Tag - spese militari

L’autunno è tiepido ma si scalderà
articoli e riflessioni di Sergio Sinigaglia, Lavinia Marchetti e Franco Astengo.   Francia chiama, Italia risponde? di Sergio Sinigaglia C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico. Scomodiamo la nota poesia di Giovanni Pascoli per commentare brevemente le manifestazioni di ieri in Italia, soprattutto a Milano, ma non solo. Negli autunni precedenti avevamo assistito, come da tradizione, a manifestazioni
October 18, 2026
La Bottega del Barbieri
La non-strategia del governo Meloni per la finanziaria
Chi vivrà (alla gabbia dell’Unione Europea) vedrà. È questa la sintesi che si può fare delle ultime 36 ore della politica italiana, tra il Consiglio dei ministri del 13 sera e le comunicazioni di Giorgia Meloni al Senato nella giornata di ieri, in vista del Consiglio Europeo che si svolgerà […] L'articolo La non-strategia del governo Meloni per la finanziaria su Contropiano.
October 15, 2026
Contropiano
LEGGE DI BILANCIO: PIÙ SPESA MILITARE IN CAMBIO DI ALTRO DEBITO
Il Ministro dell’Economia Giorgetti non ha illustrato la Manovra economica ai colleghi del Consiglio dei ministri durante la riunione di martedì 13 ottobre, come inizialmente previsto. “Per un mero errore materiale è stato trasmesso un odg non aggiornato”, spiega una nota – imbarazzata – di Palazzo Chigi. In compenso, il ministro leghista ha presentato il documento programmatico di finanza pubblica alla Camera: durante il suo intervento, però, l’emiciclo era deserto. Il testo – che prevede lo scostamento di bilancio per il riarmo e poco altro – non approderà in Parlamento prima del 9 novembre, quando l’Eurogruppo dovrà completare la procedura per l’attivazione della clausola di salvaguardia. Per ottenere l’autorizzazione a indebitarsi ulteriormente per far fronte al caro-energia, infatti, il governo Meloni ha accettato un incremento della spesa militare. Gli esponenti dell’esecutivo, presidente del Consiglio in testa, affermano che la scelta è stata necessaria per evitare una Manovra di soli tagli. Su Radio Onda d’Urto abbiamo commentato la notizia con Alessandro Volpi, docente di Scienze politiche all’Università di Pisa e collaboratore di Altreconomia, dove ha pubblicato l’articolo Una Legge di Bilancio che scambia l’indebitamento bellico per sostenibilità sociale. Ascolta o scarica.
October 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Campobasso, 16 ottobre: in piazza … come in Francia
del «Collettivo dal basso» In «1984» George Orwell scriveva che «la menzogna diventa realtà e passa alla storia» e, allo stato attuale delle cose, queste parole ardono più che mai. Al diffuso silenzio politico che dilaga dalla Palestina all’Italia un’azione di risposta è doverosa. Come ci hanno dimostrato in Francia farsi sentire è possibile, basta organizzarsi ed è così che
October 13, 2026
La Bottega del Barbieri
Studenti in piazza, manifestazioni in tutta la Francia
In Francia l’alleanza tra studenti e lavoratori in vista della manifestazione nazionale del 17 ottobre è più un desiderio che un dato obiettivo. I sindacati dei lavoratori  la fan da pompieri e la sinistra che si indigna per la repressione e la brutale repressione delle forze dell’ordine è la stessa che diceva che le proteste si fanno col voto. Quel voto che i sondaggi e le aggregazioni continuano a indicare come orientato saldamente a destra. Che evidentemente stride con l’evidenza di un protagonismo di piazza, che non coincide affatto con la tendenza delle urne. Perché In Francia come in Spagna le piazze sembrano orientarsi su contenuti radicali di opposizione alle derive neoliberiste che ripropongono pratiche e slogan di sinistra, mentre l’appuntamento con le urne traduce quella stessa insofferenza in una apparentemente inarrestabile