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Mestre, 26 febbraio, Corso di formazione per docenti: “La pace è ancora un diritto?”
GIOVEDÌ 26 FEBBRAIO 2026, DALLE ORE 8.30 AULA MAGNA LICEO ARTISTICO “M. GUGGENHEIM” DI MESTRE C.PO DEI CARMINI – DORSODURO Si svolgerà a Mestre (VE), giovedì 26 febbraio 2026, dalle ore 8.30 alle ore 13 presso l’aula Magna del Liceo Artistico “M. Guggenheim” di Venezia – Mestre C.po dei Carmini – Dorsoduro il Corso di Aggiornamento Regionale per tutto il personale della scuola (Valido ai fini dell’aggiornamento ex L.107/15) organizzato dal CESP del Veneto dal titolo “La pace è ancora un diritto?”. PROGRAMMA E RELATORI Ore 8.30/9.00: registrazione dei partecipanti 9.00 – 9.30 Lauso Zagato, Direttore onorario di Cestudir (Centro Studi sui diritti umani) Venezia Il diritto internazionale sotto attacco? Profili (anche storico- politici) e possibili sviluppi di una crisi 9.30 – 10.00 Carlo Tombola, tra i fondatori di Weapon Watch, già insegnante, autore di articoli e volumi sull’economia dei trasporti e sulla logistica militare Sulle strade delle armi Ore 10.00 – 10.15 Pausa caffè 10.15 – 10.45 Antonio Mazzeo, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, insegnante pacifista, autore del volume La scuola va alla guerra, Manifestolibri La scuola italiana in tempi di guerra. La militarizzazione dell’istruzione 10.45 – 12.00 – Proposte – da parte dei relatori – di attività didattiche di educazione alla Pace e ai diritti umani; 12:00 – 13:30 Domande, dibattito e chiusura dei lavori. Introduce e coordina il dibattito la prof.ssa Ambra Formenti – docente dell’I.I.S. “M. Polo – Liceo Artistico” di Venezia Verrà rilasciato l’idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente. L’iscrizione si effettua all’apertura del convegno, è gradita l’adesione preliminare: mariamiseo@libero.it. Qui tutte le info. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Al Liceo Rinaldini di Ancona una scuola aperta e orizzontale: la voce degli studenti e delle studentesse
Dall’11 al 14 febbraio, al Liceo di Stato “Carlo Rinaldini” di Ancona si è svolto un progetto di cogestione delle attività scolastiche tra studenti, studentesse e docenti, che ha visto la partecipazione di oltre sessanta esperti esterni. Questi hanno affiancato ragazzi e professori nella gestione dei laboratori, organizzati sia durante la mattina sia nel pomeriggio. Il progetto, denominato “Settimana del Benessere”, aveva l’obiettivo di promuovere un nuovo modello di scuola aperta, attraverso un metodo di insegnamento orizzontale volto a sviluppare il pensiero critico degli studenti. Le attività proposte hanno affrontato temi non sempre presenti nei programmi scolastici tradizionali, come l’educazione affettivo-sessuale ed emotiva e l’approfondimento di dinamiche storiche e geopolitiche di stretta attualità. Nell’aula magna dell’istituto sono stati anche proiettati cortometraggi realizzati dagli studenti e dalle studentesse del Rinaldini, all’interno di un laboratorio dedicato al cinema. Durante i quattro giorni del progetto si sono svolte anche diverse attività di educazione alla prevenzione della violenza, con particolare attenzione a quella di genere. Sono intervenute la Dott.ssa Marianna Lombardi, ostetrica iscritta all’albo FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica), e la Dott.ssa Margherita Carlini del Centro Antiviolenza di Ancona, che hanno condotto laboratori sulla prevenzione della violenza di genere. Inoltre, due istruttori di Jujitsu affiliati alla FIJLKAM hanno tenuto un corso di difesa personale. Alcuni laboratori erano dedicati all’insegnamento del valore della pace, come la mostra interattiva che affrontava i più di cinquanta scenari bellici attualmente in corso, all’approfondimento di tematiche storiche antiche e contemporanee e all’introduzione ad alcune attività sportive, come il Calisthenics e le arti marziali. Gli studenti e le studentesse del Liceo Rinaldini hanno sottolineato come momenti di confronto e di didattica orizzontale riescano a creare spazi di dialogo e partecipazione attiva, che nel contesto nazionale e internazionale si pongono in antitesi e in contrapposizione alla cultura securitaria e repressiva portata avanti dal governo e in particolare dal Ministro dell’Istruzione con l’ultima riforma. Un