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Francia-antifascismo: il dovere del momento
APPELLO CONTRO LA VERSIONE DELLA DESTRA. Dopo la morte di Quentin Deranque (*) Romanzieri, storici, scrittori, sociologi o rappresentanti eletti, 180 personalità chiedono un’azione coordinata contro la strumentalizzazione da parte dell’estrema destra, della destra, del governo e dei media dominanti, della morte di Quentin Deranque. Si cerca così di zittire la sinistra e di invertire i ruoli tra fascisti e antifascisti.
February 24, 2026
La Bottega del Barbieri
Le Marche prime in Italia per lupi morti a causa del bracconaggio
Nelle Marche, solo nelle prime sei settimane del 2005, la stampa locale ha prodotto oltre 15-20 articoli sul tema “lupi”, tra avvistamenti e gestione, mentre nello stesso periodo di quest’anno, gli articoli dedicati al lupo sono oltre 15. Da questi dati si potrebbe dedurre che la proliferazione del lupo nelle Marche rappresenti indubbiamente il problema, se non addirittura l’emergenza, più seria della regione, tale da prevalere sulle inefficienze della sanità, sulle difficoltà del mondo economico, su gravi problemi ambientali, sull’aumento del 10% della disoccupazione solo nel secondo semestre del 2025. Eppure, il tema lupo tiene banco nel mainstream regionale. Ma solo gli avvistamenti, o presunti tali, di lupi vivi, mentre il tema della mortalità del lupo viene completamente ignorato. Il perché dell’interesse mediatico per questo animale è legato esclusivamente alla logica del clickbait; ovvero alla tecnica editoriale e di web marketing utilizzata per attirare l’attenzione degli utenti e spingerli a cliccare su link, immagini o video. Si basa su titoli sensazionalistici, esagerati o volutamente incompleti che creano curiosità. Ogni click sull’articolo apre banner pubblicitari; più click ci sono su un articolo, più l’inserzionista è stimolato a investire in promozione. E come tutte le cose che attivano le nostre paure o fantasie, il lupo fa notizia; basta un articolo con un presunto, se non finto avvistamento, con una foto scaricata da google di un lupo che magari stava nella tundra, a far impennare i click dei lettori social. Non solo nelle Marche, ma in tutta la Penisola, questo modo di fare informazione, unitamente alla capacità di lobbying di alcune organizzazioni agricole e delle associazioni venatorie, ha portato lo scorso anno a livello prima europeo, e poi nazionale, al declassamento del lupo a livello legislativo. Da “specie rigorosamente protetta” a “specie protetta”, il decreto è stato pubblicato a gennaio 2026. Questo significa che da ora in poi ai lupi si potrà sparare con piani di abbattimento controllati, fissando un “tasso massimo di prelievo” annuo. Le Regioni possono definire i prelievi (modo ipocrita della politica legislativa per definire gli abbattimenti), con un tetto massimo di 160 sull’intero suolo nazionale. Per le Marche il numero fissato è di otto. Al momento, per fortuna, questo iter procedurale si è bloccato, grazie alla Regione Campania che ha espresso parere sfavorevole e ha stoppato lo schema di decreto del Ministero dell’Ambiente. La motivazione, come ha spiegato l’assessora Zabatta, “nasce da una lacuna fondamentale: la mancanza di dati scientifici recenti e rappresentativi. La conservazione della biodiversità richiede gestione, ma non si può stabilire una percentuale di abbattimento senza conoscere il numero reale dei lupi presenti”. Infatti siamo fermi al primo monitoraggio nazionale condotto fra il 2020 e il 2021 e coordinato dall’Istituto per la Protezione dell’Ambiente (ISPRA), che fornisce i dati sui lupi grigi (Canis lupus) attualmente presenti in Italia: circa 3.501 esemplari (valore medio in un intervallo fra 2.949 – 3.945 individui) distribuiti sul territorio nazionale, con