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Giornata della Meteorologia: rapporto OMM, oceani sempre più caldi
Il 23 marzo si celebra la Giornata Mondiale della Meteorologia, promossa dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) per sensibilizzare sull’importanza dell’osservazione del clima e della cooperazione internazionale. Il tema del 2026, “Osservare oggi per proteggere il domani”, sottolinea la necessità di comprendere i cambiamenti in atto per affrontare le sfide future. La cerimonia ufficiale si è svolta a Ginevra, presso la sede dell’OMM, con la partecipazione di scienziati, istituzioni e giovani provenienti da tutto il mondo. Durante l’evento è stato presentato il Rapporto sullo Stato del Clima Globale 2025, documento che analizza i principali indicatori climatici e i loro impatti su ambiente e società. Il rapporto conferma che il periodo 2015-2025 è stato il più caldo mai registrato, con undici anni consecutivi di temperature record. Tuttavia, uno degli aspetti più rilevanti riguarda il ruolo degli oceani, veri protagonisti del sistema climatico globale. Gli oceani assorbono oltre il 90% del calore in eccesso generato dallo squilibrio energetico della Terra, fungendo da “cuscinetto” che limita un aumento ancora più rapido delle temperature atmosferiche. Nel 2025 il contenuto di calore oceanico ha raggiunto il livello più alto mai registrato, e il tasso di riscaldamento è più che raddoppiato rispetto ai decenni precedenti. Negli ultimi vent’anni, ogni anno gli oceani hanno accumulato una quantità di energia pari a circa 18 volte il consumo energetico annuale dell’intera umanità, un dato che evidenzia la portata del fenomeno. Questo accumulo di calore ha conseguenze profonde: provoca ondate di calore marine sempre più frequenti, altera gli ecosistemi, riduce la biodiversità e intensifica fenomeni meteorologici estremi come tempeste e cicloni. Inoltre, circa il 29% dell’anidride carbonica emessa dalle attività umane viene assorbito dagli oceani, causando un progressivo abbassamento del pH, noto come acidificazione. Questo processo mette a rischio organismi marini fondamentali, come coralli e molluschi, con ripercussioni sull’intera catena alimentare e sulla pesca. Il riscaldamento e lo scioglimento dei ghiacci contribuiscono anche all’innalzamento del livello del mare, che nel 2025 ha raggiunto valori record, circa 11 centimetri più alto rispetto al 1993, minacciando le zone costiere e le riserve di acqua dolce. Secondo gli esperti, una parte significativa di questo calore penetra nelle profondità oceaniche, generando effetti destinati a durare per secoli o addirittura millenni. Accanto a questi dati, il rapporto evidenzia anche l’aumento degli eventi meteorologici estremi, che colpiscono milioni di persone in tutto il mondo, con impatti su sicurezza alimentare, salute e migrazioni. La Giornata Mondiale della Meteorologia 2026 rappresenta quindi un momento cruciale per riflettere sul ruolo fondamentale dell’osservazione scientifica. Comprendere ciò che accade oggi, grazie a reti globali di monitoraggio sempre più avanzate, significa poter intervenire in modo efficace per proteggere il futuro del pianeta. Tiziana Volta
March 25, 2026
Pressenza
22 MARZO GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA, LEGAMBIENTE LOMBARDIA INSISTE SUI DEPURATORI PER ARGINARE LA CRISI IDRICA
Servono miliardi di investimenti in tutta Italia, 300 milioni nella sola provincia di Brescia, per migliorare le criticità che riguardano il trattamento delle acque reflue. Lo afferma Legambiente in vista della Giornata Mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo. Tra emergenza climatica, stress idrico e habitat acquatici compromessi, Legambiente mette l’accento sull’importanza dei depuratori per migliorare le criticità che riguardano il trattamento delle acque reflue. La giornata Mondiale dell’Acqua 2026 è stata istituita dalle Nazioni Unite per ricordare a tutti l’importanza vitale di questa risorsa e la necessità di una sua gestione equa e sostenibile. In merito alla situazione in Lombardia, Legambiente scrive che “solo il 38% dei fiumi e il 51% dei laghi della regione raggiunge lo stato ecologico buono richiesto dalla Direttiva Acque Unione Europea”. Il punto per quanto riguarda l’Italia, la Lombardia e la provincia di Brescia, con Lorenzo Baio, vicepresidente di Legambiente per la Lombardia. Ascolta o scarica -------------------------------------------------------------------------------- COMUNICATO LEGAMBIENTE LOMBARDIA La depurazione è il sistema immunitario dell’acqua: invisibile, complesso, spesso dato per scontato, ma indispensabile per la salute delle comunità e degli ecosistemi. Come ci racconta, a livello generale, *l’Atlante dell’acqua 2026 di Legambiente, pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (domenica 