avanzata delle destre. La piazza attiva (studenti, movimenti sociali, sindacati di settore, attivisti per il clima e per la casa) incarna la reazione diretta alle politiche di austerity, al carovita e alla precarizzazione. I suoi codici comunicativi usano il linguaggio classico o rinnovato della sinistra anticapitalista o sociale. Tuttavia, queste piazze rappresentano una quota mobilitata ma minoritaria della popolazione complessiva. La classe lavoratrice tradizionale e le fasce impoverite della periferia non partecipano ai cortei, vivono in  una condizione di isolamento e frammentazione sociale e avvertono come estranea  la politicizzazione o il collettivo da piazza. Va ricordato pure che in Italia come in Francia o  in Spagna, le forze di centro-sinistra o di sinistra progressista che hanno governato o governano hanno spesso adottato o avallato vincoli di bilancio e riforme di stampo neoliberista. Questa connivenza delle sinistre con le élite o le politiche d’austerità, ha permesso alla destra radicale di presentarsi come l’unica reale forza di rottura anti-establishment, intercettando il voto di protesta degli scontenti che rifiutano il status quo. Questo finora è un dato di fatto, ma è contingente, potrebbe non essere e andare fuori dagli schemi. E a proposito di schemi semplificati torniamo al punto di partenza: la grande manifestazione indetta in Francia per il 17 di ottobre ripropone un’alleanza tra studenti e lavoratori uniti nella lotta che potrebbe essere l’inizio di una nuova stagione di lotte, un nuovo autunno caldo o un maggio. Ebbene su questa prospettiva mi permetto di esprimere qualche dubbio, avendola sentita e risentita nel corso degli anni decine di volte, ogni volta con la convinzione che fosse la volta buona, e che l’inverno fosse finalmente finito. Oggi trovo solo superstiziosa, infondata e consolatoria, la credenza di un monopolio della sinistra buona sulla “risorsa” – intellettuale e politica – dell’anticapitalismo. Una sorta di rendita di posizione che starebbe sempre lì a garantirci una presunzione di egemonia senza le mani sporche. Per curiosità intellettuale avevo in un recente lavoro provato ad accostare (un accostamento blasfemo) i tratti dionisiaci presenti nella produzione di Toni Negri a quelli dello Julius Evola di Cavalcare la tigre. Notando una imbarazzante prossimità su alcuni passaggi cruciali mi chiedevo se ci fosse una qualche analogia morfologica tra la libertà di quell’estrema destra e l’autonomia del postoperaismo. Ebbene la risposta, scomoda e bastarda, era affermativa. Sia in Cavalcare la tigre (Evola) sia nei testi dell’operaismo e della biopolitica (Negri e Hardt), l’autonomia si manifesta dentro la crisi. Per Evola è il declino del mondo moderno (Kali Yuga); per Negri è la crisi dello Stato-chiave e del taylorismo/fordismo. Entrambi vedono il caos non come un semplice vuoto, ma come il terreno in cui l’agente autonomo deve operare. Per Evola, l’autonomia è apofatica e difensiva: è un’inviolabilità interiore. L’uomo differenziato “cavalca la tigre” per non farsi sbranare, mantenendo un distacco impassibile mentre il mondo crolla. Per Negri, l’autonomia è attiva e offensiva: è l’affermazione di una potenza costitutiva che rifiuta il lavoro salariato e il comando capitalistico per inventare nuove forme di vita e di cooperazione. Mentre l’autonomia evoliana è un’isola d’essere nell’Oceano del caos, l’autonomia operaista è una forza d’urto nel cuore del processo produttivo. Una rivoluzione infinita. Ovviamente sono consapevole del limite di una lettura tutta filosofica di un tema che ha incrociato movimenti e storie, la strategia della tensione e il terrorismo neofascista con le sue appendici dentro lo Stato del capitale. Ciononostante non si può politicamente