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Pensioni pagate a domicilio, un esperimento pilota a Cuba
Un progetto pilota promosso dalla Banca Centrale di Cuba tra il 14 e il 17 aprile ha permesso ai pensionati di ricevere le proprie pensioni direttamente al loro domicilio grazie ad un accordo con alcune entità private. L’iniziativa promossa dalla Banca Centrale di Cuba (BCC), dal Banco Metropolitano (BANMET), dal Governo dell’Avana e dal Ministero del Lavoro e della Sicurezza Sociale (MTSS), ha l’obiettivo: di agevolare gli anziani, evitando di recarsi nelle filiali bancarie dove purtroppo le file sono molto lunghe a causa principalmente dalla carenza di energia elettrica. L’esperienza pilota ha coinvolto la Mipyme MEC S.U.R.L, nel Comune di Playa; altri si aggiungeranno nei prossimi giorni rendendo il progetto più ampio e in grado di coinvolgere un numero maggiore di utenti. I dipendenti di questa azienda hanno portato direttamente le pensioni al domicilio dei percettori. Le banche riducono così le attese degli altri cittadini, mentre alle aziende che aderiscono all’iniziativa è permesso depositare il denaro raccolto direttamente sul proprio conto, senza andare in banca e ricevere commissioni per il servizio, oltre a dare un contributo sociale a un settore vulnerabile. Dopo il normale periodo di sperimentazione il programma pilota verrà esteso a tutto il Paese. Dalla Banca Centrale di Cuba invitano altri negozi e attori economici a unirsi a questa iniziativa, ma non tutti sembrano aver risposto positivamente. Non è certo la prima volta che un’iniziativa positiva intrapresa dal governo viene usata per denigrare le stesse istituzioni che la propongono. In fondo il ruolo delle decine di siti che dagli Stati Uniti si occupano di fare propaganda contro L’Avana è proprio questo. Prendiamo ad esempio quanto scrive il sito Diario de Cuba, noto per le sue posizioni controrivoluzionarie. “Il programma pilota denota i fallimenti della cosiddetta ‘bancarizzazione’ e la mancanza di liquidità del sistema bancario cubano. L’ente emittente ha presentato la misura come un modo per facilitare le transazioni ed evitare spostamenti nelle filiali bancarie, riconoscendo implicitamente il sovraccarico del sistema finanziario statale. La necessità di questo meccanismo evidenzia i problemi strutturali del sistema di pagamento sull’isola, aggravati dopo l’imposizione della bancarizzazione”, scrive il sito. Ovviamente, secondo Diario de Cuba, il problema è tutto riconducibile alle carenze del nuovo corso bancario cubano. Le file sono causate dal problema tecnologico dell’intera struttura e dalle carenze energetiche; non viene mai menzionato il fatto che  se manca l’elettricità a Cuba non è perché il Padre Eterno ha deciso così e neppure per la classica narrazione che getta tutte le responsabilità sul governo incapace di fare qualunque cosa per i suoi cittadini. Dipende dal blocco economico, commerciale e finanziario implementato dalle ultime misure di Donald Trump, che impedisce all’isola di crescere economicamente e strutturalmente. Sempre secondo Diario de Cuba “la scarsità di denaro fisico ha inoltre dato vita a un mercato informale in cui gli intermediari, noti come ‘buquenques’, scambiano i trasferimenti in contanti con commissioni fino al 30%, una distorsione che evidenzia la sfiducia nel sistema bancario statale”. Peccato che il tasso di cambio del Peso Cubano con le altre monete internazionali sia artificialmente manipolato da un altro sito, che come Diario de Cuba vive grazie ai finanziamenti delle varie agenzie statunitensi, ovvero il famoso El Toque. Come nel caso di Cibercuba, dietro la facciata di organi che diffondono libera informazione si celano giornalisti che quotidianamente si dedicano a stravolgere e manipolare notizie su Cuba, con l’ovvio proposito di alimentare il malcontento nella popolazione, sperando in una sommossa popolare che faccia cadere il legittimo governo. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
April 23, 2026
Pressenza
Salvare i Pini, proteggere la Città: quando la tecnologia sposa il verde urbano
I Pini del Giardino Serpico II Municipio oggetto dell’intervento Commentiamo un’iniziativa dell’Assessora Alfonsi che abbiamo scoperto un po’ tardivamente, ma ci fa piacere valorizzarla e dare merito all’Amministrazione quando si impegna nell’applicare – seppure in via sperimentale – buone pratiche, per la tutela del nostro patrimonio arboreo e anche per rispondere alle frequenti proteste sollevate da associazioni e cittadini. (AMBM) di Paola Loche Mentre la prassi della rimozione cautelativa continua a dominare la gestione del verde romano, sacrificando alberi storici e importanti paesaggisticamente, per eliminare ogni potenziale pericolo, l’intervento annunciato dall’Assessora Alfonsi su cinque pini di Corso Trieste, nel II Municipio, introduce uno spiraglio per un diverso approccio sperimentale. In questo caso specifico, il Dipartimento Tutela Ambientale, invece di arrendersi alla scorciatoia del taglio, investe in una soluzione lungimirante e positiva. L’uso dell’ancoraggio radicale rappresenta una valida alternativa scientifica che permette di mettere in sicurezza il territorio senza mutilare il paesaggio, segnando un’evoluzione necessaria nella cura della città. Il perno tecnico di questo intervento è l’Air-Spade, una tecnologia di scavo pneumatico che sfrutta un potente getto d’aria ad alta velocità. Questo sistema permette di separare il terreno