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Tassazione delle grandi fortune: non “patrimoniale”, solo buon senso – di Andrea Fumagalli
La raccolta delle firme a favore di una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Imposta sui grandi patrimoni” (che avevamo già presentato qui lo scorso 10 maggio) si fonda sui principi costituzionali di capacità contributiva (art. 53, primo comma, Costituzione); progressività del sistema tributario (art. 53, secondo comma, Costituzione); eguaglianza sostanziale (art. [...]
June 8, 2026
Effimera
Padova, 29 maggio: contro la peste nera
Alle 19 tutte/i in piazza dei Signori. Venerdì 29, un gruppo fascista porterà nella nostra città la campagna razzista chiamata “Remigrazione”. Nell’Italia, segnata dal crollo verticale della natalità, dalla presenza di percentuali di immigrate/i maggioritaria in alcuni settori fondamentali della nostra economia, e comunque decisiva per il nostro Paese nei decenni a venire, è a tutte/i chiaro che si tratta
RIFONDAZIONE COMUNISTA: 2.200 FIRME PER UNA CONSULTAZIONE TRA ISCRITTE-I. OBIETTIVO: LA LINEA POLITICA VERSO LE ELEZIONI 2027
  Oltre 2.200 firme raccolte tra iscritte-i al Partito della Rifondazione Comunista e consegnate alla Segreteria nazionale del Prc. Obiettivo: arrivare a una “consultazione interna sulle scelte da intraprendere alle prossime elezioni politiche e su un’eventuale adesione al “campo largo” con il centro-sinistra”. A dirlo i promotori della raccolta firme – tra loro Ezio Locatelli, Paolo Ferrero, Fabrizio Baggi, Daniela Alessandri, Eliana Ferrari, Loredana Fraleone e Antonello Patta – che sottolineano come “le firme raccolte siano un numero di gran lunga superiore rispetto a quanto prescritto dall’articolo 15 dello Statuto del Partito per l’indizione di una consultazione interna”. Al centro di fare esprimere direttamente iscritte e iscritti c’è la decisione assunta, il 12 aprile 2026, dal Comitato politico nazionale di Prc, con il via libera al documento proposto dal segretario nazionale, Maurizio Acerbo, incentrato sulla proposta da avanzare alle varie forze di opposizione per “un fronte costituzionale, democratico e antifascista”. Un documento, quello a prima firma Acerbo, approvato dal Comitato politico nazionale di Rifondazione Comunista con 89 voti a favore e 80 contrari e di cui Radio Onda d’Urto aveva parlato diffusamente (clicca qui) circa un mese fa, dando spazio alle posizioni tanto dei favorevoli quanto dei contrari. Su Radio Onda d’Urto l’intervista sulla raccolta firme, realizzata giovedì 16 maggio 2026 con uno dei promotori, Ezio Locatelli, segretario di Rifondazione Comunista a Bergamo. Ascolta o scarica
May 16, 2026
Radio Onda d`Urto
Rifondazione Comunista, depositate firme per consultazione interna su “campo largo”. Locatelli: “Serve unione delle forze contro la guerra”
Rifondazione Comunista – con la segreteria di Maurizio Acerbo – ha proposto, a maggioranza risicata del Comitato Politico Nazionale (Cpn), di entrare nel “campo largo” col centrosinistra e quindi col PD, con l’intenzione di costituire un “Fronte Costituzionale e Antifascista per cacciare il governo Meloni”. Una decisione che è stata percepita, da gran parte degli iscritti, come una posizione arbitraria e calata dall’alto e che smentisce clamorosamente quanto affermato nel documento approvato dall’ultimo Congresso: “…Non si pone quindi il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto campo largo sia perché esso così com’è non è in grado di rappresentare un argine alla destra, sia perché stante la nostra debolezza saremmo sostanzialmente ininfluenti.” Il PD, come forza politica di centro, si è contraddistinto nei suoi governi per aver inseguito il neoliberismo e per aver approvato l’aumento delle spese militari, oltre ai tagli al welfare state esattamente come hanno fatto le destre negli ultimi anni. Per queste ragioni, questa mattina, 14 maggio 2026, sono state consegnate nelle mani della Segreteria Nazionale di Rifondazione Comunista 2.202 firme di iscritte e iscritti al Partito, sulle