campare sempre di rendita e pensare di essere sempre dalla parte della Storia, ignorando che la talpa di Marx scavava invece il sottosuolo e attraversava i purgatori, non le inaugurazioni dei musei o le commemorazioni. Ma questo tema di ontologia politica, che mi limito a proporre come suggestione necessitante di approfondimenti, potrebbe spingere ad una sommaria conclusione speculare a quella dello slogan “studenti e operai uniti nella lotta”. Una conclusione che butta acqua sporca e bambino, quella che liquida il populismo delle piazze bastarde e senza fedi, come lo erano quelle dei no vax ai tempi del Covid o quelle dei forconi e dei gilet gialli. O che si affida alla sacrosanta lotta contro il genocidio di Gaza per trovare un filo rosso identitario che, miracolosamente, funzioni da contraddizione determinante. Nessuna unità di studenti e operai mi pare all’orizzonte, e questa sarebbe la cattiva notizia. Che però è anche la buona, perché gli studenti francesi stanno ponendo l’attenzione su un problema più vasto che colpisce tutta l’Europa oggi e non ieri, qualcosa di tremendamente determinato e concreto, rappresentato ancora dalle politiche di austerità e di taglio a quel che resta dei fondi allo stato sociale, a fronte di un piano di riarmo e di investimenti nell’industria bellica paragonabile solo al periodo della Guerra Fredda o agli anni che precedettero la Prima Guerra Mondiale. Questo tratto rende la protesta indigesta, non riconducibile, almeno non in prima battuta, ad una qualche rendita elettorale e completamente contro tendenza. Perché di dritto o di rovescio dice un semplice ed elementare no alle spese militari e alla guerra. A tutte le guerre e ad ogni logica che anteponga il profitto ai bisogni collettivi. Troppo poco o generico? Di sicuro, ma è da qualcosa di semplice e condiviso che qualcosa di inedito può non ripetersi. Fuori dagli schemi o dalle semplificazioni, compresa quella che la vorrebbe come una cover del maggio francese, perché questo è il suo tempo, la sua storia. Simile ad altre ma unica nella sua resistenza allo schema preconfezionato, eccentrica rispetto alla predizione che si avvererebbe indicando come inesorabile la vittoria prossima delle destre. A me pare che sia proprio quella semplificazione,  questa semplificazione che ha consegnato alle destre il populismo che spaventa il palazzo, quella semplificazione che mette insieme guerra, alloggi, scuole, sanità. Una semplificazione che le destre  le spiazza e potrebbe spazzarle via, compromesse come sono di fatto con il sistema. Oggi, e lo cito senza amarne l’autore, potrebbero appunto non essere più loro a “cavalcare la tigre”. Michele Ambrogio
October 13, 2026
Pressenza
“Cerchiamo solo di avere un futuro”: gli studenti di Marsiglia scendono in piazza contro il governo Macron-Lecornu
Intervista a Lilia, studentessa del liceo Thiers di Marsiglia, attiva nelle recenti proteste contro i tagli ai fondi per l’istruzione e le condizioni inadeguate in cui si studia nelle scuole francesi. Denuncia la violenza degli agenti di polizia, che non portano il numero identificativo e la completa tutela legale di cui godono con la nuova legge sulla legittima difesa. In questi giorni molti media hanno dato ampio spazio alle vostre proteste contro i tagli ai fondi per la scuola e le condizioni vergognose del sistema scolastico francese. Puoi spiegarci, da una che è in prima linea, le vostre vere motivazioni nello scendere in piazza? Siamo scesi in piazza perché avevamo un motivo concreto e perché le condizioni delle scuole sono vergognose. C’è Parcoursup, una piattaforma che ti assegna un posto a seconda del tuo dossier e da questo dipende a quali percorsi post-diploma puoi accedere. Alcuni non ci riescono affatto. Lo trovo profondamente ingiusto e