Tag - Rojava

Kobane, una ferita ancora aperta
di Gianni Sartori Dalla “città che aveva sconfitto l’Isis” al nuovo assedio: l’amarezza per una rivoluzione sotto attacco e il lascito politico del confederalismo democratico che resiste oltre la sconfitta. …
[twentyfive o'clock - anatemi & rifiuti urbani] "stato d'assedio"
il pretesto è l'imminente uscita del nuovo disco "longtemps, je me suis couché de bonne heure" degli "stato d'assedio". progetto romano "hardcore" di lunga data, da un po' di tempo tornato a calcare le scene dell'antagonismo anche musicale. il risultato è una lunga chiacchierata fra vecchi compagni ancora alla ricerca, che sentono di aver tanto da dire, da fare. allora: ascoltiamo e sosteniamo gli "stato d'assedio"!  
February 25, 2026
Radio Onda Rossa
Quattro anni dopo
24 febbraio 2026: quarto anniversario dell’invasione russa in Ucraina, quando la guerra, quella, già in corso con modalità altre da non farla chiamare guerra, e quella combattuta in tante altre parti del mondo troppo distanti per essere considerate un pericolo per la pace dell’Occidente, bussa alle porte dell’Europa. Bisogna difenderla, la pace, racconta la politica quasi in coro, e per questo bisogna difendere i confini, così sembra ineluttabile riarmarsi. La guerra entra nella quotidianità degli Europei attraverso le immagini dei telegiornali e il dibattito politico tra esponenti di partito, storici e opinionisti. Intanto si aggiunge il conflitto in Palestina, anche quello a partire da una data che non ne segna l’inizio. 24 febbraio 2026: a Palermo, anche oggi, come da quattro anni, c’è chi dice no alla guerra riunendosi in Presidio. Prima ogni domenica mattina, a Piazza Vittorio Veneto, conosciuta in città come “la Statua”, con il suo monumento al milite ignoto, poi in altri luoghi della città che non ferma la sua corsa tra le vetrine e le bancarelle delle festività che si rincorrono, il 24 di ogni mese. Sono le donne dell’Udi, della CGIL e di tante altre realtà come Le Rose Bianche, l’Anpi, Emily, Governo di Lei, Cif, Le Onde, Arcilesbica, Comunità dell’Arca, Movimento nonviolento, Circolo Laudato si’ e con loro cittadini e cittadine che sentono la necessità di non rimanere in silenzio mentre il mondo sprofonda nel baratro di una nuova guerra globale. “Fuori la guerra dalla Storia” recita lo striscione che le accompagna da quattro anni e accanto, sulla strada pedonale di fronte al Teatro Massimo, si aggiungono cartelli che questa storia raccontano in tutti i paesi dove la guerra non tace. Ucraina e Palestina, Iran e Afghanistan, Congo e Sudan, Myanmar e Siria. Dopo l’apertura al ritmo dei tamburi e delle mani degli astanti battute sul petto, con le voci del coro e delle percussioni  di Lucina Lanzara che invocano pace per tutti i Paesi in guerra, attivisti e attiviste si alternano al microfono: di quei Paesi e dei loro popoli raccontano sofferenza e oppressione, chiedono al nostro Paese azioni diplomatiche nel rispetto del costituzionale ripudio della guerra, smascherano, oltre le parole con cui ci vengono ammansite, le intenzioni di governi guerrafondai e i loro interessi economici. Ci raccontano delle donne del Rojava, riunite in assemblea e decapitate, dell’attacco ad Aleppo, dei disertori russi e ucraini, palestinesi e israeliani, giovani che rischiano la prigione e la vita pur di non imbracciare le armi e rendersi complici di torture e massacri, dell’embargo economico statunitense che affama il popolo cubano, impedisce il rifornimento di medicinali salvavita, lascia al buio non solo le case ma anche le scuole e soprattutto gli ospedali. È notizia delle ultime ore la visita dell’ambasciatore di Trump al governatore della Calabria per chiedere l’interruzione della collaborazione dei medici cubani che hanno sostenuto la (mal)sanità calabrese al collasso anche per mancanza di medici. Chi ancora non lo sapeva, apprende come, mentre il paese di Niscemi frana lasciando in sospeso la vita dei suoi abitanti, il Governo stanzia milioni di euro per mettere in sicurezza le antenne del Muos su segnalazione dei militari statunitensi. È tempo