oltre 2.500 finora raccolte, in parte ancora in corso di spedizione, relative alla richiesta di consultazione interna sulle scelte da intraprendere alle prossime elezioni politiche e su un’eventuale adesione al “campo largo” con il centro-sinistra. Si tratta di un numero di gran lunga superiore alle firme prescritte dall’art.15 dello Statuto del Partito per l’indizione di una consultazione interna. Il comunicato stampa di stamattina redatto dai proponenti – Daniela Alessandri, Fabrizio Baggi, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Loredana Fraleone, Tonia Guerra, Ezio Locatelli, Vito Meloni, Antonello Patta, Matteo Tarenghi, Sandro Targetti, Roberto Villani – afferma: “La richiesta di consultazione si è resa necessaria per superare lo stallo dovuto all’assenza di una chiara indicazione sulla collocazione di Rifondazione alle prossime elezioni politiche. (…) Da qui la richiesta della consultazione della base del Partito. Una consultazione da svolgere al più presto in modo che si possa decidere con chiarezza la strada da intraprendere. Preso atto che a livello di gruppi dirigenti si è in presenza di una spaccatura politica e di orientamenti contraddittori, la richiesta è di dare la parola alle iscritte e agli iscritti. Questa è la maniera migliore per superare le attuali divisioni del gruppo dirigente. Da qui l’importanza che si arrivi a una consultazione della base del Partito, da tenersi entro la fine di giugno, nel rispetto delle procedure democratiche previste dallo Statuto. Una consultazione fatta all’ultimo momento, in autunno o a ridosso delle elezioni, quando oramai le scelte sono state compiute, sarebbe soltanto una presa in giro.” A rilasciare dichiarazioni in merito, a Pressenza Italia, è stato Ezio Locatelli, già segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Torino dal 2012 e deputato di PRC nel 2006.  “La richiesta di consultazione è resa necessaria dal cambio di linea politica intervenuto a seguito della decisione, assunta dal Cpn su proposta del segretario nazionale, di lavorare per un’alleanza con il Pd e il campo largo. Esattamente il contrario di quanto era stato deciso in sede congressuale. Dopo tutto quello che è successo in questi mesi mi sembra che quel giudizio non possa venire meno. Anzi. Per questo la nostra proposta è di lavorare alla costruzione di una colazione alternativa sia al centrodestra e al centrosinistra, in contrapposizione col sistema di guerra, riarmo, autoritarismo e liberismo. Preso atto che su questo punto si è in presenza di una spaccatura a livello di organismi dirigenti la cosa più appropriata è di dare la parola direttamente alle iscritte e agli iscritti. Un punto deve essere chiaro. la consultazione deve tenersi entro l’estate, non all’ultimo momento, a ridosso delle elezioni quando le scelte sono state compiute. In questo caso non sarebbe più una consultazione ma una presa in giro, la presa d’atto di un fatto compiuto.” – ha dichiarato Locatelli. La richiesta di consultazione interna è legittimata anche dal fatto che sin dall’inizio, nel Comitato Politico Nazionale, i numeri sui vari documenti sono stati risicati e la stessa rielezione del segretario è avvenuta con un solo voto di scarto. Come ha dichiarato Locatelli, “la nostra proposta sin dall’inizio come “documento 2” è stata quella di una gestione unitaria del partito, di pieno riconoscimento del pluralismo interno”. Purtroppo questa gestione è stata rifiutata fin da subito: “Ero e rimango convinto che la cosa più sbagliata, da evitare assolutamente, è di trasformare una diversità in divisione stando sul piano di una gestione monocratica del partito. Ancor oggi, più che mai, rimango convinto di questo” – ha sottolineato l’ex-deputato. Il momento critico interno a Rifondazione, secondo Locatelli, “è dovuto, tra le altre cose, alla divaricazione di linea politica che si è prodotta all’interno del gruppo dirigente tra chi pensa che bisogna andare col campo largo e chi invece pensa, io tra questi, che occorra costruire una coalizione contro la destra e alternativa