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A 78 anni dalla Nakba, testimonianze per non dimenticare e richiamo alla partecipazione
In questi giorni, in occasione del 78° anniversario della Nakba palestinese, tra Varese e Milano sono state organizzate diverse iniziative per ricordare quell’evento storico e mantenere alta l’attenzione sulla questione palestinese. La Nakba — termine arabo che significa “catastrofe” — coincide con l’esodo forzato di centinaia di migliaia di palestinesi nel 1948 e rappresenta per loro l’inizio della colonizzazione e dell’occupazione dei propri territori. Giovedì 14 maggio si è svolto presso il Circolo Quarto Stato di Cardano al Campo un incontro organizzato dalle associazioni Mediterranea Saving Humans, Operazione Colomba  e il collettivo Da Varese a Gaza, una serata di testimonianza e di confronto costruttivo. Durante l’incontro, Michela, Bianca e Alessandra hanno raccontato le esperienze vissute sul campo tra Libano e Palestina, attraverso testimonianze dirette, fotografie e video particolarmente intensi. Le attiviste hanno descritto la vita delle famiglie, con giornate e notti segnate da continue difficoltà e dalla costante pressione esercitata dai coloni israeliani, tra danneggiamenti, intimidazioni e aggressioni. Nel corso della serata è stato proiettato anche un video girato nel villaggio di Tuwani, a Masafer Yatta, nell’area collinare a sud di Hebron, sotto controllo civile e militare israeliano (area C). Le immagini documentavano il ferimento con arma da fuoco di un palestinese da parte di un colono israeliano. L’uomo, Zakariyā, è sopravvissuto all’aggressione e oggi fortunatamente continua a gestire il proprio negozio di alimentari nel villaggio. La presenza di operatori di pace a fianco dei palestinesi è importante e dà il senso della speranza, perché questa gente non si senta dimenticata da tutti in un contesto dove ogni singola attività della vita quotidiana è accompagnata dalla presenza di parole come “coloni, posto di blocco, aggressione”, dove tutto ruota intorno alla difesa della propria terra e della propria storia. Naturalmente tutte queste vessazioni sono vietate dalla legge internazionale e persino dalla legge israeliana, ma nella pratica nessuno vigila e sanziona quanto avviene. Tutto si svolge alla luce del sole, sotto gli occhi indifferenti e complici del governo israeliano e della comunità internazionale. E la colonizzazione va avanti rimanendo impunita. Oltre alla presenza fisica dei volontari, un’altra importante attività svolta da associazioni come Mediterranea Saving Humans e Operazione Colomba è quella del monitoraggio e della documentazione delle violazioni dei diritti umani, dati riportati in report che testimoniano quanto accade ogni giorno. Nel corso dell’incontro, la parola “resistenza” è stata richiamata più volte, anche attraverso un parallelo con la nostra Resistenza Partigiana, che fu attiva e più breve. Probabilmente per noi occidentali la Resistenza Palestinese è difficile da comprendere fino in fondo, essendo nonviolenta e tramandata di generazione in generazione, ma è una resistenza che richiede sostegno, come quello portato dalle associazioni di supporto civile, dove non intervengono i governi. La serata si è conclusa con un accorato ed emozionante confronto partecipato tra i giovani attivisti e persone di diverse generazioni presenti in sala, che si sono interrogati su come potrebbe andare a finire questa lunga storia del conflitto israelo-palestinese. Nessuno ha saputo dare una risposta certa, ma è emersa una convinzione condivisa: che sia utile mobilitarsi e  partecipare, con piccoli o grandi gesti di resistenza, con il volontariato per prestare sostegno e presenza diretta nei luoghi, piuttosto che rimanere distanti e indifferenti. Come è stato ricordato, non occorre che una persona sia un’attivista e si intenda di politica internazionale. Basta poco: ognuno può dare il suo contributo, pur piccolo che sia, per tenere viva l’attenzione su quello che accade in Palestina.         Monica Perri
May 16, 2026
Pressenza
Una legge per lo stop al commercio con gli insediamenti illegali israeliani