discriminatorio e vogliamo che finisca. Poi ci sono le condizioni degli edifici. Molte scuole cadono a pezzi, con muffa e umidità. Vogliamo che vengano ristrutturate. Non vogliamo spaventare il governo: cerchiamo solo di avere un futuro e per averlo dobbiamo protestare. C’è chi non scende in piazza perché non è abbastanza politicizzato e non capisce fino in fondo cosa sia il movimento. Lottiamo anche per loro, come per tante altre persone. Anche i ritmi sono pesantissimi: studiamo dalle 8 di mattina alle 6 di sera. Lo so, è assurdo. Protestiamo anche per questo, perché è una questione fondamentale. Scendiamo in piazza per noi, per i nostri diritti e per quelli degli altri, di chi non comprende ancora cosa stia succedendo. Nel 2026 il nostro modo di studiare è mediocre. Gli studenti italiani, in particolare chi fa politica nelle scuole, vi guardano con grande ammirazione per il coraggio con cui avete sfidato la dura repressione di Stato e polizia. Come l’avete affrontata e come ha risposto la polizia nelle vostre scuole a Marsiglia? Siamo in tanti e cerchiamo di aiutarci a vicenda. Ci siamo gli uni per gli altri ed è questo a renderci una comunità unita: ci siamo per tutti. Ci sostengono molti sindacati, tra cui uno dei più noti in Francia, con tanti insegnanti del sistema nazionale, delle medie e dei licei. Tantissime persone ci danno una mano. Molti professori ci proteggono dalla polizia formando catene umane; su TikTok e Instagram ci sono tanti video su questo. È così che affrontiamo la repressione, che è durissima. La polizia ci lancia contro i lacrimogeni ed è una violenza enorme. Gli agenti dovrebbero portare il numero identificativo RIO durante il servizio, ma con noi non lo fanno, perché non vogliono essere rintracciati. A Parigi, per esempio, usano delle luci stroboscopiche negli scudi che li rendono impossibili da filmare e riconoscere. Poi c’è una nuova legge, approvata non molto tempo fa, sulla legittima difesa per i poliziotti. In sostanza, se uccidono un ragazzo, o chiunque altro, non possono essere perseguiti se dichiarano di aver agito per legittima difesa. Se vogliamo denunciarli e loro invocano la legittima difesa, siamo noi a dover dimostrare che non lo era. Ci sono tante persone che hanno perso denti, mani, occhi o che sono state strangolate. Una violenza assurda, disgustosa. Stavolta sono particolarmente brutali, ma lo sono da tempo. Cambia anche il modo di chiamarli: prima erano “guardiani della pace”, ora sono “forze dell’ordine”. Si vede il cambio di mentalità. Molti media italiani hanno riportato un presunto episodio in cui un preside sarebbe stato cosparso di benzina davanti al liceo Victor Hugo di Marsiglia, seguito poi da timide smentite. Che cosa è successo davvero quel giorno? Pensi che sia solo uno strumento usato dai media di destra per screditarvi? Ne ho sentito parlare, ma non so cosa sia successo quel giorno, perché non c’ero e non ho molte informazioni. Una cosa però la so con certezza: la violenza non viene da noi liceali. Il nostro è un movimento pacifista, senza violenza. La violenza arriva solo dalla polizia e da altre persone, più grandi, che si infiltrano di proposito nei blocchi e nelle manifestazioni. Non siamo noi. Non vogliamo essere rappresentati da loro né associati a loro, non è l’immagine che vogliamo dare. È vero che nei media di destra molti dicono che siamo ragazzi manipolati dalla sinistra, che protestiamo solo perché non abbiamo voglia di andare a scuola. Non è così. Vogliamo più opportunità e un futuro, perché stanno succedendo troppe cose: tagli al bilancio e cattedre sospese di proposito. Giustificano i tagli dicendo che la popolazione è in calo, ma non è una buona ragione per ingrandire le classi, con quasi 40 studenti e un solo insegnante che si trova a