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SABATO 17/10, TORINO: “IL CONFEDERALISMO DEMOCRATICO IN KURDISTAN, UNA PROSPETTIVA PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE”
Nella puntata di venerdì 16 ottobre 2026 di Mesopotamia – Notizie dal vicino oriente, trasmissione della Cassetta degli attrezzi di Radio Onda d’Urto, abbiamo presentato la conferenza che si svolgerà domani, sabato 17 ottobre, a Torino: “Il confederalismo democratico in Kurdistan, una prospettiva per la pace in medio oriente”. L’evento si svolgerà nell’auditorium della sede della Città Metropolitana, a Torino, in corso Inghilterra 7, a partire dalle 9.30 del mattino. Per spiegare le ragioni per cui è stato organizzato il convegno e per illustrare panel, temi, relatrici e relatori, ai nostri microfoni sono intervenuti Yilmaz Orkan, direttore dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia (Uiki) e Carla Gagliardini, dell’Associazione “Verso il Kurdistan”. La puntata di Mesopotamia – notizie dal vicino oriente di venerdì 16 ottobre 2026. Ascolta o scarica.
October 16, 2026
Radio Onda d`Urto
Senza sovranità, gli Stati uniti lasciano l’Iraq ridotto a una colonia
Il colonnello dei marines McCoy fu il primo americano a entrare al Palestine Hotel e a chiedere una birra, senza per altro dire una parola sui due giornalisti occidentali appena uccisi al nono piano dal proiettile di un Abrams Usa. Era il 9 aprile 2003, nei quartieri sciiti di Baghdad […] L'articolo Senza sovranità, gli Stati uniti lasciano l’Iraq ridotto a una colonia su Contropiano.
October 2, 2026
Contropiano
Rientrano i militari italiani dall’Iraq, restano quelli in Arabia Saudita e Kuwait
Stanno rientrando i militari italiani inviati in Iraq nel 2014. Restano invece sul campo – in Kuwait, Arabia Saudita e Barhein – quelli inviati a marzo di quest’anno e che sono stati coinvolti nella guerra in corso in Medio Oriente scatenata dagli USA. L’Italia nel 2014 aveva inviato un grosso […] L'articolo Rientrano i militari italiani dall’Iraq, restano quelli in Arabia Saudita e Kuwait su Contropiano.
September 30, 2026
Contropiano
Iraq, avanti il disarmo del PKK, rinviato quello delle milizie sciite
Continuano, in Iraq, le trattative per accentrare tutte le armi nelle mani dello stato centrale, sotto la pressione principalmente di Turchia e USA, interessate rispettivamente al disarmo del PKK e delle milizie sciite dell’Asse della Resistenza. Inizialmente il primo ministro Zaidi aveva posto come data inderogabile per portare a termine […] L'articolo Iraq, avanti il disarmo del PKK, rinviato quello delle milizie sciite su Contropiano.
September 29, 2026
Contropiano
Due biciclette in giro per il mondo, prima e dopo le Torri gemelle
Ho visto nei giorni scorsi in TV il documentario “Due biciclette in giro per il mondo” sulla straordinaria storia di due torinesi, Valentino Rolando e Adriano Sada, che tra il 1956 e il 1958 avevano fatto il giro del mondo in bici. Da Torino a Torino, 28.000 Km macinati verso est con ritorno ovviamente da ovest visto che di vero giro del mondo si è trattato. Dato che la visione è stata alla vigilia del 25° anniversario delle Torri gemelle è sorto il paragone tra quel fine anni 50 e il mondo di 70 anni dopo. Quanto e come si poteva girare il mondo allora e quanto e come al giorno d’oggi. Nel libro “Due biciclette in giro per il modo” i due torinesi raccontano come, con la tipica sana incoscienza giovanile, avessero deciso a settembre ’56 di prendersi una settimana di ferie per pi avvisare a casa, una volta giunti a Trieste , che la “vacanza” sarebbe stata piuttosto lunga perché avevano deciso di fare il giorno del mondo con le loro due bici con annesso carretto portabagagli. Naturalmente immaginiamo le bici di fine anni 50 in confronto a quelle superleggere e tecnologiche di oggi e alle strade in gran parte di terra battuta a 10 anni dalla fine della guerra mondiale. Ma erano anni di eccezionale speranza e slancio in cui tutto sembrava possibile, in cui fioriva una nuova vita dopo 20 anni di dittatura e l’orrore della guerra. Attraversata la Yugoslavia di Tito i due attraverso la Turchia erano approdati in Medio oriente, fino in Iraq dove avevano trascorso l’inverno lavorando in un cantiere stradale e poi, in primavera, via verso i monti fino in Iran e poi ancora Afghanistan, India (dove avevano posato con Nerhu) e quindi Indonesia e su fino in Giappone dove avevano trascorso un nuovo inverno