L’Italia ogni anno importa oltre 1 miliardo di beni e servizi da Israele, alimentando l’occupazione illegale della Cisgiordania tra sfollamenti, espropri, demolizioni, uccisioni. Depositata alla Camera una nuova proposta di legge firmata dai leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein. La proposta nasce dall’iniziativa di oltre 20 organizzazioni promotrici nel settembre 2025 della campagna Stop al commercio con gli insediamenti illegali. “Si tratta di una prima importante tappa lungo un percorso che speriamo possa portare – in Italia e negli Stati dell’Unione Europea –all’adozione di misure di reale divieto degli scambi commerciali con gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania (compresa Gerusalemme est). Scambi illegali secondo il diritto internazionale che costano miliardi di dollari all’economia palestinese ogni anno, con perdita progressiva di terreni agricoli e pascoli, fonti d’acqua, infrastrutture” spiega Paolo Pezzati, coordinatore della campagna e portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia. “Paesi come Spagna e Slovenia hanno già adottato legislazioni analoghe, mentre sono vicini a fare altrettanto Olanda, Irlanda e Belgio. Segnali decisivi per una svolta a livello comunitario.”  “Questa proposta di legge nasce dal lavoro unitario delle associazioni della società civile, che hanno costruito un testo concreto e lo hanno affidato alla responsabilità delle forze parlamentari. Si tratta di associazioni che lavorano con la società civile palestinese e con quella israeliana che rifiuta l’occupazione e chiede di fermare il genocidio in corso. La deriva messianica e razzista che spinge il governo israeliano a superare ogni linea rossa al fine di realizzare l’espulsione dalle loro terre dei civili e ‘depalestinizzare’ la Palestina in modo da annetterla alla ‘grande Israele’, può essere fermata solo da una forte iniziativa della comunità internazionale. Chiediamo all’Italia di smettere di essere muta e complice verso le iniziative illegali del governo israeliano nel Territorio palestinese occupato verso il massacro della popolazione civile palestinese e i progetti di deportazione in corso” evidenzia Alfio Nicotra, Coordinatore dell’Esecutivo della Rete Italiana Pace Disarmo. “È fondamentale che il governo italiano accolga questa proposta a livello nazionale, allineandosi con quanto richiesto da tempo dalla Corte Internazionale di Giustizia”  continua Pezzati. “E contemporaneamente cambi posizione a favore della sospensione dell’Accordo di Associazione Ue-Israele, fino a quando non saranno rispettati i diritti umani. Del resto la proposta franco-svedese di un aumento delle tariffe sulle importazioni delle merci da Israele nel mercato UE– su cui il Ministro degli Esteri Tajani ha dimostrato apertura – sarebbe priva di efficacia, verrebbe immediatamente compensata da nuove sovvenzioni del governo israeliano alle aziende che operano negli insediamenti illegali”. L’impatto distruttivo dell’occupazione israeliana in Cisgiordania Nel 2024 il valore delle importazioni in Italia di beni e servizi da Israele è stato di circa 1 miliardo di euro, principalmente di prodotti agricoli e manifatturieri, di servizi legati alla sicurezza e alla sorveglianza digitale. Impossibile stabilire quanta parte di questi scambi sia ascrivibile ad aziende che operano nel Territorio occupato, data la possibilità di aggirare le politiche europee di etichettatura e differenziazione territoriale, mentre più che evidenti sono le conseguenze per l’economia e per la popolazione palestinese: perdite complessive per miliardi di euro all’anno, un aumento del tasso di povertà dal 12% al 28% negli ultimi 2 anni, disoccupazione raddoppiata da ottobre 2023 e arrivata al 35%. Stiamo inoltre assistendo a un’accelerazione degli espropri di aree sempre più vaste, demolizioni, sfollamenti forzati che compromettono l’esistenza stessa delle comunità palestinesi e finiscono per svuotare vaste aree di territorio prontamente occupate dai coloni più violenti. Solo a marzo una brusca e organizzata escalation della violenza dei coloni israeliani, sostenuti dalle forze militari in tutta la Cisgiordania, ha causatoperdite agricole per oltre 4,2 milioni di dollari,  dovute alla distruzione di più di 8.000 ulivi, al furto e all’abbattimento di oltre 686 capi di bestiame e alla confisca di oltre 3.441 dunum di terra (pari a 344 ettari) . Nel corso del 2025 sono state inoltre demolite oltre 1.600 strutture, causando migliaia di sfollamenti nelle comunità palestinesi e altre centinaia di abitazioni sono state distrutte da gennaio. Sempre l’anno scorso si sono registrate 240 vittime, di cui 55 minori. Nel 2026 si sono già verificati oltre 700 attacchi, che hanno provocato 44 morti, di cui 11 bambini. Alla luce di tutto questo è evidente come l’esito del Consiglio degli Affari Esteri di lunedì scorso, pur riconoscendo la rilevanza delle organizzazioni israeliane colpite dalle sanzioni, non scalfisca il quadro di illegalità generale.  