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Il fragore di un errore storico
L’hanno chiamata “Il Ruggito del Leone”: nome tratto dalla Bibbia, dal profeta Gioele e dalla profezia di Balaam nei Numeri. Netanyahu ha infilato la citazione nelle pietre del Muro del Pianto prima di ordinare i bombardamenti. La guerra come compimento scritturale. La guerra come destino. Ma il corrispondente della TV […] L'articolo Il fragore di un errore storico su Contropiano.
March 1, 2026
Contropiano
Il ruggito che nessuno voleva: Israele attacca l’Iran mentre il mondo trattava
Per Israele, come per Sparta, la guerra non è solo un mezzo, è diventata una ragione di esistenza. L’attacco congiunto lanciato all’alba da Tel Aviv e Washington contro l’Iran, in risposta a presunte “minacce imminenti” del regime degli ayatollah, arriva al culmine di settimane di tensioni crescenti. La Casa Bianca, nelle scorse 48 ore, aveva già invitato il personale non essenziale dell’ambasciata americana a Gerusalemme a lasciare il territorio, un chiaro segnale di preparazione a uno scenario di guerra militare. La decisione di colpire preventivamente Teheran e altri obiettivi sensibili non è semplicemente un’azione difensiva: conferma ciò che molti sanno già da tempo. Per Tel Aviv e Washington, la guerra preventiva sostituisce la trattativa; la logica del gangster e la legge del più forte prevalgono sulla gestione della crisi attraverso strumenti multilaterali, diplomatici e sul Diritto Internazionale. Donald Trump ha dichiarato ieri sera che l’Iran “non vuole trattare” e che non intende rinunciare all’arricchimento dell’uranio. A parte il fatto che non è vero, vale la pena ricordare che nel 2015 era stato firmato il Joint Comprehensive Plan of Action, un accordo multilaterale che limitava drasticamente il programma nucleare iraniano sotto controllo internazionale. Non è stata Teheran a uscirne: sono stati gli Stati Uniti, per decisione unilaterale di Trump nel 2018. Dopo quella rottura, l’Iran ha progressivamente superato i limiti imposti dall’accordo, ma non ha mai formalmente chiuso la porta ai negoziati. I canali indiretti sono rimasti aperti, e le dichiarazioni di disponibilità si sono susseguite negli anni. Quando oggi si sostiene che “Teheran non vuole trattare”, bisognerebbe ricordare chi ha fatto saltare l’architettura diplomatica esistente. Quanto alla “minaccia imminente” dichiarata da Tel Aviv e avallata da Washington, non è stata presentata alcuna prova pubblica che giustifichi un attacco preventivo. Se i soli a invocare costantemente l’escalation sono il governo di Benjamin Netanyahu e l’ala più ideologicamente radicale della sua coalizione, allora la domanda non è se l’Iran voglia trattare, ma chi davvero considera la pace una minaccia. I fatti dimostrano che la guerra, non la pace, è il vero business di Israele, spalleggiato da quello che Brzezinski definiva il suo “fratello stupido”, gli Stati Uniti. In un video pubblicato ieri pomeriggio sul suo Social Truth, Trump ha annunciato all’ignaro popolo americano che gli Stati Uniti hanno “iniziato una grande operazione in Iran” con l’obiettivo di “difendere il popolo americano” dalle minacce ritenute imminenti dal regime iraniano. Operazione, l’ha chiamata così, ma dovremmo chiamarla violazione del Diritto Internazionale, o, più precisamente, un attacco terroristico ammantato di legalità a un paese sovrano, modalità nella quale sia Usa sia Israele sono ormai maestri. Solo poche ore prima, Trump aveva detto che non era sua intenzione ricorrere alla forza, ma che “talvolta bisogna farlo”. Per Benjamin Netanyahu la guerra è uno stato di necessità: è la sua migliore garanzia di sopravvivenza ed è uno strumento imprescindibile per l’attuazione di un programma che molti definiscono messianico, di cui si pone come interprete ed esecutore. Mai come adesso Israele ricorda Sparta: per la polis greca, la guerra non era un mezzo, ma la propria