nevoso. Il 1958 li aveva visti attraversare gli USA coast to coast da Los Angeles a New York incontrano un Paese profondamente segnato dall’apartheid verso i neri. E quindi la traversata dell’Atlantico in nave che due anni dopo la loro partenza li aveva riportati in patria. Ciò che mi preme qui sottolineare è che i due avventurosi giovani avevano attraversato senza problemi Paesi come Siria, Iraq, Iran, Afghanistan, Pakistan, che ci oggi parlano di guerre, conflitti etnici e religiosi, confini invalicabili, territori minati. Anzi squattrinati come erano l’accoglienza delle popolazioni locali e in particolare da parte dei più poveri era stata sempre commovente. Persino coi predoni del Kyber Pass avevano socializzato tanto da essere ritratti in una foto con loro. Del resto, anche se la loro per il mezzo di trasporto usato risulta un’impresa assolutamente epica, anche persone che conosco ancora a inizio anni 70 potevano tranquillamente permettersi di intraprendere su auto scassate avventurosi ma possibilissimi viaggi fino in India attraversando esattamente i Paesi percorsi dai nostri due eroi su due ruote. Certo, anche Valentino a Adriano, quale disavventura l’avevano avuta. Qualche giorno in galera in Siria nei giorni della guerra di Suez perché scambiati per spie inglesi (su due ruote e con carretto a rimorchio!), poi in Indonesia erano sfuggiti a un linciaggio perché scambiati per degli odiati olandesi, ma poca cosa rispetto a quel luogo infernale che è diventato ora il Mondo. Cosa ci è successo da allora? Cosa ha fatto cambiare il mondo fino a farlo regredire e diventare un posto inospitale e pericoloso? A quando possiamo collocare la data che ha fatto cambiare radicalmente la situazione? Oggi ad intraprendere lo stesso viaggio ci troveremmo ad attraversare una Siria distrutta da decenni di guerra civile, un Iraq dilaniato da numerosi conflitti, un Iran sotto bombardamenti USA, un Afghanistan regredito al medioevo, per non dire degli USA in cui si rischierebbe di divenire preda di ICE. Mettiamoci pure, anche se non attraversati dai nostri due ciclisti, Stati come Russia e Ucraina, diventati oramai off limits e dilaniati da una guerra che sembra non poter avere mai fine. Sicuramente alcune date base le abbiamo presenti. Dalla prima guerra del Golfo del 1991 alle Torri Gemelle di 10 anni dopo, dalle guerre ad Iraq e Afghanistan scatenate dagli USA alla micidiale affermazione del califfato dell’ISIS nel 2014. Mettiamoci pure la data cruciale della guerra dei sei giorni del 1967 che ha dato il via alla irrisolta questione dell’occupazione della Cisgiordania da parte di Israele. Ci sono state anche occasioni non colte a partire dalla opportunità di disfare la NATO e non affrettarsi a inglobare nella UE gli Stati dell’Europa dell’Est, dopo la caduta dell’URSS e del muro di Berlino. Abbiamo fatto proprio di tutto per arrivare alla situazione attuale, e si sono davvero impegnati al massimo in questa operazione l’imperialismo USA e l’ignavia europea. Alla fine la domanda è: siamo più liberi ora che abbiamo a disposizione una realtà virtuale sconfinata e viaggi aerei a basso costo o lo erano di più i coraggiosi torinesi in bici con la sconfinata libertà di muoversi in un mondo ancora aperto e accogliente con le loro lettere scritte a mano inviate da Paesi ora a noi preclusi e le loro carte geografiche sgualcite? Giuseppe Paschetto
September 15, 2026
Pressenza
Iraq, acque agitate in vista del disarmo delle milizie ed il ritiro USA
Il 30 settembre, formalmente, è fissata una doppia deadline in Iraq, ovvero il ritiro delle truppe straniere ed il disarmo di tutte le milizie non statali, con l’integrazione dei propri membri all’interno delle catene di comando dell’esercito centrale. Ovviamente, l’amministrazione statunitense ha affermato di legare il proprio ritiro al disarmo […] L'articolo Iraq, acque agitate in vista del disarmo delle milizie ed il ritiro USA su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
I corridoi che stanno ridisegnando l’Asia Occidentale
La mappa delle alleanze che si estende tra l’Asia occidentale e meridionale non è più tracciata solo dalla geografia o dagli allineamenti settari. Negli ultimi anni, un nuovo ordine regionale ha iniziato a prendere forma, in cui gli interessi di sicurezza sono legati a tecnologia, energia, porti, catene di approvvigionamento […] L'articolo I corridoi che stanno ridisegnando l’Asia Occidentale su Contropiano.