Il tema infatti non è colpire solamente i coloni violenti, ma smettere di sostenere dal punto di vista economico e finanziario l’intero progetto coloniale di Israele. I punti chiave della proposta La proposta di legge chiede quindi in sintesi di: * vietare l’importazione e la pubblicizzazione in Italia di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato  (sia le merci prodotte interamente o parzialmente negli insediamenti, ovvero che lì hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione significativa; che qualsiasi servizio, derivante da attività svolte in tutto o in parte negli insediamenti); * definire l’applicazione del divieto attraverso un decreto del Ministro degli Esteri che, in accordo con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, stabilisca i criteri e le modalità di verifica dell’origine dei prodotti importati da Israele per identificare quelli provenienti dagli insediamenti;  * dare mandato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di vigilare sul rispetto del divieto e di verificare l’origine delle merci; * esigere che siano gli esportatori israeliani a dimostrare che i loro beni non sono prodotti nel Territorio Palestinese Occupato, contrariamente a quanto avviene ora, prevedendo la possibilità di sequestrare e confiscare  i beni in caso di false dichiarazioni. Le associazioni italiane aderenti alla campagna: ACLI, ACS-NGO, Amnesty International Italia, ANPI, AOI, ARCI, CISS, CNCA, COSPE, CRIC, Emmaus Italia, First Social Life, Fondazione Finanza Etica, Fondazione Gruppo Abele, Libera, Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente, Oxfam Italia, Pax Christi, Rete HUMUS, Rete Italiana Pace e Disarmo, Un Ponte Per, Vento di Terra. Note: * Il report di lancio della campagna è consultabile QUI * I dati riferiti a marzo 2026 sull’impatto dell’azione dei coloni in Cisgiordania sulle comunità palestinesi sono tratti dal report della Palestinian Farmer Union, disponibile QUI * I dati riferiti all’import italiano sono disponibili QUi * I dati sulle violenze dei coloni in Cisgiordania sono dell’OCHA dal Rapporto 2026 sui diritti umani di Amnesty International QUI * Secondo il gruppo per i diritti civili israeliano HaMoked, alla fine del 2025 nelle carceri israeliane erano detenuti senza accusa o processo equo circa 4.622 palestinesi, di cui 3.385 sotto ordini di detenzione amministrativa e 1.237 erano in detenzione arbitraria ai sensi della legge sui combattenti illegali. Rete Italiana Pace e Disarmo
May 14, 2026
Pressenza
Le sanzioni della Ue a Israele? Molta fuffa e poca sostanza
Alla fine hanno sanzionato undici coloni israeliani e undici esponenti palestinesi. La montagna non ha partorito neanche un topolino ma il nulla, anzi una odiosa simmetria. I ministri degli Esteri dell’Unione europea da mesi sotto pressione della propria opinione pubblica e incalzati da alcuni governi, alla fine hanno trovato un accordo per […] L'articolo Le sanzioni della Ue a Israele? Molta fuffa e poca sostanza su Contropiano.
May 12, 2026
Contropiano
L’UE SANZIONA I COLONI ISRAELIANI ‘VIOLENTI’. MARINIELLO: “PERICOLOSA L’IDEA CHE SI TRATTI DI MELE MARCE, SONO UNO STRUMENTO DELLO STATO DI ISRAELE”
Oggi, lunedì 11 maggio 2026, via libera del Consiglio Affari Esteri dell’Ue a sanzioni contro i coloni israeliani ma non in generale, soltanto contro quelli definiti… “violenti”. L’Ungheria ha tolto il veto contro le misure che aveva tenuto fermo finora. Raggiunta l’unanimità necessaria, i 27 ministri degli Esteri del Vecchio continente hanno quindi raggiunto l’accordo politico. Non ha raggiunto il quorum necessario, invece, la proposta di imporre dazi ai prodotti degli insediamenti coloniali israeliani. L’accordo tra i ministri degli esteri dell’Ue prevede anche nuove sanzioni contro esponenti palestinesi di Hamas. “Credo si tratti di una decisione più pericolosa che utile“, commenta su Radio Onda d’Urto Triestino Mariniello, docente di Diritto penale all’Università di Liverpool, giurista del legal team che rappresenta le vittime di Gaza alla Corte Penale Internazionale. “Pericolosa – spiega Mariniello – perché si basa sull’idea che i coloni agiscano come lupi solitari o come mele marce quando la realtà è completamente diversa: i coloni non sono altro che uno strumento nelle mani dello stato di Israele, con il quale condividono l’obiettivo principale dell’annassione di territorio palestinese. Si muovono sempre con il sostegno dell’esercito israeliano e godono dell’impunità garantita dalle autorità israeliane”. “D’altra parte – conclude Mariniello – non si tratta della responsabilità di un singolo individuo ma della responsabilità di uno stato. Quindi, sanzionare dei singoli individui senza sanzionare lo stato di Israele è semplicemente una foglia di fico”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Triestino Mariniello, docente di Diritto penale all’Università di Liverpool, giurista del legal team che rappresenta le vittime di Gaza alla Corte Penale Internazionale. Ascolta o scarica.