lavorare con quattro classi da 40 ragazzi. È insostenibile, è terribile. Non so cosa voglia ottenere questa stampa di destra, ma so che veniamo infantilizzati. Poiché abbiamo 17 anni, si dice che non siamo abbastanza grandi per pensare con la nostra testa e avere un’opinione su tutto questo ed è completamente falso. Vogliamo lottare per tutti: per le persone, per gli studenti. Le proteste sono nate in Bretagna a inizio settembre e poi si sono estese alla periferia di Parigi. Come siete riusciti a coordinarvi e a costruire una rete tra voi? Come avete reso possibile tutto questo? Credo che qualcuno sia in contatto con Parigi, ma in realtà non coordiniamo le lotte da una città all’altra. Non so bene perché e sarebbe un’ottima idea. Lavoriamo a livello locale, in modo piuttosto disorganizzato. La rete non è ancora ben sviluppata: ci proviamo, ma è difficile. Prima di questa mobilitazione facevamo già dei blocchi, quindi una rete di base esisteva. Ci schieriamo tutti con tutti e cerchiamo di creare solidarietà: è questo che ha reso possibile il movimento. Siamo tanti a lottare per la causa, per gli studenti, per gli insegnanti e per molto altro e siamo uniti. Sono davvero orgogliosa di noi, perché mostriamo una vera solidarietà. Nelle piazze abbiamo visto di tutto: studenti, operai, dipendenti pubblici, vigili del fuoco. Che cosa unisce, secondo te, categorie così diverse? Perché siete scesi insieme contro le misure di bilancio del governo Macron-Lecornu? Siamo in tanti a lottare contro questo governo e questo ci unisce molto: il rifiuto del modo in cui governa e il fatto che si taglino sempre più diritti sociali. Non so se ricordate la riforma del 2023 sulle pensioni: con quella si può andare in pensione a 64 anni, che è veramente troppo tardi. Oggi sono al centro dell’attenzione i tagli al bilancio dell’istruzione nazionale, con tante cattedre soppresse di proposito. Ci sono molte scuole medie e superiori con classi senza nemmeno un insegnante di francese, che è materia d’esame alla maturità e così non ci si può preparare come si deve. Per questo noi studenti lottiamo contro tutti questi tagli e queste soppressioni di posti, ed è per questo che molti si uniscono a noi. Possiamo anche unirci ad altre cause, come quella degli ospedali: ci aiutiamo a vicenda nelle rispettive battaglie. È così che ci uniamo, per via di queste misure di bilancio e dello smantellamento di tanti diritti sociali. Siamo molto solidi e cerchiamo di restare uniti, perché è fondamentale. Proprio mentre protestavate, Macron ha pubblicato sui social un video del lancio di un nuovo missile nucleare. Cosa pensate dell’enorme aumento delle spese militari in Francia e in Europa, a fronte delle politiche di austerità dei nostri governi? Penso che sia una vergogna: la guerra, i missili nucleari, tutto. Dimostra che a Macron non importa della nostra causa, di niente di ciò che cerchiamo di ottenere. Gli importano solo i suoi missili. Siamo indignati, è scandaloso, perché non gli importa nemmeno del suo Paese, quello che guida. Nel nostro liceo ci sono dei corsi di difesa in caso di guerra che vogliamo eliminare: non li vogliamo. È come se ci preparassero alla guerra, a 17 anni! È vergognoso. Cerchiamo di opporci, ma è complicato. Teodoro Palpacelli
October 12, 2026
Pressenza
Cgil, Cisl e Uil partecipano con entusiasmo ai successi della Leonardo
C’era una volta una idea, sarebbe meglio definirla illusione vana, secondo cui il sindacato avrebbe preso coscienza della necessità di riconvertire le imprese di guerra in aziende produttrici dei beni di consumo, dal militare al civile per essere sintetici. Tanti anni fa capimmo che CGIL, CISL e UIL non avrebbero […] L'articolo Cgil, Cisl e Uil partecipano con entusiasmo ai successi della Leonardo su Contropiano.