22 marzo 2026)*, entro il 2030 lo stress idrico e la scarsità d’acqua interesseranno probabilmente metà dei bacini fluviali europei, rendendo indispensabile avere cura dell’acqua che abbiamo e di quella che restituiamo all’ambiente ogni giorno. *Senza depuratori efficienti, ogni goccia utilizzata nelle città, nelle industrie e nelle campagne tornerebbe all’ambiente carica di sostanze organiche, eccesso di nutrienti, microinquinanti e agenti patogeni*. Ma la crisi climatica, la crescita urbana e l’emergere di nuove sostanze contaminanti stanno mettendo sotto pressione un sistema che, in molti paesi — Italia compresa — mostra limiti strutturali e ritardi storici. *Il tema della depurazione* Negli ultimi vent’anni l’Unione Europea ha richiamato più volte l’Italia per il mancato rispetto della *Direttiva Acque Reflue Urbane (91/271/CEE)*. Oggi il Paese conta ancora all’attivo tre procedure di infrazione per la depurazione inadeguata e oltre ottocento agglomerati privi di sistemi fognari e depuratori conformi, pari al 28% di quelli a cui si applica la Direttiva del 1991 (oltre i 2.000 /abitanti equivalenti/). Anche Regione Lombardia è stata coinvolta, a partire dal 2009, in tre procedure di infrazione per la violazione della Direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane. *Al 2025 sono ancora attive due procedure*: la prima, avviata nel 2014 (PI 2014/2059), che include formalmente *58 agglomerati*. Lo Stato italiano ha già sostenuto il raggiungimento della conformità per *38 agglomerati* ed il permanere in *situazione di non conformità per 20 agglomerati*, *tutti nell’ATO di Brescia* (Ambito Territoriale Ottimale, l’ente pubblico che organizza e controlla il Servizio Idrico Integrato: acqua potabile, fognatura e depurazione) e per i quali, nell’aggiornamento 2025, è previsto un costo totale stimato delle opere di circa € 215 Mln. La seconda procedura di infrazione è la 2017/2181 che coinvolge formalmente *47 agglomerati*. Anche per questa procedura lo Stato italiano ha potuto sostenere, nell’aggiornamento 2026, il raggiungimento della conformità per 29 agglomerati ed il permanere in situazione di non conformità per 18 agglomerati, *in gran parte a Brescia*, con una necessità di interventi per un costo stimato di circa € 96 Mln. Le conseguenze di assenza o scarsa depurazione hanno un impatto pesante sull’ambiente: scarichi non trattati o trattati male alimentano *fenomeni di eutrofizzazione, aumentano contaminazioni microbiologiche che incidono sulla salute pubblica e sulla balneazione e compromettono la qualità ecologica dei corpi idrici*. Gli scarichi di acque reflue urbane concorrono in modo significativo alla scarsa qualità dell’acqua. Secondo l’ultima classificazione di stato disponibile basata sui dati di monitoraggio del periodo 2014-2019 di Arpa Lombardia *solo il 38% dei fiumi, e il 51% dei laghi raggiunge lo Stato Ecologico “buono”* richiesto dalla Direttiva Acque. Anche città grandi e aree densamente popolate mostrano difficoltà: reti obsolete, tracimazioni, impianti privi di trattamenti avanzati, sottodimensionati rispetto ai carichi reali o alle fluttuazioni estive. Secondo i dati di *Arpa Lombardia*, nel 2024 gli *impianti controllati nella nostra regione* con potenzialità autorizzata ≥2.000 AE (minore o uguale ai duemila Abitanti Equivalenti, soglia prevista dal D.Lgs. 152/2006, che definisce come gli agglomerati urbani debbano essere dotati di appropriati sistemi di trattamento delle acque reflue e sottoposti a controlli periodici), sono stati *quattrocentodieci*. *Di questi impianti, 10 (ovvero il 2,4% del totale) sono stati dichiarati “Non Conformi”* perché non hanno rispettato i limiti previsti o perché è stata riscontrata un’inadeguatezza nel numero o nella modalità di controllo. *Complessivamente, il periodo 2015-24 si distingue positivamente dal biennio 2013-14, dove le percentuali di impianti “Non conformi” costituivano rispettivamente il 21% e 18% degli impianti controllati*. Per quanto riguarda invece i parametri di tabella 2 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. (*Fosforo totale e Azoto totale – P tot e N tot*), nel 2024 dei 410 impianti controllati, 227 sono quelli risultati soggetti anche al rispetto dei limiti per i parametri P e/o N totali; *7 di questi impianti (ovvero il 3% tra quelli soggetti) sono risultati non conformi *per la media annuale di P totale e/o N totale prescritta in autorizzazione o si è riscontrata un’inadeguatezza nel numero o nella modalità di controllo. Nell’anno 2024 sono stati giudicati non valutabili 15 impianti, a causa di interventi di ristrutturazione e riqualificazione degli impianti di depurazione.
March 22, 2026
Radio Onda d`Urto
17 marzo: “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera a scuola”. Ancora retorica nazionalistica!