May 11, 2026
Radio Onda d`Urto
Palestina è anche poesia
Oggi: una poesia di Zineb Saaid Anbamed: aggiornamenti 8 e 9 maggio Roberto Seghetti sulla seconda Flottilla Majd Jawad sulle Guardie della notte in Cisgiordania Alessio Giordano: una palestra… Flavio Novara: attacco alla sanità Claudia Carpinella: le confessioni dei soldati IDF Shatha Yaish su espulsioni da Gerusalemme ROdU sui sequestrari flottilla in Israele Alessia Grossi su Sanchez e Albanese Kate
Da Gaza al mondo: la fotografia come progetto politico
Non vi perdete questa mostra che si è inaugurata l’altro giorno (3 maggio) alla Fabbrica del Vapore di Milano. Si intitola Documenting life, death and resistance in Palestine (Documentare vita, morte e resistenza in Palestina) proseguirà fino al 21 maggio ed è una carrellata di immagini che lascia letteralmente senza fiato, non solo per ciò che le foto ci mostrano, anno dopo anno, abuso dopo abuso, violenza infinitamente perpetrata su corpi, campi, abitazioni, nascite, funerali, ma anche per le condizioni di inimmaginabile difficoltà, rischio personale, allucinante impraticabilità di qualsiasi cosa, che hanno reso chissà come possibile ogni singolo scatto. Un uomo che urla al mondo il suo dolore tenendo tra le mani il fagottino di un bimbo ucciso dalla denutrizione. Ritratti di donne durante quelle Marcie del Ritorno che vennero tentate tra il 2018 e il 2019 e in cui vennero uccise più di 200 persone. Bambini che tentano di acchiappare qualche briciola di cibo, ammassati intorno ai dispensari della Gaza Humanitarian Foundation. La bara della giornalista Shireen Abu Alheh presa d’assalto dall’IDF nel maggio 2022: target anche da morta. Famiglie beduine che impacchettano i loro averi prima di andarsene. Incredibile sfilata di tavoli per la fine di un recente Ramadan, seppur tra le macerie. Gaza/lungomare prima del 7 ottobre: sfilata di sdraio e ombrelloni, nonostante tutto. Gaza adesso: spianata di macerie… fotogrammi di un film che non avremmo mai voluto vedere, che in gran parte abbiamo in effetti ignorato, prima di quella data che ha precipitato tutto in un’apocalisse. Il tutto ci viene proposto nell’ambito del Festival LIFE di Zona K ed è a cura di Prospekt Palestine Project, progetto di tre fotografi italiani (Francesco Giusti, Pietro Masturzo e Samuele Pellecchia) varato nell’ottobre del 2025 con l’obiettivo di dare visibilità al lavoro di tanti colleghi palestinesi affiliati al collettivo Activestills. Da sinistra a destra: Pietro Masturzo, Samuele Pellecchia, Ahmad Al-Bazz, Mohammed Zaanoun, Francesco Giusti. Stiamo parlando quindi di una riuscitissima collaborazione creativa tra professionisti che normalmente immagineremmo in competizione e che invece hanno deciso di unire forze, risorse, contatti, spazi espositivi per valorizzare l’unico reportage effettivamente possibile. Com’è noto infatti dal 7 ottobre le autorità israeliane impediscono qualsiasi accesso a Gaza ai giornalisti internazionali – e anche in Cisgiordania sta diventando sempre più difficile lavorare. L’unica documentazione del genocidio e della pulizia etnica in corso ci arriva dunque dal coraggio, dalla determinazione, dall’incredibile dedizione dei fotografi palestinesi nonostante i rischi: sono più di 270 i giornalisti e foto-reporter rimasti uccisi dall’inizio del conflitto ad oggi, e spesso con attacchi mirati. Come infatti hanno raccontato Mohammed Zaanoun e Ahmad Al-Bazz, che grazie ad Assopace Palestina (che ha contribuito ai loro viaggi) erano presenti l’altro giorno all’inaugurazione della mostra. “Quel che rimane della mia casa lo potete vedere laggiù, su quella parete. L’unica cosa che sono riuscito a salvare è stato il mio hard disk con l’archivio fotografico” ha raccontato il primo alla piccola folla che lo ascoltava. “La storia del mio lavoro risale a 20 anni fa, quando mi sembrava che nessuno raccontasse davvero ciò che succedeva a Gaza. Non sono mancati i momenti difficili, come quando a causa di un attacco sono rimasto in coma per quasi un anno. E’ stato in quel momento che mio fratello Yousef si è messo a fotografare al posto mio, seguito da tutti gli altri fratelli e le mie sei sorelle: l’impegno di documentazione è ormai una storia di famiglia. Il mio progetto? Dare vita a un corso di formazione