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Non smettiamo di parlare di Gaza
È morta stamattina a Gaza la bambina Aisha Agha, 27 giorni d’età, a causa del freddo e della malnutrizione. La città di Gaza è senz’acqua a causa del bombardamento israeliano di ieri che ha colpito la principale conduttura dell’acquedotto. I lavori di riparazione sono impediti dai continui attacchi dei cecchini e dei carri armati sulle squadre della protezione civile. Medici per i diritti umani e UN Women hanno denunciato in un rapporto che Israele sta prendendo di mira le donne palestinesi di Gaza con una politica di genocidio, basata sul genere, per impedire loro di avere figli. Intanto si è riunito ieri al Cairo, in seduta congiunta, l’organismo internazionale denominato “Peace Council” e il Comitato di amministrazione palestinese, guidato dall’ingegnere Alì Shaath. Sono due organismi previsti dal piano Trump, approvato poi, obtorto collo, dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu con l’astensione di Mosca e Pechino. Sono in realtà organismi senza potere effettivo e Israele ha già dichiarato per bocca di Netanyahu che non si ritirerà né dal valico di Rafah, né dalla “linea gialla”, che considera come nuova linea di confine. È la pace dei cimiteri. In Cisgiordania un giovane è stato ucciso ucciso e decine sono i feriti negli attacchi israeliani contro i villaggi palestinesi nella provincia di el-Khalil. L’intervento militare con licenza di uccidere è generalizzato in tutto il territorio occupato. Sono stati registrati ieri 29 attacchi militari contro villaggi e città palestinesi. Le aggressioni dei coloni sono state 13. È una guerra generalizzata che mira alla cacciata dei palestinesi autoctoni per sostituirli con coloni ebrei arrivati da ogni dove. In tale piano occupa un ruolo fondamentale l’urbanistica segregazionista. Va avanti il piano per la “strada 45”, fondamentale arteria per il progetto colonialista E1, ad est di Gerusalemme, che viene realizzato sulle terre delle comunità palestinesi con l’intento dichiarato di cancellare la continuità territoriale tra il nord e il sud della Cisgiordania, per impedire la costituzione di uno stato palestinese. Iran La repressione continua e il black-out delle comunicazioni anche. Ma l’intensità delle proteste è calata, a causa dell’uso sproporzionato della forza. Le poche testimonianze filtrate parlano di paura della gente, a causa dello spietato uso delle armi da guerra contro manifestanti disarmati, che erano scesi in piazza con le mani alzate. Il regime continua a dipingere i manifestanti come agenti di forze straniere, specialmente israeliane e statunitensi. “Abbiamo sequestrato armi di fabbricazione israeliana, che sono state usate contro gli agenti”, ha detto il procuratore generale della Repubblica. La tv pubblica ha trasmesso i funerali degli agenti uccisi, affermando che si è trattato di 300 assassinati da colpi di arma da fuoco e da accoltellamenti. Probabilmente, oltre alla spietata repressione, anche l’incitamento israeliano e dello stesso Trump, con l’aggiunta delle immagini di vandalismo contro uffici pubblici, incendi di auto e autobus, pubblici e privati, sparatorie contro la polizia e slogan a favore dello Shah hanno fatto desistere gli iraniani onesti dallo scendere in piazza. In diverse città iraniane si sono svolti i funerali dei membri delle forze di sicurezza e degli agenti di polizia uccisi nelle recenti proteste in tutto il Paese. I partecipanti hanno scandito slogan che condannavano gli atti di violenza e vandalismo. Hanno inoltre condannato l’ingerenza americana e israeliana negli affari iraniani e nel processo ai responsabili delle proteste. Chiusa la pagina delle proteste, si apre adesso la strada della repressione. Secondo fonti della sicurezza del regime sono state arrestate 3 mila persone accusate di terrorismo. Rischiano la condanna a morte, in un paese che detiene un primato delle esecuzioni capitali, con Cina, Usa e Arabia Saudita. Siria Offensiva ad est di Aleppo delle milizie governative e filo-turche contro le Forze siriane democratiche. Il centro degli scontri è la cittadina di Deir Hafer, nella zona rurale di Aleppo, che si trova ad ovest del fiume Eufrate. Il comandante delle FSD, Mazloum, ha annunciato che da oggi, sabato, le sue forze si ritireranno ad est del fiume, in seguito alla mediazione di autorità amiche (Usa) e per dare spazio all’applicazione degli accordi di integrazione delle unità curde nelle strutture dello stato siriano. In applicazione degli accordi, il presidente autonominato, Sharaa, ha diramato un decreto che afferma il curdo come lingua ufficiale della Siria e conferisce la cittadinanza a tutti i curdi residenti attualmente sul territorio dello stato. Libano Due civili uccisi e decine di feriti nei bombardamenti israeliani ieri sul Libano. Le azioni militari sono state compiute con bombardieri, con droni e con l’avanzata di carri armati, in violazione della tregua firmata nel novembre 2024. Non sono state risparmiate le unità dei caschi blu dell’Onu. In un comunicato, l’Unifil accusa l’esercito israeliano di aver messo in pericolo i soldati internazionali, mentre stavano ispezionando una casa che era stata minata dagli israeliani. Un drone ha colpito la costruzione con un missile malgrado il coordinamento con l’esercito israeliano, mettendo a repentaglio la vita dei caschi blu. Da Tel Aviv è arrivato subito il solito comunicato che sostiene che l’attacco era diretto a Hezbollah. Un falso clamoroso smentito dagli osservatori internazionali. Per le istituzioni italiane, Palestinese = terrorista Viminale/VVFF Il Viminale richiama dieci vigili del