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Fermare la riforma degli istituti tecnici del ministro Valditara
Non solo i sindacati e il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, anche gli insegnanti bocciano la riforma degli istituti tecnici promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito. Pubblichiamo la coraggiosa mozione  approvata da un Istituto tecnico piemontese che esprime all’unanimità la sua totale contrarietà all’intervento ministeriale.   -------------------------------------------------------------------------------- Mozione approvata all’unanimità dal Collegio docenti dell’I.T.I.S. G.B. Pininfarina nella riunione straordinaria del 31/03/2026. ________________________________________________________________________ Il Collegio docenti dell’I.T.I.S. G.B. Pininfarina di Moncalieri, nella riunione straordinaria del 31 marzo 2026, in riferimento alla revisione dell’assetto ordinamentale degli istituti tecnici di cui al D.M. n. 29 del 19 febbraio 2026, a margine dell’approvazione della delibera relativa al punto 2 dell’ordine del giorno, resa necessaria dall’obbligo che impegna la Dirigente scolastica a richiedere all’USR l’organico di diritto per l’anno scolastico 2026-27 entro il 4 aprile 2026, esprime la sua più viva e ferma contrarietà sia per quanto riguarda il merito sia per quanto riguarda il metodo e le tempistiche. Quanto al merito, la revisione riduce gli insegnamenti tanto dell’area generale quanto dell’area di indirizzo. Modifica i quadri orari delle discipline con accorpamenti e riduzioni di orario per discipline fondamentali. Istituisce un nuovo assetto del biennio, che anticipa discipline di indirizzo e specializzazione, superando così di fatto la logica inclusiva del biennio comune, con conseguente riduzione della possibilità di passaggio tra indirizzi e irrigidimento delle scelte formative in età precoce. Introducendo le ore “quota scuola” allo scopo di rendere il curricolo più aderente al tessuto produttivo del territorio, indebolisce il valore legale del titolo di studio. Prevede inoltre che i curricoli debbano adeguarsi costantemente alle esigenze dei settori produttivi, compromettendo il ruolo formativo generale dell’istruzione tecnica e subordinandolo all’interesse dell’impresa. Una simile revisione avrà come effetti: l’impoverimento della formazione delle allieve e degli allievi per l’acquisizione di una piena cittadinanza; la riduzione delle cattedre, con conseguente espulsione dalla scuola di lavoratrici e lavoratori precarie e precari che a lungo hanno contribuito al suo funzionamento; la produzione di perdenti posto, che alla lunga potrebbero risultare in esubero a livello provinciale. Quanto alle modalità e alle tempistiche di attuazione, il Decreto, esito di un processo unilaterale, che né ha previsto un reale confronto con il mondo della scuola né ha recepito le osservazioni del CSPI, interviene a iscrizioni già concluse e prevede l’entrata in vigore della revisione a partire dall’anno scolastico 2026-27, determinando così una modifica sostanziale del percorso di studi scelto da studentesse, studenti e famiglie, in evidente contrasto con il loro diritto a una scelta consapevole e informata. A questo si aggiunge il fatto che, considerata la sua tardiva pubblicazione, avvenuta soltanto il 9 marzo 2026, gli istituti non hanno potuto disporre del tempo necessario per discutere nel merito le scelte curricolari e valutare in modo coerente le loro ricadute sugli organici prima della scadenza individuata dagli USR per la loro richiesta. Il Collegio ritiene che una riforma di tale portata richieda adeguati tempi di confronto, progettazione e sperimentazione. Ritiene inoltre che l’autonomia scolastica e la collegialità non possano essere ridotte a funzioni di mero adempimento formale e tanto meno a funzioni su cui scaricare la responsabilità di tagli agli organici. Sottolinea infine come a suo avviso siano da considerarsi prioritarie, rispetto a esigenze di altra natura, la tutela del diritto allo studio e a una formazione di qualità delle studentesse, degli studenti e delle loro famiglie e quella del diritto alla salvaguardia del posto di lavoro del personale scolastico. Per queste ragioni, il Collegio invita il Ministero a ritirare il Decreto o quanto meno a differire la sua entrata in vigore di almeno un anno, in modo da garantire per l’anno scolastico 2026-27 il rispetto delle scelte già effettuate da studentesse, studenti e famiglie e da consentire agli istituti tempi congrui di progettazione e sperimentazione. Allo stesso tempo, auspica l’apertura da parte del Ministero di un confronto reale e strutturato con le organizzazioni sindacali, con le associazioni culturali e professionali e con tutta la comunità scolastica sugli aspetti ordinamentali, curricolari e organizzativi della revisione.