August 21, 2026
Contropiano
Palestine Convoy, è iniziato lo sciopero della fame
Il Palestine Convoy è partito il 24 luglio da Sarajevo. Dopo una tappa al memoriale di Srebrenica ha intrapreso il cammino, seppur attraverso bus e macchine, verso la Cisgiordania. Adesso sono bloccati al confine tra Turchia e Iraq, al valico di Ibrahim Halil e questo nonostante abbiano tutti passaporto e visto per entrare in Iraq. Solange Pichler, insegnante modenese e partecipante al Palestine Convoy con cui ho avuto la possibilità di entrare in contatto ci ha raccontato la situazione attuale. Solange è determinata: “O ci dicono i motivi per cui non ci fanno passare o ci fanno passare”. Il viaggio verso la Cisgiordania, continua Solange, è un viaggio che vuole portare “un messaggio di speranza DA popoli oppressi A popoli oppressi visto che non riusciamo più a far valere i nostri diritti”. Da Srebrenica sono entrati in Grecia, poi in Turchia. A Istanbul c’è stata la massima partecipazione: 500 persone, più di 10 autobus. Qualcuno ha dovuto desistere. Il viaggio è effettivamente faticoso: la giornata trascorre a bordo dei mezzi, seduti, le temperature esterne sono proibitive, impossibile stare fuori. Lungo la strada di accesso al confine iracheno, dove i partecipanti al convoglio si sono accampati, si raggiungono picchi di 55° gradi. Impossibile stare all’aperto durante la giornata: è necessario rimanere sugli autobus che a turni rimangono accesi per poter godere dell’aria condizionata. Condizioni difficili, a cui si aggiunge anche una certa tensione per la situazione, si può capire che qualcuno abbia dovuto desistere. Al momento ci sono circa 6/7 pullman per circa 300 attivisti provenienti da 12/14 paesi diversi. Nel comunicato stampa di due giorni fa si legge: “Aspettiamo che venga chiarito su quale base giuridica venga ostacolato o rinviato il proseguimento del viaggio attraverso l’Iraq di questa iniziativa civile, disarmata, nonviolenta e che non costituisce alcuna minaccia alla sicurezza. L’applicazione del visto e l’impedimento dell’ingresso o del transito di una missione civile non costituiscono la stessa questione giuridica.” Gli attivisti hanno già organizzato “una marcia pacifica verso la frontiera irachena con le persone allineate  in file da cinque che si sono tenute a braccetto, segno che siamo uniti e determinati ad avere risposte chiare e trasparenti e a voler proseguire il nostro viaggio”. Oggi, invece, con il blocco ancora in atto, sono entrati in sciopero della fame. Ma se tutti i documenti dei partecipanti al Palestine Convoy sono in regola, se si tratta di una iniziativa umanitaria e pacifica, a cosa è dovuto questo stop? Lo spiega il comunicato stampa di questa mattina: “Le informazioni che abbiamo ottenuto finora indicano che il ritardo nel nostro percorso risulta da un processo amministrativo interno in corso dal lato israeliano, nonché da pressioni politiche e diplomatiche esercitate contro il Convoglio per la Palestina… In questo contesto, riteniamo che il ritardo che il Convoglio per la Palestina sta affrontando sia indipendente dall’atmosfera politica attuale nella regione. Pertanto, chiediamo alle autorità competenti di condurre una valutazione obiettiva e costruttiva al fine di autorizzare il proseguimento della missione di pace a cui il Convoglio per la Palestina si impegna”. Come osserva Solange, il valico vede il passasggio di “pullman di turisti, macchine private ed un numero infinito di Tir, perchè gli unici mezzi bloccati sono quelli umanitari?” Sara Panarella
August 15, 2026
Pressenza
I neocon di fronte al fallimento Usa. Robert Kagan
Quando un progetto fallisce normalmente gli “architetti” che lo hanno partorito tacciono, si nascondono, farfugliano qualcosa assumendo una postura dimessa. Il fallimento di un progetto iper-ambizioso come Project for the New American Century, dunque, avrebbe dovuto sancire la scomparsa dei protagonisti, o quanto meno una loro radicale “autocritica” per le […] L'articolo I neocon di fronte al fallimento Usa. Robert Kagan su Contropiano.
August 12, 2026
Contropiano
Gli Stati Uniti ritirano truppe e Patriot dal nord dell’Iraq
La guerra sta andando benissimo! Washington sta ritirando le sue ultime forze dal complesso vicino all’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Le batterie Patriot sono già state rimosse. Il ritiro è iniziato la scorsa settimana e l’equipaggiamento pesante è ancora in fase di spostamento. I funzionari lo definiscono una procedura […] L'articolo Gli Stati Uniti ritirano truppe e Patriot dal nord dell’Iraq su Contropiano.
August 6, 2026
Contropiano