ragione d’essere. Per Israele, la guerra è ormai la principale ragione di esistenza, e forse di sopravvivenza. Malgrado la narrativa dominante racconti il contrario, la guerra per Israele è quasi sempre un dispositivo politico, un sistema: protegge da trattative serie e strutturate, consente di portare avanti politiche controverse di annessione della Palestina e di pulizia etnica mentre l’attenzione globale è altrove, rafforza la narrazione di uno Stato che, suo malgrado, è costretto a difendersi permanentemente dalle presunte minacce esistenziali. Questa mattina Netanyahu si è rivolto alla nazione annunciando che “Israele, insieme agli Stati Uniti, ha iniziato un’operazione congiunta, Il ruggito del leone, volta a eliminare dalle mappe il regime iraniano oppressivo, che ha sempre minacciato il mondo”. Ha poi ringraziato Trump definendolo “il migliore amico di Israele”. Anche il nome dell’operazione è un manifesto: il leone era l’antica icona della bandiera iraniana ai tempi dello scià di Persia, un richiamo diretto a un passato imperiale oggi utilizzato come strumento di propaganda e come monito. L’attacco all’Iran di oggi, definito necessario per prevenire una minaccia futura, si inscrive nella narrazione promulgata da Israele e dai mass-media allineati. Ma ogni guerra preventiva porta con sé il paradosso di rendere reale il conflitto che dichiara di voler evitare. Analogamente a Sparta, che viveva di guerra perché senza temeva di dissolversi, Israele sembra aver trasformato la guerra da strumento di sicurezza a fondamento identitario. Sparta educava i suoi figli alla convinzione che la sopravvivenza della polis giustificasse ogni disciplina, ogni sacrificio, ogni morte. La guerra era pedagogia civile, e la società civile spartana, al pari di quella israeliana, era militarizzata. La storia però insegna che questa strada non ha giovato alla sopravvivenza di Sparta; anzi, ne ha segnato la fine. Ultimo, ma non meno importante, c’è un’asimmetria raramente ricordata nel dibattito pubblico: l’Iran è firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare, Israele no. Israele non ha mai dichiarato ufficialmente di possedere armi nucleari, ma è ritenuto da decenni una potenza nucleare de facto, e anche piuttosto pericolosa poiché non è soggetto agli obblighi del TNP e non ha sottoposto il proprio programma alle ispezioni imposte a Teheran. Questo non assolve l’Iran, ma introduce una domanda di coerenza: se il principio è la non proliferazione, dovrebbe valere per tutti; se il principio è la sicurezza regionale, dovrebbe essere indivisibile. Se invece il principio è l’alleanza, allora non stiamo parlando di diritto internazionale, ma di rapporti di forza. In Medio Oriente esiste un solo Stato che si ritiene dotato di capacità nucleare militare senza aderire al TNP: Israele. Eppure, la guerra preventiva viene giustificata contro chi, formalmente, è dentro il sistema dei trattati. Oggi, quando si dice che si combatte “non per il presente ma per il futuro”, si compie una torsione nella quale il conflitto viene sottratto al giudizio immediato e trasferito in una dimensione salvifica. Non è più una scelta politica tra alternative: diventa un destino necessario. Il problema è che il futuro, in politica, è sempre un’ipotesi, mentre i morti sono sempre nel presente. La partita resta aperta. E mentre missili e dichiarazioni si moltiplicano, il futuro è già nel mirino. Alessandra Filippi
March 1, 2026
Pressenza
La rivolta degli ultra-ortodossi scuote Israele
Una città a ferro e fuoco A Bnei-Brak, una delle ‘capitali’ della comunità ultra-ortodossa dello Stato ebraico, domenica si sono vissute ore di terrore. Due soldatesse, spedite in missione dall’Ufficio reclutamento, sono state assaltate da diverse centinaia di ‘haredim (ebrei integralisti), che vedono come fumo agli occhi la possibilità di essere […] L'articolo La rivolta degli ultra-ortodossi scuote Israele su Contropiano.