April 20, 2026
ROARS
Misurare il grado di maturazione: la novità di Valditara
Da quest’anno la nuova “maturità” disegnata dal Ministero Valditara introduce una novità. All’orale è prevista la valutazione del “grado di maturazione” dello studente da parte della commissione. I commissari avranno a disposizione 5 punti su 20 per stabilire, secondo una dettagliatissima griglia ministeriale, se lo studente è più o meno maturo. -------------------------------------------------------------------------------- Da docente con 36 anni di esperienza, commissario e presidente d’Esame mi vergogno profondamente della nuova “Griglia di valutazione dell’ orale della Maturità 2026” da poco diramata: c’è anche (ed è un inedito) la definizione del “Grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità raggiunto al termine del percorso di studio“. Un indicatore che, da solo, vale fino a 5 punti (sui 20 che può assegnare il colloquio):un quarto del peso totale. La griglia ministeriale divide in modo inequivocabile e assurdamente precisissimo i candidati in cinque fasce di punteggio Livello I (0.50-1 punto): per chi “ha raggiunto un grado di maturazione molto parziale e un livello di autonomia e responsabilità incompleto.” Livello II (1.50-2.50 punti): Per chi “ha raggiunto un limitato grado di maturazione e di autonomia; necessita  supporto per gestire scelte e responsabilità.” Livello III (3-3.50 punti): per chi e “ha un apprezzabile livello di maturazione; è in grado di assumere decisioni autonome e gestire con sicurezza scelte personali.” Livello IV (4-4.50 punti): per chi “ha un alto grado di maturazione, autonomia e responsabilità; è capace di riflettere criticamente sulle proprie scelte e sul proprio agire.” Livello V (5 punti) per chi “ha un elevato grado di autonomia e maturazione personale; sa gestire responsabilità significative in modo esemplare per gli altri.” Ma quale docente può avere l’arroganza di definire con 0,5 punti in più o in meno la personalità di un ragazzo? Da quando insegno cerco in tutti i modi di convincere i ragazzi che attraverso le valutazioni delle prove misuriamo delle prestazioni settoriali che dipendono da tantissimi fattori e non valutiamo né l’intelligenza (ci sono molteplici intelligenze che noi non valorizziamo) né tantomeno il valore delle persone. Noi passiamo da 2 a 5 ore alla settimana coi ragazzi e spesso non per tutto il quinquennio: possiamo solo misurare (e con scarsa precisione) i risultati di singole prove in particolari momenti della loro vita. Come possiamo arrogarci il diritto di valutarne personalità e crescita umana? Con quale formazione psicologica, con quale perfezione umana e professionale e con quali conoscenze della realtà dei ragazzi? E con una commissione di soli 4 membri (di cui 2 esterni) e un presidente che non li conosce? Alcuni studenti hanno sbagliato indirizzo di studio, altri hanno retroterra scolastici o culturali carenti o hanno bisogno di più tempo per arrivare agli stessi risultati o hanno problemi familiari che compromettono la serenità nello studio o devono farsi carico anche delle difficoltà socioculturali dei genitori o sono atleti di alto livello che sacrificano ogni momento libero per stare in pari con lo studio. Come possiamo dare lo stesso punteggio in “maturità” a chi frequenta scuole elitarie al centro di Milano senza extracomunitari, senza handicap, con famiglie colte di professionisti da generazioni rispetto a chi a casa non ha nessuno che può aiutarlo o ad altri ancora con famiglie disfunzionail? Ma anche riguardo a  ragazzi con lo stesso background socioculturale noi sappiamo ben poco delle difficoltà o responsabilità che sanno assumersi. Un caso tra tanti: uno studente di elevato livello socioculturale a volte era assente senza dare motivazioni valide. Per caso ho incontrato in negozio la mamma col fratellino gravemente disabile e mi ha riferito che il piccolo spesso vuole giocare o stare insieme al maggiore, che è il suo idolo. Pensavo di aver di fronte un ragazzo viziato che stava a letto quando voleva. Invece sentiva la responsabilità del fratello, ma non voleva dirlo per non suscitare pietismo. Io chiedo con disperazione a tutti i docenti e dirigenti di non accettare di farsi misuratori delle persone. Non è nelle nostre competenze e soprattutto non è da adulti educanti. Rifiutiamoci di classificare con un numero il valore di giovani in crescita! Non possiamo accettare questa ingiustizia verso ragazzi che si affidano a noi!   L’articolo è apparso su La Stampa del 9.4.26.