circa 952 lupi nell’area alpina, e circa 2.557 lungo l’area peninsulare e la dorsale appenninica, a esclusione della Sardegna, dove il lupo è assente. Indubbiamente negli ultimi anni c’è stato un aumento della popolazione, che lo stesso ISPRA nel 2025 solo per l’arco alpino ha stimato intorno al 18%. Se dessimo però invece dare retta al mainstream marchigiano, solo in questa regione ci dovrebbero essere più lupi della complessiva stima presente in tutto il suolo nazionale. Ma la ragione di questo doping mediatico è riconducibile alle pressioni sulla politica da parte delle associazioni venatorie per prime, preoccupate che la presenza maggiore del lupo abbia portato negli ultimi tempi ad una riduzione drastica del cinghiale, che per i cacciatori rappresenta un importante business. Nell’informazione mainstream delle Marche, invece non viene fatta menzione del numero dei lupi rinvenuti morti negli ultimi anni. Al circo mediatico non interessa certo diffondere i dati dello studio, pubblicato nel novembre 2025, “La mortalità del lupo (Canis lupus) in Italia nel periodo 2019-2023” a cura di “Io non ho paura del lupo APS”, una delle realtà più attive in Italia per la tutela e la convivenza con questo predatore. La relazione fornisce un quadro aggiornato e approfondito sulla mortalità del lupo nel quinquennio, e i dati utilizzati per questa analisi sono stati reperiti presso gli enti competenti a livello nazionale e regionale per la raccolta e la gestione delle informazioni relative alla fauna selvatica. L’obiettivo principale è stato quello di quantificare il numero di esemplari di lupo rinvenuti morti annualmente in Italia e di analizzare le cause di morte, suddividendole per categorie omogenee e riconoscibili, al fine di comprenderne la distribuzione e l’incidenza sul territorio nazionale. In particolare, la relazione distingue tra cause naturali (ad esempio, mortalità intraspecifica, malattie o invecchiamento), cause antropiche dirette (ossia il bracconaggio, che generalmente avviene tramite uccisione con arma da fuoco, trappole o avvelenamento), cause antropiche indirette (soprattutto investimenti stradali e ferroviari) e cause indeterminate, ovvero quei casi in cui non è stato possibile accertare i motivi del decesso. Per quanto riguarda le Marche, i dati sono stati raccolti tramite interlocuzioni tra l’associazione e il settore Forestazione e Politiche Faunistiche Venatorie della Regione, l’Istituto Zooprofilattico Marche e Umbria e l’ISPRA. A fronte di un totale di lupi rinvenuti morti in Italia pari a 1.639 (210 nel 2019, 278 nel 2020, 320 nel 2021, 382 nel 2022, 449 nel 2023), nelle Marche tra il 2019 e il 2023 sono stati rinvenuti morti 173 lupi (25 nel 2019, 23 nel 2020, 31 nel 2021, 52 nel 2022, 42 nel 2023). Il primo dato di confronto che si evidenzia è che la regione si colloca al quarto posto per mortalità dopo il Piemonte, l’Emilia-Romagna e l’Abruzzo. Rispetto alle cause accertate di mortalità, il 64% è dovuto a investimenti, il 21% al bracconaggio, il 12% a cause indeterminate e il 3 % a cause naturali. Considerata l’estensione territoriale della regione, la densità della mortalità è pari a 0,018 (n. individui/kmq di superficie). Un rapporto che pone le Marche al secondo posto dopo l’Abruzzo rispetto a tutte le altre regioni, ma, dato più grave, al primo posto per mortalità dovuta al bracconaggio. I dati dello studio ci forniscono una situazione molto differente dalla narrazione mainstream sul lupo, sia nelle Marche che nel resto d’Italia, che però ha portato a rendere accettabile da parte dell’opinione pubblica il fatto che ora si potranno abbattere i lupi. Farci accettare qualcosa che, fino a poco tempo prima, la nostra sensibilità, razionalità, cultura ed etica avrebbero considerato indicibile: questa è la potenza del mainstream. Cosa questa, per la nostra quotidianità, molto più pericolosa della, seppur remota, possibilità di trovarci davvero faccia a faccia con un lupo. Leonardo Animali
