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Palestina: resistere nel fuoco della guerra
articoli di Eliana Riva, Sara Panarella, Emergency, Enrico Pitzianti, Giulia Abbate ….. con aggiornamenti, appuntamenti e iniziative solidali. QUi troverete: Anbamed – aggiornamenti 7 – 6 e 5 marzo 100 porti per cento città: candidature aperte Eliana Riva sull’assedio totale di Gaza Sara Panarella sulla devastazione umana, animale e arborea con dati agghiaccianti sul presidio di Campobasso per Ahmad Salem
LIBANO: MEZZO MILIONE DI SFOLLATI IN FUGA DAI BOMBARDAMENTI ISRAELIANI SU BEIRUT, “UNA GUERRA, ANCHE PSICOLOGICA, MOLTO DURA”
Israele conduce le sua guerre criminali di occupazione e colonizzazione nell’intera regione mediorientale, non soltanto in Palestina e Iran. Da lunedì 2 marzo l’esercito israeliano è tornato ad aggredire militarmente il Libano, con l’invasione via terra nel sud del Paese e i bombardamenti sulla capitale Beirut. I raid israeliani sulla capitale libanese prendono di mira in particolare i sobborghi meridionali, considerati la roccaforte del movimento sciita Hezbollah nella città. Da Dahiyeh, cioè la vasta periferia meridionale di Beirut, sono dunque in fuga disperata almeno mezzo milione di persone. “Diventerà come Khan Younis”, ha minacciato nelle scorse ore il ministro delle finanze israeliano, il fascista e colono Smotrich, mentre l’Onu chiede “indagini immediate” sui raid indiscriminati di Tel Aviv in mezzo ad aree densamente popolate da civili. “I quartieri di Dahiyeh vengono considerati, nella narrativa generale, i bastioni di Hezbollah”, spiega David Ruggini, capomissione in Libano di Un Ponte per in collegamento telefonico con Radio Onda d’Urto. “Oltre a essere bastioni del movimenti sciita, però, sono anche dei quartieri estremamente popolari. Ieri l’ordine di evacuazione ha riguardato tra le 200 e le 500mila persone da evacuare in mezzo pomeriggio… Una follia!”, commenta Ruggini. “Dentro questi quartieri ci sono ospedali, tre dei quali evacuati dalla Croce rossa libanese, ci sono scuole, gli accessi all’aeroporto… Si tratta di una mossa di guerra psicologica molto dura“, conclude. Nel sud del Paese dei cedri, intanto, si registrano raid aerei israeliani (5 vittime a Sidone) e scontri sul terreno tra le truppe di occupazione israeliane e l’ala militare di Hezbollah, messa al bando dal governo libanese su pressione israelo-statunitense. Razzi e colpi d’artiglieria sparati dal movimenti sciita libanese sono caduti anche nel nord dei territori controllati dallo stato di Israele. La corrispondenza da Beirut, su Radio Onda d’Urto, di David Ruggini, capomissione in Libano di Un Ponte per. Nelle scorse ore l’ong italiana ha lanciato la campagna di raccolta fondi “Emergenza Libano” per far fronte alla grave situazione umanitaria. Ascolta o scarica.