April 10, 2026
ROARS
Vietare i social è un'illusione
A proposito dell'annosa questione di vietare i social ai minori... Ecco un nostro intervento su Editoriale Domani dal titolo "Società violenta e adulti incoscienti, perché vietare i social è un’illusione." Gli ultimi fatti di cronaca rilanciano anche in Italia l’idea di vietare i social ai minori, altri paesi si sono già mossi in questo senso. La tossicità dei social è certificata dagli studi e recentemente anche dai tribunali. Ma il proibizionismo è la soluzione? Non possono esistere relazioni virtuose con i mezzi digitali in una società che esalta la violenza e l’oppressione sistemica... Leggi tutto l'articolo su EditorialeDomani.
Il dibattito sulla scuola: autonomia, autoritarismo, che fare
Continua la discussione sulla scuola sollevata dal documentario D’istruzione pubblica e dal  libro Contro la scuola neoliberale (Nottetempo). Fra i molti temi sollevati vorremmo fissarne tre per noi importanti: il tema dell’autonomia scolastica, quello dell’autoritarismo e il che fare.   -------------------------------------------------------------------------------- Continua la discussione sulla scuola sollevata dal documentario D’istruzione pubblica e dal  libro Contro la scuola neoliberale (Nottetempo). Fra i molti temi sollevati vorremmo fissarne tre per noi importanti: il tema dell’autonomia scolastica, quello dell’autoritarismo e il che fare. 1) Autonomia scolastica. Non basta affermare che l’autonomia scolastica sarebbe nata a sinistra negli anni Settanta (decreti delegati, eliminazione delle classi differenziali, coprogettazione, …), per poi diventare di destra negli anni Ottanta in mano a Comunione e liberazione. L’elefante nella stanza dei processi globali, non solo italiani!, degli anni Novanta continua ad essere – non capiamo se inconsciamente o intenzionalmente – rimosso. Si tratta di processi tanto profondi, identificabili nel passaggio dal fordismo al postfordismo, che la distinzione stessa di destra e sinistra diventa secondaria: furono governi di centro-destra e di centro-sinistra in tutta Europa e negli Usa ad assecondare questa tendenza storica del sistema. Basteranno, crediamo, due citazioni, sufficientemente eloquenti. Nel Patto per il lavoro sottoscritto nel 1996 dal governo Prodi e dalle parti sociali si legge: > «L’assenza nel nostro Paese di un’offerta sufficientemente dimensionata e > articolata di professionalizzazione per giovani ed adulti per un verso, la > rigidità e impermeabilità della scuola dell’altro, hanno determinato una > grande dispersione di risorse umane, una frattura fra sistema formativo e > lavoro che rischia di avere ricadute negative sul nostro sistema produttivo. > […] In questo contesto l’autonomia consentirà alle istituzioni scolastiche di > dialogare efficacemente con tutti i soggetti interessati, sociali e > istituzionali, e di rendere flessibile e personalizzare il percorso formativo. > […] > > È necessario […] attivare un sistema di ricognizione permanente della > quantità/qualità dell’offerta formativa che ne verifichi la coerenza con gli > effettivi fabbisogni della domanda di lavoro richiesta dal sistema produttivo > anche settoriale; […] > > riordinare l’assetto complessivo del sistema scolastico. Rivedere e > riqualificare i programmi scolastici anche attraverso l’introduzione di > metodologie didattiche idonee ad attivare abilità e a valorizzare propensioni > in un rapporto costruttivo e dinamico con il mondo del lavoro». Nelle Linee guida per la diffusione della qualità della scuola del 2001 (governo Amato; al Ministero dell’istruzione c’era Tullio De Mauro) si legge: > «È noto che la scuola dell’autonomia […] si propone come un soggetto culturale > che attende al proprio ruolo e ai propri compiti con mentalità > imprenditoriale, capacità progettuale, spirito di iniziativa e senso di > responsabilità, razionalizzando e ottimizzando le proprie risorse e facendo sì > che i risultati siano coerenti con gli obiettivi prefissati. […] L’autonomia > scolastica si accompagna necessariamente al processo di valutazione del > sistema […] atto di responsabilità necessario». Dunque l’autonomia come strumento di realizzazione del new public management neoliberale e della profonda ristrutturazione dei compiti dello Stato (da Stato sovrano a Stato regolatore): questo si fa fatica a vedere. E c’è una ragione. La lotta contro “il carrozzone” statale, come lo chiama Raimo, condotta dalla sinistra a partire dagli anni Sessanta-Settanta, negli anni Novanta si è trovata affiancata proprio dal processo “riformista” neoliberale, che ha fatto una bandiera della lotta al medesimo carrozzone, alla sua burocrazia, corruzione, inefficienza, nel nome della scanzonata flessibilità del mercato e della spontanea creatività della società civile. Difficile fare l’esame di coscienza. Più facile immaginare che la deformazione ideologica a una cosa buona e pura sia provenuta solo dalla destra. 2) Autoritarismo. Siamo convinti che neoliberalismo e autoritarismo possano andare perfettamente d’accordo e non ci appassiona la diatriba se pesi di più il primo o il secondo. Non è su questo piano che stanno gli argomenti decisivi. Gli strumenti con i quali si governa autoritariamente cambiano nel tempo. Non viviamo più in una società disciplinare (Foucault), ma in una società del controllo (Deleuze): «Riformare la scuola, riformare l’industria, l’ospedale, l’esercito, il carcere: ma ciascuno sa che queste istituzioni sono finite, a scadenza più o meno lunga. Si tratta soltanto di gestire la loro agonia e di tenere occupata la gente fino all’installazione di nuove forze che premono alle porte. Queste sono le società del controllo che stanno per sostituire le società disciplinari» (Deleuze, Poscritto sulla società del controllo). La società in cui viviamo governa coi numeri, con la valutazione generalizzata, con l’autoefficientamento dei soggetti e l’interiorizzazione di norme prestazionali, … Chi continua a considerare come problema prioritario e, diciamo, strutturale, l’autoritarismo scolastico e dei docenti, che non hanno più alcuna appartenenza di ruolo e di ceto a dar loro una qualche forma di privilegio e diritto al comando, forse è bene che aggiorni le proprie analisi (o la propria bibliografia, volendo).   3) La scuola dopo Valditara. Bisognerà fare i conti con il fatto che in un certo senso in molti “non l’abbiano vista arrivare”. La scuola di Valditara è l’ultimo atto di un’involuzione neoliberale che ha molti padri nobili, da Berlinguer, Gelmini, Moratti, Renzi, Fedeli e Bianchi e che nasce da un contesto di ristrutturazione internazionale della conoscenza ormai ben documentato. Il tentativo del Ministro del Merito è quello di ri-politicizzare a destra la questione scolastica, conquistando consensi tra i lavoratori e le famiglie offrendo soluzioni rapide ed efficienti, apparentemente tecniche, a problemi politici complessi (decreto Caivano, metal detector, condotta). Ma se oggi persino i parlamentari del PD che 10 anni fa sottoscrissero la Buona scuola e il Jobs Act ci sembrano Che Guevara, noi siamo chiamati a uno sforzo in più: riannodare costantemente i fili della storia politica, unire i puntini. È solo in una prospettiva di rottura radicale con il paradigma neoliberale dell’istruzione che sarà possibile costruire un’alternativa. La crisi della scuola non può essere affrontata su un piano limitato o tecnico (gestione, formazione, organizzazione). Il problema va posto su un piano più esigente, che riguarda simultaneamente molti aspetti dell’intero sistema sociale. Potremmo, per cominciare, dismettere il nostro vocabolario manageriale. Una nuova parola da pronunciare nei collegi, nel sindacato, nelle associazioni e nelle sedi politiche potrebbe essere A.BO.LI.ZIO.NE. Chiediamo di abolire il 4+2 di Valditara,  il Decreto 62 della Buona Scuola che inserisce i test INVALSI nel curriculum degli studenti, la legge 79 di Bianchi sulla formazione e il reclutamento insegnanti. Apriamo cantieri e dibattiti. E mettiamoci al lavoro.