October 12, 2026
Contropiano
In Francia torna l’alleanza tra studenti e lavoratori in vista della manifestazione nazionale del 17 ottobre
Dopo le proteste degli studenti in tutta la Francia, anche i lavoratori si uniscono alla lotta contro le nuove politiche di austerità selettiva del governo Macron. Stanno facendo il giro del mondo le immagini delle rivolte studentesche davanti ai licei francesi, che si sono estese a tutte le città della Francia. Le rivendicazioni delle mobilitazioni sono semplici: più fondi al sistema scolastico per poter garantire il diritto allo studio. La recente ondata di proteste nasce il 7 settembre in Bretagna, nella periferia di Rennes, per poi esplodere e dare il via alle rivolte più grandi che sono nate nelle periferie sud-est di Parigi, a Créteil, dove gli studenti del Liceo Saint-Exupéry hanno bloccato l’ingresso del loro istituto. Arriveranno poi gli studenti di Saint-Denis, sostenuti in piazza dal sindaco Bally Bagayoko, diventato famoso in tutta Europa per essersi interposto tra gli studenti e la polizia, seguiti poi da quelli di Nanterre e Pantin. Non è un caso che le proteste siano partite proprio dalle periferie, le cosiddette banlieue parigine, dove ancora più che nel resto del Paese l’assenza di politiche sociali da anni nega pari opportunità alle nuove generazioni. Le manifestazioni si sono poi estese a tutta la Francia, dove da più di una settimana centinaia di migliaia di studenti scendono in piazza contro i tagli ai fondi all’istruzione, denunciando condizioni inadeguate per esercitare il diritto fondamentale allo studio, come edifici scolastici fatiscenti, classi da più di cinquanta persone e assenza di docenti e di personale scolastico. Lo stesso Ministero dell’Istruzione francese afferma in un suo report che il 9,8% delle ore di lezione è andato perso nelle scuole di secondo grado, di cui il 7,5% a causa della mancata sostituzione degli insegnanti assenti e il 2,3% a causa della chiusura totale dell’istituto. A questo dato si aggiunge anche quanto afferma il principale sindacato degli insegnanti (SNES-FSU), che scrive: “Le rivendicazioni degli studenti riflettono le deplorevoli condizioni di apprendimento derivanti dalle scelte di bilancio e politiche imposte dai vari governi di Emmanuel Macron. Gli studenti mobilitati chiedono anche uguaglianza e responsabilizzazione attraverso la conoscenza e il pensiero critico, consapevoli che le riforme di Macron hanno voltato le spalle ai principi del sistema scolastico pubblico francese. Poiché gli studenti chiedono maggiore uguaglianza e giustizia sociale, poiché denunciano le conseguenze delle scelte politiche di Macron, il governo ha scelto di rispondere con la forza e la repressione poliziesca. Questo è inaccettabile! La repressione poliziesca deve cessare. Le nostre organizzazioni condannano fermamente questa risposta, che conferma la disperazione di questo governo, il quale non conosce altro modo di rispondere alla rabbia sociale, compresa quella dei giovani, se non con la violenza. La risposta sproporzionata delle forze dell’ordine danneggia ulteriormente la fiducia dei giovani nelle istituzioni. È quindi anche la fiducia nella democrazia a essere danneggiata. Il governo e il Presidente della Repubblica sono responsabili di tutto questo.” Questi anni di tagli di bilancio allo stato sociale, tra cui appunto alle spese sull’istruzione, culminano nell’ultima legge di bilancio (PLF), che prevede: 5,5 miliardi di tagli sulle pensioni e l’annullamento della rivalutazione in base all’inflazione per tutte quelle sopra i 1.260 euro; l’abbassamento al 2%, in regime di inflazione, dell’obiettivo nazionale per la spesa in sanità (Assurance Maladie) e il rinnovo della tassa, fissata al 2%, a carico delle mutue sanitarie complementari, con il conseguente aumento dei premi pagati