Prima Echelon, poi Carnivore, adesso PrismSe le notizie non venissero direttamente dall’interno dell’NSA probabilmente non
parleremmo oggi dell’ennesimo nefando strumento progettato dall’agenzia di
sicurezza statunitense.
PRISM, altrimenti noto come US-984XN, è un sistema clandestino di
intercettazioni per le reti come internet, raccoglie ed analizza la stragrande
maggioranza dei dati immessi dagli utenti nella rete. I dati possono essere di
diverso tipo, dalle mail ai filmati, dalle chat vocali e video al voice over ip
(voip), le foto, i dati trasferiti con ftp, notificazioni di login e infine
tutti i dettagli che volontariamente spargiamo sui social network.
Inoltre, PRISM, opera direttamente sui cavi delle principali dorsali internet
(AT&T, Verizon), sfruttando i supercomputer “NarusInsight” collegati a queste
infrastrutture sin dal 2006, ampliandone e correggendone le capacità di
filtraggio dei dati che transitano fisicamente su questi cavi. In questo modo
possono ricostruire tutti i passaggi di una webmail, anche e sopratutto su
Yahoo, Google oppure Hotmail.
Da quando è attivo, dal 2007, ha accolto le maggiori società del settore e anche
se il Washington Post dice che il 98% dell’efficacia di PRISM è data dai network
di Google, Yahoo e Microsoft, in realtà gode anche della partecipazione di
Facebook (dal 2009), Paltalk (2009), YouTube (2010), AOL (2011), Skype (2011) ed
Apple (2012).
Proprio per le capacità comparative dei dati e per la caratteristica di trovarsi
“a monte” delle connessioni di mezzo pianeta, le agenzie di sicurezza di molti
stati sono preoccupate di non poter godere di tali mezzi di eguale
“sfrontatezza”, lamentando che i loro sistemi classici non permettano di avere
lo stesso tipo di approccio ma debbano limitarsi ad indagini “soft”. In Europa,
alcuni membri del parlamento europeo “dicono” di trovarsi davanti una violazione
delle leggi europee, anche in Italia la “facciata” è la stessa, ma sappiamo bene
che da gennaio 2013 anche l’Italia è soggetta allo stesso tipo di controllo.
Anche in Italia, infatti, il governo ha varato una legge che obbliga gli
internet service provider, ma anche i trasporti in generale e gli aereoporti, le
centrali elettriche e le dighe, ad adeguarsi a garantire alle autorità l’accesso
alle banche dati per finalità di sicurezza nazionale, il tutto senza che sia
prevista un’autorizzazione della magistratura o del garante per la protezione
dei dati personali.
Non c’è da stupirsi che gli stati, tutti, invece di correre al riparo da questa
minaccia cercano invece di trovare il modo più anonimo per entrarvi a farne
parte, anche perchè volenti o nolenti, i partner del Prism godono dei flussi
dati di tutti gli stati non-partner, non solo degli statiuniti, quindi meglio
averne acesso che “regalare” queste informazioni alla sola Nsa. In questo modo,
oltre i ben noti “trojan di stato”, che ammorbiditi dall'”hackerwashing” ora si
chiamano “captatori informatici”, le agenzie di sicurezza ora anelano a questo
nuovo strumento di intercettazione totale, non a caso già soprannomionato “bit
brother”.
Per correre ai ripari, c’è chi scherza dicendo di utilizzare parole chiave in
mail comuni, seguendo non si sa bene quale logica di creare dei falsi positivi
che rendano difficile il perfezionamento delle ricerche. In realtà gli strumenti
che ci sono per garantire la propria privacy sono ancora validi e vanno usati
sempre, ricordiamoci che i dati e le utenze sui cloud e sui server pubblici
delle grandi corporazioni, sono di loro proprietà, non stupiamoci se decidessero
un giorno di svenderli a chiunque.