March 30, 2026
ROARS
Cinque anni di scuola sono troppi: dopo l’alternanza, ecco il 4+2 osteggiato dai docenti
Il caso di un istituto di Roma solleva interrogativi sul rispetto della democrazia scolastica. Dopo che il Collegio dei docenti e il Consiglio d’Istituto avevano respinto la candidatura al nuovo percorso quadriennale tecnico-professionale (4+2), la dirigente scolastica ha deciso di procedere autonomamente con la richiesta di attivazione. I docenti hanno denunciato la scelta attraverso una mozione rimasta senza risposta. L’episodio si inserisce in un contesto più ampio di progressivo indebolimento degli organi collegiali e di trasformazione della scuola, sempre più orientata verso una stretta integrazione con il mercato del lavoro. La vicenda riapre così il dibattito sul ruolo democratico della scuola pubblica e sul futuro dell’istruzione tecnico-professionale in Italia.   -------------------------------------------------------------------------------- Il 5 dicembre scorso il collegio dell’IIS Domizia Lucilla di Roma respinge la proposta della dirigente relativa alla “candidatura per l’attivazione del percorso quadriennale (4+2) – Filiera formativa tecnologico-professionale – Indirizzo Agrario – a.s. 2026/2027”; ovvero decide di non candidarsi per attivare il percorso quadriennale. Il seguente Consiglio d’Istituto conferma la delibera. Nonostante questi due atti (vincolanti ed immediatamente efficaci) la Dirigente Scolastica monocraticamente decide di procedere, presentando la candidatura dell’istituto. I docenti della scuola le inviano una mozione (e per conoscenza alle organizzazioni sindacali, che poi hanno diffuso la notizia) in cui si chiede il rispetto della delibera del Collegio Docenti del 5/12/2025 con la quale veniva respinto il progetto di quadriennalizzazione. Richiesta cui non è stata fornita alcuna risposta. Non si tratta probabilmente né di una svista, né di incuria ma di un comportamento che trova riscontro in tante violazioni della democrazia scolastica; un principio della Scuola della Costituzione che, insieme alla libertà di insegnamento, rende ciascun istituto lo strumento che la Repubblica ha in mano per adempiere al proprio compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione. Non è perciò il caso di sottovalutare episodi come questi; non si tratta di innocui “incidenti”, ma di un preciso intento che – coniugato a molte altre violazioni – sta caratterizzando un percorso autoritativo che ricalca – mutatis mutandis – analoghe iniziative, dalla deriva securitaria che comprime le libertà personali e collettive, nonché il diritto alla partecipazione, al tentativo di imbrigliare la magistratura sotto l’egida dell’Esecutivo, fino al sempre più grave depotenziamento del Parlamento. La funzione di alcuni organi collegiali, come il Collegio dei docenti, appunto – nella prospettiva squisitamente costituzionale di una scuola della Repubblica laica, democratica, inclusiva e pluralista – configurava nelle intenzioni del legislatore una particolare prospettiva, che ci fondava sull’originaria equiordinazione degli organi medesimi, innervando di una tensione democratica le scuole e, di conseguenza, il Paese. Tutto questo è andato scemando nel corso degli anni seguenti, a partire dall’autonomia scolastica (l. Bassanini 59/97 e poi dpr 275/99), dalla istituzione della dirigenza scolastica (dlgsl 165/01), fino alla sedicente “Buona Scuola” di Renzi, nel 2015, (che ha valorizzato oltremodo il dirigente scolastico e il suo “staff”) solo per toccare le fasi più drammatiche della trasformazione. Quello che spesso non si è capito (o non si è voluto capire) non solo da parte degli insegnanti, ma – soprattutto – da parte di cittadini e cittadine è che non esiste democrazia vera senza una scuola veramente democratica; e che, quindi, la perdita di senso degli organi collegiali, cui stiamo assistendo da moltissimo tempo, non è tanto e solo un problema della scuola, ma una ferita per l’intera società. Proviamo a entrare nel merito: la “Filiera formativa tecnologico-professionale” (oggetto della delibera ignorata), introdotta con il DL 144/22, unisce 4 anni di scuola superiore tecnica o professionale con 2 anni di specializzazione presso un ITS Academy. Si tratta di uno delle grandi riforme strutturali del sistema di istruzione, foraggiato copiosamente da fondi PNRR, che ha decretato la perfetta continuità del dicastero di Patrizio Bianchi con quello di Giuseppe Valditara. La filosofia alla base è che gli studi tecnico-professionali devono garantire la corrispondenza capillare tra domanda e offerta in funzione dei “fabbisogni di ciascun settore e territorio”. E’ destinata a rafforzare la connessione scuola-lavoro, che coinvolge gli istituti tecnici e professionali, i centri di istruzione e formazione regionale e le allora nascenti fondazioni para-aziendali, denominate ITS Academy. La scuola diventa formazione precoce al lavoro decontrattualizzato. Cinque anni sono troppi: la rapidità – alla faccia dei tempi distesi dell’apprendimento – è il “nuovo” valore, per esaltare il quale nasce l’idea di una filiera integrata [il cui “prodotto finito” sono gli studenti, mentre il negozio è