fuoco di Pisa che il 22 settembre si sono inginocchiati durante una manifestazione per Gaza. La contestazione disciplinare riguarda la “forma” della partecipazione, “perché indossavano la divisa”. Rischiano dalla sospensione al licenziamento. Non lasciamoli soli! Tribunale Genova È attesa per lunedì 19 gennaio la decisione del tribunale del riesame di Genova su Mohammad Hannoun e gli altri otto uomini finiti in carcere lo scorso 27 dicembre. L’accusa è di terrorismo per presunti finanziamenti ad Hamas. I giudici decideranno se confermare le misure cautelari, modificarle oppure annullarle. Ieri si è tenuta una lunga udienza in cui l’impianto accusatorio ha iniziato a scricchiolare, mostrando errori e contraddizioni. Il materiale per l’accusa è stato fornito dalla polizia israeliana e non dal sistema giudiziario israeliano, come prevedono gli accordi di cooperazione. Dalle carte, il collegio di difesa ha scoperto che la documentazione a carico è stata raccolta da un agente, Avi Abramson. Si tratterebbe di un agente con 25 anni di carriera, che ha svolto anche ruoli di consigliere legale per gli uffici del primo ministro Benjamin Netanyahu, un premier accusato di crimini di guerra e contro l’umanità dalla Corte Penale Internazionale. Tribunale L’Aquila Giustizia italiana a sovranità limitata. Non valgono i principi della Carta delle Nazioni Unite, ma le informative dell’esercito israeliano. È arrivata ieri, 16 gennaio, la sentenza nel processo che vedeva imputati tre palestinesi, accusati di associazione con finalità di terrorismo. Anan Yaeesh è stato condannato a 5 anni e 6 mesi, mentre Ali Irar e Mansour Dogmosh sono stati assolti. Alla lettura del dispositivo, il pubblico presente in aula ha gridato «Vergogna», «Palestina libera» e «Ora e sempre resistenza». All’esterno del tribunale, come già in occasione delle precedenti udienze, si è tenuto un sit-in di protesta. La Corte d’assiste presieduta dal giudice Giuseppe Romano Gargarella ha accolto solo per meno della metà le richieste della Procura, che aveva chiesto 12 anni per Yaeesh, 9 per Irar e 7 per Dogmosh. Tutti e tre, arrestati nel marzo 2024, vivono in Italia da tempo e non sono mai stati al centro di atti violenti. Il solo Yaeesh è ancora in carcere, gli indizi a carico degli altri due erano caduti in Cassazione: hanno fatto sei mesi di carcere e ora arriva anche l’assoluzione. ANBAMED
Censura antipalestinese sui libri scolastici in Libano: atto di rimozione culturale
Per i palestinesi, in particolare per i rifugiati che vivono da decenni in Libano in campi come Ain al-Hilweh nel distretto di Sidone, il termine Palestina e l’identità palestinese sono più di semplici indicazioni geografiche o etniche: sono il fondamento di un’identità nazionale costruita in opposizione alla dispersione (Nakba) e alla lotta per l’autodeterminazione. La rimozione di questi termini dai libri di testo scolastici, accettata paradossalmente dall’UNWRA, così come si evince dalle informazioni raccolte sul posto da fonti dell’Associazione per non dimenticare Sabra e Shatila e da Alkemianews.it, non è quindi una semplice revisione curriculare, ma un’inaccettabile tentativo di cancellare la loro esistenza come popolo distinto, negando la base stessa della loro causa. Le scuole, in questo contesto, sono viste, infatti, come ultimi baluardi per preservare l’identità nazionale per le nuove generazioni. I libri di testo utilizzati nelle scuole dell’UNRWA, soprattutto quelli prodotti dall’Autorità Palestinese per le scuole in Cisgiordania e Gaza, ma anche, appunto, nei campi profughi, sono sempre più spesso al centro di aspre polemiche per reiterati tentativi di epurare i libri di testo, da qualsiasi riferimento alla connessione tra popolo palestinese e territorio o anche semplicemente il termine Palestina e palestinese/i. Che proprio l’UNRWA abbia accettato di sottostare ai diktat dell’apparato imperial-sionista, accettando di cancellare la parola PALESTINA dal materiale didattico, rientra in una strategia di normalizzazione del concetto riduttivo e stereotipato di arabo-islamico contrapposto a quello di ebreo. D’altra parte, questo attacco culturale, coerente con la pulizia etnica in corso in Cisgiordania è in continuità con la legge fondamentale di Israele, autoproclamatosi “Stato Nazione del Popolo Ebraico”, approvata dalla Knesset il 19 luglio 2018. Per protestare contro la rimozione del nome “Palestina” dai libri di testo di geografia, sabato 10 gennaio, si è tenuto uno sciopero nelle scuole di Ain al-Hilweh. A Sidone, seconda città libanese per importanza e dimensioni il movimento studentesco ha condannato questa odiosa forma di censura che ipoteca il futuro dell’autodeterminazione del Popolo palestinese sul piano culturale. Il movimento ha sottolineato che «l’istruzione non è uno spazio per manipolare la terminologia o falsificare i fatti; i tentativi dell’amministrazione dell’UNRWA di manipolare la coscienza degli studenti non sono più accettabili. Pertanto, il movimento studentesco di Sidone e Ain al-Hilweh ha organizzato uno sciopero generale sabato 10 gennaio 2026, in tutte le scuole di Sidone e Ain al-Hilweh, per protestare contro la scandalosa rimozione del nome Palestina da diversi materiali didattici stampati che costituisce un attacco diretto alla coscienza nazionale e al diritto degli studenti a un’istruzione che rispetti la verità e l’identità». Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Dov’è Gaza? Sparita dai tg…
