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Canada, i senzatetto sono dietro l’angolo
Foto reportage di Evelyn Tischer da Regina, Saskatchewan, Canada Sembra un bellissimo campeggio, ma in realtà è un accampamento di senzatetto situato nel Core Community Park di Regina, soprannominato Pepsi Park. Accampamento di senzatetto nel Core Community Park di Regina In modo che sembri un po’ come a casa Un primo accampamento di senzatetto è sorto in quella zona nell’ottobre 2021 ed è stato smantellato un mese dopo. Nel 2023, secondo un sondaggio condotto da Habitat for Humanity Canada, il 40% dei canadesi era preoccupato di non riuscire a pagare l’affitto o il mutuo, mentre il 49% spendeva almeno la metà del proprio reddito familiare per l’alloggio. Il 26 marzo 2025, il Consiglio comunale di Regina ha dichiarato lo stato di emergenza per i senzatetto e, durante l’estate del 2026, un accampamento ha ricominciato a crescere nel Pepsi Park. Turtle Town “Senza casa nella nostra terra natale” L’attivista comunitaria Mandla Mthembu afferma che «ci sono persone che vivono in tende, ci sono persone che vivono all’aperto in tutta la città, in tutti i quartieri…» e indica la mancanza di «alloggi accessibili, adeguati e a prezzi abbordabili» come causa del fenomeno dei senzatetto. Mentre percorrevo a piedi i pochi isolati che separano l’accampamento dei senzatetto dal centro della città, dove si trovano le banche, mi ha colpito quanto siano vicini questi due luoghi, sia nel tempo che nello spazio. Forse è proprio questo che ci rende tutti esseri umani: nessuno di noi è molto lontano dalla povertà, dalla malattia o dall’emarginazione. A pochi passi di distanza Evelyn Tischer
September 26, 2026
Pressenza
Unione Europea e Canada preparano l’alleanza in chiave anti-USA
In occasione del tradizionale discorso sullo stato dell’Unione, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha annunciato l’intenzione di rendere il Canada il primo membro associato dell’Unione Europea. La proposta ha un solo precedente, ma non ha mai portato ad alcun esito, perché lo status di membro associato non è previsto dai trattati comunitari. Non è chiaro cosa possa comportare ricoprire tale posizione, ma con ogni probabilità includerebbe almeno un potenziamento dei partenariati commerciali. Quello che sembra evidente è l’obiettivo politico dell’iniziativa: contrastare gli Stati Uniti. Oggi il premier canadese Mark Carney ha affermato senza mezzi termini che, davanti a un ordine mondiale sempre più instabile, vi è la necessità di stringere partenariati per raggiungere un’autonomia strategica nei settori chiave ed evitare di essere influenzati dalle grandi potenze. Le dichiarate intenzioni di UE e Canada non sono state accolte bene dallo stesso presidente Trump, che ha minacciato ritorsioni sotto forma di nuovi dazi. Tentare di ricostruire come si strutturerebbe formalmente lo status di membro associato dell’Unione Europea è pressoché impossibile; non perché non si possano fare supposizioni, ma perché lo status di associato non esiste. L’ipotesi di creare tale posizione, tuttavia, trova un precedente nell’Ucraina: lo scorso maggio, il cancelliere tedesco Merz ha chiesto all’UE di fare aderire Kiev proprio come «membro associato», nell’ottica di un primo coinvolgimento temporaneo del Paese nelle istituzioni europee. La proposta non ha avuto seguito, ma era stata brevemente delineata in una lettera visionata dall’agenzia di stampa Reuters. Lo status di associato, nello specifico, avrebbe consentito ai funzionari ucraini di partecipare ai vertici UE e alle riunioni ministeriali, pur senza diritto di voto; Kiev avrebbe inoltre avuto la possibilità di nominare un commissario associato presso la Commissione e di inviare rappresentanti al Parlamento Europeo – anche in questi casi senza diritto di voto. Merz ipotizzava anche l’introduzione di un meccanismo di reversibilità nel caso in cui l’Ucraina avesse registrato un arretramento rispetto agli standard europei sullo Stato di diritto, oppure, in alternativa, l’istituzione di una clausola di scadenza. Dal punto di vista sostanziale, invece, i discorsi dei