rappresentante d’Istituto del Rinaldini, Tommaso, appartenente al Collettivo Studentesco Metropolis, ha dichiarato: «La cogestione avvenuta tra l’11 e il 14 febbraio è stata un momento di unione tra gli studenti, ma soprattutto ha permesso una maggiore coesione tra alunni e professori. La formula dei laboratori organizzati volontariamente ha consentito anche a noi studenti di proporre delle lezioni, mettendoci alla pari dei professori, che spesso hanno partecipato, favorendo così uno scambio più autentico. In un’epoca in cui rispetto e sottomissione sembrano essere sinonimi, la cogestione ha permesso di superare questa convinzione.» Queste, invece, le parole di Pietro, studente dell’indirizzo musicale del Liceo Rinaldini: «L’autogestione avvenuta la settimana scorsa è stata una grande opportunità per tutti gli studenti del Rinaldini. Ha infatti dato la possibilità a questi ultimi di esprimersi e parlare di argomenti per loro importanti, condividendoli con tutta la scuola. In questa settimana si è realizzato un approfondimento di molti temi spesso trascurati durante le lezioni scolastiche, come l’attualità e la geopolitica. Durante l’autogestione, inoltre, sono state conferite agli studenti responsabilità importanti all’interno della scuola.» Così, infine, Damiano, Rappresentante d’Istituto del Collettivo Metropolis: «L’autogestione avvenuta nel nostro istituto è stata segno di un’organizzazione collettiva ben strutturata, nata dall’impegno dei docenti e degli alunni. Le giornate offrivano una vasta gamma di laboratori, con il fine di coinvolgere più studenti possibile, che esploravano e approfondivano tematiche come la politica, l’antropologia e le varie arti, per citarne alcune. L’obiettivo di queste giornate era dimostrare che noi studenti siamo abbastanza maturi da assumerci queste responsabilità, affiancati dai docenti, per garantirci maggiore libertà per i prossimi progetti.»   Teodoro Palpacelli
February 19, 2026
Pressenza
Basta repressione nelle scuola. Il 13 febbraio mobilitazione di docenti e studenti
In un comunicato congiunto USB Scuola e gli studenti di OSA annunciano che saranno insieme nelle piazze convocate il 13 febbraio contro la deriva repressiva e liberticida nelle scuole. La giornata – convocata dall’Osservatorio contro la Militarizzazione di Scuole e Università, con cui avevamo già denunciato questa deriva il 4 novembre in occasione del convegno del […] L'articolo Basta repressione nelle scuola. Il 13 febbraio mobilitazione di docenti e studenti su Contropiano.
February 10, 2026
Contropiano
Corso di formazione per docenti: Educazione alla Pace presso Licei “Cartesio” di Triggiano (BA)
SEGNALIAMO CON PIACERE QUESTO CORSO DI FORMAZIONE GRATUITO ORGANIZZATO DAI LICEI “CARTESIO” DI TRIGGIANO (BA) SOTTO LA COORDINAZIONE DI FRANCESCO MINERVINI, DOCENTE, ATTIVISTA E AUTORE DI NUMEROSI SAGGI SUL PACIFISMO, CON DUE PROMOTORI DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ. L’iscrizione al corso è prevista tramite piattaforma Sofia e vale come formazione per un totale di 12 ore. Codice id 103053, (edizione 155286). Da estendersi anche ad altre scuole. Iscrizioni già aperte. Solo il primo incontro è online, gli altri due sono in presenza presso i Licei “Cartesio” di Triggiano. Incontro online giovedì 19 febbraio h. 16-19 Antonio Mazzeo, docente e attivista, vincitore del premio “Siciliani giovani 2026” “L’educazione alla pace nella scuola come alternativa all’educazione militare: limiti e prospettive” Incontro 5 marzo h.16-19, Auditorium Licei Cartesio – Triggiano Michele Lucivero, docente e giornalista, collaboratore delle testate “Mosaico di Pace” e “Pressenza“ “Per una pedagogia della pace: dove ci siamo fermati e cosa ci manca” Incontro 12 marzo h. 16-19 Auditorium Licei Cartesio – Triggiano Mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Bari-Bitonto “Essere uomini di pace: perché?” -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’Indipendente: Un gruppo di insegnanti ha lanciato una settimana contro la censura nelle scuole
