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CAGLIARI: 91 DENUNCE CONTRO LE MANIFESTAZIONI PER LA PALESTINA E ANTIFASCISTE DELL’AUTUNNO 2025
Sono ben 72 le persone indagate, in Sardegna, per i blocchi e le manifestazioni dell’autunno 2025 per la Palestina, quelle all’insegna della parola d’ordine “Blocchiamo tutto”. Le accuse nei confronti di compagne e compagni sono, a vario titolo, violazione dell’obbligo di preavviso di manifestazione, interruzione e turbamento del servizio di trasporto pubblico, blocco stradale e resistenza aggravata. Non solo. Altre 19 persone sono indagate per la mobilitazione antifascista, il 1 novembre 2025, sempre a Cagliari, contro i fascisti di Blocco Studentesco. Il commento, sulle frequenze di Radio Onda d’Urto, di Fawzi Ismail, dell’Associazione di amicizia Sardegna-Palestina e di Udap (Unione democratica Arabo-Palestinese). Ascolta o scarica.
February 24, 2026
Radio Onda d`Urto
Cagliari. 91 denunce per le manifestazioni sulla Palestina e antifasciste
La Procura di Cagliari ha decisamente tirato nel mucchio sottoponendo a indagini  preliminari ben 91 manifestanti, identificati dalla Digos dopo le mobilitazioni dello scorso autunno a Cagliari a sostegno della causa palestinese e contro il raduno neofascista di Blocco Studentesco.  Le ipotesi di reato contestate ai manifestanti indagati sono quelle di interruzione […] L'articolo Cagliari. 91 denunce per le manifestazioni sulla Palestina e antifasciste su Contropiano.
February 24, 2026
Contropiano
La “sicurezza” dei potenti, per sé e le polizie
Come previsto, peggio del previsto. L’ennesimo «decreto sicurezza» approvato dal governo è stato ovviamente approvato dal consiglio dei ministri, grosso modo nella forma in cui era stato anticipato. Il «peggio» deriva dal fatto che il testo finale risulta «rimodulato» secondo i suggerimenti del Quirinale per evitare le formulazioni scritte più […] L'articolo La “sicurezza” dei potenti, per sé e le polizie su Contropiano.
February 6, 2026
Contropiano
MASSA CARRARA: CORTEO CONTRO LE 37 DENUNCE PER LA SOLIDARIETÀ ALLA PALESTINA
Questa mattina, sabato 24 gennaio 2026, un corteo ha attraversato le vie di Massa Carrara in risposta alle denunce che hanno colpito ben 37 compagne e compagni per le manifestazioni in solidarietà alla Palestina dell’autunno 2025. I fatti contestati a compagne e compagni riguardano lo sciopero generale per la Palestina con corteo a sostegno della Global Sumud Flotilla del 3 ottobre scorso a Massa. I provvedimenti – in linea con il pacchetto sicurezza trasformato in legge lo scorso anno dal governo Meloni – contestano i reati di interruzione di pubblico servizio, blocco ferroviario e manifestazione non autorizzata, cui si aggiungono almeno una cinquantina di multe. Colpiti dalla repressione, che continua a prendere di mira chi si è schierato (e continua a schierarsi) al fianco del popolo palestinese, sono studenti e studentesse, sindacalisti/e e tante persone che, a vario titolo, attraversano associazioni e altre realtà sociali e di movimento del territorio. Dal corteo di Massa Carrara, su Radio Onda d’Urto l’intervento di uno dei denunciati, un compagno del sindacato Usb. Ascolta o scarica. Sempre dal corteo di Massa Carrara, il contributo per Radio Onda d’Urto di Antonelle Bundu, di Toscana Rossa. Ascolta o scarica.  