February 20, 2026
Contropiano
Israele, Ami Ben-Dror: “Netanyahu e sua moglie sono dei ladri”
Ami Ben-Dror, ex capo della sicurezza del capo del governo di occupazione, Benjamin Netanyahu, ha rivelato una serie di scandali etici e comportamentali che coinvolgono Netanyahu e in particolare sua moglie Sara, che, a suo dire, é ossessionata dal furto, sulla base di episodi a cui ha assistito durante il suo servizio al suo fianco. Ha sottolineato che Netanyahu “non è mai stato una persona etica e mangiava al ristorante senza pagare il conto, costringendo guardie e assistenti a pagare per lui”. Ha aggiunto: “In un’occasione, è andato in un ristorante francese al King David Hotel di Gerusalemme. Il pasto era molto costoso e, dopo essersi rifiutato di pagare una volta, il direttore del ristorante ha preparato il conto in anticipo, ma lui lo ha ignorato e non ha pagato. Questo ha costretto una delle guardie di sicurezza a pagare di tasca propria”. Ha affermato che questo comportamento di Netanyahu era sistematico, non accidentale, e lo ha descritto come “depravazione morale”. Ha aggiunto che la sua posizione “ha esacerbato questi comportamenti in lui, nella sua famiglia e in coloro che lo circondano”. Riguardo a Sara, la moglie di Netanyahu, Dror l’ha descritta come affetta da “cleptomania”. Ha detto che è ossessionata dal rubare asciugamani e regali dell’hotel che arrivano a Netanyahu nella sua veste di primo ministro e che appartengono allo Stato. Ha detto che è “una donna malvagia, e Netanyahu è colui che l’ha spinta in prima linea, trasformandola in una figura che assomiglia a Hillary Clinton, ma lei non è Hillary”. Redazione Italia
February 12, 2026
Pressenza
Genocidio a Gaza: giorno 853. Continuano le stragi di civili. GMO: 1.520 violazioni israeliane del cessate il fuoco a Gaza in 115 giorni
Gaza – InfoPal. La situazione nella Striscia di Gaza è devastante, tra bombardamenti israeliani in un cessate il fuoco continuamente violato da parte del regime di Tel Aviv, i crolli delle poche strutture ancora in piedi, le piogge e il forte vento. Nel frattempo, il mainstream ha distolto la già scarsa attenzione da Gaza, avallando un accordo di pace coloniale e a danno della popolazione indigena, e l’ha posta sugli attivisti pro-Pal in Europa e in Italia. Una vergogna nella vergogna. Nel frattempo, con il Board of Peace, il processo di colonizzazione israelo-statunitense della Striscia prosegue impunemente. Un palestinese ucciso a Khan Yunis; altri due muoiono per le ferite. Un cittadino palestinese è stato ucciso dal fuoco israeliano a Khan Yunis, giovedì, mentre altri due sono morti a causa delle ferite riportate in precedenti attacchi sulla Striscia di Gaza. Secondo fonti mediatiche, un giovane identificato come Baha al-Fajam è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze israeliane nella città di Bani Suheila, a est di Khan Yunis. Un altro cittadino, Rami Abu Qirshein, è deceduto a causa delle ferite riportate mesi fa in un attacco israeliano su Khan Yunis. Anche l’ex prigioniero Basel al-Haymouni, un esiliato di al-Khalil/Hebron in Cisgiordania, è stato dichiarato morto oggi dopo aver ceduto alle ferite riportate in un attacco aereo israeliano che lo aveva preso di mira mercoledì a Gaza. Era stato forzatamente inviato a Gaza diversi anni fa dopo il suo rilascio nell’ambito dell’accordo di scambio dei prigionieri del 2011. Nel frattempo, giovedì mattina aerei, da guerra israeliani hanno lanciato attacchi su varie aree della Striscia di Gaza, mentre le forze di terra hanno demolito abitazioni a est della città di Gaza. Diversi raid sono stati effettuati anche a est di Deir al-Balah, nella parte centrale di Gaza, mentre l’artiglieria ha preso di mira aree a est della città