il mercato del lavoro locale, ndr], da formalizzare con un “patto tra imprese, tessuto produttivo e scuole”. Occhieggiando alle promozioni dei supermercati, il ministro l’ha chiamata il 4+2: diplomi di istruzione secondaria di II grado in 4 anni invece che in 5, con la promessa di incanalare direttamente i giovani nelle catene produttive del loro territorio. Tale “filiera” si basa sul modello organizzativo dei Campus e dei partenariati: accordi regionali, con fondazioni ITS e rappresentanti del mondo dell’impresa. I “risultati di apprendimento”, auspicabilmente inalterati, sarebbero garantiti dalle perenni flessibilità didattico-organizzative e innovazione metodologica, ma il taglio di un anno di istruzione, oltre ad avere – nel breve e lungo termine – una ricaduta catastrofica sull’occupazione, ha prodotto un decurtamento delle discipline generaliste, essendo l’istruzione tecnico-professionale fondata, per sua stessa natura, sugli insegnamenti tecnici. “Abbiamo previsto che dirigenti, manager e imprenditori potranno insegnare negli istituti tecnico-professionali, abbiamo previsto di rafforzare l’alternanza scuola-lavoro e l’apprendistato formativo, dedicare più ore a tutta quella formazione che passa dai laboratori e dal raccordo con le imprese”: così il ministro Valditara concluse il suo intervento al 38° convegno di Capri dei Giovani Imprenditori. Gli insegnanti? Una parte di loro appartengono alla scuola secondaria che è ente di riferimento dell’ITS coinvolto; altri provengono (anche per il 70%) dal mondo del lavoro (le norme prevedono che siano almeno il 50%). E così – senza alcuna cautela e senza alcun rispetto per il dettato dell’art. 97 c. 3 (“agli impeghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”) – ecco proporre i nuovi “docenti”, privi di titolo, ma dotati di quel “know how” (sic!) che solo potrà garantire la realizzazione della “svolta”: lo svecchiamento della scuola; l’annullamento della didattica tradizionale (della quale – è di tutta evidenza – dirigenti, manager e imprenditori non sono titolati a sapere); le mani libere delle aziende su una forza lavoro in nuce, sempre più inconsapevole e sfornita di ciò che un tempo si chiamò cultura, cittadinanza, emancipazione, libertà, consapevolezza dei propri diritti. Retaggi di un passato “vecchio” e che, a ben vedere, rappresenterebbero solo un’oziosa perdita di tempo rispetto al raggiungimento dell’obiettivo. Dopo e in continuità con l’alternanza scuola lavoro e le sue declinazioni, siamo al cospetto del più potente attacco del privato al sistema formativo nazionale, la scuola-industria, che ha rappresentato un passaggio ulteriore per la subordinazione dell’istruzione alle esigenze del mercato del lavoro, con la conseguente differenziazione territoriale che ne deriverà. A questo si sono opposti – violati nella loro legittima opposizione – i docenti dell’IIS Domizia Lucilla.   L’articolo è tratto dal blog de “Il Fatto Quotidiano” dell’11 Marzo 2026: https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/11/riforma-scuola-4-2-domizia-lucilla-notizie/8317981/   Ad integrazione dell’articolo, rendiamo pubblici: -la richiesta sindacale all’USR Lazio di revoca attivazione filiera 4+2 -la mozione dell’assemblea dei lavoratori dell’Istituto romano: USB a USR Lazio – richiesta revoca attivazione filiera tecnologico professionale presso IIS Domizia Lucilla Mozione assemblea sindacale Domizia Lucilla 28.01.2026  
March 30, 2026
ROARS
Bracciano, 8 aprile: Convegno di formazione per docenti con proiezione film “D’istruzione pubblica”
VENTICINQUE ANNI DI “RIFORME”: QUALE SCUOLA CI RESTA? MERCOLEDÌ 8 APRILE ORE 9,00 – 13,00 TEATRO DELIA SCALA (TEATRO DEL LAGO, EX AUDITORIUM ) – BRACCIANO – VIA DELLE FERRIERE L’associazione nazionale Per la Scuola della Repubblica -ODV organizza un Convegno nazionale gratuito e aperto a tutta la cittadinanza. Il corso rientra nell’ambito della formazione docente, tutto il personale scolastico è esonerato per tutta la giornata dal servizio ai sensi del CCNL vigente. Per iscrizione del personale a tempo indeterminato codice SOFIA 103943. Il personale a tempo determinato può inviare un messaggio o telefonare al tel. 3479421408. SI CONSIGLIA DI CHIEDERE IL GIORNO A SCUOLA ENTRO L’INIZIO DELLE VACANZE PASQUALI ORE 8,45 – REGISTRAZIONE PARTECIPANTI Introduce e coordina Maria Strati, Docente e presidente ass. ACACIA SCUOLA Ore 9,00 proiezione di D’ISTRUZIONE PUBBLICA Di Federico Greco e Mirko Melchiorre Interviene il regista Mirko Melchiorre La scuola e il punteruolo rosso: etologia, pedagogia e politica Anna Angelucci, Docente, presidente dell’ass. nazionale Per la Scuola della Repubblica -ODV Resistenze contro la scuola neoliberista Franco Coppoli, Docente, Cobas scuola Contraddizioni e deficit democratico nel sistema scolastico italiano: quattro filoni di riflessione Renata Puleo, Già dirigente scolastica, dell’ass. nazionale Per la Scuola della Repubblica -ODV La militarizzazione dell’istruzione Antonio Mazzeo, Docente, giornalista, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Dibattito con interventi dal pubblico. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Intelligente? Artificiale?