al Pd e al centrosinistra, una coalizione contro la guerra, il riarmo, il liberismo. Con questo non voglio disconoscere che ci sia una competizione tra progressisti e reazionari ma questa competizione è largamente sovradeterminata dalla condivisione delle stesse politiche di fondo in tema di riarmo, di guerra, di austerità, di politiche che hanno attribuito un potere smisurato alla finanza, alle imprese. Queste politiche hanno distrutto l’esistenza di una immensa quantità di persone, sono quelle che in tutta Europa hanno spianato e continuano a spianare la strada alla destra come tendenza generale. Lo spazio del cambiamento non può stare dentro questo quadro caratterizzato da una commistione d’intenti e di interessi deleteria. Occorrerebbe investire sullo sviluppo e la convergenza dei movimenti e delle forze contro la guerra, fuori dal bipolarismo politico militare che connota l’attuale quadro politico.” Nonostante ciò, lo storico dirigente del PRC si è detto ottimista sulla raccolta firme per una consultazione interna, che è inevitabilmente un segnale forte da parte della base del partito per impedire che Rifondazione diventi una “stampella-complice” di politiche neoliberiste di un eventuale “centro-sinistra”. “Fatte le debite proporzioni è come se 15 milioni di elettori e elettrici italiani avessero sottoscritto una richiesta di referendum.” – ha dichiarato Locatelli. “Un segnale che non può essere negato o ignorato.” – rimarca Locatelli – “Il nostro progetto è sempre stato quello di costruire un movimento e una sinistra antiliberista, anticapitalista, contro la guerra, una sinistra autonoma sul piano politico e progettuale dai poli esistenti. Guai a non avvedersi che il bipolarismo cancella questo spazio mirando a distruggere la sinistra di alternativa. Peraltro parliamo di un sistema bipolare in crisi drammatica, di credibilità come dimostrano tutte le indagini e le elezioni degli ultimi tempi. E’ del tutto illusorio pensare di ricondurre i giovani che sono scesi in piazza contro il genocidio a Gaza o che hanno dato la vittoria all’ultimo referendum o pensare di ricondurre il malcontento sociale che c’è in questo momento nell’alveo del bipolarismo politico. Occorrerebbe trarne le conseguenze ponendosi in alternativa a questo sistema, costruendo in maniera molto aperta, senza settarismo alcuno, una soggettività che dia centralità al tema della lotta alla guerra e alle diseguaglianze come unica possibilità di invertire la tendenza ad una continua regressione sociale e democratica.” Come la storia politica recente ha insegnato più volte, le logiche del frontismo con il fine unico di abbattere la destra hanno prodotto l’esatto opposto: svolte a destra dei centro-sinistra, consolidando negli anni l’unità della destra. Le recenti elezioni amministrative a Londra ne sono una dimostrazione: il Labour Party è crollato e l’estrema destra del Reform UK di Nigel Farage è primo partito. L’attuale premier labourista inglese Keir Starmer ha avviato una palese svolta a destra (con tanto di sostegno esplicito ad Israele e al sionismo) che nulla dovrebbe c’entrare – oltre la parentesi di Tony Blair – con il Labour Party. Il Labour Party ha cacciato dal partito Jeremy Corbyn, il regista Ken Loach e tutta l’ala sinistra per fare una politica alla Tony Blair guerrafondaia e neoliberista. La recente sconfitta del Labour Party di Starmer conferma che i centristi neoliberisti aprono la strada all’estrema destra sostenuta da Trump e Musk. Come è stato in Italia con il passaggio da Renzi-Gentiloni a Salvini-Meloni, ciò dimostra che chi vuole fare la destra per impedire alla destra di salire al potere, si ritrova la destra al potere. È normale che la gente, alla copia, preferisca l’originale. “La nostra proposta non è assemblaggio solo di forze politiche minoritarie, ma riguarda l’unione di forze politiche, sociali e di movimento che vogliono costruire un’alternativa radicale al bipolarismo centrodestra e centrosinistra” – rimarca Locatelli. Il frontismo ha ragione d’esistere laddove ha come obiettivo temi e programmi radicali che più forze condividono per un’alternativa alle politiche vigenti. Laddove il frontismo è una coalizione (come quelle del centro-sinistra) di forze diverse unite dal fine esclusivo di impedire alla destra di vincere, significa creare una chimera.   Per ulteriori informazioni sul dibattito interno: > Rifondazione Comunista, Ezio Locatelli: “Campo largo? Ci sono responsabilità > di un’intera classe politica su riarmo, guerra, alleanze militari e coperture > politiche” > Rifondazione Comunista: un fronte costituzionale e antifascista per cacciare > il governo Meloni Lorenzo Poli