February 17, 2026
Pressenza
Genocidio a Gaza: giorno 853. Continuano le stragi di civili. GMO: 1.520 violazioni israeliane del cessate il fuoco a Gaza in 115 giorni
Gaza – InfoPal. La situazione nella Striscia di Gaza è devastante, tra bombardamenti israeliani in un cessate il fuoco continuamente violato da parte del regime di Tel Aviv, i crolli delle poche strutture ancora in piedi, le piogge e il forte vento. Nel frattempo, il mainstream ha distolto la già scarsa attenzione da Gaza, avallando un accordo di pace coloniale e a danno della popolazione indigena, e l’ha posta sugli attivisti pro-Pal in Europa e in Italia. Una vergogna nella vergogna. Nel frattempo, con il Board of Peace, il processo di colonizzazione israelo-statunitense della Striscia prosegue impunemente. Un palestinese ucciso a Khan Yunis; altri due muoiono per le ferite. Un cittadino palestinese è stato ucciso dal fuoco israeliano a Khan Yunis, giovedì, mentre altri due sono morti a causa delle ferite riportate in precedenti attacchi sulla Striscia di Gaza. Secondo fonti mediatiche, un giovane identificato come Baha al-Fajam è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze israeliane nella città di Bani Suheila, a est di Khan Yunis. Un altro cittadino, Rami Abu Qirshein, è deceduto a causa delle ferite riportate mesi fa in un attacco israeliano su Khan Yunis. Anche l’ex prigioniero Basel al-Haymouni, un esiliato di al-Khalil/Hebron in Cisgiordania, è stato dichiarato morto oggi dopo aver ceduto alle ferite riportate in un attacco aereo israeliano che lo aveva preso di mira mercoledì a Gaza. Era stato forzatamente inviato a Gaza diversi anni fa dopo il suo rilascio nell’ambito dell’accordo di scambio dei prigionieri del 2011. Nel frattempo, giovedì mattina aerei, da guerra israeliani hanno lanciato attacchi su varie aree della Striscia di Gaza, mentre le forze di terra hanno demolito abitazioni a est della città di Gaza. Diversi raid sono stati effettuati anche a est di Deir al-Balah, nella parte centrale di Gaza, mentre l’artiglieria ha preso di mira aree a est della città di Gaza. Veicoli corazzati israeliani hanno aperto il fuoco a est di Khan Yunis, mentre elicotteri hanno sparato verso Rafah nel sud e il campo profughi di al-Bureij nel centro. Anche le cannoniere israeliane hanno aperto un intenso fuoco di mitragliatrici al largo delle coste di Khan Yunis e Rafah, nel sud. Inoltre, aerei da guerra hanno effettuato un altro attacco a est di Khan Yunis. Uno dei giorni più mortali dall’inizio del cessate il fuoco a Gaza: Israele uccide 23 palestinesi, chi erano le vittime. Gli attacchi israeliani di ieri, mercoledì, in tutta la Striscia di Gaza, hanno ucciso almeno 23 palestinesi, in uno dei giorni più mortali dall’inizio del cosiddetto cessate il fuoco a ottobre. Tra le vittime c’erano un paramedico, diversi bambini, un neonato e una farmacista. Fonti mediche e locali hanno riferito che 14 persone sono state uccise nei bombardamenti israeliani sui quartieri di Tuffah e Zeitoun della città di Gaza, tra cui un neonato di cinque mesi. Altre tre persone sono state uccise in un attacco contro le tende che ospitavano famiglie sfollate a Khan Younis, nel sud. Tra loro c’era un paramedico che si era precipitato sul posto dopo un attacco precedente per curare i feriti, prima di essere preso di mira in un secondo attacco che lo ha ucciso insieme a due sorelle, Rahaf e Remas. Almeno sette bambini figuravano tra coloro che sono stati uccisi mercoledì. Entesar Shamallakh, una farmacista della Palestinian Medical Relief Society, è stata anch’essa uccisa. Soldati israeliani hanno aperto il fuoco