due leader hanno lasciato spazio a qualche elemento concreto. Secondo le dichiarazioni di von der Leyen, l’UE avrebbe intenzione di rilanciare la collaborazione con il Canada in diversi settori strategici, quali intelligenza artificiale, energia, difesa, contrasto al cambiamento climatico, materie prime e minerali critici e catene di approvvigionamento. Von der Leyen ha menzionato anche possibili potenziamenti degli accordi nei settori delle tecnologie quantistiche, dell’informatica e della sicurezza economica. Canada e UE, ha detto la presidente della Commissione, condividono «una stessa visione del mondo» tanto in tali materie quanto in termini geopolitici, oltre a interessi comuni sull’Artide. Oggi Carney ha ribadito che UE e Canada dovrebbero raggiungere insieme un’autonomia strategica nei settori menzionati da von der Leyen; il premier canadese ha messo sul piatto potenziali accordi per lo scambio di materie prime – di cui il Canada ospita numerosi depositi – e di energia sotto forma di GNL e idrogeno. Ha inoltre proposto l’istituzione di un mercato integrato per i servizi finanziari, così da fare dialogare con maggiore efficienza le due economie. Se su forma e sostanza della nuova alleanza gli elementi a disposizione sono limitati, non si può dire lo stesso del suo obiettivo politico: già ieri, von der Leyen menzionava una «frattura del sistema internazionale basato su regole» e la necessità che l’Europa fornisca una risposta a tale crisi generalizzata. Il discorso della presidente pareva richiamare implicitamente – e ben più timidamente – le parole che Carney pronunciò in occasione del Forum di Davos, lo scorso gennaio. In tale occasione, il premier canadese preparò un intervento particolarmente diretto e parlò senza riserve della necessità di «iniziare a chiamare le cose con il loro nome» e di «smettere di invocare un “ordine internazionale basato su regole” come se funzionasse ancora secondo le promesse». Il sistema di oggi, diceva Carney, è «caratterizzato da una crescente rivalità tra grandi potenze, in cui i più forti perseguono i propri interessi». Le medie potenze possono decidere di fare buon viso a cattivo gioco e stare a guardare oppure di unirsi e agire insieme: «Perché, se non siedi al tavolo delle decisioni, rischi di finire nel menu». Oggi Carney ha ribadito il concetto. Nel modello attuale «le istituzioni multilaterali su cui contiamo sono state indebolite; l’integrazione economica viene utilizzata come arma; il meccanismo finanziario viene utilizzato in ottica coercitiva». La soluzione è unirsi. Non nell’ottica di creare «un terzo potente polo rivale, che si comporta meglio», ma di costruire congiuntamente «resilienza» e «autonomia strategica». Il riferimento a Trump è implicito, ma evidente: le grandi potenze, sostiene Carney, stanno usando il «commercio» come strumento di influenza per entrare nei processi decisionali delle Nazioni e, per impedire di «finire nel menu», ci si deve affrancare da esse. L’alleanza tra Ottawa e Bruxelles, insomma, pare essere rivolta a raggiungere l’autonomia dagli USA in una chiara ottica di opposizione a Washington. Il tempismo dell’annuncio non pare casuale, visto che arriva nel mezzo della turbolenta guerra commerciale tra Canada e Stati Uniti. Lo stesso Trump pare essersene accorto: «La questione del Canada è ridicola», ha detto il presidente statunitense. «Il Canada è un pessimo partner commerciale». Trump ha poi minacciato nuove sanzioni e uno stop al commercio nel caso in cui UE e Canada siglassero un patto anti-Stati Uniti. The post Unione Europea e Canada preparano l’alleanza in chiave anti-USA appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 17, 2026
L'INDIPENDENTE
Ursula VdL si incorona führer europeo
Fin dalle prime battute del “Discorso sullo stato dell’Unione Europea” letto da Ursula von der Leyen davanti al Parlamento continentale è difficile, per un cittadino-suddito di questo insieme, non provare imbarazzo e rabbia. Sentirsi dire che “Si tratta di un’Europa che sta assicurando la sua prosperità. Che si sta liberando […] L'articolo Ursula VdL si incorona führer europeo su Contropiano.