May 14, 2026
Pressenza
«Non siam scappati più»
di Bruno Lai 29 aprile 1945: nasce Paolo Pietrangeli. In un certo senso, potremmo considerare Paolo Pietrangeli un “figlio d’arte”. I genitori, infatti, sono il regista Antonio Pietrangeli e la montatrice cinematografica Margherita Ferrone. Paolo Pietrangeli è un intellettuale poliedrico, che svolge un ruolo fondamentale per la cultura italiana del secondo Novecento. Pietrangeli è, prima di tutto, un uomo di
Rifondazione Comunista: un fronte costituzionale e antifascista per cacciare il governo Meloni
Cari amici di Pressenza, ho letto con un certo stupore l’articolo che dedicate al partito in cui occupo l’incarico di Coordinatore della Segreteria nazionale, parlo di Rifondazione Comunista, a firma di Redazione Sebino Franciacorta. Desidero innanzitutto – apprezzando da sempre il lavoro che Pressenza svolge – segnalarvi errori significativi. Sin dall’inizio si afferma che nel nostro Comitato Politico Nazionale, il documento approvato dalla maggioranza ha prevalso per un voto. Ci spiace, ma i voti sono stati 9 (il risultato è stato 89 a 80); probabilmente chi lo ha scritto ha confuso tale risultato con quello emerso dopo il congresso e che ha portato alla rielezione dell’attuale segretario. Non è la prima volta che accade nel nostro partito, anzi al predecessore capitò anche di essere segretario senza maggioranza. Le affermazioni del nostro compagno Ezio Locatelli, che legittimamente sostiene altre tesi, ad avviso di chi scrive deformano le nostre scelte. Nel testo integrale del documento approvato ci si propone di creare un fronte costituzionale e antifascista per cacciare il governo Meloni e si riafferma la nostra autonomia dal “campo largo”. La questione che poniamo è elementare: la legge elettorale non è a doppio turno come in altri Paesi europei, dove la sinistra radicale converge con i propri voti tradizionalmente in un fronte antifascista al secondo turno. Se ci interessa cacciare il governo Meloni non si può far finta di non saperlo. Quello che proponiamo è un accordo tecnico e non vincolante, per sommare i nostri pochi ma preziosi voti per contribuire alla sconfitta della destra fascioleghista e di un governo che porta avanti un mix di neoliberismo, guerra, autoritarismo e razzismo. Per noi non si può porre sullo stesso piano l’alleanza tra Pd di Schlein, M5S di Conte e AVS e una destra guidata dagli eredi diretti del fascismo. Non sono uguali e non possiamo non guardare che con favore come, anche grazie alle grandi mobilitazioni di massa dell’ultimo anno, si stiano prospettando elementi di discontinuità col passato in cui il centrosinistra era aggressivamente confindustriale e neoliberista. Ci sembra che cacciare Meloni corrisponda agli interessi delle stesse classi sociali a cui facciamo riferimento e sia indispensabile per difendere i movimenti di lotta dallo stillicidio di provvedimenti repressivi. Da comuniste/i sentiamo come dovere quello di impedire a questa destra fascistoide di continuare a governare portando avanti i suoi progetti contro la Costituzione. La nostra proposta non si rivolge solo alle forze politiche, ma innanzitutto a coloro che non sono e non si sentono rappresentati dal campo largo, ma vogliono un Paese diverso. Proprio la nostra critica ai limiti programmatici dal campo largo ci spinge a proporre un fronte costituzionale, democratico, antifascista con un programma che segni una discontinuità anche con i