indiscriminatamente contro edifici residenziali nel quartiere di Al-Tuffah, a est della città di Gaza, secondo Healthcare Workers Watch (HWW), segnando il terzo operatore sanitario ucciso a Gaza dall’inizio del cessate il fuoco di ottobre. Screenshot Un detenuto palestinese, Basel Haimouni, che era stato rilasciato dalle carceri israeliane nel 2011 ed esiliato a Gaza, è stato anch’egli ucciso in un attacco israeliano. Una bambina di 11 anni e suo padre sono stati uccisi in un attacco israeliano contro la loro tenda nel centro di Gaza. Secondo il portavoce della Protezione Civile Palestinese a Gaza, “La guerra non si è fermata a Gaza e i civili continuano a essere uccisi sistematicamente”. “Mentre dormivamo nella nostra casa, il carro armato ci ha bombardati e i colpi hanno colpito la nostra casa, i nostri figli sono stati martirizzati – mio figlio è stato martirizzato, il figlio e la figlia di mio fratello sono stati martirizzati… Non abbiamo nulla a che fare con nulla, siamo persone pacifiche”, ha dichiarato Abu Mohamed Habouch, parlando al funerale della sua famiglia. Gli attacchi di mercoledì sono arrivati solo pochi giorni dopo che le forze israeliane hanno ucciso circa 30 palestinesi in attacchi in tutta l’enclave, in uno dei giorni più sanguinosi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. GMO: 1.520 violazioni israeliane del cessate il fuoco a Gaza in 115 giorni. Israele ha violato il cessate il fuoco a Gaza più di 1.520 volte in 115 giorni, uccidendo centinaia di civili e bloccando l’ingresso di aiuti tanto necessari. Israele ha ucciso più di 556 palestinesi da quando il “cessate il fuoco” è entrato in vigore quasi quattro mesi fa, tra cui 288 bambini, donne e anziani. Almeno 71.803 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani dall’inizio della guerra il 7 ottobre 2023. L’Ufficio Governativo per i Media (GMO) a Gaza ha rivelato mercoledì che le forze di occupazione israeliane hanno commesso 1.520 violazioni dell’accordo di cessate il fuoco da quando è entrato in vigore il 10 ottobre 2025 fino ad oggi. Queste violazioni hanno causato 559 vittime palestinesi e 1.500 feriti, nell’ambito di violazioni sistematiche dei termini del cessate il fuoco e del diritto internazionale umanitario. Secondo il comunicato, tali violazioni si sono verificate nell’arco di 115 giorni e hanno incluso 522 episodi di colpi d’arma da fuoco, 73 incursioni di veicoli militari in aree residenziali, 704 raid aerei e attacchi mirati, e 221 demolizioni di abitazioni e di vari edifici. Il GMO ha sottolineato che il 99% delle persone uccise erano civili, tra cui 288 bambini, donne e anziani, e 268 uomini. Tra i 1.500 feriti, oltre 900 erano bambini, donne e anziani, molti dei quali sono stati colpiti all’interno di quartieri residenziali e lontano da qualsiasi linea del fronte, portando il tasso di feriti civili al 99,2%. Il comunicato ha inoltre riportato l’arresto di 50 palestinesi durante questo periodo, tutti provenienti da aree residenziali e al di fuori delle linee designate del cessate il fuoco. Il GMO ha affermato che solo 29.603 camion di aiuti, commercio e carburante sono entrati a Gaza, su un totale previsto di 69.000, con un tasso di conformità di appena il 43%. I camion di carburante hanno rappresentato solo il 14% del volume concordato. Ha inoltre osservato che Israele non ha rispettato gli obblighi del protocollo umanitario, inclusi l’ingresso di tende, rifugi e case mobili, macchinari pesanti per la rimozione delle macerie e il recupero delle vittime, forniture mediche, la riapertura del valico di Rafah e il funzionamento della centrale elettrica di Gaza. Ha inoltre condannato le violazioni in corso lungo la linea gialla (la zona cuscinetto). Il GMO ha anche avvertito che le continue violazioni minano pericolosamente il cessate il fuoco, aggravando la catastrofe umanitaria a Gaza. Ha ritenuto Israele pienamente responsabile del deterioramento delle condizioni e delle morti civili. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: https://www.infopal.it/category/genocidio-e-pulizia-etnica-a-gaza