"Intelligente? Artificiale? Un approccio critico alle Linee Guida del MIM" è il titolo del corso di formazione che si terrà lunedì 16 marzo 2026 a Cagliari. In programma un keynote con Richard Stallman (fondatore della Free Software Foundation). Il corso di formazione in servizio "Intelligente? Artificiale? Un approccio critico alle Linee Guida del MIM" è organizzato dal CESP Cagliari e dal CESP Palermo e vede la partecipazione, tra gli altri, di Stefano Borroni Barale di CIRCE oltre che del fondatore della Free Software Foundation Richard Stallman.
March 11, 2026
Notizie da C.I.R.C.E.
Social media e dintorni
Giovedì 12 marzo conduciamo tre sessioni di un laboratorio di Pedagogia Hacker a Bra. Uno per studenti, uno per docenti e operatori e uno aperto al pubblico. I laboratori si terranno nell'ambito del ciclo di incontri "IL CORPO E LA MACCHINA Mappe di cultura digitale" organizzati dal centro Steadycam. Gli incontri di giovedì 12 con CIRCE dal titolo "Social Media e dintorni: tecniche di resistenza e consapevolezza digitale" si terranno alle 14.30 presso AUDITORIUM ARPINO, Largo della Resistenza, Bra (per docenti e operatori), alle 14.30 presso SALA CONFERENZE ARPINO, Largo della Resistenza, Bra (per studenti) e alle 20.45 presso Movicentro, piazza caduti di Nassirya, Bra, per il pubblico. Per iscrizioni e per maggiori informazioni visita il sito: https://il-corpo-e-la-macchina.vercel.app/.
March 11, 2026
Notizie da C.I.R.C.E.
Mestre, 26 febbraio, Corso di formazione per docenti: “La pace è ancora un diritto?”
GIOVEDÌ 26 FEBBRAIO 2026, DALLE ORE 8.30 AULA MAGNA LICEO ARTISTICO “M. GUGGENHEIM” DI MESTRE C.PO DEI CARMINI – DORSODURO Si svolgerà a Mestre (VE), giovedì 26 febbraio 2026, dalle ore 8.30 alle ore 13 presso l’aula Magna del Liceo Artistico “M. Guggenheim” di Venezia – Mestre C.po dei Carmini – Dorsoduro il Corso di Aggiornamento Regionale per tutto il personale della scuola (Valido ai fini dell’aggiornamento ex L.107/15) organizzato dal CESP del Veneto dal titolo “La pace è ancora un diritto?”. PROGRAMMA E RELATORI Ore 8.30/9.00: registrazione dei partecipanti 9.00 – 9.30 Lauso Zagato, Direttore onorario di Cestudir (Centro Studi sui diritti umani) Venezia Il diritto internazionale sotto attacco? Profili (anche storico- politici) e possibili sviluppi di una crisi 9.30 – 10.00 Carlo Tombola, tra i fondatori di Weapon Watch, già insegnante, autore di articoli e volumi sull’economia dei trasporti e sulla logistica militare Sulle strade delle armi Ore 10.00 – 10.15 Pausa caffè 10.15 – 10.45 Antonio Mazzeo, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, insegnante pacifista, autore del volume La scuola va alla guerra, Manifestolibri La scuola italiana in tempi di guerra. La militarizzazione dell’istruzione 10.45 – 12.00 – Proposte – da parte dei relatori – di attività didattiche di educazione alla Pace e ai diritti umani; 12:00 – 13:30 Domande, dibattito e chiusura dei lavori. Introduce e coordina il dibattito la prof.ssa Ambra Formenti – docente dell’I.I.S. “M. Polo – Liceo Artistico” di Venezia Verrà rilasciato l’idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente. L’iscrizione si effettua all’apertura del convegno, è gradita l’adesione preliminare: mariamiseo@libero.it. Qui tutte le info. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Al Liceo Rinaldini di Ancona una scuola aperta e orizzontale: la voce degli studenti e delle studentesse