Palestina Fino a mezzanotte l’artiglieria israeliana ha colpito la parte orientale di Gaza città. Caccia hanno bombardato a Rafah. Le forze di occupazione israeliane di stanza nelle zone orientali di Gaza City hanno aperto il fuoco con mitragliatrici a est del quartiere Tuffah, mentre elicotteri Apache hanno aperto il fuoco su un’area a est di Jabalia, nel nord. Aerei da guerra israeliani hanno anche bombardato un’abitazione diroccata a est di Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale. I carri armati israeliani hanno ripreso a sparare anche a nord e a ovest della città di Rafah e a est di Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale. Il rapporto giornaliero di ieri parla ancora di un numero di vittime a due cifre: 14 uccisi e 17 feriti. Il totale delle vittime dell’aggressione israeliana è stato di 71.409 uccisi e 171.304 feriti. I dispersi sono valutati in circa 10 mila persone, uccise e sepolte sotto le macerie. Di nuovo le condizioni climatiche e il blocco degli aiuti umanitari rendono la vita della popolazione civile un inferno. Tende che volano lasciando migliaia di famiglie senza riparo sotto una pioggia scrosciante. Bambini con i vestiti bagnati e senza coperte in mezzo a laghi di acqua che circondano ciò che resta delle loro piccole cose. Circolano video che strappano il cuore. Una bambina di 5 anni che scava nel fango per salvare un sacchetto di pane, che sua madre era riuscita a ritirare dal panificio a diversi chilometri di distanza. In un altro video, un bambino di 10 anni piangeva la madre morta nel crollo della casa diroccata dove avevano trovato rifugio. L’agenzia UNRWA ha denunciato la situazione: “I bambini di Gaza dovrebbero avere calore, un’alimentazione adeguata e un livello di sicurezza adeguato, che consenta loro di guardare al futuro con dignità e speranza. L’attuale situazione umanitaria li priva dei loro diritti più elementari. I bambini hanno un disperato bisogno di aiuti umanitari, che vengono bloccati da Israele fuori dalla Striscia di Gaza”. Rastrellamenti, blocchi stradali e coprifuoco in Cisgiordania. Sono le angherie che la popolazione delle città e villaggi palestinesi subiscono tutti i giorni sotto il tallone dell’occupazione militare israeliana. Gli attacchi militari hanno colpito ieri la provincia di Betlemme, il campo profughi di Nour Shams, Sabastia e la provincia di el-Khalil. Un posto di blocco a nord di Ramallah ha chiuso completamente il traffico da e per il capoluogo, per tutta la giornata di ieri e stamattina la scena si è ripetuta di nuovo. Secondo i rapporti dell’agenzia stampa palestinese, gli arresti nella giornata di ieri sono stati 23. Non si contano le aggressioni dei coloni ebrei israeliani contro i villaggi e le comunità pastorizie palestinesi. Giornalisti nel mirino A Gerusalemme, le forze di occupazione hanno arrestato 5 persone, tre donne e due minorenni. Tra le donne arrestate ci sono due giornaliste che stavano seguendo la protesta degli abitanti nativi contro la demolizione della loro casa. Il giornalista Samer Khuwaira è stato rilasciato dopo 9 mesi di arresto amministrativo, senza accuse e senza processo. È il corrispondente della testata Al-Arabi Al-Jadid con sede a Londra. Sua colpa è di aver contestato l’aggressione dei soldati israeliani contro il suo vicino di casa, a Nablus. Un’aggressione gratuita, perché gli stessi soldati avevano constatato l’errore. La vittima non era la persona ricercata. Quando i soldati hanno appreso la professione di Samer, lo hanno ammanettato e portato in commissariato militare. 9 mesi di dura detenzione soltanto perché è giornalista. Leggete la sua testimonianza sulle condizioni delle torture e maltrattamenti subiti. Il caso di Samer Khuwaira, giornalista palestinese incarcerato in Israele per 9 mesi – Libano 15 raids israeliani, ieri, sul Libano. Sono stati colpiti villaggi del sud e della zona centro-orientale. Sono stati presi di mira in particolare i lavori dell’esercito libanese per la risistemazione di strade e bonifica dei terreni dalle mine. Operazioni che si svolgono con l’assistenza delle truppe internazionali dell’Unifil. Il pretesto di attaccare basi di Hezbollah si rivela una propaganda non credibile, ma la stampa, scorta mediatica di Netanyahu, sorvola sul particolare. L’intento vero di Tel Aviv è la colonizzazione del sud Libano con un’occupazione permanente, impedendo per il momento il ritorno della popolazione autoctona. Siria Si intensifica l’aggressione delle milizie governative contro i quartieri curdi di Aleppo. L’ultimatum per la resa dei combattenti è stato prolungato, ma le operazioni militari e le infiltrazioni all’interno di Sheikh Maqsoud sono incessanti. Le istigazioni turche sono all’origine dell’escalation che ha causato lo sfollamento di migliaia di famiglie. I combattenti delle forze democratiche hanno rifiutato di arrendersi ed abbandonare la città con un lasciapassare offerto da Damasco dopo pressioni statunitensi. Iran Due settimane di repressione del dissenso. Il regime alza il livello dello scontro con due mosse: chiusura di collegamenti di telefonia e di internet, da una parte, e un discorso della guida spirituale Khaminei, che ha accusato i manifestanti di essere al servizio del nemico: “L’Iran non tollererà i mercenari che lavorano per gli stranieri”, ha detto distorcendo la realtà. Prima del blocco di Internet, gli attivisti hanno pubblicato video che mostrano raduni nei quartieri della capitale, così come nelle città di Isfahan, Mashhad, Kermanshah, Arak e Babol. I manifestanti hanno scandito slogan contro il regime e altri che chiedevano libertà, in mezzo a una massiccia presenza di forze di sicurezza. Per la prima volta, ieri la tv pubblica iraniana ha pubblicato un servizio che parla delle proteste, anche se presentandole come azioni di vandalismo. ANBAMED
Quale pace?