di non restare indifferenti, di mobilitarsi tutti insieme per ribaltare il sistema patriarcale che da sempre vede gli uomini e ora, purtroppo, anche le donne, risolvere i conflitti con la forza violenta delle armi, a partire da questo grido delle donne di Palermo che trova la sua eco in tante altre città italiane: il 28 marzo la rete “10 100 1000 piazze di donne per la pace” si riunirà nelle diverse realtà cittadine aderenti in una grande manifestazione nazionale. L’impegno di ogni città verrà “cucito” mettendo insieme in un grande arazzo i tasselli preparati nelle singole realtà. C’è ancora tempo, per chi volesse, in ogni parte d’Italia, di unirsi a questo progetto di rappresentazione simbolica della pace attraverso il lavoro di sapienza antica delle donne! Molti passano, indaffarati, qualcuno si siede e ascolta, come un gruppo di giovanissimi seduto sul marciapiede. La luce di piccole candele illumina l’invito alla nonviolenza nelle bandiere con le armi spezzate. È l’educazione alla nonviolenza, a partire dai primi anni di vita di ogni bambino e bambina, l’unica strada per interrompere una Storia in cui la pace è solo una tregua nel susseguirsi dei conflitti armati! “Fuori la guerra dalla Storia!”         Maria La Bianca
February 25, 2026
Pressenza
Stupri: NO al ddl versione Bongiorno
– Da DinamoPress l’inquadramento di Giada Sarra sul DDL Consenso – il lancio del Laboratorio Permanente “Consenso-Scelta-Libertà” – Confederazione Cobas – Cesp – Cobas Scuola: adesione alla manifestazione del 28 -lettera della Casa Internazionale delle Donne sul 15, il 28 e le mobilitazioni 8 e 9 marzo   di Giada Sarra Ddl “Consenso”: quando il “dissenso” serve a proteggere lo
February 21, 2026
La Bottega del Barbieri
Milano ancora in piazza per il Rojava e per Ocalan.
Diverse centinaia di persone, malgrado la pioggerellina milanese, hanno attraversato la città, gridando per la difesa dell’esperienza del Rojava e per la liberazione del leader kurdo Ocalan da 27 anni incarcerato nell’isola turca di Imrali. La forte musica kurda si è alternata senza sosta ai numerosi interventi volti a raccontare cosa è stata e cosa è quell‘esperienza rivoluzionaria che dovrebbe essere un faro in questa umanità allo sbando ed invece è sottoposta ad attacchi continui. Ocalan, che continua a guardarci dai suoi enormi ritratti che coprono il camion, riesce a dare la linea al suo popolo pur nella sua durissima detenzione. Un popolo che lo ama e che lo richiede a gran voce, in libertà. Ogni volta che dalla Turchia sembra che qualcosa si sblocchi, ogni volta tutto si ferma, la lentezza del processo di pace è estenuante. Dall’altra parte la rivoluzione in quel pezzo di Kurdistan, il Rojava, che vede un formidabile protagonismo delle donne. La comunità kurda e i movimenti milanesi oggi erano in piazza, segnati, questi ultimi, sicuramente dalla stanchezza di due anni e mezzo che ha visto tutti impegnati ad arginare il genocidio in Palestina, tutt’ora in corso. Le lotte, oggi, almeno in parte, si sono incontrate: sicuramente quella con i giovani e le giovani iraniane, ma anche quella con la resistenza palestinese. Nel frattempo per le strade si incrociano turisti o supporters delle squadre delle olimpiadi: guardano straniti, forse si chiedono di quale squadra sia quella bandiera rossa, verde, gialla. E’ quella di milioni di kurdi, un popolo che resiste con tutte le sue forze. Per capire meglio la situazione della regione, si può ascoltare, da Radio Onda d’Urto, la registrazione di un importante incontro tenutosi a Milano il giorno 11 febbraio. https://www.radiondadurto.org/2026/02/13/mesopotamia-la-pace-possibile-la-proposta-di-ocalan-gli-audio-dellincontro-dell11-febbraio-2026-a-milano/ Andrea De Lotto
February 15, 2026
Pressenza
Roma: concluso corteo Defend Rojava
Un resoconto dal corteo con 2000 persone che si è svolto oggi a Roma a difesa della rivoluzione del Rojava. L'altro tema della manifestazione è stata la libertà di Ocalan di cui domani ricorre l'anniversario dell'arresto.  L'esperienza delle donne del Rojava ci da anche le indicazioni per lottare qui. 