Dall’11 al 14 febbraio, al Liceo di Stato “Carlo Rinaldini” di Ancona si è svolto un progetto di cogestione delle attività scolastiche tra studenti, studentesse e docenti, che ha visto la partecipazione di oltre sessanta esperti esterni. Questi hanno affiancato ragazzi e professori nella gestione dei laboratori, organizzati sia durante la mattina sia nel pomeriggio. Il progetto, denominato “Settimana del Benessere”, aveva l’obiettivo di promuovere un nuovo modello di scuola aperta, attraverso un metodo di insegnamento orizzontale volto a sviluppare il pensiero critico degli studenti. Le attività proposte hanno affrontato temi non sempre presenti nei programmi scolastici tradizionali, come l’educazione affettivo-sessuale ed emotiva e l’approfondimento di dinamiche storiche e geopolitiche di stretta attualità. Nell’aula magna dell’istituto sono stati anche proiettati cortometraggi realizzati dagli studenti e dalle studentesse del Rinaldini, all’interno di un laboratorio dedicato al cinema. Durante i quattro giorni del progetto si sono svolte anche diverse attività di educazione alla prevenzione della violenza, con particolare attenzione a quella di genere. Sono intervenute la Dott.ssa Marianna Lombardi, ostetrica iscritta all’albo FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica), e la Dott.ssa Margherita Carlini del Centro Antiviolenza di Ancona, che hanno condotto laboratori sulla prevenzione della violenza di genere. Inoltre, due istruttori di Jujitsu affiliati alla FIJLKAM hanno tenuto un corso di difesa personale. Alcuni laboratori erano dedicati all’insegnamento del valore della pace, come la mostra interattiva che affrontava i più di cinquanta scenari bellici attualmente in corso, all’approfondimento di tematiche storiche antiche e contemporanee e all’introduzione ad alcune attività sportive, come il Calisthenics e le arti marziali. Gli studenti e le studentesse del Liceo Rinaldini hanno sottolineato come momenti di confronto e di didattica orizzontale riescano a creare spazi di dialogo e partecipazione attiva, che nel contesto nazionale e internazionale si pongono in antitesi e in contrapposizione alla cultura securitaria e repressiva portata avanti dal governo e in particolare dal Ministro dell’Istruzione con l’ultima riforma. Un rappresentante d’Istituto del Rinaldini, Tommaso, appartenente al Collettivo Studentesco Metropolis, ha dichiarato: «La cogestione avvenuta tra l’11 e il 14 febbraio è stata un momento di unione tra gli studenti, ma soprattutto ha permesso una maggiore coesione tra alunni e professori. La formula dei laboratori organizzati volontariamente ha consentito anche a noi studenti di proporre delle lezioni, mettendoci alla pari dei professori, che spesso hanno partecipato, favorendo così uno scambio più autentico. In un’epoca in cui rispetto e sottomissione sembrano essere sinonimi, la cogestione ha permesso di superare questa convinzione.» Queste, invece, le parole di Pietro, studente dell’indirizzo musicale del Liceo Rinaldini: «L’autogestione avvenuta la settimana scorsa è stata una grande opportunità per tutti gli studenti del Rinaldini. Ha infatti dato la possibilità a questi ultimi di esprimersi e parlare di argomenti per loro importanti, condividendoli con tutta la scuola. In questa settimana si è realizzato un approfondimento di molti temi spesso trascurati durante le lezioni scolastiche, come l’attualità e la geopolitica. Durante l’autogestione, inoltre, sono state conferite agli studenti responsabilità importanti all’interno della scuola.» Così, infine, Damiano, Rappresentante d’Istituto del Collettivo Metropolis: «L’autogestione avvenuta nel nostro istituto è stata segno di un’organizzazione collettiva ben strutturata, nata dall’impegno dei docenti e degli alunni. Le giornate offrivano una vasta gamma di laboratori, con il fine di coinvolgere più studenti possibile, che esploravano e approfondivano tematiche come la politica, l’antropologia e le varie arti, per citarne alcune. L’obiettivo di queste giornate era dimostrare che noi studenti siamo abbastanza maturi da assumerci queste responsabilità, affiancati dai docenti, per garantirci maggiore libertà per i prossimi progetti.»   Teodoro Palpacelli
February 19, 2026
Pressenza