Gaza Fatima Omar Maarouf aveva 11 anni. È stata assassinata, stamattina, dalle pallottole dei cecchini israeliani a Beit Lahia, mentre giocava davanti alla tenda di famiglia. A Khan Younis, caccia israeliani hanno bombardato stamattina l’area attorno all’ospedale Nasser, causando il ferimento di tre persone accampate nel campo di sfollati. Bombardamenti sono avvenuti ieri a est di Gaza città, provocando due vittime. Un attacco di droni con bombe incendiarie ha provocato la morte tra le fiamme di una famiglia intera, nel centro della Striscia. Cisgiordania 4 attivisti e attiviste internazionali sono stati arrestati dai soldati di occupazione nel villaggio di Al-Mughiyr, vicino ad el-Khalil. La loro colpa è di risiedere in una casa-fattoria di una famiglia palestinese, minacciata dai ripetuti attacchi dei coloni ebrei israeliani. Altri 3 internazionalisti sono stati arrestati alla fine di dicembre sempre con la stessa motivazione. Israele non vuole testimoni sui crimini di deportazione dei nativi. A Kaissan, ad est di Betlemme, un gruppo di una trentina di coloni arrivati da ogni dove hanno attaccato all’alba di oggi i cittadini nativi, colpendo con un mitra un ragazzo di 16 anni, caduto ferito alla gamba con una pallottola. L’esercito che ha accompagnato gli aggressori si è limitato a coprire la loro ritirata. Nessun colono è stato arrestato. Terrorismo alla luce del sole con la benedizione di Netanyahu. Giornalismo nel mirino 56 erano giornalisti palestinesi, uccisi nel 2025 mentre raccontavano il genocidio in corso a Gaza. Lo afferma un rapporto della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ), pubblicato il 31 dicembre Yemen Si complica la situazione nell’est yemenita dopo l’intervento saudita con attacchi aerei sulle basi del Consiglio transitorio. Gli emirati hanno ritirato le loro truppe nel sud, ma Riad ha fornito mezzi e armi pesanti ai suoi affiliati per contrastare gli indipendentisti. Il capo del Consiglio transitorio, Zubaydi ha annunciato una dichiarazione costituzionale con un periodo transitorio di due anni che si concluderà con un referendum sull’indipendenza della Repubblica dell’Arabia del Sud, sui territori dell’ex Repubblica democratica dello Yemen meridionale. Il secondo intervento militare saudita in Yemen aggraverà lo scontro e causerà ulteriori sofferenze, con l’unico obiettivo di garantirsi un accesso diretto all’Oceano indiano-Mare degli arabi e una presenza allo stretto di Bab Mandab, la porta verso il mar Rosso. Iran Trump minaccia militarmente l’Iran per una vicenda interna, la protesta popolare conto il carovita. È un grave atto di violazione del diritto internazionale, che non scuote le coscienze di diplomazie compiacenti e asservite all’unilateralismo statunitense. Nella prima reazione alle minacce di Trump, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani, ha affermato che il presidente degli Stati Uniti deve rendersi conto che interferire in una questione interna iraniana destabilizzerà la regione e minerà gli interessi di Washington. Le dichiarazioni irresponsabili di Trump e israeliane rischiano di far apparire la protesta pacifica contro il carovita come provocazioni eterodirette dall’estero. Siria Scontri fomentati dai seguaci di Assad nel nord-ovest, la sfida jihadista nel centro del paese e l’occupazione militare israeliana nel sud sono le sfide che il governo di Damasco vive senza avere gli strumenti per risolverli. L’alleanza con gli USA e Ue, in funzione anti russa, non salva gli ex qaedisti trasformati in una notta in capi di stato in giacca e cravatta. Il pericolo maggiore rimane, dopo l’occupazione israeliana, l’insidia jihadista di Daiesh (Isis), che la notte di capodanno ha tentato di far saltare una chiesa di Aleppo. Soltanto l’accortezza di un agente della polizia, Mohammed Massat, ha scongiurato una strage. Ha bloccato l’attentatore suicida all’ingresso del luogo di culto cristiano, pagando con la vita. Libano Bombardamenti, droni e sparatorie israeliane sul sud Libano. Non passa un giorno che non vi siano azioni di guerra israeliane contro il paese dei cedri. Il pretesto è il disarmo di Hezbollah, malgrado che il movimento non abbia compiuto una sola azione dalla firma del cessate il fuoco il 27 novembre 2024. Secondo la stampa di Beirut, dalla notte di Capodanno sono stati uccisi 3 civili libanesi in diversi attacchi, due dei quali con missili lanciati da droni su case abitate. Gli attacchi israeliani hanno impedito il proseguimento dei lavori di sminamento delle strade, per permettere il lavoro dei contadini alle loro terre. Le pallottole dei soldati dell’occupazione hanno colpito i caschi blu dell’ONU. ANBAMED
Lun 19 Gennaio h 20.30 – Libano e Palestina
Lunedì 19 Gennaio 2026 dalle ore 20.30 Libano e Palestina Storia dei campi profughi palestinesi e del paese che gli ospita Con un partecipante del viaggio in Libano nel 2025 del “Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila” che farà un resoconto con parole, foto e video Ore 20.30 Cena Ore 21.30 incontro
Nel 38° anniversario della “Intifada delle pietre”…
Alla ricorrenza dell’8 dicembre 1987 l’esercito israeliano ha compiuto una vasta operazione di rastrellamenti che hanno toccato tutte le province della Cisgiordania. Secondo i rapporti pubblicati dai corrispondenti locali dell’agenzia Wafa, sono stati arrestati più di 122 attivisti e militanti. Il più grave attacco è stato contro l’università di Bei Zeit, occupata dalle truppe dall’alba di oggi, con irruzione negli uffici, arresto di personale di guardia, insegnanti e studenti. Anche l’università palestinese di Gerusalemme ad Abu Diss è stata invasa dalle truppe israeliane in assetto dii guerra. Genocidio a Gaza – Duri bombardamenti aerei e dell’artiglieria su Shejaie e Beit Lahia. Non sono cessati gli attacchi dei carri armati nella zona di Khan Younis e Rafah nel sud. In tutta la linea di demarcazione sono entrati in funzione giganteschi bulldozer per spianare a terra gli edifici ed impedire così il ritorno degli abitanti palestinesi. Negli attacchi sono state usate bombe incendiarie contro popolazione civile. È un crimine di guerra. La protezione civile palestinese ha faticato a spegnere gli incendi che si sono sviluppati nelle case già diroccate. È sempre più chiaro il disegno dei generali israeliani: la deportazione forzata dei nativi per colonizzare Gaza. Contro la zona costiera, affollata dai profughi nelle tende, sono stati utilizzati i droni con il lancio di missili mirati, per colpire i gruppi di persone. Alla cieca. Ieri è stata decimata una famiglia: una donna e i suoi 3 figli sono stati uccisi davanti alla loro tenda allagata, mentre tentavano di far fronte alla furia della natura. Il rapporto giornaliero del ministero della salute informa dell’arrivo negli ospedali dei corpi di 15 persone uccise, nella giornata di ieri. È la pace dei cimiteri. Libano – Israele torna ai duri bombardamenti in sud Libano. 