DI SALVATORE TOSCANO SU L’INDIPENDENTE DEL 4 FEBBRAIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Salvatore Toscano e pubblicato su L’indipendente il 4 febbraio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in occasione della settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento. «Dal 9 al 13 febbraio ci sarà una settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento, organizzata dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e da Docenti per Gaza. Di fronte alle recenti ispezioni negli istituti che avevano osato parlare del genocidio in Palestina e alle circolari che cercavano di «orientare, limitare e censurare l’autonomia didattica dei docenti e delle docenti», questi ultimi hanno deciso di reagire. «Se rinunciamo a parlare di Palestina e di diritti violati e a scegliere autonomamente gli esperti che devono entrare nelle nostre scuole, allora avranno avuto ragione a “colpirne uno per educarne cento!”»...continua a leggere su www.indipendente.online. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Intervista a Serena Tusini su Radio Blackout sulla schedatura dei “docenti di sinistra”
Radio Blackout ha intervistato Serena Tusini, docente e promotrice dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, sulla schedatura dei “docenti di sinistra” ad opera di Azione studentesca, associazione giovanile di destra legata a Fratelli d’Italia, insistendo sulla valenza democratica dell’art. 33 della Costituzione e sul ruolo decisivo della militarizzazione delle scuole. Di Serena Tusini è l’articolo pubblicato sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università dal titolo La schedatura dei docenti, l’antifascismo e il tarlo della scuola del ’68. Clicca qui per ascoltare l’intervista a Serena Tusini su Radio Blackout. In basso l’audio dell’intervista. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La schedatura dei docenti, l’antifascismo e il tarlo della scuola del ’68
Ha fatto, e giustamente, scalpore l’iniziativa di Azione studentesca di Pordenone che ha proposto una schedatura (nelle loro intenzioni su base nazionale, cosa che pare stia avvenendo considerato il clamore generato) dei/delle docenti di sinistra; in pratica si invitano gli studenti e le studentesse a segnalare i docenti di sinistra che fanno propaganda e a indicare qualche esempio particolarmente eclatante. Siamo riusciti a visionare direttamente il questionario, accedendo dal QRcode del volantino diffuso dalla stessa organizzazione (clicca qui per il volantino e il QRcode) e, tuttavia, anche quanto apparso sui quotidiani nazionali è sufficiente per inquadrare questa iniziativa di uno dei bracci giovanili di Fratelli d’Italia, il partito che è al governo del nostro Paese. La stessa organizzazione che ritiene che durante le lezioni di educazione civica non si debba parlare di Antifascismo, come risulta dalla locandina allegata in basso. La questione dei “docenti di sinistra” da attenzionare non è cosa solo degli ultimi mesi; già Salvini alcuni anni fa aveva tuonato contro i/le docenti e i libri scolastici di sinistra e negli ultimi mesi direttamente il Ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara è intervenuto a più riprese, con atti anche molto gravi come quello delle ispezioni sul caso di Francesca Albanese. Si tratta di attacchi pesanti alla libertà di insegnamento e al pluralismo che la stessa Costituzione (memore della fascistizzazione della scuola anche attraverso il “Testo unico di Stato”) assegna alla scuola pubblica italiana. Le destre, in tutte le sue articolazioni, dal ministro giù giù fino alle sue organizzazioni giovanili, hanno dichiarato da tempo guerra a quelli che chiamano i “cattivi maestri” che avrebbero indebolito l’autorevolezza e la disciplina della scuola. Si tratta di un attacco che fa il paio con quello agli organi collegiali democratici che guidano (o dovrebbero guidare) la scuola, è lo stesso attacco che porta a fare della scuola insieme formazione del capitale umano e bacino di reclutamento anche ideologico verso la militarizzazione della società. L’intento, esplicito ed esplicitato, è farla finita con la scuola uscita dalla grande stagione del ’68, una stagione che ha democraticizzato la scuola e ha cercato di assegnarle pienamente il ruolo stabilito dalla Costituzione. Quella che è sotto attacco complessivo (e non da oggi) è la scuola come luogo di formazione del sapere critico, la scuola concepita come formazione di cittadini consapevoli perché sì, lo confessiamo, nelle scuole si continua a parlare di accoglienza e si lavora per decostruire la