governi di centrosinistra e “tecnici” che hanno spianato la strada all’estrema destra. È priva di fondamento l’affermazione che avremmo smentito quanto avevamo sostenuto al recente congresso. È una mistificazione che serve solo a giustificare il tentativo di rovesciarne l’orientamento democraticamente assunto con la richiesta di una consultazione delle iscritte e degli iscritti. Del resto, la proposta di referendum è stata già approvata dal congresso perché contenuta nel documento del segretario che ha ottenuto la maggioranza. Chi oggi invoca “la parola agli iscritti” un anno fa al congresso non ha avanzato la proposta nel suo documento e sosteneva che “chi ottiene un voto in più decide l’indirizzo politico”. Per ogni altra eventuale necessità di comprendere l’incongruenza fra quanto affermato nell’articolo suddetto e non certo per vostra responsabilità si consiglia la consultazione del nostro sito. Cordiali e affettuosi saluti Stefano Galieni   Stefano Galieni
April 24, 2026
Pressenza
Rifondazione Comunista, Ezio Locatelli: “Campo largo? Ci sono responsabilità di un’intera classe politica su riarmo, guerra, alleanze militari e coperture politiche”
Rifondazione Comunista – con la segreteria di Maurizio Acerbo – ha deciso, a maggioranza risicata (ha vinto per un voto) del Comitato Politico Nazionale, di cercare di entrare in coalizione col centrosinistra. Una scelta storica che non succedeva dal 2008, smentendo clamorosamente quanto affermato nel documento approvato dall’ultimo Congresso: “…Non si pone quindi il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto campo largo sia perché esso così com’è non è in grado di rappresentare un argine alla destra, sia perché stante la nostra debolezza saremmo sostanzialmente ininfluenti.” E si è proposta di fatto l’alleanza col campo largo. A tal proposito si è espresso in modo lucido Ezio Locatelli, già segretario provinciale di Rifondazione Comunista di Torino dal 2012, ruolo che ha ricoperto per quasi dieci anni, e membro della segreteria nazionale del partito con l’incarico di responsabile organizzazione dal giugno 2016 al giugno 2019 e da dicembre 2021 a dicembre 2025, terminando il suo incarico dopo il XII Congresso del PRC. Dal febbraio 2026 torna a coprire la carica di segretario provinciale a Bergamo di Rifondazione Comunista. Di seguito le sue dichiarazioni: “Intanto penso che per prima cosa non dobbiamo dismettere il nostro impegno contro la guerra. Una guerra che in tutta evidenza ha assunto una centralità pressoché assoluta negli accadimenti di questi mesi con un salto di qualità dei crimini perpetrati. Ci è mancato solo, ma di poco, nei giorni scorsi di arrivare all’uso dell’atomica nella guerra contro l’Iran. Non basta dire che al vertice di questa guerra terroristica ci sono due figure come Trump e Netanyahu da combattere come figure di eccezione, fuori controllo rispetto a un quadro che tutto sommato rimarrebbe un quadro democratico. No, ci sono le responsabilità del nostro governo e di un’intera classe dirigente in tema di riarmo, di guerra, di alleanze militari, di coperture politiche. L’elenco sarebbe lungo. Penso alle politiche guerrafondaie perseguite da Ursula Von der Leyen. Quest’ultima all’indomani dei primi bombardamenti sull’Iran parlava di una “opportunità”, di una “nuova speranza” per il popolo iraniano. Roba da cacciarla seduta stante. Eppure continua ad avere il sostegno di una maggioranza di forze conservatrici e di centrosinistra di cui fa parte integrante il Pd. Il Pd su cui da alcuni mesi a questa parte noto che l’attuale gruppo dirigente del partito ha rimosso ogni critica. Io credo che avesse ragione Emanuell Todd in una recente intervista a dire che gli europei, le elites europee, con poche eccezioni, con le loro grida di guerra, la loro corsa al riarmo, le loro ostilità contro la Russia sono corresponsabili dell’evoluzione di una guerra che è diventata guerra a tutto campo. Una guerra che è diventata un chiaro indicatore della profondità della crisi di un intero sistema che non funziona più. Non funziona