Unione Europea e Canada preparano l’alleanza in chiave anti-USAIn occasione del tradizionale discorso sullo stato dell’Unione, la presidente
della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha annunciato l’intenzione di
rendere il Canada il primo membro associato dell’Unione Europea. La proposta ha
un solo precedente, ma non ha mai portato ad alcun esito, perché lo status di
membro associato non è previsto dai trattati comunitari. Non è chiaro cosa possa
comportare ricoprire tale posizione, ma con ogni probabilità includerebbe almeno
un potenziamento dei partenariati commerciali. Quello che sembra evidente è
l’obiettivo politico dell’iniziativa: contrastare gli Stati Uniti. Oggi il
premier canadese Mark Carney ha affermato senza mezzi termini che, davanti a un
ordine mondiale sempre più instabile, vi è la necessità di stringere
partenariati per raggiungere un’autonomia strategica nei settori chiave ed
evitare di essere influenzati dalle grandi potenze. Le dichiarate intenzioni di
UE e Canada non sono state accolte bene dallo stesso presidente Trump, che ha
minacciato ritorsioni sotto forma di nuovi dazi.
Tentare di ricostruire come si strutturerebbe formalmente lo status di membro
associato dell’Unione Europea è pressoché impossibile; non perché non si possano
fare supposizioni, ma perché lo status di associato non esiste. L’ipotesi di
creare tale posizione, tuttavia, trova un precedente nell’Ucraina: lo scorso
maggio, il cancelliere tedesco Merz ha chiesto all’UE di fare aderire Kiev
proprio come «membro associato», nell’ottica di un primo coinvolgimento
temporaneo del Paese nelle istituzioni europee. La proposta non ha avuto
seguito, ma era stata brevemente delineata in una lettera visionata dall’agenzia
di stampa Reuters. Lo status di associato, nello specifico, avrebbe consentito
ai funzionari ucraini di partecipare ai vertici UE e alle riunioni ministeriali,
pur senza diritto di voto; Kiev avrebbe inoltre avuto la possibilità di nominare
un commissario associato presso la Commissione e di inviare rappresentanti al
Parlamento Europeo – anche in questi casi senza diritto di voto. Merz ipotizzava
anche l’introduzione di un meccanismo di reversibilità nel caso in cui l’Ucraina
avesse registrato un arretramento rispetto agli standard europei sullo Stato di
diritto, oppure, in alternativa, l’istituzione di una clausola di scadenza.
Dal punto di vista sostanziale, invece, i discorsi dei due leader hanno lasciato
spazio a qualche elemento concreto. Secondo le dichiarazioni di von der Leyen,
l’UE avrebbe intenzione di rilanciare la collaborazione con il Canada in diversi
settori strategici, quali intelligenza artificiale, energia, difesa, contrasto
al cambiamento climatico, materie prime e minerali critici e catene di
approvvigionamento. Von der Leyen ha menzionato anche possibili potenziamenti
degli accordi nei settori delle tecnologie quantistiche, dell’informatica e
della sicurezza economica. Canada e UE, ha detto la presidente della
Commissione, condividono «una stessa visione del mondo» tanto in tali materie
quanto in termini geopolitici, oltre a interessi comuni sull’Artide. Oggi Carney
ha ribadito che UE e Canada dovrebbero raggiungere insieme un’autonomia
strategica nei settori menzionati da von der Leyen; il premier canadese ha messo
sul piatto potenziali accordi per lo scambio di materie prime – di cui il Canada
ospita numerosi depositi – e di energia sotto forma di GNL e idrogeno. Ha
inoltre proposto l’istituzione di un mercato integrato per i servizi finanziari,
così da fare dialogare con maggiore efficienza le due economie.
Se su forma e sostanza della nuova alleanza gli elementi a disposizione sono
limitati, non si può dire lo stesso del suo obiettivo politico: già ieri, von
der Leyen menzionava una «frattura del sistema internazionale basato su regole»
e la necessità che l’Europa fornisca una risposta a tale crisi generalizzata. Il
discorso della presidente pareva richiamare implicitamente – e ben più
timidamente – le parole che Carney pronunciò in occasione del Forum di Davos, lo
scorso gennaio. In tale occasione, il premier canadese preparò un intervento
particolarmente diretto e parlò senza riserve della necessità di «iniziare a
chiamare le cose con il loro nome» e di «smettere di invocare un “ordine
internazionale basato su regole” come se funzionasse ancora secondo le
promesse». Il sistema di oggi, diceva Carney, è «caratterizzato da una crescente
rivalità tra grandi potenze, in cui i più forti perseguono i propri interessi».
Le medie potenze possono decidere di fare buon viso a cattivo gioco e stare a
guardare oppure di unirsi e agire insieme: «Perché, se non siedi al tavolo delle
decisioni, rischi di finire nel menu».
Oggi Carney ha ribadito il concetto. Nel modello attuale «le istituzioni
multilaterali su cui contiamo sono state indebolite; l’integrazione economica
viene utilizzata come arma; il meccanismo finanziario viene utilizzato in ottica
coercitiva». La soluzione è unirsi. Non nell’ottica di creare «un terzo potente
polo rivale, che si comporta meglio», ma di costruire congiuntamente
«resilienza» e «autonomia strategica». Il riferimento a Trump è implicito, ma
evidente: le grandi potenze, sostiene Carney, stanno usando il «commercio» come
strumento di influenza per entrare nei processi decisionali delle Nazioni e, per
impedire di «finire nel menu», ci si deve affrancare da esse. L’alleanza tra
Ottawa e Bruxelles, insomma, pare essere rivolta a raggiungere l’autonomia dagli
USA in una chiara ottica di opposizione a Washington. Il tempismo dell’annuncio
non pare casuale, visto che arriva nel mezzo della turbolenta guerra commerciale
tra Canada e Stati Uniti. Lo stesso Trump pare essersene accorto: «La questione
del Canada è ridicola», ha detto il presidente statunitense. «Il Canada è un
pessimo partner commerciale». Trump ha poi minacciato nuove sanzioni e uno stop
al commercio nel caso in cui UE e Canada siglassero un patto anti-Stati Uniti.
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