per giovani attivisti palestinesi, perché siano sempre di più a raccontare ciò che succede tra Gaza e Cisgiordania.” Il lavoro di Ahmad Al-Bazz, residente a Nablus, occupa un’intera parete e documenta la Nakba visibile ormai ovunque in Cisgiordania: i reperti architettonici di ciò che è rimasto della Nakba “storica”, l’esodo in massa di 700.000 palestinesi da un imprecisato numero di villaggi in quel lontano maggio del 1948 e l’odierna Nakba che i palestinesi subiscono ogni giorno da parte dei coloni, con le ruspe che arrivano e spianano ogni cosa, gusci di case, aule di scuole, uliveti, nella totale impunità. “C’è qualche speranza?” osa chiedere qualcuno dal pubblico. “Sempre meno” ammette Ahmad. “E però oggi siamo qui, voi siete qui, dopo Milano questa mostra continuerà a girare in altre città… speriamo che prima o poi le cose cambino. E comunque continueremo a lavorare.” “Come mai le foto sono prive di credits? Le didascalie descrivono ciò che la foto ha ripreso, ma non chi l’ha scattata” è la domanda successiva. “Abbiamo voluto sottolineare ciò che soprattutto anima il nostro progetto” rispondono entrambi i fotografi. “L’importanza che deriva dal fatto di essere un collettivo e il valore per la collettività del nostro lavoro. Il nostro è un progetto politico.” La mostra è già prevista in replica in altre città: a Bergamo, a Lecco e a Genova in coincidenza con i 25 anni del G8. “Ma saremmo felicissimi di ricevere proposte da altri Comuni” segnala Samuele Pellecchia di Prospekt Palestine Project. “Il nostro è un progetto in progress e quindi flessibile, in continuo aggiornamento, disponibile a misurarsi con le più diverse occasioni e collaborazioni.” Per il programma completo del Festival Life di ZonaK: https://zonaklife.it: teatro, dibattiti, mostre fino al 21 maggio alla Fabbrica del Vapore di Milano, Via Procaccini 4, 20154 Milano. Progetto activestills: https://www.activestills.org Prospekt Palestine Project: https://www.prospektphoto.net/news/prospekt-palestine-project/prospekt/   Daniela Bezzi
May 5, 2026
Pressenza
PALESTINA: NON SI FERMANO LE VIOLENZE DI ESERCITO E COLONI ISRAELIANI. ALMENO QUATTRO MORTI E DECINE DI FERITI IN UN GIORNO
Esercito israeliano e coloni scatenati in Palestina. A Beit Imrin, nella Cisgiordania Occupata settentrionale, diverse abitazioni palestinesi sono state incendiate, causando otto feriti. Un rapproto del West Bank Protection Consortium denuncia come i soldati e coloni israeliani starebbero utilizzando violenze sessuali e molestie per spingere i palestinesi ad abbandonare le loro case in Cisgiordania. Nella mattinata, decine di coloni hanno preso d’assalto la moschea di Al-Aqsa, sotto la stretta protezione delle forze israeliane, che contemporaneamente hanno intensificato posti di blocco, chiusure stradali e restrizioni all’accesso alla moschea, ma solo per i palestinesi. Tra questi, alcuni dipendenti dei servizi della Spianata sono stati arrestati dopo aver protestato. Tutto ciò avviene poche ore dopo i massacri di ieri, che hanno ucciso almeno persone: tra le vittime, il 16enne Muhammad al-Ja’bari, investito da un veicolo di un colono a Hebron mentre andava a scuola in bicicletta. Il veicolo apparteneva alla scorta di un ministro israeliano residente in un insediamento abusivo e illegale. Altri due palestinesi sono stati uccisi e cinque feriti da colpi d’arma da fuoco sparati dai coloni ad al-Mughayyir, a est di Ramallah: lo studente quattordicenne Aws Hamdi al-Naasan e il 32enne Marzouq Abu Naim. Infine, un morto anche a Jenin, il 49enne Raja’ Fadl Bitawi. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Fabian Odeh, nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
April 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Meta accusata di monetizzare le piattaforme estremiste israeliane
Un nuovo rapporto del gruppo palestinese per i diritti digitali 7amleh accusa Meta di gestire un sistema a due livelli che monetizza l’incitamento alla violenza da parte dei coloni israeliani. Un sistema che esclude sistematicamente i palestinesi dagli stessi strumenti social generatrici di reddito. Il rapporto, pubblicato lunedì, rivela come Meta permetta a […] L'articolo Meta accusata di monetizzare le piattaforme estremiste israeliane su Contropiano.