più sul piano economico, sociale, a partire dal declino degli Usa come potenza economica globale, non funziona più sul piano democratico. Ecco io che il ritorno alla centralità della guerra, la trasformazione dell’economia in economia di guerra segna, la fine della fase democratica del capitalismo iniziata nel 1945. Questo il punto. Questa crisi trova il suo alimento o in una crisi generale, nel capitalismo finanziarizzato e di guerra. Per questo credo che l’insistenza monotematica sul pericolo di destra sia inconcludente nel momento in cui non si tiene conto di questa crisi generale, sistemica che ha portato milioni di persone, i giovani in primo luogo, a disertare le urne, a pensare fuori dagli schemi. Per questo credo, non per settarismo ma per sano realismo, che anche su questo piano, più propriamente politico, c’è la necessità di scelte radicali in quanto radicale è la crisi che stiamo attraversando. Il bivio che abbiamo davanti, più che mai, è tra socialismo o barbarie. Quella che stiamo vivendo, in tutta evidenza, è un’epoca di transizione. Credo che in quest’epoca più che mai abbiamo la necessità di non rimanere intrappolati in discussioni politicistiche o alleanze bipartisan che sono parte di un sistema indifendibile, all’origine del disastro e del rischio di una vera e propria catastrofe. Io credo che le forze per una risposta in avanti, di alternativa ci siano. Sono quelle forze non rilevate nei sondaggi elettorali ma che si sono palesate nelle grandi manifestazioni contro il genocidio, contro la guerra. Sono quelle forze di nuova generazione che hanno decretato la vittoria del NO al referendum, un No che è cresciuto nei movimenti, non nei Palazzi. Ecco io penso che dobbiamo ripartire da qui. Siamo tutti consapevoli che esistono orientamenti diversi al nostro interno. Ritengo che la cosa più sbagliata sia stata quella di trasformare questa diversità in divisione con una gestione monocratica ed escludente della metà del partito. Ma al di là di questo penso che in presenza di orientamenti diversi sia giusto e necessario dare la parola alle iscritte e agli iscritti. Per tempo e non per finta quando i giochi sono fatti. Questo è quello che prevede lo Statuto. Mettere in discussione un fatto di democrazia è un fatto gravissimo che non può essere in alcun modo tollerato.” Redazione Sebino Franciacorta
April 22, 2026
Pressenza
No alla svolta di Acerbo, la parola agli iscritti e alle iscritte di Rifondazione Comunista
Maurizio Acerbo finalmente esplicita la linea che traspariva nel primo documento congressuale, un cambio di postura del Partito rispetto all’analisi internazionale, alle relazioni sociali e politiche nazionali, al ruolo che un partito comunista deve avere nei confronti della guerra, della economia di guerra e delle politiche neoliberiste che necessariamente alla guerra conducono. Acerbo ha così sintetizzato il punto dirimente (che pure non vuole sottoporre alla discussione seria e decisiva della base), pesante macigno fino ad ora negato: alle elezioni nazionali dobbiamo proporre un fronte antifascista contro il governo, per mandare a casa la Meloni. Non possiamo rischiare che per un misero 0,50 la destra possa vincere le prossime elezioni. Si sposta l’orizzonte della costruzione del socialismo oltre la dimensione temporale delle vite dei militanti e delle masse popolari, si teorizza un passaggio, necessario alla nostra rappresentanza elettorale, dentro al campo del neoliberismo, per battere le destre. Andiamo a questa svolta a mani nude, poichè essa non è alimentata da una credibile analisi teorica sulla fase e sulle destre. Si preferisce insultare chi dissente o al massimo impartire lezioni sulla pericolosità del socialfascismo nella storia del movimento operaio. Questa svolta si regge sulle seguenti fragilissime basi: 1. la forza crescente della internazionale nera, come elemento centrale della fase, mentre io penso che la chiave di interpretazione sia la guerra, la crisi del neoliberismo a egemonia Usa che trascina verso il conflitto tutte le élite occidentali