March 6, 2026
Radio Onda d`Urto
Fra le strade di Chatila, dove tutto è Palestina
Premessa. Oggi il Libano è sotto il fuoco israeliano.Trentamila libanesi stanno scappando verso nord, dopo “l’ordine di evacuazione” [che è un modo gentile per dire “minaccia di morte”] dell’IDF. Non sappiamo se fra questi vi siano anche gli abitanti di Chatila. Non sappiamo se abbiano un altro posto dove andare. Sappiamo però come, nel nostro piccolo, possiamo aiutarli. Buona lettura
CESVI: migliaia di persone in fuga dal Libano
A lanciare l’allarme da Beirut è Federico Patacconi, capomissione CESVI in Libano e Siria: «Migliaia di persone hanno abbandonato l’area di Dahieh e le città meridionali come Tiro, intasando le autostrade verso nord in una fuga disperata che ha spinto decine di scuole della capitale ad aprire le porte per offrire rifugio agli sfollati. Per ora si contano circa 35mila persone sfollate, circa 5.000 famiglie. Il Governo libanese ha aperto 168 rifugi per gli sfollati e i bisogni sono in aumento, acqua, cibo, materiale igienico-sanitario, kit per l’inverno e soprattutto la popolazione sta vivendo un nuovo trauma. Le famiglie hanno bisogno di supporto psicosociale per affrontare il dramma che stanno vivendo». CESVI, presente nel Paese, conferma che tutto lo staff sul campo sta bene, è al sicuro e sta monitorando costantemente l’evolversi della situazione per garantire la continuità del supporto alle comunità colpite, attraverso supporto psicosociale rivolto in particolare a bambini e le famiglie e per fornire beni di prima necessità alla popolazione sfollata. In Libano oggi quasi tre milioni di persone, tra cittadini libanesi e rifugiati siriani, dipendono dall’assistenza umanitaria. La crisi economica, aggravata dall’iperinflazione e dal collasso dei servizi pubblici, ha ridotto drasticamente il potere d’acquisto delle famiglie, costrette spesso a tagliare i pasti o a ritirare i figli da scuola. I bambini sono i soggetti più vulnerabili: oltre il 70% dei caregiver riferisce che i propri figli soffrono di stati d’ansia o depressione, mentre crescono esponenzialmente i rischi legati al lavoro minorile e ai matrimoni precoci. In questo contesto di emergenza, CESVI sostiene le comunità più colpite attraverso un intervento integrato che unisce protezione e sviluppo. Opera per rendere le scuole pubbliche luoghi sicuri e inclusivi, riqualificando gli edifici danneggiati e installando pannelli solari per contrastare i continui blackout. Parallelamente al supporto scolastico e psicologico per i minori, agisce sul tessuto economico locale sostenendo piccole imprese e cooperative agricole, offrendo percorsi di formazione professionale per giovani e donne. Redazione Italia
March 3, 2026
Pressenza
Iran: le manifestazioni, oggi a Milano e Roma, e le notizie da tutto il mondo
Dalle 18 di martedì 3 marzo davanti alle sedi diplomatiche degli USA, l’ambasciata di Roma, in via Bissolati, e il consolato a Milano, in via Principe Amedeo saranno svolti contemporaneamente i presidi ‘No War’ indetti da Cgil, Anpi e Arci e a cui aderiscono numerose associazioni. Oltre che aver dato al governo israeliano il pretesto per chiudere i valichi d’accesso nella Striscia di Gaza, il conflitto si è esteso a tutta la zona del Golfo ed a un secondo fronte in Libano, dove stamattina sono penetrati i soldati israeliani. È l’inizio dell’offensiva di terra, dagli effetti imprevedibili, di una guerra che durerà a lungo e sui cui sviluppi si alternano dichiarazioni contraddittorie… Fonti militari USA sostengono che l’invio di truppe in Iran come in Iraq 23 anni fa è una strategia allo studio, invece molti politici lo negano, ma Donald Trump ha annunciato che sia un’opzione possibile mentre al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sua moglie, in veste di first lady americana, presiedeva una riunione sulla protezione dei bambini nei conflitti armati. “Negli ultimi due giorni ci è stata ricordata questa verità – ha affermato Melania Trump – Le scuole in