paura del diverso e il razzismo. Nelle scuole si parla di pace tra i popoli e non di patrie e di interessi nazionali da difendere con le armi; a scuola si parla delle guerre in corso e persino delle responsabilità delle multinazionali nel disastro climatico; nelle scuole, mentre la Lega e altre forze politiche cercano il consenso urlando contro le moschee e la loro costruzione, si continua a parlare di dialogo tra le diverse culture e le diverse religioni. E informiamo il ministro e Azione studentesca che per raggiungere il loro scopo dovrebbero modificare in profondità tutte le antologie scolastiche, che sono invece tutte impostate su un taglio di vera educazione alla cittadinanza; dovrebbero poi intervenire ancora più pesantemente di quanto fatto fino ad oggi sui libri di storia, magari edulcorando il ventennio (come già hanno pesantemente semplificato e distorto altri passaggi storici). E questo ovviamente non lo possono fare. Che fanno allora? Usano l’arma dell’intimidazione e della schedatura. Dopo le ispezioni di Valditara molti e molte più docenti italiani/e avranno timore di affrontare la questione del genocidio a Gaza e lo stesso può dirsi della schedatura di Azione studentesca, che spingerà i/le docenti più timorosi/e ad astenersi dall’affrontare temi di attualità, così necessari invece per fornire agli studenti e alle studentesse strumenti di comprensione del mondo. Siccome da neofascisti di governo non possono operare in profondità sulla censura, da fascisti intimidiscono per attivare l’autocensura, molto più sostenibile politicamente e però altrettanto pericolosa. Ma, ci dispiace per lorsignori, il ’68 ha operato in profondità e molti/e sono i/le docenti che hanno ben chiara la loro funzione educativa e sociale del loro lavoro; questi/e docenti non si faranno intimidire perché sanno, avendo studiato nella scuola democratica che il ’68 ha contribuito a realizzare, che uno dei pilastri della nostra democrazia è proprio l’art. 33 della Costituzione che ci assegna piena libertà di insegnamento e che è stato scritto proprio per proteggere i docenti italiani dai tentativi di fascistizzazione della scuola. Siamo completamente protetti, anche legalmente, dall’art. 33 e lo difenderemo, continuando serenamente a svolgere nelle classi il nostro libero lavoro nella libera scuola pubblica italiana, anche per mezzo degli Appunti Resistenti per la libertà d’insegnamento pubblicati dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Serena Tusini, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Curricula scaltri per docenti “docili” (anche verso la guerra)
Dopo un’intervista-shock a una nostra fonte sindacale specializzata nel settore scolastico, che vuole rimanere anonima,  possiamo delineare il profilo per certi versi anche deontologico e morale di una parte del corpo insegnante della scuola italiana. Potremmo anche spingerci oltre, visto il ruolo svolto da un/a insegnante, assolutamente cruciale per la nostra cosiddetta “società della conoscenza” e trovare in questo profilo-tipo le radici della sua conclamata passività sia di fronte alla militarizzazione galoppante all’interno degli istituti scolastici (in estrema sintesi Carabinieri o Poliziotti in divisa che vengono chiamati a parlare di violenza contro le donne, di bullismo o cyberbullismo e di dipendenza dalle sostanze stupefacenti) sia di fronte alle forme di repressione nei confronti di alcune componenti del corpo docente, ma in primis degli studenti. Questi sono gli unici che stanno alzando la testa in modo consistente contro i metal-detector all’ingresso delle scuole, o che contestano la recente schedatura degli studenti palestinesi, gestita dai presidi in collaborazione con il MIM. Siamo da non molto entrati infatti nell'”inverno caldo” delle lotte per l’accaparramento dell’ultima tipologia di posto di lavoro – esclusa quella nelle forze di Polizia, che hanno da poco usufruito di aumenti salariali inauditi e di molti altri benefit – definibile “sicuro” o meglio, come il noto sociologo del lavoro Massimo Paci, (ed anche ex-presidente INPS tra il 1999 e il 2002), definiva pionieristicamente, all’interno del suo modello a quattro settori, “lavoro riproduttivo garantito”. Il termine “riproduttivo” stava per riproduzione della cultura e dei valori di una società, garantendo