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La corsa all’oro illegale
Da cinque anni ormai un Regolamento europeo impone alle aziende di verificare l’origine dell’oro e di evitare filiere legate a conflitti o violazioni dei diritti umani. Tuttavia,  il Governo italiano non ha effettuato alcuna attività di controllo sull’operato delle aziende. Un paradosso: siamo tra i maggiori importatori del continente, ma la tracciabilità resta un buco nero. Alla richiesta di Greenpeace sullo stato dei controlli, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha risposto con un imbarazzante zero: zero ispezioni, zero sanzioni. Tutto fermo per “impedimenti meramente amministrativi”. Le importazioni europee sono cresciute del 26% in tre anni, mentre la EU Whitelist – lo strumento che dovrebbe certificare gli impianti responsabili – “non è ancora stata istituita”, come ha confermato la Commissione europea a Greenpeace. La trasparenza, quindi, resta un miraggio. Secondo le informazioni e i dati acquisiti dall’Unità Investigativa di Greenpeace Italia, nel 2025 il nostro Paese è stato il primo importatore di oro extra-UE: l’Italia si conferma così uno dei principali varchi d’accesso del metallo prezioso proveniente da aree ad alto rischio. A oggi, nonostante le normative europee in vigore, non viene effettuato però alcun tipo di controllo lungo tutta la catena di approvvigionamento. L’Italia continua a dipendere dal mercato globale più opaco, quello in cui il rischio di violazioni dei diritti umani e ambientali è più elevato, senza garantire che l’oro provenga da filiere legali. Sette lingotti su dieci arrivano in Italia da Paesi extra-UE, spesso con tracciabilità debole o inesistente. Il Brasile resta un nodo critico, con estrazioni legate a deforestazione e violazioni dei diritti indigeni. Ma anche Svizzera ed Emirati Arabi Uniti – hub globali del commercio dell’oro – sono snodi opachi del commercio globale. E l’Italia è il primo importatore europeo di oro dagli Emirati e secondo dalla Svizzera. Un insieme di flussi che, in assenza di controlli stringenti, potrebbe finire per alimentare un circuito esposto al riciclaggio internazionale. C’è poi la questione dell’oro “riciclato”, che non è altro che una operazione di marketing o di greenwashing: una volta fuso, ad esempio nei suk di Dubai, perde ogni traccia della sua origine. Può essere così venduto alle raffinerie svizzere e da lì arrivare in Italia. Emirati e Svizzera diventano il luogo ideale per “ripulire” metallo di provenienza incerta. Secondo SWISSAID, questa opacità favorisce il “gold laundering”, cioè l’ingresso nel mercato mondiale di oro estratto illegalmente o proveniente da aree di conflitto, con l’alto rischio che arrivi anche in Italia. “Per <oro riciclato>, si legge nel Rapporto di Greenpeace, si intende quello recuperato da gioielli usati, scarti industriali o componenti elettronici, poi rifuso e reimmesso sul mercato. In teoria è una soluzione più sostenibile rispetto all’estrazione mineraria, perché riduce il ricorso a nuove miniere. In pratica, però, la categoria è spesso opaca: una volta fuso e raffinato, l’oro perde ogni caratteristica utile a identificarne l’origine e diventa difficile distinguere tra materiale riciclato e oro appena estratto. Questo crea una zona grigia, in cui sotto l’etichetta <<riciclato>> può finire metallo di provenienza non sempre verificabile. In questo sistema hanno un ruolo centrale Dubai e la Svizzera, due snodi del commercio globale. Dubai è uno dei principali hub mondiali per compravendita e transito del metallo prezioso, soprattutto dall’Africa e dall’Asia. La Svizzera, invece, ospita alcune delle maggiori raffinerie del pianeta: gran parte dell’oro mondiale passa dai suoi impianti prima di tornare sul mercato sotto forma di lingotti certificati. Il punto critico è che, dopo i passaggi di fusione e raffinazione, ricostruire l’origine effettiva del metallo diventa complesso. E così l’etichetta <<riciclato>> rischia talvolta di trasformarsi in una zona grigia perfetta per ripulire filiere poco trasparenti”. Dal Rapporto di Greenpeace emerge, in definitiva, come l’Italia non sia in grado di garantire che l’oro che importa non provenga da filiere illegali, violando i diritti umani o finanziando conflitti armati. Anche se dal 2021 tutti i Paesi europei avrebbero l’obbligo di effettuare controlli lungo tutta la catena di approvvigionamento di diversi metalli, tra cui l’oro, l’Italia in questi cinque anni è restata inadempiente agli obblighi europei. Negli ultimi cinque anni il governo italiano non ha iniziato alcuna forma di controllo ex post sulle aziende importatrici; ma non è tutto: nessuna ispezione è mai stata realizzata e nessuna sanzione amministrativa. Rendendo di fatti nulla la normativa europea. Un’analisi che Greenpeace è riuscita a condurre grazie a documenti ufficiali ottenuti dal Governo tramite richiesta di accesso agli atti FOIA. Qui il Rapporto di Greenpeace “Corsa all’oro illegale”: https://www.greenpeace.org/static/planet4-italy-stateless/2026/06/1bb170c5-report_corsa-alloro-illegale_greenpeace_giugno-2026.pdf.  Giovanni Caprio
July 16, 2026
Pressenza
La nomina di Kevin Warsh alla FED: un colpo al cerchio e uno alla botte
La lunga stagione di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve si avvia ufficialmente alla conclusione, il prossimo maggio, e Donald Trump ha già sciolto le riserve: sarà Kevin Warsh a guidare la banca centrale degli Stati Uniti, come ha annunciato il tycoon attraverso il social Truth. L’investitura arriva in […] L'articolo La nomina di Kevin Warsh alla FED: un colpo al cerchio e uno alla botte su Contropiano.