September 17, 2026
Contropiano
Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026)
Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft…
August 13, 2026
La Nemesi
In Canada le fiamme devastano i territori delle Prime Nazioni indigene
È con profonda tristezza e un immenso senso di perdita che la leader Pauline Drake annuncia la devastazione della sua amata comunità di Whitewater Lake a seguito degli incendi che stanno distruggendo le foreste nord-occidentali dell’Ontario. La notizia è stata confermata sabato 18 luglio 2026, quando sono state rese pubbliche alcune fotografie aeree.  Gran parte della comunità è stata distrutta, insieme ad abitazioni, effetti personali e infrastrutture essenziali per la collettività. Sono stati colpiti dalle fiamme anche i terreni che ospitano le sepolture degli antenati e dei familiari recentemente scomparsi, accentuando il dolore dei membri della comunità. > Nessuna parola può esprimere appieno la portata di questa perdita. > Ciononostante, Drake ha dichiarato in un comunicato stampa che la comunità di > Whitewater Lake resta saldamente ancorata alla propria identità e alla propria > forza. Con la resilienza che la contraddistingue, la comunità Anishinaabe > attingerà alla saggezza, al coraggio e alla forza d’animo dei propri antenati > per attraversare questo momento difficile verso la ricostruzione. La comunità Anishinaabe di Whitewater Lake è insediata a circa 72 chilometri a nord di Armstrong, in Ontario, sulle rive del lago Whitewater. Tra la comunità e il territorio si è instaurato un legame di lunga data che intreccia tradizione, cultura, storia e società, sostenuto dalla presenza di importanti siti culturali e dalla ricchissima tradizione orale di questo popolo, tramandata di generazione in generazione. Firmataria del Trattato n.9, la comunità Anishinaabe è membro attivo del Consiglio delle Prime Nazioni di Windigo, della Nishnawbe Aski Nation, dell’Assemblea delle Prime Nazioni e dell’organizzazione Chiefs of Ontario. Secondo Heintzman, portavoce della comunità di Whitewater Lake, la Prima Nazione Anishinaabe stava monitorando l’incendio già da lunedì 13 luglio, con l’aiuto di alcuni operatori locali. “Non abbiamo mai ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dalla provincia dell’Ontario che ci informasse dell’avanzamento delle fiamme verso la nostra comunità”, ha dichiarato Heintzman, precisando che la maggior parte dei residenti è attualmente rifugiata a Thunder Bay. Alcune foto e alcuni video scioccanti mostrano la fuga in barca delle popolazioni locali, mentre alle loro spalle divampano le fiamme e s’innalzano colonne di fumo. Durante il fine settimana anche un’altra comunità, situata a più di 200 chilometri a nord della Prima Nazione di Collins, ha dovuto evacuare la zona. ALTRE PRIME NAZIONI[1] VITTIME DEGLI INCENDI BOSCHIVI Gary Quisess, il leader della Prima Nazione di Neskantaga, ha dichiarato che sabato sono stati noleggiati tre velivoli per evacuare 95 residenti della propria comunità verso Thunder Bay. Un altro volo di evacuazione è previsto per lunedì e le persone evacuate verranno poi trasferite a Toronto, dato che le strutture ricettive di Thunder Bay sono ormai al completo. Quisess si augura di riuscire ad evacuare gli abitanti prima che la situazione si aggravi ulteriormente: il fumo ha già invaso le abitazioni e le forniture di cibo e acqua a questa comunità sono state interrotte proprio a causa degli incendi. “Niente è più garantito”, ha dichiarato in un’intervista. “Né la sicurezza delle persone, né la sicurezza alimentare”. Secondo quanto riferito da Quisess, la Prima Nazione di Neskantaga ha dichiarato lo stato d’emergenza giovedì, sebbene domenica pomeriggio non fosse stato emesso alcun ordine di evacuazione della comunità da parte della Provincia poiché il rischio nella regione era ritenuto “moderato”. Di fatto, il leader