Israele, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein e Oman hanno chiuso e sono passate alla didattica a distanza a causa delle operazioni militari in corso nella regione”. E mentre lei parlava all’ONU della necessità degli interventi con cui proteggere i bambini e garantire il loro accesso all’istruzione e alla tecnologia, l’amministrazione di suo marito tagliava i fondi a numerose agenzie delle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni internazionali. Poco prima dell’inizio della sessione l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeid Iravani, ha dichiarato che è “profondamente vergognoso e ipocrita” da parte degli Stati Uniti convocare una riunione sulla protezione dei bambini durante i conflitti armati mentre lanciano attacchi aerei sulle scuole iraniane. Ieri sull’Iran sono stati compiuti 800 raids, concentrati principalmente su Teheran, dove sono state sganciate 250 bombe. È stata distrutta la sede della Tv iraniana e colpito il centro nucleare di Natanz. Secondo la stampa di Teheran sono oltre 1˙000 le vittime degli attacchi israelo-statunitensi, in tre giorni. Nelle varie basi militari USA colpite nella regione si contano 6 uccisi e 18 feriti. Un F-16 è stato abbattuto nei cieli del Kuwait e sono almeno due le petroliere incendiate, una nel Golfo di fronte alle coste del Bahrein e una nel Mare arabico, alle coste dell’Oman. Ieri la periferia sud di Beirut è stato teatro di intensi e simultanei raid aerei, che hanno colpito duramente le zone di Haret Hreik e Ghobeiri, provocando dense colonne di fumo e il rumore di successive esplosioni. Questo bombardamento avviene dopo che l’esercito israeliano ha intimato l’evacuazione di quattro edifici in queste due aree, sostenendo che si trattava di strutture di Hezbollah e minacciando di prenderli di mira se i civili non si fossero spostati di almeno 300 metri. Il fumo si è alzato da almeno due punti di Haret Hreik, in concomitanza con il rumore delle esplosioni. Gli abitanti della periferia sud hanno vissuto una notte difficile, divisi tra l’impatto dei bombardamenti e il terrore dell’attesa, soprattutto a causa del protrarsi degli allarmi israeliani fino alle prime ore del mattino, che hanno preso di mira 53 villaggi nel Libano meridionale, tra cui Kfar Rumman, Haboush e Khiam. Segnalando 52 morti e 154 feriti nelle ultime 24 ore, le autorità libanesi hanno riferito un bilancio sanguinoso dell’escalation e questa mattina presto Hezbollah ha annunciato di aver bombardato la base aerea di Ramat David, nel nord di Israele, con uno sciame di droni, prendendo di mira siti radar e sale di controllo. Questa risposta conferma la prosecuzione delle operazioni militari del partito, nonostante la decisione presa ieri dal governo libanese di vietarne le attività militari e limitarle alla sfera politica. Un incendio è scoppiato nella notte tra lunedì e martedì all’ambasciata USA a Riad in seguito a un attacco di due droni lanciati dall’Iran. Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto del fumo sopra l’edificio. In seguito, nuove esplosioni sono rimbombate nel centro della capitale saudita. Una fonte vicina all’esercito saudita ha dichiarato, protetta dall’anonimato, che la difesa aerea saudita ha intercettato quattro droni che puntavano al quartiere diplomatico di Riad. Con in casa le basi militari Usa, eredità dell’invasione di Bush del 2003 e della falsa guerra al terrorismo, l’Iraq, si trova tra due fuochi. Una maggioranza della popolazione che sostiene i “fratelli” sciiti iraniani ma ieri la polizia ha represso le manifestazioni popolari contro l’ambasciata statunitense nel centro di Baghdad. Il governo dichiara la propria neutralità, ma mentre Teheran lanciava missili sulle basi USA in Kurdistan le milizie governative irachene hanno bombardato le basi Usa in Giordania. Lunedì in Cisgiordania, dove le forze di occupazione israeliane hanno lanciato una campagna di arresti su larga scala, nelle prime ore di lunedì mattina arrestando 44 palestinesi arrestati, tra cui anche dei