in una certa misura la sua sopravvivenza culturale nel corso degli anni, mentre “garantito” si intendeva sul piano del welfare-state. Nel 1972, anno in cui uscì il suo libro “Mercato del lavoro e classi sociali in Italia”, veniva completato quel disegno di rinforzo dei diritti e della dignità del lavoro e dei lavoratori, nonché della loro qualità della vita attraverso – l’ormai distrutto su più punti – Statuto dei lavoratori, ovvero la legge n.300 del 1970. Venendo all’esempio concreto, entro gennaio si concluderà per qualche centinaia di migliaia di docenti la partita di una sorta di “lotteria abilitativa”, per passare dalla seconda fascia delle graduatorie per le supplenze (GPS) alla prima, quella appunto destinata sempre agli aspiranti supplenti (come i loro colleghi della seconda fascia), ma appunto “abilitati”. A prescindere dal punteggio che ogni docente ha per i vari titoli di studio e per gli anni o giorni di insegnamento il passaggio dalla seconda alla prima fascia consente anche a un docente laureato da poco e con pochissima esperienza di sopravanzare nell’acquisizione delle supplenze docenti con punteggi superiori di tre, quattro o anche cinque volte ai propri. Come si può ottenere questo passaggio di fascia e come si possono ottenere dei punteggi lasciando da parte, come dicevamo, quel sussulto deontologico o morale che dovrebbe impedire queste pratiche ai limiti anche della legalità? Per ogni regione e per ogni classe di concorso di insegnamento il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha definito il numero totale per ogni ateneo dei posti destinati ai corsi di abilitazione. In questo mercato delle abilitazione compaiono, accanto alle università tradizionali, anche le numerosissime università online, che possono giocare virtualmente su tutto il territorio nazionale, ma che in realtà dovrebbero attenersi al luogo di residenza dell’abilitando/a e quindi al numero previsto per quella regione e per quella classe di concorso. In Italia le università riconosciute dal ministero sono addirittura 11, che si aggiungono a tutti gli altri atenei, che ormai negli anni hanno assunto questa forma indebita di autofinanziamento garantita dallo Stato erogando corsi di abilitazione che in teoria, essendo un obbligo di legge, dovrebbero essere garantiti costituzionalmente a tutti gli aspiranti docenti: il costo di questi corsi di abilitazione si aggira intorno ai 2-3 mila euro, a cui va aggiunto quello della tassa di iscrizione di 150 euro, ancora più ingiusto in quanto colpisce come tutte le tasse dirette indipendentemente dal reddito. Si tratta di una spesa a perdere, perché non esiste la certezza di riuscire a superare la selezione e quindi accedere al corso, oltre che essere legata al solito punteggio in ingresso legato sia ai titoli che ai giorni/mesi (o anni) di insegnamento. Molti aspiranti hanno deciso di giocare su più tavoli e fare domanda la stessa classe di concorso in più atenei, contando sull’inerzia burocratica dello Stato che difficilmente, vista la mole di dati, riuscirà a fare i dovuti incroci e annullare le iscrizioni a più di un ateneo. Si tratta dunque di una selezione sociale nell’accesso all’insegnamento su base reddituale, attraverso una tassa diretta già di per sé ingiusta, perché colpisce tutti indifferentemente, che può essere per di più moltiplicata per X atenei per chi può permetterselo. Una volta avuto accesso al corso abilitante i costi si aggirano intorno ai 3.000 euro e qui le basi economiche di partenza la fanno da padrone. A completare questo quadro fosco sintetizziamo a grandi linee ciò che è già stato illustrato da Pressenza in un precedente articolo: chi vuole guadagnarsi facilmente dei punteggi legati ai servizi di insegnamento, può fare anche una o due ore di insegnamento preferibilmente presso una scuola paritaria, soprattutto dove può contare su qualche amicizia o legame parentale, anche solo da febbraio a giugno (il minimo per considerare la supplenza come annualità e quindi garantire 12 punti). Ipotizzando due ore di insegnamento il salario è di circa €200, che sul periodo febbraio-giugno corrispondono a €1000: ebbene, sempre secondo la testimonianza della nostra fonte sindacale, si può arrivare all’assurdo che per accumulare i 12 punti di servizio di insegnamento restituisca i €1000 alla scuola versando di tasca propria anche gli F24 se si trattava di una “collaborazione coordinata e continuativa”. Dopo il pagamento della tassa di iscrizione ai corsi abilitanti in almeno 10 atenei tra on-line e tradizionali, proprio per aumentare le chance di ingresso come in una lotteria o un “Gratta & Vinci”, (ovvero 1.500 euro), investiti altri 2.000 euro o più per avere 12 punti o addirittura 24 o chissà quanti in più, attraverso una scuola paritaria, si può dire che con un investimento iniziale di circa 10mila euro, una famiglia può garantire un posto sicuro ai figli che potranno restituire la somma se vogliono anche solo dopo sei mesi di stipendio. Il passaggio successivo è quello di iscriversi alle graduatorie per le supplenze (GPS) da un Comune o da una provincia dove è altissima la concorrenza per accaparrarsi una supplenza e dove per motivi demografici le scuole stanno chiudendo o vengono accorpate, ad un Comune come per esempio Roma o Milano, dove le possibilità sono immensamente più ripaganti soprattutto di quell’investimento iniziale! A questo punto le domande che rivolgiamo al lettore sono molto semplici: con quale motivazione insegnerà chi ha questo curriculum alle spalle, evidentemente poco spendibile sul piano dell’esperienza e delle conoscenze? Con quale orgoglio deontologico potrà battersi contro le ingiustizie che tutti i giorni si consumano all’interno delle organizzazioni scolastiche a opera dei presidi-sceriffo e dei collaboratori del suo “cerchio magico”? Come si comporterà un profilo socio-psicologico come quello qui sopra descritto quando entrerà sotto “osservazione” nell’anno di prova prima di passare di ruolo? Riuscirà a difendere la propria libertà di insegnamento e trattare temi “scottanti” con i propri studenti? Quale motivazione avrà nel proporre temi quali l’identità o la parità di genere, il contrasto alla militarizzazione delle scuole o l’educazione alla pace all’interno dei PTOF (Piano triennale dell’offerta formativa proposta e votata durante i collegi docenti)?   Stefano Bertoldi
January 22, 2026
Pressenza
“Abolire il nucleare, educare alla pace”, corso di formazione online per docenti
Come possiamo educare le nuove generazioni alla pace in un mondo ancora segnato dalla minaccia nucleare? Da questa domanda nasce il nuovo corso di formazione online per docenti promosso da WILPF Italia, con il sostegno dell’UCEBI – Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, in collaborazione con l’Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università e l’Associazione Nazionale Per la Scuola della Repubblica ODV. Siamo lieti di invitarvi a partecipare al percorso “Abolire il nucleare, educare alla pace”, un ciclo di 5 incontri online che si terrà da gennaio a maggio 2026. Il corso è pensato per chi crede che la scuola possa essere un luogo di trasformazione, in cui affrontare insieme temi cruciali come: * Armi nucleari e quadro internazionale; * Disarmo umanitario; * Implicazioni etiche, sociali e ambientali; * Strumenti e risorse per portare questi temi in classe in modo coinvolgente e consapevole. Il percorso offrirà contributi di esperte ed esperti, testimonianze, materiali didattici e momenti di confronto. Il corso rientra nell’ambito della Formazione docente; tutto il personale scolastico è esonerato dal servizio, ai sensi del CCNL vigente e potrà iscriversi sulla Piattaforma SOFIA (Codice 102179) oppure inviando un messaggio al n.3479421408. Per maggiori informazioni consultare il sito con il programma completo e tutte le informazioni aggiornate Per domande contattare wilpf.italia@outlook.it   WILPF (Women's International League for Peace and Freedom)
December 21, 2025
Pressenza
Parlare di genocidio nelle scuole è giusto. Solidarietà ai docenti sotto ispezione del ministero
Siamo estremamente preoccupati del clima di censura e repressione nelle scuole, al limite della persecuzione individuale e della caccia alle streghe, che si sta instaurando nel nostro Paese, con un’accelerata prepotente a partire dall’inizio di questo anno scolastico. L’ultima pietra dello scandalo è l’incontro organizzato da alcune scuole in presenza, […] L'articolo Parlare di genocidio nelle scuole è giusto. Solidarietà ai docenti sotto ispezione del ministero su Contropiano.
December 18, 2025
Contropiano