di Neskantaga ha precisato che ad accorgersi dell’avanzamento di nuovi incendi boschivi sono stati alcuni residenti della zona. Quisess ha definito frustrante dover informare in prima persona gli organi provinciali sulla situazione degli incendi boschivi nella regione, invece di ricevere da loro le informazioni necessarie, e molte altre Prime Nazioni evacuate ritengono che la Provincia le abbia lasciate all’oscuro della situazione. La Provincia ha prontamente difeso la propria gestione degli incendi: il primo ministro Doug Ford ha dichiarato che sono state mobilitate tutte le risorse disponibili per domare gli incendi e soccorrere le persone evacuate. Domenica la ministra della Protezione Civile, Jill Dunlop, in una nota di servizio ha dichiarato che i sindaci, i leader delle Prime Nazioni, i capi della polizia e altri responsabili possono richiedere la diffusione di avvisi di allerta ai residenti tramite televisione, radio e dispositivi mobili. Fonte: comunicato stampa della comunità di Whitewater Lake, CityNews Toronto -------------------------------------------------------------------------------- [1] NdT: Le Prime Nazioni, in inglese First Nations, in francese Premières Nations, sono i popoli indigeni o autoctoni che attualmente risiedono in alcune aree del Canada (fonte: Prime nazioni – Wikipedia) -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal francese di Laura Frescina. Revisione di Thomas Schmid. Anne Farrell
July 31, 2026
Pressenza
Canada, vogliamo che l’umanità sopravviva: la campagna “Il capitalismo non può essere riformato” è viva e vegeta!
Dopo che la candidatura di Yves Engler alla leadership del NDP canadese (partito politico di orientamento socialdemocratico, N.d.R.) è stata bloccata, abbiamo affermato in una riunione: “In molti modi, questa campagna sta per iniziare”. Questo si è rivelato molto vero! Le informazioni sulla campagna di Yves sono disponibili qui e qui. Il nucleo e il vanto della campagna è la sua piattaforma destinata a costruire in Canada “una società radicata nella giustizia, nell’uguaglianza e nella solidarietà”. La candidatura di Yves era stata bloccata l’ 8 dicembre 2025. Abbiamo quindi gentilmente incoraggiato Bianca Mugyenyi, un’eccellente organizzatrice politica e scrittrice a candidarsi, avvertendola tuttavia dell’enorme sforzo e della pressione che avrebbe rappresentato, e il 31 dicembre ha presentato la sua domanda. In una conferenza stampa, Bianca ha spiegato che ha deciso di candidarsi per “idee che contano, idee sulla pace, sulla giustizia, sulla democrazia, sulla dignità (…)”.  Ha affermato che “la politica non è mai astratta, che plasma chi è al sicuro, chi è ascoltato, chi è costretto a fuggire”. Un’altra idea che ha enunciato è che “il cambiamento non viene dall’attesa paziente. (…) Viene dalle persone che si organizzano insieme, si muovono nella stessa direzione e insistono sulla dignità”. Nella stessa conferenza stampa, Jasmine Peardon, leader del comitato politico che ha messo insieme la piattaforma, ci ha ricordato che l’analisi dei creatori della piattaforma mostra che “il capitalismo distrugge l’umanità e la natura per il profitto di pochissime persone”. Jasmine ha aggiunto: “Ci dicono che le più grandi minacce che affrontiamo sono i nemici all’estero. Eppure, gli incendi boschivi distruggono le nostre comunità, il nostro sistema sanitario pubblico sta crollando e i canadesi si stanno allineando presso le associazioni che forniscono generi alimentari per i pasti quotidiani. Ovviamente, la nostra vera più grande minaccia è la negligenza dei bisogni di base delle persone “. Un altro punto interessante notato da Bianca è che insieme abbiamo “un’enorme potere, (…) soprattutto se siamo dalla parte giusta della storia, anche con tutta la propaganda che c’è là fuori”. Purtroppo, anche la candidatura di Bianca è stata respinta il 28 gennaio 2026. Tuttavia