February 5, 2026
InfoPal
Human Rights Watch: Israele sta commettendo un genocidio a Gaza
Gaza. Philippe Bolopion, direttore esecutivo di Human Rights Watch, ha accusato le forze israeliane di commettere un genocidio nella Striscia di Gaza, affermando che l’organizzazione ha documentato numerosi crimini commessi dal governo israeliano contro i civili. In dichiarazioni ad Al Jazeera, Bolopion ha osservato che il governo degli Stati Uniti non ha adottato misure serie per fermare le atrocità a Gaza. Ha inoltre sottolineato che la violenza dei coloni in Cisgiordania ha raggiunto il suo picco, provocando lo sfollamento dei residenti dei campi profughi. In uno sviluppo correlato, Human Rights Watch aveva precedentemente dichiarato che il governo israeliano ha ostacolato il diritto dei rifugiati palestinesi a tornare nelle loro terre. L’organizzazione ha ribadito che lo sfollamento dei palestinesi è tuttora in corso, definendo queste azioni un crimine contro l’umanità commesso dal governo israeliano. Sul terreno, fonti mediche hanno riferito che dall’alba di oggi 24 civili sono stati uccisi in attacchi aerei israeliani su Gaza, in una chiara violazione dell’accordo di cessate il fuoco. Questi sviluppi avvengono mentre le forze israeliane continuano a violare l’accordo di cessate il fuoco raggiunto con Hamas, entrato in vigore lo scorso ottobre
February 5, 2026
InfoPal
Genocidio a Gaza: giorno 851. 5 Palestinesi uccisi nelle ultime 24 ore. Dal cessate il fuoco, 526 palestinesi sono stati uccisi e 1.447 feriti a causa delle violazioni israeliane. Rafah riapre per 5 pazienti, 20.000 in attesa di cure, 900 già morti
Gaza -InfoPal. La situazione nella Striscia di Gaza è devastante, tra bombardamenti israeliani in un cessate il fuoco continuamente violato da parte del regime di Tel Aviv, i crolli delle poche strutture ancora in piedi, le piogge e il forte vento. Nel frattempo, il mainstream ha distolto la già scarsa attenzione da Gaza, avallando un accordo di pace coloniale e a danno della popolazione indigena, e l’ha posta sugli attivisti pro-Pal in Europa e in Italia. Una vergogna nella vergogna. Nel frattempo, con il Board of Peace, il processo di colonizzazione israelo-statunitense della Striscia prosegue impunemente. Il Ministero della Salute di Gaza ha annunciato lunedì che cinque salme palestinesi sono state trasportate negli ospedali della Striscia di Gaza nelle ultime 24 ore. Tra loro, due corpi sono stati recuperati da sotto le macerie, oltre a quattro feriti. Secondo il Ministero, il bilancio totale delle vittime e dei feriti dall’inizio della guerra genocida israeliana contro Gaza, il 7 ottobre 2023, ha raggiunto quota 71.800 e 171.555 feriti. Il Ministero ha osservato che molte vittime rimangono intrappolate sotto le macerie e sulle strade, poiché le squadre di emergenza e di protezione civile non sono ancora in grado di raggiungerle a causa dei continui attacchi e delle restrizioni di accesso. Dall’entrata in vigore dell’ultimo cessate il fuoco, l’11 ottobre 2025, 526 palestinesi sono stati uccisi e 1.447 feriti a causa delle violazioni israeliane. Inoltre, 717 corpi sono stati recuperati da sotto le macerie durante questo periodo. Bombardamenti contro funerale. Ieri, Israele ha bombardato una casa di condoglianze nel campo profughi di Al-Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale. Secondo le prime notizie, oltre una dozzina di palestinesi sono rimasti feriti, tra cui bambini piccoli. Rafah riapre per 5 pazienti, 20.000 in attesa di cure, 900 