6 raids ieri su Jebel Safi. La prepotenza di Tel Aviv è arrivata a bombardare in località a 20 km a nord di Nabatie, cioè nella profondità del territorio libanese. Stati Uniti e Ue ai quali il nuovo governo libanese ha consegnato le sorti del paese, invece di bloccare la mano assassina di Israele, hanno annunciato piani per aiutare l’esercito libanese a disarmare Hezbollah. Yemen – Nuovi sviluppi militari in Yemen. Il Consiglio Meridionale di Transizione ha preso il controllo di due regioni orientali e occupato la capitale provvisoria Aden. Il capo di governo filo saudita è scappato venerdì a Riad, riportando il paese alla situazione del 1990, prima della riunificazione dei due Yemen. Il Consiglio controlla adesso i giacimenti petroliferi e manca soltanto la dichiarazione formale di secessione. È un passo che segna la sconfitta dell’Arabia Saudita che aveva alimentato con la sua interferenza militare la guerra civile yemenita, che dura da oltre 10 anni. Gli sviluppi recenti potrebbero riportare, anche se in condizioni nuove, l’esperienza della Repubblica democratica del Sud Yemen, guidata allora da un movimento di sinistra. Sudan – Le milizie di Pronto Intervento hanno preso il controllo dei complessi petroliferi della provincia di Kordofan. Le società cinesi che lo gestivano si sono ritirate e l’esercito ha abbandonato la regione. È uno sviluppo sicuramente determinante a cambiare le carte nell’eventualità di futuri negoziati. Tali sviluppi spiegano in parte il silenzio delle cancellerie europee sul dramma sudanese. Come a Gaza, stanno collocandosi dalla parte sbagliata della storia. Hanno sostenuto in segreto le milizie, fornendo armi tramite triangolazioni neanche tanto camuffate. Il tutto nel nome di combattere l’influenza economica della Cina e l’espansionismo militare di Mosca. Libertà di informazione – L’esperienza dei tre giornalisti embedded ha svelato il trucco di Israele. Il Comitato per la protezione dei giornalisti, dopo aver esaminato le esperienze di tre giornalisti stranieri a cui è stato permesso di entrare nella Striscia di Gaza nell’ambito di tour organizzati dall’esercito israeliano, ha affermato che i tour coordinati hanno limitato gli spostamenti dei giornalisti, li hanno deliberatamente indirizzati verso prospettive di notizie preparate in precedenza e hanno imposto una revisione del contenuto delle notizie prima della pubblicazione. Una delle giornaliste, Tarnopolsky (AFP), ha confermato che non hanno potuto muoversi liberamente, avvicinarsi ai civili o documentare in modo indipendente, aggiungendo: “A ciascuno di noi è stato permesso di condurre una breve intervista supervisionata con il portavoce dell’esercito israeliano”. Ha poi aggiunto: “Tutto era stato organizzato in anticipo. Non abbiamo visto nessuno e non abbiamo potuto documentare nulla. Questo non era giornalismo; era una commedia”.   > [Anbamed] NL 1934 – 09 dicembre 2025 ANBAMED
PALESTINA: NON SI FERMA L’AGGRESSIONE ISRAELIANA, A GAZA OLTRE 70MILA PERSONE UCCISE
Nel silenzio della comunità internazionale prosegue il genocidio per mano israeliana in Palestina, dove il numero delle vittime dal 7 ottobre 2023, è salito a 70.365, secondo gli ultimi dati diffusi ieri dalle autorità sanitarie locali. Nonostante il cessate il fuoco annunciato l’11 ottobre, ma mai pienamente rispettato, i raid israeliani hanno ucciso 376 persone, 981 quelle ferite, mentre 626 corpi sono stati recuperati dalle macerie degli edifici colpiti. Nelle ultime ore sono stati segnalati nuovi bombardamenti di artiglieria nell’area di Deir el-Balah, dove almeno due palestinesi uccisi. Nel quadro del genocidio, si aggrava anche il bilancio delle vittime tra gli operatori dell’informazione. Secondo l’ultimo rapporto di Reporter senza frontiere (Rsf), nel 2025, 67 giornalisti sono stati uccisi nel mondo. Di questi, quasi la metà (43%) è stata ammazzata a Gaza da parte delle forze di occupazione israeliane. Sul fronte politico, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex presidente statunitense Donald Trump si preparano a un incontro a Washington fissato per il 29 dicembre, per decidere a tavolino il futuro della Striscia, il nome dell’ex premier britannico Tony Blair sarebbe stato “silenziosamente rimosso” dalla lista del “Board of Peace” voluto dal presidente Usa per amministrare l’occupazione de facto di Gaza. Secondo quanto riferito dal Financial Times, l’esclusione di Blair sarebbe legata all’opposizione di diversi Paesi arabi del Golfo. Il cessate il fuoco non ha retto nemmeno sul fronte settentrionale. In Libano, dove un accordo con Hezbollah sarebbe stato raggiunto oltre un anno fa, nel novembre 2024, l’esercito israeliano ha annunciato stamattina nuovi attacchi contro obiettivi attribuiti al movimento sciita. Tra i siti colpiti, secondo l’Idf, figurerebbe un centro di addestramento della forza d’élite Radwan. Prosegue infine l’escalation di violenze di coloni e militari israeliani nella Cisgiordania Occupata, l’obiettivo è l’occupazione totale dei Territori palestinesi. Nelle ultime ore sono stati segnalati raid a Gerico, dove alcuni residenti denunciano il furto di attrezzature agricole; a Silwan, quartiere di Gerusalemme Est, dove soldati israeliani hanno sparato colpi d’arma da fuoco; e a Nablus, dove mezzi pesanti dell’esercito sono entrati in azione demolendo strutture locali. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’intervento di Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri e collaboratrice de Il Manifesto. Ascolta o scarica.