direttamente dai cittadini. È previsto, inoltre, un taglio sulle indennità per i malati gravi e gli infortunati: diventeranno imponibili al 50% e sarà prevista anche la scomparsa della parziale esenzione fiscale per le indennità legate agli infortuni sul lavoro. Figurano poi un congelamento dell’adeguamento all’inflazione (con un conseguente risparmio di 500 milioni di euro) delle “Allocations familiales” (il sostegno economico mensile destinata alle famiglie con figli a carico), che in precedenza venivano adattate al tasso dell’inflazione ogni 1° aprile, creando così una forte perdita di potere d’acquisto da parte delle famiglie a fronte dell’aumento del costo della vita. È proprio contro questa manovra di bilancio e contro l’assenza di politiche sociali che si è vista l’alleanza tra studenti e lavoratori che ha caratterizzato le piazze degli ultimi giorni e che culminerà il 17 ottobre con la grande chiamata nazionale alla mobilitazione contro il carovita e il caro carburanti, nel giorno in cui nel 2018 scoppiò la rivolta dei Gilets jaunes. Si prevedono centinaia di migliaia di persone in tutte le principali città del Paese, in manifestazioni che vedranno uniti studenti, dipendenti pubblici e i pompieri coinvolti nei massicci incendi di questa estate, i quali chiedono più fondi per la protezione civile. La rivendicazione è comune: più fondi allo stato sociale e meno all’industria bellica. Proprio negli ultimi giorni, durante le proteste degli studenti in tutto il Paese, Macron ha pubblicato sulle sue pagine social il video del test del nuovo missile nucleare balistico M51.3, affermando che “per essere liberi bisogna incutere timore e per incutere timore bisogna essere potenti”, giustificando la massiccia politica di austerità selettiva e di riarmo portata avanti dal governo Macron-Lecornu. Questo, infatti, in linea con l’escalation europea di corsa agli armamenti, sta aumentando in maniera drastica e senza precedenti le spese militari. Con la “Loi de Programmation Militaire (LPM) 2024-2030” la Francia stanzierà 36 miliardi extra per l’esercito, raggiungendo così la spesa complessiva di 449 miliardi nei sei anni indicati. Ecco dunque che gli studenti francesi stanno ponendo l’attenzione su un problema più vasto che colpisce tutta l’Europa, rappresentato dalle politiche di austerità e di taglio dei fondi allo stato sociale, contrapposte a un piano di riarmo e di investimenti nell’industria bellica paragonabile solo al periodo della Guerra Fredda o agli anni che precedettero la Prima Guerra Mondiale. Fonti: https://www.vie-publique.fr/loi/302742-actualisation-lpm-2024-2030-etat-dalerte-de-securite-nationale-loi-2026 https://www.vie-publique.fr/loi/302742-actualisation-lpm-2024-2030-etat-dalerte-de-securite-nationale-loi-2026 https://batinfo.com/actualite/plfss-2027-retraites-sante-familles-et-entreprises-appelees-a-reduire-le-deficit-de-la-securite-sociale_37491 https://it.euronews.com/2026/10/06/la-francia-testa-per-la-prima-volta-nuovo-missile-balistico-nucleare-m513-da-un-sottomarin https://www.education.gouv.fr/depp/la-part-du-temps-d-enseignement-non-assure-dans-les-etablissements-publics-du-second-degre-en-2024-504512 https://www.snes.edu/article/communiques/mobilisations-lyceennes-appel-aux-personnels-a-se-tenir-aux-cotes-des-eleves-et-a-la-greve-le-6-octobre/           Teodoro Palpacelli
October 9, 2026
Pressenza
Fermare il lavoricidio di Stato
Un articolo di Vito Totire (*). A seguire lettera aperta di Carlo Soricelli al presidente Mattarella e il comunicato di SI Cobas Napoli … che già prepara la manifestazione del 12 novembre. Omicidio sul lavoro nell’area Fincantieri di Ancona: il governo in carica è corresponsabile Dalla “cultura della prevenzione” alla prassi e al potere operaio della prevenzione Acora una volta
September 30, 2026
La Bottega del Barbieri