February 2, 2026
Contropiano
Oro e riarmo, la strada per l’inferno
La ferocia sempre più esplicita di Trump è la faccia truce di un paese in profonda crisi che deve fronteggiare enormi minacce. Una, su cui ho scritto a più riprese, è quella del possibile default del debito federale in questa fase sottoposto ad un fenomeno vistosissimo. La lievitazione esplosiva del […] L'articolo Oro e riarmo, la strada per l’inferno su Contropiano.
January 29, 2026
Contropiano
Pillole di bancarotta n. 6
Le pillole di oggi di Alessandro Volpi sono molto trumpiane. Spaziano dall’oro e dal petrolio venezuelano sui quali gli USA si apprestano a mettere le mani, alla speculazione sui titoli delle aziende belliche statunitensi, al riarmo USA, alla demolizione del diritto internazionale ad opera del tycoon, agli attacchi alla Fed. Il tutto ad uso e consumo dei grandi fondi finanziari,
January 13, 2026
La Bottega del Barbieri
Sudan. L’oro, il sangue e la maledizione del colonialismo
In questo lungo saggio che pubblichiamo volentieri, Chiara Pannullo documenta la situazione del Sudan al centro di un sanguinoso conflitto. Il titolo è una scelta redazionale e non dell’autrice. Nel cuore dell’Africa, dove la cartografia coloniale ha inciso confini come ferite e li ha poi elevati a sistema di governo […] L'articolo Sudan. L’oro, il sangue e la maledizione del colonialismo su Contropiano.
November 5, 2025
Contropiano
Pillole di bancarotta n.2
La bolla dell’oro La crisi profonda del capitalismo finanziario sta generando una mostruosa bolla costruita attorno all’oro, destinata a cambiare il quadro dell’economia internazionale. Ci sono almeno tre ragioni, tra loro decisamente collegate, che favoriscono un prezzo dell’oro superiore ai 4000 dollari l’oncia. La prima è la grande richiesta di […] L'articolo Pillole di bancarotta n.2 su Contropiano.
October 26, 2025
Contropiano
GLOBAL SUMUD FLOTILLA: PARTITA DA CATANIA LA PRIMA NAVE ITALIANA DELLA FLOTTA
Da Catania, in Sicilia, dopo la grande manifestazione di mercoledì 3 settembre, è partita una delle navi italiane della Global Sumud Flotilla che si unirà, nei prossimi giorni con altre barche partite da Barcellona e da Tunisi per cercare di rompere l’assedio navale a Gaza e consegnare tonnellate di aiuti umanitari. Da Catania, Dafne Anastasi dell’Unione Sindacale di Base e dell’equipaggio di terra della Global Sumud Flotilla. Ascolta o scarica. Stefano Bertoldi, attivista e collaboratore di Radio Onda d’Urto con la trasmissione Scuola Resistente, sarà a bordo della Global Sumud Flotilla. Ecco un suo contributo, di domenica 7 settembre, dal porto siciliano, in attesa di partire. Ascolta o scarica. Solidarietà internazionale verso il popolo Palestinese anche a Vicenza, dove è in corso dal 5 al 9 settembre Vicenza Oro, la fiera del settore orafo, gioielliero e orologiero. Un banchetto di solidali riuniti nell’organizzazione Vicenza per la Palestina, sono stati presenti con un gazebo durante tutte le giornate della fiera per protestare contro gli espositori israeliani. Ci racconta come è andata Angela, di Vicenza per la Palestina. Ascolta o scarica
September 8, 2025
Radio Onda d`Urto
ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI CON ANDREA FUMAGALLI: LA CONFERENZA SULLA RICOSTRUZIONE UCRAINA; I DATI OCSE SUI SALARI REALI (E AL PALO) IN ITALIA; L’ORO ITALIANO NEI CAVEAU STATUNITENSI
Consueto appuntamento del venerdì mattina con l’Analisi critica dei fatti economici della settimana con l’economista e collaboratore di Radio Onda d’Urto Andrea Fumagalli. Nella puntata di venerdì 11 luglio viene approfondita la Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina a guerra ancora in corso e senza vedere all’orizzonte spiragli di tregua; un approfondimento anche sui dati economici, dai numeri Ocse sui salari reali in Italia – ancora fanalino di coda – e sui dati della produzione in calo a maggio, con il comparto auto in forte crisi; in ultimo un focus sulle riserve auree italiane nei caveau degli Stati Uniti che preoccupano gli economisti. La puntata di venerdì 11 luglio 2025. Ascolta o scarica.
July 11, 2025
Radio Onda d`Urto
Guerra civile in Sudan: catastrofe umanitaria e rischio di frammentazione del paese
La guerra civile in Sudan era iniziata il 15 aprile 2023 con l’esplosione dei combattimenti, a Khartoum e in buona parte del paese, fra le Forze Armate Sudanesi (Saf) di Abdel Fattah al-Burhan e le Forze di Supporto Rapido (Sdf) … Leggi tutto L'articolo Guerra civile in Sudan: catastrofe umanitaria e rischio di frammentazione del paese sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.