April 17, 2026
Contropiano
Nuovi insediamenti illegali in Cisgiordania ,la colonizzazione accelera
All’ombra delle guerre nell’ Asia occidentale , dall’Iran al Libano, e nel silenzio della comunità internazionale il governo di estrema destra di Israele sta promuovendo una politica sistematica di esproprio e occupazione delle terre palestinesi. L’ultimo via libera è del primo aprile scorso – ma è rimasto segreto per diversi giorni ,sono almeno 34 i nuovi insediamenti approvati dall’esecutivo,che portano il dato complessivo di quelli approvati dall’insediamento dell’attuale governo da 69 a 103.  I verbali che certificano la decisione del governo sono secretati e già si stanno attivando le procedure per costruire le infrastrutture idriche ed elettriche per servire i nuovi insediamenti. L’obiettivo dichiarato è di raggiungere il milione di coloni entro il 2050 ,rinchiudendo la popolazione palestinese residente in enclave non comunicanti ,fidando nell’assenso internazionale all’annessione . Il processo di espansione coloniale sionista è in atto anche a Gaza dove l’esercito si sta preparando a nuove offensive nell’intento di spingere i palestinesi di Gaza vrso Rafah e poi nel Sinai .Israele occupa già metà della striscia e dalla cosidetta tregua sono stati uccisi almeno 740 palestinesi . Intanto l’approvazione della legge che prevede la pena di morte per i palestinesi certifica l’egemonia del kahanismo ,che si fonda anche sullo stato etnico per soli ebrei e sull’apartheid. La flebile reazione dei paesi alleati con Israele riflette la visione suprematista con cui i governi occidentali guardano alla questione palestinese .La pena di morte viene comunque già applicata sul terreno e nelle carceri israeliane contro i prigionieri palestinesi nella totale impunità. L’aggressione in Libano costituisce un ulteriore tassello del progetto di espansione sionista teso a creare di fatto il grande Israele, la velocizzazione del progetto del controllo totale del territorio del sud del Libano si concretizza con la distruzione sistematica delle abitazioni e delle strutture di collegamento come ponti e strade .Si verifica anche l’uso di pesticidi e sostanze chimiche per rendere inabitabile la zona . Anche nel sud della Siria le forze israeliane hanno condotto una serie di raid e incursioni rapendo tre civili nel giro di poche ore, in quella che fonti locali hanno descritto come una nuova escalation dell’attività militare in territorio siriano. Stanno creando insediandiamenti per ora solo militari ,ma lo scopo è quellodi certificare una “conquista territoriale”, con Israele che agisce per erodere la sovranità siriana nel sud-ovest del Paese. Ne parliamo con Eliana Riva storica e giornalista.
April 15, 2026
Radio Blackout - Info
In Cisgiordania ormai è pulizia etnica. 36mila palestinesi sfollati. Aggressioni di coloni e militari israeliani
La famiglia palestinese Bani Awda si stava avvicinando alla cittadina di Tammun proprio mentre una unità speciale di polizia sotto copertura stava entrando in città per effettuare un’irruzione di arresto. I militari hanno aperto il fuoco. Nel giro di pochi istanti, Bani Awda, 37 anni, sua moglie Wa’ad, 35 anni, […] L'articolo In Cisgiordania ormai è pulizia etnica. 36mila palestinesi sfollati. Aggressioni di coloni e militari israeliani su Contropiano.
March 18, 2026
Contropiano