January 24, 2026
Radio Onda d`Urto
La repressione dei movimenti per la Palestina colpisce in tutta Italia: decine di denunce
Bergamo, Bologna, Catania, Treviso; ma anche Massa, Taranto e soprattutto Torino. In tutta Italia piovono denunce, multe e misure cautelari nei confronti delle persone e dei movimenti solidali con la Palestina. A essere bersaglio della repressione sono centinaia di persone a cui le procure dello Stivale stanno notificando l’avvio di indagini per l’ingente moto di protesta culminato con gli scioperi generali di fine settembre e inizio ottobre 2025. I fatti contestati – nella maggioranza dei casi – sono sempre gli stessi: danneggiamento, interruzione di pubblico servizio e specialmente blocco stradale, nuova fattispecie introdotta con il decreto sicurezza. Il disegno, denunciano gli attivisti, è chiaro: «intimorire e punire» chi si espone contro il genocidio in Palestina e «frammentare e spezzare il movimento di solidarietà con il popolo palestinese». Le denunce, inoltre, arrivano dopo mesi dagli eventi, mentre la Palestina sembra essere sparita dai radar dei media mainstream. «Come ci aspettavamo, in questi giorni ai/alle partecipanti che sono scesi in piazza fra settembre e ottobre, stanno arrivando decine di multe e notifiche di conclusione delle indagini relative alle oceaniche manifestazioni di sostegno al popolo palestinese. Vogliono intimorirci e farci chinare la testa». Così USB Massa commenta l’arrivo delle denunce nei confronti degli attivisti per la Palestina. Nella sola cittadina toscana sono arrivate 37 denunce e oltre 50 multe per fatti risalente allo sciopero generale del 3 ottobre in sostegno alla Palestina e alla Global Sumud Flotilla, lanciato all’insegna del motto “Blocchiamo Tutto”. I reati contestati sono quelli di interruzione di pubblico servizio, blocco ferroviario e manifestazione non autorizzata. Il caso di Massa è uno dei più recenti, ma non è l’unico. A inizio anno, a Catania, circa dieci attivisti sono stati denunciati per avere tentato di occupare l’ingresso del porto commerciale lo scorso 22 settembre, e sono ora sottoposti a obbligo di firma; altri 43 sono invece stati sanzionati da una multa da poco meno di 1.000 euro per avere bloccato la stazione per un breve lasso di tempo lo scorso 3 ottobre. Analoghe multe da 200 e 300 euro sono arrivate ad attivisti di Treviso e Bergamo. A Taranto, 28 persone sono indagate per blocco ferroviario; nella città pugliese, oltre alle misure della procura, è arrivato anche il silenziamento di Meta, l’azienda di Mark Zuckerberg, che ha bloccato la pagina Instagram del comitato Taranto per la Palestina. A Bologna, in questi giorni decine di persone stanno ricevendo avvisi di inizio indagine, sempre per il reato di blocco stradale. La realtà maggiormente colpita da questa nuova ondata di repressione è certamente Torino. Nel capoluogo piemontese, è scattata la cosiddetta “Operazione Riot”, con lo scopo di «smantellare la rete di violenti che si nascondeva dietro i cortei pro Pal del 3 ottobre»; il risultato è quello di 11 misure cautelari, che vanno ad aggiungersi alle 13 nei confronti di attivisti che hanno preso parte a manifestazioni e cortei per la Palestina alla fine del 2024; questi ultimi sono costretti a obbligo di dimora, firme quotidiane, e rientri notturni. Sempre a Torino, è noto il tentativo di espulsione dell’imam Shahin, così come quello dei 6 ragazzi del liceo Einstein, tutti finiti ai domiciliari con le accuse di resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale. Altri 36 attivisti sono stati identificati e denunciati nel caso del cosiddetto “assalto a La Stampa”, accusati di danneggiamento aggravato, invasione di edifici e, per alcuni, minacce. La Procura valuta, inoltre, la possibile contestazione dell’associazione per delinquere, che costituirebbe un salto di scala giudiziaria. Recentemente è stato infine sgomberato il centro sociale Askatasuna, realtà radicata nel territorio da anni. I movimenti colpiti da questa nuova ondata di repressione sono concordi nella loro lettura dei casi. Si tratterebbe di tentativi di intimidazione, volti da una parte a criminalizzare la lotta e a riscrivere la narrazione delle proteste, e dall’altra a disincentivare la partecipazione e a far desistere le persone coinvolte dal proseguire nelle mobilitazioni; le stesse tempistiche con cui sono arrivate multe e denunce sembrano supportare la tesi dei movimenti: esse arrivano a mesi dall’apice dei moti di protesta, in un momento di bassa intensità in cui i media, sulla scorta del cessate il fuoco di ottobre, trattano il genocidio in Palestina solo marginalmente. L'Indipendente
January 15, 2026
Pressenza
Vendetta del governo contro le manifestazioni di ottobre. Arresti a Torino, decine di denunce in tutta Italia
All’alba di oggi a Torino è arrivata l’ultima fase dell’ondata repressiva scatenatasi nel paese a seguito delle potenti manifestazioni di ottobre e settembre contro il genocidio in Palestina e la complicità del governo italiano. Otto misure cautelari sono state eseguite a Torino dalla Polizia nell’ambito dell’operazione “Riot” contro alcuni giovani […] L'articolo Vendetta del governo contro le manifestazioni di ottobre. Arresti a Torino, decine di denunce in tutta Italia su Contropiano.
January 14, 2026
Contropiano
Per la liberazione di Shahin, con @linceocchisugliabusi e i compagni denunciati
Questo autunno un movimento inedito e radicale ha “rotto gli argini” e invaso-con tre scioperi generali e milioni di persone in piazza a Roma e in tutta italia- le strade e le piazze delle nostre città per la Palestina Libera e al grido di “Blocchiamo tutto!” contro le complicità del […] L'articolo Per la liberazione di Shahin, con @linceocchisugliabusi e i compagni denunciati su Contropiano.