avevamo ancora delle carte da giocare. A marzo, ci sarebbe stata la convention dell’NDP a Winnipeg, per eleggere il nuovo presidente dell’NDP, e Jasmine Peardon era la candidata perfetta. Quindi, ora, l’energia doveva essere reindirizzata verso la candidatura di Jasmine, la promozione della nostra piattaforma e l’organizzazione di eventi. Una delle dichiarazioni di Jasmine era: “La mia campagna per la presidenza riguarda (…) il ripristino di una significativa partecipazione democratica per le voci che sono state messe da parte, persino messe a tacere”. Potete ascoltare Jasmine qui.  Jasmine non è stata eletta. Tuttavia, la campagna “Capitalism Cannot be Fixed” (“Il capitalismo non può essere risolto”) ha ottenuto un certo successo poiché i pulsanti e le copie della nostra piattaforma sono stati acquisiti dai delegati e qualcuno ha ritenuto che “la nostra piattaforma fosse al centro dell’attenzione”. Nonostante i ripetuti fallimenti, non c’era modo di fermare la campagna per la nostra amata piattaforma. Yves Engler ha persino affermato che la nostra piattaforma è “probabilmente il pamphlet/libro anticapitalista più letto in Canada”. Il 24 maggio 2026, la nostra campagna ha raggiunto un obiettivo importante: una conferenza di una giornata a Toronto, dove è stato creato un nuovo movimento socialista. Si prevede  un convegno per lanciare questo nuovo movimento. Come ha affermato Barry Weisleder: “È necessario un nuovo movimento/partito (…) per migliorare significativamente le possibilità di sopravvivenza per l’umanità e la natura”. Come continuiamo? Il percorso esatto non è ancora chiaro, ma quello che è certo è che andremo avanti. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI FILOMENA SANTORO Evelyn Tischer
June 23, 2026
Pressenza
PODCAST: IL MONDIALE DELLO SFRUTTAMENTO A CURA DEL NODO SOLIDALE
Dietro la festa del calcio, il Mondiale 2026 visto da chi ne paga il prezzo e le sue ingiustizie. A poche ore dal fischio di inizio dei Mondiali di Calcio il Nodo Solidale ha prodotto un podcast dal titolo “Il Mondiale dello sfruttamento”. Lo potete ascoltare anche qui Ascolta o scarica  Tra gli echi lontani delle imprese di Maradona e della “Partita del Secolo”, lo Stadio Azteca si prepara a entrare ancora una volta nella storia ospitando il Mondiale 2026. Ma dietro il luccichio della grande festa del calcio globale della FIFA, targata Infantino e Trump, Città del Messico racconta un’altra storia: quella dei cantieri che avanzano senza sosta e senza diritti, dei quartieri che cambiano volto schiacciando chi in quei quartieri ci vive, delle lavoratrici sessuali senza ascolto, degli affitti che schizzano alle stelle, del saccheggio dell’acqua e delle comunità che resistono. E quello di un paese intero sospeso nella violenza criminale narcostatale quotidiana, dove mentre si gioca una partita di calcio scompaiono in media 2 persone. Questo podcast attraversa le contraddizioni di una metropoli sospesa tra mito sportivo e gentrificazione, dando voce a Sofia Pontiroli, giornalista indipendente che vive a Città del Messico, e un compagno attivista dell’Assemblea AntiMundialista, che ci raccontano i diversi impatti economici, sociali e politici del megaevento estrattivista per eccellenza. Tra le lotte delle madres buscadoras, le mobilitazioni sociali e le partite popolari organizzate nelle strade, emerge un racconto in cui il calcio diventa lente per denunciare un modello, tanto messicano quanto globale, che privilegia il profitto rispetto alla vita delle persone. Osservare il presente del Messico, un viaggio tra calcio e lotta, per ascoltare e portare solidarietà e complicità a chi resiste al “Mondiale dello sfruttamento”. Ps. Alla fine del podcast, un omaggio a Eduardo Galeano e al suo El Fin del Partido, perchè nessuno come lui ha saputo raccontare e significare, in tutti i sensi e nel bene e nel male, el fútbol.