La legge 23 novembre 2012, n. 222 rappresenta l’ennesimo tentativo di imprimere all’immaginario collettivo del Paese una svolta dichiaratamente nazionalistica mediante una retorica architettata ad hoc. Infatti all’articolo 1, comma 3, la legge «riconosce il giorno 17 marzo, data della proclamazione in Torino, nell’anno 1861, dell’Unità d’Italia, quale “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera”, allo scopo di ricordare e promuovere, nell’ambito di una didattica diffusa, i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e di consolidare l’identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica». Di conseguenza, la nota n. 944 del 13/03/2026 del Ministro dell’Istruzione e del Merito (in allegato) costituisce un ulteriore esempio di quella “comunicazione circolare”, indirizzata ai “dirigenti scolastici e ai coordinatori didattici” di tutta Italia, compresi quelli della regione Valle d’Aosta e delle province di Bolzano e di Trento, orientata a costruire un universo simbolico di stampo nazionalistico a partire dal ricordo della “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”. E di tale memoria civile, si afferma, bisognerebbe infarcire la scuola per mezzo di una “didattica diffusa” con lo scopo di consolidare l’identità nazionale: «Tale ricorrenza costituisce un’importante occasione per informare e suscitare la riflessione, fra le studentesse e gli studenti, sugli eventi e sul significato del Risorgimento, nonché sulle vicende che hanno condotto all’Unità nazionale, alla scelta dell’inno e della bandiera nazionale e all’approvazione della Costituzione, anche alla luce della evoluzione della storia europea». L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non può fare a meno di notare che negli ultimi quindici anni il Parlamento italiano ha stabilito ben due ricorrenze per l’unità nazionale, associandola al 4 novembre, la celebrazione delle Forze Armate, e, nella data di oggi, ad un corpus simbolico militare, prima che identitario. Come denunciamo da ormai tre anni, nelle scuole vengono imposte indicazioni mediante circolari e linee guida modellate sulla cultura del controllo, della difesa e della sicurezza e alle studentesse e agli studenti si parla di sacrificio per la patria, di imprese eroiche pescate in alcune vicende storiche che avrebbero bisogno di analisi critica, piuttosto che di esaltazione retorica. Il tricolore torna nella loro vita come chiara insegna militare nelle cerimonie dell’alzabandiera, spesso all’interno delle caserme, dove gli studenti e le studentesse vengono invitate/i a partecipare spesso di fianco alle autorità militari, religiose e civili. Quello che sappiamo come Osservatorio è che le infarciture militaresche non hanno mai portato vantaggi alla società civile, né a breve né a lungo termine. Non aderiamo allo spirito nazionalistico suggerito dalla nota ministeriale, tuttavia non ci esimiamo dal considerare criticamente come, anche storicamente, la questione dell’Unità nazionale (1861) vada tenuta separata dalla Costituzione (quella antifascista del 1948) e dalla storia del tricolore, che risale alla fondazione della Repubblica Cispadana, avvenuta a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, ed evidentemente ispirata alla bandiera francese, i cui valori rivoluzionari si erano diffusi anche nei territori che sarebbero diventati più tardi italiani. Insomma, è chiaro, il disegno retorico della “comunicazione circolare” del Ministero dell’istruzione e del merito, che da tempo cerca di riscrivere la storia con lo scopo di ingenerare negli studenti e nelle studentesse un universo simbolico sempre più marcatamente nazionalistico, approfittando della docilità di docenti più docili che si lasciamo condizionare del clima di repressione e intimidazione diffuso con frequenti ispezioni a carico di chi, ad esempio, cerca di sensibilizzare sul genocidio del popolo palestinese, ampiamente negato dai nostri rappresentanti politici. AOODGSIP.REGISTRO-UFFICIALE.2026.0000944Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
17 MAGGIO GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMOLESBOBITRANSFOBIA: INIZIATIVE ANCHE A BRESCIA
Si celebra dal 2004 ogni 17 maggio, la Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia. In questa data, nel 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva derubricato definitivamente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Inoltre da sette anni la disforia di genere, o incongruenza di genere legata all’identità transgender, non è più considerata anch’essa un disturbo mentale. “Dopo trentacinque anni restano tuttavia discriminazioni e violenze, anche istituzionali, che la comunità LGBTQIA+ continua a vivere ancora oggi” come ha ricordato ai nostri microfoni Greta Tosoni, presidente di Brescia Pride. Queste giornate internazionali, sottolinea Tosoni, “vanno utilizzate per fare ancora più rumore, per farci sentire: essere in piazza tutte e unite per promuovere una cultura che rispetti tutte le unicità, tutte le identità, che promuova l’autodeterminazione e la libertà, quindi la possibilità per ogni persona di poter scegliere per sé”. Numerosissime le iniziative in tutta Italia organizzate dalla comunità LGBTQIA+, anche a Brescia. Indetto da Brescia Pride un presidio dalle ore 15 alle ore 17 in piazza Vittoria. Segue una conferenza intitolata “Per una comunità che accoglie. Educazione, relazioni e responsabilità” presso il MO.CA di via Moretto 78 – ore 17. Sucessivamente partirà in largo Formentone il Rainbow Tour: il ritrovo è alle ore 19.30. Ci ricorda l’importanza della giornata, le rivendicazioni e gli appuntamenti a Brescia, Greta Tosoni presidente di Brescia Pride. Ascolta o scarica  
May 17, 2025
Radio Onda d`Urto