December 11, 2025
Contropiano
Frontex conferma le responsabilità delle autorità bulgare nella morte di tre minori. Ora deve agire di conseguenza
A quasi un anno dalla morte di tre minori egiziani in Bulgaria, l’Ufficio per i Diritti Fondamentali di Frontex ha pubblicato un report che conferma il racconto di Collettivo Rotte Balcaniche e No Name Kitchen’s, e identifica chiaramente la responsabilità diretta della polizia di frontiera bulgara per queste morti. Nel dicembre del 2024 Ahmed Samra, Ahmed Elawdan e Seifalla Elbeltagy, tre minori egiziani, hanno comunicato al Collettivo di trovarsi in condizioni di emergenza nella zona di Gabar, in Bulgaria, dopo aver attraversato il confine turco-bulgaro. Pur essendo stata avvisata con ripetute telefonate, la polizia di confine bulgara non solo non ha risposto alle chiamate, ma si è anche adoperata per bloccare i tentativi da parte del collettivo di raggiungere i tre minori, che sono di conseguenza morti di ipotermia. A quasi un anno di distanza, l’Ufficio per i Diritti Fondamentali di Frontex conferma la nostra versione: “Le autorità bulgare avevano l’obbligo di assistere e soccorrere i migranti. Avendo informazioni sufficienti a determinare che essi si trovavano in pericolo di vita, essendo a conoscenza della loro posizione esatta e avendo i mezzi per intervenire, esse non hanno comunque adottato le misure necessarie in tempo, con il risultato che tre persone hanno perso la vita.” Il report di Frontex rigetta anche la campagna di diffamazione che il Ministero dell’Interno ha messo in atto a seguito delle nostre accuse. Dopo che abbiamo pubblicato un report dettagliato degli eventi, la polizia di frontiera ha aumentato il livello di criminalizzazione delle ONG, moltiplicando le indagini e gli arresti, in un chiaro tentativo di silenziare il lavoro di denuncia della violenza sul confine portato avanti da ONG, persone in movimento e dalle loro famiglie. Il report riconosce che, al di là di questo evento specifico, la cosiddetta “incapacità” di compiere operazioni di ricerca e soccorso è in realtà una pratica di routine delle autorità bulgare. Negli ultimi anni, l’Ufficio per i Diritti Fondamentali ha documentato ripetutamente le azioni della polizia di frontiera bulgara, dicendo che “i pushback, spesso caratterizzati da alti livelli di violenza e trattamenti inumani o degradanti, sono una pratica quotidiana della polizia di frontiera bulgara” ed esprimendo una “profonda preoccupazione rispetto alle accuse ripetute nei confronti delle autorità bulgare di non rispondere in maniera appropriata alle chiamate di emergenza.” Frontex, che finanzia e collabora alle attività di controllo dei confini bulgari, si autoassolve nuovamente, scaricando la responsabilità dell’accaduto sulle autorità bulgare e utilizzando persino queste morti per richiedere un aumento della propria presenza in Bulgaria. Il personale di Frontex è per legge sotto il controllo diretto dei propri collaboratori bulgari; l’affermazione dell’Ufficio per i Diritti Fondamentali che aumentare la presenza di Frontex diminuirebbe la violenza sul confine non ha perciò alcun senso. Persino l’Ufficio stesso riconosce che migranti intercettati da Frontex vengono poi espulsi in maniera illegale e violenta e che il personale di Frontex “rischia” di essere complice – o meglio, è direttamente responsabile – di queste espulsioni. A partire da marzo 2025, personale di Frontex ha anche ripetutamente bloccato e seguito squadre di ricerca e soccorso per ore, impedendo loro di raggiungere migranti in situazioni di emergenza. Nonostante l’Ufficio affermi che il nostro lavoro di ricerca e soccorso è “autentico,” e denunci gli sforzi della polizia di frontiera per ostacolarci, il personale di Frontex ha partecipato direttamente e in più occasioni alla criminalizzazione delle squadre civili di ricerca e soccorso, utilizzando le stesse pratiche della polizia di frontiera. Affermazioni come quelle dell’Ufficio restano soltanto cosmetiche se non accompagnate da azioni concrete. Se Frontex prende sul serio le sue stesse accuse, non potrà che cessare immediatamente ogni collaborazione e supporto alle autorità bulgare. Se Frontex non adotterà misure adeguate, sarà una conferma in più che queste morti non sono state un incidente, ma il risultato voluto e cercato di politiche di confine europee che, se non smantellate, possono soltanto uccidere. Collettivo Rotte Balcaniche
November 20, 2025
Pressenza