e la possibilità oggettiva di una controtendenza a livello internazionale; (i passi avanti del multipolarismo e i Brics) 2. una lettura dei movimenti proPal, degli scioperi generali ,della vittoria al referendum per l’autonomia della magistratura ,che vede un ritorno dei giovani e dei soggetti sociali alla politica così come si presenta nel sistema bipolare; invece io penso che quelle siano state dimostrazioni della potenza possibile della eccedenza, di chi si pensa e vuole essere fuori dal bipolarismo E questa potenza rimane inerte se la politica non propone un altro mondo possibile e una rottura con la vecchia politica; 3. 3) una valutazione positiva degli spostamenti a sinistra che sarebbero avvenuti nel centro sinistra, discutibili in sé, ma soprattutto figli di un’ottica politicista, cui sfugge la più complessa dinamica fra Partiti e organizzazioni di massa storiche e non. A questa il Partito ha sempre guardato come alimento della nostra pratica unitaria e come occasione per costruirci un profilo netto e per agire l’egemonia di un pensiero e di un orizzonte alternativo. A tal punto la tattica del Fronte per la Costituzione ci ha già appiattiti sulle posizioni del centro sinistra, che non abbiamo speso una parola ufficiale nel lungo dibattito che la Via Maestra ha sviluppato nella elaborazione e messa a punto della LIP sulla sanità, che la CGIL sta per lanciare come elemento forte di un programma. Medicina Democratica, il Forum per la Salute ed altre importanti soggettività attive nelle lotte sulla sanità hanno espresso severe critiche alla fine non recepite. La mediazione al ribasso è già avvenuta, la legge sarà presentata come avanzatissima e noi siamo stati invisibili. Sarà difficile impegnarsi come Partito in una campagna di massa per una legge che tiene in piedi quello che oggi è il punto di attacco della privatizzazione del Sevizio Sanitario, e cioè le Assicurazioni, le mutue private e soprattutto il Welfare aziendale dei contratti collettivi nazionali, che sempre più numerosi spezzettano l’unità della classe. In una situazione simile di lavoro nelle organizzazioni di massa e nei movimenti sulla autonomia differenziata noi siamo stati promotori del Comitato contro ogni Autonomia Differenziata che ha avuto un ruolo importantissimo nel costruire una posizione avanzata e unitaria che mettesse all’angolo chi distingueva fra le varie materie possibili. Questa nuova prassi è il prezzo per raggiungere l’obiettivo dell’accordo tecnico unitario? Non so come potremmo chiamare questo silenzio. Bisogna che la parola sia ridata alla base, come rende possibile lo statuto, scritto ben prima dell’ultimo congresso.   Per ulteriori info: https://infoalternative.it/italia/politica-italia/rifondazione-la-parola-torni-alle-iscritte-e-agli-iscritti/   GIOVANNA CAPELLI Laureata in lettere classiche, è stata prima docente e poi, dal 1981 fino alla pensione, dirigente scolastica nella scuola di base. Si è impegnata nella lotta per la difesa della scuola pubblica, per una didattica attenta ai diritti dei bambini e delle bambine e una pratica di lavoro docente cooperativo, luogo privilegiato di ricerca pedagogica e di competenza relazionale. Attiva nel Movimento Studentesco della Università Cattolica del Sacro Cuore dal 1968, ha attraversato la storia del movimento delle donne milanesi a partire dalla sfida dell’intreccio fra femminismo e marxismo (nel Movimento Lavoratori per il Socialismo, nel Partito di Unità Proletaria per il Comunismo e nel Partito Comunista Italiano). Nel 1991 fonda con altre compagne a Milano la sezione di donne del PCI “Teresa Noce”. In Rifondazione Comunista dal 1992, è in relazione con le altre donne che nel partito sperimentano spazi e pratiche di autonomia di genere, dando vita alla esperienza del “Forum delle donne” del PRC. Eletta senatrice alle elezioni politiche 2006 nella circoscrizione Lombardia con Rifondazione Comunista, a Palazzo Madama è membro della 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) fino al 2008.  Redazione Italia
April 22, 2026
Pressenza