bambini, due persone sono state uccise e altri tre ferite da coloni israeliani durante un attacco contro la città di Qaryut, a sud di Nablus. Il Ministero della Salute palestinese ha dichiarato che Mohammed Taha Muammar (52 anni) è stato ucciso dopo essere stato colpito alla testa, mentre suo fratello Fahim Taha Muammar (48 anni) è stato ucciso dopo essere stato colpito al bacino. La Mezzaluna Rossa Palestinese, le cui squadre sono intervenute sul posto, ha riferito che almeno altre tre persone sono rimaste ferite, tutte da colpi d’arma da fuoco. Tra i feriti c’era anche un ragazzo di 15 anni, colpito alla spalla. I testimoni hanno confermato che i coloni hanno sparato proiettili veri contro i cittadini sotto la protezione dell’esercito israeliano. Intanto nella Striscia di Gaza, dove i bombardamenti aerei e dell’artiglieria israeliana non sono cessati su tutta la linea gialla, da nord a sud, e stamattina un giovane è stato assassinato stamattina dai colpi di cecchini a est di Khan Younis, da 4 giorni i valichi sono chiusi e l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha affermato che l’escalation regionale sta già colpendo la popolazione di Gaza e interrompendo i servizi umanitari, sottolineando che le autorità israeliane hanno chiuso tutti i valichi, compreso quello di Rafah, e sospeso il trasporto di aiuti umanitari nelle aree circostanti i siti di dispiegamento delle truppe israeliane a Gaza. L’ufficio delle Nazioni Unite ha osservato che negli ultimi giorni sono stati costretti a razionare il carburante, dando priorità alle operazioni salvavita, seppur a capacità ridotta, a causa della diminuzione delle scorte locali. Tra questi rientrano panetterie, ospedali e impianti di desalinizzazione, tutti colpiti, e servizi come la raccolta dei rifiuti solidi sono stati sospesi. Ha affermato che in alcune zone di Gaza City, la diminuzione della produzione idrica ha fatto sì che i residenti ricevano solo due litri di acqua potabile al giorno e che i prezzi dei beni di prima necessità abbiano già iniziato a salire. Martedi in piazza, contro l’aggressione all’Iran e per dire NO ai servili complici / CONTROPIANO ANBAMED
March 3, 2026
Pressenza
IRAN: QUARTO GIORNO DI AGGRESSIONE ISRAELO-STATUNITENSE. ISRAELE ATTACCA PURE IL LIBANO, ANCHE VIA TERRA
Levante in fiamme nel quarto giorno di aggressione militare israelo-statunitense, martedì 3 marzo 2026. Raid in corso sia sull’Iran che sul Libano, dove le truppe israeliane hanno superato il confine invadendo nuovamente via terra il sud. Tel Aviv parla di “zona cuscinetto”, ossia dell’occupazione di territorio libanese. L’esercito libanese è scappato, lasciando 7 postazioni. Anche l’Unifil, missione Onu partecipata dall’Italia, ritira il personale non essenziale. Trentamila civili libanesi sono in fuga, colpiti dai raid arrivati anche su Beirut. Il bilancio, per il Ministero della Sanità libanese, è di almeno 52 morti e 154 feriti. Bombe anche sulla tv Al-Manar, vicina al movimento sciita Hezbollah, che fa sapere di avere colpito 3 basi militari israeliane. In Iran Tel Aviv ha colpito la tv e radio di Stato, che al momento continua a trasmettere. Bombe pure dagli Usa su Isfahan, Shiraz, oltre a nord e est di Teheran. Nella capitale colpito anche lo storico Palazzo Golestan, patrimonio mondiale Unesco, che ha subito gravi danni per i raid di Israele e Usa. Il bilancio dei bombardamenti israeliani e statunitensi sull’Iran è, finora, di 787 vittime e 9 ospedali bombardati. Lo riferisce la Mezzaluna Rossa. Tra le vittime ci sono almeno 150 studentesse della scuola colpita dai raid di Tel Aviv e Washington a Minab, nel sud del Paese. Qui, decine di migliaia di persone hanno riempito le strade per i funerali delle giovani. Prosegue anche la risposta iraniana con missili e droni. Stamattina esplosioni a Tel Aviv, Gerusalemme e nei pressi di insediamenti colonici in Cisgiordania. In West Bank sono 2 i palestinesi ammazzati e 3 quelli feriti per gli attacchi dei coloni fascisti a Qyarout, vicino Nablus, mentre l’esercito occupante israeliano prosegue senza soste raid preventivi e rapimenti di massa. A Gaza, intanto, le forze di occupazione hanno chiuso ancora i valichi, che verranno forse aperti oggi parzialmente di fronte allo spettro della carestia. Questo non ferma, comunque, il genocidio quotidiano: oggi un’altra vittima, colpita da un cecchino a nord di Khan Younis. Salgono così a 630 i morti del presunto cessate il fuoco, l’11 ottobre, a Gaza. “Li stiamo massacrando, ci abbiamo messo un’ora a eliminare la leadership ma non abbiamo ancora iniziato a colpirli duramente, la grande ondata arriverà presto”, ha detto ieri il presidente Usa Trump, che non esclude neanche l’invio di truppe statunitensi “boots on the ground”. Secondo il Pentagono sono sei i soldati Usa morti, una decina quelli feriti. Per Teheran i numeri sarebbero molto diversi: le autorità iraniane parlano di “650 soldati Usa uccisi o feriti”, in particolare negli attacchi contro il quartier generale della Quinta Flotta in Bahrein. Di certo c’è che a Riad brucia l’ambasciata Usa in Arabia Saudita. Quella in Kuwait è stata chiusa fino a nuovo ordine. In Bahrein scontri di piazza tra polizia e manifestanti, in piazza contro l’appoggio del regime locale al fronte Israele – Usa. Washington esorta i propri cittadini a lasciare il Medio Oriente. Via anche il personale a stelle e strisce da Iraq (qui nuovi attacchi delle milizie sciite irachene a Erbil), Bahrein e Giordania, mentre Teheran ha colpito la base Usa di Al Udeid in Qatar e il porto di Duqm, in Oman. In una dichiarazione rilasciata oggi, il ministero degli Esteri iraniano Araghchi ha avvertito “gli Stati europei a non unirsi alla guerra”. Il tutto alla vigilia del viaggio del cancelliere tedesco Merz, il più filoisraeliano del Vecchio Continente, chiamato a rapporto da Trump alla Casa Bianca. Sul fronte europeo resta alta la tensione nella base britannica di Cipro, colpita nelle scorse ore da alcuni droni. Non è chiaro se i velivoli kamikaze senza pilota siano stati scagliati dall’Iran o dal vicino Libano, come dicono i media locali. La Grecia, comunque, manda fregate militari e sistemi missilistici di difesa in zona, mentre Macron offre l’ombrello nucleare francese ad altri Paesi della Ue. Fuori dal coro solo la Spagna: 15 aerei cisterna Usa hanno lasciato il Paese dopo che Madrid ha negato l’uso delle basi militari sul territorio spagnolo per operazioni contro l’Iran. Teheran, intanto ha chiuso lo stretto di Hormuz, dove transitano gli idrocarburi diretti in particolare proprio in Europa: è boom speculativo di gas e petrolio. Su Radio Onda d’Urto è intervenuto Lorenzo Forlani, analista, giornalista free-lance ed esperto di Medio Oriente, in particolare di Libano, dove ha vissuto a lungo. Ascolta o scarica. Sulle nostre frequenze è intervenuto anche Alberto Negri, giornalista ed editorialista de Il Manifesto. Ascolta o scarica.
March 3, 2026
Radio Onda d`Urto
A proposito dell’aggressione israelo-statunitense all’Iran
Un attacco a tradimento. Trump ha rovesciato i principi della diplomazia: trattare non per raggiungere un accordo condiviso, ma per ingannare l’avversario. La decisione dell’attacco era stata presa da tempo e il momento dell’inizio è stato determinato dal completamento dei preparativi in mare e a terra. È una guerra che cancella il diritto internazionale e condanna l’Onu ad essere una piazza di dibattito inutile e inascoltato. In risposta all’aggressione israeliana, l’Iran ha stupidamente attaccato i suoi vicini arabi, alleati impotenti di Washington. Anche se la guerra finirà, i suoi effetti negativi rimarranno a lungo. Sono stati attaccati l’Iraq, gli Emirati, Bahrein, Qatar, Kuwait, Arabia Saudita, Giordania e Siria. I “pericolosissimi” missili iraniani dopo 200 lanci non hanno ucciso nessuno. Dove sono caduti, hanno ferito e rotto un po’ di vetri delle finestre. Le bombe israeliane e statunitensi, invece, oltre a decimare il vertice politico e militare iraniano, hanno assassinato 128 bambine nella  scuola femminile “Minab”, nel sud dell’Iran. Il fatto grave che ha superato tutti i limiti è stato l’assassinio della guida spirituale iraniana Alì Khaminei. Trump e Netanyahu mirano al cambio di regime a Teheran. Non crediamo che lo otterranno. Hanno soltanto acceso ulteriormente il nazionalismo e aumentato le sofferenze della popolazione dell’Iran e di tutta la regione. Patetica la posizione dell’Ue e delle potenze europee: non hanno espresso nessuna condanna dell’aggressione, ma si sono affrettate a condannare la reazione, strategicamente sbagliata, di Teheran contro i paesi arabi. Come nel 2003, i paesi colonialisti hanno creato un nemico, demonizzandolo, e poi hanno distrutto un paese. Una volta in nome della lotta al terrorismo (Afghanistan), poi per esportare la democrazia (Iraq) e adesso nel nome della sicurezza di Israele (unico paese in M.O. a possedere testate nucleari). E intanto proseguono e si intensificano gli attacchi israeliani a Gaza, Cisgiordania e Libano. È la politica del dominio, che non porterà alla pace, ma spiana la strada alla legge della giungla e a guerre permanenti. ANBAMED
March 1, 2026
Pressenza
Palestina: una terra che vuole vivere
Oggi potete leggere: aggiornamenti da Anbamed del 28 e 27 febbraio aggiornamenti da Radio Onda d’Urto del 27 febbraio da Solidaria Bari una iniziativa di solidarietà a Lozza (VA) una mostra per 10 giorni una poesia di MOHAMMED ABO SOLTAN da Maiindifferenti – Voci ebraiche per la pace e LƏA – Laboratorio ebraico antirazzista – una importante lettera rivolta alla
February 28, 2026
La Bottega del Barbieri
Senza tregua
A Gaza non c’è nessuna tregua. Venerdì mattina, l’esercito di occupazione israeliano ha lanciato attacchi aerei, bombardamenti di artiglieria e pesanti colpi di arma da fuoco in diverse zone della Striscia di Gaza assediata, nel nord, nel centro e nel sud, mentre continuano le restrizioni israeliane all’ingresso degli aiuti umanitari. Testimoni oculari hanno affermato che i caccia israeliani hanno effettuato due raid all’interno della linea gialla a est dei quartieri di Shuja’iyya e Tuffah, a est di Gaza City. Ciò è avvenuto in concomitanza con pesanti colpi d’arma da fuoco sparati da veicoli israeliani contro le case diroccate e le tende degli sfollati nel quartiere di Al-Zaytoun, a sud-est della città, oltre a bombardamenti intermittenti di artiglieria. Nella Striscia di Gaza centrale, l’esercito israeliano ha condotto violente operazioni di demolizione prendendo di mira edifici e strutture all’interno della linea gialla a est del campo profughi di Bureij. Libano Diversi attacchi aerei israeliani sul campo profughi di Ain el-Helwa (Dolce Sorgente) e nella Beqaa. Le squadre di soccorso e le ambulanze stanno proseguendo le operazioni di evacuazione e ricerca dopo che gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato diversi edifici nella valle della Beqaa in Libano. Secondo i primi rapporti, 12 persone sono state uccise e oltre 40 ferite nei raid aerei. Prima dell’attacco sulla Beqaa, Israele ha bombardato il campo profughi di Ain el-Helwa (clicca), vicino a Sour (Tiro). Il bombardamento è stato effettuato da una nave israeliana in mare. Secondo i dati forniti dal ministero della sanità libanese, ci sono stati due morti e una decina di feriti. Hezbollah ha pubblicato l’annuncio funebre di un suo comandante militare, Hossein Yaghi, ucciso nell’aggressione israeliana a Baalbek. L’intensificazione dei bombardamenti israeliani in territorio libanese denota il disinteresse di Tel Aviv a raggiungere un accordo pacifico negoziale, mentre cerca di imporre con la forza militare la resa di Beirut, contando sulle divisioni confessionali libanesi per destabilizzare ulteriormente il paese e rendere definitiva l’occupazione di vaste aree del Libano meridionale. Cisgiordania Il Centro di informazione palestinese ha registrato 1093 attacchi delle forze di occupazione e dei coloni nella Cisgiordania, nel periodo dal 13 a 19 febbraio: 3 persone assassinate, 52 feriti, 157 arresti, 19 deportazioni, 214 perquisizioni violente di appartamenti, 44 case demolite, 192 restrizioni attorno alle città e villaggi con posti di blocco, 57 chiusure ermetiche delle città e coprifuoco, 48 spari con cecchini, 100 aggressioni di coloni ebrei, 158 attacchi a case, 6 attacchi a luoghi di culto sia musulmani che cristiani, 41 confische di proprietà, 2 attacchi contro équipe mediche. Tutta questa violenza è stata subita dalla popolazione palestinese nativa in una sola settimana. Furto di terra L’occupazione militare ha confiscato 2000 donum di terreni a Sabastaya e Barqa, a nord di Nablus. Praticamente Israele si è impossessata della zona archeologica e di tutti i terreni agricoli circostanti. Il sindaco, Mohammed Azim, ha spiegato che il piano coloniale continuava da tempo, con le strade ad uso esclusivo dei coloni ebrei e con le incursioni militari in città e l’istituzione di posti di blocco militari che ostacolano l’arrivo dei contadini alle loro terre. I governi israeliani avevano messo le mani sul sito archeologico con il pretesto di “miglioramento dello sviluppo turistico”, ma in realtà mirano a creare una narrazione storica falsa sull’ebraicità di monumenti romani. Diritti biblico L’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha suscitato ampie polemiche dopo le dichiarazioni rilasciate durante un’intervista con il giornalista americano, Tucker Carlson, in cui ha affermato che sarebbe “accettabile” che Israele prendesse il controllo di tutto il Medio Oriente, sulla base delle interpretazioni bibliche che circolano all’interno del movimento nazionalista cristiano negli Stati Uniti. Huchabee avrebbe affermato durante il dialogo che un “testo dell’Antico Testamento” parla di una promessa divina fatta ad Abramo di un’area geografica che si estende dalla valle del Nilo al fiume Eufrate, un’area che comprende gran parte del Medio Oriente, tra cui Giordania, Siria e Libano, oltre ad aree dell’Arabia Saudita e dell’Iraq. Huckabee è un rappresentante di una corrente conservatrice tradizionale che sostiene fermamente Israele, soprattutto nei circoli evangelici di destra negli Stati Uniti. Un fanatismo messianico cristiano-ebraico fondamentalista, che non viene messo sotto la lente di ingrandimento dell’informazione colonialista. Iran/Usa Ultimati i preparativi di guerra statunitensi contro l’Iran. Secondo la stampa d’oltre atlantico, Il Pentagono avrebbe comunicato a Trump la disponibilità a sferrare l’attacco a partire da oggi. Sarebbero pronti sia piani per un attacco limitato, sia quelli per una guerra lunga per il cambio di regime. Le dichiarazioni dell’inviato speciale della Casa Bianca, Wittkof, secondo le quali Trump esige che l’Iran blocchi ogni attività di arricchimento interno dell’uranio, indicano che l’aggressione USA contro l’Iran è in arrivo. Intanto… “100 Porti–100 Città” è il nuovo itinerario di solidarietà della Freedom Flotilla Italia. Si parte da Taranto il 2 maggio: una barca salperà e navigherà lungo le coste italiane, mentre un camper percorrerà le zone interne. Ogni tappa sarà un punto d’incontro con testimonianze, mostre fotografiche, proiezioni, presentazioni di libri, incontri nelle scuole, proposte di adesione alla campagna di boicottaggio del movimento BDS, gemellaggi, iniziative di sostegno alle strutture sanitarie di Gaza… Sono tanti i modi con cui singoli e realtà collettive possono partecipare per spezzare l’assedio del silenzio che avvolge Striscia di Gaza e Cisgiordania. ANBAMED
February 21, 2026
Pressenza
Sorpresa: il glifosato fa venire il cancro
articoli di Ettore Cera ed Enrico Cinotti(ripresi da ilsalvagente.it)Glifosato, licenziato lo scienziato italiano che ha provato il legame con il cancro – Enrico Cinotti Daniele Mandrioli, direttore del Centro di ricerca dell’Istituto Ramazzini, è stato cacciato dalla stessa cooperativa che gestisce l’ente. Gli scienziati: “LegaCoop deve spiegare le ragioni del licenziamento”. E i big dei pesticidi brindano Il glifosato miete un’altra
February 16, 2026
La Bottega del Barbieri