di Gaza. Veicoli corazzati israeliani hanno aperto il fuoco a est di Khan Yunis, mentre elicotteri hanno sparato verso Rafah nel sud e il campo profughi di al-Bureij nel centro. Anche le cannoniere israeliane hanno aperto un intenso fuoco di mitragliatrici al largo delle coste di Khan Yunis e Rafah, nel sud. Inoltre, aerei da guerra hanno effettuato un altro attacco a est di Khan Yunis. Uno dei giorni più mortali dall’inizio del cessate il fuoco a Gaza: Israele uccide 23 palestinesi, chi erano le vittime. Gli attacchi israeliani di ieri, mercoledì, in tutta la Striscia di Gaza, hanno ucciso almeno 23 palestinesi, in uno dei giorni più mortali dall’inizio del cosiddetto cessate il fuoco a ottobre. Tra le vittime c’erano un paramedico, diversi bambini, un neonato e una farmacista. Fonti mediche e locali hanno riferito che 14 persone sono state uccise nei bombardamenti israeliani sui quartieri di Tuffah e Zeitoun della città di Gaza, tra cui un neonato di cinque mesi. Altre tre persone sono state uccise in un attacco contro le tende che ospitavano famiglie sfollate a Khan Younis, nel sud. Tra loro c’era un paramedico che si era precipitato sul posto dopo un attacco precedente per curare i feriti, prima di essere preso di mira in un secondo attacco che lo ha ucciso insieme a due sorelle, Rahaf e Remas. Almeno sette bambini figuravano tra coloro che sono stati uccisi mercoledì. Entesar Shamallakh, una farmacista della Palestinian Medical Relief Society, è stata anch’essa uccisa. Soldati israeliani hanno aperto il fuoco indiscriminatamente contro edifici residenziali nel quartiere di Al-Tuffah, a est della città di Gaza, secondo Healthcare Workers Watch (HWW), segnando il terzo operatore sanitario ucciso a Gaza dall’inizio del cessate il fuoco di ottobre. Screenshot Un detenuto palestinese, Basel Haimouni, che era stato rilasciato dalle carceri israeliane nel 2011 ed esiliato a Gaza, è stato anch’egli ucciso in un attacco israeliano. Una bambina di 11 anni e suo padre sono stati uccisi in un attacco israeliano contro la loro tenda nel centro di Gaza. Secondo il portavoce della Protezione Civile Palestinese a Gaza, “La guerra non si è fermata a Gaza e i civili continuano a essere uccisi sistematicamente”. “Mentre dormivamo nella nostra casa, il carro armato ci ha bombardati e i colpi hanno colpito la nostra casa, i nostri figli sono stati martirizzati – mio figlio è stato martirizzato, il figlio e la figlia di mio fratello sono stati martirizzati… Non abbiamo nulla a che fare con nulla, siamo persone pacifiche”, ha dichiarato Abu Mohamed Habouch, parlando al funerale della sua famiglia. Gli attacchi di mercoledì sono arrivati solo pochi giorni dopo che le forze israeliane hanno ucciso circa 30 palestinesi in attacchi in tutta l’enclave, in uno dei giorni più sanguinosi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. GMO: 1.520 violazioni israeliane del cessate il fuoco a Gaza in 115 giorni. Israele ha violato il cessate il fuoco a Gaza più di 1.520 volte in 115 giorni, uccidendo centinaia di civili e bloccando l’ingresso di aiuti tanto necessari. Israele ha ucciso più di 556 palestinesi da quando il “cessate il fuoco” è entrato in vigore quasi quattro mesi fa, tra cui 288 bambini, donne e anziani. Almeno 71.803 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani dall’inizio della guerra il 7 ottobre 2023. L’Ufficio Governativo per i Media (GMO) a Gaza ha rivelato mercoledì che le forze di occupazione israeliane hanno commesso 1.520 violazioni dell’accordo di cessate il fuoco da quando è entrato in vigore il 10 ottobre 2025 fino ad oggi. Queste violazioni hanno causato 559 vittime palestinesi e 1.500 feriti, nell’ambito di violazioni sistematiche dei termini del