già morti Solo una manciata di palestinesi malati e feriti è stata autorizzata ad attraversare il valico di Rafah nel primo giorno di riapertura parziale, mettendo a nudo il rigido controllo israeliano imposto dopo oltre 20 mesi di chiusura. Sebbene inizialmente i funzionari parlassero di circa 200 movimenti, Israele ha consentito l’uscita di soli cinque pazienti, ognuno accompagnato da due parenti, mentre decine di persone sono state ritardate o bloccate dai controlli di sicurezza israeliani e le ambulanze hanno atteso per ore al confine. La riapertura limitata avviene in un momento in cui circa 20.000 palestinesi necessitano urgentemente di evacuazione medica, tra cui oltre 11.000 pazienti oncologici, con il sistema sanitario di Gaza devastato dagli attacchi israeliani, tra cui la distruzione dell’unico ospedale oncologico specializzato della Striscia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che 900 pazienti sono già morti in attesa di lasciare Gaza, e i funzionari sanitari palestinesi riferiscono che 4.000 pazienti con referti ufficiali non sono ancora in grado di attraversare. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: https://www.infopal.it/category/genocidio-e-pulizia-etnica-a-gaza
February 3, 2026
InfoPal
L’analisi satellitare rivela la distruzione di 2.500 edifici a Gaza dopo il cessate il fuoco
Gaza – MEMO. Un’analisi di immagini satellitari pubblicata dal quotidiano statunitense The New York Times ha rivelato una distruzione diffusa nella Striscia di Gaza dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. Le immagini mostrano che oltre 2.500 edifici sono stati distrutti nell’ambito di operazioni di demolizione su larga scala condotte dall’esercito di occupazione israeliano. Le immagini mostrano interi quartieri rasi al suolo, insieme alla distruzione di vaste aree di terreni agricoli in diverse parti di Gaza. Ciò riflette l’entità dei danni alle infrastrutture, alle aree residenziali e alle terre agricole durante il periodo successivo al cessate il fuoco. L’analisi fornisce prove visive dell’ampio impatto degli attacchi dell’esercito di occupazione israeliano. Evidenzia le gravi sfide umanitarie che i residenti di Gaza devono affrontare, in particolare gli sforzi per ricostruire e ripristinare una vita normale tra la distruzione massiccia e la una grave carenza di risorse. Il bilancio delle vittime dell’offensiva israeliana contro Gaza è salito a 71.412 persone uccise e 171.314 ferite dal 7 ottobre 2023. Si ritiene che un numero di vittime sia ancora intrappolato sotto le macerie o giaccia nelle strade. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco il 10 ottobre dello scorso anno, 442 persone sono state uccise e 1.236 ferite. Durante questo periodo, sono stati recuperati 688 corpi.
January 16, 2026
InfoPal
127.000 tende inadatte a fornire riparo mentre una nuova tempesta polare colpisce Gaza
Gaza. Circa 127.000 tende nei campi per sfollati di Gaza, ritenute inadatte all’abitazione, stanno ora affrontando il sistema di bassa pressione polare più rigido dell’inverno e le temperature più fredde, in un contesto di carenze critiche che superano il 70 per cento nei mezzi di riscaldamento e nelle coperte. L’Ufficio Governativo per i Media di Gaza (GMO) ha riferito che 127.000 delle 135.000 tende presenti nei campi per sfollati sono diventate inabitabili e sono ora esposte a una tempesta polare che porta gelate intense. Secondo il GMO, le famiglie sfollate di Gaza stanno affrontando una grave carenza di coperte, biancheria da letto e altri beni essenziali per il riparo. La situazione è particolarmente drammatica per coloro che vivono in tende logore in aree remote e isolate, il che aggrava ulteriormente la loro sofferenza nelle attuali e severe condizioni meteorologiche.
January 16, 2026
InfoPal