February 14, 2026
Radio Onda Rossa
C’è qualcosa per cui vale rischiare la vita?
di Enrico Semprini Il mio maestro mi diceva che se non ci sono princìpi e valori per i quali si è disposti a sacrificare fin anche la propria vita, allora la vita non ha valore. Concordo fino in fondo con questo assunto e mi chiedo: esiste una ipotesi rivoluzionaria sul tappeto per la quale valga la pena di rischiare la
February 14, 2026
La Bottega del Barbieri
Rojava resiste: fra compromessi, crimini di guerra e…
… e difesa delle conquiste delle donne. Appuntamenti in Italia Condividiamo un po’ di contributi per capire cosa sta accadendo in Siria del Nord-Est, con sviluppi in continua evoluzione. Appuntamenti e appelli In evoluzione, perché le trattative fra le Forze Democratiche Siriane (SDF) e il governo di transizione di Damasco sono ancora in corso, e risentono anche dei troppi interessi
February 12, 2026
La Bottega del Barbieri
Per salvare il Rojava e il suo esperimento di democrazia diretta
In Sardegna, come anche da altre parti d’Italia, per esempio a Milano e a Roma, c’è chi si è ricordato della guerra in atto nel nord della Siria, ai confini con la Turchia, nella regione a maggioranza curda del Rojava, nuovamente nell’occhio del ciclone bellico. Lo fa cercando di penetrare la cortina del silenzio delle televisioni e della stragrande maggioranza della stampa e indicendo una manifestazione a Cagliari per il 14 febbraio. Una data che è anche quella della ricorrenza del complotto internazionale che portò alla cattura, da parte di agenti dei servizi turchi, del leader curdo Ocalan, nel 1999. La regione del Rojava, è amministrata autonomamente dal 2012, è stata capace di resistere ai miliziani dell’ISIS, durante la guerra civile siriana, per trovarsi di nuovo oggi sotto attacco, da parte di milizie jiadiste, coperte dal governo di Damasco. Al contempo sono schierati minacciosi i carri armati turchi, poco più a nord. Quel che si rischia è una possibile spartizione territoriale fra Turchia e Siria di quei territori, ma soprattutto è in grave pericolo la possibilità che il grande esperimento di autogoverno e di democrazia diretta agito dalla popolazione del Rojava possa essere soffocato nel sangue. I curdi pagano, come i palestinesi, il peccato di essere popolazioni d’intralcio al progetto statunitense di dare delega a Israele per la governance del medio oriente. Ma oltre a questo, risultano particolarmente scomodi a tutti i poteri forti, perché hanno dimostrato che una vasta regione può amministrarsi autonomamente, con un autogoverno dal basso, con l’equivalenza fra i generi, la convivenza interetnica ed interreligiosa ed il rispetto per la natura. Una società contro lo stato, come quelle di cui scriveva l’antropologo Pierre Clastres (1934-1977), analizzando le relazioni fra gli indios guaranì nel secolo scorso? In un certo senso si, anche se nel contesto della complessità contemporanea. Nel Rojava è in atto da almeno quindici anni un esperimento sociale e politico di grande portata: il confederalismo democratico. Un’idea che il leader curdo Abdullah Ocalan ha maturato durante la sua lunghissima prigionia, mutuandola almeno in parte dagli scritti dell’ecologista anarchico statunitense Murray Boockin (1921-2006), l’ideatore del municipalismo libertario. L’idea di base è quella di una fitta struttura partecipativa a rete, che coinvolga la popolazione nelle decisioni più importanti per l’intera comunità, coordinandosi territorialmente attraverso deleghe su mandato specifico, sempre revocabili dalle assemblee che le hanno generate. Un sistema non dall’alto verso il basso, ma dal basso verso l’alto. Un esperimento che, per un semplice umano sentimento, si dovrebbe studiare e implementare, non aggredire e bombardare. Ma così non è. L’Europa e l’Italia tacciono. La manifestazione in appoggio al popolo curdo e alla resistenza del Rojava inizierà a Cagliari in piazza Garibaldi alle ore 17.  Un’importante occasione per dire no alla politica del riarmo e per aiutare chi lotta e prova a sperimentare un modo di vivere migliore. foto di Redazione Sardigna Carlo Bellisai
February 12, 2026
Pressenza