/i più di 9 anni e per tutte/i le/i restante/i piu di 5 anni. La sentenza per questo troncone del processo sarà pronunciata il 16 Aprile 2026. Nel frattempo procede anche il processo a carico di altre compagne e compagni accusati per la stessa giornata di lotta, procedimento separato per rendere più rapido il cosiddetto primo troncone. Il 10 Marzo, in fase di udienza preliminare, la GUP ha archiviato la posizione delle/degli indagate/i per essere stati fermati prima dell’inizio del corteo con l’accusa di quasi reato (art.115 c.p.), nonostante la richieste del PM di applicare la libertà vigilata. Rinvio a giudizio e udienza l’11 Novembre 2026, invece, per compagne e compagni accusati di concorso in devastazione, resistenza aggravata e porto di oggetti atti ad offendere: in totale 29 rinvii a giudizio. 41bis è tortura! Contro galere e CPR. Alfredo libero. Tutte libere, tutti liberi!
March 21, 2026
il Rovescio