La NATO si prepara alla guerra contro la Russia. Attacchi di Israele a Gaza, in Cisgiordania e Siria. Intanto in Sudan…
Le informazioni raccolte e divulgate oggi, 2 dicembre, da ANBAMED. Sono passati tre anni, 9 mesi e 7 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato Militare NATO, ha dichiarato al Financial Times che l’alleanza sta valutando di intensificare la sua risposta alla guerra ibrida di Mosca e ha affermato che un “attacco preventivo” potrebbe essere considerato una ”azione difensiva”. Per spiegare la sua neolingua, ha aggiunto: “Siamo in un certo senso reattivi. Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando”. GAZA – Le operazioni militari israeliane conto i civili sono intensificate ultimamente, dopo la consegna degli ultimi corpi di ostaggi israeliani uccisi dagli stessi bombardamenti dell’esercito di occupazione. L’aviazione di Tel Aviv ha colpito duramente a Khan Younis e Rafah. Elicotteri hanno bersagliato i campi di sfollati a ovest di Khan Younis. L’artiglieria ha bombardato a Zeitoun, a sud di Gaza città. Il rapporto del ministero della sanità palestinese informa dell’uccisione di 9 civili, nella giornata di ieri, i corpi dei quali sono arrivati negli ospedali. Mentre le violazioni israeliane della tregua non trovano eco sulla stampa scorta mediatica del genocidio e non vengono condannate dalle cancellerie dei paesi colonialisti di Stati uniti e Ue, la situazione umanitaria si aggrava. Le operazioni di ricerca dei dispersi palestinesi sotto le macerie vanno a rilento, a causa del blocco israeliano dell’ingresso di macchinari di movimento terra. Ogni giorno vengono recuperati decine di corpi, ma il numero totale si aggira tra i 10 e i 15 mila vittime dei bombardamenti israeliani sulle zone residenziali. È un dramma per molte famiglie che non riescono a dare una degna sepoltura ai loro cari, caduti vittime dei bombardamenti israeliani. Migliaia di famiglie stanno cercando di estrarre i corpi dei loro cari da sole, in assenza di risorse. “Alcune ci riescono, altre falliscono, ma la realtà è che migliaia di vittime sono ancora oggi sepolte sotto le macerie – ha detto il portavoce della protezione civile, Al-Basal  – Ci sono corpi che possono essere identificati direttamente, ma molte vittime che potranno essere identificate solo attraverso test di laboratorio (DNA)”, sottolineando che la Protezione Civile ha recuperato centinaia di corpi negli ultimi mesi di persone senza nome e che sono stati sepolti nelle ‘tombe non identificate’ nel cimitero dei numeri a Deir al-Balah. CISGIORDANIA – Il 17enne Muhannad Taher Zaghir è stato assassinato dalle truppe israeliane a el-Khalil (Hebron). È stato colpito dalle pallottole dei soldati israeliani mentre era nell’auto del padre. All’ambulanza della Mezzaluna rossa è stato impedito di soccorrerlo e poi il suo corpo è stato preso in ostaggio dall’esercito di occupazione. Anche a nord di Ramallah, le truppe israeliane di occupazione hanno impedito il soccorso ad un ragazzo ferito dalle pallottole dei soldati nel villaggio di Omm Safa. A nord di Gerusalemme, un gruppo di coloni ebrei, arrivati da ogni dove, ha issato costruzioni provvisorie per la realizzazione di una nuova colonia nel villaggio palestinese, Mikhmas. L’esercito ha accompagnato i colonizzatori e allontanato, con la minaccia delle armi, i contadini nativi dalle loro terre. SIRIA – Truppe di Tel Aviv avanzano verso nord nella provincia siriana di Quneitra. È la terza incursione israeliana in territorio siriano, sempre più vicino alla capitale Damasco. I soldati di Tel Aviv hanno eretto posti di blocco, compiuto azioni di rastrellamento e distrutto infrastrutture e demolito case. In una zona rurale hanno sradicato alberi, per costringere i contadini alla deportazione. Gruppi di coloni ebrei israeliani hanno tentato di creare degli insediamenti nelle zone occupate militarmente da Israele all’interno del territorio siriano, ma sono stati rispediti indietro dallo stesso esercito israeliano, con la motivazione che l’area non è ancora sicura e non sarebbe possibile garantire l’incolumità dei cittadini israeliani. LIBANO – Una tregua silente per la visita del papa. Ma la pressione sul governo e l’esercito libanesi da parte degli “intermediari” statunitensi è sempre più sfacciatamente a fianco di Israele. La rappresentante Usa nella commissione di supervisione sulla tregua pretende la restituzione ad Israele di un missile inesploso lanciato su Beirut. Gli Stati Uniti hanno chiesto urgentemente al governo libanese di recuperare la bomba intelligente GBU-39 lanciata da Israele durante l’assassinio del comandante militare di Hezbollah Haytham Ali Tabatabai, ma che non è esplosa ed è rimasta intatta sul luogo dell’attacco. La Casa Bianca teme che la bomba sofisticata, di fabbricazione USA, finisca nelle mani di Hezbollah che poi potrebbe consegnarla all’Iran, Russia o Cina. SUDAN – Le milizie hanno affermato di aver conquistato la caserma dell’esercito governativo a Babmusa. La scena militare sudanese sta assistendo a una rapida escalation dopo che le Forze di Supporto Rapido hanno preso il controllo della città di Babnusa nel Kordofan occidentale, aprendo un nuovo capitolo nel conflitto e ristabilendo un nuovo equilibrio di potere tra le due parti. Il risultato più drammatico della guerra civile sudanese è il prezzo pagato dalla popolazione civile costretta alla fuga ed a subire le angherie di milizie senza controllo. Sono state denunciate dai superstiti violenze indicibili che vanno dallo stupro fino alla richiesta di riscatto alle famiglie delle persone prese in ostaggio. ALEGERIA – Aumento del salario minimo e reddito di disoccupazione. Il governo algerino ha approvato due decreti per la lotta contro la povertà. Secondo una dichiarazione del Consiglio dei ministri, il salario minimo è stato aumentato da 20˙000 dinari (circa 155 dollari) a 24˙000 dinari (circa 185 dollari) a partire dall’inizio del prossimo anno. Come riportato dalla televisione di Stato e da una dichiarazione del consiglio, il presidente Tebboune ha deciso di aumentare l’indennità di disoccupazione da 15˙000 dinari (115 dollari) a 18˙000 dinari (circa 140 dollari).   