dalle radici senza danneggiarne la corteccia o le fibre sensibili, un’operazione essenziale per esporre con precisione l’apparato radicale portante. Una volta messa a nudo la struttura, viene installato un ancoraggio ipogeo: si tratta di un sistema di tiranti ad alta resistenza collegati ad ancore meccaniche infisse negli strati più profondi e stabili del suolo. In questo modo, le sollecitazioni del vento vengono scaricate direttamente nel terreno, compensando le carenze statiche della pianta. Il risultato è un consolidamento strutturale invisibile esternamente, ma tecnicamente efficace per garantire la sicurezza pubblica e permettere la conservazione dell’albero. Tale scelta sposta l’asse gestionale da una funzione puramente amministrativa a una patrimoniale, basata sulla conservazione del valore esistente. Gli esemplari maturi garantiscono infatti prestazioni ecosistemiche, dalla termoregolazione al sequestro di CO2, nettamente superiori rispetto ai nuovi impianti, che impiegherebbero decenni per raggiungere la medesima efficacia ambientale. Sotto il profilo finanziario, la convenienza risiede nel trattare il pino storico come un’unità ecosistemica funzionale: un bene che genera annualmente benefici (ombra, filtraggio inquinanti, estetica) stimabili in migliaia di euro. Sostituire una pianta strutturalmente recuperabile con un giovane albero non è solo una perdita biologica, ma un’operazione economica inefficiente: si distrugge un capitale naturale maturo per avviare un nuovo ciclo di investimenti e cure che diventerà pienamente produttivo solo nel lunghissimo periodo. Inoltre, il tema della biodiversità riveste un ruolo cruciale, per quanto spesso trascurato nella gestione urbana. Un pino maturo non è un semplice elemento vegetale, ma un complesso micro-habitat stratificato: un vero polo biologico dove avifauna, piccoli mammiferi ed entomofauna trovano rifugio e nutrimento. Questa rete di organismi alimenta la connettività ecologica necessaria per mantenere l’ambiente cittadino vitale e resiliente. L’abbattimento di un intero filare non comporta solo la rimozione di alberi, ma determina una frammentazione dell’habitat, interrompendo quei corridoi biologici che contrastano la semplificazione ecosistemica delle aree urbanizzate. Optare per la stabilizzazione ipogea, anziché per la rimozione significa, dunque, preservare l’integrità dell’ecosistema supportato dalla pianta, garantendo la continuità della memoria biologica del territorio. Tuttavia, considerare questa tecnica una soluzione infallibile sarebbe un errore di superficialità. Ogni innovazione porta con sé sfide e criticità che vanno gestite con rigore scientifico. L’ancoraggio non è un intervento “installa e dimentica”: richiede un monitoraggio costante negli anni. Le radici continuano a crescere e i tiranti devono essere controllati periodicamente per evitare che diventino una morsa dannosa per i tessuti vivi della pianta. Bisogna però tenere presente che questa tecnica non può salvare tutto: ci saranno sempre casi in cui la salute dell’albero è troppo compromessa da funghi o carie interne, dove la sicurezza dovrà inevitabilmente prevalere sulla conservazione. In definitiva, il cambio di rotta del Dipartimento segna il tentativo di un passaggio a una gestione del verde finalmente più matura e consapevole. Sebbene l’intervento riguardi solo cinque pini, la scelta del Dipartimento è finalmente condivisibile: mettere in sicurezza il territorio senza mutilare il paesaggio, segnando un’evoluzione necessaria nella gestione della città. L’obiettivo, ora, è far sì che questa eccezione diventi la regola: una politica estesa su tutto il territorio capitolino che scelga la conservazione scientifica come alternativa prioritaria all’abbattimento selettivo. Paola Loche Vai al video sulla pagina FB di Alfonsi con l’illustrazione dell’Assessora e dei tecnici del procedimento di ancoraggio Per osservazioni e precisazioni scrivere a : laboratoriocarteinregola@gmail.com 18 aprile 2026
April 22, 2026
carteinregola
Philip Dick e il gioco del labirinto mortale
Un romanzo mai scritto di Philip Dick che si sarebbe dovuto chiamare: "Il nome del gioco è morte". La sua trama costituisce una metafora del conflitto che a breve potrebbe caratterizzare le nostre società. Il romanzo, avrebbe dovuto narrare la contrapposizione tra due filosofie dell'uomo, della "natura umana". La prima è quella che vede l'uomo come un individuo isolato, proteso in una permanente lotta contro i suoi simili per affermarsi e prevalere, l'altra è quella che vede il genere umano come una sorta di unico organismo "poliencefalico" la cui caratteristica principale consiste nel condividere esperienze e conoscenze. Sembra soltanto una versione aggiornata dell'ormai frusta diatriba tra individualismo e collettivismo. La mia opinione è che la posizione di Dick non dovrebbe essere letta in termini così manichei... Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Bagnoli (NA). 400 mila persone esposte a un esperimento chimico
Mentre l’amministrazione Manfredi continua a inseguire la logica dei grandi eventi, la scienza lancia un grido d’allarme sistematicamente ignorato. Il Professor Benedetto De Vivo — già consulente della Procura di Napoli per la mancata bonifica di Bagnoli e tra i massimi esperti mondiali di geochimica — denuncia come l’attuale piano […] L'articolo Bagnoli (NA). 400 mila persone esposte a un esperimento chimico su Contropiano.
February 25, 2026
Contropiano