cessate il fuoco e del diritto internazionale umanitario. Secondo il comunicato, tali violazioni si sono verificate nell’arco di 115 giorni e hanno incluso 522 episodi di colpi d’arma da fuoco, 73 incursioni di veicoli militari in aree residenziali, 704 raid aerei e attacchi mirati, e 221 demolizioni di abitazioni e di vari edifici. Il GMO ha sottolineato che il 99% delle persone uccise erano civili, tra cui 288 bambini, donne e anziani, e 268 uomini. Tra i 1.500 feriti, oltre 900 erano bambini, donne e anziani, molti dei quali sono stati colpiti all’interno di quartieri residenziali e lontano da qualsiasi linea del fronte, portando il tasso di feriti civili al 99,2%. Il comunicato ha inoltre riportato l’arresto di 50 palestinesi durante questo periodo, tutti provenienti da aree residenziali e al di fuori delle linee designate del cessate il fuoco. Il GMO ha affermato che solo 29.603 camion di aiuti, commercio e carburante sono entrati a Gaza, su un totale previsto di 69.000, con un tasso di conformità di appena il 43%. I camion di carburante hanno rappresentato solo il 14% del volume concordato. Ha inoltre osservato che Israele non ha rispettato gli obblighi del protocollo umanitario, inclusi l’ingresso di tende, rifugi e case mobili, macchinari pesanti per la rimozione delle macerie e il recupero delle vittime, forniture mediche, la riapertura del valico di Rafah e il funzionamento della centrale elettrica di Gaza. Ha inoltre condannato le violazioni in corso lungo la linea gialla (la zona cuscinetto). Il GMO ha anche avvertito che le continue violazioni minano pericolosamente il cessate il fuoco, aggravando la catastrofe umanitaria a Gaza. Ha ritenuto Israele pienamente responsabile del deterioramento delle condizioni e delle morti civili. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: https://www.infopal.it/category/genocidio-e-pulizia-etnica-a-gaza
February 5, 2026
InfoPal
Human Rights Watch: Israele sta commettendo un genocidio a Gaza
Gaza. Philippe Bolopion, direttore esecutivo di Human Rights Watch, ha accusato le forze israeliane di commettere un genocidio nella Striscia di Gaza, affermando che l’organizzazione ha documentato numerosi crimini commessi dal governo israeliano contro i civili. In dichiarazioni ad Al Jazeera, Bolopion ha osservato che il governo degli Stati Uniti non ha adottato misure serie per fermare le atrocità a Gaza. Ha inoltre sottolineato che la violenza dei coloni in Cisgiordania ha raggiunto il suo picco, provocando lo sfollamento dei residenti dei campi profughi. In uno sviluppo correlato, Human Rights Watch aveva precedentemente dichiarato che il governo israeliano ha ostacolato il diritto dei rifugiati palestinesi a tornare nelle loro terre. L’organizzazione ha ribadito che lo sfollamento dei palestinesi è tuttora in corso, definendo queste azioni un crimine contro l’umanità commesso dal governo israeliano. Sul terreno, fonti mediche hanno riferito che dall’alba di oggi 24 civili sono stati uccisi in attacchi aerei israeliani su Gaza, in una chiara violazione dell’accordo di cessate il fuoco. Questi sviluppi avvengono mentre le forze israeliane continuano a violare l’accordo di cessate il fuoco raggiunto con Hamas, entrato in vigore lo scorso ottobre
February 5, 2026
InfoPal
I legami profondi tra Jeffrey Epstein e Israele
Una ricostruzione puntuale dei legami più evidenti. Che ridicolizza lo sforzo disperato dei media mainstrema di “alludere” a rapporti privilegiati con i “nemici”, tipo Russia o altri. O al massimo qualche “mela marcia” delle cordate concorrenti… Quando al servilismo non c’è limite e l’unica preoccupazione resta cercare di difendere la […] L'articolo I legami profondi tra Jeffrey Epstein e Israele su Contropiano.
February 4, 2026
Contropiano
Genocidio a Gaza: giorno 851. 5 Palestinesi uccisi nelle ultime 24 ore. Dal cessate il fuoco, 526 palestinesi sono stati uccisi e 1.447 feriti a causa delle violazioni israeliane. Rafah riapre per 5 pazienti, 20.000 in attesa di cure, 900 già morti
Gaza -InfoPal. La situazione nella Striscia di Gaza è devastante, tra bombardamenti israeliani in un cessate il fuoco continuamente violato da parte del regime di Tel Aviv, i crolli delle poche strutture ancora in piedi, le piogge e il forte vento. Nel frattempo, il mainstream ha distolto la già scarsa attenzione da Gaza, avallando un accordo di pace coloniale e a danno della popolazione indigena, e l’ha posta sugli attivisti pro-Pal in Europa e in Italia. Una vergogna nella vergogna. Nel frattempo, con il Board of Peace, il processo di colonizzazione israelo-statunitense della Striscia prosegue impunemente. Il Ministero della Salute di Gaza ha annunciato lunedì che cinque salme palestinesi sono state trasportate negli ospedali della Striscia di Gaza nelle ultime 24 ore. Tra loro, due corpi sono stati recuperati da sotto le macerie, oltre a quattro feriti. Secondo il Ministero, il bilancio totale delle vittime e dei feriti dall’inizio della guerra genocida israeliana contro Gaza, il 7 ottobre 2023, ha raggiunto quota 71.800 e 171.555 feriti. Il Ministero ha osservato che molte vittime rimangono intrappolate sotto le macerie e sulle strade, poiché le squadre di emergenza e di protezione civile non sono ancora in grado di raggiungerle a causa dei continui attacchi e delle restrizioni di accesso. Dall’entrata in vigore dell’ultimo cessate il fuoco, l’11 ottobre 2025, 526 palestinesi sono stati uccisi e 1.447 feriti a causa delle violazioni israeliane. Inoltre, 717 corpi sono stati recuperati da sotto le macerie durante questo periodo. Bombardamenti contro funerale. Ieri, Israele ha bombardato una casa di condoglianze nel campo profughi di Al-Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale. Secondo le prime notizie, oltre una dozzina di palestinesi sono rimasti feriti, tra cui bambini piccoli. Rafah riapre per 5 pazienti, 20.000 in attesa di cure, 900 già morti Solo una manciata di palestinesi malati e feriti è stata autorizzata ad attraversare il valico di Rafah nel primo giorno di riapertura parziale, mettendo a nudo il rigido controllo israeliano imposto dopo oltre 20 mesi di chiusura. Sebbene inizialmente i funzionari parlassero di circa 200 movimenti, Israele ha consentito l’uscita di soli cinque pazienti, ognuno accompagnato da due parenti, mentre decine di persone sono state ritardate o bloccate dai controlli di sicurezza israeliani e le ambulanze hanno atteso per ore al confine. La riapertura limitata avviene in un momento in cui circa 20.000 palestinesi necessitano urgentemente di evacuazione medica, tra cui oltre 11.000 pazienti oncologici, con il sistema sanitario di Gaza devastato dagli attacchi israeliani, tra cui la distruzione dell’unico ospedale oncologico specializzato della Striscia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che 900 pazienti sono già morti in attesa di lasciare Gaza, e i funzionari sanitari palestinesi riferiscono che 4.000 pazienti con referti ufficiali non sono ancora in grado di attraversare. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: https://www.infopal.it/category/genocidio-e-pulizia-etnica-a-gaza
February 3, 2026
InfoPal
Netanyahu riapre Rafah, ma l’obiettivo è la ripresa dell’offensiva militare
Nell’imminenza della riapertura, domenica, del valico di Rafah, essenziale per il miglioramento delle condizioni di vita per oltre due milioni di gazawi e l’attuazione delle fasi successive dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, le valutazioni dei principali analisti israeliani mostrano un’opinione comune: Benyamin Netanyahu non considera il […] L'articolo Netanyahu riapre Rafah, ma l’obiettivo è la ripresa dell’offensiva militare su Contropiano.
January 31, 2026
Contropiano