INIZIATIVE Libertà per Marwan Barghouti : È in corso la campagna italiana in favore della liberazione dei prigionieri politici palestinesi e in particolare per mettere fine alle torture e maltrattamenti. Al centro di tale campagna vi è l’obiettivo di salvare il Mandela palestinese, Marwan Barghouti, da 23 anni in carcere. Sciopero della fame a staffetta contro il genocidio – Sono passati 6 mesi e 17 giorni di sciopero della fame a staffetta, dall’avvio della campagna di Digiuno x Gaza, l’iniziativa lanciata a maggio da Anbamed. Oggi, martedì 02 dicembre, il digiuno a staffetta prosegue. Il digiuno a staffetta prosegue fino alla conclusione vera dell’aggressione militare. Si propone di devolvere il costo di un pasto a favore di una raccolta fondi per la Palestina: “Oltre il digiuno, Gaza nel cuore” (https://gofund.me/4c0d34e2c). La petizione BDS chiede di cancellare il gemellaggio Milano-Tel Aviv e le collaborazioni economiche del Comune con Israele e un appello implora per la liberazione dei medici in ostaggio nei campi di concentramento israeliani. Il 13 dicembre a Milano, alle ore 18:00, ci sarà la presentazione della fiaba illustrata, “Strega!”, di Mia Lecomte – edizione bilingue italiano-arabo di Mesogea – Messina. Una pubblicazione per finanziare i progetti dell’associazione palestinese Al-Najdah a Gaza. Le maestre di Al-Najdah dopo averla ricevuta in formato digitale hanno detto: “Così coniugheremo istruzione e intrattenimento”. La presentazione sarà presso la sede dell’associazione ChiAmaMilano alla presenza di autrice, curatrici e illustratori e illustratrici. Per informazioni e adesioni al progetto Ore Felici per i Bambini di Gaza scrivere a anbamedaps@gmail.com     ANBAMED
Gaza scompare dai titoli dei TG, ma le guerre di Israele continuano
Siria L’esercito israeliano è la nuova Gestapo. Le truppe di Tel Aviv sono penetrate in territorio siriano ed hanno ucciso 13 abitanti del villaggio Beit Jinn. Si tratta di un villaggio druso a nord di Quneitra e a 50 km a sud di Damasco. L’aeronautica ha bombardato e distrutto diversi palazzi nel villaggio druso. Israele “protegge” così i drusi. Bombardandoli. Ci sono anche 25 feriti. Tra i morti vi sono 2 bambini. I soldati israeliani spadroneggiano con scorrerie armate in tutto il sud siriano, compiendo incursioni e rastrellamenti. Prima sostenevano che le loro azioni erano mirate a proteggere i drusi, una comunità araba nativa del Libano e della Siria e con presenza anche in Israele. Ma dal momento che i drusi siriani rifiutano le umiliazioni degli occupanti, vengono bombardati. A Beit Jinn infatti l’aviazione e l’artiglieria israeliane non hanno esitato a bombardare il piccolo villaggio per vendicare la reazione sacrosanta della popolazione all’invasione. Tel Aviv ha anche pubblicato le immagini di questo bombardamento aereo, blaterando di un attacco a un “covo di terroristi”. Non è la prima aggressione israeliana su Beit Jinn. Il 12 giugno le forze israeliane hanno effettuato un raid notturno sulla città, che ha provocato la morte di un civile e la presa in ostaggio di 7 persone, delle quali non si sa nulla fino ad ora. L’11 agosto, un contingente di circa 100 soldati ha lanciato un’incursione a Beit Jann e nei suoi dintorni, con ostaggi e deportazioni. Questi raid israeliani rientrano in un quadro più ampio di violazioni in diverse aree, tra cui l’arresto di siriani del capoluogo, Quneitra, e il divieto per i residenti di accedere alle loro terre agricole. L’esercito IDF ha rapito finora dalla Siria circa 45 persone, la cui sorte è ancora sconosciuta. La stampa israeliana scrive: “I drusi siriani sono stati armati da noi e loro rivolgono le armi contro i nostri soldati”. Secondo un comunicato dell’esercito di occupazione ci sono 6 soldati israeliani feriti. Si chiama resistenza contro l’occupazione militare straniera. Gaza Stamattina, l’ospedale Nasser di Khan Younis ha informato che due minorenni sono stati assassinati da droni israeliani ad est della città. Per tutta la giornata di ieri e dall’alba di oggi i caccia israeliani hanno bombardato sulla linea di demarcazione, la cosiddetta linea gialla. Sono state colpite anche Rafah e Hay Tuffah a Gaza città. L’artiglieria israeliana ha lanciato obici contro Jebalia. Nella giornata di ieri, i corpi di palestinesi uccisi dall’esercito israeliano sono stati 9. Il numero delle vittime dall’entrata in vigore del falso cessate il fuoco è di oltre 400. Secondo l’Unicef, “la malnutrizione persistente con l’avvicinarsi dell’inverno minaccia la vita e la salute dei bambini nella Striscia di Gaza.  