June 11, 2026
Radio Onda d`Urto
Le ingerenze israeliane contro il movimento pro-Pal: i casi di Francia e Canada
Dalle elezioni municipali francesi ai corridoi della politica canadese, emerge un quadro inquietante di manipolazione digitale e “guerra cognitiva” orchestrata da entità legate allo Stato di Israele. Al centro delle inchieste c’è una macchina del fango costituita da account falsi alimentati dall’intelligenza artificiale e operazioni di sorveglianza mirate a colpire […] L'articolo Le ingerenze israeliane contro il movimento pro-Pal: i casi di Francia e Canada su Contropiano.
May 17, 2026
Contropiano
[Montréal, Canada]: Ci siamo dati oggi il nostro pane quotidiano: rifiutiamo il «Pane-opticon» di Mamie Clafoutis
> Da Montréal Contre-Information, 02.05.26 Da invio anonimo a MTL Contre-info In linea con tutti gli espropri del 1° maggio che ci hanno preceduto, questa mattina abbiamo fatto irruzione nel Mamie Clafoutis di rue Saint-Denis, riempiendo i nostri sacchi in aperta sfida allo sguardo invadente della sorveglianza e ai falsi dei del capitalismo. In collaborazione con Leav, una start-up specializzata in tecnologie per il commercio al dettaglio, Mamie Clafoutis si vanta di essere «pioniera di una nuova era di negozi intelligenti automatizzati». Questo modello è simile a quello di Amazon Go e ha già contagiato altre città, oltre a essere salutato dai media come una nuova innovazione. Registrandosi tramite il riconoscimento facciale sulla loro app, si può ottenere il “privilegio” di acquistare il pane 24 ore su 24, 7 giorni su 7, nelle loro panetterie automatizzate e senza cassa. Sempre attivo e senza bisogno di personale, il sistema Scan & Go di Mamie Clafoutis vi spinge a partecipare alla vostra stessa sorveglianza. Non accetteremo questo meccanismo di controllo e reclusione, neanche con il pretesto di qualche istante di comodità. Deve essere stroncato sul nascere, prima che questo stile di vita tecnofilo si diffonda in ogni panetteria, in ogni mercato e in ogni momento di scambio di tempo, attenzione e consenso nelle nostre vite. Abbiamo quindi preso d’assalto facilmente quel negozio gentrificato che trasforma beni di prima necessità in articoli di lusso per i quali è necessario il riconoscimento facciale e una carta di credito per potervi accedere. Queste azioni non sono imprese eroiche, ma semplici e alla portata di chiunque voglia provarci, e spetta a noi ripeterle ancora e ancora. Il nostro sostentamento non è un prodotto da scansionare. Vogliamo ispirare chi si sente schiacciato dal giogo del capitale a prendere tutto ciò che le loro mani, le loro borse e le loro menti possono trasportare. Abbasso le telecamere, abbasso i padroni, abbasso Mamie Clafoutis! Possiamo prendere tutto! Buon 1° maggio!