URANIO IMPOVERITO: SENTENZA STORICA IN SERBIA. ACCERTATO IL “NESSO CAUSALE” CON L’INSOGENZA DEI TUMORI NELLA POPOLAZIONE
Il tribunale di Pancevo, in Serbia, ha riconosciuto il nesso causale tra le armi
all’uranio impoverito utilizzate durante l’intervento Nato del 1999 e il
dilagare di tumori che, nel paese balcanico, ha causato e continua a causare
morti non soltanto tra ex-militari, ma soprattutto tra i civili.
Una sentenza storica, arrivata il 24 marzo scorso, che accerta la correlazione
causale tra esposizione all’uranio impoverito e l’insorgenza di gravi patologie
tumorali, dopo anni di processi e i ripetuti i tentativi dell’Alleanza, tuttora
in corso, di ostacolare la giustizia anche attraverso l’immunità che le è stata
riconosciuta. Un traguardo ottenuto in Serbia anche grazie alla giurisprudenza
costruita negli anni in Italia e che permetterà, da un lato, di avviare un più
concreto percorso di giustizia al personale militare e alle migliaia di civili
che si sono ammalati in Serbia, Kosovo, e più in generale nei Balcani, a causa
dei proiettili utilizzati dalla Nato – quindi anche alle Forze Armate italiane –
durante il conflitto di fine anni Novanta; dall’altro, di provare finalmente a
inchiodare quest’ultima alle sue responsabilità di guerra, ormai accertate.
L’ex Jugoslavia non è infatti l’unico teatro bellico in cui è stato accertato
l’utilizzo di uranio impoverito da parte della Nato. L’utilizzo di questo
metallo radioattivo – spesso combinato con l’amianto – è stato infatti
comprovato anche in Somalia, Afghanistan e in Iraq. Ma non sono le uniche armi
la cui eredità tossica si proietta ben oltre la cessazione dei conflitti che ne
hanno autorizzato l’utilizzo. Si pensi al Libano di oggi e all’aggressione
israeliana portata avanti anche attraverso il fosforo bianco.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il punto con Ezio Bonanni, Direttore
Osservatorio Nazionale sull’Amianto Ascolta o scarica