Guerra all’Iran: gli USA bombardano mentre Netanyahu prepara il piano per la guerra permanente a Gaza e in Libano
Nella notte gli Stati Uniti hanno ricominciato a bombardare l’Iran utilizzando
come casus belli l’abbattimento dell’aeroplano Apache di qualche giorno fa
mentre sorvolava le acque di Hormuz.
Secondo Washington la responsabilità è iraniana, dunque, ad aver fatto saltare
il banco negoziale, su cui venivano riposte ben poche speranze da entrambe le
parti. Sono stati colpiti quindi 20 siti iraniani nell’isola di Qeshm, nella
città di Sirik e nel porto di Jask sul Golfo di Oman. Sono stati colpiti anche
due serbatoi di acqua potabile tagliandone l’accesso a circa 20 mila persone.
L’Iran ha contrattaccato colpendo basi americane nel Golfo in Barhain, Giordania
e Kuwait.
Il tutto avviene con Israele che continua a violare il “cessate il fuoco” in
Libano e prepara l’IDF per una nuova offensiva su larga scala a Gaza,
perpetuando violenze e massacri in Cisgiordania e lanciando annunci contro
Hezbollah seguendo il copione narrativo già utilizzato contro Hamas. Che sia una
opzione per rilanciare sulla sua vittoria alle prossime elezioni o per farle
rimandare causa guerra aperta poco cambia, il punto è che l’interesse di
Netanyahu continua ad essere quello di una guerra permanente per estendere il
suo progetto coloniale e di occupazione, estrarre risorse e sgomberare il campo
da altre opzioni politiche nella Regione.
Così come la guerra all’Iran ha probabilmente seguito un corso non completamente
prevedibile anche il Libano meridionale e la periferia Sud di Beirut confermano
una resistenza sul territorio che non è scontata e non va sottovalutata anche da
parte degli eserciti più potenti al mondo.
Facciamo il punto con Eliana Riva, giornalista per Il Manifesto e PagineEsteri