L’inverno aggrava la diffusione delle malattie e aumenta il rischio di morte tra i bambini più vulnerabili di Gaza”, annuncia un rapporto dell’organizzazione internazionale per l’infanzia. Il rapporto rileva che: “Le analisi nutrizionali hanno dimostrato che circa 9.300 bambini di età inferiore ai cinque anni a Gaza hanno sofferto di malnutrizione acuta durante il mese di ottobre”. L’Unicef esorta Israele ad aprire i valichi di frontiera verso la Striscia di Gaza per consentire il passaggio degli aiuti umanitari attraverso tutte le possibili vie di rifornimento. Cisgiordania Continua da una settimana l’incursione israeliana a Toubas. La cittadina è assediata, l’esercito ha imposto il coprifuoco e continua operazioni di rastrellamento e distruzioni. È la sorte quotidiana di molte città e villaggi palestinesi. A Jenin, l’esercito ha demolito ieri 40 case e edifici. A Tammoun sono stati presi in ostaggio 100 abitanti e 20 famiglie hanno ricevuto l’ordine di evacuazione delle proprie case, da trasformare in basi dell’esercito o da demolire, per allargare le strade e consentire il passaggio dei veicoli militari. Nella provincia di el-Khalil, l’esercito ha vietato ai contadini di Tarqumiyah di raggiungere i propri campi coltivati. Una manifestazione di protesta dei nativi è stata repressa nel sangue. Sono rimasti feriti anche tre giornalisti e due osservatori civili di pace internazionali. I coloni ebrei israeliani continuano in modo sistematico, con il supporto dell’esercito, a colpire le comunità di pastori palestinesi nella valle del Giordano, per impossessarsi delle terre e delle sorgenti di acqua e costringere così i nativi a rassegnarsi alla deportazione. Sono 40 le comunità di pastori costretti a traslocare nell’ultimo anno. Gli attacchi israeliani in Cisgiordania in due anni hanno causato l’uccisione di oltre 1.083 palestinesi, il ferimento di oltre 11.000 persone e l’arresto di oltre 20.500. Nel frattempo, in Libano, continuano le aggressioni, col pretesto di snidare i resistenti di Hezbollah. ANBAMED
MEDIO ORIENTE: ISRAELE BOMBARDA E UCCIDE IN SIRIA, LIBANO E PALESTINA (SIA A GAZA CHE IN CISGIORDANIA)
Medio Oriente. Partiamo dalla Siria: almeno 13 morti e 25 feriti in attacchi di artiglieria e missili israeliani sulla città di Beit Jinn, a sud-ovest della capitale siriana, Damasco, a poca distanza dalla zona che Tel Aviv occupa, illegalmente, da dicembre, con la caduta di Assad. Ci sarebbero alcuni feriti anche tra i soldati occupanti di Israele, che nelle scorse ore ha nuovamente bombardato il sud del Libano, a un anno ormai dal cessate il fuoco, violato almeno 10.000 volte da Tel Aviv. Palestina, con raid e bombe pure sulla Striscia di Gaza; l’esercito israeliano afferma di aver “rintracciato e ucciso” 9 combattenti palestinesi bloccati nei tunnel sotterranei nelle zone di Rafah orientale. Le ultime vittime portano a 30 il numero dei combattenti uccisi dopo essere rimasti intrappolati nei tunnel al di là della cosiddetta “Linea Gialla”.. Un altro morto, un civile, è stato ucciso in un attacco israeliano a Bani Suheila, vicino alla città di Khan Younis, dove decine di migliaia di persone restano al freddo, sottoposti a pioggia e maree, in tende e rifugi totalmente inadeguati di fronte alla stagione invernale, mentre Israele – come ogni venerdì – chiude i valichi di frontiera per…giorno festivo. Fuori, centinaia e centinaia di camion di aiuti, già normalmente fatti entrare a singhiozzo e con mille limitazioni, in particolare per i beni davvero essenziali per la popolazione, a partire dalle tende. Sempre più infiammata la situazione pure nella Cisgiordania Occupata. Le truppe di occupazione israeliane uccidono 2 palestinesi a Jenin durante un raid mentre si erano già arresi ai militari, come confermano alcune riprese video, con i due uomini che alzano le camicie, dimostrando di essere disarmati, ma nonostante questo vengono uccisi a colpi di pistola, giustiziati. Si tratta di Al-Muntasir Billah Abdullah, 26 anni, e del 37enne Youssef Asasa. Israele annuncia l’ennesima inchiesta militare interna, che come di consueto non porterà a nulla, mentre il ministro fascista Ben Gvir si è precipitato a esprimere solidarietà…ai soldati occupanti, che stamattina ha ferito in maniera seria 3 persone, nel governatorato di Tubas. Durante i rastrellamenti centinaia le persone rapite e sbattute in galera, dove ci sono in totale oltre 11mila palestinesi. Tra loro il più noto è il 66enne Marwan Barghouthi, popolarissimo leader palestinese di Fatah, tra i responsabili militari della Seconda Intifada, sepolto in carcere dal 2002. Domani, sabato 29 novembre, Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, prende avvio anche in Italia la Campagna Internazionale per la Liberazione di Marwan Barghouti e di tutti i prigionieri palestinesi, con una raccolta firme in poche ore siglata da 20mila persone. 6 le richieste: liberazione dei prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, a partire da Barghouti; chiusura dei centri di tortura israeliani; tutela dei diritti umani dei detenuti; rispetto della Convenzione di Ginevra e del diritto umanitario; accesso della Croce Rossa alle carceri e ai detenuti. Attivata una raccolta firme online, dove si definisce “la liberazione di Barghouti e dei prigionieri palestinesi un passo essenziale verso un percorso di giustizia, pace e libertà”. Un mese fa, nella seconda metà di ottobre 2025, Barghouthi era stato pestato in carcere dagli agenti carcerieri israeliani, come denunciato da Arab Barghouti, figlio del leader palestinese, citando le testimonianze di altri prigionieri palestinesi, rilasciati ed esiliati in Egitto dopo l’ultimo cessate il fuoco; si tratta del quarto pestaggio accertato in due anni ai danni del leader nativo del governatorato di Ramallah. In questo caso,  Marwan Barghouti avrebbe perso conoscenza e riportato fratture alle costole. Un altro pestaggio, stavolta a novembre, è quello commesso ai danni di Ahmed Sa’adat, 72enne segretario generale dell’FPLP, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, arrestato dall’ANP di Abu Mazen nel 2002 e poi “ceduto”, nel 2006, a Israele, quando si trovava nella prigione di Gerico, attraverso un accordo tra i servizi di sicurezza di Ramallah e Tel Aviv. A renderlo noto Samidoun, network palestinese dedicato a prigioniere e prigionieri politici palestinesi. Su questo la denuncia della Palestinian Prisoners’ Society, tradotta in italiano da Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica