Non smettiamo di parlare di Gaza
È morta stamattina a Gaza la bambina Aisha Agha, 27 giorni d’età, a causa del
freddo e della malnutrizione. La città di Gaza è senz’acqua a causa del
bombardamento israeliano di ieri che ha colpito la principale conduttura
dell’acquedotto. I lavori di riparazione sono impediti dai continui attacchi dei
cecchini e dei carri armati sulle squadre della protezione civile. Medici per i
diritti umani e UN Women hanno denunciato in un rapporto che Israele sta
prendendo di mira le donne palestinesi di Gaza con una politica di genocidio,
basata sul genere, per impedire loro di avere figli.
Intanto si è riunito ieri al Cairo, in seduta congiunta, l’organismo
internazionale denominato “Peace Council” e il Comitato di amministrazione
palestinese, guidato dall’ingegnere Alì Shaath. Sono due organismi previsti dal
piano Trump, approvato poi, obtorto collo, dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu
con l’astensione di Mosca e Pechino. Sono in realtà organismi senza potere
effettivo e Israele ha già dichiarato per bocca di Netanyahu che non si ritirerà
né dal valico di Rafah, né dalla “linea gialla”, che considera come nuova linea
di confine. È la pace dei cimiteri.
In Cisgiordania un giovane è stato ucciso ucciso e decine sono i feriti negli
attacchi israeliani contro i villaggi palestinesi nella provincia di el-Khalil.
L’intervento militare con licenza di uccidere è generalizzato in tutto il
territorio occupato. Sono stati registrati ieri 29 attacchi militari contro
villaggi e città palestinesi. Le aggressioni dei coloni sono state 13. È una
guerra generalizzata che mira alla cacciata dei palestinesi autoctoni per
sostituirli con coloni ebrei arrivati da ogni dove.
In tale piano occupa un ruolo fondamentale l’urbanistica segregazionista. Va
avanti il piano per la “strada 45”, fondamentale arteria per il progetto
colonialista E1, ad est di Gerusalemme, che viene realizzato sulle terre delle
comunità palestinesi con l’intento dichiarato di cancellare la continuità
territoriale tra il nord e il sud della Cisgiordania, per impedire la
costituzione di uno stato palestinese.
Iran
La repressione continua e il black-out delle comunicazioni anche. Ma l’intensità
delle proteste è calata, a causa dell’uso sproporzionato della forza. Le poche
testimonianze filtrate parlano di paura della gente, a causa dello spietato uso
delle armi da guerra contro manifestanti disarmati, che erano scesi in piazza
con le mani alzate.
Il regime continua a dipingere i manifestanti come agenti di forze straniere,
specialmente israeliane e statunitensi. “Abbiamo sequestrato armi di
fabbricazione israeliana, che sono state usate contro gli agenti”, ha detto il
procuratore generale della Repubblica. La tv pubblica ha trasmesso i funerali
degli agenti uccisi, affermando che si è trattato di 300 assassinati da colpi di
arma da fuoco e da accoltellamenti.
Probabilmente, oltre alla spietata repressione, anche l’incitamento israeliano e
dello stesso Trump, con l’aggiunta delle immagini di vandalismo contro uffici
pubblici, incendi di auto e autobus, pubblici e privati, sparatorie contro la
polizia e slogan a favore dello Shah hanno fatto desistere gli iraniani onesti
dallo scendere in piazza.
In diverse città iraniane si sono svolti i funerali dei membri delle forze di
sicurezza e degli agenti di polizia uccisi nelle recenti proteste in tutto il
Paese. I partecipanti hanno scandito slogan che condannavano gli atti di
violenza e vandalismo. Hanno inoltre condannato l’ingerenza americana e
israeliana negli affari iraniani e nel processo ai responsabili delle proteste.
Chiusa la pagina delle proteste, si apre adesso la strada della repressione.
Secondo fonti della sicurezza del regime sono state arrestate 3 mila persone
accusate di terrorismo. Rischiano la condanna a morte, in un paese che detiene
un primato delle esecuzioni capitali, con Cina, Usa e Arabia Saudita.
Siria
Offensiva ad est di Aleppo delle milizie governative e filo-turche contro le
Forze siriane democratiche. Il centro degli scontri è la cittadina di Deir
Hafer, nella zona rurale di Aleppo, che si trova ad ovest del fiume Eufrate. Il
comandante delle FSD, Mazloum, ha annunciato che da oggi, sabato, le sue forze
si ritireranno ad est del fiume, in seguito alla mediazione di autorità amiche
(Usa) e per dare spazio all’applicazione degli accordi di integrazione delle
unità curde nelle strutture dello stato siriano.
In applicazione degli accordi, il presidente autonominato, Sharaa, ha diramato
un decreto che afferma il curdo come lingua ufficiale della Siria e conferisce
la cittadinanza a tutti i curdi residenti attualmente sul territorio dello
stato.
Libano
Due civili uccisi e decine di feriti nei bombardamenti israeliani ieri sul
Libano. Le azioni militari sono state compiute con bombardieri, con droni e con
l’avanzata di carri armati, in violazione della tregua firmata nel novembre
2024. Non sono state risparmiate le unità dei caschi blu dell’Onu. In un
comunicato, l’Unifil accusa l’esercito israeliano di aver messo in pericolo i
soldati internazionali, mentre stavano ispezionando una casa che era stata
minata dagli israeliani. Un drone ha colpito la costruzione con un missile
malgrado il coordinamento con l’esercito israeliano, mettendo a repentaglio la
vita dei caschi blu. Da Tel Aviv è arrivato subito il solito comunicato che
sostiene che l’attacco era diretto a Hezbollah. Un falso clamoroso smentito
dagli osservatori internazionali.
Per le istituzioni italiane, Palestinese = terrorista
Viminale/VVFF
Il Viminale richiama dieci vigili del fuoco di Pisa che il 22 settembre si sono
inginocchiati durante una manifestazione per Gaza. La contestazione disciplinare
riguarda la “forma” della partecipazione, “perché indossavano la divisa”.
Rischiano dalla sospensione al licenziamento. Non lasciamoli soli!
Tribunale Genova
È attesa per lunedì 19 gennaio la decisione del tribunale del riesame di Genova
su Mohammad Hannoun e gli altri otto uomini finiti in carcere lo scorso 27
dicembre. L’accusa è di terrorismo per presunti finanziamenti ad Hamas. I
giudici decideranno se confermare le misure cautelari, modificarle oppure
annullarle. Ieri si è tenuta una lunga udienza in cui l’impianto accusatorio ha
iniziato a scricchiolare, mostrando errori e contraddizioni. Il materiale per
l’accusa è stato fornito dalla polizia israeliana e non dal sistema giudiziario
israeliano, come prevedono gli accordi di cooperazione. Dalle carte, il collegio
di difesa ha scoperto che la documentazione a carico è stata raccolta da un
agente, Avi Abramson. Si tratterebbe di un agente con 25 anni di carriera, che
ha svolto anche ruoli di consigliere legale per gli uffici del primo ministro
Benjamin Netanyahu, un premier accusato di crimini di guerra e contro l’umanità
dalla Corte Penale Internazionale.
Tribunale L’Aquila
Giustizia italiana a sovranità limitata. Non valgono i principi della Carta
delle Nazioni Unite, ma le informative dell’esercito israeliano. È arrivata
ieri, 16 gennaio, la sentenza nel processo che vedeva imputati tre palestinesi,
accusati di associazione con finalità di terrorismo. Anan Yaeesh è stato
condannato a 5 anni e 6 mesi, mentre Ali Irar e Mansour Dogmosh sono stati
assolti. Alla lettura del dispositivo, il pubblico presente in aula ha gridato
«Vergogna», «Palestina libera» e «Ora e sempre resistenza». All’esterno del
tribunale, come già in occasione delle precedenti udienze, si è tenuto un sit-in
di protesta. La Corte d’assiste presieduta dal giudice Giuseppe Romano
Gargarella ha accolto solo per meno della metà le richieste della Procura, che
aveva chiesto 12 anni per Yaeesh, 9 per Irar e 7 per Dogmosh. Tutti e tre,
arrestati nel marzo 2024, vivono in Italia da tempo e non sono mai stati al
centro di atti violenti. Il solo Yaeesh è ancora in carcere, gli indizi a carico
degli altri due erano caduti in Cassazione: hanno fatto sei mesi di carcere e
ora arriva anche l’assoluzione.
ANBAMED